domenica 14 ottobre 2007

E' l'unico mondo che abbiamo

A Firenze, un uomo da due giorni vive su un albero per protestare contro l’abbattimento delle piante necessario per la realizzazione di una tramvia. Sembra una notizia da niente ma mi ha colpito perché anch’io forse avrei fatto la stessa cosa. Tagliare un albero, cosa vuoi che sia?
Quante volte sentiamo i nostri vicini di casa che si lamentano perché le piante “portano via luce”, “fanno sporco e le foglie bisogna raccoglierle”.
Per me tagliare un albero è come uccidere un essere umano o un animale. Ci vuole forse una particolare sensibilità per rispettare un albero? Se però tutti imparassimo a considerarli esseri viventi, rispettare la Natura nel suo insieme sarebbe forse più facile. E’ che siamo così insopportabilmente antropocentrici. Il tram serve a noi per spostarci, fanculo gli alberi e i barbalberi.

Venerdì mattina, a Sesto in Val Pusteria, 60.000 metri cubi di roccia dolomitica si sono staccati dalla Cima Uno (2.598 metri), ricoprendo di polvere millenaria impalpabile la Val Fiscalina, creando una Ground Zero per fortuna senza vittime.
La mancanza di vittime umane ha fatto immediatamente uscire dalle prime pagine questo evento, che è solo l’ultimo di una lunga catena di crolli e dissesti avvenuti in quella zona del mondo negli ultimi quindici anni, come si legge in questo articolo di Paolo Rumiz:
“In quindici anni è venuto giù di tutto: la cresta dell'Hoernli sul Cervino, il ghiacciaio della Est del Rosa e del Mont Blanc de Tacul, mezzo Monte Nero sulla Presanella. Sulle Dolomiti sono crollati pezzi del Vajolett sul Catinaccio, del Pomagagnon e delle Cinque Torri sopra Cortina; è franata forcella Ciampei, e con lei lo strapiombo sopra il rifugio Tuckett nel gruppo del Brenta. E poi il Piccolo e il Grande Cir, la Cima Uomo sulla Marmolada, la Cima Dodici e la Cima di Canssles sulle Odle, regno di Reinhold Messner. Per non parlare della Est dell'Eiger, l'Orco malfamato delle Alpi Bernesi, che sta in bilico con due milioni di metri cubi di roccia. Trenta volte la Cima Una.”
Perché allora ci si affanna ad intervistare esperti che sostengono che “è un fenomeno normale e non c’è da preoccuparsi”? Normale forse nell’arco dei millenni ma non se le montagne cadono a pezzi nel giro di pochi anni.

L’estate scorsa ho visitato il Museo di Bolzano che ospita i resti dell’Uomo di Similaun. Quest’uomo è rimasto sepolto nel ghiaccio per 5000 anni. E’ una mummia umida, il che vuol dire che se si alzasse la temperatura dell’ambiente che lo ospita inizierebbe subito a decomporsi. Per questo riposa dentro un avveniristico frigorifero dotato di sistemi di allarme e di controllo del clima.
Mi chiedo, da allora, come è stato possibile che in 5000 anni il ghiaccio che lo ricopriva non si sia mai sciolto al punto da farlo marcire? Evidentemente l’ecoclima della zona è rimasto pressochè inalterato per tutto quel tempo, fino a quando è iniziato lo scongelamento che ha permesso il ritrovamento della mummia nel 1991.

Nel 2003, anno della più grande calura estiva degli ultimi decenni, durante le mie escursioni in montagna notavo dei cartelli che avvertivano di non toccare eventuali reperti bellici riaffiorati dai ghiacci disciolti. Molte salme di caduti della Prima Guerra Mondiale sono state ritrovate in quel periodo. Mi meraviglio che nessuno scrittore alla Stephen King abbia ancora avuto l'idea per un romanzo dove il virus dell’influenza Spagnola riaffiora dai morti del 1918 e causa una pandemia catastrofica.

Tra un due di picche Al Gore che vince il Premio Nobel per la Pace per un documentariuccio sull’ambiente e un’amministrazione americana che ogni volta che le si ricordano gli impegni di Kyoto fanculeggia il resto del mondo qual è la speranza per il futuro?
Ben poca se l’Impero non si assume l’unica responsabilità morale che gli competerebbe, la difesa ad oltranza dell’ambiente, dell’unico mondo che abbiamo.
Quanti segnali, quanti 11 settembre ambientali abbiamo visto verificarsi negli ultimi anni e quante volte abbiamo scelto di ignorarli? Sempre. La cosa tragica è che cadono nel dimenticatoio anche le catastrofi da migliaia di morti, non solo quelle a costo umano zero.

Chi parla più della colossale nube tossica che ricoprirebbe l’Asia, tendendo a spostarsi sempre più verso l’Europa? Si è dissolta oppure è sempre lì a minacciare la nostra salute? Ci ricordiamo più della bella New Orleans e della devastazione provocata dall'uragano Katrina o dello tsunami catastrofico che, sempre nel 2005, ci fece andare per traverso il panettone mentre migliaia di persone morivano?
Chi si interessa delle conseguenze a medio e lungo termine della sistematica contaminazione da uranio impoverito degli ultimi teatri di guerra, dai Balcani alla Mesopotamia? Solo qualche famigliare di militare colpito da cancro che ha la costanza di rompere i coglioni ai media ogni giorno per farsi ascoltare. I bambini nati con atroci deformità in Iraq non interessano a nessuno, figuriamoci a coloro che vorrebbero ripristinare il nucleare perché il business dei proiettili all’uranio impoverito non dobbiamo farcelo scappare.
Continuiamo a massacrare milioni di persone per accaparrarsi le ultime gocce di petrolio e l’unica alternativa che riusciamo a pensare è il nucleare, l'arma di Prometeo che ci piace tanto perché ci ha fatto simili a Dio con il fuoco distruggitore.

E’ un mondo di merda ma per colpa nostra, l'abbiamo cagata noi. Dovevamo rimanere i custodi di questo meraviglioso pianeta ma abbiamo cominciato a comportarci come se ne fossimo i padroni.
Continuiamo a credere in quella chimera che è la Crescita quando dovremmo impegnarci solo ed esclusivamente nella Decrescita. Il Titanic sta affondando ma i ricchi continuano a pensare che tanto per loro ci saranno le scialuppe di salvataggio e saranno solo quelli delle classi povere che affogheranno.
I segnali di una coscienza ambientalista ci sono ma mancano i suoi megafoni che, anzi, sono incaricati di minimizzare. Se un uomo si incatena ad un albero è un povero esaltato, le montagne crollano ma nessun turista è morto. Non è successo nulla.

Questo post è il mio contributo per il BlogActionDay 2007.

13 commenti:

  1. L'unico mondo che abbiamo..
    Una verità elementare, semplice.
    Che come tute le cose semplici, in questo mondo complicato, si finisce per dimenticare.
    Per distrazione e superficialità da perte di molti, e per l'interesse (miope) di pochi (ma purtroppo non pochissimi).
    Anch'io sono convinto che la decrescita sia la strada giusta, anche se capisco che è una strada non facile da percorrere..

    Un sorriso di sera bel tempo si spera
    Mister X di Comicomix

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  2. Un abbraccio e tanto bene
    Papà quando sente parlare di queste cose dice:
    "Saran cazzi vostri..."
    Lui nel frattempo sovraintende alla divisione in casa tra plastica, carta e umido, restituisce i cartoni delle uova al polliere e lava i piatti con un filo d'acqua.

    Pensatoio

    Pensatoio

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  3. Bellissimo post, perfettamente d'accordo.

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  4. AHHH papera che ignoranza abissale! Un vero colpo al cuore!!!

    Stephen King l'ha scritto eccome quel romanzo, titolo The Stand -in italiano L'Ombra dello Scorpione- ed è un capolavoro assoluto (a chi piace il genere ehm)

    Corri immediatamente a leggerlo, avanti marsch! Una vera bibbia per noialtri catastrofisti...

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  5. Già è l'unico che abbiamo ma il futuro dei nostri nipoti (perchè magari è vero che noi e i nostri figli moriremo senza catastrofi "colossali"...) non è affar nostro, come dice il papà di meinong :)
    Se non siamo in grado di usare le tecnologie che abbiamo creato per fermare questa decadenza allora l'unica strada è la decrescita, non ci sono santi.
    Ma cosa possiamo spserare in un mondo che non è riuscito nemmeno a distribuirsi l'acqua necessaria alla sopravvivenza.
    Forse non è un male che questa umanità si autoelimini. Speriamo solo di non soffrire troppo :P...
    ..
    .
    (p.s. e le scie chimiche??!)

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  6. Mi piace questo spirito naturalista che vede la natura dotata di un'anima. Molti non se ne rendono conto ma per me è una cosa scontata. A dire il vero attribuiscono qualcosa di simile ad un'anima anche agli oggetti, se non altro il riflesso dell'anima di chi quell'oggetto l'ha costruito e posseduto.
    Ma non divaghiamo.:-)
    Stiamo distruggendo il nostro pianeta con grande disinvoltura, non so come facciamo a non rendercene conto. Eppure gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Ce ne freghiamo delle piante, delle foreste, degli animali che vengono massacrati dalle nostre auto e da tutte le contaminazioni che abbiamo apportato al pianeta molto di più di quanto faccia la natura con le sue crudeli regole.
    C'è bisogno di risvegliare le coscienze e per questo ritengo che il tuo blog Le 7 meraviglie dell'immondo, nel suo piccolo, svolga un'ottima funzione e questo ti fa onore. non a caso lo sostengo.
    Applausi per la conclusione del tuo post.

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  7. Senza contare il bussiness della ricostruzione post tragedia ambientale...
    Secondo voi i costruttori di New Orleans non si saranno sfregati le mani dopo che hanno visto tutte quelle case e infrastrutture venire giù?

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  8. Sottoscrivo in toto.

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  9. Adetrax23:06

    Cosa non si fa per risvegliare le coscienze ecologiste :-).

    Allora, premesso che concordo con lo spirito dell'articolo, divertente come sempre con la sua sparatoria a 360 gradi, mi permetto qualche commento.

    1) difesa del verde inteso come polmone verde: non ci possiamo lamentare, si potrebbe fare di piu` (soprattutto internando i piromani e diminuendo l'inquinamento diretto), ma per ora ci sono priorita` piu` importanti, inclusa ovviamente l'educazione su tali temi (senza la quale ogni norma e prescrizione resta vana);

    2) montagne che crollano: se osservate da vicino la roccia di certe montagne potete notare come sia parecchio friabile e comunque mista a materiale di riporto / ghiaia; con il riscaldamento climatico, la dilatazione termica, ecc. e` ovvio che si verifichino questi "distacchi" improvvisi;

    3) riscaldamento globale: e` vero, l'uomo contribuisce ad aumentare del 25% - 30% il naturale riscaldamento del pianeta, iniziato circa 10000 - 12000 anni fa, e che continuera` per svariate migliaia di anni;

    dato che questo apporto umano si e` esplicato in tutti i suoi devastanti effetti negli ultimi 100 anni e in particolare negli ultimi 40-50 anni, pare sensato prevedere che fra 15 - 20 anni, se non si inverte la rotta, ci saranno conseguenze ancora piu` evidenti; il problema vero e` come invertire la rotta innescando comportamenti virtuosi.

    Nel frattempo io proseguo con il count-down verso l'esaurimento del petrolio.

    Il giorno che il prezzo della benzina oltrepassera` i 2 euro al litro, lo celebrero` come un giorno di festa perche` quello sara` il segnale per dare il via libera all'uso di energia pulita.

    4) felice decrescita: si, e` un'idea piu` che sensata, ma bisognerebbe informare anche il restante 99% dell'umanita`.

    Il punto cruciale della questione non sono tanto i 6.7 miliardi di abitanti, piuttosto la velocita` di crescita (cui non corrisponde un'adeguato supporto tecnico bio-compatibile).

    Quando nei primi anni '90 in Cina si tentava ancora di arginare l'uso indiscriminato dell'auto, approvavo pensando, cavolo almeno una cosa giusta la fanno, se 1 miliardo (ora 1.3 miliardi) di cinesi vogliono usare l'auto come facciamo noi, il disastro ecologico mondiale da possibile serio problema diventa sicuramente un'agghiacciante certezza, semplicemente perche` non si puo` diffondere massivamente una tecnologia inquinante e invasiva senza che poi non ci siano devastanti effetti collaterali.

    La Thatcher questo problema l'aveva capito bene, non ci sono grossi guai se qualche decina di milioni di persone usa condizionatori non modernissimi, invece se improvvisamente 3 miliardi di persone li usano, allora il problema diventa insolvibile proprio perche` NON c'e` il TEMPO MATERIALE PER CORREGGERE o PREVENIRE GLI EFFETTI COLLATERALI / INQUINANTI derivanti dal loro uso; lo stesso concetto vale per tutti gli altri oggetti.

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  10. @ meinong
    tuo papà è un mito.

    @ debora
    un momento, "L'Ombra dello Scorpione" parla di un virus sfuggito ad un laboratorio per la guerra batteriologica, è diverso dallo scenario che ho dipinto io. ;-)

    @ supermacvale
    sulle scie chimiche mi piacerebbe leggere qualcosa di serio. A volte ho l'impressione che le sparino un po' grosse.

    @ lupo sordo
    si, soprattutto le catapecchie dei neri, al posto delle quali hanno potuto ricostruire zone residenziali.


    @ adetrax
    l'articolo, per la verità, mi sembrava più amaro che divertente. :-(
    Con tutto il rispetto penso che la Thatcher di ambiente non ci capisse una mazza, visto che è per colpa delle sue liberalizzazioni che abbiamo avuto il problema della "mucca pazza."

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  11. Ho contribuito anch'io alla giornata, intitolando "Il mondo nelle nostre mani", ma a qualcuno sarebbe meglio tagliarle!

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  12. Adetrax19:24

    @lameduck
    Si, la signora T. capiva poco la complessita` del problema, ma con quel modo di fare tutto inglese per cui il lusso e le risorse sono, tendenzialmente, per pochi, qualche intuizione a posteriori l'ha avuta.

    Per quanto riguarda noi, mi sono convinto che oltre all'immondizia il problema piu` urgente e` quello di ridurre di almeno il 5% - 10% all'anno il numero dei veicoli circolanti.

    Chi abita in periferia o in campagna non se ne rende conto, ma provate a camminare anche solo 15-20 minuti nel traffico bestiale delle nostre citta`, alla fine come minimo vi bruceranno le labbra e avrete la sgradevole sensazione di soffocare fra gas velenosi e polveri sottili ... se questa e` qualita` della vita allora voglio tornare indietro di 50 anni oppure saltare i prossimi 15-20 anni.

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  13. Adetrax19:43

    @lameduck

    Le liberalizzazioni funzionano solo se c'e` un minimo di etica nel lavoro (e questo in ambienti protestanti era dato per scontato, almeno una volta, ora temo non piu` viste continue ondate di buonismo e falsa tolleranza).

    Per quanto riguarda "mucca pazza", si e` ipotizzato che la cosa sia scaturita dai mangimi di origine animale, probabilmente importati dall'India o giu` di li (ecco a cosa porta l'avidita` del profitto).

    Insomma, i prioni non perdonano, ne sanno qualcosa le popolazioni che per tradizione mangiavano i defunti, molti di loro poi si ammalavano e soffrivano di neuropatie che li portavano a morte precoce.

    Detto fra noi, contrariamente a tante altre persone, ho sempre detestato e diffidato per istinto delle parti molli della carne (interiora, cervello, ecc.), probabilmente sono un po' meno primitivo e cannibale di quello che sembro :-)

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