sabato 30 maggio 2009

Totus suus, how to be a papigirl


In quel tempo Papi disse ai suoi discepoli: "Lasciate che le vergini vengano a me".

Ho letto una cosa inquietante, a margine dei supposti baccanali tiberini in quel di Villa Certosa con le donnine ignude e i capi di stato esteri con la bava alla bocca, ovverosia lo stile Las Figas delle relazioni pubbliche del nostro paese. Mancavano solo le fiches in omaggio per farli giocare a volontà.
Parentesi: se non c'era nulla di male nelle foto, perchè mandare Lurch a colpi di "mavalaaa" rotanti a chiederne il sequestro? E se poi un giudice volesse indagare sull'età di una Papigirl a random e venisse fuori che era minore all'epoca dei fatti o magari provvista di un clamoroso 24x17?
Il fotografo che ha paparazzato il nano e le sue 40 Biancaneve ha chiesto un milione di euro, per vendere le foto ma, benedetto uomo, perchè offrirle a Panorama, che ha subito fatto la spia a Papi? Mi ricorda i protagonisti del film dei Cohen "Burn after reading": "Pronto, parlo con Osborne Cox?"

Digressioni a parte, la notizia inquietante è la seguente. Pare che la farfalla, tatuata su lombata o stinco o ciondoloni in oro e affini sull'affannoso petto, sia il segno distintivo delle Papigirl, ma solo di coloro che avrebbero fatto l'incontro ravvicinato del terzo tipo. Quelle proprio abducted sull'astronave della Libertà con bonus di 2000 euro a testa da spendere poi in un'unica sessione di shopping come premio, non si sa di che cosa. Forse per essere riuscite a sopportare le strimpellate di Apicella (aviotrasportato a spese dello stato, cioè dei Papiminkia) e le barzellette di Papi Tiberio per più di venti minuti senza accasciarsi al suolo? Sicuramente, chi dovesse pensare a pagamenti di altre robe di natura piccante sarebbe solo un malpensante komunista demmerda.
A pensarci bene 2000 euro sono quasi una miseria, certe cose non hanno prezzo se non hai un antiemetico a portata di mano.
Ecco, una delle papigirl avrebbe proprio un tatuaggio con farfalla e seguente motto: "S.B. l'incontro che mi ha cambiato la vita". S. B. uhm, vediamo. Chi potrebbe mai essere S. B.? San Benedetto, quello della rondine sul tetto? Si, sicuramente. Chi ha pensato Silvio Berlusconi è uno zozzo malpensante sinistro prono a Franceschini (muahahaha!) e kommunista demmerda.
Postilla dedicata a Tremontino, il quale stasera ha detto al TG1, che "Se Silvio Berlusconi avesse usato la sua influenza internazionale (muhahaha!) nel caso Opel-Fiat, sicuramente le cose sarebbero andate diversamente". Una assoluta genialità da mandare in orgasmo i Papiminkia. Un governo non fa un cazzo (perchè nun ci ha un euro da rischiare), il premier si perde dietro a questioni di figa, però se Marchionne ha rimediato una trombata è colpa dei comunisti.
Poveretto, il supermanager, come Angela ha preso su la cornetta e dall'altra parte Barack gli ha sussurrato con la voce da Barry White "Ciao, sono ioooo, amore miooo", quella non ha più capito niente.

Già, si sa che è tutto un Magna Magna.

Comunicazione di servizio - Mi prendo una meritata vacanza senza computer. A mercoledì.

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giovedì 28 maggio 2009

Impicciatelillo


"Io non ho mai più detto niente di niente. Ho risposto da subito alla sola domanda se avessi mai avuto rapporti 'piccanti'. E ho risposto: 'Assolutamente no'. Ci ho messo anche il carico del giuramento sui miei figli."

Ha ragione. Alla sua età si mangia in bianco.

"I did not have sexual relations with that woman, Miss Lewinsky". (Bill Clinton)

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martedì 26 maggio 2009

Pedopornocrazia

"Dunque, dice Noemi che Berlusconi la chiama al telefono. Proprio lui, direttamente. Nessuna segretaria. Nessun centralino. Lui, direttamente. Era pomeriggio, le cinque o le sei del pomeriggio, Noemi stava studiando. Berlusconi le dice che ha visto le foto; le dice che è stato colpito dal suo "viso angelico", dalla sua "purezza"; le dice che deve conservarsi così com'è, "pura". (Dall'intervista all'ex fidanzatino.)

Gli ex sono sempre pericolosi. Sono quelli che ti sputtanano senza alcuna pietà sulla neogogna YouTube, non perdonandoti qualche debolezza, diversi bicchieri e molti freni inibitori caduti ai tempi della passione e lasciati imprudentemente su videocassetta, telefonino o lettera.
Chi spiattella i fatti privatissimi delle/degli ex è sempre mosso da rancore e, in questo caso particolare, magari da un desiderio inconscio di rubare la scena.

L'ex di Noemi, dopo l'intervista, si è subito beccato una sfilza di querele da personcine armate di avvocati taglienti come rasoi e quindi, a meno di non trovarci di fronte ad un incosciente, ad un amante degli sport estremi o ad una specie di kamikaze proletario lanciato a bomba contro l'ingiustizia, qualcosa di vero ci deve essere nella sua storia. Se non altro il dispiacere di essere stato nascosto sotto il tappeto come un mucchietto di monnezza, o presentato come innocuo "cugino", appena la rampantissima fidanzatina, sedotta dalla gabbia dorata e dalle collanine di brillantini, ha annusato il profumo dei soldi, del successo e di un mondo quasi irreale attraverso questa "amicizia" con il presidente del consiglio.
Povero ragazzo, lo capisco. Chiamare "cugino" uno che fino a cinque minuti prima era il tuo "porcellino" sulla letterina d'amore è un atteggiamento da puttanella, non da "pura siccome un angelo". Poi puoi essere pure vergine (attenti padri a giurare sull'illibatezza delle figlie che di illibatezze ve ne sono di molte specie) ma puttanella rimani.

Gino racconta. Oltre alle famose feste e cene di rappresentanza delle quali abbiamo già saputo e visto, alle quali Noemi (minorenne) risulta presente non si sa bene in veste di che cosa, e noi speriamo veronicamente "perchè era sua figlia", lui parla dell'invito per una vacanza in Sardegna nella villa del premier, assieme ad altre trenta, quaranta ragazze. Senza cugino, ovviamente.
Niente di nuovo. C'è, in quell'invito, tutta la mentalità da harem miliardario di Hugh Hefner e dell'allevamento intensivo di conigliette di Playboy ma c'è anche, vista la minore età dimostrata di almeno una delle partecipanti, l'ombra inquietante di Jacko e di Neverland. Sembra di vederle, le ninfette sculettanti per i giardini. Spettacolo compassionevole per satiri ormai solo necessariamente contemplativi o qualcos'altro? Dispiace dover pensar male, ma quando un adulto invita dei minori in una specie di paese dei balocchi, Jacko insegna, qualche dubbio viene.

L'offerta di "vergini al drago", concetto espresso da Veronica Lario, è insinuazione troppo inquietante per essere lasciata cadere come semplice battuta. Di che tipo di offerta si tratta? L'interessato, ovverosia il drago, lo spieghi.
Forse, senza pensare a maialate da satrapi orientali, si vuole solo sottolineare il potere di seduzione e corruzione che un mondo così "meravigliosamente corrompente" ha sulle menti di ragazzine cresciute a pane e Beautiful. Il primo effetto tangibile è come viene immediatamente rinnegato il semplice figlio del popolo che ci veniva fidanzatino. Da quello a darla solo a penemuniti ad alto reddito e dietro lauto compenso, il passo è breve.
Ci si dimentica, e torniamo alle offerte da devolvere al drago, che l'uomo potente di denaro offre il successo ma, fin dai tempi del sofà del produttore, pretende anche una contropartita. Per qualche pervertito potrebbe bastare avere la casa piena di vocianti fanciulle senza alcun baccanale a seguire ma in ogni caso è meglio appurare.

E' vero che Berlusconi faceva telefonate personali ad una minorenne dopo averne sfogliato il book fotografico? Se erano complimenti innocenti ad un'amica di famiglia in cerca di successo, non vi sarebbe stato niente di male. Perchè allora tutta quella reticenza sulle origine della conoscenza con i Letizia, per non parlare delle bugie?
La cosa migliore che può fare Berlusconi è allontanare con forza il sospetto ed il dubbio che si tratti di qualcosa d'altro, di un fuoco dei suoi lombi, per intenderci. Le alternative sono poche: o è una parente, o una conoscente oppure un interesse sessuale.

Se è sua figlia o nipote, cioè figlia di una figlia naturale (come altrettanto possibile), che lo dica. Ammettere che la pulzella è di sangue reale toglierebbe un bel po' di argomenti ai detrattori del re. Ammettere la parentela con la ragazzina sarebbe fonte di ulteriori attriti famigliari e di problemi di ordine tecnico ereditario e dinastico, ma fugherebbe il più infamante dei sospetti. Magari con un bell'esame del DNA a reti unificate a chiudere tutte le malelingue dentro le rispettive boccacce.

Dire la verità qualunque essa sia, soprattutto se si tratta di parentela o conoscenza, è necessario, perchè purtroppo, e può confermarlo chiunque ne abbia fatto la triste esperienza, anche i pedofili quando vogliono agganciare la preda ti dicono che sei stupenda, così innocente e viso d'angelo. E' ovvio, altrimenti che gusto c'è a spezzare le ali a chi non le ha?

Quando ero ragazzina, quattordici o quindici anni, per il solo fatto di aver pubblicato un annuncio per la ricerca di amici di penna su una rivista femminile (allora Internet era ancora una roba militare), fui tampinata da un tizio che, oltre alle lettere ed ai mazzi di fiori, voleva a tutti i costi conoscermi di persona, perchè ero speciale, un angelo e via dicendo.
Quando qualcuno parla di malattia, ricordo che spesso il pedofilo non si rende conto di essere nel torto. Per lui è, tra virgolette, normale corteggiare minorenni. E' una persona che non sta bene, in un certo senso.

Ripensando a questo episodio lontano ma ancora inquietante mi rendo conto di quanto sia sacrosanta la lotta alla pedofilia che su Internet trova prede ancora più disponibili ed abbondanti di una volta.
Per questo motivo, mi meraviglia che il partito dove milita l'onorevole Carlucci, quella che augura ai figli degli oppositori politici l'incontro con un pedofilo, non si alzi in piedi come un sol uomo per chiedere a gran voce al suo re di parlare chiaro e fugare i dubbi che per prima ha insinuato una donna che lo conosce molto bene da trent'anni.

Non abbiamo bisogno di zelanti papiboys negatori della realtà come Carlo Rossella che dice, senza vergognarsene, e prendendoci per il culo: "Non userei la parola minorenne a vanvera. E' un termine vecchio, semmai direi che la ragazza di cui si sparla aveva meno di 18 anni..."

Sapere se per caso a Berlusconi piacciono le ragazzine non è una questione da poco, come sottolinea anche la "stampa disonesta" straniera, preoccupata anche delle sue tendenze dispotiche.
Dietro ai meccanismi di fascinazione che dominatori e dittatori esercitano sulle folle vi sono schemi che sono molto simili a quelli della seduzione pedofila, la quale utilizza l'adulazione, la promessa e l'ottenimento della fiducia da parte della vittima attraverso la promessa di qualcosa.
Una volta ottenuto il suo scopo, il dittatore non ha più bisogno del consenso del popolo, lo tiene soggiogato con il terrore, esattamente come fa il pedofilo con il bambino abusato. Ogni popolo caduto nelle grinfie di un dittatore ne è stato prima sedotto.

L'omino di burro di Pinocchio, ritratto da manuale di pedofilo, promette ai bambini che rapisce e trasforma in somari, metafora della vergogna dell'abusato, un mondo meraviglioso, fatto di giochi, ozio, zucchero filato e soprattutto assenza di responsabilità.
Non ricorda il politico che chiede carta bianca per il ghe pensi mi agli elettori stanchi di politica ed in cambio promette il benessere, la felicità e la ricchezza senza fatica, basta solo agitargli bene l'entusiasmo?
Siamo già un popolo di somari, non abbiamo bisogno di politici di burro.

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lunedì 25 maggio 2009

Il Resto del Furbino

Sabato pomeriggio, mentre trovavo ristoro dal sole africano in una gelateria dotata di condizionatore a temperatura da pack antartico, ho dato una scorsa al più venduto giornale locale e mi sono soffermata a leggere un articolo che parlava di un noto stabilimento balneare di Milano Marittima, caduto sotto la lente d'ingrandimento del Fisco per sospetta evasione di 6 milioni di euro.

Fermo restando che tutti sono innocenti fino a prova contraria e fino alla conclusione dell'accertamento, sono rimasta perplessa dal tono dell'articolo, totalmente appecorinato in difesa dei presunti evasori.
Un'arringa in Ghedini mode, stile: "mavalaaaa, ma andiamoooo", come fosse stata scritta direttamente dall'avvocato degli inquisiti. Tutto un "ma quanto sono cattivi gli inquirenti", "gli hanno perfino clonato l'hard disk del computer di casa", "erano bottiglie di vinaccio da supermercato, non di pregiato champagne".

Quando il Fisco si domanda: "Ma questi hanno comperato mille casse di gassosa e non ne hanno più in magazzino, l'avranno venduta, dove sono gli scontrini?", la Gazzetta del Furbetto si straccia le vesti per conto terzi e attacca la tirata contro lo Stato che vuole sono rovinare gli onesti imprenditori, assieme ai giudici rossi, i finanzieri gialli d'invidia e i clienti che sicuramente hanno fatto la spia e non sono figli di Maria. E conclude suggerendo: " Perchè pensar male? E' evidente che 10.000 euro di cocacola se la sono bevuta loro perchè avevano caldo".

Bravo, chi ha scritto il peana in difesa (perchè alla fine l'impressione è quella) dei frodatori di clienti e Fisco, non solo non si sente un po' frodato anche lui visto che, se loro non pagano, a lui come stipendiato tocca comunque, ma probabilmente non si è mai avvicinato al bancone di uno di quegli stabilimenti rivierasco-romagnoli sempre più in stile Billionaire. Quelli che ti fanno pagare tre euro una minerale in bottiglietta da mezzo litro, non ti fanno lo scontrino perchè adesso c'è troppa gente e se provi a farti un cocktail ti ci vuole poi un finanziamento della Comunità Europea.

Davvero, da un anno all'altro scopri che quello che una volta si chiamava "Bagno Marisa" ora si chiama molto più finemente "Mururoa Island", che ha comperato anche gli stabilimenti accanto e che le piscine sono diventate due e mezza (la mezza per i nani e i bambini.)
C'è la palestra con il personal trainer anche personal fucker se càpita (quelli che una volta erano i gloriosi bagnini), l'insalatona in coppetta da macedonia a 10 euro (senza scontrino se non insisti e li minacci con un M16 Viper sotto il mento) e l'euro tondo per la doccia calda; 10 secondi netti e poi fiotto gelido stile carcere turco.
Che non è più il "Bagno Marisa" con le bocce, il jukebox e le cabine con la serratura che non si chiude lo capisci non solo dall'offerta di divertimento da spiaggia ma dall'impressionante assembramento di figa del genere: "la dò ma solo a penemuniti da un certo reddito in su, astenersi cassintegrati perditempo".

Sempre il famigerato Fisco si chiede: "Ma tutti questi soldi come li ha fatti il Bagno Marisa?" E ti parte l'accertamento che si fonda su calcoli molto semplici. Pagare gassosa, vedere scontrino.
Scusate se quando si parla di tasse sembro fissata con l'America e lo Zio Sam ma a me parrebbe quanto meno bizzarro che, per tornare ai giornali che combattono la legalità, il New York Post, per esempio, si lanciasse in una appassionata filippica contro la Guardia di Finanza, l'Agenzia delle Entrate (ben più temibile delle Fiamme Gialle, mi dicono), gli inquirenti, i giudici e in generale chi tenta di far rispettare l'eguaglianza di tutti di fronte ai doveri di cittadino.
Da noi invece è normale. Del resto abbiamo un Piccolo Papi che una volta disse che "evadere humanum est". Un po' si, ma sei milioni di euro a me pare tanto.

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domenica 24 maggio 2009

Dio svizzero

Forse ho trovato il sistema per liberarmi dai vecchi molesti. Da oggi, come parte della resistenza antitroll, mi dedicherò alla pubblicazione di figaccioni succulenti e doverosamente svestiti. Sempre più svestiti, senza disdegnare il full monty. Siete avvertiti.
Non c'è niente che allontani meglio i celoduristi per sentito dire del confronto con il giovane maschio dominante. L'etologia non dovrebbe sbagliare, se Danilo Mainardi non mi ha raccontato delle balle, all'università.

A parte tutto ci voleva, dopo la pubblicazione su questo blog degli orrori del Giulianone ignudo e del Cavaliere incipriato e pancakizzato. Ohibò, a tutto c'è un limite.
Giusto per ristabilire un minimo di canone estetico, vai con qualche esemplare di pregio della serie "ritratti della salute".

Prima puntata dedicata a questi nerboruti contadinotti svizzeri, protagonisti di un calendario in fase di pubblicazione nella Confederazione Elvetica e scovati oggi sulla Repubblica online.

A chi non verrebbe voglia di chiudere l'ufficio ed andare a mungere qualche Frisona, fregandosene del raffreddore da fieno, con il forzuto sollevatore di balle Thomas, il biondo, e l'altro figlio brunocrinito di Basilea che cinge amorevolmente la bestiola con una specie di Manovra di Heimlich?
Caro Adrian, mentre la capretta fa ciao a tutti, sopratutto a luciano e ur_ca, posso essere la tua Heidi?


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sabato 23 maggio 2009

L'invasione degli ultrapirla

"Basta. Basta con questa indicibile manfrina messa in piedi dai mezzi di comunicazione di massa sulle vicende giudiziarie - specialmente quelle palermitane - di Silvio Berlusconi. E' arrivata l'ora delle certezze definitive. Di seguito presento al signor Berlusconi una serie di domande invitandolo pubblicamente a rispondere nel merito con cristallina chiarezza affinche' una volta per tutte sia lui in prima persona a dimostrare - se ne e' capace - che con Cosa Nostra non ha e non ha mai avuto nulla a che fare." (La Padania, 8 luglio 1998)

Roberto Maroni replica al Cavaliere che aveva attaccato i ministri leghisti del suo esecutivo - Berlusconi, metodi mafiosi - "Se gli si tolgono gli strumenti della politica-fiction, si sgonfia subito". (La Padania, 3 ottobre 1999)

Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: Il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore e' palermitano. La Fininvest e' nata da Cosa Nostra. Lo tengono in piedi perche' rappresenta i loro interessi al Nord, e' il loro "figlio di buona donna" . (La Padania, 27 ottobre 1998)

Poi non si sa cosa sia successo. Una invasione silenziosa ma con effetti disastrosi. Non sappiamo esattamente quando ma ci hanno invasi, scegliendo il nebbioso Nord perchè forse l'Homo Padanus si prestava meglio alla riprogrammazione, per sue caratteristiche intrinseche.
Diciamo che dal tronco di castagno dirozzato con l'accetta con in bocca sempre il "brot terùn" ed il "và a laurà, barbù", è venuto fuori un bel burattino docile, anzi un pupo, manovrato da una classe dirigente per massima parte di vulgata sicula.

Il Nord Italia, che stava quasi per fare la rivoluzione, basta leggere gli illuminanti brani citati all'inizio e gli altri che possono essere gustati qui, è ormai quasi completamente dominato da questa razza di ultrapirla neoprogrammati che sono stati sostituiti uno per uno agli esemplari di Homo Padanus.
L'Homo Padanus era quello che l'aveva sempre duro, che rivendicava con orgoglio un sano istinto riproduttivo rigorosamente eterosessuale. Eppure, dopo che un morbo terrificante ha succhiato dall'interno e completamente la sua volontà, ora idolatra e fa lingua in bocca con un vecchio che millanta virilità con due dita di fondotinta in faccia, il capello tinto, le scarpe con la zeppa come i divi del glam rock e i modi da primadonna isterica.
In alcuni casi disperati, l'invasione ha centrifugato il cervello al padano senza che lui se ne accorgesse, trasformandolo in un pingue borghezio assetato di sangue musulmano. Il famoso vampirla.

Come si riconoscono i più perfezionati vampirla o i comuni ultrapirla? Da qualcosa di verde addosso. Una cravatta, un fazzoletto, il colore della pelle che vira verso il color pisello quando gli si parla di extracomunitari.
C'è una cura che possa far rinsavire gli ultrapirla? Non si sa per certo. Forse una bella botta in testa, o evitare di esporli alla riprogrammazione continua attraverso i televisori sintonizzati su Italia1 nei bar e ristoranti.
Si dice che qualcuno, al quale i parenti amorevolmente leggevano e rileggevano i vecchi articoli anni '90 della Padania abbia perfino riacquistato la memoria e sia guarito.
Provare non costa nulla.

copyright Alessandra Tarantino, AP

P.S. Cari amici della Repubblica, del Guardian e del Times. Mettetevi comodi e in pantofole che qui, per le risposte del Cavalier Incipriato, c'è da attendere parecchio. Quel giornalista della Padania sta ancora aspettando dal 1998.

PP.SS. Per i Papiboys. Il tema del post è: "Il voltafaccia della Lega. Spiega con parole tue perchè la Lega si è venduta a Papi".

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giovedì 21 maggio 2009

Non è vero

Non è vero che per i terremotati d'Abruzzo sta andando tutto bene, che sono tutti contenti e aspettano solo che si compia a breve, dopo quello delle dentiere, il miracolo della ricostruzione in tempi record di tante l'Aquila2 con i vialetti alberati e i laghetti con le paperette, impresa così mirabolante da esistere solo nella mente della Matrice Berlusconiana.
Nelle tendopoli dove sono ammassati soprattutto gli anziani vi sono disagi, malcontento, malattia, disperazione e repressione. Ho letto diverse testimonianze che parlano di militarizzazione dei campi e limitazione della libertà personale. Alcune delle testimonianze che stanno girando in rete sembrano quasi incredibili ma in linea di massima ciò che denunciano viene confermato da chi è sul posto, dai giornali locali e dagli abruzzesi che continuano a tenerci informati con i propri blog e a raccontarci una realtà ben diversa da quella programmata dal Piccolo Grande Architetto con il compasso e il grembiulino. Non è vero quindi che l'emergenza terremoto è finita perchè è sparita dal mainframe della Matrice. Esiste ancora e bisogna parlarne.

Non è vero che alle manifestazioni di studenti e operai partecipano solo brigatisti rossi che attentano al cuore dello Stato ed alle terga dei sindacalisti softcore. E' vero che, ormai, appena si mette il naso in una piazza e si tenta di esprimere dissenso, arrivano le mazzate, per qualsiasi pretesto e motivo. Tanto i pennivendoli di regime sapranno cosa raccontare, travisando i fatti, negando la realtà ed inventando di sana pianta. Prepariamoci perchè tra poco, con la sciagura imminente del G8, inizieranno con i Black Bloc, gli anarcoinsurrezionalisti e i terrrroristi con tante erre da arrotare tutte assieme con la linguetta.

Non è vero che Berlusconi è stato condannato nel cosiddetto "Processo Mills" perchè i giudici sono estremisti di sinistra che ce l'hanno con lui, meschino, ma perchè Berlusconi ha corrotto un testimone (leggi: pagato profumatamente) affinchè dichiarasse il falso in tribunale per favorire la Fininvest. E poi Mills parlò di mister B, non di mister X, come ha confabulato oggi il premier durante la sceneggiata antigiudici, tra una cafonata riferita alla Marcegaglia e i patetici applausi della clacque confindustriale. Proprio una classe dirigente da andarne fieri nel resto del mondo. Si fossero liberati rumorosamente dal gas intestinale avrebbero fatto migliore figura.

Non è vero che la televisione è in mano alla sinistra, come vaneggiano il nano e le sue numerose Biancaneve. Dopo le ultime nomine di fedelissimi giaurri che diranno solo quello che Lui vuole, fatte in campagna elettorale e contro i flebili belati di una concorrenza incaprettata, la RAI è ormai occupata militarmente dal vecchio in fondotinta che la userà per scassarci i coglioni senza pietà raccontando le sue balle stratosferiche sulla sua innocenza e specchiata virtù ad ogni ora del giorno e della notte. Vespa o non Vespa, o con l'ausilio del suo in-sop-por-ta-bile avvocato "ma vaaaa ma cosa sta dicendoo ma stia zitto ma vaaa laaaaa suvvia ma cosaaa diceeee avantiii !"

courtesy La Repubblica

Non è vero che il consenso per Berlusconi aumenta così a dismisura, come il naso di Pinocchio. Ammettendo che i sondagi siano reali, cosa già dubbia vista l'attitudine alla menzogna del committente, gli italiani a domanda rispondono dicendo che lo amano ma il sospetto che si tratti di una risposta insincera esiste. E' la realtà fenomenica che lo suggerisce.
Infatti, perchè quando parli di politica con persone che tu sai essere sicuramente di centrodestra e nemmeno per un'anticchia di sinistra, non trovi un cane che ammetta di averlo votato? Ammettono senza problemi la simpatia per Fini e per Bossi, e di quest'ultimo vanno generalmente molto fieri, ma di lui no, si schermiscono e cambiano discorso. Per non parlare di persone di estrema destra che gli darebbero volentieri fuoco.

Perchè questa contraddizione? Un 38% di consensi nel paese (stima estera, sicuramente più obiettiva di quella dei sondaggisti di famiglia) eppure la maggioranza dei tuoi interlocutori lo rinnega due, tre, quattro volte come un Cristo qualsiasi al canto del gallo.
Perchè se ne vergognano? Non mi pare che girino le guardie rosse per strada cantando "L'Oriente è rosso" e minacciando la deportazione dei poveri berlusconiani nei campi di rieducazione. Ormai i rossi, oltre a vivere nella mente malata del maniaco ossessivo, sono più rari del muflone muschiato.

Se le persone di centrodestra si vergognano di ammettere di avere votato e di avere intenzione di votare il nano cicisbeo incipriato, ed anzi arrossiscono come vergini di fronte ad un'erezione se si affronta l'argomento, è perchè inconsciamente percepiscono la sua colossale volgarità ed inadeguatezza a ricoprire un ruolo così importante come il capo di un governo.
Sarà il Super Io, che ne so, saranno dei freni inibitori particolarmente efficienti, un residuo di dignità nazionale ma che l'hanno votato non glielo estorci nemmeno sotto tortura. Non è strano? Arrivo a pensare che ammettere di essere berlusconiani sarebbe per loro come ammettere di godere nel trattenere l'evacuazione, una cosa vergognosa che deve rimanere nell'ambito delle cose che mai si confiderebbero agli estranei e forse nemmeno agli amanti.
Ecco quindi che, pur non ammettendo quasi mai in pubblico di votare Berlusconi, se non con l'aiuto di un paio di birre medie e tre vodke, nel segreto dell'urna lo fanno, magari bagnando le mutandine, come atto di puro onanismo.
Una volta venuti, nel momento esatto in cui la matita traccia il solco sull'osceno simbolo, riemerge il vecchio cattolicissimo senso di colpa e la vergogna di avere peccato, quindi ecco la negazione: non l'hanno votato, ma figurati.

Che fossimo semplicemente, più che un popolo di idioti, un popolo di pervertiti?


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martedì 19 maggio 2009

Embrione in mare!


Apprendo da Galatea che, per non essere secondo a Murdoch, l'Uomo Elefantino ha messo a pagamento il suo "Foglio" online. Mi sembra giusto, per una pubblicazione che è più di nicchia e meno letta di FMR. Le cose preziose e rare si pagano.
Lui, per la verità, più che a Franco Maria Ricci preferisce il paragone con Larry Flynt, visto che nella campagna abbonamenti definisce il Foglio online ironicamente "sito hard". Si, è vero che le tesi propugnate da Ferrara sono estreme, quasi ai confini del fetish, ma se deve essere hard allora tanto vale andare su YouPorn (gratuito, tra l'altro).

Galatea raccontava, nel suo post, dell'ultimo appello antiabortista di Ferrara. Quello, per intenderci, che parla degli embrioni che galleggiano nel ventre della madre dopo il concepimento (perchè prima è un po' difficile), da salvare come i migranti sui barconi.

Ecco, il complesso della mancanza di figli si vive a vari livelli.
Il mio ginecologo sostiene che i fibromi uterini che si formano così caparbiamente in noi signore in premenopausa sono l'espressione di un'inconscio desiderio di figli.
Molto ma molto inconscio, per quanto mi riguarda, se penso cosa si deve provare ad avere una figlia così, una truzza, oppure uno di quei pischelli che girano con lo skateboard, la cresta da galletto amburghese, il cavallo a terra e l'elettroencefalogramma piatto.
Il mio utero insoddisfatto si divertirà a produrre figli immaginari, che sarebbero stati sicuramente dei geni al livello di Leonardo, bellissimi, giudiziosissimi e da tutti dieci a scuola ma, a livello cosciente, non riesco proprio a non sentirmi come quella che in fondo l'ha scampata bella.
Zero tituli ma anche zero problemi.

In Giuliano Ferrara, anche lui in andropausa ed in astinenza da paternità, l'insoddisfazione si esprime in questa cavalleresca ossessione del salvataggio dell'embrione in pericolo. Sembra quasi che più che padre vorrebbe essere madre, sentire il pargolo nuotare come un piccolo Phelps che fa le vasche puntando i piedini contro il pancione per darsi lo slancio all'indietro, pum!
Sarà ma, se mai la scienza dovesse progredire fino a creare l'uomo incinto, non si potrebbe che dare l'onore delle prime doglie maschili a Giulianone. Se lo merita.

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Oplà!

"Letizia, Letizia... questo nome non mi è nuovo", direbbe Totò.

P.S. Si, lo so, si potrebbero fare facili dietrologie. Ma anche serie inchieste giornalistiche su certe coincidenze, forse.

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domenica 17 maggio 2009

L'omofobia riguarda noi

Oggi è la giornata mondiale contro l'omofobia ma non aspettatevi che la cosa venga ricordata stasera al TG tra un Regina Coeli di Benedetto XVI e uno scudetto XVII della pazza Inter, come fosse una cosa importante come la giornata contro il fumo.

L'omofobia viene raccontata attraverso i suoi atti sui media ma solo quando serve per far risaltare la nostra "normalità" e la loro ""anormalità" e non viene mai chiamata con il suo nome.
Il resoconto mediatico degli atti omofobici è sempre usato come manganello metaforico contro le pretese di uguaglianza nei diritti civili delle persone omosessuali.

Avete sentito parlare dell'aggressione a mezzo spranga di due ragazze transessuali a Firenze, di recente? No, perchè probabilmente coinvolgeva "ragazzi perbene" e non si voleva turbare la tranquillità borghese delle famigliole. Inoltre, l'aggressione era rivolta all'auto delle ragazze, quindi è stata una ragazzata, come tante che accadono di notte quando i bravi ragazzi si annoiano e si va a molestare i diversi.

Avete però sentito oggi dell'aggressione mortale di due rumeni ad un pensionato napoletano.
Prima di agguantare le torce in fiamme ed avviarvi verso il campo rom, tranquillizzatevi. Il vecchio aveva avuto rapporti a pagamento con uno dei due ragazzini minorenni, quindi in questo caso il delitto successivo non è proprio un delitto, è frocicidio, quindi non costituisce reato. Non dicono chiaramente che i rumeni hanno fatto bene ad accopparlo ma il senso era quello. Chissà che non diano un paio di permessi di soggiorno in premio anche a loro.

Quindi, guai se i rumeni si azzardano a toccare le nostre donne (che noi normali preferiamo stuprare e picchiare in proprio) ma se vogliono divertirsi con qualche frocio glielo facciamo fare.
Insomma, l'omicidio, quando colpisce una persona omosessuale, è prima di tutto un atto di giustizia e di ristabilimento dell'ordine naturale delle cose, poi si vedrà.
In ogni caso, di atti di omofobia si parla sui media solo se ci scappa il morto, e il morto se l'è sempre cercata.
E' così dai tempi di Pasolini, ammazzato per motivi politici in un'imboscata organizzata, ma per tutti "giustiziato" da un povero ragazzo che si era ribellato alle oscene richieste del vecchio maiale.

Ieri a Mosca, botte da orbi della polizia dell'amico Putin sui partecipanti al Gay Pride. Il vero maschio russo, comunista o no, non tollera lustrini e fronzoli. Gli amici li bacia sulla bocca ma non fatevi strane idee. In quel paese che il nostro premier womanizer considera uno dei più moderni, solo nel 1999 l'omosessualità ha cessato di essere considerata una malattia mentale e fino al 1993 era considerata un crimine.
Non è però che, oltre all'omofoba Russia, se in Iran e in altri paesi canaglia gli omosessuali li lapidano o li impiccano, noi possiamo considerarci migliori.
I paesi che consentono alle persone omosessuali di sposarsi e godere di semplici diritti che dovrebbero essere scontati per qualunque essere umano, come ereditare e subentrare nell'affitto dal proprio compagno, sono pochi e l'Italia non è certo messa bene, tra Dico, Pacs, ed altre leggi abortite per colpa degli abortisti cattolici di diritti civili.

Ho visto l'altro giorno il bel film di Gus Van Sant dedicato a Harvey Milk, il "sindaco di Castro Street", attivista dei diritti civili e primo assessore gay della municipalità di San Francisco, ammazzato assieme al suo sindaco da un collega. Ho trovato interessante l'ipotesi, neanche tanto larvata, suggerita da Van Sant, che l'omicidio possa essere stato motivato dall'omosessualità repressa dell'assassino. Succede spessissimo. Chi non riesce a superare la paura (omofobia) della propria componente omosessuale si vendica sugli omosessuali uccidendoli, illudendosi con ciò di estirpare la vergogna, il peccato e soprattutto la tentazione da sé.
L'assassinio di Harvey Milk può essere considerato a tutti gli effetti un caso da manuale di omofobia. Basta leggere come andò il processo. Si cercarono tutte le possibili scusanti per l'assassino. Si tirò perfino in ballo l'abuso di junk food, di cibo spazzatura.
Nel paese che per molto meno ti frigge a 2000 volt, l'omicidio a sangue freddo di due persone fu punito con una pena di sette anni e otto mesi di prigione.

L'orientamento sessuale di ciascuno di noi è il prodotto di una serie di variabili e casualità. Nessuno ha diritto di sentirsi superiore ad un altro solo perchè fa parte dell'orientamento ben accetto dal Potere e dalla Chiesa, perchè non vi è alcun merito nell'essere eterosessuale piuttosto che omosessuale.
L'omofobia è come il razzismo, come l'antisemitismo: un atteggiamento incivile.
Di omofobia non devono parlare solo gli omosessuali sui loro giornali, blog e volantini che non raggiungono mai la grande audience, ingozzata dalle fanfaluche dei media mainstream come un'oca all'ingrasso.
Il problema riguarda soprattutto coloro che spesso e volentieri di autodefiniscono persone normali e perbene, quelle che avrebbero l'esclusiva dei posti a sedere in metropolitana a Milano, per intenderci. I media dovrebbero parlarne dalla mattina alla sera.
Siamo noi, persone che credono nell'uguaglianza degli esseri umani a prescindere da qualunque segno di distinzione, che dobbiamo oggi parlare di omofobia, gridarne la inaccettabilità e vergognarcene.


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Ometti

Fintanto che non l'ho visto con i miei occhi non riuscivo a crederci. Eppure è vero, l'hanno proprio scritto: musi gialli. Un insulto vintage, d'altri tempi, che credevamo ormai sepolto nella tomba del razzismo anni quaranta.

Vedete, se "muso giallo" lo dice il reduce della guerra di Corea Clint Eastwood in un film capolavoro è un conto. C'è il contesto, c'è la grande personalità dell'uomo e dell'attore e c'è pure il significato.
Che lo dica una vocetta in falsetto, dietro la scrivania di un giornalino di quella immensa provincia incarognita che è diventata la capitale (a)morale, non fa lo stesso effetto.
Più che Gran Torino diventa una Misera Milano.

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sabato 16 maggio 2009

I centrini di Silvio

Da giorni "Repubblica" con uno speciale ed altre illustri penne del giornalismo chiedono a Berlusconi di svelare la verità sul "caso Papi" ma lui, di solito così generoso di sé, si nega.
Cosa non può rivelare? La parentela con la ragazza? La vera identità del fantomatico Letizia? Altri misteri del passato, come ha buttato lì con studiata casualità la mamma di Noemi? Oppure, per dare un contentino ad Occam ed al suo rasoio, la sua troppo facile ricattabilità?

Per riassumere le varie ipotesi alternative attorno al caso Papi ed all'identità di Noemi, sui quali il presidente del consiglio rifiuta di fare chiarezza e di rispondere alle domande poste da istituzioni e stampa:

1) Noemi è la figlia illegittima di Berlusconi, concepita ai tempi in cui la madre slavoricchiava nel mondo delle televisioni private. Bimba consolata di tanto in tanto dell'assenza della figura paterna biologica così importante con diamantini e collanine. Cresciuta , fin da poppante, "nel mito di Silvio", come racconta la madre. Chissà perchè.

2) Noemi è la nipote di Berlusconi. Cioè figlia di una figlia (la mamma ha una certa rassomiglianza con la vera figlia di Silvio, Marina). I tempi cronologici ci starebbero. In effetti 72:18 è più un rapporto nonno:nipote che papi:figlia.

3) Noemi è un'amichetta, un'amante, fino all'altro ieri minorenne, di Berlusconi. Una che lo chiama papi come le escort russe chiamano i clienti attempati Papik (come ha fatto notare Chiara). Questa ipotesi è in assoluto la più logicamente improbabile, per il modo in cui questa Noemi è uscita allo scoperto spifferando una così illustre ed illegale frequentazione ai quattro venti. Una tattica che in qualunque paese del mondo sarebbe considerata suicida per chi la attua. Anche l'apparente connivenza dei genitori nel sostenere la presunta tresca, sembra escludere l'ipotesi.

4) Noemi, a Berlusconi, non gli viene né amante né parente in alcun modo. E' un'esca, come la festa di compleanno è stata una trappola.

La cosa che insospettisce di più è che si tratta di persone disposte a tutto pur di piazzare la figlia sul mercato del successo, che millantano un tipo di intimità sospetta con la persona più potente d'Italia e che sembrano in grado di metterla in difficoltà.
La madre di Noemi insiste oggi dicendo che Papi dovrà aiutare Noemi a farsi una carriera, quella carriera che lei non ha avuto. Cos'è questa novità; un'anonima borghesuccia si permette di pretendere favori da un capo di governo?
Sia che si tratti di persone che agiscono per pura ricerca di notorietà con sconvolgente imperizia ed allarmante ingenuità o che siano radiocontrollate da altri ambienti, la vicenda puzza lontano un miglio di ricatto.
All'ipotesi del ricatto non mi risulta finora abbia pensato nessuno. Se sbalio mi corigerete.

Apro una parentesi storica. Ricordate la vicenda Tortora con il fatto dei centrini? Riassumo per i troppo giovani. Enzo Tortora era un famoso presentatore televisivo, nato assieme alla televisione italiana negli anni cinquanta, messo in naftalina per molti anni e rispolverato alla fine degli anni settanta con una trasmissione, Portobello, che ebbe per diversi anni uno straordinario successo, nonostante l'insopportabile buonismo e riportando Tortora al massimo della popolarità. Per pura casualità, uno dei motivi del successo era la presenza di un pappagallo che i concorrenti dovevano riuscire a far parlare. Ci riuscì solo l'attrice Paola Borboni ma con il sospetto della combine.

Comunque, pappagalli a parte, la carriera di Tortora fu stroncata dalla sera alla mattina il giorno che nei telegiornali apparvero le immagini di lui portato via in manette, in arresto per associazione a delinquere di stampo camorristico, il 17 giugno del 1983. Le accuse di collusione con la camorra, spaccio di droga ed altri gravi reati, provenivano da esponenti di spicco della Camorra, e quindi furono inizialmente prese per buone dai magistrati. La vicenda kafkiana di Tortora, tra processi e carcere durò tre anni, fino all'assoluzione con formula piena nel 1986.
Perchè Tortora fu tirato in ballo, pur innocente, in fatti di Camorra? Per vari motivi: desiderio dei pentiti di acquisire credibilità, semplice ricerca di notorietà, paranoia nel famoso fatto dei centrini.

Un carcerato di Poggioreale aveva inviato alcuni centrini in seta da lui realizzati alla redazione di Portobello affinchè fossero venduti in un'asta di beneficienza. Non avendo ottenuto l'attenzione desiderata, il detenuto se ne era lamentato con il segretario di Raffaele Cutolo, Giovanni Pandico, il quale vendica lo sgarro cominciando ad inviare a Tortora lettere sempre più minacciose e ricattatorie.
Che tutto sia partito dal permalo di un pazzo maniaco che per sfortuna di Tortora era pure camorrista, o da un disegno più complesso pensato a più menti dalla criminalità organizzata, il caso Tortora dimostra la facilità con la quale il ricatto può rovinare anche persone di grande popolarità e potere.

Chiusa la lunga parentesi, veniamo ai giorni nostri. Il 26 aprile sera a Casoria, festa di compleanno di un'illustre sconosciuta che però chiama Berlusconi "papi" e lo frequenta da molti anni, come racconterà, con dovizia non richiesta di particolari, il giorno dopo a giornali unificati.
La moglie di Berlusconi annuncia poco dopo di aver preso la decisione di chiedere il divorzio al marito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso si chiama Noemi, la neodiciottenne, i cui rapporti con il premier non paiono chiari. "Magari fosse sua figlia", commenta amaramente Veronica.

Il resto è noto. Berlusconi pasticcia sulle origini della sua frequentazione della famiglia Letizia, confonde il babbo di lei Elio con l'autista di Craxi provocando la smentita di Bobo in persona. Viene data la notizia che il signor Letizia è un esponente di spicco dei socialisti (smentita), poi del PDL, visto che Berlusconi insiste che questo Elio gli avrebbe telefonato per raccomandargli dei candidati e in seconda battuta invitarlo alla festa di Noemi.
Peccato che questo Letizia non risulti iscritto al PDL, né sia noto negli ambienti politici campani. Qualcuno addirittura sospetta che questo Letizia non esista proprio. Si aggiunga che le foto pubblicate da "Chi" sembrano pesantemente ritoccate, che il personale del ristorante racconta della bonifica preventiva da parte dei servizi dei locali destinati ad accogliere la presenza del premier (smentendo così il carattere di improvvisata della partecipazione alla festa) e il quadro del mistero è completo. Forse, abituato a raccontare balle, Berlusconi si è autofregato, dicendo di conoscere Letizia da tempo pur non conoscendolo ed ora non sa come uscirne.

Questa vicenda, analizzando i comportamenti dei protagonisti, dimostra una sola cosa: che il premier è facilmente ricattabile e che, sia a causa delle passate frequentazioni maschili (affaristiche) e di quelle attuali femminili (ludiche), chiunque potrebbe pretendere da lui favori, restituzioni di favori e quant'altro. Magari anche persone poco raccomandabili o la stessa criminalità organizzata che volessero manipolare altre facili esche per far abboccare il pesce grosso.

Intanto un danno concreto, a Berlusconi, è derivato da questo episodio: il divorzio dalla moglie potrebbe costargli la metà del suo patrimonio. In qualche modo potrebbero aver ragione coloro che sostengono che Veronica sia caduta in un tranello. Se Noemi è solo un'esca casuale, Veronica è stata altrettanto tratta in inganno e manipolata in funzione antiSilvio. Non è un caso che siano le persone vicine a Berlusconi a parlare di trappola.
Il ricatto in campo politico è una tecnica vecchia come la crocifissione e, da che mondo è mondo, certi sottoboschi si occupano della logistica.

C'è da aggiungere anche che il 9 maggio scorso, poco prima di una visita annunciata di Berlusconi, sono comparsi a Marcianise in provincia di Caserta, accanto alla sede del PDL, dei manifesti listati a lutto con al centro croci e bare. Ne dà conto "Libero", che scrive di "minacce della Camorra al Presidente del Consiglio". Come mai questa sicura attribuzione di Libero in assenza di rivendicazioni?

Qualcuno, più di quanti immaginiamo e delle più varie provenienze, magari dagli amici dai quali mi guardi Iddio, potrebbero lavorare per far cadere Berlusconi e per riuscirci cercano di prenderlo per le parti basse, il suo punto debole. Sembrerebbe un'ipotesi di fantapolitica, lo so, ma tanto vale ragionarci.
Ogni grande conducator è costretto a convivere con coloro che sperano di succedergli, il più presto possibile.


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venerdì 15 maggio 2009

Un nano solo è al comando... il suo nome è Tale e Quale

Ma il culto della personalità, cari anticomunisti viscerali ed eviscerati, non era esclusivo appannaggio delle dittature, soprattutto quelle dei comunistacci, da Kim Il Sung a Ceausescu, fino a Mao e Baffone?
Da vero conducator di questa succursale della Romania di Nicolae ed Elena, che ci ostiniamo ancora a chiamare Italia, Silvio Berlusconi viene riproposto alle moltitudini dei suoi adoratori con un'agiografia a puntate in ben 15 fascicoli dati in omaggio in questi giorni con lo staffengiornale "Libero" del feldmaresciallo Feltri. Lo stesso che non pare notare alcuna contraddizione nell'aver pubblicato appena qualche giorno fa una lapidazione a mezzo stampa della moglie del Cesare conducator, nonchè madre delle bambine amorevolmente ritratte con il papi sul primo numero, senza alcuna remora nel farla piangere di umiliazione.

In barba alla coerenza e scegliendo a caso il mese di maggio per questa sorta di apparizione mariana del Dio dell'ottimismo, del Dio Uno e Trino, anzi Tale e Quale, ecco la riedizione di "Una storia italiana" in versione hard e uncut.
Se posso sollevare una critica di tipo editoriale; nel piano dell'opera mancano i fondamentali gadget come le miniature del nanoconducator dipinte a mano da collezionare, tipo puffi. Il Silvio pompiere, il Silvio panettiere, quello in colbacco russo, quello in bandana. Sarebbe un'idea grandiosa, soprattutto gradita ai piccoli figli di papi che stanno imparando ad amarlo come loro Salvatore e Uomo della Provvidenza.

Peccato che, in ben due copertine dei fascicoli, il nostro Tale e Quale appaia in tutto il suo fulgore a fianco di due despoti come Gheddafi e Putin. Si tenta di rimediare con Benedetto XVI, Shevchenko e Mike Bongiorno e riciclando prati fioriti e quadretti di famiglia ma la cattiva impressione resta per quelle pessime compagnie con le quali Papi si imbranca spesso e volentieri.
Occhio al fascicolo numero 8, quello intitolato: "Il credente, il politico, i Papi". Non è un refuso, non manca una elle, si riferisce proprio ai santi padri.

Mentre altri giornalacci invidiosi della popolarità del Piccolo Papi si ostinano a fare domande sui misteri di Casoria, senza ottenere risposta, perchè Papi fa come cacchio gli pare e non deve rendere conto a nessuno, men che meno al popolo, Libero ricicla vecchio materiale propagandistico e si candida ad infrangere i record di appecoronamento al regime tuttora detenuti da Pradva e Rude Pravo.
Dall'agiografia liberiana dovrà uscire un'immagine del conducator tutto Io, Patria e Famiglie che spazzi via una volta per tutte le ipotesi più malevole e oscenamente insinuanti sull'Uomo che si sacrifica per il nostro bene, per il nostro Papi così sensibile e che non ci meritiamo proprio, Italiani Bravagente un cacchio.

Un'opera titanica e meritoria, quindi, che Libero ha scelto di affrontare con sprezzo del ridicolo.
Non oso immaginare quando uscirà il fascicolo postumo alla memoria con la telecronaca delle esequie raccontate da Emilio Fede, raccolta in un doppio DVD. Per carità, il più tardi possibile, ma bisogna pur cominciare a prepararsi all'infausto giorno. Lo sanno, vero, a Libero che un giorno gli toccherà pubblicare il coccodrillo di un caimano?
P.S. Mi facevano notare stamattina e giustamente, che nella collana dei fioretti illustrati del Diosilvio manca un fascicolo fondamentale: "Come ho fatto i soldi".

mercoledì 13 maggio 2009

Nanoconquiste e nanobugie

Ovunque vada è sempre un evento e lascia un tale segno che in Finlandia, ad esempio, ancora non si ricordano delle sue visite.
L'ultimo exploit a Sharm El Sheik. Minchia, con l'Egitto non si erano mai firmati accordi simili, tanto che uno si chiede: dov'è la fregatura?
Una roba mai vista, una conquista che nemmeno Colombo con le caravelle.
Per il gas ed il petrolio bastava forse non tirare giù Mattei con l'aeroplano e gli accordi vantaggiosissimi per l'Eni li avremmo già avuti quarant'anni fa.

C'è da stare tranquilli quando costui va per il mondo a far tutto lui. Si è visto con Gheddafi. Promesse, promesse, accordo storico ma con il leggerissimo problema dei barconi.
Mr. Faciloneria ha comunque la ricetta giusta per i migranti. Avete bisogno dell'asilo politico? Ghe pensi mi; andate nell'apposito ufficio a Tripoli, chiedete alla signorina (che sicuramente è una gran gnocca e ve la dà pure) e fate domanda. I più fortunati si aggiudicheranno anche una tessera gratuita Mediaset Premium con decoder e parabola. Peccato che, strada facendo, i disgraziati vengano intercettati dai poliziotti e trafficanti libici che ne fanno scempio in appositi lager. Ma tutto questo Alice fa finta di non saperlo.

In attesa che del nostro ci giungano altre cartoline da altri paesi conquistati a colpi di efficienza brianzola, facciamo il solito lavoro di ripulitura delle balle spaziali raccontate da iddu e i suoi giornaletti cartacei e televisivi.
"Sono il più popolare del mondo", farneticava nei giorni scorsi. ''I sondaggi che ho io mi danno il 75,1% di consensi, i sondaggi che conosco io dicono che Obama e' al 59%: soltanto Lula (il presidente del Brasile) arriva al 64%. Quindi il mio e' un record assoluto''.
Facciamo chiarezza grazie alla conoscenza dell'inglese e a Visti da lontano. Il sondaggio commissionato ad Harris Interactive (non di proprietà di Berlusconi) sulla popolarità dei leader mondiali ed il loro livello di gradimento presso i cittadini d'Europa e degli Stati Uniti, vede al primo posto Barack Obama con l'80% di gradimento.
Lui, il millantatore di credito, è solo al 17% (oplà!). In Europa è il leader meno popolare, la più amata è Angela Merkel. In Italia il recordman è al 38% ma solo, dicono quei comunistacci di Harris, grazie al controllo sui mezzi di informazione.
Ciapa ciapa e porta a cà.

Chissà quali sono i sondaggi che ha lui e che lui conosce. Poi non dobbiamo dare ragione a sua moglie che dice che quest'uomo non sta bene.

Grazie a Galatea per avermi ricordato quel gioiello di "Il favoloso mondo di Amélie".

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lunedì 11 maggio 2009

Cori di pappagalli ultras a cappella


Ha ragione Fabio Volo ad incazzarsi. I berlusconiani ed affini, quanto tenti invano di discuterci, ti levano proprio di sentimento, ti portano ad un tale sfinimento da ispirarti infine genuini istinti omicidi da far impallidire "Er canaro".

Non è questione di essere di destra. Io riesco ad avere interessantissime discussioni, molto approfondite, vivaci ed interessanti dal punto di vista dialettico, con gente assai lontana dalle mie idee politiche come simpatizzanti di Forza Nuova o della Fiamma Tricolore.
Con legaioli e figli di papi non c'è dialogo perchè hanno due schemi in tutto racchiusi in un paio di neuroni tenuti assieme da un quintale di fuffa inerte coibentata da strati tossici di amianto televisivo e, qualunque domanda fai loro, rispondono a random con neurone n. 1) i 100.000.000 di morti del comunismo; neurone n. 2) la sinistra che ha governato e rovinato questo paese.
Il tutto dandoti rigorosamente del "voi comunisti" anche se si rivolgono ad una persona sola, abbaiando feroci, ripetendo a pappagallo slogan ribolliti e ribaltando sistematicamente il discorso senza dare risposta oppure rispondendo a domanda con un'altra domanda, comportamento assolutamente esasperante. Ti verrebbe voglia di scoperchiar loro il cranio ed andare all'inseguimento di quelle due particelle di sodio petulanti per infilzarle con una forchetta.

Dicevamo di Fabio Volo. Chi non ha seguito la divertente saga del "comunista sarà lei" andata in onda su Radio Deejay, può trovarne il resoconto e le registrazioni su non leggere questo blog.
Per riassumere il fatterello, apparentemente insulso ma, come vedremo, contenente la chiave psicosociologica del fenomeno berlusconiano; dialogando con un ascoltatore, Fabio Volo si è sentito appellare di comunista e se ne è risentito perchè, a quanto pare, lui comunista non lo è, pur essendo magari vagamente progressista e sicuramente womanizer (in italiano figaiolo).
Fabio ha chiesto ripetutamente al suo interlocutore che gli spiegasse cosa voleva dire il termine "comunista", senza ottenere risposta. L'episodio si è ripetuto in una puntata successiva del programma e il ragazzotto dalla tipica cantilena milanese con le "é" belle aperte ed il comprendonio duro come il porfido, continuava a chiamare comunista Volo che, alla fine, il volo lo ha spiccato davvero e si è incazzato come un'aquila.

Questo episodio è così significativo da essere riportato su tanti blog in questi giorni perchè, mentre Volo pungolava il milanesotto ripetendogli: "Che vuol dire comunista, perchè mi chiami comunista se non lo sono?", ad un certo punto lo sciagurato ha biascicato: "Beh, che ne so, è come dire sei interista".

Ecco, le grandi verità spesso si trovano in bocca agli idioti (nel senso più nobile del termine).
Lo avevamo intuito. La politica nel nostro paese è diventata niente altro che semplice confronto-scontro tra opposte tifoserie. Credete sia casuale che il presidente di una squadra di calcio sia diventato presidente del consiglio? Del resto non è lui stesso che parlò, quel maledetto giorno funesto, di "discesa in campo", e parla tuttora, riferendosi ai ministri della Repubblica Italiana, di "squadra di governo"?
Le televisioni ripetono luoghi comuni e frasi fatte che servono a plasmare gli slogan dei cori dei tifosi. Cori che, al posto dell'interista o milanista o juventino pezzo di merda, usano il termine "comunista". Le elezioni sono un evento sportivo, una specie di mondiale da vincere. Fate caso a come si vantano, i figli di papi, dell'aver vinto le elezioni. Per loro è come vincere lo scudetto e per chi è arrivato secondo sono solo derisioni e sberleffi. Vinte le elezioni una volta è per sempre, come la Coppa del Mondo. Noi abbiamo vinto e voi avete perso, siete degli sfigati.

Il ragazzotto di Volo ha ragione; tra comunista, interista, negro o frocio non c'è differenza. E' semplicemente lo stabilire che "io non sono te, sono diverso da te e migliore di te e la mia squadra è l'unica, voi siete delle merde". Sono schemi che vanno molto d'accordo con il razzismo, il concetto di superomismo ed il fascismo in genere. Non è un caso che tra le tifoserie ultras di calcio siano più numerosi i gruppi apertamente di estrema destra e fascisti, quelli che danno degli sporchi negri ai giocatori di colore della squadra avversaria e non a quelli della propria, tranne quando sbagliano il rigore.

Se, come ha fatto Volo, chiedi all'ultras qualunque cosa vuol dire comunista, non lo sa, perchè, nel condizionamento pavloviano, non è previsto che lo sappia ma solo che lo ripeta a pappagallo.
Per il popolo ultras, comunista è un appellativo senza significato se non quello di una generica negatività, ma non lo è per chi ha utilizzato la metafora e gli schemi del gioco del calcio per stravolgere la politica a proprio vantaggio e con un preciso disegno che discende dal divide et impera.
In un paese carente di ideali è stato facile impiantare l'anticomunismo (inteso come opposizione al progressismo e difesa degli interessi della Reazione) e farlo prosperare mascherandolo da gioco tra opposte tifoserie. Totò Riina, per fare un esempio, a differenza del meneghino de coccio, quando dà del comunista a chi ne combatte le azioni criminali, sa bene quel che dice.

I cori ultras servono a tracciare la linea di demarcazione tra noi e loro, a creare una mente collettiva e a dare ai figli di papi una consapevolezza di gruppo. La violenza verbale che caratterizza i berlusconidi è specchio dell'essere pappagalli ultras che ripetono slogan a cappella. L'urlare slogan serve anche ad evitare lo scontro dialettico che sarebbe perso in partenza, vista la colossale ignoranza che permea il popolo dei figli di papi, con il classico "bla-bla-bla!" ripetuto tappandosi le orecchie.

Loro non lo sanno, e non se ne rendono conto, riempiendosi la bocca di popolo della libertà ed individualismo ma sono quanto di più vicino si possa pensare all'uomo macchina agognato e perseguito dai totalitarismi del Novecento.
Non ditegli che, molto probabilmente, i veri "comunisti", sono loro.


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domenica 10 maggio 2009

Difesa o centrocampo della razza?

"Non apriremo le porte a tutti come la sinistra, la loro è un'idea di società multietnica, la nostra idea non è così, è quella di accogliere solo chi ha le condizioni per ottenere l'asilo politico". (Silvio Berlusconi, na sera 'e maggio.)

Giusto per ricordare che quell'uomo non sa quel che dice, perchè altrimenti saprebbe che quegli esseri umani ricacciati in pasto ai libici sono in condizioni di ottenere l'asilo politico.

Parlando di difesa della razza. Nella rosa del Milan A.C., squadra di proprietà del presidente del consiglio, quindi sua, attualmente militano:

Dida - Brasiliano, extracomunitario, abbronzatura intensa
Keljco Kalac - Chiare origini slave ma di cittadinanza australiana, extracomunitario
Kahka Kaladze - Georgiano, extracomunitario
Marek Jankulovski - Ceco, neocomunitario
Philippe Senderos - Svizzero, ma pur sempre extracomunitario
Mathias Cardacio - Uruguagio, extracomunitario
Andrea Pirlo - Italiano ma di origini sinti
Mathieu Flamini - Francese
David Beckham - Inglese, non abbronzato, usa la crema SPF 40
Pato - Brasiliano, extracomunitario
Clarence Seedorf - Suriname, extracomunitario, a-a-bbronzatissimo!
Viudez Tabaré - Uruguagio, extracomunitario
Kakà - Brasiliano, extracomunitario
Andriy Shevchenko - Ucraino, extracomunitario, tintarella di luna
Ronaldinho - Brasiliano, extracomunitario, abbronzatura intensa all'olio di cocco

14 stranieri e 14 italiani. Una società multietnica perfetta.


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sabato 9 maggio 2009

Chist'è 'o paese d'o' sfaccimm

Veramente una bella settimana per l'Italia. Con una serie di figure barbine da andarne orgogliosi ed a testa alta per il mondo. Siamo riusciti a disgustare praticamente tutti, dall'ONU al Vaticano, oltre all'intero consesso dei paesi civili.

Dopo la ratifica dell'accordo bilaterale siglato nell'agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l'Africano? Non c'era scritto sull'accordo una cosa abbastanza chiara sull'argomento?
"I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all'immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche".
In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell'inferno:
"Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell'incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace."
A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch'essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l'ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov'è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt'al più, parlando dell'accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle "belle samaritane" e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott'anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell'autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l'automoccolo e porgeva i kleenex.


Poi, per non farci mancare anche l'ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram "ai milanesi ed alle persone perbene".
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente 'e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell'apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c'è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un'altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell'intervista: "Il premier soffre, la moglie torni indietro". Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:
"La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell'amore: solo per questo non sarà dimenticata".
"Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre".
Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l'ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al "terrorismo delle BR", sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l'Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all'odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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giovedì 7 maggio 2009

Terremotati abruzzesi? A cuccetta!

Va bene, non parliamo più di corna, di lolite, di vecchi pistolini viagradipendenti e mogli tradite ma che mostravano le tette in teatro quindi in fondo erano zoccole anche loro, parliamo di cose serie. Non indulgiamo più nel gossip moralistico, che i compagni si incazzano. Non attacchiamo più il piccolo Peron sul piano personale, se no i nanofili frantumano ogni record e riescono ad amarlo ancora di più.

Freghiamocene del leader che dovrebbe dare il buon esempio (principio valido in tutte le culture umane ma non in Italia, dove il mascalzonismo sessuale è virtù teologale), fottiamocene della CEI (e del suo doppiopesismo) e soprattutto dell'uso criminoso del servizio pubblico radiotelevisivo, ridotto a semplice dependance dell'ufficio relazioni pubbliche di Mediaset. Sbattiamocene allegramente di tutto e passiamo a roba pesa da mandar giù con un bel bicchier d'acqua, se basta.

Parliamo della presa in giro degli abruzzesi terremotati. Siccome i mezzi di disinformazione di massa televisivi non ce lo raccontano, limitandosi a dire ciò che il regime del pistolino miliardario dice loro di dire, per sapere ciò che accade veramente dobbiamo rivolgerci ai pochi giornali rimasti che insistono caparbiamente con il fare giornalismo ed ai bloggers che raccolgono le fonti e le rielaborano, mettendoci del proprio, nel grande tam tam della controinformazione.

Il decreto sul terremoto d'Abruzzo, dunque. Le magagne che nasconde le racconta brillantemente Alessandro Tauro in questo post che vi invito a leggere.
Riassumento al massimo, si tratta, per non dire proprio di bugie, di altisonanti promesse costruite su fondamenta di sabbia marina, basate su soldi che non ci sono, come ha denunciato il sindaco dell'Aquila Cialente e che potranno venir fuori in tempi brevi (quelli strombazzati dalla propaganda) solo grazie ad una una tantum, cioè ad una tassa straordinaria da far pagare agli italiani e non con le lotterie, le riffe e il terno al lotto. No tassa, no party.

Estrapolo solo un paio di brani dall'articolo di Alessandro, per me assai significativi della mentalità da "clausole scritte in piccolo" che caratterizza il modus operandi del governo dell'apparenza e delle passerelle, cioè di un governo da avanspettacolo:
"Le case distrutte sulle quali gravava un mutuo verranno ricostruite, ma la porzione di casa corrispondente alla percentuale di mutuo non pagato diverrà proprietà della società finanziaria Fintecna (società controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze). Se il cittadino vorrà, come è logico aspettarsi, tornare ad essere proprietario di tutto lo stabile, dovrà far fronte pertanto ad un mutuo aggiuntivo da chiudere con la Fintecna."

"Metà dei costi per le abitazioni previste per ottobre non saranno disponibili prima del 2010."
Allora, l'eterno frainteso disse qualcosa a riguardo del termine entro il quale sarebbero state di nuovo agibili le case dei terremotati: il 10 settembre (e perchè non l'11, già che c'era?).
Se per quella data non saranno ancora pronte, non potremmo contestargli nulla. Non aveva mica specificato il 10 settembre di quale anno. Infatti si potrebbe dover parlare non solo del 2010 ma addirittura del 2033, come spiegano gli articoli che ho citato e linkato e che analizzano il decreto da marinaio.
Le ultime notizie sono che, mentre l'umido Bondi pensa alle chiese da ricostruire, Bertolaso, in un sussulto di coscienza, invoca la modifica al decreto legge affinchè i risarcimenti dei danni subiti dalle abitazioni siano totali e non parziali.

Intanto, mentre gli abruzzesi non sono affatto contenti di come stanno andando le cose, ma a noi non ci risulta perchè filtrano solo i resoconti dei miracoli della moltiplicazione delle dentiere, diciamo anche che molti sfollati aquilani sono costretti a ripararsi dentro gli scompartimenti di treni e a dormire nelle cuccette dei vagoni letto (sperando che siano stati almeno disinfestati dalle zecche, visti i poco edificanti episodi accaduti di recente con Trenitalia).
Va bene che, dopo un mese, siamo ancora in emergenza ma siamo sicuri che la gestione di questo terremoto non sia molto diversa da quella dei terremoti precedenti, checchè che dicano le televisioni? Se gli Aquilani vogliono stare qui, perchè li volete mandare nel vagon-lit?

L'11 settembre 2009 non prendete impegni che si va a controllare alla stazione dell'Aquila se le cuccette sono ancora ferme sui binari.

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