mercoledì 29 novembre 2006

San Raffae'

Non si ride degli anziani che cadono, razza di bulletti del Tubo, vergogna!
Cosa c’è da ridere se il Cavalier Berlusconi s’è inteso male? E anche Ghezzi... basta infierire con le blobbate al TG3 sul discorso che si inceppa, sull’eloquio che scema, e il sensorio che si ottenebra. E’ successo a tutti di svenire checcazz.., non è mica un divertimento.

C'è una cosa da dire però. Anche se Scapagnini lo illude di essere immortale - ogni grande uomo ha al suo orecchio sinistro un medico suadente che gli racconta una quintalata abbondante di balle a un tanto al chilo, Silvio ha una certa età.
In “Viale del Tramonto” William Holden apostrofa la vecchia diva del muto Norma Desmond con una famosa battuta: “Non c’è niente di male ad avere cinquant’anni, se non se ne vogliono avere per forza venti”.
Ecco, Berlusconi dovrebbe capire che deve riguardarsi, dato che di primavere ne ha settanta, sull’illustre schiena (non mi permetterei mai di chiamarlo groppone).

Ho letto che alcuni malevoli hanno dato la colpa a Venere del malore, altri hanno persino insinuato che sia stato un coup de théatre, insomma una finta, come il miglior Inzaghi in area di rigore.
Vergogna, e ancora vergogna. Forse avete visto quel film americano, “Bob Roberts”, di quel sovversivo di Tim Robbins, che racconta di un politico piuttosto corsaro che, trovandosi nelle canne per problemi giudiziari, organizza un finto attentato per catturare le simpatie degli elettori? Avete pensato alle accuse di brogli e avete fatto due più due quattro. Vi siete chiesti come mai si abbarbicasse tanto al palchetto e avete notato l’occhio ancora aperto. Ma bravi. Sempre a fare insinuazioni cattive.

Ora però dobbiamo essere tutti contenti che sta bene, che ha fatto la battuta sulla barba talebana del medico accorso al suo fianco – quanto è simpatico! - che ha chiesto cosa c’era per cena al S. Raffaele - dove non servono sushi, per fortuna e che sta facendo i soliti esami di routine che gli anziani devono fare in questi casi: reidratazione, esami del sangue, una TAC ecc.
So per certo che i dipendenti simpatizzanti di Forza Italia lo stanno seguendo con grande dedizione, nonostante i colleghi comunisti che remano contro.

Pare inoltre che il fido Apicella stia approntando la cover di un famoso successo, da dedicare all'illustre svenuto. In esclusiva per voi la prima strofa.

"San Raffaé"

Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son infermiero del San Raffaè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a questo ospedale dall '83
e al centesimo pateracchio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al piano centrale
c'è un uomo geniale che parla co' mme.

Tutto il giorno con quattro dottori
insolenti, marpioni, cornuti e lacchè
tutte ll'ore co' 'sta fetenzia
che sputa minaccia e s' 'a piglia co' mme
ma alla fine m'assetto papale
mi sbottono e mi leggo 'o ggiurnale
sto con Silvio al San Raffaè
mi spiega che penso e bevimm' 'o ccafè.

Ah, che bellu ccafè
sulo ad Arcore 'o sanno fà
co' 'a recetta ch'a Don Pecorella
compagno a Mastella ci ha dato mammà …

martedì 28 novembre 2006

Lassù qualcuno mi ama?

Penso che chiunque abbia un blog si faccia prendere prima o poi dal piacere sottilmente voyeuristico di andare a vedere “chi mi ha visitato oggi”.
Confesso che vado matta per le statistiche ultra-dettagliate che a momenti ti dicono anche come era vestito il visitatore, se aveva i capelli in ordine o per caso era in mutande.
Sono iscritta sia a Google Analytics che a Special Stat, oltre al mio caro contatore Calimero (che essendo francese temo sarà chiamato oltralpe Ca-li-me-rò).

Orbene, ogni sera mi piace fare un capatina tra le pagine ricche di dati sugli ultimi accessi e vedo che stranamente ricevo molte visite anche dall’estero, probabilmente solo grazie a qualche bizzarro esito di ricerca di Google. Ho scoperto però qualcosa di inquietante, e qui inizia la parte paranoica del post.

Sono già due volte che noto un accesso dalla Vatican City (Holy See), e per giunta proveniente dalla versione… tedesca di Google!
No, non mi sono gasata al punto da pensare che Sua S… non esageriamo, magari è solo qualcuno del suo seguito, una guardia svizzera, un sottocuoco, una fantesca, che la sera, non sapendo come impiegare il tempo, naviga per blog. Confesso che per un momento ho temuto potesse trattarsi di Padre Georg… pronto a lanciare i suoi strali sulla papera zoppa per le sue irridenti satire sull’oltretevere. (Per la serie, come montarsi la testa in sei minuti senza cacciavite).

Ora però sono preoccupata per un’altra serie di accessi regolari. C’è qualcuno che da giorni e giorni mi visita quotidianamente e più volte al giorno dagli Stati Uniti.
Ahi ahi ahi, forse i miei post sui generali e le elezioni taroccate? O le irriverenti biografie di Dubya e Condi?
Il mio misterioso visitor a stelle e strisce naviga su piattaforma Linux. Chi sarà mai? Escludendo Bill Gates per ovvi motivi, propenderei o per Donald Rumsfeld che da disoccupato ha molto tempo libero e sta cercando disperatamente chi gli ha tolto la sedia da sotto il culo oppure è qualche postazione di Echelon o direttamente qualcuno della CIA dalla sua centrale operativa nel cuore di una montagna o dentro all’Area 51. Mi sento un tantinello osservata, tenuta sotto controllo, non dico spiata ma… ieri sera nel mio lettuccio ci ho pensato.

Mi piacerebbe che i miei illustri visitatori misteriosi si palesassero, magari lasciando un semplice “ciao, sono io, niente di grave, il posteggiatore abusivo del parcheggio dietro P.zza San Pietro, sto studiando tedesco alle serali” e “non ti preoccupare, mi chiamo Donald ma non sono Rumsfeld, faccio Duck di cognome, sorella papera!”
Ecco, lancio un appello anche in inglese:
“Dear American visitor, I see you are very often on my blog. Please leave a message, just say “hi” if you like. You’re welcome! You know, this post is a whole big piece of paranoid crap and you can just skip it. I only hope you are not Donald Rumsfeld, are you?“

Oh, adesso mi sento più sollevata!

domenica 26 novembre 2006

Deaglio e il suo doppio

Enrico Deaglio, noto anche come En Rico De Aglio, nasce a Torino nel 1947, ahimè in ritardo per beccare i brogli del referendum costituzionale e troppo giovane per quelli del 1948, dei quali parlano però solo gli storici americani.

Forse sarà l’essere nato nella città dei misteri e del satanismo, ma fin da bambino Enrico è affetto da uno strano dualismo, ed è perseguitato dal suo doppio.
Ad esempio il sogno di Enrico 1, detto anche En, è fare il giornalista d’inchiesta e il direttore di giornale ma Enrico 2, alias Rico, si laurea in medicina.
Per fortuna Enrico riesce comunque ad essere convincente in entrambi i ruoli. Magari qualche volta si confonde e chiede ai suoi assistenti di “reimpaginare il paziente” e ai redattori di “rianimare l’articolo” con 0,5 di atropina, ma non importa.

Ha scritto libri di successo, come “La banalità del bene” (quella del male era già impegnata) su temi importanti come le persecuzioni razziali, ma inspiegabilmente anche due testi di geografia per le scuole per l'editore Zanichelli, forse opera di Rico. Pare infatti che il doppio sia appassionato dei documentari di “National Geographic”.
E’ autore di numerose inchieste e ha condotto la trasmissione “Milano Italia” per la RAI, per la quale vi fu una lunga battaglia sul titolo con gli autori perché il titolo originario era “Rogoredo Italia” ma Rico aveva difficoltà a pronunciare la parola Italia.

Nonostante abbia diretto il giornale “Lotta Continua” non è mai approdato a Forza Italia anzi, la vista di Berlusconi è l’unica che riesce a mettere d’accordo le due personalità provocando oltremodo in Enrico uno strano fenomeno. Mentre altri giornalisti cadono improvvisamente in ginocchio, lui prova una voglia irrefrenabile di farci un film. Finora ne ha realizzati due: “Quando c’era Silvio” e “Uccidete la democrazia”, le altre volte i collaboratori sono riusciti a calmarlo prima.

Sul tema dei complotti il dualismo è più forte che mai. L’Enrico pubblico è pronto a giurare che le ultime elezioni italiane sono state taroccate ma di fronte al buco nel Pentagono il suo doppio non ha dubbi, ha ragione quel giornaletto di bricolage, la versione americana di “Sistema Pratico”, è stato un aereo con le ali e tutto.

Di notte i vicini sentono Enrico litigare con “l’altro”.
Ieri sera l’alterco si è fatto particolarmente violento:
“Non ti sopporto più, dillo che hai votato Berlusconi!”
“Le tue inchieste sono delle boiate pazzesche!”
“Servo della CIA!”
“Eizenstein dei miei stivali”… e così fino a mattina.

Su, riproviamo con l’esorcismo, ripetete con me: “Aglio Travaglio, Deaglio ca nun quaglia, corne e bicorne, cap'alice e capa d'aglio...


venerdì 24 novembre 2006

Sul ponte sventola la scheda bianca

Non si trova una copia di Diario con "Uccidete la democrazia", l'ormai famoso film-documentario sui presunti brogli elettorali delle elezioni politiche di aprile, già tutto esaurito ad un giorno dall'uscita.
Io attendo la ristampa oppure lo vedrò per altre vie (le mulattiere del Signore sono infinite).

Intanto si stanno scatenando ovunque sui blog e sui forum gli avvocati difensori del centrodestra, tirato in ballo implicitamente dal film di Deaglio, con la loro vasta gamma di difensori d'ufficio, azzeccagarbugli, finte giuliebuongiorno e simil-avvocatitaormini, tutti armati del loro affiliato Rasoio di Occam d'ordinanza che dovrebbe dimostrare l'infondatezza delle accuse al centrodestra perchè per loro, per definizione, i brogli li ha sempre fatti la sinistra.
E' noto infatti che fin dal dopoguerra la sinistra ha fatto di tutto, perfino dei brogli elettorali, per non dover mai giungere al governo.

Può darsi che tutto questo polverone, una volta dissipatosi, non riveli nulla di strano ed irregolare nel risultato elettorale ma devono spiegarmi una cosa sola.
Cos'avevano da litigare quella notte Pisanu e Berlusconi, con gli stracci che volavano fino in strada?

Il primo rasoio alza il pelo, il secondo lo taglia e il terzo sfugge di mano ad Occam che disgraziatamente si taglia la gola.

martedì 21 novembre 2006

La carica delle presidentesse

A costo di farmi crocifiggere da tutte le mie amiche lettrici, dico che l’automatismo di gioire perché una donna rischia di diventare presidentessa della repubblica non ce l'ho e anzi, la cosa mi provoca una fastidiosa orticaria.
Prendo ovviamente a pretesto l’ultimo caso recente, quello di Ségolène Royal vincitrice delle primarie per il Partito Socialista in Francia e prossima rivale di quel Sarkozy al cui confronto Jacques Chirac sembra un anarcoinsurrezionalista e lei una specie di Rosa Luxemburg.

Ogni volta che sento da più parti gridolini di goduria all’idea che la signora Royal diventi la padrona dell’Eliseo, al pari di quelli che già pregustano Hillary Clinton o Condoleezza Rice alla Casa Bianca e magari la Giovanna Melandri o la Santanchè in Italia, mi trovo a pensare come sia stucchevole e assolutamente falsa quest’idea che siccome un politico è donna governerà meglio degli uomini.

Se per “meglio” intendiamo più umanamente, con un occhio di riguardo ai poveri e con una sana ripugnanza della guerra mi sa che gli esempi passati non ci aiutano molto.
Quando governava Golda Meir in Israele hanno per caso taciuto le armi in Medio Oriente? La grande donna politica affermava, in una intervista al Sunday Times del 15 giugno 1969: "Non esiste una cosa come il popolo palestinese ... Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono."
Abbiamo dimenticato gli effetti nefasti sul welfare della politica ultraliberista della madre di tutte le domine, Margaret Thatcher, che pure piace ancora tanto dalle parti degli amanti del bondage ideologico? E la guerra delle Falklands, il braccio di ferro con i minatori, i tagli alle mense scolastiche, il famoso “togliere il latte ai bambini”?
Facciamo altri esempi. Indira Gandhi governò l’India più come una dea Kalì dal pugno di ferro che come una buona mamma affettuosa e, per limitare le nascite, iniziò una campagna di sterilizzazione coatta delle classi più povere.
Vado avanti? La signora Ceausescu fu altrettanto spietata del marito e così la vedova di Mao, Jiang Qing con la sua Banda dei Quattro. Le regine della storia hanno combattuto, eliminato nemici e affamato popoli. Esattamente come i loro colleghi maschi.
Se proprio vogliamo trovare un esempio di donna che si sfinì fino all’ultimo per aiutare i poveri del suo popolo dobbiamo citare Eva Peron, la quale tuttavia non disdegnava di maneggiare denaro proveniente da bottini nazisti.

Voglio essere ottimista e pensare che Hillary, Condoleezza e Ségolène saranno molto diverse ma ho paura che il problema non stia nel sesso del politico ma nella politica.

Inoltre trovo stucchevole definire femminismo la donna al potere perché se ogni grande uomo ha una grande donna alle spalle, ogni grande donna ha alle sue spalle una piccola donna che gli spupazza i figli, gli pulisce la casa, gli bada ai vecchi e gli fa insomma da serva.
Il potere di una donna, fino ad oggi, presuppone purtroppo la sottomissione di un’altra donna di status economico inferiore. Niente di nuovo sul fronte occidentale.
Per giunta, guardando bene, si scopre che queste grandi donne sono quasi sempre o figlie, o mogli, o conviventi o amanti di qualche uomo importante, magari solo nel senso del conto in banca.

Domanda: il risultato di anni di emancipazione femminile consiste nel fatto che una classe di donne si è emancipata grazie a vincoli di sangue e letto e l’altra continua a sbattersi come prima e in più deve anche servire le signore emancipate? Quello che chiamiamo emancipazione non sarà semplice nepotismo e attaccamento al posto di comando, che deve essere occupato comunque da “uno di noi” e anche se è donna non importa?
Come leggevo ieri in un commento ad un post su Ségolène Royal su OneMoreBlog, che condivido in pieno, anche a me piacerebbe vedere una presidentessa, ma che fosse una vera donna, una che sa smacchiare un pantalone, sfeltrire il maglioncino, attaccare un bottone, cucinare l’impepata di cozze e badare ad una nidiata di marmocchi.
Una insomma che, magari dopo aver lavorato duramente per meno di mille euro al mese, si facesse un culo così anche in casa e conoscesse quindi la vita reale di milioni di donne. Poi magari la politica guasterebbe anche lei ma almeno io e le altre milionesse ci sentiremmo un po’ più rappresentate.

Tornando alla signora Royal e per buttarla in satira, leggo che è stata condannata in una causa giudiziaria perché non aveva retribuito alcune collaboratrici in una recente campagna elettorale. Ogni grande donna ha piccole donne alle sue spalle.
Leggo che si è distinta per aver censurato alcuni poster che mostravano chiappe reclamizzanti un tanga e che per ciò è chiamata “la nuova puritana”; che ha fatto una legge in difesa di un famoso formaggio e che vuole mandare a lavorare gli insegnanti anche il pomeriggio perché secondo lei non fanno una cippa tutto il giorno. Insomma, i francesi ne parlano come di una che ha tante idee, alcune però in contrasto tra loro.
E’ madre di quattro figli non essendo sposata con François Hollande, attuale primo segretario del Partito socialista, ma è contro i matrimoni gay.

Beh, male che vada manderà gli insegnanti omosessuali a mettere il reggiseno alle vacche che producono il formaggio chabichou. E se anche le vacche non sono sposate, pazienza.

lunedì 20 novembre 2006

La rivolta dei generali

Da mesi tira una brutta aria al Pentagono e se non è proprio tintinnar di baionette, poco ci manca. I generali americani sono in subbuglio e sempre più insofferenti verso l’amministrazione Bush a motivo della disfatta in Iraq e della minaccia di allargamento del conflitto su un terzo fronte in Iran.

Bisogna andarsi a cercare le notizie in qualche articolo di giornale e su Internet perché i nostri telegiornali delle ore venti, tra un matrimonio del secolo e un fattaccio di cronaca al sangue preferiscono, se proprio devono parlare di cose serie, far passare l’idea che alla Casa Bianca “tutto va ben, madama la marchesa”. I consensi di George sono in caduta libera e lo sanno anche le pietre ma per gli inviati a Washington più realisti del re, come l’apposito Borrelli, Dabliù Bush è il miglior presidente di tutti i tempi e il suo quasi omonimo Washington gli fa una pippa.
Se ci si informa in maniera un po’ più approfondita si scopre che la società americana è agitata da molti mesi da una vera e propria rivolta di alcuni alti gradi militari contro le scelte di politica estera dell’amministrazione repubbli-con.

Il primo atto concreto della clamorosa iniziativa è stato il 15 aprile scorso l’invio di una lettera nella quale un gruppo di alti ufficiali in congedo chiedeva al presidente di licenziare in tronco il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld.
Tra i firmatari il gen. Anthony Zinni, il gen. Paul Eaton, il gen. Gregory Newbold, il gen. Paul Van Riper, il gen. Charles Swannack, il gen. John Riggs e il gen. John Batiste.
Il motivo di questa richiesta nasce dal sistematico rifiuto di Rumsfeld di tenere in considerazione i consigli provenienti dai comandanti militari, che forse di tattica e guerra ne capiscono qualcosa di più di lui, e per aver di conseguenza condotto gli Stati Uniti alla débacle in Iraq, un paese che sta ormai precipitando proprio in quella sanguinosa guerra civile totale e incontrollabile che, secondo la propaganda di Cheney e compagnia cantante, l’intervento anglo-americano avrebbe dovuto evitare.

Il bello, o il brutto a seconda delle opinioni, è che si tratta in massima parte di ufficiali che hanno sempre sostenuto il partito repubblicano ma che si sentono traditi dalla sua deriva neocon e non bisogna pensare che i fautori della protesta siano solo vecchi generali in pensione un po’ rincoglioniti.
Secondo il sito Appeal for Redress, sono almeno 219 i militari in servizio che hanno sottoscritto un appello al Congresso in cui si chiede il ritiro delle truppe USA dall'Iraq. L'appello sarà consegnato il 18 gennaio 2007, il Martin Luther King Day, e recita:

"As a patriotic American proud to serve the nation in uniform, I respectfully urge my political leaders in Congress to support the prompt withdrawal of all American military forces and bases from Iraq . Staying in Iraq will not work and is not worth the price. It is time for U.S. troops to come home".

"Come patriota Americano fiero di servire in uniforme la nazione, chiedo ai miei rappresentanti al Congresso di appoggiare l’immediato ritiro di tutte le forze armate americane dall’Iraq. Rimanere in Iraq non serve e non ne vale la pena. E’ tempo per le truppe americane di tornare a casa".

Il malumore serpeggia anche in altri autorevoli settori del potere a stelle e strisce.
Il 6 giugno scorso si è svolta a Washington una conferenza stampa nella quale, oltre ai militari rivoltosi, ha partecipato un gruppo di ex diplomatici che ha duramente criticato la politica estera e di sicurezza nazionale dell'amministrazione Bush, chiedendo agli americani di punirla alle elezioni di novembre, come poi è effettivamente avvenuto.
Non dimentichiamo poi il sempre maggior numero di americani che chiede insistentemente di fare piena luce sui fatti dell’11 settembre con l’istituzione di una Commissione d’Inchiesta veramente indipendente, oltre alle richieste di impeachment per le bugie che hanno condotto Bush all’avventura bellica in Iraq.
Dietro alla cacciata di Rumsfeld il giorno dopo il risultato elettorale di medio termine, fatta passare per un diktat del neo presidente della Camera Nancy Pelosi, vi è quindi secondo molti osservatori una seppur tardiva accoglienza della richiesta avanzata nella famosa lettera di primavera.

Se il maggiore problema apparente è l’Iraq, è indubbio però che i generali stiano da tempo reagendo negativamente alle voci sempre più insistenti di attacco all’Iran. Negli ambienti militari si parla di un’altra lettera che alcuni generali e ammiragli in servizio attivo avrebbero presentato al presidente dei capi di stato maggiori riuniti, gen. Peter Pace, in cui gli ufficiali minacciano le dimissioni nel caso in cui la Casa Bianca ordinerà un attacco militare contro l'Iran.
Questo perché in realtà, anche tolto di mezzo Rumsfeld, i militari si rendono conto che il problema è Cheney, che è il vero architetto della politica della guerra preventiva e perpetua. A differenza di Rumsfeld però, che è stato nominato dal Presidente, Cheney è stato eletto dal popolo e non si può licenziare come un co.co.co qualsiasi.

Per dimostrare che la rivolta contro Bush ha carattere perfettamente bipartisan basti dire che il più autorevole settimanale della sinistra americana “The Nation” ha pubblicato nel numero del 16 ottobre un articolo intitolato “Rivolta dei Generali — gli ufficiali contro una guerra fallita” a firma di Richard J. Whalen, affermato esperto di strategia del partito repubblicano e conservatore.
In un articolo su "Slate" dello scorso aprile, il giornalista Fred Kaplan si chiedeva se un colpo di stato militare negli Stati Uniti non avrebbe in questo momento paradossalmente un effetto di moderazione sulla politica americana.

Per ora invece i militari, più saggiamente, sperano che un cambio di indirizzo politico alla Casa Bianca in senso Democratico possa scongiurare lo spauracchio di un allargamento all’Iran del conflitto medio-orientale.
La via d’uscita che mi pare possibile sta nel conferire la maggioranza ai democratici alla Camera e al Senato in modo che si possa fare un’inversione di rotta”, ha detto il gen. Paul Eaton, da sempre repubblicano, riferendosi al disastro della guerra irachena in una intervista a Salon: “La maggior parte di noi vede altri due anni di tutto questo se i repubblicani restano al potere”. “Non ci saresti riuscito a farmi votare per Kerry o Gore neanche con la tortura, ma adesso non sono davvero entusiasta per ciò che ho votato”.
Un alto ufficiale ancora in servizio, quindi protetto dall’anonimato, recentemente rientrato dall’Iraq, ha detto sempre alla stessa rivista: “Posso riferirvi, dalla discussioni a cui ho partecipato nei miei ambienti, che l’unico modo di consentire o arrivare a dei cambiamenti è cambiare leadership”.
Riflettendo questa stessa idea diversi ex ufficiali che hanno avuto recenti esperienze di combattimento in Iraq, hanno lanciato un appello agli elettori americani pro partito democratico.
I generali John Batiste e Paul Eaton hanno rilasciato interviste alla rivista online Salon in cui auspicavano una vittoria democratica. “La cosa migliore che adesso può accadere è che in una o tutt’e due le camere prevalgano i democratici in modo da poter stabilire un qualche controllo”, ha detto il gen. Batiste.

Secondo il col. W. Patrick Lang, ex Ufficiale dell’Intelligence della difesa per il Vicino Oriente e l’Asia meridionale, il Congresso avrebbe il potere di mettere sotto controllo il partito della guerra globale e permanente alla Casa Bianca. Esso potrebbe infatti ritirare il permesso concesso al presidente di fare la guerra nell’ottobre 2002 e potrebbe tagliare i fondi per continuare la disavventura irachena.
Sempre però che George non si inventi qualche altra legge antiterrorismo ancora peggiore di quelle già emanate, o non capiti un’ennesima provvidenziale Pearl Harbor.

sabato 18 novembre 2006

Quando le donne fanno ooh

Ho visto un po’ troppi wonderbra in giro ultimamente. Così, anche se odio l’ipocrisia della par condicio, per pareggiare i conti mi travesto da etologa e vi propongo otto meraviglie della natura in senso maschile.
Per restare in argomento “intimo”, consiglio anche il relativo wonderbra for men, di cui però questi Bronzi di Riace viventi, questi capolavori dell’arte moderna non hanno alcun bisogno. Sono uomini che non devono chiedere mai. L'aggeggio che solleva lasciamolo a chi una volta avrebbe usato il cotone idrofilo. Ohibò.

Cominciamo il giro dei belloni da Viggo Mortensen, la tempesta ormonale perfetta. Inespressivo, dicono. Già fa danno così figuriamoci se fosse pure espressivo.
Le sue fans si giustificano dicendo che piace perchè è anche intelligente, poeta, pittore. Palle, la verità è che tira più un pelo di Viggo che un carro di buoi.

Occhi che ti fanno la risonanza magnetica quelli di Joaquin Phoenix, genere tormentato, in molti film adolescente perverso che innesca reazioni insano-materne stile “vieni qui che ti risolvo io i problemi, bel bambino”. Memorabile in “Da Morire” di Gus Van Sant, che io benedico perché di bei figlioli se ne intende e ci offre sempre immagini indimenticabili.

Keanu Reeves è il monumento vivente alla idiozia dei razzisti, di coloro che vorrebbero continuare a trombarsi solo le sorelle per non contaminare la razza.
Esercizio pratico: guardate prima Calderoli e poi Keanu e domandatevi, ma mescolare un pochino i geni non dà effetti interessanti? Ultimamente un po’ intortellato, ma sempre un grande (Keanu, ovviamente).

Un giovane virgulto dal Giappone, Takeshi Kaneshiro.
Se trovate una palla mortale i pugnali volanti ma non osate dirlo all’amico entusiasta del cinema estremo-orientale che vi presta sempre le versioni director’s cut dei capolavori di Jhang Yimou concentratevi sui lineamenti di porcellana e gli occhi a mandorla assassina di Takeshi. Le due ore e oltre passeranno più in fretta e direte: “Ma come, è già finito?”.




Che dire di Johnny Depp, il lato selvaggio della vita, l'uomo dai mille volti? Da portarsi dietro solo in modica quantità, di lui non si butta via nulla, ed è un salvavita. Un momento di depressione e con un Depp passa tutto.

Alzi la mano chi non si farebbe arrestare e interrogare da Montalbano, alias Luca Zingaretti, il primo sexy commissario italiano e la rovina di Cesare Ragazzi.
O ragazzuoli che la menate con i capelli che cadono e vi rovinate lo stipendio con le fiale di Minoxidil, non preoccupatevi. Dovete solo essere uguali a Zingaretti e i capelli non rappresenteranno più un problema.

Direttamente dall'Enciclopedia Britannica dei bonazzi, la new entry Clive Owen, anche lui un po’ botulinizzato nell’espressione ma gran figaccione, sia nei panni di Re Artù, dove per lui sbavavano sia Lancillotto che Ginevra, che in quelli del rapinatore diabolico in “Inside Man”. Ma come hanno osato non fargli fare James Bond e hanno preso quella specie di calamaro di... non mi ricordo neppure il nome!

Infine un omaggio al neo Pallone D’Oro, ‘O Capitano, Fabio Cannavaro.
Di fronte alla sua “tartaruga” perfetta le bimbe si turbano, le mamme sbiancano e anche Michelangelo poserebbe lo scalpello e si metterebbe a piangere in silenzio con la testa tra le mani dicendo sconsolato: " ’gna faccio…"

E ora vi saluto, vado a farmi una doccia fredda.

giovedì 16 novembre 2006

Scherza coi razzi ma lascia stare Ratzi

Caro Padre Gaenswein,
posso chiamarla confidenzialmente Georg? No, forse è meglio di no. Con la mania che abbiamo noi italiani di storpiare il teutonico “Ghe-org” in “Gi-org”, rischieremmo una scenetta come quella del Martini, con la tipa che apre la porta e si trova davanti lei con una bottiglia di vin santo - che mi sembra più appropriata, ed esclama: “George!!”.
Eh si, perché mi dicono che tra lei e Clooney è una gara dura.

Se posso permettermi, lei è indubbiamente un gran bel pezzo di manzo, anche se non è esattamente il mio tipo. Sa, oggi mi sono comprata il “Max” con le foto di Cannavaro, ha capito il genere che mi piace?
Non è il mio tipo perché pensando a lei mi viene da fare quella stupida e scontata associazione che avrà sentito già un migliaio di volte - e chissà come la fa incazzare, pardon, arrabbiare. Lo sa benissimo, la storia di padre Ralph e di “Uccelli di rovo”. Non posso farci nulla ma quest’idea di lei e Maggie e l’uccello sul rovo mi blocca, mi spegne ogni pensiero arrapante come il calzino corto a letto. Encefalogramma piatto, kaputt.
Eppure, nonostante questo handicap da telenovela, lei è come il Crodino, piace, piace anche per quella sua aria così fredda e distaccata, da chi ci marcia alla grande sulla storia del bello e impossibile.

Il motivo per cui le scrivo è un altro però. Vengo al sodo. Lei sarà pure il segretario del Papa, colui che turba il sonno delle devote cielline e tutto il resto, ma cos’è adesso questa storia della satira, che non bisogna scherzare sul Papa e che ce l’ha con Crozza, Fiorello e la mia mitica Luciana Littizzetto? Cosa vuol dire che non ha visto le trasmissioni ma le condanna lo stesso? Lo sa che mi sta diventando un tantinello antipatico?

Lei teme i comici e la satira, ma lo sa cosa scrivono i giornalisti cosiddetti seri di lei?
C’è una cosa che non mi fa dormire la notte da quando l’ho letta. Deve sapere che, oltre a guardare Crozza il lunedì sera, mi benedica padre perché ho peccato, tra le mie letture peccaminose vi è anche Panorama, che leggo ogni tanto dal mio parrucchiere.
Ecco, la scorsa estate lessi un articolo su quella sua famosa intervista alla Radio Vaticana, dove lei sorprendentemente parlava con disinvoltura di donne e motori come un Briatore qualsiasi: "I miei sensi sono sani e chi ha i sensi sani li usa...Nella mia giovinezza ci sono state ragazze che preferivo. Ora mi sono abituato al mio ruolo di sex symbol". Vatican Confidential.
A parte che l’intervista il giorno dopo è sparita dalla circolazione e volevo ben dire, ma sa poi cosa hanno scritto quei maliziosi giornalisti a commento delle sue parole?
C'è poi chi sostiene che, rivelando la sua giovanile simpatia per le donne, don Georg ha voluto fugare alcune malevole insinuazioni.”

Ha capito? Ma forse che, vedendovi sempre insieme... Lei così premuroso, pronto a sistemargli amorevolmente la papalina, proprio da segretario devoto, sempre al suo fianco. E poi insieme a Castelgandolfo, in montagna a sciare, in giro per il mondo. Lei che la mattina gli porta il cappuccio e il cornetto e la camomilla la sera.
No, non posso crederci che pensino che lei sia interista.


P.S. Si precisa che questo post è stato scritto poco dopo che un diavoletto di nome Draghignazzo (sicuramente milanista) ha improvvisamente posseduto la papera zoppa (notoriamente juventina). Il solito Draghignazzo che non capisce un ...
Ad ogni modo la papera zoppa, per qualunque vertenza legale, si farà rappresentare dallo Studio Taormina. Per le scomuniche, citofonare Lameduck.

martedì 14 novembre 2006

L'acqua è poca e la papera zoppa non galleggia

Cosa cambia nella politica americana dopo la sconfitta rimediata da Giorgino alle elezioni di mid-term, conclusesi con una significativa avanzata dei democratici che potrebbe far presagire un cambio di gestione alla Casa Bianca tra due anni?
Dal punto di vista presidenziale, indubbiamente l’anatra esce ancora più zoppa dalla tenzone e dovrà trascinarsi ancora per due anni sperando in un ribaltamento nei consensi.
Donnie Rumsfeld ci ha subito rimesso le penne ma al suo posto è andato un vecchio amico e collega di papino alla CIA, quindi non so quanto sia da considerarsi rivoluzionario il cambiamento.

Per quanto riguarda la politica dell’amministrazione non mi attendo ulteriori grandi ribaltoni, dato che, come dice Gore Vidal, in America vi sono due partiti, uno di destra e uno di estrema destra, formati da politici che hanno comunque un’unica agenda da rispettare che è quella del “corporate power”, del potere dei gruppi di pressione, del complesso militare industriale e delle multinazionali. I democratici sono portatori di un’agenda più “compassionevole” di quella repubblicana, in genere, ma niente di più.

Che gli americani abbiano scelto questa volta di votare in maggioranza per i democratici fa comunque piacere e, se mi permettete una nota cattiva, il voto pro-asinello dev’essere stato proprio a valanga se questa volta gli amici di Jeb e Dubya non hanno potuto fare i soliti giochetti con le slot-machines elettorali della Diebold.
Tuttavia, più che un premio ai democratici il risultato elettorale potrebbe essere letto come una punizione nei confronti dell’amministrazione Bush, e nella fattispecie, della cricca neocon che ha trascinato il paese in due guerre dall’esito fallimentare causando la morte di migliaia di giovani americani.

Oltre al fattore guerra, nell’avanzata democratica può aver giocato anche la preoccupazione per la deriva liberticida di alcune leggi approvate dal presidente Bush con la scusa della guerra al terrorismo e che sono causa di molta preoccupazione nei settori più genuinamente liberal della società americana.
Ascoltate a proposito questo appassionato intervento del giornalista Keith Olberman della MSNBC, che viene da molti paragonato al mitico Edward Morrow di “Goodnight, and good luck”. Per gli americani la Costituzione è una cosa sacra e non c’è terrorista che tenga, i principi di libertà individuale sono fondamentali.



Molti commentatori italiani si sono affrettati a tessere le lodi dei neo-eletti deputati e senatori, dal primo musulmano che entra alla Camera a discapito del clima anti-islamico, al giovane e nero senatore Barack Obama.
Lodi sperticate sulla fiducia anche alla nuova presidente della Camera, donna e italoamericana, dimenticando che la signora, ad esempio sul Medio Oriente, non si scosta di molto dalla politica neocon e che anche Al Capone era italoamericano.
Ovazione per Hilary Clinton che potrebbe succedere a suo marito al potere presidenziale, caso unico nella storia dopo Jiang Qing, la vedova di Mao. Chissà chi sarebbero gli altri tre nella nuova Banda dei Quattro? Hilary è senz’altro in gamba ma è anche lei espressione di quell’unico calderone oligarchico dal quale nascono i politici statunitensi.

La nota comica dei commenti è giunta come al solito dal TG1 che ha detto testualmente che la signora Pelosi, neo-presidentessa della Camera, sarebbe andata da George e lì sul tamburo gli avrebbe intimato di cacciare Rumsfeld, cosa prontamente eseguita da Bush, segno del nuovo grande potere raggiunto dai democratici.
I telegiornali hanno un’idea molto provinciale degli Stati Uniti, mediata dai film commedia stile anni 50 con le donne che comandano a bacchetta gli uomini e preparano la torta di mele.

In realtà Rumsfeld si è tolto finalmente dai coglioni per ben altri motivi, di cui parlerò domani, che nascono dalla misconosciuta rivolta dei militari USA contro l’amministrazione Bush che cova sotto la cenere da parecchi mesi.

domenica 12 novembre 2006

E adesso ammazzateli tutti

Vedi immagini terribili e vorresti commentarle, lasciare che la tua indignazione venisse fuori in tutta la sua violenza, con la potenza di un dies irae.
Un esercito armato fino ai denti ha sparato sulla gente, e ha fatto una strage. E’ sangue umano, di donne e bambini. Di quanti bambini? 7, 8, 10? Chi li conta i bambini palestinesi morti, sono tutti potenziali terroristi, meglio agire preventivamente.

Vorresti commentare ed esprimere l’angoscia che tali immagini ti procurano ma dentro di te c’è un blocco. Vorresti in qualche modo che quel sangue non fosse palestinese ma spagnolo, tedesco, ruandese, e allora potresti gridare “Assassini!” a coloro che hanno compiuto il massacro. Ma non puoi, lo sai, perché quel sangue è palestinese. Sono loro che lanciano i razzi e bisogna punirli.

Passano i giorni e ancora dentro di te sale l’angoscia perché della strage i media se ne sono rapidamente dimenticati e del resto anche quando ti hanno dato la notizia lo hanno fatto con il distacco dell’anatomopatologo, con il tono di voce e il trasporto emotivo di chi legge il bollettino del "CCIS Viaggiare informati". Non gliene frega un cazzo, si sente, perché sono palestinesi. Da quanto tempo muoiono i palestinesi, ormai ci abbiamo fatto il callo. In quello sparatutto iperrealistico che è la Palestina ti meravigli ancora per il sangue versato? Inguaribile romantica.

Speri che almeno il Papa dica qualcosa e invece lui tace. L’altro almeno qualcosa diceva, santa madonna, esprimeva un minimo di indignazione da quella finestra, da quel sanguigno polaccone che era. Il teologo invece sai che fa adesso? Se ne sta zitto, tanto qualunque cosa dicesse sbaglierebbe. Non si pronuncia più su niente. Si, solo sull’embrione e l’eutanasia, ogni tanto, tra un cappello nuovo e l’altro.

La tua indignazione per quel sangue versato c’è ancora, speri che chi ha compiuto il massacro almeno si scusi, anche se a pensarci bene sarebbe ridicolo, chi si è mai scusato per un massacro compiuto? Olmert dice che è stato un errore tecnico. Ooops, echeccazzo abbiamo mancato il bersaglio di un 500 metri. Robaccia cinese da quattro soldi, ci hanno fregato.
Meno male, almeno hanno ammesso di non essere infallibili. Ma intanto hanno dato la colpa alle macchine. C’è sempre qualcuno che ha sbagliato in vece tua e che può prendersi la colpa.
E poi come ha detto quel neo-ministro, un certo Lieberman, che si dovrebbero applicare sui palestinesi i metodi di Putin in Cecenia? Il solito fascino slavo. Ma che gli fa quel Putin ai suoi ammiratori?

Ancora qualche giorno e giunge il veto degli Stati Uniti alla risoluzione di condanna di Israele per l’ultima strage di Beit Hanoun, che ha lasciato sul selciato quel sangue.
Quel veto che sentivi già dentro di te appena hai sentito la notizia, un veto psicologico prima che politico, un blocco mentale, un dispositivo di censura interna che scatta automaticamente appena c’è da criticare l’operato dello Stato di Israele, si concretizza nell’ukase imperiale e mette il sigillo su tutta la faccenda.
E’ solo una grande rottura di palle. Quei palestinesi del cazzo dovrebbero smetterla di nascere, respirare, vivere e morire spargendo tutto quel sangue. Quasi quasi ti chiedi perché l’IDF non li ammazza tutti e la fa finita. Tanto chi gli direbbe niente? Hanno i padroni del mondo dalla loro parte che gli parano sempre il culo.

Discorso antisemita? Ma loro non rappresentano il popolo ebraico, sono solo un gruppo di potere che ancora si culla dell’utopia di realizzare uno stato modello, perfetto, irrealizzabile, espressione di una ideologia ottocentesca fallita come tutte le altre ma che non sa di essere morta e resiste attaccata alle macchine come il vecchio Sharon che non muore. Un gruppo di potere che utilizza il ricatto dell’antisemitismo per fare del terrorismo psicologico ed evitare le critiche al proprio operato criminale e che non riesce nemmeno a fare il bene del proprio popolo che è costretto a vivere da sessant’anni in guerra civile con un altro popolo.

Ho letto questo articolo di Moni Ovadia, che dice esattamente le stesse cose che io penso sulla questione Israele-Palestina e voglio riportarne una parte, invitandovi a leggerlo per intero:

“[...] Le ragioni di Israele sono note: Hamas non riconosce il nostro diritto all'esistenza, ci siamo ritirati da Gaza e da quando lo abbiamo fatto, ogni giorno proprio da lì, piovono sul nostro territorio missili Quassam, rudimentali ma pur sempre missili, dobbiamo difendere la nostra popolazione, è nostro pieno diritto. Queste argomentazioni appaiono «tecnicamente» legittime in sé perché sono pervicacemente estrapolate dal nucleo incandescente della questione e il nucleo è questo: Israele occupa le terre di un altro popolo da quarant'anni, riduce quella gente in stato di prigionia, ne demolisce le fondamenta economiche, cambia la topografia dei suoi paesaggi a proprio esclusivo arbitrio, sradica i suoi ulivi secolari, ne demolisce le case per espellerli dai propri luoghi, ne controlla la vita, cerca di cancellare un'identità con un muro che non separa palestinesi da israeliani, ma soprattutto palestinesi da palestinesi, rendendo la loro vita un calvario e come se non bastasse arriva a contigentarne l'acqua mentre la elargisce a profusione ai suoi illegittimi coloni che annaffiano fiori e riempiono piscine nei loro resort presidiati a 150 metri di distanza.
Qualcuno dei sedicenti amici di Israele riesce a spiegarci cosa c'entra questa vigliaccheria con la sicurezza di Israele? La sicurezza e la difesa di Israele e dei suoi cittadini sono sacrosante e non negoziabili, ma avranno piena e indiscutibile legittimità solo quando le farà valere entro i confini riconosciuti dal diritto internazionale e dalla comunità degli stati. Questo confine si chiama green line. Su quella linea, se lo ritenesse, Israele avrebbe pieno titolo a costruire un muro e a presidiarlo militarmente per respingere gli attacchi qualora vi fossero. E la dirigenza palestinese, solo se insediata in un vero stato, potrebbe finalmente assumersi una piena responsabilità, cosa che non può essere chiesta a chi vive sotto occupazione in un simil-apartheid.”

E adesso accusateci di antisemitismo.

venerdì 10 novembre 2006

Aggiornamento: The Cogne Files

Avevamo appena lasciato la ridente vallata di Cogne con la notizia che Samuele sarebbe morto di morte naturale per l’aneurisma, eccetera, eccetera ed ecco dopo poche ore un’altra variazione sul tema.
La madre avrebbe ucciso in stato di parasonnia, per uno di quei casi descritti dalla letteratura nei quali un soggetto affetto da sonnambulismo può commettere atti di violenza auto o etero-diretta. Lo afferma l’ennesima perizia neurologica su Annamaria Franzoni, ordinata dal tribunale, che evidenzierebbe anomalie elettriche cerebrali di tipo epilettiforme.

A parte che un elettroencefalogramma non fa primavera, se il delitto è avvenuto tra le 8.00 e le 8.30 del mattino, come è appurato dagli atti processuali (qui il testo del rinvio a giudizio del GIP Gandini) e dal referto autoptico, quando la Franzoni ha accompagnato il figlio grande all’autobus dormiva o era sveglia? Ha perfino parlato con il conducente…

A questo punto solo i miei amati Mulder e Scully potrebbero dipanare la matassa degli X-Files di Cogne.
Eh si, perchè abbiamo avuto i fantomatici assassini che passano attraverso le porte chiuse, la cui cattura Taormina ha annunciato a più riprese come imminente ma che poi non sono mai venuti fuori (chissà perché). Assassini che si nascondevano tra legnaie e garage, confondendosi magari tra i nanetti da giardino e che erano in grado di entrare in casa, mettersi in pigiama, uccidere, ricambiarsi, uscire e sparire nel nulla in 3 minuti: assassini al microonde.
Poi è saltato fuori il “vecchio scarpone” numero 46 (avete controllato l’alibi di Ibrahimovic?) che quindi scagionava il piedino da fata di Annamaria.
In un trip esoterico a "Porta a Porta" il criminologo Bruno (che non è parente dell'orso) parlò di una possibile pista satanica visto che il delitto era avvenuto di giorno 30, giorno di sabba. E poi ricordiamo le accuse al matto del villaggio, alla vicina con la faccia feroce che “picchiava” i bambini e all’altra conoscente che avrebbe gettato il malocchio sulla famigliola felice e perfetta, troppo perfetta. Manca il nano ballerino nella stanza rossa e siamo in pieno Twin Peaks.

Non so voi ma io mi sono proprio rotta.
Mesi fa sono uscite delle intercettazioni riguardanti il grande capo Franzoni e i coniugi Lorenzi, delle quali ha parlato anche Fulvia in un suo post. Vi si parla della necessità di far sparire un certo martelletto. Ora, all’approssimarsi forse della presentazione al processo di ulteriori intercettazioni compromettenti siamo giunti all’escamotage del "io non c’ero e se c’ero dormivo". Faccio peccato se penso male?
A coloro che poi si commuovono per la "verità" contenuta nel libro autobiografico della povera madre accusata dai cattivi giudici (ci scommettete che il ghostwriter è Vespa?), ricordo che esiste un processo Cogne bis dove ben 11 persone dell’entourage della Franzoni sono indagate per calunnia e frode processuale, tra cui l'avvocato Taormina, la stessa Annamaria Franzoni e il marito Stefano Lorenzi per le false macchie di sangue fatte con il solfato di calcio.
Ho detto ridente vallata di Cogne all’inizio? C’è poco da ridere.

giovedì 9 novembre 2006

A Cogne i bambini scoppiano di salute

Alla fine l’hanno detto. Il piccolo Samuele si è autoterminato.
Per la verità già la dottoressa di famiglia aveva ipotizzato una "esplosione" spontanea della testa del piccolo a causa di un aneurisma, dichiarazione che ancora oggi causa l’ilarità generale nelle riunioni postprandiali dei congressi mondiali di neurologia.
Siccome però la madre dei luminari è sempre incinta, ecco che un provvidenziale neurochirurgo dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano torna a bomba e afferma in una lettera inviata alla “Posta del TG5”, nota rivista scientifica diretta dal premio Nobel Barbara Palombelli, che Samuele in realtà è morto “per cause naturali”.
L'aneurisma cerebrale avrebbe fatto aumentare la pressione all'interno del cranio, causando una crisi epilettica nel corso della quale il bambino avrebbe potuto procurarsi le ferite e le fratture riscontrate sul corpo”.
Magari sbattendo la testa per diciassette volte contro un mestolo magicamente sospeso per aria sopra il letto. Quel RIS di Parma che non capisce mai un tubo e vede delitti dappertutto! E che soprattutto non è in grado di trovare tracce sui mobili attorno al letto delle presunte capocciate del bambino.

I giornali riportano la notizia e naturalmente riprende vigore la tesi della testa esplosa. Del resto i testi di neurologia sono pieni di casi di persone alle quali è scoppiata la testa, magari mentre stavano leggendo notizie come queste. Ecco perché quando vai nei reparti di neurologia i camici dei medici e degli infermieri sono sempre lordi di sangue. Uno va lì per un mal di testa e “booom”, materia cerebrale dappertutto. E noi che credevamo che le teste scoppiate fossero un’invenzione della mente disturbata di Cronenberg per il suo film “Scanners” (vedi foto).

Chissà perché invece quando aumenta la pressione endocranica, per esempio a causa di un idrocefalo, la scatola cranica può dilatarsi, nel bambino, a dismisura per contenere l’aumento di liquor, senza scoppiare? L’aneurisma è una malformazione di un vaso sanguigno consistente in una deformazione a palloncino o a sacco della tunica del vaso. Nel punto dell’aneurisma, a causa di un aumento della pressione sanguigna, la parete vascolare può rompersi e provocare un’emorragia, che nel cranio è generalmente subaracnoidea ma non l’esplosione della testa! Non è l’aneurisma che aumenta la pressione ma il contrario, l’ipertensione scompensa l’aneurisma. E’ la somma che fa il totale.

Se appena dopo il delitto il mondo scientifico disse che la storia dell’aneurisma esplosivo era una cazzata e rise tenendosi le budella, perché oggi dovremmo berci la fenomenale rivelazione del neurodelirante chirurgo, magari anch’egli parte delle innumerevoli “taorminate” create ad arte per scagionare la Franzoni?
E poi scusate, se il bambino è morto di morte naturale, perchè accusare in rassegna tutti gli abitanti della vallata di Cogne, dalla vicina al matto del villaggio? Lo scoprono solo adesso dopo quattro anni?

Mi aspetto che la prossima notizia sul delitto di Cogne sarà che Samuele è morto perché a Cogne, data l’aria buona di montagna, i bambini scoppiano di salute.


martedì 7 novembre 2006

Elezioni taroccate for Dummies II - Un caso italiano?

La domanda non è affatto da poco. E’ possibile che siano stati effettuati dei brogli nelle elezioni politiche italiane del 2006 manipolando i dati relativi alle schede bianche?
E’ la tesi contenuta in un’inchiesta di “Diario” e raccontata in un articolo tratto da L’Unità del 3 novembre che ho trovato su OneMoreBlog.

Il prossimo 24 novembre, allegato a “Diario”, vi sarà un DVD con il film "Uccidete la democrazia. Memorandum sulle elezioni di aprile" girato dal direttore Enrico Deaglio che ricostruisce i misteri irrisolti della notte dello scrutinio dei voti.

A pochi giorni dal voto di Aprile tutti i sondaggi parlavano di un vantaggio di cinque punti del centrosinistra sul centrodestra e di come la vittoria dell’Unione fosse ritenuta scontata e netta. La tendenza veniva confermata dagli exit-polls ma poi, man mano che giungevano i risultati dello scrutinio dei voti effettivi, si osservò un movimento statistico dei dati piuttosto inconsueto, che riporto qui sotto.

Senza oscillazione casuale e fisiologica dei dati, osserviamo una regolare progressione dei voti del centrodestra nel tempo a fronte di una corrispondente regressione di quelli del centrosinistra. In pratica quel pomeriggio del 10 aprile, ogni ora che passava, il centro sinistra scendeva di 0,5 e il centro destra saliva di 0,5.
Anche a occhio e ha chi ha dato solo un esame di statistica, è un andamento molto bizzarro, per usare un eufemismo. Sembra quasi l’avverarsi delle famose “convergenze parallele” del compianto Aldo Moro. L’impossibile che diventa realtà.
Le elezioni si conclusero con la vittoria risicata per soli 25.000 voti del centrosinistra e le accuse di brogli da parte di Berlusconi che ancora oggi ogni tanto chiede vengano ricontate le schede (sapendo benissimo che ciò non è previsto per legge). Parleremo in seguito di galline e di uova.

Prima dell’annunciata inchiesta di Diario, le stranezze di quei dati elettorali avevano già offerto lo spunto per un libro di fantapolitica intitolato “Il Broglio, romanzo simultaneo” scritto da tre giornalisti celati dietro il nom de plume di Agente italiano, dove si sostiene che nella notte dei ministeri e dei misteri i voti delle schede bianche vennero magicamente spostati in direzione non tanto della Casa delle Libertà, ma in direzione esclusiva di Forza Italia.
Fantapolitica, si è detto.

Secondo l’inchiesta-dvd di Deaglio, nella notte degli scrutinii vi era molto nervosismo nel centrosinistra. Fassino era scuro in volto e Marco Minniti, entrando al Viminale, avrebbe pronunciato la frase “ci stanno rubando le elezioni”. Si narra di uno scontro furibondo tra l’allora Ministro degli Interni Pisanu e Berlusconi che voleva invalidare le elezioni e di come i rapporti tra i due siano da allora rimasti tesi. Ma cosa era successo?

Una cosa è certa. Dai dati ufficiali del ministero dell'Interno, che non sono ancora stati resi noti nel dettaglio fino ad oggi per le schede bianche e schede nulle, risulta che le schede bianche nelle ultime politiche sono state complessivamente in Italia solo 400 mila, a fronte del ben più consistente numero di 1.600.000 del 2001.
Come se non bastasse, un’altra stranezza riguarda la distribuzione di queste poche schede bianche, che non varia come è normale da regione a regione e da città a città ma è sorprendentemente oscillante su tutto il territorio tra l'1 e il 2 per cento. Secondo le leggi della probabilità una distribuzione così omogenea è da considerarsi altamente improbabile. Già all’indomani delle elezioni i giornali parlarono del mistero delle schede bianche scomparse.

L’inchiesta di Diario entra nel vivo e si rivolge ad un gruppo di esperti per tentare di dipanare la matassa.
Normalmente, quando le prefetture trasmettono i voti al Viminale, le schede bianche non entrano nel conteggio della suddivisione dei seggi e sono considerate un dato di scarsa importanza. Secondo l’esperto informatico americano Clinton Curtis (del quale ho parlato ieri), basta un piccolo software compilato in mezz’ora in grado di spostare i dati delle schede bianche ad un certo raggruppamento politico, e il gioco è fatto. Nel software è anche previsto un comportamento di distribuzione dei dati che simula la casualità, tanto da rendere verosimile il risultato. Realtà? Fantapolitica?
Un’altra domanda inquietante è la seguente. Se furono messi in pratica dei brogli a danno del centrosinistra, come mai non si compì l’opera fino ad eliminare quei residui 25.000 voti che dettero la vittoria all’Unione? Qualcuno forse non eseguì gli ordini ricevuti? Il libro dell’Agente Italiano è forse un messaggio tipo “io so che tu sai che io so”? E soprattutto, perchè il centrosinistra non ha denunciato il broglio?
Come mai Berlusconi grida da allora all’”elezione taroccata” ribaltando ovviamente la colpa sulla sinistra?
Nella famosa intervista e fuga con Lucia Annunziata del 12 marzo Silvio Berlusconi disse: «I brogli rientrano nella professionalità e nella storia della sinistra. Qualcuno di loro si vantò, nel 1996, di aver sottratto a Forza Italia un milione e 705 mila voti...». Queste affermazioni si spiegano con “la miglior difesa è l’attacco” oppure con il detto popolare “la prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo”?

Non resta che attendere gli inevitabili spunti polemici che nasceranno dalla pubblicazione dell’inchiesta di Diario e le critiche che pioveranno addosso a Deaglio che si ritrova oggi neo-cospirazionista dopo aver indossato i panni dello smontatore dei misteri del 911 fino all’altro giorno.
Io sinceramente mi augurerei che la storia dei brogli italiani fosse tutto un trip paranoico, ma visti i precedenti delle elezioni americane e il caso recente del Messico, bisognerebbe indagare seriamente, per poter dire un giorno, con certezza, "state tranquilli, i brogli delle elezioni italiane? Una boiata pazzesca".

lunedì 6 novembre 2006

Elezioni taroccate for Dummies


Domani, martedì 7 novembre, gli americani andranno a votare per le elezioni di medio termine. Speriamo bene, perchè le macchinette della Diebold utilizzate per la raccolta elettronica dei voti non sembrano avere grande simpatia per quelli democratici.

Le elezioni presidenziali del 2000 si conclusero con la proclamazione a vincitore di George W. Bush dopo conteggi e riconteggi ed un molto discusso pronunciamento finale della Corte Suprema, presieduta da un giudice molto vicino ai repubblicani. Successivamente fu dimostrato che un numero ingente di elettori – soprattutto neri – era stato artatamente escluso dagli elenchi elettorali nello stato della Florida, governato dal fratello del candidato repubblicano. Un ottimo resoconto di questi avvenimenti è stato svolto dal giornalista Greg Palast nel suo libro “Democrazia in vendita”.

Nel 2004, stessa situazione di incertezza con tutti i sondaggi e gli exit polls a favore del democratico J.F. Kerry che vengono ribaltati man mano che arrivano i dati ufficiali fino allo statisticamente quasi improbabile risultato finale di 51%-49% e come al solito con uno stato in bilico, questa volta l’Ohio, che si rivela decisivo. Anche in quella occasione di parlò di consistenti brogli. Vi rimando ad un ottimo articolo che riassume i fatti inquietanti e le assurdità statistiche di quella tornata elettorale che riconfermò il “fortunate son” per il secondo mandato alla Casa Bianca.

Nel 2005, nel corso dell’inchiesta sui possibili brogli in Ohio, il programmatore Clinton Curtis, che aveva lavorato per la Yang Enterprises Inc. di Oviedo, Florida, dichiarò sotto giuramento che il deputato repubblicano Tom Feeney amico dei Bush e referente politico della Yang Enterprises aveva commissionato alla ditta l’elaborazione di un software atto a manipolare il risultato elettorale, con la giustificazione che sarebbe servito ad impedire brogli provenienti dalla parte politica avversa. Curtis aveva quindi realizzato il software in buona fede. Nel video che segue Curtis dimostra la relativa semplicità con la quale si possono falsare le elezioni con il suo programma.



Infine, ecco uno studio della Princeton University che dimostra come sia facile taroccare le macchinette Diebold utilizzate per il voto elettronico.



Scioccati? Se pensate che il giocarsi la democrazia alla slot-machine sia una sfiga solo degli americani, leggetevi domani la seconda parte del post, questa volta dedicato alle ultime elezioni politiche italiane.

sabato 4 novembre 2006

Giovedì: gnocca


Mannaggia, proprio la sera che sono troppo stanca per guardare "Anno Zero" ne succedono di tutti i colori.
Berlusconi si offende ed invoca per l'ennesima volta l'editto bulgaro perchè Travaglio ha parlato di lui, dell'avvocato Mills e del rinvio a giudizio. Dice che voleva intervenire in diretta ma gli hanno buttato giù il telefono. Qualcuno lo avverta che non è più il presidente del consiglio e che "Il processo del lunedì" è stato cancellato.

Il clou della serata però, mi dicono, è stato quando la voce in sottofondo di uno degli ospiti ha rivolto all'indirizzo di Rula Jebreal un certo complimento.
Rula stava - diciamolo - frantumando i maroni con uno schiaccianoci a Tonino Di Pietro che in quel momento avrà senz'altro rimpianto il suo amico Clemente.
Grazie al blog di arca ho potuto vedere il filmato galeotto.
Non si sente benissimo ma una voce dice: "E' una gnocca senza testa, quella ragazza..." o qualcosa di simile. A me sembra Travaglio, ma altri sostengono trattarsi di Brunetta dei Ricchi o dell'altro giornalista ospite, Facci(ride).
Forse interpellando gli esperti dell'accademia FBI di Quantico o magari più modestamente il RIS di Parma si potrà svelare il mistero della voce dall'oltretomba. Magari facendo scorrere il nastro all'indietro potrebbe comparire qualche messaggio satanico mescolato ad una canzone di Orietta Berti.
Per tutto il giorno si è fatto notare come la battuta sia di un orrendo maschilismo, si sono tirati in ballo Putin, Aznar ecc. Dai ragazze, se il malcapitato avesse detto "è una racchia con una gran testa" ci saremmo offese lo stesso.

Le cose forse stanno diversamente. In realtà Travaglio e Facci, annoiati dalla trasmissione, stavano sfogliando e commentando a microfono aperto una rivista porno: "E' una gnocca senza pelo, questa ragazza".

Mah, qualcuno dirà che sono ben altri i problemi del mondo. Intanto il Caravaggio dei poveri ha realizzato, a commento della notiziola, un altro dei suoi dipinti, "La vendetta della gnocca".
Per la serie maschilismo sfrenato, segnalo infine il menù della bruschetteria dove sono stata a mangiare l'altra sera che, tra le "spianate", ne offre una dal nome inequivocabile: "Patacca senza pelo". Come volevasi dimostrare.


La banda del bug

Un bel quiz per il fine settimana è quello che ci vuole. Indovinate quali tra le seguenti affermazioni sono vere e quali sono false:

1) Si tratta di un gruppo di studenti arrestati durante una manifestazione contro la guerra in Vietnam.
2) La foto ritrae la banda di Charles Manson.
3) Il ragazzo in basso a sinistra si becca i vostri accidenti svariate volte al giorno ogni volta che usate un computer che non sia Mac o Linux.
4) Sono un gruppo di sfigati che non ha combinato niente nella vita.
5) Questi signori sono il gruppo fondatore della Microsoft e Bill Gates è il pischello in basso a sinistra.
6) Sono gli impiegati di una ditta di disinfestazione da insetti e roditori di Minneapolis.

Immagino le vostre risposte: “Sicuramente la numero 5 è falsa, Lameduck ci sta prendendo in giro”. E invece le risposte vere sono proprio la 3 e la 5 (le altre me le sono inventate di sana pianta, come nei quiz veri).
Sveliamo quindi l’arcano. La foto, presente perfino sul sito della Microsoft nelle pagine dedicate alla biografia di Bill Gates, fu scattata il 7 dicembre 1978 ad Albuquerque nel New Mexico prima che la società trasferisse i propri uffici a Washington e raffigura (da sinistra a destra e dall’alto in basso) : Steve Wood, Bob Wallace, Jim Lane, Bob O' Rear, Bob Greenberg, Marc McDonald, Gordon Letwin, Bill Gates, Andrea Lewis, Marla Wood e Paul Allen.

Riguardo all’affermazione numero 4, ecco le fortune accumulate da ognuno degli sgarruppati sfigatelli:
Bill Gates è l’imperatore megagalattico della Microsoft e la sua fortuna ammonta a circa 50 miliardi di dollari.
Paul Allen ha lasciato la Microsoft nel 1983 ma continua a farvi danno come consulente. Vale 25 miliardi di dollari ed è considerato il terzo individuo più ricco d’America.
Bob O'Rear, anche lui transfuga da Microsoft nel 1983, fa ora l’allevatore di bestiame e si accontenta di un patrimonio di 100 milioni di dollari.
Bob Greenberg, dopo essersene andato da Microsoft nel 1981 lanciò le Cabbage Patch Dolls, ovvero le orrende “bambole del cavolo” che furono uno dei tormentoni degli anni 80. Notate l’inquietante assomiglianza delle bambole con il loro “lanciatore”. Ah, il patrimonio del signore ammonta ad appena 20 milioni di dollari.
Anche Jim Lane se ne andò dalla Microsoft nel 1985 per fondare la propria società di software e vale circa 20 milioni di dollari.
Il programmatore Gordon Letwin invece ha resistito fino al 1993 ma poi ha lasciato e ora si dedica all’ambientalismo, quantunque si assesti anche lui sui 20 milioni. Almeno un hippy verace doveva esserci nel gruppo
Steve e Marla Wood se ne andarono sbattendo la porta. Marla fece causa alla società per discriminazione sessuale. Era stufa di trovare sempre Bill a pisciare nel bagno delle signore. La coppietta si attesta sui 15 milioni.
Bob Wallace è il fricchettone del gruppo. Studioso di droghe psichedeliche lasciò la Microsoft nel 1983. Quasi un nullatenente, 5 millioni di dollari. Il resto se lo sarà speso in acidi?
Andrea Lewis fu uno dei primi disegnatori tecnici Microsoft. Sarà rimasta almeno lei? No, se ne è andata nel 1983 e ora fa la scrittrice freelance. Valore patrimoniale: una poveraccia, 2 millioni. Ed infine Marc McDonald, il primo impiegato della Microsoft e disegnatore del file system FAT. Neanche a dirlo fuggì nel 1984 ma è stato ripreso di recente quando hanno acquistato la Design Intelligence per la quale lavorava. Quasi non pervenuto, un solo e triste milione di dollari.

Mi rimane una curiosità, cosa avrà fatto mai Bill per far fuggire quasi tutti i suoi impiegati e sodali negli anni 80? Li obbligava ad ascoltare i Duran Duran e Den Harrow?


giovedì 2 novembre 2006

Il Crono Pannella

Un Pannella nei panni mitologici di Crono divoratore dei suoi figli ha fatto le scarpe al segretario rosapugnista nonché bambino-coi-baffi Daniele Capezzone, il quale sarà sostituito a breve dalla vivandiera storica del Partito Radicale e attuale coordinatrice nazionale dei rosa-pugnisti Rita Bernardini, quella che ogni volta che interviene alla Radio Radicale dà i numeri - nel senso che conta gli schei in cassa.

Volano gli stracci a Via di Torre Argentina e son parolacce, insulti e accuse di cannibalismo ai leader inossidabili Emma e Marco da parte del segretario che da neocon si è ritrovato neotrombato.
Non si preoccupi il pulzello d'Orléans, perché troverà senz’altro altri lidi ove portare il suo genio politico, magari nei Riformisti Radicali delle vedove allegre. La parlantina non gli manca di certo, né la voglia di vendicarsi del Crono-divoratore.

Intanto si attende l’incoronazione di Rita vincitrice della Crono-scalata ai vertici del Partito con la maglia rosa-pugnettista. Sempre che Pannella, dopo tanti digiuni, non debba soddisfare dell’altra fame arretrata.


mercoledì 1 novembre 2006

Il Signore degli Uccelli


Le prime parole che il piccolo Rocco Tano udì, ancora tra le braccia del medico che lo fece nascere furono “Oddio, e che è?”
In compenso, appena aprì gli occhi un mondo meraviglioso gli si parò davanti: ostetriche, infermiere calde che lo accudivano, la zia polposa che lo prendeva in braccio e lo baciava, le amiche della mamma e soprattutto le tettone della mamma!

Bambino particolarmente dotato, all’asilo veniva regolarmente sgridato dalle maestre, che lo accusavano ingiustamente di nascondersi le merendine degli altri bambini nella patta.

A scuola fu sempre molto svogliato. Si distraeva a guardare le compagnucce e le maestre, non parliamo poi delle giovani supplenti.
Per la Prima Comunione gli fu regalata una cinepresa dove lui scoprì il suo indubbio talento per il cinema. Passava ore a filmare cani e gatti del vicinato ma si annoiava, il documentario naturalistico non era il suo genere, o almeno quello sugli animali. Trovava gli esseri umani decisamente più interessati, soprattutto le femmine della specie. Fu espulso dalla scuola quando la maestra dichiarò che lo aveva trovato sdraiato sotto la cattedra ai suoi piedi che riprendeva non si sa bene cosa con la cinepresa.

Con l’adolescenza cominciarono i suoi problemi. Quella cosa che aveva fatto trasalire il medico in sala parto cresceva a dismisura e si faceva sempre più fatica a contenerla e le donne erano sempre di più, ovunque, di ogni forma e di ogni età.
Come mettere a frutto tale prodigio della natura? Certo la famiglia gli ripeteva che lo studio era importante. E così, incerto tra la laurea in scienza delle costruzioni e una carriera come pornostar, scelse di fare il pornostar.
Il resto della storia è noto. Una carriera sfolgorante con titoli indimenticabili come “Marco Polo”, “Rocco ti presento mia moglie”, “Rocco e le storie vere”, “Avventure erotiche nella giungla”.

Recentemente ritiratosi dalla carriera di attore si dedica alla produzione ed è di questi giorni la notizia della realizzazione dell’opera più ambiziosa della sua carriera: la versione porno del capolavoro di Tolkien (Dio ci perdoni), che si intitolerà “Il signore degli uccelli”, girato alla Peter Jackson, tutto in un botto.
Sta girando il primo episodio, “La compagnia dell’uccello”, anche se le riprese hanno dovuto essere interrotte a causa di un infortunio all’attore che interpreta Dildo Baggins. Per il secondo, “Le due torri”, dove a sorpresa Rocco farà la sua trionfale rentrée e reciterà assieme a John Holmes, resuscitato per l’occasione grazie alle meraviglie della computer graphics, occorreranno mesi e mesi per la postproduzione.
Il terzo episodio invece è ancora da realizzare e molte scene dei primi due episodi devono ancora essere girate. Il problema è che non si trova nessun attore porno disposto a impersonare il ruolo di Pipino.


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