martedì 30 marzo 2010

Ce n'è anche per Luttazzi

Di Daniele Luttazzi mi piacciono da morire certe definizioni, ad esempio quella che ha dedicato alla Moratti: "L'idea che un parrucchiere ha di un ministro", e a Fini (Gianfranco) "Ha l'aria di uno che è stato picchiato da piccolo. Ma non abbastanza."
I suoi libri mi hanno divertito molto. A volte lo trovo geniale. Però gli rimprovero almeno un paio di insopportabili difetti.
Per prima cosa, è un feticista del culo inteso come orifizio e, come tutti i feticisti, è convinto che il resto del mondo condivida la sua stessa perversione. E' come il feticista dello stiletto 12 che si meraviglia che al suo vicino non piaccia leccare la suola delle scarpe perchè è sporca. O l'amante del bondage che si picca che a me non piaccia la tenaglia sul capezzolo.
In secondo luogo, mi ricorda due bambini che in tempi diversi hanno abitato il condominio dove vivevo da piccola. Il primo si piazzava sul terrazzo e gridava a squarciagola, perchè lo sentissero proprio tutti: "Mia mamma è una grandissima puttanaaaa!!!"
Il secondo, di origini toscane, giocava in giardino piazzando ad ogni tiro di pallone andato a male dei P.D. da incenerire il santissimo. Dopo un iniziale scalpore e sbigottimento, ci abituammo e alle parolacce e bestemmie non facemmo più caso.

Ecco, Luttazzi è un bambino che si diverte un mondo a scandalizzare il borghesuccio - gli intellettuali babbioni direbbero épater le bourgeois - finchè questi ci casca, dicendo "cazzo, culo, merda" e facendo propaganda alla sua perversione in modo un tantinello ripetitivo, come tutti i fissati.
E' talmente insistita la cosa che fa venire il dubbio che non sia capace di andare oltre all'anale e di dedicarsi ad un tipo di rapporto che implichi non solo il dolore ma anche il piacere della partner, magari utilizzando gli organi preposti appunto al piacere. Che ne so, il clitoride, ad esempio.

E poi, già che c'era, perchè non sdoganare in una così importante occasione, tanto per cambiare, un atto anale si ma tra due bei maschioni? In fondo, tra i più celebri wannabe inculati da Berlusconi vi sono soprattutto uomini.
Non l'ha fatto, credo, perchè questo bambino fissato sulla fase anale - Sigmund sarà obsoleto ma ancora c'azzecca - sarebbe passato da busone e questo, per un maschio romagnolo, è peggio di una diagnosi di melanoma maligno.
Non l'ha fatto anche perchè non ha saputo resistere al richiamo della foresta del neomaschilismo criptofascista revanchista, secondo il quale la donna deve essere soprattutto sottomessa. Ovverosìa, il vero maschio sodomizza e a lei deve pure piacere, se non ho capito male.
Ha ragione Francesco Piccolo sull'Unità, quando dice che in quanto a maschilismo, destra e sinistra si assomigliano più di quanto non vogliano far credere.

Intendiamoci, non ho nulla in contrario verso pratiche sessuali scelte di comune accordo ed allegramente praticate per arricchire l'altrimenti limitato repertorio dei buchi, purchè piacciano a tutti e due. A volte ad uno dei due qualcosa non va. Pazienza, non è un dramma.
Non vorrei però che, dopo aver reso il pompino un obbligo morale invece che un piacevole passatempo, pena il tradimento con quella che invece li fa, ora ci offrano un posto da amante ma solo con obbligo di inculata, altrimenti mi rivolgo alla trans che invece lo prende.
Il bello poi è che quando vanno con le trans vogliono fare soprattutto i passivi. Le trans, oltre agli ormoni femminili che buttano giù per femminilizzarsi, si ammazzano di viagra al fine di soddisfare i poeti dell'inculata. I quali, con loro, fanno anche gli attivi, ovviamente, ma correndo sempre il rischio che qualcuno ricambi il favore sdebitandosi con il suo. Così in effetti sarebbe più giusto. Do ut des.
Solo con le donne vogliono essere solo attivi. E questo, a casa mia, non è più sesso ma gusto per la prevaricazione. Senza contare che, quando vogliono insultarla, la definiscono "rottincula". Cioè insultano colei che tanto gentilmente glielo dà.
Insomma, siccome è tanto fico prenderlo nel didietro, purchè si tratti di donne e non dei loro preziosi buchetti, e Luttazzi ci fa pure i monologhi, a noi dovrebbe piacere di default e guai a discutere.
Invece, se ascolti i loro discorsi, le loro schermaglie sempre a sfondo omosex - chissà perchè - le toccatine, le spinte, il "dammelo, si, dai" "no, il culo non te lo do", eccetera, c'è sempre quello che fa la femmina riottosa che vuole arrivare vergine di culo alla morte e il vero maschio che recita l'impalatore di professione. Mioddìo, ma perchè i maschi eterosessuali quando sono più di due in una stanza si comportano così? Fanno così anche i gay, ditemi? Perchè noi ragazze non sentiamo il desiderio di mimare lo stupro quando ci troviamo tra di noi ma ci guardiamo un bel film in santa pace?

Luttazzi non è andato oltre nella provocazione, offrendo al pubblico un atto tra maschi, anche perchè è un provinciale e siamo in Italia. Siamo lontani anni luce dal proporre una vera satira a sfondo sessuale come quella che fa Sacha Baron Cohen, ad esempio. Luttazzi dice "culo, cacca" e tutti applaudono e citano addirittura Kant, mentre invece Cohen, nei suoi filmetti apparentemente idioti, fa satira allo stesso tempo sull'omofobo che va a scuola di arti marziali per difendersi dall'assalto dei froci e sull'attrezzatura demenziale da sesso anale della coppia gay, descrivendo una società sessualmente malata e disperatamente nevrotica da tutte e due le parti, e per questo ancor più tragica.
Cohen però per l'intellettualume è volgare, "Brüno" una scandalosa cagata. Luttazzi invece, che dà l'impressione di usare le donne solo perchè munite di secondo canale, sarebbe un genio della satira.
Quello che vorrei far capire è che è profondamente ingiusto che l'editto bulgaro di un puttaniere abbia colpito un comico che è capace di scrivere cose molto intelligenti, quando non vuole scandalizzare a tutti i costi o tediarci con le sue fissazioni anali. Ciò comunque non vuol dire che un bambino che urla parolacce di continuo non possa essere fastidioso e al limite anche offendere qualche sensibilità ogni tanto.

Luttazzi è uno che si sveglia la mattina, dice "voglio fare satira", tira giù dallo scaffale lo "Psychopathia Sexualis" di Krafft-Ebing e cerca di proposito le perversioni più estreme che sicuramente colpiranno la platea. Ecco la scenetta coprofila di "Decameron"("geniale!" urla l'intellettualume, lo stesso che voleva bruciare Pasolini per "Salò") , le mutandine annusate e le tre fasi con sborata sulla schiena (geniale! geniale!)
Vi ricordate il casino quando in un suo spettacolo si disse che aveva mimato Andreotti che sodomizzava il cadavere di Moro? Non era vero, cioè non era esattamente così, Andreotti si eccitava sulle ferite di Moro cadavere. Altissima satira, direbbe l'intellettualume. No, era solo arrivato alla pagina "necrofilia". Speriamo ci risparmi almeno la pedofilia.

Uomini beta e uomini con il raggio traente

"Ragazzi, come si sta bene fra noi, tutti uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?" (Dalla trilogia di "Amici Miei ".)

§ Riassunto della puntata precedente §

Massimo Fini, rancoroso verso l'intero universo femminile bimbominkia che, sculando allegramente in minigonna, gli preferisce giustamente Robert Pattinson, mentre è inseguito dalla Vagina Dentata si rifugia in cerca di sollievo autoerotico dietro ad una siepe dove però trova Paolo Barnard che...

Che cos'è, dunque, che fa regredire due insigni giornalisti, normalmente in grado di disquisire di massimi e minimi sistemi con notevole decenza, al livello di ragazzi gnè-gnè, generalizzanti il loro risentimento verso la femmina perchè, suppongo, chella llà non gliel'ha data? E' sempre così, puoi avere 2000 donne ma è solo una che ti marchia a fuoco per la vita come un bovino da carne. Quella che ti ha dato la fatidica carta da gioco che non vogliamo nominare.

Non varrebbe nemmeno la pena di risponder loro, visto che sono i primi a non degnarci di uno straccio di contraddittorio. Con noi che proviamo a controbattere ai loro argomenti non parlano perchè siamo poco intelligenti, non capiamo la loro meccanica quantistica del "darla", la loro sublime "teoria del gioco" sempre relativamente al "darla".
E' il guaio di certi uomini. Un banale gonfiamento di palle da astinenza lo infarciscono di teorizzazioni da mandare in tilt il lato sinistro del cervello, quello della razionalità. Perchè loro sono razionali, noi "tutto istinto". Siamo strutturalmente limitate e geneticamente diverse, un po' come i magistrati di Berlusconi. Ma lo sanno questi, tra parentesi, che la loro è la stessa misoginia del nano malefico solo paludata di un intellettualismo che a lui è estraneo?
Ecco il paradosso sessuo-temporale. Accusano noi di essere cerebrali ma in realtà sono loro che non sono capaci di lasciarsi andare ma sanno già che "con quella sarà una botta e via perchè altrimenti mi impegno ed io non voglio impegnarmi". Si chiama programmazione, ed è il contrario del ludico. Come quando trattengono l'omosessualità fino a quasi scoppiare e alla fine, a tradimento, la scorreggetta misogina di copertura gli scappa.

Ecco, sto rispondendo loro e non voglio farlo, uffa. Meriterebbero solo di essere graffiati dalla french manicure, specialmente quando insultano le mie amiche.
Ma tant'è, siccome questi hanno perfino fondato un gruppo, gli Uomini Beta, una roba che a me ricorda tanto la fantascienza di serie B degli anni 50, quella con i lucertoloni e i blob appiccicosi, mi va di scrivergli qualcosa sulla maglietta con il pennarello.

Il Gran Maestro della massoneria degli Uomini Beta è il nostro Paolo Barnard, il guru dell'insoddisfazione maschile messa nero su bianco nel famoso articolo-manifesto dal poetico titolo "Sono andato a puttane", seguito dal memorabile "Inchiodate al muro della pavidità" e, siccome siamo sceme e ci ostinavamo a non capire, dall'esplicito e definitivo "Dalla". A Barnard ho risposto in diversi post, regolarmente ignorati e vabbé. Siamo blogger, sotto le gonne c'è di più ma non siamo degne.

Dicevo degli uomini beta. Vi prego di soffermarvi, semmai avrete voglia di visitare il loro pianeta, sui commenti dei fratelli.
E' come un ristretto circolo del cucito dove si pratica la reciproca fellatio piangendosi contemporaneamente sulla spalla. Non chiedetemi con quale strana contorsione riescono a farlo ma lo fanno.

Alludevo prima, riferendomi al rash misogino di Fini, al fatto che forse lui sbaglia a puntare le ragazzine, visto che parla di mini e tanga. Forse alzando di qualche grado la mira, rivolgendosi a donne più mature, qualche carta diversa dal due di picche la potrebbe trovare.
Invece, questi intellettuali, si credono tutti in grado di conquistare le Lolite dal culetto in bianco di carrara, vestiti solo del loro meraviglioso cervello. Di questi tempi? Con al governo l'archetipo del vecchio satiro che cucca solo grazie alle sue enormi ricchezze? Togliete il trucco, il tacco e soprattutto il portafogli a Berlusconi e ve lo ritroverete a breve anche lui dietro la siepe che bestemmia contro quelle maledette troie che non gliela vogliono dare.

Per l'ultima volta. Perchè non la diamo necessariamente al primo che ce la chiede? Il motivo è semplice ma di difficile spiegazione. Proverò con una metafora fantascientifica.
Perchè gli uomini, semplificando al massimo, si dividono in due categorie: quelli con il raggio traente e quelli senza.

Ci sono uomini che emettono raggi traenti sessuali dai quali non puoi sfuggire, come quelli della Morte Nera o degli UFO che rapiscono le vacche.
Questi uomini hanno lo sguardo che in confronto la spada laser di Darth Fener è uno di quei portachiavi con la lucetta per trovare la serratura al buio. Quando li vedi non capisci più niente e loro godono perchè ti sanno in loro potere. Ti riprometti che non perderai la testa per uno così, il classico attirapassere, ma poi ti ritrovi con l'intera sintomatologia da innamoramento acuto da codice rosso. Ecco, questi uomini hanno sempre la nostra cosina a disposizione su un piatto d'argento ma siccome amano strafare, si permettono pure di tenerti sulla corda, di non dartelo. Stanno bene attenti a non dire di si a tutte perchè altrimenti avrebbero bisogno della signorina che gli smista gli appuntamenti. "Pronto, è la signorina B.? Le ricordo il suo appuntamento domani alle 13,50".

Non è necessariamente questione di bellezza anche se quella conta, eccome se conta. Non è nemmeno la ricchezza o la simpatia, l'ironia o l'eleganza, l'intelligenza o la genialità. E' il raggio traente.

Dall'altra parte ci sono uomini che non ti attraggono nemmeno se ti ci vai a schiantare sopra.

E' chiaro, adesso?

continua...

Segnalo Galatea su Fini.

lunedì 29 marzo 2010

Secondi Fini

A Massimo Fini la primavera dà fastidio. Lo turba. Lo distrae dai suoi interessantissimi discorsi sull'attualità politica italiana e lo fa svicolare nei meandri della misoginia di bassa lega, quella rancorosa dei vecchi, dove si perde miseramente.

Ha fatto scandalo sul "Fatto quotidiano" un suo pezzo, intitolato "Donne, guaio senza consolazione", al quale hanno risposto in rete, in difesa del genere femminile preso a cornate, sia giornaliste che bloggers.
Non so però se vi siete accorte, sorelle, che il pezzo era vecchio, una cosa pubblicata l'anno scorso con il titolo "Una razza nemica, meglio soli" sul Quotidiano.net, al quale avevo replicato allora con questo post. Infatti, avevo avuto la sensazione di deja-vu, del gatto che era già passato una volta, del bug nella matrice. Ho controllato ed è esattamente lo stesso pezzo, con una sola piccola variante finale.

Un anno fa Fini scriveva: "Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini («si vede tutto e di più» cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro.
Basta. Molto meglio restare soli."

Oggi chiosa: "Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe."

Non è neppure una gran novità. Woody Allen l'aveva già detto in maniera più divertente: "La masturbazione è fare sesso con qualcuno che si ama veramente".
Ora però, io non consiglio a Massimo Fini di andarsi ad appartare dietro la famosa siepe, perchè rischia di trovarci acquattato Paolo Barnard, l'altro grande guru della misoginia a mezzo stampa. Eh già, se Paolo ululì, Massimo ululà.

continua...

domenica 28 marzo 2010

Fai voto sicuro

Sicuramente, come ha stabilito la magistratura nell'inchiesta sui presunti brogli del 2006, non è possibile manipolare i dati elettorali italiani e il libro di Agente Italiano, il dvd di Deaglio ed altri pettegolezzi, come quello di un Beppe Pisanu che all'ultimo momento si tira indietro per non partecipare al broglio, erano frutto di fumate di roba tagliata male.
Sicuramente, se la sinistra allora non insorse, a parte un unico flebile belato di qualcuno che disse "ci stanno scippando le elezioni", vuol dire che il broglio non ci fu e non ci potrebbe essere in altre occasioni di voto. Quindi stiamo tranquilli.


Ad ogni modo, giusto perchè "a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca", usiamo, per il voto sicuro, qualche precauzione.
Prima di tutto votiamo perchè votare è un diritto ma anche un dovere, votiamo quello che ci pare ma votiamo.
Se proprio non troviamo nessuno di nostro gusto annulliamo con un bel pensiero poetico ma non mandiamo in bianco la scheda. E' come per gli assegni, è comunque rischioso. Magari un giorno, in un lontanissimo fantascientifico futuro, qualcuno potrebbe trovare finalmente il modo per scarabocchiarle a suo favore.

Andreotti - che mi manca ogni giorno di più, chi l'avrebbe mai detto - è qui perchè è sua la famosa citazione di cui sopra e per scaramanzia.

venerdì 26 marzo 2010

Gli scheletri nel tabernacolo

(Immagine del grande Edoardo Baraldi)

Per una di quelle strane concomitanze che accadono per puro caso ma che sembrano disegnate da un destino beffardo, è accaduto che, mentre imperversava lo scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti e in Germania, con vampate sempre più vicine a lambire le sottane papali, venisse ritrovato il corpo di una ragazza scomparsa da diciassette anni, Elisa Claps. Dove? Nel sottotetto di una chiesa a Potenza.
Già una notizia del genere è clamorosa ma ora pare addirittura che il cadavere fosse stato scoperto in gennaio da alcune donne delle pulizie e che il parroco, messone a conoscenza, avesse preferito tacere e non avvertire immediatamente le autorità.
Immaginate di trovare uno scheletro nella cantina nel vostro condominio, di informarne l'amministratore, il quale decida di lasciarlo lì per non compromettere il buon nome dei condomini. Allucinante, concordo.

Eppure questo episodio, ovvero l'occultamento del ritrovamento di un cadavere non deve meravigliare perchè è tipico della mentalità e delle regole di ingaggio stabilite dalle gerarchie cattoliche in caso di scandalo legato ad abusi sessuali. Una giovane morta in una chiesa, forse a seguito di un tentativo di stupro, una Maria Goretti insomma, non preoccupa per il fatto in sé, per l'orrore che provocano l'oltraggio e la morte violenta ma per lo scandalo che può derivarne.

La concomitanza, la sincronicità consiste nel fatto che la povera Elisa, infrangendo il mistero che circondava la sua sparizione, si è trovata ad incarnare suo malgrado la famosa metafora dello "scheletro nell'armadio". Di scheletri stipati dei tabernacoli, del resto, lo sappiamo, la Chiesa ne ha una marea. Soprattutto nel campo degli abusi perpetrati su minori da parte di religiosi.
Anche lì, la regola di ingaggio, ormai è notorio, è insabbiare.

L'ho già spiegato altrove, la pedofilia è come la MAFIA. Si nutre avidamente di OMERTA', prospera per colpa dell'OMERTA'. Come la mafia, utilizza a suo vantaggio dinamiche di solidarietà famigliare. Se il pedofilo agisce in famiglia, la famiglia sceglie di proteggere lui dallo scandalo, nascondendolo ed ignorando le urla di aiuto delle piccole vittime.
La pedofilia invece, come la mafia, si sconfigge parlandone, denunciando i pedofili, smascherandoli ed additandoli ai genitori dicendo: "Occhio, pericolo, non lasciate che i piccoli vadano a lui".
La Chiesa che si fa famiglia mafiosa e non più casa di Cristo, invece di scegliere senza indugi di stare dalla parte delle vittime, contribuendo ad identificare, smascherandoli, i pedofili in tonaca per assicurarli alla giustizia ed evitare che colpiscano ancora, impone il silenzio, l'OMERTA', il seppellimento dello scandalo sotto la coltre della connivenza. Non denunciano i pedofili alla polizia, li spostano in un'altra parrocchia, dove potranno inevitabilmente ricominciare a colpire nuova carne fresca ed inconsapevole.

Il bastardo nel manifesto, ad esempio, è Padre Murphy, che ha violentato più di 200 piccoli sordomuti. Una figura altrettanto spregevole di quella di John Wayne Gacy, ovvero di uno dei più spietati serial killers. Si, d'accordo, non li ha uccisi e seppelliti sotto lo scantinato, i suoi ragazzini, ma li ha massacrati nella psiche, il che rende il suo crimine ancora più tremendo perchè la pena di un abuso subìto nell'infanzia è qualcosa che non ti abbandonerà mai più.
Pensi di averlo superato ma qualcosa prima o poi ti riapre la ferita e ti rendi conto che sei segnato per sempre. La grande profonda tristezza interiore che accompagna l'esistenza della vittima della pedofilia, lasciatevelo dire da me, è la consapevolezza che la sua sofferenza spesso rischia di rimanere sepolta viva sotto l'omertà. Non ti credono, non ti ascoltano e poi come ti permetti di offuscare la memoria di un tuo parente? Se trovi il coraggio di denunciare ti cancellano, diventi come il pentito, l'infame, il collaboratore di giustizia, sei fuori dalla famiglia. Famiglia mafiosa di merda.

Ora, di cosa mai si accusa il papa tedesco, tanto da provocare lo sdegno di uno Schifani, ad esempio, che parla di "attacco al Santo Padre"? Lo si accusa di aver applicato ai massimi livelli gerarchici le regole di ingaggio. Quelle contenute, in specifico, nel famigerato Crimen Sollicitationis, il manuale di autodifesa del prete pedofilo, approvato da Oltretevere fin dal 1962, che impone il silenzio di fronte alla notizia criminis di un atto di molestia sessuale di un religioso nei confronti di un minore.
Invece di sbraitare a vanvera, si ragioni di questo che, in termini giuridici, si configura come favoreggiamento.

Invece, il morbo berlusconiano che avanza fa scrivere "l'Osservatore Romano" di complotti e, come Schifani, parla di "attacchi al Santo Padre".
E' come per le intercettazioni che smascherano la condotta illiberale e censoria del premier. La colpa non è di chi viene trovato a dire certe cose ma di colui che le ascolta. Si vorrebbe la libertà omertosa di poter delinquere per telefono senza rischio di essere beccati.
La colpa qui non è del New York Times che fa il suo mestiere di giornale pubblicando i dettagli di uno scandalo di proporzioni gigantesche che colpisce la Chiesa fin nei piani alti facendola tremare fin nelle fondamenta, ma di chi osa rompere il muro di omertà e scoprire, perdonate il gioco di parole, gli altarini.
Papi o Papa, a questo punto c'è poca differenza.

mercoledì 24 marzo 2010

Il mattino ha l'oro in bocca

Dà sui nervi ma non mi preoccuperei più di tanto. L'essere offese da lui sta diventando meglio di un complimento. E' un'onorificenza, una medaglia al merito.
Certo, fa rabbia quella sua continua volgare ossessione per le donne, purché siano giovani, carine, gerontofile, a pagamento e decerebrate. E' senz'altro patologica la sua fobia nei confronti delle donne che non rientrano nei canoni di cui sopra, il che ne fa tutt'altro che il seduttore che vuol far credere di essere. Al contrario, il vero dongiovanni "non si picca se sia ricca, se sia brutta, se sia bella...." Giovane o vecchia, "Pur che porti la gonnella..."

Fa rabbia, con le sue battute ripetute in guisa di lobotomizzato, ma consoliamoci. Sono isterismi da ometto. Vive in una corte di eunuchi che battono le manine al suo passaggio. E' un cliente che crede alle balle che gli racconta la professionista. Tipo il "mi hai fatto male" "era tanto che non godevo così", per intenderci. Lui ci crede. Come crede ai puttani maschi che lo circondano e che gli dicono quanto è bravo e genio della politica.

Un Dio particolarmente sadico - ma forse dovrebbe essere un Dio femmina, potrebbe inventarsi per la sua punizione all'inferno nel segno del contrappasso l'obbligo di rivivere in saecula saeculorum, a mo' di incidente probatorio, la riedizione in loop della scena della stanza 237 di "Shining". L'incubo della strafiga che diventa una vecchia in decomposizione. Sarebbe carino.

Santo forse, vedremo, più avanti

Ripropongo un mio pezzo di tre anni fa, in occasione del trentesimo anniversario del brutale assassinio di Monsignor Romero in El Salvador. Sull'altare, mentre sta celebrando la Messa.
Vedrete quanto ne parleranno oggi, di questa ricorrenza, nei TG del Santo Papi. O forse preferiranno andare a cercare con il lanternino qualche improbabile miracolo compiuto da colui che, con la sua connivenza con le logiche imperiali, contribuì a farne un martire. Uno vero. Non un santo televisivo.
Dedicato a tutti i preti che lottano contro i pretacci.


Il 24 marzo 1980, mentre sta dicendo messa e celebrando l’Eucaristia, monsignor Oscar Arnulfo Romero, l’arcivescovo di El Salvador divenuto il difensore dei diritti dei campesinos, viene ucciso da un colpo di fucile sparato da un uomo appartenente ad uno squadrone della morte agli ordini del maggiore Roberto d’Aubuisson, leader del partito di estrema destra ARENA.

Il percorso che conduce Romero al martirio è quello proprio dei santi, che in principio non immaginano nemmeno di poterlo diventare un giorno.
Di origini umili, è figlio di un telegrafista, da ragazzo lavora come garzone per un falegname. E’ un bravo ed umile seminarista e un prete molto tradizionalista. Anche quando si trasferirà nella capitale El Salvador come segretario della Conferenza episcopale salvadoregna rimarrà assolutamente fedele a Roma. Piace agli oligarchi perché si oppone alla nascente “teologia della liberazione” degli "eretici" Boff e Camara.
E’ un prete comodo che non si oppone e che obbedisce senza discutere. Da direttore del giornale diocesano Orientacion attacca il progressismo e tutti coloro che vogliono opporsi allo status quo. E' quasi un reazionario.

Nei feroci anni '70 sudamericani dell’Operazione Condor, la violenza in El Salvador diviene però spietata e selvaggia e colpisce soprattutto i campesinos, che chiedono sempre più ad alta voce giustizia. Il 5 marzo del 1977 Romero è nominato arcivescovo di San Salvador. Lo stesso giorno l’esercito spara su cinquantamila persone riunite in piazza per protestare contro dei brogli elettorali. Un centinaio di persone che si erano rifugiate nella chiesa del Rosario muoiono soffocate dai lacrimogeni lanciati dai militari.

La sempre più frequente vicinanza al lutto, alle tragedie e al dolore dei suoi fratelli scava nell’animo di monsignore, che piano piano, come un Don Abbondio che conquista il coraggio che non si sarebbe mai potuto dare, accetta di mettere in discussione le proprie certezze e di cambiare la propria visione del mondo.
Il punto di non ritorno è l’assassinio del padre gesuita Rutilio Grande, suo amico e parroco di Aguilares, centro agricolo poverissimo. Davanti al cadavere di Padre Rutilio, come un cieco che improvvisamente riacquista la vista, Romero vede in tutta la loro crudezza l’ingiustizia, l’oppressione dei poveri, la violenza sui corpi e sulle menti, le torture e i morti. La luce fa male, e lui non può più tacere nè soffocare il proprio dolore empatico.

Nei tre anni che lo separano dall’appuntamento con una morte preannunciata in vari modi, tanto che una volta dirà: “Se mi uccidono risorgerò nel popolo salvadoregno”, denuncia le torture e gli omicidi, parla alla radio, sostiene attivamente l’opera di Marianella Garcìa Villa, l’avvocato che raccoglie tutte le denunce contro la violazione dei diritti umani. Conforterà Marianella dopo la brutale violenza che i militari le faranno subire.
Va perfino a Roma con un corposo dossier sui crimini contro l’umanità nel suo paese a chiedere al Papa aiuto e comprensione. Ne riceverà solo un paternale rimbrotto: "Lei, signor arcivescovo deve sforzarsi di avere una relazione migliore con il governo del suo paese…" e un freddo invito a non opporsi alla lotta contro la sovversione.
Il santo subito negherà al vero santo, ma mai riconosciuto tale, l’aiuto per il suo popolo disperato.
Non solo, ma quando verrà pubblicato il cosiddetto terzo segreto di Fatima, il Papa polacco ruberà la scena e vorrà vedere se stesso nel vescovo vestito di bianco che cade sotto i colpi dei soldati ai piedi della croce e non piuttosto il monsignore sudamericano, morto veramente da martire sull’altare, con il proprio sangue che si mescola nel calice a quello di Cristo.

Il giorno prima di essere assassinato, domenica 23 marzo, nell’ultima omelia diffusa per radio, Romero aveva detto: “Durante la settimana, mentre vado raccogliendo le grida del popolo, il dolore per così grandi delitti, la ignominia di tanta violenza, chiedo al Signore che mi dia la parola opportuna per consolare, denunziare, chiamare a pentimento (…). Desidero fare un appello speciale agli uomini dell’esercito e in concreto alla base della guardia nazionale, della polizia, delle caserme. (…) In nome di Dio, in nome di questo popolo sofferente, i cui lamenti salgono al cielo ogni giorno più tumultuosi, vi supplico, vi chiedo, vi ordino, in nome di Dio: cessi la repressione!”.

Il martirio di monsignor Romero nasce dal suo essersi ribellato all’ordine costituito sia clericale, le gerarchie vaticane, sia secolare, incarnato dal potere dittatoriale allevato e nutrito a pane ed anticomunismo dalla School of the Americas di Fort Benning, USA. Quel potere oligarchico e fascista che doveva a tutti i costi impedire che i popoli sudamericani si emancipassero dalla situazione di sfruttamento e asservimento feudale nel quale avevano sempre vissuto. Un potere a parole difensore dei valori cristiani ma tanto sprezzante nei confronti di Cristo da arrivare a sparare ai preti sull’altare.

Da quell’ultima messa sono trascorsi trent'anni, durante i quali sono stati nominati più di 456 santi e 1288 beati ma non Monsignor Romero, non abbastanza santo per un Vaticano timoroso di riconoscere un vero martire ma dell'anticomunismo.
D’Aubuisson, invece, prima di morire di cancro, impunito per i suoi crimini, nel 1984 ricevette a Washington un’onorificenza da parte di alcune organizzazioni conservatrici per il suo “contributo alla lotta contro il comunismo e per la libertà”. Cose che capitano.

Qui di seguito due estratti video da una puntata di "La storia siamo noi":
L'ultima omelia e L'assassinio di Monsignor Romero

martedì 23 marzo 2010

Fetofili

A loro non interessa che vinca le elezioni uno che ha eletto la prostituzione fisica e mentale a modello di vita, che corrompa la gioventù con ideali di arricchimento facile e senza scrupoli e che disprezzi la Giustizia e la legalità. Uno che se non avesse tutti quei denari non potrebbe accostarsi alla S. Comunione come succede ad un qualsiasi divorziato e risposato.
A loro importa solo che non vinca un candidato laico, uno che potrebbe dimostrare che si può vivere onestamente ed eticamente anche senza di loro e il loro continuo intromettersi nella vita e negli uteri delle donne. Perchè vogliono tenere ferma la Repubblica mentre il malaffare la stupra e far di tutto perchè ci resti pure incinta.
Pretacci.

lunedì 22 marzo 2010

Ricalcolo!

Sono infinitamente grata a tutti coloro che in questi giorni in rete, perchè in TV va in onda solo fantascienza, si sono indaffarati a ricalcolare, una volta per tutte, le capienze delle varie piazze romane da manifestazione. Spero che le cifre pubblicate servano ad evitare che in futuro vengano sparate dagli organizzatori di qualunque manifestazione e dico proprio qualunque e di qualsiasi colore, ci tengo, cifre ai confini della realtà, tipo i 2.500.000 di Veltroni nel 2008 al Circo Massimo o il milione di comparse papiminkia Massimo al Circo di sabato scorso.

Ricordando, a futura memoria, che la capienza di una piazza si calcola sulla base teorica di quattro persone per metro quadro e moltiplicando quindi la superficie totale per quattro, ecco le cifre delle quattro principali piazze romane, in ordine di grandezza. (Grazie al Tafanus che ha ripreso gli articoli da ANSA e Messaggero.)

Circo Massimo: 140.000 mq, capienza max teorica 560.000 persone
Piazza S. Giovanni: 39.100 mq, capienza max teorica 156.000 persone
Piazza del Popolo: 17.100 mq, capienza max teorica 68.400 persone
Piazza Navona: 12.970 mq, capienza max teorica 51.880 persone

Teniamo a mente inoltre che, se da un lato anche le strade antistanti possono contenere folla e contribuire a far numero, è altresì vero che palchi, cordoni di polizia, transenne e camionette varie riducono la capienza complessiva della piazza.

Diamo anche alla Questura ciò che è della Questura ed associamoci alla riprovazione per lo scarso senso dello stato dimostrato dal Chiquito Banana e da Gasparri che hanno provocato un certo malumore tra i poliziotti del COISP. Sono tremendi questi del partito dell'amore. Perfino la polizia diventa comunista quando non si piega ai voleri del nano ingrifato di potere.

In quanto al Cavalier Flop, è ormai ufficiale che la piazza più affollata che riesce ad ottenere è quella che ha in testa.

sabato 20 marzo 2010

Nu milione



E la Questura.... la Questura, che dice?
A me paiono quattro gatti.
Secondo la Questura erano 150.000.

(Post in progress)

Grazie a Roberto Cirignano per l'ispirazione del video.

La cultura dell'elemosina

Che questo governaccio sia profondamente fascista fin dentro agli aminoacidi del DNA, del fascismo leccaricchi dei gerarchi più che di quello di Mussolini, lo dimostra la sua cultura dell'elemosina, del governo che fa e graziosamente concede per lascito, per generosità del Sire, più che per dovere.

Il gerarca coordinatore Denis Verdini, compagno di merende di Balducci, membro onorario della cricca magna-appalti della Bertolaso S.p.A. (Società per Arraffare), nella lettera inviata ai responsabili abruzzesi del partito, incaricati di reclutare terremotati da deportare a Roma per il nanoday, ci offre questi nobili concetti, direttamente estrapolati dalla mentalità neocoloniale del partito del Bauscia Re per il quale, appena usciti da Milano, siamo nel Terzo Mondo dei bisognosi:

"GLI ABBIAMO dato le case, non posso credere che gli abruzzesi beneficiati non vengano in piazza a San Giovanni".
"Trovo che avete difficoltà a raggiungere l'obiettivo fissato di 50 pullman per l'Abruzzo".

Sa, marchese, gli abruzzesi avrebbero altro a cui pensare, con un centro storico ancora invaso dalle macerie di un anno fa, con branchi di sciacalli che si sono arricchiti sulle loro disgrazie, con case consegnate si, ma che cadono già a pezzi perchè sono state realizzate dagli amici degli amici.
Non importa. Secondo Verdini la ricetta è "andare nei quartieri ricostruiti dove sono state consegnate le case a 40 mila persone, con un semplice megafono, reclamizzando la manifestazione romana e sollecitando quelle persone a ringraziare Berlusconi venendo in piazza San Giovanni".
"Non posso credere che quella popolazione beneficiata non riempia cento pullman oltre a quelli già organizzati".

Come è ovvio, dopo averti fatto l'elemosina, il ricco te la rinfaccia sempre: la casa ricostruita, secondo il Denis, "vale almeno il doppio" di quella che avevi prima, ingrato d'un aquilano.

Questa roba vomitevole mi ha fatto ritornare in mente le usanze del nostro passato fascista, delle quali ho parlato in un post tempo fa:

"Il 19 febbraio 1937 Rodolfo Graziani, per festeggiare la nascita a Napoli dell’erede al trono Vittorio Emanuele, convocò nel suo palazzo di Addis Abeba un bel po’ di notabili locali e qualche centinaio di poveri, ciechi e storpi ai quali annuncia che farà l’elemosina di due talleri d’argento."

Anche adesso come allora il regime non parla a cittadini ma a sudditi e, se questi sono stati tanto sfortunati da subire un terremoto, li considera automaticamente straccioni da aggregare alla massa dickensiana dei bisognosi ignoranti ai quali è convinto di riuscire a strappare un voto in cambio di qualche roboante promessa. La falsa promessa di aumentare le pensioni al minimo, l'elemosina della Social Card, ricordate? I vari bonus che periodicamente questi cialtroni pensano di farci cadere nel piattino perchè stiamo buoni e continuiamo silenziosamente a leccare.
Questo mentre loro pagano la prestazione di una puttana quello che noi guadagnamo in un mese.

Non so cosa abbiano risposto gli aquilani ai megafoni del PdL. Ci voleva un vaffanculo da smuovere i pennini del sismografo.

venerdì 19 marzo 2010

Il vecchio che avanza

Qualcuno lo dica al vecchio. Qualche badante-suggeritore della serie "presidente, non esageri" si prenda la responsabilità di metterlo in guardia. Berlusconi sta diventando come uno di quei personaggi che si trovano sempre negli ultimi residuati di istituzione psichiatrica. L'ossessivo compulsivo che inveisce contro i suoi nemici invisibili e che oramai gli altri ospiti e il personale medico e paramedico non ascoltano più.

Ieri di fronte ad una sala semivuota, perchè ormai per sopportarlo, persino per i suoi papiminkia, ci vuole una sorta di push-up mentale ed un forte incentivo in denaro (vedi i 100 euro pare promessi a comparse arruolate tra i disoccupati per la manifestazione di domani), ha tenuto a Napoli uno dei suoi comizi all'insegna dell'amore facendosi prendere invece dalla solita ira. L'ira che gli muove pericolosamente il settimo facciale nonostante il botulino e i postumi dell'imbalsamazione, deformandogli il volto in una smorfia da gargoyle. Sembra uno al quale, dopo che il cane gli ha portato via mezza faccia, abbiano riattaccato la mascella di un altro tirando troppo la parte superiore, con un preoccupante effetto Joker finale. Altro che Paperone e Gambadilegno.

A parte il look inquietante da dead man talking, è la sua mentalità che sta diventando sempre più decrepita. L'emblema di una politica consunta e demodé. Roba che perfino Napolitano pare il leader di una boy band.
Ha parlato dei nostri problemi, della crisi? No, ha inveito contro i suoi soliti comunisti a vento. Del resto cosa ti vuoi aspettare da uno di 150 anni che vuole arrivare a 72?

''Vedo un cartello lì in fondo: 'Silvio ci devi liberare dai comunisti'. Ebbene, sono qui per questo!''
Santa Polenta martire, ma siamo ancora a questa roba? A questi numeri da avanspettacolo concordati con il figurante cartellomunito? Numeri che, tra parentesi, ripete ogni volta che si presenta in pubblico? Vedrete, domani dirà la stessa cosa a Piazza San Giovanni, alla stessa comparsa con il medesimo cartello.

Si ma, i rifiuti che sono ricomparsi a Napoli?

"Se non ci fossimo stati noi a scendere in campo i comunisti avrebbero avuto il 92% dei seggi". Si, addio, questo si confonde con l'Albania di Enver Hoxha di trent'anni fa.

L'unica cosa che gli migliora con l'età è la capacità di sparare palle da cannone sempre più grandi e sempre più in alto. La più bella di ieri è senza dubbio questa:

"In tre anni sconfiggeremo la mafia, la camorra e la 'ndrangheta".

Ingrato. Pensare che anche Totò Riina e Matteo Messina Denaro sono tanto impegnati a combattere i "comunista".

P.S. Dovessimo ricevere anche noi un SMS come quello di cui sopra, è lecito rispondere con un inevitabile vaffan....?

mercoledì 17 marzo 2010

Silvio nel bunker brioche mode

"Imponente la mobilitazione studiata dai coordinatori del Pdl per sabato. Saranno 3 mila i pullman da tutta Italia, 3 i treni speciali - due Freccia Rossa da Torino ribattezzati per l'occasione "Freccia Azzurra" - un traghetto dalla Sardegna e svariati charter. Ieri a Piazza San Giovanni si allestiva già il grande palco di 400 metri quadrati. Due cortei partiranno dal Circo Massimo e da Largo Colli Albani (quest'ultimo organizzato dal movimento giovanile e guidato dal ministro Giorgia Meloni), per confluire in piazza dove Silvio Berlusconi dalle 18 terrà uno dei suoi comizi fiume. Al suo fianco, i 13 candidati governatori del Pdl, ai quali il premier farà firmare un "patto" governo-Regioni. La colonna sonora dell'evento, come nella Piazza San Giovanni del 2 dicembre 2006, è affidata all'orchestra targata Mediaset di Demo Morselli. A San Giovanni ci sarà anche il debutto dei "promotori della libertà", la nuova guardia scelta che il Cavaliere ha affidato alla Brambilla". (Repubblica, oggi)

«Però adesso diamoci da fare, perché se sabato non gli portiamo in piazza un milione di persone andiamo tutti a casa». (Fabrizio Cicchitto, ieri).

Uno abituato a fare i conti della serva che legga le cifre di cui sopra si domanda: e chi paga? Il PdL, Publimedia, quindi lui dal suo portafogli, o noi? Mi sa la seconda che ho detto. Si chiamano rimborsi elettorali.
A proposito, non erano quei komunisti della CGIL ad essere ridicoli perchè organizzavano i pullman con gli iscritti da portare alle manifestazioni con il panino al salame nello zaino per far numero? Quando si dice avere la faccia come il culo.

Insomma, sarà deportazione di massa per migliaia di fighetti e fighette appena sfornati caldi caldi e a ritmo forzato dagli stakhanov del suo papiminkificio. Bellocci dal vuoto penumatico in testa pronti a fare la ola in presenza del vecchio iroso per un buono acquisto da Carrefour e una pacca sulle spalle o sul sedere a seconda del sesso di appartenenza. Peccato non avere una Leni Riefenstahl che consegni alla cinepresa la memoria dell'evento.
Se non saranno proprio proprio 500.000 o un milione il Tronfio della Volontà incaricherà la Industrial Light and Magic di George Lucas di riempire la piazza con l'ausilio del CGI, degli effetti speciali. Tante capoccette di fiammifero elaborate al computer come spettatori, come per il "Gladiator" Massimo Decimo Meridio. Tanto Dimezzolini e la Claretta Petruni glielo manderanno in diretta al TG1 con i goccioloni agli occhi parlando di adunata oceanica da oltre due-tre milioni di persone. Vedremo se la questura avrà il coraggio di ridimensionare le cifre come al solito. Sono curiosa.

Poveretto, mi fa quasi pena. Sarà solo un'impressione ma ha l'aria di uno che ha una fottutissima paura di perdere. Perdere giocando da solo, s'intende, il che è ancora peggio. E perdere il suo potere, mica una stupida elezione regionale. Si è barricato nel bunker e venderà cara la pelle del nano.
Non è un mistero che il suo tocco magico stia scaricandosi. E non lo diciamo noi che lo teniamo amorevolmente tra una gonade e l'altra sin dal proclama del collant e che lo consideriamo un pericolo mortale per la democrazia solo per aver letto tanti anni fa il libro di Giuseppe Fiori "Il Venditore".
Lo dicono gli elettori di destra e quelli moderati, quelli che si illude accorrano in massa in piazza a loro spese di sabato pomeriggio invece di andare al centro commerciale con il carrellone, per puntellarlo come la Torre di Pisa pericolante di "Amici Miei."
I moderati non vanno in piazza perchè la piazza non appartiene loro. Tanto lo vedono comodamente in televisione ogni santo giorno, che bisogno c'è di scomodarsi? All'epoca di Benito mica c'era la TV, per forza dovevano spingersi fino a Piazza Venezia.

E' ormai in briosche mode irreversibile. Si aggrappa alla televisione pensando che alla gente basti l'illusione di qualche lustrino per scacciare la crisi, come negli anni ottanta. Strapazza i suoi scherani, svillaneggia i sottoposti, minaccia ritorsioni e punizioni tremende. Toglie dalla televisione i programmi che mettono a nudo le sue magagne e si incazza se i direttori e i sottocoda non fanno come vuole lui. E' completamente impazzito.
Ha chiesto invano nei giorni scorsi a Tremontino una sparata fiscale da mandare in onda in stile videodrome del tipo "vi toglierò l'I.C.I." Un bel "tasse azzerate per tutti" o roba del genere e "regalerò un croissant alla crema a tutti" ma perfino il signor commercialista ha fatto spallucce. C'è un limite anche alle balle che si possono spacciare agli elettori, soprattutto in tempi di crisi nera come questa. L'effetto Marie Antoinette è sempre in agguato ed è meglio non stuzzicare le tricoteuses che dormono.

Gli elettori moderati, coloro che lui invoca invano, si aspettano come tutti gli elettori, ma questo forse lui non so sa, che uno sappia governare. Che faccia qualcosa.
Che sia un governante incapace e protettore di un sistema corrotto lo sta dimostrando il marcio che è emerso dagli ultimi scandali sulla cricca degli appalti e delle clientele. Agli italiani, pur ottenebrati dal berlusconismo, il politico che ruba non va giù. E' il motivo per il quale è nata la Lega.
La crisi gli sta soffiando sul collo e, in economia reale, non ci sono prestigi che tengano. O sei capace di governare o non lo sei. Lui non lo è, modestamente, eppure si crede insostituibile.
L'ultima minchiata è che vuole vivere 150 anni grazie alle cellule staminali. Proprio quelle che lui ha proibito con la legge contro la fecondazione assistita. Si, vabbè, ma se si tratta di tener su le gorge imbalsamate di un vecchiaccio vanitoso si potrebbero anche sacrificare dei feti. Con la benedizione di qualche prete compiacente, pure.
150 anni! Vedete, non è perchè ha paura di morire. E' che non sopporta un mondo senza di lui dove non possa continuare ad imporsi e a rompere i coglioni. Noi questo mondo lo concepiamo benissimo, come mai?

Non è colpa delle toghe rosse, delle procure e della persecuzione se è alla frutta. Chi gli ha dato una fenomenale mazzata, incredibile a dirsi, è stata soprattutto sua moglie. E' da allora, dalla lettera di S. Veronica ai Papiminkia dopo la storia di papi e di tutto il puttanaio a seguire che lui ha perso dei colpi e sta scivolando a fondo valle. Il fatto che sia incapace di pensare a qualcosa che non siano i suoi fatti personali e giudiziari ha fatto il resto. Il Parlamento è okkupato in permanenza per risolvere le sue beghe. All'estero ci fa fare figure di merda a mitraglia. I poteri forti e deboli si augurano che si tolga di mezzo. Fini sta pensando giustamente al futuro. Un futuro senza Berlusconi.

Vedrete, accanto nel bunker gli rimarranno solo qualche Eva Braun in perizoma, un pastore tedesco e Sandro Bondi.

lunedì 15 marzo 2010

Votare... oh, oh!...

"L'ossessione per la televisione", titola questa mattina su Repubblica il suo pezzo Curzio Maltese. Dove si parla di Berlusconi che si sbatte dalla mattina alla sera, tralasciando di pensare ai problemi del paese che ama - ma questo si sapeva, per controllare che non scappi un venticello a lui contrario dagli schermi televisivi. E perchè? Perchè le televisioni contano, eccome se contano e come la serva servono, come ben sa lui che di televisioni e propaganda se ne intende. Anzi, forse è l'unica cosa di cui si intende davvero, a parte la Teoria della Menzogna di cui è gran maestro supremo e cintura nera.

Già, che la televisione possa influenzare l'opinione dell'elettorato di paranza si, ma purtroppo più numeroso, con la conseguenza di mandare un potenziale dittatore al governo, andatelo a dire alla cosiddetta "opposizione" del piddì che dice sempre "ci arriviamo" quando le ricordano la sconcezza del mancato argine legislativo al mostruoso conflitto di interessi di Berlusconi.
Gli inetti del piddì hanno governato ben due volte negli ultimi anni e se siamo giunti a questo livello di oscenità mediatica à la Dimezzolini e di corruzione di ogni organo di controllo democratico del pluralismo è solo colpa loro. Si perchè almeno quando salì al trono Prodi l'ultima volta, seppure a spinte, la allora dirigenza RAI nominata in precedenza da Berlusconi affinchè presidiasse il fortino del servizio pubblico con il coltello tra i denti avrebbero potuto cacciarla a calci in culo, con la scusa che era cambiato il governo e quindi gli equilibri politici. Invece no. Misero il descamisado Riotta al TG1 a far finta di parteggiare per la sinistra. Uno che il primo giorno da direttore esordì con un'intervista a pelle di leone a Henry Kissinger, figuriamoci, e continuò dicendo male del governo un giorno si e l'altro pure, per far vedere quanto era libero di criticare il governo. Per buon peso, ai piani alti della RAI, i piddini lasciarono tutti B-Men di provata fedeltà al padrone.

Scusate se insisto ma la chiave dell'attuale porcaio sta tutta nel "Berlusconi lo sa fin dal '94 che non gli avremmo toccato le televisioni." Bisogna continuare a citofonare Violante e Fassino, a scampanellare ben bene la nostra indignazione. Credo, tra l'altro, sia l'unica promessa mantenuta dalla classe politica italiana in duemila anni.
Vergogna, vergogna, vergogna. Collaborazionisti, come ho titolato il box qui a fianco ad imperitura memoria con il filmato che ogni elettore democratico dovrebbe portare sul telefonino nel caso avesse bisogno di liberarsi lo stomaco.

Non paghi di aver lasciato che il fiume berlusconiano tracimasse ed inondasse ogni mezzo di informazione con il suo putridume di corruttela, prostituzione e lenocinio, mettendo a repentaglio una cosuccia come la nostra sudata democrazia, conquistata anche grazie al sangue dei loro genitori, i figli degeneri ora hanno il coraggio di venirci a chiedere un voto alle regionali.
E' partito il solito ricatto. Non vorrete mica far vincere Berlusconi? Bisogna andare a votare. Sottotitolo: per noi che siamo l'Opposizione. Ma davvero?

Trovo sconcertante, sinceramente, che gli elettori del PD non provino la mia stessa indignazione per la mancata soluzione del conflitto di interessi da attribuire alla loro incapace classe dirigente, la stessa voglia di bastonarli ben bene da Bersani in giù. Che si prestino a far finta di niente, come se non fosse anche loro la colpa del dilagare di questo fascismo catodico di merda.

Poche ciance. Io il mio voto a questi disgraziati del PD non lo do più. Neanche morta. Possono piangere in cinese, come diceva la mia nonna.
Dicono che si tratta di elezioni regionali e non di politica nazionale. Certo, verissimo, ma chi è che tiene in ostaggio l'Italia tenendole un coltello alla gola, e considera ogni giorno un test del tipo vita o morte sul suo potere personale? E chi è che gli regge il sacco da oltre dieci anni, che gli ha permesso di sequestrare la politica a suo vantaggio, votandogli tutte le leggi ad personam e partecipando vergognosamente al banchetto della politica pappona? E' Berlusconi che non ci permette di parlare d'altro che di sé e chi doveva arginare la sua follia sta lì a pettinar bambole in attesa non si sa di cosa. Di un fulmine che dal Cielo risolva il problema?

Continuo a pensare che votare si debba, se non altro per non far rivoltare nelle tombe quelli di cui sopra che lottarono e dettero la vita per restituire a noi teledecerebrati la Libertà. Votare è un diritto ma soprattutto un dovere. Quindi?
Votare scheda bianca è pericoloso perchè, è già successo, con le schede bianche si possono fare dei giochetti come farle sparire. Votare scheda nulla impedisce i giochetti ma è solo un atto di pura protesta fine a sé stessa.
Si può votare solo chi si oppone, restituendo senso a questo verbo, a questo regime. Mi dispiace se si chiama Di Pietro, Grillo o Pinco Pallino e a qualcuno brucerà che non siano i "grigi compagni del PCI" come diceva Gaber.
Io so chi non devo votare: l'invasore e i suoi collaborazionisti. Così è se vi pare.

domenica 14 marzo 2010

Dimezzolini

C'era una volta, tanto tanto tempo fa, la televisione.
Era un servizio pubblico, chiamato RAI, lottizzato dai partiti esattamente come oggi, con un partito dominante come la Democrazia Cristiana di Andreotti e Fanfani e quindi era una TV bacchettona e pretaiola.
Poteva capitare che ballerine tedesche troppo spogliate nell'unico varietà esistente del sabato sera - con un costume che oggi potrebbe fungere tranquillamente da burkini in una piscina islamica - venissero coperte, per decreto censorio proveniente dai piani alti di Viale Mazzini, da un bel collantone 60 denari.
Eppure, anche se i telegiornali erano letti da fini dicitori che ripetevano veline democristiane a pappagallo, non si avvertiva la sensazione di essere in un regime come succede oggi.

C'era una volta, un po' meno tempo fa, la televisione cosiddetta "libera". Tolti i paletti democristiani e piantati i garofani socialopportunisti, caddero non solo i collant ma anche le mutande, come ci ha raccontato "Videocracy".
Nel giro di vent'anni ci ritrovammo dalle calzamaglie delle Kessler a Moana Pozzi nuda in studio, senza neppure un cache-sex a proteggere la sensibilità dei telespettatori. Bisogna dire che era troppo perfino per la TV bordello di Berlusconi e che il programma, "Matrioska", cadde sotto la mannaia della censura. Più per lo Scrondo satirico di Disegni e Caviglia che per Moana, per la verità.

Nella televisione preistorica ed in quella più recente, pensate, poteva accadere che conduttori molto popolari venissero redarguiti o addirittura cacciati perchè si erano sfogati in diretta di qualche problemuccio personale. Non ricordo bene ma - forse era la Bonaccorti, di un fatto del genere, di una censura ad una conduttrice rea di eccessiva confidenza con i telespettatori, ne parlarono perfino i giornali.
"Non si utilizza il servizio pubblico radiotelevisivo per scopi personali".

Venne poi un signore che scese in politica per non finire in galera che utilizzò forse lo stesso collant delle Kessler per coprirsi le rughe sull'obiettivo della telecamera, recitando un proclama che sembrava preso pari pari dal monologo del beccamorto dell'inizio del "Padrino".

Grazie a questo signore arrivarono i telegiornali con le ospitate quotidiane a tutto l'avvocatume dei peggiori delinquenti, per il quale gli imputati erano ovviamente innocenti, nonostante le coda del sorcio gli pendesse ancora dalla bocca. Vennero due o tremila puntate-pollaio di Porta a Porta in difesa della Franzoni e furono perfettamente tollerate. L'allarme scattò solo quando "Anno Zero" si occupò dei processi del Signore dei Collant.

Oggi la televisione non esiste più. E' un contenitore unico di immondizia dove può passare di tutto, perfino la figa, purchè la monnezza venga inframmezzata dalla pubblicità pagata al Signore dei Collant. La RAI non è più un servizio pubblico ma una dependance dell'immondezzaio principale Mediaset. E' ridotta ad una discarica di rifiuti speciali che si concentrano soprattutto nei telegiornali, ormai inguardabili da tanto che sono sfacciatamente nanofili, addirittura più di quelli della casa madre.

"Mi vogliono dimezzato", ha piagnucolato il Dimezzolini nell'editoriale-sfogo mandato in onda in prime time dopo la scoperta degli altarini telefonici nei quali si dimostrava, se ancora ve ne fosse stato bisogno, che lui è un pretoriano mediatico del padrone della TV. Messo lì non a caso ma per uno scopo ben preciso. Presidiare.
C'è di tutto in quel filmato del Dimezzolini dimezzato: tutto ciò che una volta non sarebbe stato permesso, perfino ai tempi di Bernabei. Utilizzo personale del servizio televisivo ancora pubblico, almeno nominalmente; abuso di posizione dominante, dispregio della par condicio - dov'era la controparte? ed anche una buona dose di pornografia del tipo P.O.V.
Un autoservizietto pubblico, in pratica.

mercoledì 10 marzo 2010

Legittimo impedimento

Pare che la sera del famigerato decreto salva-la-sua-lista siano volati gli stracci al Quirinale, con il caimano che sbraitava con Napo sostenendo che della sua firma avrebbe potuto anche fare a meno.
Oggi si è rivoltato come una vipera contro un malcapitato reo di avergli fatto una domanda durante una conferenza stampa. Pensate, poveretto, è veramente inaudito. Una domanda! E' stato addirittura ripreso da un suo sottocoda, che lo ha apostrofato: "Presidente, non esageri", prima che uno dei suoi basterdi, il Benito Maria, manomettesse il detto Carlomagno a spintoni per allontanarlo dalla vista dell'iroso sire.

Non mi meravigliano queste sbroccate da cane rabbioso stile Adolfo nel bunker. Si vede che butta fuori rabbia da ogni poro. Gli si muovono persino i muscoli facciali nonostante il botulino. Ha una brutta cera. Il fondotinta non gli sta più su, pare che gli si disfi la faccia. Se i capelli non fossero dipinti a trompe-l'oeil, penserei che un giorno o l'altro, per una mossa sanguigna, gli potrebbe andare di traverso il parrucchino come Mastro Ciliegia.
E' nervoso. Il suo gradimento e quello del suo governaccio è ai minimi storici e fossi in lui mi preoccuperei del fatto che gente sicuramente dalla sua parte politica comincia ad averlo sulle balle. Serpeggia il malumore nelle sue fila e sempre più Pietri iniziano a rinnegarlo pubblicamente.

Durante la lite con Napolitano pare che abbia minacciato il Presidente della Repubblica riottoso di "scatenargli la piazza contro". Qui francamente non lo seguo.
Si è sempre lamentato che il suo partito non aveva una base e un radicamento sul territorio. Il suo popolo è una creazione virtuale, è composto da utenti televisivi e clienti della pubblicità, individui per la maggior parte politicamente analfabeti, che non scendono certo in piazza perchè è un gesto a loro sconosciuto.
Il suo popolo è fatto della gente secondo la quale chi va in piazza a protestare è un comunista delinquente e se crepa colpito da una revolverata gli sta bene perchè doveva restare a casa sua così non gli sarebbe successo nulla.
A parte qualche centinaio di comparse prezzolate avanzate dal casting del Grande Fratello, pensa veramente di riuscire a smuovere le partite IVA, i bottegai, le sciurette, i parvenu e i legaioli con la negrofobia, oppure gli operai che lo votano, tutti troppo preoccupati in questi giorni del loro, di culo, a causa della crisi, piuttosto che del suo?
Ecco, questo è il suo limite ed il tallone d'Achille. E' un miliardario, non sa quanto costa la fettina di vitello al chilo se qualcuno, pagato per farlo, non glielo dice. Prima o poi entrerà anche lui in "briosche" mode. E' inevitabile.

Sbaglia a confidare tanto nei suoi elettori che, tra l'altro, essendo sempre gli stessi da due anni cominciano a puzzare. E poi gli italiani sono politicamente infedeli. Delle vere puttane. La danno al dittatore del momento, si, ma se si stufano, allo stesso dittatore sono pronti a pisciargli in faccia e a sfondargli il cranio a calci. Gli italiani sono degli opportunisti.
Enrico Mattei diceva che per lui la politica era come un taxi. Saliva, si faceva portare dove voleva, pagava la corsa e scendeva. Gli italiani la pensano allo stesso modo. Berlusconi è un taxi che doveva portarli nel Paese dei Balocchi in dieci minuti e invece da anni sta solo facendo il giro largo per far girare il tassametro. Quando si saranno stufati veramente scenderanno si, ma dal taxi e ne piglieranno un altro, oppure l'autobus. Ma non creda che facciano la rivoluzione per il tassista. Se si potesse usare il televoto da casa, magari si. Ma scendere in piazza proprio no. E' da comunisti.

lunedì 8 marzo 2010

Altro che mimosa

Non ho visto "Avatar" ma "The Hurt Locker" è un film bellissimo e per nulla convenzionale. Lo sceneggiatore è lo stesso Marc Boal che ha fornito il soggetto per "Nella valle di Elah", altro film sulla guerra in Iraq interpretato da Tommy Lee Jones e Charlize Theron. Se quella era la storia di un padre alla disperata ricerca di un figlio scomparso nel gorgo della brutalità della guerra e delle sue conseguenze sull'animo umano, sulla guerra che ti rovina per sempre, "The Hurt Locker" racconta le giornate di una squadra di sminatori all'opera in un ambiente dove la bomba che ti farà esplodere può nascondersi dappertutto, nel vero senso della parola.
Nella scena più crudamente realistica e sconvolgente, il protagonista è costretto a disinnescare un ordigno nascosto all'interno del cadavere di un ragazzino che gli americani conoscevano perchè vendeva loro i DVD taroccati.

Non so se sia militarismo raccontare queste ultime guerre moderne affondando il bisturi nel loro aspetto più terribile, ovvero il sadismo con il quale si studiano i modi per uccidere il nemico. Se l'esercito imperiale usa il fosforo bianco e l'uranio impoverito, la resistenza sfrutta il senso di pietà che ti ispira il corpo morto di una bambino facendotici avvicinare perchè non immagini certo che possano essere arrivati a tanto. A nascondergli nella pancia una bomba.
E' militarismo questo? E' esaltazione del machismo? L'unico problema è che la Bigelow non è capace di dirigere commediole ambientate nel circolo del cucito ma è dannatamente brava nel raccontare storie di maschi, in questo caso combattenti. Maschi con due palle così, tutto testosterone, è naturale. Altrimenti non starebbero lì a maneggiare timer e fili rossi e blu.
Militarismo femminile? E dove sta scritto che una donna non possa raccontare una storia di guerra dalla parte dei soldati imperiali, per giunta firmando un capolavoro?
No davvero, siamo ancora alla vecchia questione, risalente ai tempi dell'Eastwood Ispettore Callaghan, del film americano "criptofascista"? Che tristezza.
L'unica attenuante che trovo a tanta meraviglia (maschile) di fronte al trionfo della Bigelow, parandosi dietro alla questione militarismo, è che la situazione è obiettivamente straniante. Una fascinosissima signora vince con un duro film di guerra contro i tecnopuffi blu dell'ex marito che credeva di stupire anche l'Academy con effetti speciali.
Semplicemente la realtà ha vinto sull'overdose di fantasia. Non c'entra il fascismo, la femminilità, la virilità e quant'altro. E' da secoli che le donne si occupano di problemi reali mentre gli uomini stanno a baloccarsi con i castelli in aria.

C'è anche il fatto che alcuni maschi fanno una fatica tremenda ad ammettere il talento femminile, soprattutto quando è impiegato in campi considerati maschili. Ancor più difficile è accettare che il talento femminile superi il loro di parecchie lunghezze.
Se c'era un'immagine da postare per celebrare l'8 marzo, questa non poteva essere più significativa. Una donna vince l'Oscar come miglior regista dell'anno battendo il suo ex marito, anche lui regista, sul campo. Il gesto è scherzoso, indubbiamente, ma pensate che se avesse vinto Tarantino James Cameron avrebbe provato l'impulso di strangolarlo?

domenica 7 marzo 2010

Ma lo volemo blocca' sto pupazzetto?

La vignetta farà sorridere soprattutto i farmvillici ma ciò che segue non fa ridere per niente e dà un'idea solo parziale del pozzo nero intasato nel quale stiamo affondando a fauci ben aperte.
Un po' di cifre, tratte direttamente dall'ultimo intervento di Marco Travaglio su "Passaparola" e dal suo libro "Ad Personam".

Negli ultimi 15 anni sono state varate ben 36 leggi ad personam a favore direttamente di Silvio Berlusconi e delle sue aziende e cinque stanno attendendo che si compia l'iter parlamentare per essere approvate, vedrete, dal "Peggiorista" che non può esimersi dall'avallare ogni porcata governativa. Mi riferisco al Lodo Angelino, alle leggi su Processo Breve, intercettazioni, legittimo impedimento, ecc.
Altre leggi sono state approvate per i suoi amici e gli amici degli amici, a favore della casta, di potenti vari e di altre aziende (ad esempio Telecom), per un totale di 105 leggi ad personas. Leggi di cui noi semplici cittadini non abbiamo beneficiato per un par di ciuffoli.

Queste leggi, e qui la rabbia raggiunge livelli di bile blu se non viola, non sono state approvate tutte dalle maggioranze di centrodestra "maanche" dai collaborazionisti del PD, il partito bestemmia, durante i loro inutili governicchi. Tanto quando si avvicinano le elezioni dicono "Votateci, per l'amor d'iddio, che se no vince Berlusconi". Cioè, gli reggono il sacco dalla mattina alla sera ma se si va a votare non bisogna credere alle sirene dipietriste e frantumare la Sinistra, bisogna votare gente come D'Alema e Fassino o il segretario Sor Pampurio con il tono da preanestesia Bersani. Tutta gente che continua a far scorrazzare l'omarello libero per la fattoria Italia senza pensare di bloccarlo con le armi della legalità. Per esempio ponendo fine al banalissimo conflitto di interessi. "Lo faremo, lo faremo" ripeteva l'ossuto Fassino a Piero Ricca che glielo ricordava, ricordate?

Ma non è tutto. Tutti i giorni i berlusconidi parlano di riformare la Giustizia, che nel loro linguaggio significa tarpare le ali ai magistrati che vogliono combattere l'illegalità diffusa e la corruzione di una classe politica peggiore di quella della Prima Repubblica.
Orbene, sempre nei quindici anni in oggetto sono state varate più di 180 leggi di riforma della Giustizia. Riforme o meglio zeppe che hanno portato la durata dei processi penali dai 1457 giorni in media del 1999, pari a quattro anni circa, ai 1805 giorni in media dell'ultima rilevazione del 2003. Ad un costo per il cittadino italiano di 2,2 miliardi di euro. Meditate papiminkia, meditate quanto vi costa parare il culo al vostro nano di riferimento.
Sempre nell'ambito della Giustizia, grazie alle leggi porcata come indulto & C., vengono applicate 180.000 prescrizioni all'anno, ovvero 465 reati al giorno che rimangono senza colpevoli.

La corruzione, che ormai sappiamo aver raggiunto livelli ineguagliati ai tempi di Tangentopoli durante questa "Seconda Repubblica del Fare i Propri Porci Comodi", costa all'Italia tra i 40 ed i 6o miliardi di euro all'anno tra appalti truccati e turbative d'asta, mignotte femmine e maschi, case ed auto di lusso, oltre a fiumi di denaro. Tutto a carico del popolo che, come Pantalone, paga.

L'ultimo esempio di marciume sul quale chi ha votato il pupazzetto e chi si illude che votare il partito bestemmia significhi contrastare Berlusconi dovrebbero riflettere, è quello del finanziamento occulto ai partiti che continua a far affluire nelle casse dei papponi politici miliardi e miliardi di euro all'anno nonostante un referendum abbia sancito che i partiti non devono chiedere soldi ai cittadini.
Si chiama "Rimborso per le Spese Elettorali".
Sapevate che ogni elettore iscritto alle liste elettorali, quindi anche l'ignaro papiminkia, caccia 10 euro che vanno a finire nelle tasche dei partiti, per ogni elezione, che vada a votare o meno e sia che il partito giustifichi il rimborso con una nota spese o no? Le elezioni politiche valgono doppio, infatti ogni elettore è iscritto sia nelle liste per la Camera e per il Senato. Ma per il Senato se ho, mettiamo, 18 anni non voto. Non importa, vali doppio lo stesso.
I rimborsi vengono incassati dai partiti anche nel caso che la legislatura finisca prima del previsto. I partiti stanno quindi attualmente intascando sia i rimborsi elettorali della legislatura abortita del governo Prodi, sia del governaccio Berlusconi.

Nel 1993 ogni elettore versava nelle casse dei partiti 1,1 euro. Nel 2006 ne ha sborsati 10 e il totale dei rimborsi elettorali ha raggiunto, quell'anno, i 200 milioni di euro. In questi ultimi quindici anni i partiti ci sono costati 2 miliardi e 200 milioni di euro. 200 miliardi delle vecchie lire in tasca ai partiti e nel didietro degli italiani.

Ah, dimenticavo. Tra le leggi vergogna c'è da annoverare anche quella che ha portato la franchigia sulla non dichiarazione dei finanziamenti elettorali a partiti o uomini politici da parte di aziende, privati o chiunque altro, da 5.ooo a 50.000 euro. Ciò significa che se un losco individuo della criminalità organizzata mi finanzia fino a 50.000 euro la candidatura ad una qualunque elezione in cambio di richieste alle quali non posso dire di no, pena l'incaprettamento, non sono obbligata a dichiarare chi me li ha versati e perchè.

Che dite, basterebbero quattro balle di fieno per bloccare il disastro provocato dal pupazzetto e dai suoi sciagurati collaborazionisti? No, eh?

La vignetta ed il titolo mi sono stati ispirati da questo gruppo Facebook.

sabato 6 marzo 2010

Il comunista che piaceva ai banditi

Questo, qualsiasi cosa gli mettano davanti, la firma. Foss'anche la condanna a morte della Repubblica e di conseguenza la sua.
Presidente, lo sapeva già ma glielo confermo per sicurezza. Lei non mi rappresenta.

giovedì 4 marzo 2010

Volta & Gabbana

Una cosa è chiara. L'essere brevilineo non accetterà mai più di perdere un'elezione, come gli accadde in passato. Tutta la pantomima di questi giorni sulle liste elettorali nasce, probabilmente, dal fiuto di un certo calo di consensi, dal sensore della fine di una fin troppo lunga luna di miele con un elettorato che, si, ti ha votato ma non certo per sempre, in salute ed in malattia e finché morte non vi separi.
Ecco quindi un pretesto qualsiasi - l'utile idiota Milione, colto dai crampi della fame e rimasto senza benzina ad un chilometro dal traguardo, per prendere tempo e forse rinviare le elezioni ad un momento maggiormente propizio. Propizio per lui, s'intende.

Troppi sondaggi infatti confermano che agli italiani, perfino ai papiminkia duri e puri, le ruberie, i saccheggi dei beni pubblici da parte di castamen con puttane e puttani al seguito (pagati dai medesimi elettori) non garbano ed anzi li fanno imbestialire come ai tempi di Mani Pulite.
Potrà essere inaffidabile quanto volete ma l'ennesimo sondaggio di SkyTG24 che stasera chiedeva se si sarebbero dovute rinviare le elezioni regionali stante le attuali difficoltà del centrodestra, con un 60% che dice "no", che afferma che la lista PdL è giusto sia stata esclusa, non è da sottovalutare. Non è scienza ma è comunque un segnale.

Hai voglia di irrorare il territorio italiano con le scie comiche del governo che "fa", che "ha abbassato le tasse" quando invece le ha alzate e con tutta la stucchevole propaganda post attentato, sul quale oltretutto pesa più di un sospetto di sceneggiata con tanto di sangue finto e fantomatica devastazione maxillofacciale spacciata a mezzo stampa dal medico di fiducia poi smentita de facto dalle fotografie di un presdelcons, a pochi giorni dallo scempio, con una faccia più liscia del culetto di un neonato.
Ci ha provato quindi con gli effetti speciali, a deviare l'attenzione dagli scandali imminenti ma l'intrusione nelle tasche degli italiani documentata da intercettazioni e inchieste della magistratura è talmente grave, il livello di corruzione è così disgustoso e il divario tra lui il fantastiliardario che dice che "va tutto bene" e le famiglie che cadono nella disperazione della disoccupazione è talmente grande che anche i papiminkiones più hard cominciano a chiedersi se questi che hanno votato non siano come se non peggio degli altri.

Dato che l'italiano medio politicamente veste Volta&Gabbana, ecco l'essere colto dal panico. E se stavolta mi dessero una svergata alle elezioni? Ci vuole tempo e un cambio di strategia.
Non la rinuncia alla candidatura di troiette e famigli vari, per carità, non una bella ripulita dalla spazzatura che invade la politica ma un giro di vite alla garrota stretta attorno al collo della democrazia. Questa, vedrete, sarà la sua strategia che però lo porterà alla rovina finale.
Poer nano illuso. Altri dittatori più amati ed idolatrati di lui e, diciamo, più politicamente abili come Mussolini, finirono nella polvere, ricoperti da badilate di odio e, peggio ancora, di disprezzo popolare. Temo sia una legge ineludibile della storia alla quale lui farà fatica a sfuggire. Anche con tutte le televisioni del mondo.

lunedì 1 marzo 2010

L'allergia alle regole

Sembra di avere a che fare con degli odiosissimi marmocchi che pestano i piedini per terra ogni volta che non vedono soddisfatti tutti i loro capricci. Penso invece che siano solo dei furbastri che le studiano di notte per aggirare le più elementari regole e leggi e poter fare come al solito come pare a loro, ovverosìa i loro porci comodi e interessi. Distruggendo a colpi di maglio, già che ci sono, quel poco di legalità pericolante che ancora rimane in piedi in Italia.

Un imbecille (questa la versione per i dolci di sale ingoiatori di ogni balla governativa) esce a mangiarsi un panino invece di controllare l'orologio per non arrivare tardi a presentare delle scartoffie indispensabili per la regolarità dell'iscrizione alle liste regionali del Lazio e per colpa sua la lista del PdL viene esclusa. Apriti cielo, non è colpa dell'incaricato che non ci vedeva più dalla fame come quella della Fiesta ed eventualmente della sua imbecillità, ma di un gruppetto di sedicenti inglorious radicals guidati dall'Orso Pannelliano che, dediti all'ultranonviolenza, avrebbero aggredito i pidiellini ritardatari, impedendo loro di esercitare il loro diritto elettorale. Ma davvero? Eppure bastava essere lì per tempo, essere meno coglioni, se dobbiamo credere alle versione "scemo & più scemo".
Visto però che il capobranco, cogliendo opportunamente la palla al balzo, pensa già ad una leggina (ad idiotam?) che permetta a chicche essìa di presentarsi in lista senza quelle noiose pastoie burocratiche tipo "consegnare la documentazione entro le ore 12,00", che a lui fanno venire il prurito dappertutto e soprattutto lì, ecco che il sospetto che si sia cercato l'incidente per creare il pretesto nasce spontaneo a chi è abituato, azzeccandoci, a pensar male.

Secondo episodio. Il tribunale di Milano dice con largo anticipo a Berlusconi che il 1° marzo dovrà presentarsi per un'udienza che lo riguarda. Logica vorrebbe che a suo tempo Berlusconi, nella sua agenda, tra una passerina e l'altra, sulla pagina del 1° marzo avesse scritto "udienza a Milano", sottolineandola con l'evidenziatore.
Invece no, pur sapendo che il 1° marzo avrebbe dovuto presentarsi in tribunale, lui fissa il consiglio dei ministri proprio il 1° marzo, facendo dire poi ai suoi giaurri prezzolati che lui non può, che c'ha il legittimo impedimento di 'sta fetusissima minchia. Un altro capriccio, un'altra impuntatura che però certifica l'assoluta incompatibilità di quest'essere con le regole, le leggi e la convivenza democratica.

Terzo episodio, il bavaglio alle trasmissioni giornalistiche della RAI, sempre con una misera scusa, quella della par condicio, con in più la novità assoluta dell'apposizione della museruola ai cani da riporto e da compagnia del cavaliere, quelli abituati a salivare copiosamente al solo sentir nominare il padrone. In pura linea teorica per un mese intero Vespa e Scodinzolini dovranno far finta di essere obiettivi. La vedo dura ma può darsi che Pavlov venga smentito clamorosamente.

Allora, secondo voi qual'è la baggianata più clamorosa delle tre: gli inglorious radicals, le cavallette che hanno impedito al cavaliere di recarsi a Milano o la RAI improvvisamente obiettiva per un mese?

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