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venerdì 17 agosto 2012

Cure da Cavallo

Ancora il ditino. Passera e ditino.
Corrado Passera, il genio uscito dai caveau delle banche e donato all'economia italiana, vuole spirtusare tutto lo spirtusabile in Italia alla ricerca di petrolio e gas, come se fossimo l'Iraq e il presidente del consiglio detronizzato dal golpe di novembre non fosse un vecchio intrattenitore da crociera imbolsito che ha fatto fortuna con le televisioni soft porno ma Saddam Hussein.

Il petrolio in Italia. Apparentemente è una roba talmente vecchia che Passera pare appena arrivato con la DeLorean direttamente dal 1960. Viene in mente Mattei ed il suo amminchiarsi per anni sull'idea di rendere l'Italia autonoma dal punto di vista energetico. Autonoma e in grado di gestire la propria ricchezza naturale attraverso un'ente rigorosamente statale come l'ENI. Mattei fu tolto di mezzo proprio a causa della parola "autonomia". Da paesucolo finta potenza mondiale e a sovranità limitata non potevamo permetterci di fare il prezzo e dettare le regole dello sfruttamento dell'oro nero e del gas all'insegna dell'autarchia. Non è cambiato granché da allora, anzi, siamo ancora meno autorevoli ed autonomi che in passato. Sicuramente molto più puttane e disponibili.
Ecco perché, riferendoci alla fregola petrolifera della Passera trivellatrice, dovremmo cantare, con Lucio Battisti: "Ti stai sbagliando chi hai visto non è, non è Mattei".

Non si è mai capito bene, fin da quegli anni sessanta, se in Italia questi benedetti petrolio e metano ci siano veramente o se si tratti di giacimenti di entità coerente con quel nostro 49° posto tra i produttori mondiali. Ci hanno sempre detto che, se metano e petrolio ci sono, si tratta di giacimenti di poco conto, difficili da sfruttare e ad alto costo estrattivo.
Si spirtusa da anni in Basilicata ma non certo in quantità da soddisfare il nostro fabbisogno interno, coprendo la produzione complessiva nazionale solo il 7% del fabbisogno, a fronte dell'importazione del restante 93%.

Quindi, dove sta la genialata di Passera e forse la novità rispetto ai tempi di Mattei? Forse il petrolio e il gas ci sono davvero e oggi qualcuno ha finalmente la tecnologia giusta per papparseli. Ma saremmo noi, l'ENI o ciò che ne resta? O l'idea sta piuttosto nell'offrire concessioni a rutto libero a compagnie straniere per la ricerca del petrolio e del gas intrappolato nelle rocce (il così detto shale gas) attraverso la pratica del fracking? L'idea sarebbe di mettersi anche a spirtusare i nostri mari e trapanarli con una voluttà che nemmeno la ministra Prestigiacomo al suo meglio?
Eh si, perché questi tecnocrati neoliberisti mica pensano come Mattei al bene nazionale, alla potente benzina italiana. Questa è gente che se gli parli di industrie statali sbiancano e se nomini Keynes rovesciano gli occhi all'indietro e vomitano a getto passato di piselli e bestemmie.
In un paese che già chiede alle compagnie petrolifere solo meno del 10% di royalties sulle estrazioni di petrolio e gas e che si è messa in testa di fare come le vecchie contesse che si sono giocate tutto in gigolò e roulette e si riducono a svendere le ville, i tappeti e i quadri del trisavolo, perché qualche commercialista interessato glielo ha consigliato, qualcuno potrebbe aver pensato che, tutto sommato, visto il clima da saldi all'outlet, spirtusare in Italia potrebbe perfino convenire. Soprattutto ora che ci sono le personcine giuste e ammodo al governo, non quel pirata che intratteneva relazioni pericolose e un po' troppo personali con gli oligarchi di Gazprom.

A chi non converrebbe questa corsa all'oro nero made in Italy sarebbe proprio a noi italiani. Anche se trovassimo il petrolio e il metano, li troverebbero le compagnie straniere in possesso delle adeguate tecnologie estrattive (Halliburton, giusto per citare una multinazionale a caso?) e, possiamo scommetterci, se li aggiudicherebbero per un tozzo di pane, tra concessioni quasi gratis e royalties ridicole. Finirebbe come in Argentina, dove gli spagnoli di Repsol sfruttavano i giacimenti nazionali neoprivatizzati a suon di tangenti ai politici corrotti - giacimenti di ben altra entità, per altro - esportavano i profitti in patria e costringevano gli argentini ad importare petrolio dall'estero pur galleggiandovi sopra. Insomma, si può ipotizzare che tutto il vantaggio dell'estrazione di petrolio in Italia andrebbe, in una piccola parte, nelle tasche dei soliti amministratori compiacenti e corrotti, gli alzamanos de noantri e in gran parte in quelle dei colossi stranieri ansiosi di ripulirci pure dell'oro nero. E' pensar male? Ci sono i precedenti. E' l'Argentina che sta arrivando.

Converrebbe ancor meno al nostro ambiente, che si troverebbe, in caso di deregulation e regime di trivella libera ad affrontare tutta una serie di potenziali catastrofi. Incidenti in mare con fuoriuscite di greggio ed inquinamento di coste che sono ad alto impatto turistico con devastazioni irrimediabili e al lungo termine. Aumento di attività sismica sul territorio indotta dalle pratiche di fracking che, come dimostrano sempre più numerose ricerche, sono in grado di movimentare faglie silenti soprattutto a causa della reiniezione in profondità dei fluidi utilizzati per la fratturazione delle rocce. Tenendo conto che il fracking sembra in grado di provocare terremoti in aree classificate non sismiche, come è avvenuto negli Stati Uniti, figuriamoci la pericolosità di praticarlo in un paese ad alta sismicità come il nostro.

Secondo le regole dell'economia dei disastri, prossimamente sui nostri schermi, perché questo è solo il trailer, se queste catastrofi dovessero avvenire, non vi sarebbe nessun risarcimento ai cittadini, perché uno dei principi del sistema è deresponsabilizzare lo Stato, anzi, smantellarlo, anche di fronte alle catastrofi naturali e a maggior ragione a quelle provocate dall'uomo. Perché la corporation nun vo' penziere. Non hanno già parlato, i professoroni, in occasione del terremoto in Emilia, di imporre in futuro un'assicurazione privata contro i danni da terremoto? Come dire: 'ntu culu.
Immaginate la multinazionale che trivella dove c'è la faglia silente; viene il terremoto e, mentre tutti i media e i così detti esperti irridono chi sostiene la pericolosità del fracking mescolando abilmente studi scientifici seri con le scie chimiche e gli alieni di Sara Tommasi, così da far apparire il tutto delle scemenze, la corporation fa sparire le trivelle, lo Stato non paga più per l'assistenza dopo la calamità naturale, tanto avete l'assicurazione privata (che non pagherà mai), e voi vi ritrovate becchi, terremotati e bastonati. Bastonati perché, come insegna l'Aquila, un bell'antipasto di shock terapia somministrataci senza che ce ne accorgessimo, distratti come eravamo dalle baggianate del nano, dove arriva il terremoto arrivano anche militarizzazione e repressione, perché le tante ottime opportunità che si aprono non possono venire disturbate da terremotati molesti. Sono opportunità d'oro per gli appalti, le corruttele, per ripulire centri storici da abitanti vecchi e straccioni e sostituirli con quartieri nuovi e centri commerciali, per delocalizzare le aziende e deportare le persone ed i loro affetti. Distruggere per aver la scusa di ricostruire a vantaggio loro e degli amici. Con uno Stato che, siccome non ci serve anzi è solo d'intralcio ai loro affari, non deve più esistere. Lo Stato sono i cittadini e i cittadini non sono un cazzo.
"Un terremoto non capita tutti i giorni", diceva uno degli avvoltoi della notte del terremoto dell'Aquila. "La crisi è un momento magico da utilizzare fino in fondo", disse Passera qualche tempo fa. Appunto. Non possiamo fidarci.



Il Cavallo del titolo si riferisce a Domingo Cavallo, uno dei terminator neoliberisti esecutori della dottrina dello shock economico in Argentina negli anni '90 che portò il paese al default nel 2001.

mercoledì 30 maggio 2012

'A trivella



Come tutti coloro che hanno vissuto i due forti  terremoti del 20 e 29 maggio, sia pure solo indirettamente e senza patirne conseguenze gravi se non lo spavento, la nausea da traghetto con il mare grosso per tutto il giorno e un paio di scariche violente di adrenalina durante le scosse, mi sono posta delle domande e anch'io, dopo aver letto molte cose in rete in questi giorni, mi sono fatta, come Debora Billi, l'idea che  regni una gran confusione, sulla quale marciano anche sicuramente in molti. C'è chi spara cavolate su Maya e congiunzioni astrali  e chi vuol far finire nel calderone delle cavolate anche le domande più che legittime dei cittadini che meriterebbero una risposta più approfondita della risatina e della derisione nei confronti del complottismo internettiano.
Ciò che ciascuno di noi più seriamente può fare, è cercare di riordinare le informazioni che si trovano in rete e ristabilire un poco di logica nell'argomento, per quanto è possibile. Perché questa non è la storia di ciò che è accaduto ma di ciò che potrebbe accadere in futuro.

C'è confusione, dicevo. Ad esempio sul fracking che, secondo alcuni, avrebbe provocato i terremoti in Emilia propagatisi poi in tutto il Nord Italia  e, oltre alle scosse, anche il fenomeno della subsidenzacon l'apertura di enormi crepe con fuoriuscita di melma sabbiosa dal terreno. Fenomeni che hanno giustamente creato grande allarme nella popolazione, oltre al progetto di realizzazione di un deposito sotterraneo di gas a Rivara a San Felice sul Panaro, la cui storia è raccontata qui.
Il fracking (idro-frammentazione) è una pratica di estrazione di gas naturale e ultimamente anche di petrolio attraverso iniezioni ad altissima  pressione di acqua e sostanze chimiche in profondità nel terreno, che fratturano le rocce per liberane il gas intrappolatovi. La tecnica risale agli anni '40 del secolo scorso ed è stata sempre più perfezionata nel corso dei decenni dall'industria petrolifera. La prima corporation a sfruttarlo economicamente fu Halliburton. L'attuale tecnica di estrazione di shale-gas, è stata introdotta nei primissimi anni novanta.

Sul fracking sono sorte da anni parecchie controversie negli Stati Uniti, dove si è notato, nelle aree in cui è praticato intensivamente, un aumento dell'attività sismica o addirittura la comparsa di violenti terremoti in zone normalmente "tranquille" e si sono documentati livelli preoccupanti di inquinamento ambientale (dovuto alle sostanze tossiche impiegate per la fratturazione delle rocce e al gas e petrolio che possono contaminare le falde acquifere e i terreni coltivati).
C'è un bel documentario, "Gasland", che racconta le vicissitudini delle popolazioni che vivono nei pressi dei campi di idro-frammentazione. Il Vermont ha proibito infine il fracking, come pure la Francia in Europa.
Un sito con moltissimo materiale sulle questioni ambientali legate al fracking è il blog di Maria Rita D'Orsogna, una fisica italiana che, dagli Stati Uniti, dove vive ed insegna, è molto attiva nel denunciare i pericoli di un'attività estrattiva sempre più a rischio deregolamentazione. Pericolo sul quale torneremo più avanti e che è forse il focus di tutta la discussione.

Che il fracking sia una pratica non perfettamente ecosostenibile lo ammette perfino il CEO di Gazprom, Alexei Miller:
"A parte gli enormi consumi di acqua, questo metodo produttivo può causare l'inquinamento delle acque sotterranee e anche provocare l'attivita' sismica." (fonte: blog di Maria Rita D'Orsogna.)
Come afferma giustamente questo articolo, ci vorrebbero delle ricerche indipendenti che definissero una volta per tutte il grado di pericolosità delle tecniche estrattive di gas e petrolio e ne stabilissero i limiti di applicazione per zone densamente popolate e a naturale rischio sismico. Se chiediamo il parere solo ai petrolieri o a ricercatori che magari sono loro dipendenti, ci diranno sempre che non c'è pericolo, che il fracking è un toccasana e che il petrolio nel miele e nell'acqua potabile fa bene alla pelle. Se già si sono verificati terremoti in concomitanza di intense attività umane che hanno attinenza con le dinamiche del sottosuolo, è giusto domandarsi se la correlazione con l'evento sismico c'è ed è significativa.

Detto tutto questo, da quanto si sa, si può affermare che il fracking non è (ancora) praticato in Italia, almeno fino a quando qualcuno non porterà le prove tangibili che dimostrino il contrario, e sarebbe un atto illegale da parte delle industrie petrolifere, perché non risultano autorizzazioni ufficiali a praticarlo.

Tornando all'attualità, non bisogna confondere il fracking con la semplice trivellazione, anche se entrambe le tecniche scavano buchi molto profondi nel terreno. La trivellazione serve per individuare il giacimento. Se vengono trovati gas o petrolio e il giacimento viene considerato meritevole di essere sfruttato, perché l'operazione ha pur sempre un altissimo costo, si procede, eventualmente mediante idro-frammentazione, all'estrazione.
Il territorio italiano, soprattutto per quanto riguarda, ad esempio, la Basilicata e la Pianura Padana, è sottoposto da moltissimo tempo a trivellazioni per la ricerca di metano e petrolio. Era un pallino di Enrico Mattei, quello di sfruttare le potenzialità energetiche dell'Italia per renderla più libera dallo sfruttamento delle Sette Sorelle. Si è sempre detto però che i giacimenti italiani erano poveri, che il nostro petrolio era di scarsa qualità e troppo costoso da estrarre e che il gas era intrappolato sotto territori densamente popolati, quindi difficilmente gestibile. Nonostante ciò,  non si è mai smesso di cercare nuovi giacimenti.

Qualcosa potrebbe però cambiare. L'Italia è un paese in liquidazione come l'Argentina di Menem. Alcuni asset ancora efficienti e produttivi, come la SNAM (gas), fanno gola ad investitori stranieri che potrebbero accattarseli con quattro schei. L'ex sottosegretario Saglia, l'ex ministro Paolo "Colpo Grosso" Romani, nonché l'attuale ministro Passera si sono espressi a favore dello sfruttamento dei giacimenti nostrani di gas e petrolio, anche ricorrendo ad una tecnica discussa come il fracking, se fosse necessario.
Dimenticando che chi farebbe le trivellazioni e le eventuali estrazioni sarebbero multinazionali estere non certo per beneficenza et amore dei, che le ricadute positive economiche per il nostro paese sarebbero inferiori al danno ambientale prodotto (come altri casi hanno dimostrato in passato) e che infine, permanendo le royalties, che il governo italiano pretende sull'estratto, a livelli ridicoli di nemmeno un 10% (a fronte dell'80-90% preteso dalla Libia), il risultato potrebbe essere una pacchia per gli investitori stranieri e una iattura per noi. Trivella selvaggia, insomma. In un paese dove, se qualcuno solleva giusti interrogativi prima che succedano i disastri o in occasione di essi, viene subito tacitato con la storia della "bufala del fracking". Nel paese del Vajont, della diga costruita dove non doveva esserlo, tra montagne geologicamente  in movimento.

Insomma, se è vero che, almeno per il momento, il fracking non è praticato in Italia e quindi non può aver provocato il terremoto in Emilia, siamo sicuri che anni di trivellazioni non abbiano indebolito il sottosuolo? Che il fracking non possa essere introdotto in futuro, magari da una classe politica impegnata solo a fare cassa ad ogni costo? Se questi terremoti emiliani sono un fenomeno naturale, non indicano inequivocabilmente che il nostro territorio è inadatto ad essere tormentato con pratiche invasive che potrebbero peggiorare una situazione idrogeologica già compromessa? Incaponirsi a cercare petrolio e metano in Val Padana quando potrebbero esserci risorse investite nelle fonti rinnovabili ad impatto più sostenibile, non dovrebbe cominciare ad essere chiamato con il suo nome: follia?
Sono le domande delle persone che vivono e lavorano e adesso muoiono in quelle zone e che necessitano risposte. Altro che cavarsela con la scusa del complottismo e delle bufale.

sabato 12 maggio 2012

Sono stati gli anarchici

Sacco e Vanzetti, informali
In quest'ultima settimana ne sono accadute di cose interessanti.
I francesi hanno confermato il sospetto che non sia più un'Europa per nani. Hanno cacciato Sarkozy e riportato i socialisti  e le signore con i tacchi alti all'Eliseo con Hollande, uno che, se manterrà le promesse, potrebbe dare filo da torcere alla Führerin Merkel ed opporsi ai suoi piani ammazzaeuro di rigore a tutti i costi. Prima che qualcuno gioisca per l'affermazione della sinistra e si senta incluso, tipo Bersani, specifichiamo che le presidenziali francesi pare siano tradizionalmente l'espressione della lotta tra massoneria democratica e massoneria reazionaria. Questa volta dovrebbe aver vinto la massoneria buona contro il lato oscuro del compasso. Tenendo conto che la massoneria democratica potrebbe essere seriamente più a sinistra del PD, in GOD we trust.

Si è votato anche in Grecia ma a vuoto, perché nessuno, nonostante vari tentativi, è finora riuscito a formare un governo e si dovrà tornare alle urne il mese prossimo. Ad Atene si è affermata la sinistra radicale, quella vera. Quella che è a milioni di chilometri da Bersani e a qualche migliaio da Vendola. Ha avuto un mucchio di voti, per la verità, anche una compagine neonazista con un nome che ricorda pratiche sessuali di umiliazione: "Alba dorata". Pare che la metà dei poliziotti greci l'abbia votata.

Le elezioni amministrative in Italia hanno ridotto il PDL a percentuali preoccupanti (per Bersani) e inferiori a quelle della Lega, bastonata a sua volta dai crudeli nordisti, che non perdonano evidentemente e giustamente le lauree albanesi e i diamanti migliori amici delle badanti.
Che le cose si mettano sempre peggio per B. - e non dimentichiamo il titolo Mediaset che va malissimo in Borsa - lo dimostra anche il grande attivismo di D'Alema, il suo Soccorso Rosso personale. Mai visto così agitato, ormai stabilmente in Defcon 2.
A margine delle disgrazie del nostro ex-ducetto, segnalo il turpe tentativo da parte dei Bocconiani Grigi di addossare la colpa dell'aumento dei suicidi da crisi (aumento che non esiste, per altro) al suo trascorso malgoverno. Per non parlare dell'ingrato Bersani che si è lasciato sfuggire un assolutamente calunnioso "Berlusconi ha provocato l'attuale situazione italiana."
Certo, re Silvio tornato dalla guerra era troppo intento a fare il Gran Capo Piedi Profumati invece di governare; è facile che condurre l'Italia a fare l'inchino troppo vicino agli scogli dell'Europa fosse parte del piano, affinché poi si instaurasse il governo d'emergenza senza fare troppo scarmazzo di blindati e corpi speciali, come si usa oggi, ma non esageriamo, vi prego. Il Papi espiatorio nun se regge. Avrà fatto del nero con le mignotte, sparso oppio ottimistico per nascondere la crisi e sofferto di narcolessia alle riunioni ufficiali ma in confronto a Goldman Sachs & I Suoi Derivati, B. è Santa Maria Goretti. In ogni caso è una Norma Desmond sul Viale del Tramonto, ridotta ad avere per amici solo degli aitanti ex agenti del KGB.

Sempre parlando di elezioni amministrative italiane, come vaticinavano tutti i profeti maggiori e minori, c'è stata un'importante affermazione del Movimento Cinque Stelle, il primo partito italiano ad utilizzare il sistema di classificazione degli alberghi. Un'affermazione smentita in serata, con una nota ufficiale, dal Quirinale.
Nella martoriata Parma, una città in balìa di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, il candidato grillino andrà al ballottaggio con il candidato del PD, quindi rischia seriamente di vincere.
La parola a più alta frequenza della settimana, la più martellata dai tamburini della propaganda è stata ovviamente "antipolitica", evocata dal successo del Grillo espiatorio. C'è stato un grande dispiegamento di truppe e mezzi blindati sui media per dimostrare giammai l'eventuale impreparazione amministrativa di assoluti debuttanti della politica - come ha notato saggiamente quel volpone di Tosi - ma la volgarità personale di Beppe Grillo. Ah, ecco. Dopo la mela che sa di fica dell'ex presidente del consiglio siamo divenuti molto sensibili al bon ton di chi ci governa, sapete? Non perdoneremo loro più neppure un perdindirindina, d'ora in poi.
Ecco, se io sento i media dire, a propaganda unificata, che Grillo è volgare e che il nemico è l'antipolitica, indipendentemente dalla simpatia e fiducia che potrei avere o meno per il Movimento Cinque Stelle, so che Grillo un po' di ragione allora deve averla.

Ma, a parte la vittoria socialista in Francia, l'incertezza politica greca, la minaccia di nuove tasse da parte dei Bocconiani Grigi sugli italiani poveri, una grande manifestazione di Occupy Wall Street il primo maggio che ufficialmente non è mai esistita, come le cose che non vede Napolitano, ciò che preoccupa è il ritorno del terrorismo.
Un dirigente di Ansaldo Nucleare è stato gambizzato a Genova da due sicari in moto. La notizia viene riportata dai giornali secondo il solito schema: ignoto il movente ma  è un atto di terrorismo. Nessuna rivendicazione ma sono stati  gli Anarchici. Il giorno dopo ancora nessuna rivendicazione ma sono stati gli Anarchici Informali. Poi arriva finalmente la rivendicazione anarchica - visto che non si faceva avanti nessuno - ma sono state le BR, che hanno ristampato alcuni volantini di successo, ritrovati (fatti ritrovare) casualmente tanto per ricordarci che gli anni settanta potrebbero tornare di gran moda il prossimo autunno.
Infine, nonostante la polizia indaghi ancora sull'attentato e pare ci vogliano settimane per scoprire chi ha ferito il dirigente Ansaldo, sono stati gli anarchici, punto e basta. Non contano i fatti ma l'interpretazione che se ne vuole dare. Chissà perché ma quando sono stati gli anarchici si sente sempre puzza di bruciato. Di roba molto grossa che brucia.

Non so ma, il fatto che ad essere ferito sia stato un dirigente dell'Ansaldo Nucleare (controllata di Ansaldo Energia, del gruppo Finmeccanica), azienda in ottima salute e senza problemi di licenziamento, mi ha fatto subito ritornare in mente ciò che avevo ascoltato in una trasmissione radiofonica  giorni fa su Radio Radicale, e cioè l'intervento dell'economista Giulio Sapelli in Commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei Deputati, registrato il 29 marzo.
Analizzando la situazione italiana, la crisi economica mondiale e le azioni del governo Monti, Sapelli metteva in guardia contro la volontà dello stesso di cedere ciò che rimane del patrimonio pubblico italiano: ENI, Snam e Finmeccanica, appunto.  Quest'ultima sottoposta, secondo Sapelli, ad un vero e proprio attacco concentrico. Proprio l'altra sera guardavo Passera in TV gloriarsi del distacco di Snam da ENI, ovvero della possibile prossima perdita dell'Italia di un pezzo della sua storia.
Sapelli attribuisce ai governi Prodi la paternità di quelle che chiama "privatizzazioni alla Boris Eltsin" che hanno spezzettato e svenduto negli anni recenti le grandi aziende pubbliche fino a privare l'Italia dei suoi asset siderurgici, chimici e strategici. Quelle svendite a gringos e altri stranieri che piacevano tanto all'Argentina di Menem.

Effettivamente ci sono grandi manovre in corso attorno a ciò che resta di Finmeccanica, con i giapponesi di Hitachi interessati ad AnsaldoBreda ed AnsaldoSTS. Viene da chiedersi, per pura curiosità femminile, se i dirigenti di quelle aziende  prospere che, invece di essere valorizzate come patrimonio nazionale vengono  fatte a spezzatino dalla politica che risponde solo ai suoi padroni finanziari, siano sempre d'accordo sulle politiche di cessione.
E, tra un Sacco e un Vanzetti, anche i giornali buttano lì distrattamente tra le righe che dietro a certi attentati potrebbe esserci il business:
"L’altro filone d’indagine è quello che si focalizza sul business. Una strada che porta verso l’Est Europa. Ansaldo Nucleare, infatti, è andata a vendere il know how su manutenzione dei componenti e gestione dei rifiuti radioattivi in Romania, Ucraina, Estonia, Russia. Settore dove esistono dispute non da poco, in particolare per quanto riguarda la gestione di appalti e subappalti locali. Proprio la pistola potrebbe sostenere questa tesi: di Tokarev ne girano a migliaia tra le mafie albanesi e balcaniche. Questa è una delle ipotesi, alle quali stanno lavorando gli inquirenti ed i servizi segreti. Lo si apprende da alcuni commissari, al termine dell’audizione del direttore dell’Aisi (i servizi di intelligence), Giorgio Piccirillo, al Copasir." (fonte: Il Fatto Quotidiano)
Rifiuti radioattivi? Ecomafie, per caso? Uhm, troppo pericoloso andare oltre. Sono d'accordo, sono stati gli anarchici.

martedì 15 marzo 2011

Sindrome giapponese


Il terremoto in Giappone avrà pure spostato l'asse terrestre di dieci centimetri, come dicono, ma non ha certamente smosso di un millimetro le convinzioni dei nostri politici filonucleari, anzi nuclearofili.
In Giappone, a causa del catastrofico terremoto dei giorni scorsi, siamo ad un livello 6 di allarme disastro nucleare per alcune centrali, (Chernobyl raggiunse il 7) e se Angela Merkel corre subito ai ripari pensionando per precauzione le centrali tedesche più obsolete e decidendo di investire ancor di più nelle fonti energetiche alternative ed ecocompatibili, la nostra destra al plutonio, il nostro governo ad alto contenuto di stronzio  non demorde, non si schioda dalla convinzione di dover ripristinare il nucleare sul nostro territorio.  Non in Veneto, però, ha già messo le mani avanti il governatore padano.
Non solo tireranno fascisticamente diritto ma hanno la sfrontatezza di definire "irrazionale emotività" la giusta preoccupazione per la sorte di migliaia di persone a rischio contaminazione. In Giappone oggi e domani chissà, anche nell'Italia rinuclearizzata da Nanocurie.

Il governo delle prestigiacome, dei brunettoli e degli altri fenomeni da baraccone, delle mostruosità politiche scaturite dalla ventennale contaminazione berlusconiana, vuole le centrali nucleari ad ogni costo, passando sui cadaveri di chiunque e soprattutto fregandosene della volontà popolare che, tramite un referendum, bandì il nucleare dal nostro paese nel 1987. "Sull'onda emotiva di Chernobyl", ribattono gli stronzi. Sono sempre quelli che "la volontà popolare è sacra", non dimentichiamolo. Sacra solo quando a loro conviene e se c'è di mezzo il loro Nanocurie e il Santissimo Interesse.
Perché, parliamoci chiaro, quando i politici si accalorano tanto attorno ad un progetto da portare avanti nel lungo periodo non è mica ideologia o desiderio di migliorare la vita di tutti. In quelle occasioni piovono appalti, tangenti, insomma soldi, interessi economici. La casta radioattiva già si lecca le dita al pensiero di quanto bene farebbero le centrali ai loro conti in banca.
Non conta che la Bonino abbia ricordato molto pragmaticamente che, in ogni caso, la costruzione di nuove centrali, quelle famose di "terza generazione e mezza" di Scajola, comunque pronte tra non meno di vent'anni con costi elevatissimi  e sproporzionati allo stato dei conti pubblici italiani, coprirebbe solo il 4% del fabbisogno energetico nazionale.
Le vogliono, se ne sono incapricciati come delle loro mignotte con i labbroni per le quali sono disposti a rovinarsi. O centrale, fuoco dei miei lombi!

Non ci voleva un terremoto come quello giapponese per ricordare che le centrali nucleari, checché ne dicano i sedicenti esperti a libro paga delle lobbies nucleari, sono giocattolini pericolosi ai quali basta una banalissima mancanza d'acqua nel circuito di raffreddamento per surriscaldarsi e rischiare di esplodere o fondersi con conseguente contaminazione perenne del territorio. Cosa vuoi che sia?
Il nocciolo, è il caso di dirlo, della questione, è la sicurezza di queste supertecnologiche e presuntuose carrette.
Le centrali non saranno mai sicure e comunque per metterle in parziale sicurezza il costo è e sarà sempre talmente elevato che il gioco non vale la candela.
Oltretutto, quando succede il disastro, non è che si dà una ripulitina con il mocio e amen. L'uranio è come il diamante, è per sempre. Il sarcofago di Chernobyl, costruito a tempo di record e a prezzo di tante povere vite umane, quelle degli eroi che nessuno più ricorda, i "liquidatori", è già da anni marcio, rilascia radiazioni e dovrà essere sostituito prima o poi con una costruzione più moderna che duri almeno un centinaio d'anni. Costo stimato per la  pezza da mettere attorno al culo incandescente della centrale ucraina: un miliardo di dollari, con tendenza al rialzo.

Quando succede il disastro, le radiazioni portano morte e malattia. Non ai membri della casta ma alle persone comuni, a noi. Nelle zone di Ucraina e Bielorussia colpite dalle radiazioni liberate nel disastro di Chernobyl, a distanza di tanti anni dall'evento, i bambini hanno il cervello precocemente invecchiato come quello di persone di settant'anni, gli adulti e i bambini si ammalano di cancro. Alla tiroide, agli occhi, al cervello.
Andare nei boschi in cerca di funghi significa tornare a casa con il naso che gronda sangue e un mal di testa lancinante.
Eppure secondo alcuni basterebbero 28 miseri dollari per acquistare delle pastiglie da dare a ciascun contaminato e che sembrano essere in grado di aiutarli a smaltire le radiazioni.
C'è qualche scienziato che si prende la briga di andare in giro per i villaggi a misurare il livello di radionuclidi assorbiti dalla popolazioni e a distribuire le pastiglie. Ovviamente non si possono curare tutti, moltiplicando i 28 dollari per milioni di persone il costo sarebbe troppo elevato.
E poi l'OMS, l'Organizzazione Mondiale dell'Oscenità, mentre è capace di inventarsi di sana pianta delle pandemie immaginarie solo allo scopo di vendere milioni di vaccini che vanno ad ingrassare BigPharma, non ti racconterà mai cosa possono farti veramente di male le radiazioni. Leggete le cifre ufficiali sugli effetti del disastro di Chernobyl: sono bazzecole.

Perché l'OMS minimizza? Perché per controllare gli effetti delle radiazioni nucleari sulla salute della popolazione mondiale si fa consigliare dall'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Hanno un accordo fin dagli anni 50. Un conflitto di interessi talmente fosforescente che si vede al buio. Vi immaginate l'OMS che, legata all'Agenzia Atomica da un accordo pluridecennale, dichiara qualcosa che potrebbe danneggiarne gli interessi?
Le radiazioni sono dannose, eppure i sedicenti esperti nuclearofili vanno in tv ogni giorno a dire che non è vero, che le barre d'uranio le potresti anche ciucciare a mo' di calippo.  Una sigaretta, per carità, fa venire il cancro ma una bella sventagliata di radiazioni gentilmente offerta da una centrale in panne invece è quasi una benedizione, a sentir loro.
Tutto ciò non ha senso e quando vedi degli oncologi che sono a favore del nucleare ti chiedi dov'è che si è inceppato il meccanismo. Gente, tra parentesi, che se dovesse sparire il cancro dalla faccia della terra perderebbero i clienti, verrebbe da malignare.

C'è un altro aspetto da considerare, però. I territori contaminati da Chernobyl sono un meraviglioso laboratorio a cielo aperto. Per studiare che cosa? Gli effetti delle radiazioni a breve, medio e lungo periodo su un vasto campione di popolazione, naturalmente. Tutto gratis e su una popolazione tutto sommato a scarso valore aggiunto consumistico e quindi sacrificabile.

Lo so che quando posto i filmati non li guardate ma, vi prego, dedicate una quarantina di minuti alla visione di questo documentario sul post Chernobyl e poi domandatevi: chi paga il prezzo più alto del nucleare? 




giovedì 17 settembre 2009

Morire per il supermodel Karzai?

E così dovremmo continuare a morire per gli interessi della Unocal e del suo burattino-presidente-supermodel, eletto con i brogli (si parla di almeno 1.500.000 voti dubbi) e talmente arrogante da dichiarare che gli osservatori europei dovrebbero farsi i cazzi propri invece di denunciare irregolarità nello scutinio dei voti, in quelle che in teoria avrebbero dovuto essere elezioni democratiche. Bellino lui, con il berrettino di astrakhan e il paltoncino d'alta sartoria.

Dovremmo continuare a morire per difendere uno strapuntino in balconata gentilmente concessoci dal Potere Petrolifero Mondiale nel paese dove la guerra sarebbe arrivata comunque, anche senza 11 settembre, perchè era già deciso da ben prima il 2001 che là si dovessero riaprire i due rubinetti principali dello sfruttamento del popolo afghano per il bene delle multinazionali, petrolio ed oppio, chiusi a tradimento dai poco malleabili talebani, vere e proprie bisce che si rivoltarono ai loro antichi ciarlatani.

La storia vera della guerra in Afghanistan è nota per chi la vuole conoscere. La democrazia non c'entra nulla, non siamo là a portare la democrazia ma a compiere una missione affidataci dai nostri superiori imperiali.
E' una guerra di merda fatta per conquistare posizioni strategiche nello scacchiere della competizione energetica e noi facciamo le comparse, sperando di ottenere le briciole, con il rischio di morte, però.
Perchè, anche se i media ce la raccontano come una scampagnata dei soliti italiani brava ggente che vogliono tanto bene ai bambini colorati, là c'è la guerra. Si spara, si imbottiscono le auto di C4 e ci si va a far saltare addosso agli italiani che, dal loro punto di vista, non sono altro che invasori.
I militari che sono là lo sanno ma qui si fa finta di nulla, sperando che non capiti mai ciò che è capitato oggi: sei giovani uomini morti, dilaniati dall'esplosivo.
Si vive alla giornata, confidando nel solito culo italiano che ci protegge sempre. Invece no. La guerra non guarda in faccia nessuno e oggi contiamo anche noi i nostri morti.

Si è detto: ma allora che dovremmo dire delle popolazioni bombardate delle quali non frega niente a nessuno e i cui morti nessuno più conta. Giustissimo. Il problema non sono i civili e i soldati, entrambi vittime della porca guerra, il problema è la rappresentazione fasulla e fraudolenta che si fa della guerra nei nostri paesi, per coprirne le vere motivazioni. E' un problema di comunicazione e propaganda, con i giornalisti che reggono il sacco macchiandosi di complicità con i mandanti delle guerre d'interesse.
Perchè ci meravigliamo che ci abbiano sparato addosso e che ci abbiano uccisi?
Perchè il potere, attraverso i contabubbole dei telegiornali, ci avevano raccontato una storia totalmente diversa e i conti non ci tornano. Nemmeno quelli che dovrebbero misurare l'orrore della perdita di migliaia di vite umane.

Detto che troverò vomitevole qualsiasi condanna e manifestazione di cordoglio da parte di chi non ha impedito ma anzi ha avallato questa guerra e continua a difenderne le ragioni, mandando la gente a morire e ad uccidere, da Napolitano a Berlusconi; che, come al solito, troverò insopportabile la retorica dei "nostri ragazzi", ci sono cose che non vorrei sentire stasera.

Per esempio che non ce ne frega nulla di quelli che sono morti perchè muoiono anche gli operai di lavoro.
Ebbene, quelli che sono morti, non essendo fantaccini coscritti ma professionisti stipendiati delle Forze Armate, sono da considerarsi morti sul lavoro a tutti gli effetti, meritevoli del rispetto che si deve a dei lavoratori. Non vorrei sentire che sono fascisti e roba del genere.
Non vorrei sentire che vengono pagati profumatamente per andare a Kabul e quindi cazzi loro.
Lo stipendio più alto, quello di un generale, è di 7000 euro e rotti al mese netti. Infinitamente meno di un qualsiasi calciatore trombaveline che al massimo rischia il legamento crociato e non la pelle. Per non parlare dei 13.000 euro al mese che guadagnerà Renzino Bossi come "consulente" all'Expo di Milano o gli stipendi dei parlamentari. Quelli sono i veri scandali.

Non voglio sentire gli opportunismi di chi fino a ieri era a favore della guerra e stasera no perchè ci sono le mamme che piangono. Mi riferisco ai leaders politici. Se la perdita di sei nostri soldati è veramente insostenibile si prenda la decisione di ritirarsi dall'Afghanistan per evitare ulteriori disgrazie. Altrimenti si taccia. Se non per rispetto, almeno per pudore.

P.S. Detto tutto questo, trovo incomprensibile la disdetta della manifestazione di sabato a favore della libertà di stampa. E' proprio a causa della mancanza di obiettività informativa che i popoli accettano passivamente che si combattano le guerre nelle quali vanno a morire anche i loro figli.
Andavano piuttosto sospesi il campionato di serie A o la Champions League, non una manifestazione in difesa della libertà. Ma si, figùrati...

domenica 25 maggio 2008

Il governo Grandi Opere

Hanno mandato avanti Scajola a dare l'annuncio e la scelta mi sembra ottima, non c'era persona più adatta di lui.
Il nostro paese risolverà la crisi energetica non con le fonti rinnovabili e con l'energia pulita ma con l'uranio. Si torna al nucleare.

No, non pensate subito a Chernobyl e ai gemelli Michael e Vladimir, 16 anni, uno sordo e l'altro idrocefalo, di Minsk (foto Robert Knoth). Se sono così dopo tanti anni, è a causa del comunismo, non delle radiazioni uscite dal reattore numero quattro nel lontano 1986.
Il nucleare è assolutamente sicuro. Scommetto che per convincerci, faranno dei chupa-chupa al plutonio da far ciucciare ai bambini e li pubblicizzeranno in TV.

L'uranio è meno dannoso per i polmoni delle sigarette. Lo scrivono i ricercatori.
Le città coinvolte nel disastro sono a distanza di vent'anni ancora troppo irradiate per viverci. In Bielorussia muoiono ancora oggi per leucemia e cancri alla tiroide? Nascono bambini ritardati, deformi, psicotici? Finchè uno scienziato non troverà il marchio Made in Chernobyl guardando le cellule tumorali al microscopio pagatogli dalla multinazionale che magari ha una zampa anche nel nucleare, non ci crederà. Non ci sono prove, dicono, come quelli che sanno di essere colpevoli.

Certo, l'incidente di Chernobyl fu dovuto alla rimozione delle sicurezze, ad uno sciagurato "esperimento", al fatto che la centrale era di prima generazione, a grafite, che il tutto era fatiscente come il regime comunista già in preagonia.
Ma ora che il vecchio sarcofago che copre il reattore ancora in ebollizione, costruito mescolando cemento e il sangue di migliaia di "liquidatori" sta marcendo e andrebbe sostituito ma nessuno fa niente, nonostante che a Mosca regnino i boss della moderna Russia, è ancora colpa del comunismo?

In quei giorni di Chernobyl ci fu gente nel nord Italia che si vide schizzare i valori dei leucociti verso livelli leucemici ma poi, passata la paura dell'insalata a foglia larga e del latte che pensavamo dovesse diventare fosforescente di notte nel frigo mentre noi dormivamo, fu tutto dimenticato. Sono rimasti i "bambini di Chernobyl" (quelli bellini e biondi, non quelli inguardabili che nascevano con un occhio solo in mezzo alla fronte) da invitare generosamente a passare qualche giorno sulla spiaggia di Rimini.
Poi più nulla. Come sempre quando c'è di mezzo il nucleare, non si sa. Le radiazioni nessuno nega siano pericolose ma non sappiamo nemmeno quanti morirono esattamente dei gran botti di Hiroshima e Nagasaki, figuriamoci se ci deve fregare di quattro contadini e matrioske bielorussi. Quando un disastro coinvolge i poveri state tranquilli che non è successo niente. Si, un pianto e un lamento e un paternoster e poi si pensa di nuovo al nostro culo.

Ora che vogliono ritornare al nucleare diranno che Chernobyl deve essere dimenticato. Ancora di più, se è possibile. Stanno già dicendo (la Marcegaglia) che le scelte antinucleari di allora furono troppo "emotive".
Si potrebbe dire che Chernobyl rappresenta il passato. In teoria, si potrebbe anche essere favorevoli ad un uso limitato e coscienzioso del nucleare.
Sarebbe sciocco negare che dal 1986 non siano stati fatti progressi nella progettazione delle centrali. E' vero che le più moderne sono relativamente sicure ma ci sono comunque dei problemi pratici, che si possono riassumere brevemente nei concetti che seguono.

Le centrali di terza generazione (quelle di quarta sono solo in via di studio e se ne parlerà forse nel 2030) costano moltissimo, necessitano di molti anni per il loro completamento e prima di iniziare a dare i frutti desiderati in termini di produzione di energia, devono passare ancora degli anni, anche cinquanta. Funzionano ad uranio, che deve essere lavorato per arricchirlo. L'uranio non è una risorsa economica ed ubiquitaria, che si trova al supermercato con il 3x2, ma è sempre più rara e costosa.
Gli Stati Uniti, per fare un esempio di paese nuclearizzato, dipendono solo per il 40% del fabbisogno energetico dal nucleare. Le automobili continuano comunque ad andare a benzina. Le centrali necessitano di grandi quantità di acqua, che sta diventando un bene sempre più prezioso. Rimane insoluto il problema delle scorie che vanno smaltite e non bastano certo le discariche di Bertolaso.

Se permettete, se parliamo di nucleare mi fido di più di Carlo Rubbia che di Claudio Scajola.



E allora, perchè i dirigenti delle società energetiche italiane, all'annuncio del governo sulla ripresa del nucleare le hanno sparate grosse?
''Famiglie e imprese potranno concretamente risparmiare dal 20 al 30% sulla bolletta elettrica''.
"Con l'atomo l'Italia può raggiungere l'indipendenza energetica che oggi e' uno dei nostri maggiori problemi''.
Strano, vero? Non si trovano quattro stracci di aziende italiane pronte a salvare la compagnia di bandiera Alitalia subito ma c'è grande entusiasmo in Edison, Enel ecc. nell'infilarsi in una impresa che se darà frutti lo farà tra non meno di trent'anni, ad essere ottimisti. Un investimento a lungo periodo che così male si adatta alla voglia di "tutto e subito" degli italiani. Mmmh, ci deve essere sotto qualcosa.
Non è che per far presto e senza il tempo per centrali ultramoderne e sicure ci si accontenterebbe di qualcosa di meno raffinato? Non è che per lesinare sui costi si ripiegherebbe su roba meno sicura? Che si risparmierebbe sulla sicurezza?

Un'altra malignità. Magari non c'entra niente, ma dai prodotti di scarto dell'arricchimento dell'uranio si ricava uranio impoverito, ingrediente sempre più apprezzato nella fabbricazione degli armamenti e non solo. Non importa se il DU (depleted uranium) è sospettato di tossicità e fa morire i reduci dalle zone di guerra bombardate con tali armi e fa nascere creature malformate e tumori nelle popolazioni colpite.
Sempre a disposizione, si trovano plotoni di ricercatori aviotrasportati da pronto intervento che giurano sulla innocuità del DU, pronti a mangiarsene intere barrette in diretta tv.
Intanto i soldatini perdono i capelli e muoiono, con gli alti comandi che negano, e a Quirra in Sardegna detengono il record nazionale delle leucemie.
L'uranio impoverito può essere ricavato dalle scorie derivanti dalle centrali nucleari.
E allora non sarà che il vero interesse e il treno da prendere al volo, con la trentennale guerra globale al terrorismo in corso e in attesa di clamorosi sviluppi, sia quello? Dopo tutto siamo un paese che con le industrie di armi facciamo la nostra porca figura.

Non deve stupire la sparata sul nucleare facile facile. Questo è un governo che pensa e realizza in grande.
Il dubbio è che più che realizzare grandi opere, realizzi grandi sparate mediatiche, tanto nessuno poi andrà a controllare se ciò che è stato millantato si è poi effettivamente realizzato. Si potrà sempre dire di essere stati fraintesi o che "abbiamo ereditato i guasti della sinistra".
Si tratta, guarda caso, di progetti per i quali non risultano esservi i soldi, a meno di andare a mettere le mani nelle tasche di Pantalone o praticare altri tipi più estremi di fist-fucking fiscale. Altro che abolizione dell'ICI per festeggiare l'incoronazione.
Si riparla del Ponte sullo Stretto, della TAV poi delle megacentrali nucleari di quarta generazione che esistono soltanto nei sogni.
Prossimamente: le piramidi.


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domenica 2 marzo 2008

A letto con il nemico. Quarant'anni di sovranità limitata.

Nella storia d'Italia dal 1945 ad oggi, vi sono argomenti chiave che hanno sempre causato la rovina politica e anche fisica degli statisti che hanno osato farli propri e sono principalmente: la tendenza a porsi nelle vicende mediorientali dalla parte palestinese, l'opporsi alle indicazioni israelo-statunitensi in termini politico-energetici, il voler porre termine alla conventio ad excludendum per i comunisti al governo e la ribellione tout-court ai diktat imperiali.
Proviamo a fare qualche esempio concreto ricordando fatti storici importanti.

La politica energetica italiana asservita al potere delle Sette Sorelle, ovvero le compagnie petrolifere americane, provò a scegliere una via alternativa ed autonoma con Enrico Mattei nei primissimi anni sessanta.
L'idea di Mattei era semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: andare dai paesi arabi produttori e proporre un contratto di collaborazione 75-25. Il 75% dei ricavi ai paesi produttori e il 25% per la compagnia concessionaria, non il 50-50 proposto solitamente dalle Sette Sorelle. Mattei, che sapeva fare bene i suoi affari e usava la politica, non se ne faceva usare, avrebbe aperto anche agli scambi commerciali con l'allora Unione Sovietica. Bypassare gli americani, fare affari con gli arabi da pari a pari, comperare metano dai russi. Sono ragioni sufficienti per causare un piccolo incidente con un aereo?

Negli stessi anni un politico democristiano, Aldo Moro, apriva un dialogo con le sinistre, cercando di uscire dalla logica della conventio ad excludendum imposta dalla NATO.
Nel 1964, un tentativo di golpe con a capo il generale De Lorenzo, organizzato dalle stesse forze che hanno sempre cercato di mantenere il timone della politica italiana saldamente a destra e nella logica spartitoria di Yalta, cercò di rovesciarlo una prima volta. Una nota della CIA di allora, afferma:
"Qualunque formula di centro-sinistra venga adottata, fallirà inesorabilmente. L'unica soluzione è il rovesciamento dell'attuale coalizione di governo... Questa crisi è stata provocata dalla riluttanza della DC di agire contro la sinistra... Le forze di centro devono capovolgere l'attuale trend e ritornare a un governo di centro liberal-democratico".
Il golpe rientrò ma l'ostilità verso Moro da parte degli ambienti atlantici per il suo filo-arabismo, esercitato per molte volte come ministro degli Esteri, continuò anche a causa di presunti accordi segreti con l'ala militare dell'OLP, stipulati per risparmiare all'Italia atti di terrorismo.

Negli anni precedenti il 1978, la sua volontà di coinvolgere il Partito Comunista nelle responsabilità di governo si scontrò ripetutamente non solo con gli alleati americani, ma perfino con quelli europei.
Documenti recentemente desecretati parlano di un presunto progetto di golpe in Italia nel 1976 organizzato dai servizi britannici che si dicevano preoccupati per un eventuale partecipazione dei comunisti al governo. Al G7 di Portorico l'Italia si presentò senza un governo:
"Ci sono Moro e Rumor, ma solo per salvare le forme. Gerald Ford, Callaghan, Schmidt e Giscard d'Estaing si incontrano alle 12,45 di domenica 27 giugno al Dorado Beach Hotel per un pranzo di lavoro e qui si verifica un pietoso incidente. Lo descrive brutalmente Campbell, futuro ambasciatore britannico a Roma: "Quando arrivano per il lunch, ai due sfortunati ministri italiani viene impedito di entrare". È il massimo dell'umiliazione.

Appena chiuse le porte, si affronta il "problema Italia". Il verbale di quell'incontro viene redatto dal funzionario Fergusson. Pur riconoscendo che gli italiani devono decidere da soli, i quattro capi di Stato sono d'accordo che occorre fare tutto il possibile perché i comunisti restino fuori dal potere. Giscard propone di elaborare, in una prossima riunione da tenersi a Parigi, una bozza di programma di governo che gli italiani dovranno accettare in cambio di un sostanzioso aiuto finanziario". (da Repubblica, 1-2-3)
Lo scandalo Lockheed, scoppiato quello stesso anno, fu dominato dalla campagna contro "Antelope Cobbler", il fantomatico politico corrotto dietro al quale non si faceva fatica a riconoscere Aldo Moro, nonostante non venisse mai esplicitamente nominato. La campagna, fondata su false accuse, fu orchestrata dai nemici storici di Moro, il più accanito dei quali era Henry Kissinger.
Le prime allusioni a Moro come "l'Antelope Cobbler" nascono da un memorandum dell'assistente del Dipartimento di Stato americano Loewenstein, un uomo di Kissinger. La notizia fu divulgata alla stampa dall'ambasciatore Luca Dainelli, che l'aveva saputa dall'avvocato dell'ex ambasciatore a Roma John Volpe. Dainelli era stato consulente di Antonio Lefebvre d'Ovidio, il mediatore d'affari della vicenda Lockheed.

Lo scandalo Lockheed viene usato dal 1976, anno in cui la commissione Frank Church del senato USA cominciò le sue indagini sulle attività delle multinazionali, per orchestrare 'Watergates' contro le frazioni pro-sviluppo di tutto il mondo". E ancora: "Tra i principali accusatori... fu Luca Dainelli, membro dell'International Institute for Strategic Studies, ex ambasciatore italiano negli USA. Dainelli... è monarchico, tanto monarchico da non voler mettere piede nel Quirinale, che ritiene «usurpato» dalla Repubblica."

Era chiaro che, indicandolo come il destinatario delle bustarelle, si voleva assassinare politicamente Moro e far naufragare il suo progetto, ma il disegno non riuscì. La corte Costituzionale archiviò la posizione di Moro il 3 marzo 1978, e cioè tredici giorni prima dell'agguato di Via Fani. (fonte: Movisol)
Si è sempre parlato di minacce da parte dell'entourage di Kissinger a Moro negli anni precedenti il suo sequestro. Si è parlato di un incontro a New York con il segretario di Stato dal quale Moro uscì terribilmente turbato, tanto da sentirsi male poco dopo nella Cattedrale di St. Patrick, fatto testimoniato dalla signora Eleonora Moro in commissione d'inchiesta. La cosa è confermata da Giovanni Galloni, collaboratore di Moro, che l'anno scorso ha dichiarato in un'intervista:
«Nel 1974, il presidente Ford e Kissinger (allora ministro degli esteri e capo della Cia) convocarono a Washington il nostro presidente della Repubblica, che era Giovanni Leone e il ministro degli Esteri, Moro. Gli americani erano preoccupati per le frasi di Aldo Moro, quando, dopo il referendum sul divorzio, iniziò a parlare dell’attenzione che si doveva rivolgere al partito comunista. Ad un certo momento della riunione Kissinger chiamò Moro e gli disse chiaramente che se continuava su quella linea ne avrebbe avuto delle conseguenze gravissime sul piano personale».
Sempre Galloni ha rivelato come il presidente della DC gli avesse confidato, nelle settimane precedenti al sequestro, la notizia secondo la quale le BR sarebbero state infiltrate dai servizi americani ed israeliani. Moro aveva avuto l'informazione, definita certa, per vie traverse ma si lamentava ed era seriamente preoccupato del fatto che nessuno lo avesse avvertito per via ufficiale, essendo gli Stati Uniti ed Israele paesi alleati dell'Italia.



Il suo rapimento avvenne il 16 marzo del 1978, lo stesso giorno in cui il governo presieduto da Andreotti che avrebbe visto il sostegno diretto del PCI si presentava alle Camere. Coincidenze troppo clamorose per ingannare coloro che conoscevano bene gli ambienti del Potere.
"Il cervello direttivo che ha organizzato la cattura di Moro non ha niente a che vedere con le Brigate Rosse tradizionali. Il commando di Via Fani esprime in forma desueta ma efficace la nuova strategia politica italiana. Curcio e compagni non hanno nulla a che vedere con il grande fatto tecnicistico politico del sequestro Moro.
Le Br non rappresentano il motore principale del missile, esse agiscono come motorino per la correzione di rotta dell'astronave Italia".
Queste parole furono scritte sulla sua rivista "OP" da Mino Pecorelli, giornalista della P2 invischiato con i servizi segreti, ammazzato nel 1979, secondo la tesi più probabile, per aver minacciato di fare clamorose rivelazioni sul memoriale di Moro.
Sul caso Moro ritornerò estesamente nei prossimi giorni, ricorrendo il 30° anniversario di quella tragedia.

Passando agli anni '80, l'incidente di Sigonella del 1985, seguìto alla presa in ostaggio della nave "Achille Lauro" da parte di un commando palestinese, durante il quale vi fu l'assassinio dell'ostaggio ebreo-americano Leon Klinghoffer, fu probabilmente fatale a Bettino Craxi. Craxi si oppose al diktat americano, disobbedendo a Ronald Reagan in persona, negando l'estradizione di Abu Abbas nella base americana di Sigonella e minacciando addirittura uno scontro militare con gli americani.
Una curiosità, nella famosa telefonata tra Craxi e Reagan fece da mediatore Michael Ledeen, un personaggio (ora accreditato presso i Neocon ed il PNAC) che gironzolava anche durante il sequestro Moro per le stanze dei comitati di crisi zeppi di iscritti alla P2, assieme all'altro grande consigliori Steve Pieczenik, lo psichiatra incaricato dagli americani di condurre la PSYOP che doveva dichiarare Moro impazzito e in preda alla sindrome di Stoccolma, quindi inattendibile.

Tornando a Craxi, secondo tesi recenti, non si esclude che molte delle sue disgrazie del periodo di Mani Pulite siano cominciate proprio a causa di quella ribellione, oltre al fatto che anche lui, casualmente, in quanto a filoarabismo e come amico personale di Yasser Arafat, non scherzava. A margine si può anche ricordare come Craxi fosse l'unico politico disposto a trattare con le Brigate Rosse per la liberazione di Moro, rompendo il muro della fermezza dell'intero arco costituzionale di allora.

Tutto questo per tenere a mente che quando si parla di essere amici degli Stati Uniti e di Israele, viste queste strane ed inquietanti coincidenze passate, bisognerebbe ricordare agli alleati che l'alleanza prevede una situazione alla pari e non rapporti di sudditanza caratterizzata dalla necessità della sovranità limitata del suddito. Una riflessione da girare a qualunque governo abbia la (s)ventura di capitarci per le prossime elezioni.

Sarà un caso ma, dopo il pugno sul tavolo di Craxi, non si è più visto un politico italiano che abbia osato distinguersi nelle scelte di politica internazionale dai voleri imperiali.
Siamo andati allegramente a bombardare la Serbia, abbiamo preso il fuciletto a tappo e siamo partiti per la guerra al terrorismo in Afghanistan e in Iraq sperando di raccattare le briciole da sotto il tavolo. Non abbiamo detto no ad alcuna iniziativa militare di Israele, abbiamo ingoiato qualunque balla anzi, qualcuna l'abbiamo pure fabbricata noi, vedi Dossier Niger dove, non ci crederete, ma c'entra ancora una volta Ledeen. Ci siamo abbassati i pantaloni in qualunque circostanza perchè ci vantiamo di essere veri amici della vera democrazia, compresa quella tipo esportazione.
In attesa di riappropriarci di un minimo di sovranità nazionale.


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venerdì 28 settembre 2007

Controcorrente

Maglietta rossa la trionferà? Parliamoci chiaro, se i media ufficiali non avessero deciso, nella loro magnanimità e su commissione dei loro padroni, di renderci partecipi della tragedia della Birmania (che cazzo è il Myanmar, io continuo a chiamarla Birmania) e dei monaci buddisti, tralasciando momentaneamente le cronache delle mollezze dei VIP, avremmo mai potuto partecipare a questa campagna di solidarietà?
Se avessero deciso, come ho fatto notare l’altro ieri, di oscurare i fatti come fanno regolarmente con le notizie dalla Palestina, dalla Somalia o dal Darfur, tanto per fare degli esempi, avremmo continuato a non sapere nemmeno dove fosse ‘sta cippa di paese e francamente avrebbe continuato a non potercene fregare di meno del suo destino.

Ho letto una bellissima analisi della situazione politica in quella regione in un commento firmato da Riccardo al post di Cloro di oggi.
Riassumendo, la Birmania è un paese ricchissimo di risorse energetiche che attualmente orbita attorno alla sfera di influenza cino-russa. Tutto questo improvviso amore dell’Impero per i monaci buddisti, (pensiamo a quanto sono rimasti inascoltati i loro fratelli tibetani quando la Cina era da tenersi buona), puzza di pesce marcio. Come dice Riccardo, le risorse birmane fanno gola agli Stati Uniti ed ecco che invece di parlar chiaro e di dire chiaramente che quelle devono andare a noi e non alla Cina, si tirano in ballo i diritti civili e la democrazia. A questo punto di solito a me viene da vomitare.

Sembra impossibile ma l'ipocrisia puzza ancor di più del pesce marcio.
Che bello sentir parlare con quei toni sdegnati di repressione poliziesca sui dimostranti, quando a volte gli stessi in altre parti del mondo vengono chiamati terroristi e manganellati senza pietà.
Certo questi militari di merda sparano di brutto sui dimostranti e non c’è paragone in termini di vittime con situazioni tipo Genova 2001 ma comunque i molti pesi e le svariate misure di cui scopriamo ogni giorno l’esistenza fanno sorridere amaramente.

Come mi solleva leggere che il governo giapponese ha giustamente protestato per l’uccisione del reporter Kenji Nagai. Mi auguro per la sua famiglia che non finisca come per un altro fotoreporter, il nostro Raffaele Ciriello, che venne ucciso a Ramallah il 13 marzo 2002 da cinque proiettili 7.62 Nato in dotazione all'esercito israeliano, per le mitragliatrici coassiali montate sui carri armati Merlava. Ucciso per sbaglio, inchiesta archiviata, nessun risarcimento. L’Italia non capisce ma si adegua.

Mi consola anche sentir lodare dal più grosso guerrafondaio del mondo il pacifismo buddista. Non so se sia perché i monaci sono dimostranti ideali che si fanno sparare addosso che è una meraviglia, oppure perché dopo tante lacrime sulla spalla di Dio e tanti iracheni spiaccicati, Dabliu si sta veramente convertendo alla mitezza francescana. Io continuo a sentire puzza di marcio.

Cambierà qualcosa in Birmania se ci mettiamo la maglietta rossa? Io credo proprio di no. In questo caso è la vita che imita Beppe Grillo ma questo vaffaday organizzato mediaticamente come un’operazione di marketing virale e che ci ha fatto scattare tutti sull’attenti come tanti soldatini, segno che il potere dei media mainstream è ancora troppo forte, finirà come è finita per la rivoluzione taroccata rumena e quella alla diossina di Kiev.
Dopo i fatti di piazza Tien Am Men la Cina è diventata quasi culo e camicia con l’Occidente. Dozzine di dittature sudamericane hanno fatto il bello ed il cattivo tempo con decine di migliaia di morti per anni, perfino con la benedizione del Santo Subito.

La maglietta che ci hanno fatto indossare oggi è rossa per non far vedere il sangue che scorre in altre parti del mondo, non altrettanto alla moda della Birmania petrolifera. Paesi dove la gente può anche crepare tanto non ce lo faranno mai sapere.
Non è da escludere l’ipotesi che quando all’Impero converrà rimettere la sordina sugli avvenimenti che non sono più di immediato interesse, della Birmania non ne sentiremo più parlare e sarà stato molto rumore per nulla.
Per questo io la maglietta non la indosso, nonostante ovviamente tutta la mia solidarietà vada a chi vive ed è perseguitato sotto il regime repressivo birmano.

venerdì 3 agosto 2007

Aiuto, mi hanno tolto la corrente!

Nello splendido film "Ultimatum alla Terra" del 1951, Klaatu è un alieno venuto sul nostro pianeta per ammonire l'Umanità a non perseverare sulla strada della proliferazione nucleare e dell'autodistruzione. Lui tenta di ragionare con i terrestri ma è tempo perso, tra una pallottola e l'altra e capisce che l'unico modo per farsi ricevere dai potenti della Terra affinché ascoltino il suo monito è questo: togliere l'energia al mondo per trenta minuti grazie ai superpoteri del suo terribile robot Gorth. Dopo il panico scatenatosi per il blackout mondiale, finalmente Klaatu sarà ascoltato, prima di tornarsene nello spazio siderale dal quale era venuto.

Parliamo pure di energia, quindi e di come ne siamo schiavi, al punto di andare nel panico appena ci tolgono la 220 di corrente. A me è successo oggi. Guasto nel quartiere e un paio di orette abbondanti senza luce.

In questi casi, dopo il giro rituale tra le vicine: "Ma tu ce l'hai la luce? No? Anche tu allora", detto con l'espressione sbigottita di chi ha subìto una perdita irreparabile, parte la ridda delle ipotesi sulla natura del guasto, che terminano di solito con la telefonata angosciata all'ENEL.
Il numero per la segnalazione guasti è stupendo. Fai il numero, scegli 1 e dopo un paio di secondi sanno già chi ha chiamato e dove abiti esattamente con precisione satellitare perchè la voce automatica ti dice che si, non rompere, sanno già che si è scassata la luce in Via Pincopallino e ci stanno già lavorando. Tu non hai aperto bocca, ha fatto tutto il nastro registrato. Ma come fanno!
Visto che la vocina ti ha detto che si prevede la luce torni alle 20,45 devi riempirti questo tempo con qualcosa di alternativo.

Per prima cosa mi hanno tolto il computer. E va bene, niente internet, niente blog e addio aggiornamento. Dovrei passare l'aspirapolvere ma ovviamente non posso, allora mi viene in mente che devo attaccare dei bottoni in una camicia da mesi.
Mi accomodo sul divano e prendo istintivamente in mano il telecomando. Per cosa, visto che del televisore non rimane nemmeno la lucina rossa dello stand-by? Ci vorrebbe un po' di musica di sottofondo: nisba. Si, c'è la radiolina a pile in bagno ma lasciamo stare, oltretutto pure quelle sono scariche. Che sarà mai dopotutto, gustiamoci questo insperato silenzio.

Finito il lavoro di cucito penso: ora che faccio? Sono già uscita, non posso fare una lavatrice di panni, non posso stirare, non posso usare il pc... quasi quasi mi faccio uno shampoo, avrebbe detto Gaber, oppure una doccia. Si, e con quale acqua calda, visto che la caldaia non va?
Apro il frigo per bere qualcosa e richiudo subito con terrore. Lo sanno tutti che quando c'è il blackout vige il "non aprite quella porta"! Io poi, nonostante fior di tecnici mi dicano che i surgelati possono resistere per più di otto ore, faccio molta fatica a fidarmi e la tentazione sarebbe di far partire un'epurazione di 4salti in padella e sofficini. Oggi resisto, voglio essere razionale.

Perchè non farci un post, su questo blackout? Che idea stupenda, un post sull'energia e la sua importanza nella vita quotidiana. Ho qualche ideuzza ma come la butto giù? Semplice: carta, calamaio e penna.
Che fatica, sembro Peppino quando deve scrivere la lettera alla malafemmena. Non sono più abituata a scrivere a mano anche perchè grazie alla tastiera riesco a scrivere di solito quasi alla velocità del pensiero che scorre e la penna riesce solo a tracciare degli sgorbi incomprensibili. Non sono appunti, ma una ricetta medica.

Intanto si è fatta ora di cena. Mi sono cotta un po' di pasta e la sto mangiando finalmente senza rodermi il fegato ascoltando il tg, in un silenzio conventuale.
In quel momento torna la luce. Non posso giurarci ma dal gruppo di vicine e casalinghe disperate che si sono raccolte in giardino mi pare sia partito un urletto di gioia.

Ho scritto il post ma non ho usato una virgola degli appunti che aveva preso Peppino. Proverò a farmeli decifrare domani dal medico di base. Sono così contenta che ho acceso tutte le luci di casa, solo per guardarmele tutte luccicanti. Che bella cosa il progresso!

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