martedì 31 marzo 2009

Prove tecniche di rivoluzione?

Che succede in Europa? Succede che lavoratori disperati dalla prospettiva della perdita del lavoro provocata dalla "crisi", cominciano ad incazzarsi di brutto e alcuni di loro hanno preso ad assediare i manager delle società e a sequestrarli negli uffici per forzarli a trattare i licenziamenti preventivati. Insomma, i lavoratori si ribellano. Si registra già qualche clamoroso episodio di stringiculo ai danni di manager d'alto bordo, come il patron del lusso François-Henri Pinault e i manager della Caterpillar a Grenoble.
Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l'amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall'ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato "Bank bosses are criminals".

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un'informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell'economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d'ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l'hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26x17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: "non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale").
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
Migliaia se non milioni di disocccupati in futuro e lui (cioè, noi) paga loro lo stipendio per intero? Con quali fondi Dio solo lo sa. Forse, da bravo Unto, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci... d'aprile.


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lunedì 30 marzo 2009

Papera vecchia fa buon brodo

Un grazie di cuore a tutti coloro che oggi mi hanno inviato, per email, sul blog e su Facebook, i loro auguri di Buon Compleanno. Grazie, amici, li ho graditi moltissimo!

Mi piace fantasticare di avere avuto il tempo di preparare questa torta per voi. Immaginatela buonissima e non lasciatene nemmeno una briciola.
Però, non siate indiscreti, non chiedetevi da dove proviene la piuma...

domenica 29 marzo 2009

Il tronfio della volontà

E' incredibile come dalle cose più orrende possano nascere associazioni che ci riportano a sublimi opere d'ingegno creativo. Si ascoltano delle note, inconfondibili, ad accompagnare un congresso che è il trionfo del tronfio della libertà, si legge un post di un'amica che ci rimanda a paragoni con ben altri nefasti congressi e si giunge infine all'arte sublime di un genio, a ristorarci e confortarci.

Stamattina ho ascoltato il congresso del PDL alla radio ma con molta fatica e per fortuna che mi sono persa il discorso finale del nanoduce.
Mi è comunque bastato ed avanzato sentire una giovane deputatessa, o figurante che fosse, lamentarsi del fatto che nelle università loro, poveri ggiovani di centrodestra, vengono impediti di studiare dagli "arroganti".
Meschinelli, sarà davvero per colpa dei comunisti che appaiono comunque, quando parlano ed agiscono, vacui e leggeri come soffioni in un campo di grano? Sarà stata l'emozione a far dire alla medesima giovincella, plaudendo alla fantomatica legge contro la violenza sulle donne, che si è fatto "qualcosa per le donne che vengono abusate ingiustamente"? Quelle che sono state stuprate o menate perchè in fondo sono delle stronze o se la sono cercata, tacciano e non rompano più i coglioni.

Si, lo so, era solo l'emozione, siamo dei malpensanti che non comprendono la grande svolta italiana. Però, ci consentano, se qualcuno su quel palco avesse detto qualcosa di intelligente, come sarebbe potuta risaltare in tutta la sua magnificenza la retorica del Piccolo Padre, ovvero del Padrino?
Infatti ieri Fini aveva detto una cosa che aveva scosso la nuova Fiera di Roma dalle fondamenta, quella bagattella sulla laicità dello stato e lo stato etico (bravo Gianfranco), e oggi non ne parlava più nessuno, tranne il cerchioBattista Bondi che esclude l'eutanasia perlamordiddìo però se l'alimentazione è forzata allora è accanimento terapeutico e vedremo non mettiamo limiti alla provvidenza. Sembrava quel filmatino satirico su Ratzi e HIV: "Padre, ho peccato. Ho ucciso trenta milioni di persone dal 1980" ,"Non è niente, dì un Paternoster e un paio di Ave Marie".

Nel suo pezzo di stamattina, Fikasicula parlava del congresso del PDL ed il suo ragionamento, ma soprattutto la scelta delle immagini, mi hanno suggerito una riflessione. I congressi dei quali ha postato le immagini (Gesù è un caso a parte, secondo me), e in generale le manifestazioni delle Ideologie (mettiamoci pure anche le varie parate sovietiche e cinesi) avevano tutte la caratteristica di svolgersi all'aperto, in larghissimi spazi predisposti: piazze, arene, stadi, agorà enormemente dilatate e con la partecipazione attiva del Popolo.
Il congresso del partito nazista filmato da Leni Riefenstahl in "Triumph des Willens" mostra il carattere oceanico del consenso popolare al nazismo, ed è quella la cosa che fa più spavento, assieme alla foga con la quale i tamburini di latta picchiano il loro fervore per il Fueher ed alla innegabile bellezza maligna di quelle immagini, non a caso copiate in decine di film a tematica imperiale, da "Guerre Stellari" al "Gladiatore".

Questo congressuccio che ha sancito il trionfo del tronfio della volontà si svolgeva al chiuso di una Fiera, come una convention di venditori di pentole qualsiasi, e non aveva neppure una genia del cinema come la Leni a riprenderlo ma una semplice Susanna Petruni a raccontarlo dai microfoni mansueti ed innocui del TG1.
Per carità, Silvio non è Adolfo e oggi non c'è più bisogno di folle oceaniche e scenografie imperiali ma è sufficiente una platea teatrale di figuranti, comparse, generici e caratteristi. Tutti ad applaudire il capocomico, nel senso di un capo che fa ridere. Sono più i tempi del Nerone di Petrolini che dell'Hitler della Riefenstahl. I milioni che non compaiono in carne ed ossa stanno davanti allo schermo televisivo e, cosa strabiliante, sono ancora più innamorati del Piccolo Padre dei loro nonni che andavano ad applaudire Benito a piazza Venezia.

La cosa che comunque ha chiuso il cerchio delle associazioni e che ha coinciso con la sensazione in assoluto più sgradevole data dal congresso del tronfio, al limite della nausea, è stato l'utilizzo della musica inconfondibile di cui parlavo all'inizio. La musica sacra ed inviolabile di Ludovico Van e le note dell'Inno alla Gioia.
Ma come si sono permessi? Aaaaaaaaaaaargh!



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sabato 28 marzo 2009

Padre padrino

Gli Stati Uniti, che sono il paese più moderno del mondo, pur con tutte le contraddizioni possibili, si sono scelti come presidente un giovane uomo bello, spigliato, ricco ma non fantastiliardario, pragmatico e per giunta diversamente bianco. Gli americani si sono affidati a quella che potrebbe essere una figura fraterna o di giovane papà. Uno che all'occorrenza si infila il grembiule e dà una mano con il barbecue o a riparare la ruota forata, che potrebbe spiegarti come intende risanare l'economia tinteggiando la cucina.
Obama è una figura che trasmette fiducia nel futuro, nei giovani, nella freschezza di pensiero e soprattutto nell'elasticità dello stesso. Emana vita, ottimismo e fiducia di sé.

Gli italiani invece sono pazzi di un vecchio fantastiliardario vanitoso che non sopporta di invecchiare e quindi si è fatto fare l'espressione facciale paralizzata dal botulino, i capelli finti alla Zed e un colorito ed aspetto che assomigliano più ad un ottimo lavoro di tanatoprassi che ad uno di estetica. Il look di Berlusconi, se lo si osserva attentamente, è mortuario, è quello di un cadavere che invece di starsene buono ed immobile, ride e scherza. E' una maschera tragica e faustiana, un Dorian Gray ossessionato dalla paura di morire che crede basti uno Scapagnini qualsiasi per comperarsi l'immortalità.
Che un tale monumento all'insicurezza sia l'unico politico al quale gli italiani si affidano ciecamente, è un mistero.

Italiani vagamente necrofili, quindi? In parte. Gerontofili senz'altro. A parte forse il caso di Mussolini, che quando fece la marcia su Roma aveva 39 anni (ma per gli stardard di allora era già considerato vecchio), gli italiani si sentono attratti irresistibilmente dalle figure paterne, patriarcali e se sono padri padroni è meglio.
In questo ultimo esempio c'è anche la componente padrino. "L'Italia è il paese che amo". "Io credo nell'America. L'America fece la mia fortuna".
Nessuno ha mai notato il fatto che il primo discorso "del collant" di Berlusconi era copiato (inconsciamente, per carità!) dall'inizio del "Padrino" di Coppola? Ma si, il discorso del beccamorto a Don Vito.
Beneditemi padrino. Il padrino ti troverà il lavoro, ti proteggerà dai cattivi comunisti e dai rumeni, verrà al battesimo dei tuoi figli, ti lancerà un sorriso e un panettone Motta a Natale, prometterà una pensione più alta alla nonna che morirà aspettandola invano e tu sarai contento.

Che questa mentalità di sudditanza al padre padrino sia ormai endemica al Nord distante mille cinquecento chilometri da Corleone, è un mistero.


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venerdì 27 marzo 2009

Magliette fine

A proposito di preservativi. Questo soldato israeliano, che pensa di essere spiritoso mentre invece i suoi antenati che abitavano gli shtetl e ci regalarono l'impagabile umorismo yiddish si rivoltano nella tomba, suggerisce ad una madre palestinese che ha appena perso un figlio di usare la prossima volta il Durex, cioè il gondone. Sottosignificato: sono troppi e si riproducono troppo numerosi.

Avrete letto di queste magliette, delle quali ha parlato Haaretz e che pare vadano a ruba tra gli integerrrimi soldati di Tsahal. Sono più o meno tutte sullo stesso tenore e dimostrano un disprezzo assoluto, a livello di pseudospeciazione, per il palestinese, nemico che si può dileggiare ed offendere, tanto lo abbiamo mentalmente espulso dalla razza umana per farne una cosa senza alcun valore.


La maglietta qui sopra recita: "1 tiro 2 colpiti", e raffigura una madre incinta.
Pare ve ne sia una particolarmente ributtante che mostra una donna dal volto tumefatto e la scritta: "Scommetto che sei stata stuprata".

Beh, che volete, sono ragazzi sottoposti a stress da mortaretti e devono sfogarsi in qualche modo, quando gli finisce il fosforo bianco. Non si sa se il fosforo bianco provenga dal prosciugamento dei cervellini di chi partorisce tali amenità con chissà quali conati mentali. Io le trovo semplicemente ributtanti, altro che di cattivo gusto, e sono d'accordo con Haaretz che ne ha denunciato l'esistenza.

C'è chi va oltre e si chiede il perchè di tale disumana brutalità anche ideologica nei confronti del nemico ed è Gilad Atzmon, in questo suo nuovo articolo pubblicato sul web. Un saggio di una lucidità agghiacciante, spietato come un'autopsia, del quale vi consiglio la lettura.

Guerra al terrore interiore: la fine della storia ebraica - di Gilad Atzmon

"Il tema che discuterò oggi è probabilmente la cosa più importante che abbia mai detto sulla brutalità israeliana e l'identità ebraica contemporanea. Immagino che avrei potuto dar forma al mio pensiero in un libro ad ampio respiro o in un'analisi accademica. Invece farò proprio il contrario, cercherò di scriverne nel modo più semplice e breve possibile.

Nelle settimane appena trascorse abbiamo assistito a una campagna israeliana di genocidio contro la popolazione civile a Gaza. Abbiamo visto uno degli eserciti più forti del mondo schiacciare donne, anziani e bambini. Abbiamo visto tormente di armi non convenzionali esplodere su scuole, ospedali e campi profughi. Avevamo visto e sentito parlare di crimini di guerra commessi in precedenza, ma questa volta la trasgressione israeliana era categoricamente diversa. Era appoggiata dalla totale assoluta maggioranza della popolazione ebraica israeliana. La campagna militare dell'Esercito di Difesa Israeliano (IDF) a Gaza ha goduto del sostegno del 94% della popolazione israeliana. Il 94% degli israeliani apparentemente ha approvato i bombardamenti aerei contro civili. Gli israeliani hanno assistito al massacro alla TV, hanno ascoltato le urla, hanno visto ospedali e campi profughi in fiamme. Eppure non si sono turbati. Non hanno fatto molto per fermare i loro spietati capi “democraticamente eletti”. Anzi, alcuni di loro si sono portati una seggiola e si sono sistemati sulle colline che si affacciano sulla Striscia di Gaza per ammirare il loro esercito che trasformava Gaza in un moderno colosseo ebraico traboccante di sangue.
Anche adesso che la campagna sembra essersi conclusa e le proporzioni del massacro di Gaza sono note, gli israeliani non mostrano segni di rimorso. E come se non bastasse, durante tutta la guerra ci sono stati ebrei in giro per il mondo che hanno manifestato il loro sostegno allo “Stato per soli ebrei”. Un simile appoggio a espliciti crimini di guerra è inaudito. Gli stati terroristi uccidono, certo, ma mantengono un certo riserbo al riguardo. L'Unione Sovietica di Stalin l'ha fatto in remoti GULAG, la Germania nazista giustiziava le sue vittime in profonde foreste e dietro recinzioni di filo spinato. Nello Stato ebraico gli israeliani massacrano donne, bambini e vecchi indifesi alla luce del sole, impiegando armi non convenzionali per colpire scuole, ospedali e campi profughi.
Un tale livello di barbarie di gruppo esige a gran voce una spiegazione. Il ragionamento che segue può essere definito semplicemente come un tentativo di comprendere la brutalità collettiva israeliana. Com'è che una società è riuscita a perdere ogni senso di compassione e di misericordia?

Il terrore interiore
Più di qualsiasi altra cosa, gli israeliani e le loro solidali comunità ebraiche sono terrorizzati dalla brutalità che scoprono dentro di sé. Più sono spietati, più sono spaventati. La logica è semplice. Più sofferenza si infligge all'altro, maggiore è l'angoscia per la qualità potenzialmente mortale di tutto ciò che ci circonda. In senso ampio, gli israeliani proiettano sui palestinesi, gli arabi, i musulmani e gli iraniani l'aggressività che hanno dentro. Tenendo conto del fatto che la brutalità israeliana ha ora dimostrato di non avere limiti né paragoni, la loro angoscia è almeno altrettanto grande.

A quanto pare, gli israeliani temono di essere i tirapiedi di se stessi. Sono impegnati in una lotta mortale con il terrore che hanno dentro. Ma non sono soli. L'ebreo della Diaspora che manifesta il suo appoggio a uno stato che lancia fosforo bianco su una popolazione civile è finito nella stessa devastante trappola. Da entusiastico sostenitore di un crimine immenso, prova orrore al pensiero che la crudeltà che scopre in sé possa manifestarsi in altri. L'ebreo della Diaspora che appoggia Israele è devastato dalla possibilità immaginaria che una volontà brutale, simile alla sua, possa un giorno rivoltarglisi contro. La paura ebraica nei confronti dell'antisemitismo si riassume tutta in questa preoccupazione. È fondamentalmente la proiezione sugli altri della crudeltà tribale incentrata sul sionismo.

Non c'è alcun conflitto israelo-palestinese
Ciò che vediamo qui è la formazione evidente di un circolo vizioso in cui l'israeliano e i suoi sostenitori stanno diventando un'insulare e vendicativa palla infuocata alimentata da un'esplosiva aggressività interiore. Tutto ciò è estremamente rivelatore. Dato che i palestinesi non possono fronteggiare militarmente l'aggressività e la capacità distruttiva di Israele, siamo autorizzati a supporre che non esista alcun conflitto israelo-palestinese. C'è soltanto la psicosi israeliana, nella quale Israele è distrutto dall'angoscia causata dal riflesso della sua crudeltà. Essendo considerati i nazisti della nostra epoca, gli israeliani sono così condannati a vedere un nazista in chiunque. Analogamente, di fatto non c'è neanche un aumento dell'antisemitismo. L'ebreo sionista della Diaspora è semplicemente devastato dalla possibilità che qualcuno, là fuori, sia eticamente corrotto e spietato quanto ha dimostrato di essere lui. In breve, la politica israeliana e l'attività della lobby sionista dovrebbero essere considerate niente meno che come una letale paranoia collettiva incentrata sul sionismo che minaccia di trasformarsi in una psicosi totale.

C'è un modo per redimere il sionista dalla sua deriva sanguinaria? Esiste un modo per cambiare il corso della storia, salvare gli israeliani e i loro sostenitori dalla depravazione totale? Probabilmente il modo migliore di porre questa domanda è chiedersi se ci sia un modo per salvare gli israeliani e i sionisti da se stessi. Come potrete immaginare non sono particolarmente interessato a salvare gli israeliani o i sionisti, tuttavia capisco che redimere i sionisti dai loro crimini può portare una prospettiva di pace alla Palestina, all'Iraq e probabilmente a tutti noi. Per chi non l'avesse capito, Israele è solo la punta dell'iceberg. A conti fatti, l'America, la Gran Bretagna e l'Occidente sono ora soggetti a forme simili di “politica della paura” che sono il diretto risultato dell'ideologia e della mortale pratica interventista dei neo-conservatori.

Lo psicanalista di Nazareth
Molti anni fa, così narrano, c'era un israelita che viveva in mezzo ai suoi fratelli nella terra di Canaan. Come gli israeliani di oggi, era circondato dall'odio, dalla vendetta e dalla paura. A un certo punto aveva deciso di intervenire e di cambiare le cose, e si era accorto che non c'era altro modo per combattere la spietatezza che cercare la grazia: “Porgi l'altra guancia” era il suo semplice suggerimento. Identificando la psicosi dell'israelita come “una guerra contro il terrore interiore”, Gesù comprese che l'unico modo per contrastare la violenza è guardarsi allo specchio e cercare dentro di sé il Bene.

È piuttosto evidente che la lezione di Gesù aprì la strada alla formazione dell'etica universale occidentale. Le ideologie politiche moderne impararono dalla prospettiva cristiana. La ricerca normativa dell'uguaglianza da parte di Marx può essere vista come una riscrittura laica del concetto di fratellanza di Gesù. E tuttavia non una sola ideologia politica è riuscita a integrare il concetto più profondo che Gesù aveva della grazia. Cercare la pace è fondamentalmente cercare la pace dentro di sé. Mentre gli israeliani e i loro gemelli neocon vorrebbero raggiungere la pace attraverso la dissuasione, la vera pace si raggiunge solo cercando l'armonia interiore. Come potrebbe suggerire uno studioso lacaniano, amare il tuo prossimo è in realtà amare te stesso che ami il tuo prossimo. Il caso degli israeliani è l'esatto opposto. Come riescono a dimostrare costantemente, loro amano se stessi che odiano il loro prossimo, o semplicemente amano se stessi che odiano. Odiano quasi tutto: il prossimo, gli arabi, Chavez, i tedeschi, l'Islam, i gentili, la carne di maiale, i palestinesi, la Chiesa, Gesù, Hamas, i calamari e l'Iran. Voi fate un nome, loro lo odiano. Si deve ammettere che odiare così tanto deve essere un progetto molto spossante, a meno che non dia piacere. E infatti il “principio del piacere” degli israeliani potrebbe essere così articolato: spinge costantemente gli israeliani a cercare piacere nell'odio continuando a infliggere dolore agli altri.

Va detto a questo punto che la “Guerra al terrore interiore” non è esattamente un'invenzione ebraica. Tutti, che siano popoli, nazioni o individui, ne sono suscettibili. Le conseguenze del massacro nucleare americano a Hiroshima e Nagasaki trasformarono gli americani in una collettività terrorizzata. Questa angoscia collettiva è nota con il nome di “guerra fredda”. L'America deve ancora liberarsi dalla paura che là fuori possa esistere qualcuno che è altrettanto spietato. In un certo senso l'operazione Shock and Awe ha avuto un effetto molto simile sulla Gran Bretagna e l'America. Ha condotto alla creazione di masse terrorizzate e facilmente manipolabili da parte di un'élite altamente motivata. Questo tipo di politica è chiamato “politica della paura”.

E tuttavia nel pensiero occidentale è in atto un meccanismo di correzione. Diversamente dallo stato ebraico, che si sta radicalizzando attraverso la sua stessa paranoia autoalimentata, a Occidente il male è in qualche modo affrontato e arginato. L'assassino viene denunciato e la speranza di pace viene ristabilita fino a nuovo avviso. Non che mi aspetti che il Presidente Obama possa portare qualche cambiamento. Ma una cosa è chiara: è stato votato perché portasse un cambiamento. Obama è il simbolo di un autentico tentativo di limitare il male. Nello Stato ebraico non solo questo non succede, ma non potrà succedere mai. La differenza tra Israele e l'Occidente salta agli occhi. A Occidente la tradizione cristiana ci fornisce una possibilità di speranza che si basa sulla fede nella bontà universale. Anche se corriamo costantemente il pericolo di essere esposti al male, tendiamo a credere che il bene alla fine vincerà. Invece nel pensiero tribale ebraico il Bene è proprietà esclusiva degli eletti. Gli israeliani non vedono bontà o gentilezza nei loro vicini, li vedono come dei selvaggi e come un'entità che minaccia la loro esistenza. Per gli israeliani la gentilezza è loro proprietà esclusiva, e guarda caso sono anche innocenti e vittime. Nel pensiero universale occidentale la bontà non appartiene a un solo popolo o a un'unica nazione, appartiene a tutti e a nessuno nello stesso tempo. Non appartiene a un partito politico né a un'ideologia. Il principio trascendente della grazia e di un Dio Buono è in ciascuno di noi, ci tocca da vicino.

Che razza di padre è questo?
“Quando il Signore tuo Dio ti avrà fatto entrare nel paese che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti – quando ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate, alle case piene di ogni bene che tu non hai riempite, alle cisterne scavate ma non da te, alle vigne e agli oliveti che tu non hai piantati, quando avrai mangiato e ti sarai saziato”. [Deuteronomio 6:10-11].

“Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni… tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia”. [Deuteronomio 7:1-2]

A questo punto possiamo tentare di comprendere le cause prime della grave assenza di compassione nel pensiero israeliano e all'interno dei suoi solidali gruppi di pressione. Credo che un'elaborazione sul travagliato rapporto tra gli ebrei e i loro diversi dei possa far luce su questo tema. È perfettamente evidente che la lista sempre più lunga di “Dei”, “Idoli” e “figure paterne” degli ebrei è un po' problematica, almeno per quanto riguarda l'etica e la bontà. Va esplorata la relazione stessa tra “il figlio” e il “padre amorale”. La filosofa Ariella Atzmon (che tra l'altro è mia madre) definisce la complessità della falsa partenza o cattivo inizio come “Sindrome di Fagin”. Il personaggio dickensiano di Fagin è un “kidsman”, un adulto che recluta bambini e li addestra al furto e al borseggio, dando loro vitto e alloggio in cambio della refurtiva. Benché i bambini non possano che essere riconoscenti al loro padrone, essi non possono neanche fare a meno di disprezzarlo per averli trasformati in ladri e borseggiatori. I bambini si rendono conto che tutte le cose che Fagin possiede sono rubate e che la sua gentilezza è lungi dall'essere sinceramente onesta o pura. Prima o poi i bambini si rivolteranno contro il loro padrone Fagin nel tentativo di liberarsi da quella morsa immorale.

Nella prospettiva padre-figlio, il Dio Yahweh biblico degli ebrei non è diverso da quello che possiamo osservare nella sindrome di Fagin. Il padre di Israele guida il suo popolo eletto attraverso il deserto verso la terra promessa perché possa derubare e saccheggiare i suoi abitanti indigeni. Non è esattamente quello che ci si aspetterebbe da un padre etico o da un “Dio buono”. Dunque, per quanto i figli di Israele amino Yahweh, devono anche leggermente diffidare di lui per averli trasformati in ladri e assassini. Forse anche la sua bontà li mette in apprensione. Dunque non dovrebbe sorprenderci che in tutta la storia ebraica più di qualche ebreo si sia rivoltato contro il padre celeste.

Comunque, tenendo a mente la comune percezione laica secondo la quale gli dei sono un'invenzione degli uomini, ci si potrebbe chiedere cosa porti all'invenzione di un simile “Dio amorale”. Cosa fa sì che la gente segua i precetti di un Dio simile? Sarebbe anche interessante scoprire che genere di dei alternativi hanno scelto o inventato gli ebrei una volta abbandonato Yahweh.

Emancipandosi, più di qualche ebreo si è dissociato dal contesto tribale tradizionale e dall'ebraismo rabbinico. Molti si sono mescolati con le realtà circostanti, hanno lasciato cadere la loro condizione di eletti e si sono trasformati in persone normali. Molti altri ebrei hanno abbandonato Dio ma hanno continuato a conservare la loro affiliazione tribale etnicamente orientata. Hanno deciso di fondare la loro appartenenza tribale su basi etniche, razziali, politiche, culturali e ideologiche più che sul precetto ebraico. Anche se hanno evidentemente abbandonato Yahweh continuano ad adottare una visione laica che ha preso ben presto la forma di un precetto monolitico e simil-religioso. Nel XX secolo le due ideologie politiche simil-religiose che le masse ebree hanno trovato più attraenti sono state il marxismo e il sionismo.

È possibile descrivere il marxismo come un'ideologia etica laica universale. Tuttavia, all'interno del suo processo di trasformazione in un precetto tribale ebraico, il marxismo è riuscito a perdere ogni traccia di umanitarismo o di universalismo. Come sappiamo, inizialmente l'ideologia e la pratica sioniste furono ampiamente dominate da ebrei di sinistra che si consideravano veri seguaci di Marx. Credevano davvero che celebrare la loro rinascita nazionale ebraica a scapito dei palestinesi fosse un gesto legittimamente socialista.

È interessante constatare che i loro oppositori, l'anti-sionista Bund (la Federazione generale dei lavoratori ebrei in Lituania, Polonia e Russia), non credevano nella spoliazione istituzionalizzata dei palestinesi. Credevano invece che espropriare i ricchi europei fosse un precetto, una grande universale mitzvah sul cammino verso la giustizia sociale.

Quelli che seguono sono pochi versi dell'inno del Bund:

Giuriamo di perseverare nel nostro odio
Verso chi deruba e uccide i poveri:
Lo Zar, i padroni, i capitalisti.
La nostra vendetta sarà rapida e sicura.
Dunque giuriamo tutti insieme: vivere o morire!

Senza addentrarci in questioni che riguardano l'etica o l'affiliazione politica, è perfettamente evidente che l'inno ebraico-marxista è completamente saturo d'“odio” e “vendetta”. Per quanto gli ebrei fossero entusiasti di Marx, del marxismo, del bolscevismo e dell'uguaglianza, si sa come è andata a finire. Gli ebrei hanno abbandonato in massa Marx molto tempo fa. Hanno, in un certo senso, lasciato la rivoluzione a qualche gentile illuminato come Hugo Chavez ed Evo Morales, leader che hanno interiorizzato il significato autentico di uguaglianza ed etica universali.

Benché alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo il marxismo contasse molti seguaci tra gli ebrei europei, in seguito all'Olocausto fu il sionismo a diventare gradualmente la voce dell'ebraismo mondiale. Come Fagin, gli dei e gli idoli sionisti – Herzl, Ben Gurion, Nordau, Weizmann – promisero ai loro seguaci un nuovo inizio privo di etica. Derubare i palestinesi era parte del loro percorso verso una giustizia storica attesa da troppo tempo. Il sionismo trasformò l'Antico Testamento da testo spirituale a libro del catasto. Ma ancora una volta, come nel caso di Yahweh, il Dio sionista trasformò l'ebreo in ladro, gli promise la proprietà di qualcun altro. Già questo può spiegare il risentimento degli israeliani verso il sionismo e l'ideologia sionista. Gli israeliani preferiscono considerarsi come i naturali abitanti della loro terra piuttosto che come pionieri in un amorale progetto coloniale della Diaspora ebraica. L'ebreo israeliano mantiene la propria posizione politica attraverso un pericoloso escapismo etico. Questo può spiegare il fatto che nonostante gli israeliani amino le loro guerre detestino però combatterle. Non sono disposti a morire per una grande ideologia astratta e remota come la “nazione ebraica” o il “sionismo”. Preferiscono di gran lunga sganciare da lontano bombe a grappolo e fosforo bianco.

Tuttavia, nella storia relativamente breve del moderno nazionalismo ebraico, il Dio sionista ha fatto amicizia con altri dei e idoli kosher. Nel 1917 Lord Balfour promise agli ebrei che avrebbero costruito la loro casa nazionale in Palestina. Inutile dire che, come nel caso di Yahweh, Lord Balfour trasformò gli ebrei in ladri e saccheggiatori, con la sua promessa del tutto amorale. Promise agli ebrei la terra di qualcun altro. Non poteva esserci inizio peggiore. Evidentemente non ci volle molto perché gli ebrei si rivoltassero contro l'Impero britannico. Nel 1947 le Nazioni Unite fecero esattamente lo stesso stupido errore, diedero alla luce lo “Stato per soli ebrei” ancora una volta a scapito dei palestinesi. Legittimarono la spoliazione della Palestina nel nome delle nazioni. Come nel caso di Yahweh, che aveva finito per essere accantonato, non ci volle molto perché gli ebrei si rivoltassero anche contro le Nazioni Unite. “Non importa quello che dicono i gentili, importa solo quello che fanno gli ebrei”, disse il Primo Ministro israeliano David Ben Gurion. Di recente gli israeliani sono riusciti perfino a mettere in disparte i loro migliori e più servizievoli amici della Casa Bianca. Alla vigilia delle ultime elezioni presidenziali americane alcuni generali israeliani sono stati filmati mente denunciavano il Presidente Bush per “aver danneggiato gli interessi israeliani con il suo appoggio schiacciante” (Generale di Brigata in congedo Shlomo Brom). I generali israeliani fondamentalmente accusavano Bush di non aver bloccato Israele nella distruzione dei suoi vicini. La morale è piuttosto chiara: i sionisti e gli israeliani si rivolteranno inevitabilmente contro i loro dei, idoli, padri e altri che cercano di aiutarli. È questo il vero significato della sindrome di Fagin nel contesto politico israeliano. Dovranno sempre rivoltarsi contro i loro “padri”.

Ritengo che il più interessante tra tutti i sistemi ebraici di convinzioni sia la religione dell'Olocausto, che il filosofo israeliano Yeshayahu Leibowitz ha giustamente definito la “nuova religione ebraica”. L'aspetto più interessante della religione dell'Olocausto è il suo Dio, che è l'“Ebreo”. Il seguace ebreo di questo nuovo precetto dogmatico crede nell'“Ebreo”, colui che ha redento se stesso. Colui che è “sopravvissuto” all'evento definitivo, il genocidio. I seguaci credono nell'“Ebreo”, vittima “innocente” e tormentata che ha fatto ritorno alla sua “terra promessa” e ora celebra il racconto della sua resurrezione riuscita. In una certa misura, nel pensiero religioso dell'Olocausto, l'ebreo crede nell'“Ebreo” in quanto espressione dei suoi poteri e delle sue qualità eterne. All'interno di questa nuova matrice religiosa, la Mecca è Tel Aviv e il Santo Sepolcro è il Museo dell'Olocausto di Yad Vashem. La nuova religione ha tanti santuari (musei) sparsi nel mondo e molti sacerdoti che diffondono il messaggio e puniscono chi vi si oppone. Dal punto di vista ebraico, la religione dell'Olocausto è un'espressione assolutamente trasparente dell'amore di sé. È il luogo in cui il passato e il futuro si uniscono in un presente ricco di significato, in cui la storia si traduce in prassi. Consapevolmente o inconsapevolmente, chiunque si identifichi politicamente e ideologicamente (più che religiosamente) come ebreo finisce per soccombere, in pratica, alla religione dell'Olocausto e si trasforma in seguace della figura paterna rappresentata dall'“Ebreo”. E tuttavia ci si potrebbe chiedere che ne è della bontà: esiste una qualche bontà in questa nuova “figura paterna”? Esiste una qualche grazia in questa versione della storia che parla di vittime innocenti e che viene celebrata ogni giorno a scapito del popolo palestinese?

Se la storia ha una fine, la religione dell'Olocausto incarna la fine della storia ebraica. Alla luce della religione dell'Olocausto il “Padre” e il “Figlio” finiscono per unirsi. Almeno nel caso di Israele e del sionismo si fondono in un amalgama di ideologia e realtà genocide. Alla luce della religione dell'Olocausto e della sua epica etica della sopravvivenza, lo Stato ebraico si considera autorizzato a lanciare fosforo bianco su donne e bambini che ha ingabbiato in una prigione a cielo aperto senza vie di fuga. Tristemente, i crimini commessi dallo Stato ebraico sono commessi per conto del popolo ebraico e nel nome della loro tormentata storia di persecuzioni. La religione dell'Olocausto porta alla vita quello che sembra essere l'ultima forma possibile di brutale incarnazione insulare.

Storicamente gli ebrei hanno accantonato molti dei: hanno abbandonato Yahweh, hanno mollato Marx, alcuni non hanno mai seguito il sionismo. Ma alla luce della religione dell'Olocausto, ricordando le scene di Gaza, di Jenin e del Libano, l'ebreo potrebbe essere costretto a tener fede alla tradizione e ad accantonare anche l'“Ebreo”. Dovrà accettare il fatto che la sua nuova figura paterna è stata creata a sua immagine e somiglianza. Ma più preoccupante è il fatto devastante che il nuovo padre, come è ormai dimostrato, è in sé un'incitazione all'omicidio. A quanto pare, il nuovo padre è il supremo Dio cattivo.

Mi chiedo quanti ebrei saranno tanto coraggiosi da abbandonare la loro nuova esoterica figura paterna. Saranno tanto coraggiosi da unirsi al resto dell'umanità nell'adozione di un pensiero etico universale? Solo il tempo saprà dirci se l'ebreo saprà disfarsi dell'“Ebreo”. Tanto per chiarire e per dissipare ogni dubbio, io l'ho fatto molto tempo fa e vivo benissimo".

Oltre a suonare i suoi connazionali, Gilad Atzmon suona anche il sax.


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giovedì 26 marzo 2009

Un futuro da Irina Palm

Sono troppo stanca, dopo 10 ore di lavoro, per commentare la boiata dell'affossamento del testamento biologico. Cosa ci si attendeva, una legge in linea con la civiltà europea o qualcosa di similtalebano sull'inquisitorio spinto? La seconda che avete pensato. La fossa biologica del diritto all'autodeterminazione.

A parte questa vaccata, subìta in assoluta passività dal popolo dei telefonini, mi perplime la mancanza di reazione del suddetto all'ultima uscita di Mario Antonietto Berlusconi in versione "se io fossi disoccupato".
Cito da Repubblica:
Il presidente del Consiglio torna anche sulla questione dei cassintegrati e del ripetuto invito fatto agli italiani a lavorare di più, tema sul quale era intervenuto anche ieri sera a Napoli. "Quando mi hanno domandato 'ma lei cosa farebbe se si trovasse nella situazione di una persona licenziata?' io ho risposto: beh, non resterei con le mani in mano, cercherei di darmi da fare in qualunque altra direzione, intanto potrei cercare un altro lavoro perché non è detto che una persona debba nascere e morire sempre con lo stesso lavoro e poi mi darei da fare anche in lavori imprenditorialmente, cioè cercherei di fare qualche cosa, naturalmente contando sulla cassa integrazione".
Ha dimenticato di aggiungere, "ma perchè fate queste domande del cazzo a me che ho i fantastiliardi?"

Capito? Perdere il posto di lavoro non è trovarsi in un abisso di angoscia con la prospettiva di darsi fuoco in piazza come i bonzi, è semplicemente partire per una nuova avventura lavorativa. Ma si, che palle la fonderia. Basta, si cambia, una bella carriera da wedding planner, shopping advisor o fashion trainer. Anzi, mettiamo su una bella impresa, tanto ai disoccupati le banche danno credito illimitato. 200.000,00 euro? Sull'unghia, anzi, guardi, se ha una borsa capiente li può portare via subito.

Una cosa è certa. Se non dobbiamo stare con le mani in mano, abbiamo un futuro assicurato. Basta tenere i pugni chiusi. Un futuro da Irina Palm. Pugnette, non fatti.



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mercoledì 25 marzo 2009

Fascion Victim

Domenica mattina, mentre mi dedicavo alla stiratura delle camicie ed alla preparazione di uno stufatino con funghi porcini, ho ascoltato alla Radio Radicale, con estremo interesse, il congresso di scioglimento e confluenza di Alleanza Nazionale nel PDL. Congresso terminato con il discorso di Gianfranco Fini.
Per tutta la durata degli interventi dei relatori non ho potuto fare a meno di avere una certa sensazione. Quella di una trasformazione avvenuta a metà, da parte di una classe dirigente dal volto e dalle fattezze umane ma che, se la giri, scopri che ha la coda.

Oramai penso si possa credere nella definitiva conversione di Fini alla democrazia, con tutti i Punti Pacatezza e Buoni Saggezza che accumula di giorno in giorno.
Se Fini non è sincero quando dice che oggi non direbbe più che Mussolini è stato un grande statista, allora vuol dire che è uno dei più grandi attori viventi e il cinema non se n'è ancora accorto.
Fini è pienamente accettabile, quindi, anche da chi non è di destra. Mi spingo oltre. Se gli alieni domani rapissero Berlusconi per fargli fare un giro tra le stelle nane e dovessimo essere governati da Fini per il tempo astrale del suo ritorno, qualche milione di anni luce, accetterei volentieri la sfida.
Mi sbaglierò ma, in assenza di una credibile alternativa di sinistra, che dovrebbe anche schiodare gli italiani dalla convinzione che solo la destra può governarli, io vedo in futuro un'alleanza Fini-Casini (che sembra la pubblicità di un network di case di tolleranza, è vero) molto votata alla bolognesità di entrambi. Con magari un Bersani come terzino fluidificante.

Insomma Fini ha passato il collaudo. Ma gli altri? Oddìo, a me sembra che, per quanto si sforzino e si sforzano poco per la verità, la maggior parte siano i soliti vecchi fasci.
Ovverosia, fanno di tutto all'inizio per sembrare Fini, per tagliare i ponti con il passato ma è più forte di loro, non possono fare a meno di tirare fuori il revanscismo, il "siamo dovuti stare nascosti per troppo tempo", la contabilità dei morti "loro" senza nominare i morti da loro causati con il "loro" terrorismo. E poi Almirante, il passato, sempre il passato. Eccheppalle!
Hanno il braccio che gli parte in automatico, come al Peter Sellers di "Dottor Stranamore", e fanno una fatica boia a tenerlo giù.



Basta sentire Gianni Alemanno, imparentato con il Pino Rauti, il che non è poco, gracchiare come un vecchio grammofono la solita retorica missina ed espettorare l'ennesimo tritume anticomunista. Come li ha chiamati? Luogocomunisti? Roba vecchia. Che tristezza.
Oppure il La Russa Benito Maria a cui scappa di citare il passato ed invocare la rottura delle reni al Brasile, reo di non consegnare il terrorista Battisti. Davvero il problema più importante dell'Italia è fare la raccolta differenziata dei residuati degli opposti estremismi?
Perchè allora non chiedere il reimpatrio anche di Delfo Zorzi al paese del Sol Levante?

Sempre grande il duo Gasparri & Bocchino, ma qui siamo nel territorio del puro genio e possiamo solo inchinarci al suo mistero. Come davanti al Santo Protettore degli Italiani all'Estero, Mirko Tremaglia, che quando gli italo-foresti hanno potuto finalmente votare, con suo grande disdoro, hanno votato a sinistra.

Ora, tutto il cucuzzaro ex missino confluisce nel Partito della Libertà, ovvero nel feudo politico di Silvio Berlusconi I, Imperatore delle Frequenze.
Gianfranco studia da leader ed io gli faccio i migliori auguri di succedere presto. Poi magari tra qualche milione di anni anche Alemanno riporrà la croce celtica in un cassetto. Noi non abbiamo fretta.

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martedì 24 marzo 2009

La vigna del Signore

"E mentre invitiamo i diversi interlocutori a non abbandonare mai il linguaggio di quel rispetto che è indice di civiltà, vorremmo anche dire – sommessamente ma con energia - che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso." (Cardinale Bagnasco, interno giorno, Vaticano)

Con tutto il rispetto, noi non si irride il Papa tanto per far sera, si fa solo notare quando dice cose pericolose per l'incolumità della gente.
E poi cosa significa "non accetteremo"? Scomunica per tutti, offre il Cardinale?
Chiederanno di chiudere Le Monde e di bruciare sul rogo il disegnatore Plantu, che ci offre, oltre alla vignetta di cui sopra, pubblicata in prima pagina sul quotidiano parigino, quest'altra vignetta del giorno, che non ha davvero bisogno di traduzione?


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domenica 22 marzo 2009

Dalli al matto

Questa storia è terribile e parla di un ragazzo sofferente, malato delle ferite lasciate sulla sua pelle e soprattutto nella sua mente da vili atti di nonnismo (un termine assolutamente inadeguato per vere e proprie torture perpetrate da vigliacchi sui deboli) subiti durante il servizio militare in aeronautica nel 1992.

Riccardo Rasman, in seguito al trauma, aveva sviluppato una forma di schizofrenia paranoide ed era in cura da 14 anni. Non poteva vedere le divise, dopo quello che delle divise impropriamente indossate da dei bastardi, gli avevano fatto. Era noto al centro di igiene mentale di Trieste e noto anche alla Polizia, che era intervenuta in passato a casa sua a causa delle proteste dei vicini per "rumori molesti". Nonostante la malattia, era riuscito a farsi assegnare un appartamentino in un complesso popolare ed era abbastanza autosufficiente.

Quella sera di ottobre del 2006 Riccardo era perfino felice perchè l'indomani avrebbe iniziato a lavorare. Un lavoro di netturbino. La sua domanda era stata accolta. La felicità improvvisa gli fa fare cose strane. Si spoglia ed esce nudo sul balcone, tiene la radiolina troppo alta, spara dei petardi, diranno i vicini.

Viene chiamata la polizia e inizia il dramma. Possiamo facilmente ipotizzare che Riccardo sentisse concretizzarsi il pericolo che popolava la sua mente, che fossero riemersi antichi traumi. Fatto sta che si barrica in casa e "dà di matto".
La cosa incredibile è che nessuna unità psichiatrica viene chiamata ad intervenire, nessun negoziatore per parlargli e tranquillizzarlo, come nei film americani, nessuno psichiatra o almeno psicologo che potesse calmarlo, magari con un banalissimo sedativo e qualche parola di conforto.

Si fa irruzione sfondando la porta, si usa un piede di porco. Riccardo viene colpito e ferito alla testa, immobilizzato e incaprettato, fino alla morte. Asfissia da posizione, dirà l'autopsia. Ha il cranio sfondato.
Ripeto, nessuno pensa di attendere l'arrivo di personale specializzato, trattandosi di un malato, al quale era stata riconosciuta l'invalidità e non era considerato pericoloso. Si tratta invece Riccardo come un animale da abbattere. Oppure la tragedia è conseguenza del fatto che per i "matti" non vi sono tanti riguardi.

La vicenda processuale potrebbe seguire l'iter già collaudato in altre occasioni in cui sono coinvolte, per colpa o incuria o disorganizzazione, le forze dell'ordine. Si pensa, in fase preliminare, alla canonica richiesta di archiviazione. Tuttavia, le circostanze colpose della morte di Riccardo Rasman sono talmente evidenti che il PM respinge la richiesta di archiviazione e si va in giudizio abbreviato.

E' già stata pronunciata la sentenza di primo grado: tre dei quattro agenti della pattuglia intervenuta a casa di Riccardo sono stati condannati per omicidio colposo. La pena è simbolica, sei mesi con la condizionale, però è importante che le responsabilità di chi ha provocato la morte di Riccardo, siano state riconosciute.
Rimane da far luce sulle altre responsabilità di questo caso. Gli agenti sono intervenuti in maniera impropria; perchè non si è tenuto conto della malattia del ragazzo e del fatto che, in ogni caso, si trattava di persona incensurata e normalmente non violenta? Vi sono forse colpe da ricercare nei superiori dei quattro agenti di pattuglia?

La notizia della condanna degli agenti per il caso Rasman si trova solo sul web. Nessun giornale online sembra riportarla. La televisione non ne ha parlato.
Lascio la parola a Daniele Martinelli e all'avvocato della famiglia Rasman, per gli approfondimenti sulla storia tragica e tristissima di Riccardo Rasman. (parte I) (parte II)




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sabato 21 marzo 2009

Gundun

Il preservativo è scomodo, si rompe, a volte tracima in fase di sfilamento, può procurare allergia da lattice, qualcuno ha problemi a trovarne della sua misura (beato lui!), interrompe la spontaneità del rapporto e generalmente non è molto amato dalla maggioranza della popolazione.

Però è il dispositivo più economico e di facile reperimento (anche al supermercato e nei distributori automatici) contro la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili. Non pensiamo unicamente all'AIDS che non è solo questione di HIV ma di un mucchio di altri fattori, ma alle banali infezioni come la candida, la tricosomiasi, il papilloma virus, l'herpes genitalis, fino alle classiche gonorrea e sifilide.

Paradossalmente però, è dimostrato che più il rapporto che si ha in quel momento è potenzialmente a rischio, più si tende ad evitarne l'uso, come sanno bene le escort, i cui clienti sono disposti a pagare di più pur di non usarlo. Se le malattie sessuali colpissero solo gli uomini vedreste signori andare in giro indossando preservativi giganti a figura intera, ma tant'è.
Il preservativo o condom o gondone, fattore non marginale, contribuisce anche a limitare le nascite ed ecco perchè è tanto condannato da Sua Castità.

Cioè, sono vent'anni che si fanno campagne per la prevenzione del contagio dalla più devastante tra le malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto nel Terzo Mondo dove ancora si cuciono le vagine delle donne per il gusto poi di lacerarle e favorire in quel modo, come conseguenza, la trasmissione di malattie e un giorno arriva un signore vestito di bianco che dice, senza pensare alle conseguenze pratiche di una tale affermazione: "il preservativo non è una soluzione perchè aumenta i problemi".
Abbiamo visto che i più promiscui sessualmente non usano il preservativo, quindi? Si allude per caso alla vera e propria piaga dell'allergia al lattice?

Trovo giusto che le organizzazioni mediche e governative si siano incazzate sentendo l'uscita papale. La speranza è che, una volta risalito Ratzinger sull'aereo che lo riporterà in Vaticano, e fatto ciao ciao con la manina, ognuno torni a fare come gli pare, comprese quelle entità cattoliche che, in Africa, distribuiscono esse per prime i condom per limitare il danno endemico da AIDS.

Più che la condanna del gondone, tuttavia, dovrebbe preoccupare la condanna del Papa del trattato di Maputo, adottato nel 2003 dall'Oua, in cui nell'art.14 si parla di diritto a interrompere la gravidanza in caso di violenza sessuale, stupro o incesto, o anche quando vi siano pericoli fisici o mentali per la madre.

«Quanto amara - ha detto Ratzinger parlando alle autorità angolane e al corpo diplomatico internazionale - l'ironia di coloro che promuovono l'aborto tra le cure della salute materna!»

Quale ironia vi sia in uno stupro o in un incesto rimane un mistero. Si potrebbe andarlo a chiedere alle donne Congolesi. Di sicuro essere obbligate a sfornare un moccioso a seguito di uno stupro mi pare la giusta punizione per chi ha avuto la sfrontatezza di nascere donna.

A Genova, essere chiamato "gundun" non è un complimento.


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venerdì 20 marzo 2009

3000 volte

Allora è proprio vero, non era solo un mio eccesso di pessimismo, l'ho letto oggi sulla "Stampa". A Joseph Fritzl è stato comminato l'ergastolo perchè riconosciuto colpevole di aver cagionato la morte per incuria di uno dei sette figli-nipoti, che avrebbe potuto forse salvarsi se fosse stato soccorso in tempo dopo la nascita. Il piccolo cadavere fu bruciato in una caldaia, come una povera cosa.

L'accusa di omicidio era l'unica, quindi, tra le tante pendenti sul capo del mostro, a prevedere come pena massima l'ergastolo. Per gli altri capi di imputazione (incesto, sequestro, stupro, ecc.) anche se riconosciuto colpevole, Fritzl avrebbe potuto uscire tra qualche anno.

Quindi, fatemi capire, violentare la propria figlia almeno 3000 volte nel corso di ventiquattro anni di segregazione in una cantina-bunker, renderla madre sette volte contro la sua volontà e sottoporla ad ogni tipo di umiliazione, sevizia e dolore, non vale di per sé un ergastolo?

E' perchè era suo padre e la Stramaledetta Famiglia con il suo corollario di orrori più o meno nascosti deve essere difesa sempre e comunque? E' per difendere il principio che nella Stramaledetta Fottuta Famiglia "queste cose non accadono" che hanno deciso per il manicomio criminale, nonostante le perizie avessero chiarito che il porco era ben capace di intendere e volere? Tanto per dire che se un padre violenta 3000 volte una figlia e riesce a farla franca per 24 anni dev'essere fuori di melone per forza?
Se fosse stato un estraneo, come nel caso di Natascha Kampusch, sarebbero stati più severi ed avrei letto meno commenti indignati per la frittura a 2000 volts? Diamine, che stomacucci delicati, eppure ciò che ha subito Elizabeth non lo augurereste al vostro peggiore nemico.

Questo è l'ennesimo caso in cui si dimostra che la vita delle donne (bambine, adulte, non importa) non conta nulla. Lo ripeto, è dovuto morire un neonato affinchè questo bastardo avesse l'ergastolo.
Hanno perfino preso misure di sicurezza perchè hanno paura che Fritzl commetta suicidio. Lui? Non lo hanno messo in carcere perchè si sa cosa accade in carcere a chi tormenta i bambini. Mi pare che di pietà ne abbia avuta fin troppa. Mi scuso per i 2000 volt ma a me fanno più pena le 3000 volte che Elizabeth è dovuta morire.

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giovedì 19 marzo 2009

Quattro cani per strada

Non so se si è capito che, sotto il governo Berlusconi, l'unico problema della Sicilia e l'unica cosa pericolosa sul suo territorio sono i cani randagi.

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mercoledì 18 marzo 2009

Padre Mostro, che sarai all'Inferno

Vi sono casi particolari di crimini che dovrebbero essere giudicati con una giurisprudenza a parte, che dovrebbero rappresentare un'eccezione anche per il tipo di pena che richiedono.
Sono contro la pena di morte ma ho sempre pensato che per i crimini contro l'umanità, per i responsabili di genocidio e i torturatori, l'unica pena possibile e vagamente riparatoria nei confronti delle vittime fosse quella capitale. Altrettanto mi sento di dire nei confronti di un caso come quello di Josef Fritzl.

Sarà incoerenza, ma esistono esseri umani che non meritano pietà, in deroga a qualsiasi cristianesimo, perchè esistono esseri umani profondamente malvagi, impastati nel Male e, mi sento di dire, irrecuperabili da qualunque Beccaria. La pena di morte è orrenda, è la pianificazione di un assassinio, è l'unico caso in cui sappiamo esattamente a che ora moriremo, ma non credo avremmo avuto dubbi a comminarla ad un Mengele ed agli altri criminali nazisti, responsabili della tortura e morte di milioni di persone.
Così come non abbiamo pietà degli assassini genocidi, altrettanto non ne abbiamo per i pedofili. Nessuno se ne scandalizzi.

Ho appena visto "Changeling", film bellissimo che contiene la storiaccia di un serial killer di bambini, descritta da Clint Eastwood con toni di agghiacciante realismo, spaventoso come solo la cronaca fedelmente riprodotta sa essere.
Il film contiene la scena dell'esecuzione del mostro per impiccagione. E' vero, non abbiamo modo di conoscere le sue motivazioni, se per caso ha sofferto tanto da piccolo ed è stato così vittima della coazione a ripetere. Il suo incedere verso il patibolo, piagnucolante "non così in fretta!" non ci smuove un anticchia di solidarietà. In noi rimane solo il ricordo della confessione del piccolo complice, distrutto dal rimorso di aver contribuito ad assassinare brutalmente dei suoi coetanei. Ci rimane marchiata a fuoco sulla coscienza la sua vita spezzata e rovinata per sempre, il suo "oddio, oddio!", ripetuto ossessivamente tra i singhiozzi.
Giusto quindi che il mostro venga reso inoffensivo, anzi distrutto per sempre. Il mostro bugiardo, infido, che tormenta Angelina Jolie che gli chiede la verità sul destino di suo figlio. Il suo ultimo sgambettare inconsulto appeso alla corda è solo una liberazione e ci dà un senso, orrendo finchè si vuole, ma di giustizia e sollievo.

Il genocida e l'assassino di bambini ci rendono inattaccabili alla pietà. E' un dato di fatto. E' l'eccezione che conferma la regola dell'inaccettabilità della pena di morte.
Perfino Cristo maledisse, tra le rare categorie vittime del suo divino furore, i pedofili ed auspicò che venissero affogati con una pietra legata al collo. Mai giustificazione all'odio portò firma più illustre.

Quale pena detentiva, in effetti, potrebbe mai ripagare i 24 anni di tortura, di abuso, di violenza indicibile, di lesioni interne provocate da "giocattoli sessuali", di gravidanze imposte, di bambini nati già morticini viventi, chiusi in una prigione dalla quale non sarebbero mai usciti se il caso non li avesse liberati, della povera Elizabeth e dei suoi bambini? Nessuna, passassero cent'anni.

Il porco ha ammesso le sue colpe sperando in una riduzione della pena. E' la strategia avvocatizia di chi difende un cliente indifendibile. Ammetti tutto e speriamo nella clemenza della corte.
In Austria non c'è la pena di morte, però io credo che in questo caso, se non si può fare un'eccezione, la pena debba essere il massimo consentito da quella legislazione.
Come minimo dovrebbe contenere elementi di contrappasso, per esempio il mostro potrebbe essere murato vivo in una cella di 2x2, come la contessa Erzsèbet Báthory, torturatrice di vergini e vampira, finchè morte non lo colga.

Non si venga per carità fuori con le menate dell'infanzia infelice. Quello stronzo bastardo ha avuto tutto il tempo per eventualmente curarsi le paturnie mentali. Non l'ha fatto perchè ha preferito tormentare sua figlia, con lucida determinazione. Ciò che le ha fatto è peggio della morte. E' peggio di un assassino. Ciò che rende mostruoso il suo crimine è la sua continuazione, la mancanza assoluta di pietà nel corso di ventiquattro lunghissimi anni.
C'è il mistero della madre di Elizabeth, è vero. Possibile che non si sia mai accorta che la figlia non era scomparsa ma rinchiusa nella cantina di casa? Quali abissi di complicità o di fenomenale cecità agiscono in certi contesti familiari? Quanta sofferenza potrebbe essere evitata se le donne che si ribellano al padre-marito mostro fossero non l'eccezione ma la regola?

Domani giungerà la sentenza del processo. Potrebbe essere un'occasione storica se la condanna dovesse essere esemplare. Massimo della pena e chiave gettata via per sempre. Peccato non vederlo friggere a 2000 volt. Se così non sarà, se la colpevolezza di Fritzl non sarà riconosciuta appieno, tutti i padri pedofili si sentiranno in diritto di continuare a tormentare i bambini, con o senza la complicità idiota o colpevole delle madri.

In attesa della sentenza, preghiamo.

"Padre mostro, che sarai all'Inferno,
Sia maledetto il tuo nome, venga il nostro sdegno e sia fatta la giustizia..."

ULTIM'ORA - Fritzl condannato all'ergastolo.

Determinante, ai fini della condanna, la morte di uno dei figli-nipoti. Domanda: se nessun bambino fosse morto, i giudici avrebbero avuto il coraggio di comminare l'ergastolo "solo" per i 24 anni di abusi sulla figlia? La mia risposta è pessimistica: no.

La pena sarà scontata in un ospedale psichiatrico. Secondo me questo rappresenta l'applicazione di un'attenuante. Troppo comodo dire che era fuori come un citofono. Spero anche che non si tratti di quella istituzione psichiatrica extralusso della quale hanno parlato i giornali. Che faranno, gli daranno la pastiglietta la sera prima di dormire?


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lunedì 16 marzo 2009

Travi e pagliuzze

L'Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, "se non ne verrà modificata la dichiarazione d'intenti, contenente frasi antisemite."

La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un'idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l'umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c'è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell'Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.
63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all'autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
"We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion".

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;
Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall'altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l'ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli "contro" il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell'occhio dell'ONU che proviene da un'enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell'anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c'è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l'espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

Code di paglia, travi colossali che spariscono al cospetto di invisibili pagliuzze. E chi non diserta Ginevra antisemita è.


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L'ammortizzatori vostri!

Soldi veri, come disse Berlusconi tentando di usare una Social Card alla Esselunga.

Bisogna sostenere le imprese, certo, però ad un paio di condizioni. Primo che le banche diano il loro contributo non lesinando sul credito. Mica tutti gli imprenditori possono avere come garanzia il deposito pieno di lingotti di Paperon de' Paperoni. Si applichi quella famosa fiducia anche in sede di concessione del credito. Se le banche pretendono di avere solo clienti a rischio zero stiamo freschi.

Secondo, che gli imprenditori non pensino che il governo sosterrà con gli ammortizzatori sociali tutti i licenziamenti che parrà a loro fare e che soprattutto non sia permesso loro di licenziare alla cavolo di cane, con la scusa della crisi, secondo lo schema: sfoltisco i dipendenti e quelli che restano li faccio lavorare tipo campo di cotone in Louisiana.
Perchè qui, se la nave comincia ad affondare, non vogliamo i lavoratori nei panni dei topi, con la crisi che magari passa e loro che rimangono ad annaspare in mezzo all'oceano mentre i manager gozzovigliano sul ponte di comando.

Barack Obama, ad esempio, è disposto a sostenere le imprese ma ha già detto che la porcata dei bonus miliardari ai dirigenti deve finire. Il gruppo assicurativo AIG, che ha ricevuto un contributo statale di 170 miliardi di dollari, pagati dai contribuenti americani, vorrebbe destinare 165 milioni degli stessi come paghetta ai suoi dirigenti. Tuoni, fulmini e saette e megacazziatone di Obama. Bravo Barack, sdrùmali!

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domenica 15 marzo 2009

Guerre talari

Chi è convinto che in Vaticano si respiri un'aria di cristiana pace e tolleranza e che tutti obbediscano al Papa a suon di "jawohl", sarà meglio si legga le ultime cronache d'oltretevere, contrassegnate dal seguente grido d'allarme: "il Papa è solo".
Solo nel senso di isolato, emarginato da una sorta di fronda episcopale che non ha gradito le sue ultime debolezze lefebvriane, oltre ad altre prese di posizione papali giudicate troppo reazionarie.
Pare che Ratzinger abbia contro diversi episcopati. E mica episcopati qualsiasi, ma nientemeno che quelli austriaci, tedeschi, svizzeri e francesi, con il contagio della ribellione che si allarga ogni giorno di più nei pianeti dell'Impero.

Anche dal Sud America giungono mormorii di scontento. Ricordate il vescovo di Recife che ha scomunicato i medici e la madre della bambina messa incinta di due gemelli dal patrigno pedofilo? L'episcopato brasiliano lo ha apertamente sconfessato (bontà loro) e, a causa di questa presa di posizione, è arrivata con leggero ritardo la nota vaticana di solidarietà per il dramma della piccola. Dramma offuscato però, secondo le parole dell'Osservatore Romano, dalla troppa pubblicità data dal vescovo di Recife alla scomunica strombazzata ai quattro venti. Sembra quasi che si abbia più paura dello scandalo che del fatto criminale in sè. Echi del Crimen Sollicitationis?

Per tornare alla solitudine di Ratzinger, lui, sul vescovo Williamson, si è giustificato dicendo di non essere stato capito, si è detto rammaricato che un gesto di pietà (??) fosse stato male interpretato. Sa, è obiettivamente difficile capire come non si dovrebbe aver pietà di una madre che vuol salvare la vita di una figlia o dimostrare di non comprendere le ragioni dei divorziati, e muoversi invece ad umana pietà per uno che nega la Shoah.

Secondo una delle possibili spiegazioni dell'atteggiamento ratzingeriano spericolato verso questioni così scottanti, il Papa sarebbe troppo impegnato sul piano teologico, penserebbe troppo ai suoi libri, volerebbe troppo alto e, come un monarca autocentrico, trascurerebbe le beghe politiche vaticane salvo, ogni tanto, uscirsene con una clamorosa stecca, altro che l'armonia degli organi e delle voci bianche che da secoli diffondono note di celestiale cerchiobottismo tra i muri della Casa di Pietro.
Un errore imperdonabile per un Papa pianista. Per le sue ultime uscite di condiscendenza e perdono nei confronti dei vescovi negazionisti, quelli che le camere a gas dei lager erano una specie di autoclave per disinfettare gli ebrei e "in fondo cosa sarà mai successo", l'effetto è stato altrettanto dirompente di quello che avrebbe provocato il sentir provenire dai tasti del santo pianoforte, invece delle note di Bach, "Great Balls of Fire" con tanto di piede pestato per terra alla Jerry Lee Lewis.

Tra qualche giorno ricorrerà il ventinovesimo anniversario dell'assassinio di Monsignor Romero. Un bel gesto di riconciliazione con l'episcopato sudamericano in rivolta potrebbe essere, da parte del Papa, lo sveltimento della causa di canonizzazione del vescovo martire, che giace sepolta da anni nei meandri del Vaticano, ignorata bellamente da Papa Wojtyla.

Le ultime liaisons dangereuses papali con i lefebvriani hanno scontentato, per usare un eufemismo, e a ragione, inutile dirlo, il mondo ebraico e Israele.
Con i fratelli maggiori la relazione della Santa Sede è sempre difficile. Si ha l'impressione che spesso e volentieri, dai giri di minuetto in Vaticano e dai tè in Sinagoga si passi al braccio di ferro e alla volgarissima tradizione di ritrovarsi sulla tomba del canguro, "per veder chi l'ha... " eccetera eccetera.

Sono due grandi religioni con grande potere entrambe e a volte si ha l'impressione che i titani lottino a mani nude dietro la facciata dei baci e degli abbracci.

Israele ha fatto la voce grossa contro il Vaticano per il pasticciaccio brutto dei lefebvriani, poi però è capitato che il Vaticano abbia protestato presso il governo israeliano a causa di un programma televisivo che avrebbe irriso a Cristo e alla Madonna e il programma sia stato stato censurato.
Sembra uno di quegli estenuanti ultimi scambi di un set di tennis, quello dove si passa dal quaranta pari al vantaggio per Pinco, deuce, vantaggio per Pallino, deuce, vantaggio di nuovo per
Pinco e via fino allo sfinimento o ad un provvidenziale "gioco, partita, incontro".

Oggi le cronache ci rassicurano, il Papa non è solo e tutto va bene in fondo a Via della Conciliazione, ma staremo a vedere. Forse qualche altra stecca, se tendiamo bene l'orecchio verso gli appartamenti papali, la potremo sentire.

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venerdì 13 marzo 2009

La selezione innaturale

Quando ci parlano di "difesa della vita", sulle prime si pensa che si riferiscano ad ogni singolo essere vivente, per lo meno in senso umano. Ritieni che, parlando di "vita", pensino anche ai milioni di persone che muoiono ogni giorno per guerre, carestie, malattie banali come la diarrea.
Invece poi, basta ragionarci su un attimo, ci si rende conto che la vita della quale parlano è quella loro e dei loro simili: parenti, ascendenti, collaterali, casigliani ed affini. Stessa razza (più o meno pura ma di solito bianca) e stesso sangue.

Hanno tenuto una povera donna in coma per diciassette anni, tormentandola con clisteri, sondini e piaghe da decubito perchè era tanto caruccia nelle foto ed era "una di loro".
Si sono offesi a morte con un ragazzone devastato dalla SLA che ha deciso un bel giorno di farla finita lasciandosi andare con l'aiuto delle persone che più lo amavano. Niente funerali religiosi, tié. Mica era un cardinale compagno di merende di torturatori.

Nelle regioni più disgraziate del mondo, dove arrivare all'età in cui si può cominciare a morire di malattie adulte è già un miracolo, si muore e si viene sepolti senza che i difensori della vita battano ciglio e si mettano a berciare di "non far morire di fame e sete".
Tutt'al più si preoccupano che le donne di quei paesi non interrompano il flusso continuo di angioletti verso l'aldilà, utilizzando la pillola anticoncezionale.

Vai con la selezione innaturale della razza. Indifferenza assoluta per i bambini nati, cresciuti un po' e poi morti di stenti nel Terzo Mondo e tragedie greche per gli embrioni (agglomerati di cellule, non microbambolotti che fanno ué ué come ce li rappresentano), rigorosamente di razza bianca, che l'Uomo Nero americano vuole fare a pezzettini per rappezzare dei vecchiacci colpiti da Alzheimer, non per impedire un giorno che altri Welby non debbano più pensare di farla finita.
Pietà per l'embrione, nessuna per il bambino già nato.

Il governo Berlusconi ha varato un provvedimento che vieta agli ufficiali dell'anagrafe di registrare i bambini nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Con la conseguenza che le donne migranti partoriranno con ancor più dolore e rischio di morte stringendo un fazzoletto tra i denti, in casa, senza aiuto per paura di vedersi denunciate e magari portar via il piccolo, oppure affidandosi a praticone in condizioni di minima igiene e sicurezza. Le conseguenze per i loro bambini sarà l'invisibilità sociale, con danni enormi per la salute loro ed anche nostra, visto che non potranno avere un pediatra, le vaccinazioni e tutto ciò di cui hanno bisogno i piccoli.
La notizia ovviamente riempirà di gioia i legaioli che vivono bene solo entro le loro quattro mura e tutto il mondo fuori. Peccato che i bigattini della TBC e di altre malattie che sono normalmente tenute sotto controllo grazie ad una buona e capillare igiene pubblica, potranno arrivare anche a casa loro.

Dopo l'invito a denunciare i pazienti irregolari, per fortuna disatteso dai medici che preferiscono Ippocrate ad Ipocrita, un'altra legge razzista e vergognosa, che sfrutta il principio totalitario della delazione e basa il diritto di cittadinanza sul sangue e non sul diritto di suolo (ad esempio se mio figlio nasce in Francia è automaticamente francese, grazie alla legislazione transalpina).

I bambini poveri (perchè il problema non tocca certo i cuccioli di miliardario), si ammalano e muoiono, vengono privati del diritto di cura e dei più basilari diritti civili. Un bambino che non esiste può con ancor maggiore facilità essere sfruttato o sparire nei giri della criminalità pedofila. Loro però difendono la vita. Al punto che tra un po' si dovranno celebrare i funerali e dare degna sepoltura anche ai fazzolettini kleenex che usiamo dopo i rapporti sessuali.

Loro, ma loro chi? I Cattocomunisti e i Clericofascisti. Come dire che da qualsiasi parte ci buttiamo andiamo a sbattere contro il Vaticano.

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