martedì 30 giugno 2009

Fart action

Giusto un anno fa, in questo post, raccontavo le vicissitudini della piccola azienda Miranda srl nel passaggio da una compagnia telefonica all'altra, alla ricerca di un piano tariffario più a buon mercato e delle peripezie della sua instancabile segretaria amministrativa, Signora Genoveffa, nota in ufficio come Lady Rottweiler a causa della sua teutonica affidabilità ed efficienza.

Ci sono stati degli sviluppi, nella vicenda, che è interessante divulgare, a perenne ludibrio della telefonia mobile italiana, gestita in alcuni casi da veri e propri avventurieri.

Fino alla fine dell'anno scorso, la Signora Genoveffa non poteva lamentarsi del contratto di telefonia mobile aziendale stipulato con la società Burp: bollette dimezzate rispetto a quelle di Bip, la tariffa più bassa in assoluto per minuto di chiamata, intercom gratuito e bonus sulle tasse governative.
Si, certo, a volte la copertura in certe zone lascia a desiderare, la comunicazione procede a singhiozzo ma, come si dice, a caval quasi donato...
Tutto bene quindi fintantoché l'azienda dove lavora Genoveffa non decide di cambiare intestazione societaria. Da Miranda srl a Miranda & Miranda snc.

Per quasi tutti i contratti di utenza accesi con la vecchia società non vi sono problemi per effettuare il subentro della nuova. Luce, gas, acqua, rifiuti urbani, telefonia fissa. Superata un'iniziale difficoltà dell'operatore di call center nel fare mente locale e capire che sia Miranda che Miranda & Miranda appartengono allo stesso proprietario, (chi chiede il subentro e chi ne dà il benestare sono quindi la stessa persona), c'è chi esegue la modifica dell'intestazione del contratto online e chi richiede di fornire la visura camerale ma nel complesso tutto procede bene. A parte le dozzine di minuti spesi con il cordless appiccicato all'orecchio in ascolto della musichina d'attesa.

Tutto ok tranne che con Burp, il gestore di telefonia mobile di Miranda srl. L'odissea omerica inizia a gennaio. Il primo risponditore afferma addirittura che non è possibile (?) effettuare subentri.
Alle proteste di Genoveffa ed ai "mavalà e macosadice", costui si ravvede e dice che "si, si può fare, però..." e qui parte una sfilza di richieste di documenti, da inviare per raccomandata. Burp non ha una modulistica già pronta, come ad esempio TelefonItalia, quindi bisogna arrangiarsi.
Genoveffa copia quella di Telefon e invia il tutto. Passano due mesi e riceve una lettera dove Burp si dispiace di non aver potuto accogliere la richiesta perchè la pratica manca diella necessaria documentazione. Genoveffa richiama Burp e questa volta, per la prima volta, si sente richiedere di inviare loro "il nuovo contratto". Quale nuovo contratto? Questo è un subentro, non un nuovo contratto. Il pischello dall'altra parte insiste, senza il nuovo contratto non ci sono santi.

Genoveffa ha quindi la brillante idea, giusto per interfacciarsi con qualcuno in carne ed ossa, di rivolgersi all'agente che le aveva fatto firmare il contratto a suo tempo. Si reca nel negozio dove sa che lui lavora part-time e chiede aiuto. La sua reazione è quella di colui al quale hai appena chiesto un prestito di 10.000 euro. "Ah, ma cosa mi dici. Però, sai, purtroppo non lavoro più per Burp".
Ok", insiste Genoveffa, "ma con te venne anche quella tua collega, come si chiama, Cunegonda!" "Oh, si, ti do il numero, prova a chiamarla. Io però, sai, non voglio più sapere nulla di Burp".
Genoveffa inizia a farsi l'idea che Burp non abbia un parco di agenti molto affezionati alla ditta. Ne ha conferma quando prova ad inviare una mail a Cunegonda e a chiamarla per telefono.
"No, guardi, io non lavoro più per Burp, anzi, mi faccia la cortesia di non rompermi le scatole con quei bastardi".

Sembra di essere in quegli horror dove il protagonista scopre a metà film di aver avuto a che fare fino a quel momento con dei fantasmi, incarnatisi nella sua mente malata.
La nostra ritelefona a Burp e chiede di farsi dare dei nominativi di agenti in servizio. Quattro nominativi: la prima la manda subito affanculo e la seconda sembra addirittura spaventata e prende le distanze da Burp (anche loro non ci lavorano più); il terzo non risponde e il quarto ha un numero inesistente.
Ennesima telefonata di una stremata Genoveffa al call center di Burp.
Dopo essere stata sballottata da un operatore all'altro come la classica patata bollente, alla fine trova un ragazzo molto gentile che le spiega cosa deve fare.
"Guarda, tu fai una fotocopia del contratto originale e invialo per raccomandata. Vedrai che la pratica andrà a buon fine". Genoveffa esegue e resta in attesa. Passano altre due settimane e arriva un'altra lettera che dice che la pratica non può essere evasa per documentazione incompleta. La fotocopia non era leggibile, bisogna rifarla ricalcandoci sopra. Passano altri giorni. Telefona Burp: "Mi scusi ma l'IBAN non ci risulta corretto" (dopo che le fatture di un anno erano risultate correttamente pagate proprio tramite quell'IBAN).

Per farla breve, dopo altre sei-sette telefonate, raccomandate, incazzature e urli per telefono finalmente, alla fine di maggio, dopo 4 mesi, il subentro va a buon fine. Almeno così afferma il 245.789° operatore chiamato.
Disgustata da Burp, alla quale vuole farla pagare, Genoveffa accetta la corte di un simpaticissimo agente di Bip (il vecchio gestore di Miranda) che, capitatogli in negozio per caso, con una manovra di accerchiamento a base di testosterone e parlantina, la convince a tornare all'ovile. Il ragazzo è proprio simpatico. Come si presenta premette che "sono tutti dei manigoldi" (i gestori di telefonia mobile) però lui cerca di fare l'interesse del cliente. Sarà.

C'è un problema però. Il contratto stipulato con Burp ha appena un anno di vita. Ci sarà una penale da pagare. Beh, Bip ti rimborsa la penale. Il furbo agente ha un atroce dubbio e chiama Burp. "Scusi, sono Pietro Gambadilegno (si spaccia per il titolare di Genoveffa), legale rappresentante di Miranda & Miranda. So che è andato a buon fine il subentro. Mi fate pagare la penale se per caso, eventualmente, putacaso volessi cambiare gestore?"
Qui, state bene attenti, si va sul surreale. Il callcenterista di Burp risponde che "si, pagherebbe la penale, anzi quella doppia, perchè con il subentro ripartono i 48 mesi." I 48 mesi sono il periodo entro il quale non puoi cambiare gestore telefonico in Italia se non a prezzo di un costoso pizzo, di una vera e propria estorsione. Alla faccia di Bersani, suppongo.
Taglio corto per non annoiarvi: secondo il simpatico agente di Bip, Gambadilegno dovrebbe ricevere da Burp una richiesta di penale da pagare di ben 400 euro. 100 euro a numero, raddoppiati perchè Burp la differenza tra subentro e nuovo contratto proprio non la capisce.

La storia non ha ancora avuto un termine. Ieri a Genoveffa ha telefonato una signorina di Bip. Sono spiacenti di non aver ancora potuto portare i due numeri su Bip perchè Burp sostiene che "non sono attivi". "Ma come, se mi sta telefonando proprio su uno dei due numeri!" La signorina concorda che sono cose dell'altro mondo.
Genoveffa sta aspettando che i due numeri sequestrati vengano liberati e che arrivi la famosa penale da 400 euro per scatenare contro Burp tutte le associazioni di consumatori della galassia. Se si renderà necessario passare al lato oscuro della Forza, si farà anche quello.

Scommetto che non avete trovato difficoltà ad immedesimarvi nella protagonista di questa storia. La butto lì: siamo sicuri che, potendo i consumatori usufruire dell'istituto della class action, questi gestori truffaldini potrebbero continuare a vessare i clienti a questo modo?
Per ora accontentiamoci di una fart action. Accogliamo con un sonoro vento di culo le eventuali proposte commerciali che dovessero giungerci per telefono dalle compagnie telefoniche che ci hanno disgustato.
Resto in attesa dei vostri commenti e, se possibile, del racconto di disavventure ancora peggiori di quella di Genoveffa con Burp. Anzi Fart, che fa rima con vento.


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domenica 28 giugno 2009

Obitorio 80 (Decade in decay)

Che brutta fine stanno facendo gli anni 80. Ancora così giovani eppur fatali a chi in quegli anni faceva faville e dettava le mode ed i comportamenti di noi tutti che eravamo già tra i vivi.
E' in atto una morìa di miti di quegli anni e chi non è ancora in rigor mortis non se la passa tanto bene.

Che sia l'effetto tossico della stronzaggine degli yuppies, del rampantismo dei Gordon Gekko ( i padri di tutti gli speculatori finanziari attuali) e della superficialità ed idiozia che allora ci venivano irrorate addosso a tonnellate attraverso i media per rincoglionirci meglio?
Se un decennio è riuscito a compiere tanta devastazione nei personaggi delle ultime cronache mortuarie, avevamo ragione a lamentarcene allora. C'è un motivo per cui non ricordiamo volentieri gli anni ottanta mentre ci viene la lacrimuccia per i sessanta e settanta. Erano anni di merda, che hanno seminato alcune delle peggiori male piante di oggi.
Sarà interessante vedere le fotografie (prima e dopo) dei personaggi citati in questo macabro post, per ribadire che gli anni 80 nuociono gravemente a chi li ha vissuti e a chi sta loro vicino.

Michael Jackson (prima e dopo) è già alla seconda autopsia (come se il tossicologico non fosse stato da fare immediatamente, in casi del genere, benedetto coroner!) e immagino che il lavoro del tanatoprattore, dopo tanto taglia e cuci, sarà destinato a diventare più ostico del previsto. Non lo invidio. Non tanto per la ricucitura del taglio a T, visto che sarà coperto dalla divisa del moonwalker, ma per il naso che, essendo già pericolante da vivo, sarà già andato e dovrà essere sostituito da una protesi in silicone. Gran lavoro anche sulla pelle che, sottoposta a trattamenti sbiancanti e a chirurgia plastica intensiva per anni ed anni, sarà già più agée di quella di Ramses II, una mummia che i suoi anni se li porta alla grande.
Un consiglio, però. Fatecelo vedere da morto altrimenti, con le voci che già circolano e la morte simil-Elvis, rischiamo di ritrovarcelo tra i non morti assieme ad Elvis, appunto, e Moana. Non morti ma vivi e vegeti da qualche parte (universo tangente?) per sfuggire a varie miserie esistenziali.

Anche Farrah Fawcett (prima e dopo) è morta. Ai suoi tempi, quando scopertinava su tutte le riviste ed era la supergnocca da imitare, tutte siamo state pettinate come lei, con la sua inconfondibile scalatura di capelli biondi. Sempre che il parrucchiere capisse cosa intendevate con "scalatura alla Farrah Fawcett". Io, per averla voluta imitare, mi ritrovai con un taglio stile marines, cortissimo, che mi causò cocenti lacrime e da allora un'odio viscerale verso i tagliatori di capelli.
Dispiace ridurre il ruolo di questa icona morta degli anni 80 ad un puro ricordo da coiffeur ma sinceramente, a parte il fatto che fu moglie dell'uomo da sei milioni di dollari e che si mise con Barry Lyndon prima (e dopo ) che costui iniziasse a gonfiarsi come un pallone di whisky, non mi viene in mente altro.

Simon Le Bon (prima e dopo) non è morto anche se è già enfisematoso, ma si è scoperto recentemente essere dedito ad allietare le feste private di un altro ex eroe degli anni 80, il manager rampante delle televisioni Silvio Berlusconi (prima e dopo), oggi ridottosi a fare il presidente del consiglio italiano.

Pur non essendo propriamente un mito anni 80, una mortina non si nega neppure a David Carradine, self-kill Bill, entrato ad honorem nella schiera dei miti del trash a causa della morte per autostrangolamento erotico.

Forse aveva ragione Donnie Darko. Un bel motore d'aereo che ci cascasse in camera da letto potrebbe aprirci uno spiraglio su un universo tangente migliore di questo. Dove gli anni 80 non sono mai esistiti.

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venerdì 26 giugno 2009

Gran Escort

"Ad una di queste ragazze, Barbara Montereale, che ha accompagnato Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli, è stata bruciata l'auto nella notte. Probabilmente un avvertimento che viene dal passato burrascoso delle ragazze e non certo dalle vicende attuali. "
(Pino Scaccia, TG1 del 25 giugno).
"Una ragazza senz’arte né parte, invitata a cena dal capo del governo, reclama di essere pagata perché «non lo faccio mica per la gloria». In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio. Qui no, non più. Come se Cenerentola chiedesse di essere pagata dal Principe. Ma se il prestigio della carica cade tanto in basso, anche a causa dei comportamenti del capo del governo medesimo, è questo un fatto privato o un fatto pubblico?"
(Nando Dalla Chiesa, L'Unità 26 giugno 2009)
Dica la verità, Pino, il compito glielo ha corretto con la matita rossa e blu il direttore Minzolini. Non posso credere che quel "non certo dalle vicende attuali" sia farina del suo sacco.
Che succede? Non coglie anche lei la palese contraddizione logica tra quel "probabilmente" e il "di certo"? Facciamo così, il probabilmente è suo e il di certo è del direttore e lei lo ha fatto perchè tiene famiglia.

A parte le sottigliezze semantiche, che vuol dire "il passato burrascoso delle ragazze"? E' per caso un modo elegante per dire che, siccome almeno una delle due andò a Palazzo Grazioli per vendersi, se lo sono cercato, l'avvertimento mafioso? Passato burrascoso è roba da anni cinquanta e starebbe bene assieme ad un bel "i figli della colpa" in un film di Matarazzo con Yvonne Sanson ed Amedeo Nazzari. Quelle belle storiacce dove la sventurata rimasta incinta ed abbandonata, per espiare la colpa, doveva farsi almeno un ventennio in convento, tre tumori maligni e morire comunque con il sorriso sulle labbra ed il perdono per tutti?
Questo, mioddìo, è moralismo, non richiedere che il capo di un governo si contenga.
"Non certo dalle vicende attuali". E chi può dirlo? Io penso invece che qualcuno voglia spaventare le testimoni per impedire che vengano fuori altre magagne dell'illustre incontinente.
In ogni caso, una donna, secondo me, ha tutto il diritto di avere un passato, un presente ed un futuro burrascosi come cavolo le pare, allo stesso modo in cui li può avere un uomo, senza essere sottoposta a giudizi talebani. Cominciamo, in previsione delle prossime occasioni, a raccogliere pietre belle aguzze?

Anvedi come sbanda Nando. Anche lui sulla strada per Kabul, con uno stock di burqa per ricoprire tutte queste mignotte che non si sa da dove siano uscite e che pretendono, come i giornalisti per le loro prestazioni, addirittura di essere pagate.
Il suo ragionamento è ancora più moralista di quello del Pino, lo sa?

Sono vent'anni che la televisione italiana impone alla donna italiana a qualunque età (anche alle piccolissime, putroppo), di essere il più troia ed il meno intelligente possibile. In questo documentario impressionante, "Il corpo delle donne", se ne ha una dimostrazione.
Si è, soltanto se si è giovani e belle. Di conseguenza disponibili. Lo so che "donna oggetto" è un termine trito più di un hamburger ma non me ne vengono in mente altri.

Noi donne, grazie a questa macelleria televisiva che mette in mostra culatelli, punte di petto, cosce e filetti, siamo percepite come oggetti che, siccome viviamo in un regime di mercato, non vedo perchè non dovrebbero avere anch'essi un prezzo. Ecco però che, stranamente, la puttana piace quando non chiede troppo perchè agli uomini il sesso piace economico. Forse è proprio l'eccesso di gnocca gratis sulla tv commerciale che ha viziato i nostri aspiranti sultani.
La prostituzione invece, e giustamente, si deve pagare.

L'altra sera su Sky ho visto un reportage sui gigolò, gli escort. Insomma i puttani.
Questi giovanotti hanno dichiarato alla ragazza che li intervistava che loro, per meno di 5000 euro non si tirano giù nemmeno la cerniera della patta. E' risaputo che la tariffa del troio è decisamente superiore a quella della professionista femmina. Loro si vendono a caro prezzo (con le donne, quelli che vanno con gli uomini fanno meno i difficili e si adattano) e la fanno cadere dall'alto neanche fossero tutti dei dell'Olimpo (alcuni erano decisamente scarsini).

Noi donne, che in maggioranza la diamo via gratis, perfino per amore, siamo fin troppo generose ed economiche.
Lo ribadisco: 2000 euro per scopare con Berlusconi sono una miseria, quasi una vendita promozionale, un saldo di fine stagione, uno "svuoto tutto".
Il ragionamento sorprendente di Nando è che Patrizia, per il fatto di essere stata invitata dal presdelcons, avrebbe dovuto sacrificarsi per niente ed anzi, essere orgogliosa di essersi sporcata il Versace con il fondotinta di papi.

"In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio". Si, quando sai che ti invitano non per scopi mercenari. In tal caso c'è giustamente il tariffario.
Dipende anche dal capo del governo. Guardi, per parlar chiaro, io ad Obama la darei gratis e gli farei pure una tessera omaggio a vita, ma vuole mettere la differenza?
Posso ricordarle, Nando, che andare con un vecchio coperto di fondotinta più di una geisha, con i tacchi, dalla virilità traballante (lo dice Feltri, il suo urologo), anche se è un capo di stato, non è il massimo della vita? Patrizia potrebbe essere la testimonial perfetta del Maalox. "Che stomaco!"

E poi, scusi, sembra quasi che una ragazza qualsiasi (bello il "senza arte né parte") nasca con il dovere di cessione della passera a gratis al capo di stato perchè tale. E dovrebbe pure ringraziare dell'onore. Strano, credevo che lo jus primae noctis fosse robaccia old fashion da Don Rodrigo.

Se questa è la considerazione che hanno gli uomini italiani del sesso e delle donne nel 2009, andiamo bene.
Siamo ancora fermi al binomio Mia madre (la santa vergine) contro il resto del mondo (tutte puttane). Fintanto che la donna è da conquistare si sprecano le divine commedie e siamo tutte madonne beatrici. Una volta caduta la Bastiglia, crolla l'interesse e soprattutto il rispetto. Figuriamoci che rispetto si potrà avere delle benemerite che vanno perfino con i vecchi e che a volte ci lasciano la pelle perchè incappano nel violento e nell'assassino.
Chi affitta il proprio corpo non ha meno dignità di chi vende pentole e spesso è più onesta.
Non trovo nulla di male nel farsi pagare. Soprattutto quando a Cenerentola invece del Principe, càpita il Nonno Azzurro.


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giovedì 25 giugno 2009

Teheran per noi

Notizie tremende dall'Iran, raccontate dai nostri telegiornali.
Poliziotti che sparano sulla folla, che picchiano i manifestanti, che controllano addirittura gli ingressi degli ospedali per arrestare i feriti da arma da fuoco e da manganello. Che reprimono violentemente chi protesta pacificamente.
Meno male che quello è un paese canaglia e da noi queste macellerie non succedono di certo.





Forte la carica con i blindati a tutta velocità sui manifestanti, vero? Non è Teheran, è Genova 2001.

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martedì 23 giugno 2009

Giornalisti immagine

"Non c'è ancora una notizia certa". "Sono solo chiacchiericci".

Nei giorni scorsi, quando al TG1 non si è parlato di Berlusconi neanche per sbaglio, mentre i giornali di tutto il mondo ridacchiavano di un premier che intrattiene ragazze a gettone con più cerone in faccia di un attore del teatro kabuki, Minzolini ha parlato di cose serie. Per esempio del ritorno del viaggio in pullman. E per stare tranquilli ha fatto leggere il TG alla Susanna Petruni e ad Attilio Romita, due persone fidate. La guardia pretoriana, in pratica.
Stasera però (ad urne chiuse, così ormai non può più fare informazione) ha tirato fuori le unghie e ha finalmente nominato la "signora", citando un'intervista di Berlusconi ad Alfonso Signorini su "Chi"(hai detto il duello Frost-Nixon!) nella quale lui, lo credereste? smentisce. "Non ho mai pagato una donna", ha affermato. Pare che a quel punto si siano incrinati i vetri.

Nel giornalismo italiano nascono sempre nuove figure professionali: il giornalista tampone, il giornalista difensore; il giornalista immagine, quello deputato a far risaltare la meravigliosa aura del premier ogni volta che va in società. Esistono anche i giornalisti che si fermano per la notte. A differenza delle escort e basta, che se non vengono pagate il pattuito sull'unghia si incazzano come iene e vanno a portare i nastri in Procura, non tradiscono, perchè lo fanno per puro amore.
Spesso tutte queste componenti professionali si fondono nel giornalista maggiordomo.

Compìto, educato, ben vestito, inappuntabile, gran cerimoniere della difesa della reputazione del padrone ad ogni costo e comunque, anche di fronte all'evidenza. Soprattutto il giornalista maggiordomo non fa domande. Esegue gli ordini.
Come e meglio di un butler inglese, anche se non siamo ai livelli sublimi del Mr. Stevens di Anthony Hopkins in "Quel che resta del giorno", quello che non prestava mai attenzione ai discorsi dei signori (in odore di filonazismo) perchè l'avrebbero "distratto dal suo lavoro", egli soprintende sugli altri servitori e si adopera affinchè Sua Signoria non venga disturbato da fatti disdicevoli di ogni sorta.
Il che, nel romanzo di Ishiguro, vuol dire far sparire una tigre che era entrata in salotto, ma al TG1 può voler dire far evaporare qualche decina di ragazze immagine più una escort decisa a far valere le sue ragioni.

"Non ne abbiamo parlato perchè erano solo voci".
Ossia, le ragazze hanno fotografato tutto neanche fossero state turisti giapponesi, immortalandosi perfino nel cesso reale; hanno registrato tutto, compresi gli strilli e i venti di culo, ci sono le foto su tutti i giornali del mondo ma non è certo che fossero a palazzo o in villa a fare che.
E poi, come suggeriscono neanche tanto velatamente gli esponenti del centrodestra interrogati sulla questione: "Se una è una puttana allora è sicuramente bugiarda."
Chissà se è vero il contrario, e cioè se chi è bugiardo è sicuramente una puttana? Fossi in Sua Signoria mi sentirei tirato in ballo.


Giusto per ricordarci qual'è la nostra reputazione all'estero (mica ad Antigua, con tutto il rispetto, ma negli Stati Uniti) e cos'è un paese dove il giornalismo, la satira e la comicità non hanno paura di andare contro i potenti.
Jon Stewart parla della nostra puttanopoli (quella oscurata dall'agnostico San Tommaso Minzolini) e fa strame del presidente del consiglio italiano, infierendo anche su Topolanek e sul suo pisello che, secondo Stewart "forse stava indicando qualcosa di architettonicamente rilevante nella villa".
Fate presto però a guardare il filmato. E' già la seconda volta che lo posto, continuano a farlo sparire.

Prima e dopo i pasti prescrivo anche questo filmato satirico di Papi & Mara su "Cacciamo le puttane dalle strade!".

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lunedì 22 giugno 2009

Martyrs

E voi dite che 1000 euro sono soldi facili e non se li sono guadagnati?
Per oltre un'ora guardano filmati di Berlusconi alla Casa Bianca, in campagna elettorale, al G8. [Patrizia D'Addario e le altre venti ragazze dell'harem, nda]
"Fu molto noioso. La proiezione si conclude con la canzone "Meno male che Silvio c'è", cantata dalle ragazze, che agitano in alto le braccia insieme, come in una coreografia.
Oltrepassato ogni limite del torture porn. Questo a Takashi Miike fa una pippa.

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domenica 21 giugno 2009

Scoppia un casino. Nano scagliato a decine di metri di distanza

Giusto un altro spunto, un'ulteriore riflessione sul troiaio di questi giorni e sulle sue possibili radici internazionali, visto che non si scatena un inferno simile sulla stampa mondiale senza un qualche grado di coordinazione. Che l'attacco a Papi c'entri qualcosa con l'avventurismo berlusconiano in politica estera e con i recenti avvenimenti iraniani?

Lasciamo i poveri papiminkia nella pia illusione che il loro fucking president sia vittima solo dell'odio e dell'invidia della sinistra. Dato che la sinistra l'è morta e non rimangono che miseri ectoplasmi di un comunismo che non esiste più da decenni, questi fissati sono ormai come il bimbetto de "Il sesto senso", vedono la gente morta.
Vagli a spiegare (come all'estero già sanno da un pezzo) che Papi agita furbescamente da sempre gli spettri del bolscevismo solo per difendere i suoi interessi, compresi quelli dalla vita in giù. Non lo capiscono e sono così contenti che vada a troie, così hanno la certezza che non è gay, l'unica cosa forse che non gli perdonerebbero (anche se non ne sono sicura).
"Almeno Berlusconi, casomai, è normale. Silvio, se riesci a trombare ancora, complimenti! Mi sembra anche giusto, non dovrai mica solo lavorare e dar retta a tutti sti minchioni!"
Consiglio la lettura degli altri commenti del sito W Berlusconi, soprattutto quelli scritti con il Bloc Maiusc.
L'house organ di riferimento del fan club papiminkia Libero, oggi titola "Siamo tutti Berlusconi". Comprese le donne, i vecchi e i bambini. Complimenti. Un paese di puttanieri, proud to be.
Parli per sé il Vittorio, che ragiona come l'esercito dei vecchi italiani fruitori di passera a pagamento e dalla sessualità imprintata nel salottino di Madama Cesara.

Tornando alle origini internazionali del Papi under attack. Prima di tutto c'è un dato di fatto che all'estero è risaputo da decenni. Berlusconi è un personaggio impresentabile in un contesto che non sia l'osteria numero venti.
Le gaffes, le figuracce, l'inadeguatezza al ruolo che occupa. Una pena ogni volta che si presenta in società.
Non vorrei che qualche Mister M all'MI6 non avesse mandato giù il "Mister Obamaaaa!" di fronte ad un'allibita Elisabetta.
Albione la perfida che mesta per infangare il nano? Non solo. Sembra quasi una manovra a tenaglia di diversi potentati politico economici.

In parole povere, Papi potrebbe essere divenuto seriamente inviso agli interessi imperiali.
Ciò che sta emergendo in questi giorni è che Silvio Berlusconi non è adatto a fare il Presidente della Repubblica, oltretutto con poteri alla francese o ancor di più, chissà.
Noi che non lo votiamo lo sapevamo già ma si ha l'impressione che l'Impero abbia deciso che questo presidenzialismo priaspesco non s'ha da fare e allora, di concerto con i soliti congiurati da 25 luglio, ha scatenato i corpi speciali, nel senso delle escort microfonate e che nessuno ha evidentemente pensato di perquisire.
Cherchez la femme, un classico. Dietro ogni grande uomo c'è una donnina che lo fa cantare quando è prossimo all'orgasmo. Un Salon Kitty all'amatriciana, anzi allo zafferano, visto che l'utilizzatore finale è milanese.

Complotto internazionale? Perchè no? Con talpe e talponi interni? Al 100%. Genchi è uno che se ne intende.
Sono state perfino pubblicate su Google Earth foto di Villa Certosa, un luogo, ormai possiamo dirlo, inutilmente coperto da segreto di stato. Se vuole vendere la villa significa che pensa di non riuscire a bonificarla.
E poi, il fotografo che si è intrufolato nel sancta santorum delle (s)vestali del culto di Papi ha strani legami con i servizi. Coincidenze?

Quale sarebbe però, a parte il personaggio, il motivo vero dell'inimicizia imperiale, oltre le gaffes, la ricattabilità da parte della criminalità organizzata (che si sospetta sia dietro all'affare Noemi) e le amicizie pericolose con i figuri Putin e Gheddafi?

E' un caso secondo voi che appena un mese fa il Governo abbia messo in grave difficoltà l'alleato americano con una improvvida annunciata visita a Teheran da Ahmadinejad di Frattini, poi precipitosamente annullata?
"La visita di Frattini nella Repubblica islamica non era stata presa bene negli ambienti diplomatici europei. Il Financial Times aveva sottolineato che Roma e' il primo Paese a rompere il fronte europeo che dall'elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza, e dall'inizio della crisi sul nucleare, ha affidato al responsabile della politica estera europea, Javier Solana, il compito di tenere ufficialmente le relazioni con il regime degli ayatollah.
Frattini, secondo il Financial Times, avrebbe voluto mantenere l'effetto "sorpresa", annunciando la propria presenza a Teheran solo all'arrivo nella capitale iraniana. La visita non compare nell'"agenda" del ministro sul sito della Farnesina.
Negli ambienti diplomatici occidentali FT ha registrato sbigottimento per l'iniziativa di Frattini.
Il capo della Farnesina, inoltre, non avrebbe ricevuto "luce verde" da Washington e un gesto unilaterale dell'Italia avrebbe solo l'effetto di rafforzare Mahmoud Ahmadinejad a meno di un mese dalle elezioni presidenziali.
L'iniziativa iraniana -che arriva due giorni dopo l'incontro tra Barack Obama e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, a Washington- e' destinato a indebolire il fronte di coloro che, come il presidente americano, tentano di disinnescare la miccia di una prossima guerra tra Israele e Iran." (AGI News)
Visti i successivi avvenimenti post elettorali a Teheran, la mezza rivoluzione che sta scoppiando, il ruolo che credo sia innegabile di una mano esterna nel gestire la protesta, non pensate che un'Italia che si mette in mezzo, prendendo iniziative proprie, rischiando di fare del casino e rovinare piani delicati non faccia tirar giù al Pentagono un bel rosario di madonne? "Tell the fucking spaghetti to do his own fucking business!!"

Visto però che gli italiani continuano ad esserne follemente innamorati, del loro presidente, e non ci sono scandali che tengano perchè a lui perdonano tutto, bisognerà metterli sotto tutela. Un bel TSO nazionale.
Alla fine questa squallida vicenda non farà che ribadire il nostro annoso problema di sovranità nazionale.

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venerdì 19 giugno 2009

Viale 25 Luglio

Il tariffario della Rinomata Casa ormai è noto e sono tutte cifre a tre zeri.
1000 euro per fare le tappezzerie viventi alle feste e in villa, per sedersi sui presidenziali bidet ed alzare il tasso di estrogeni nell'aria fino ad un pericoloso 99%. Senza fare niente nè di bocca nè di completo, dicono loro. Cioè mille euro solo per esserci.

Proseguiamo. 2000 euro, non si sa se in più o compresi nell'ingaggio iniziale, in buoni spesa per chi andava a villeggiare in aereo di stato a Villa Certosa a fare la bella statuina e farsi palpare la tetta sotto la maglia dal sultano mentre si è posizionate sulle sue ginocchia. Inoltre, prima della partenza, un pò come alla fine delle gite che ti portano in pullman a vedere il Santuario di Padre Pio solo per venderti delle pentole, omaggio alle partecipanti di varia gioielleria. Comunque sempre roba di valore, più o meno diamantata. Alla fine della giornata, mentre se ne vanno via cantando "To-po-la-nek, to-po-la-nek!", le Mary Jane ficarotta nello zaino si portano via una bella cifra, quasi un TFR.

2000 euro invece, per andare oltre e fare sul serio nel "lettone". Immagino quindi compreso il caro vecchio dai e vai in tutte le varianti. Lo ha ammesso l'unica professionista finora autocertificatasi escort, che non è un vecchio modello della Ford ma un termine elegante per differenziare le signorine che fanno compagnia ai ricchi da quelle che la danno ai poveri per soldi.

In questo tariffario però c'è un parametro illogico , come direbbe il professor Cagnato.
2000 euro solo per fare presenza e 2000 euro per slogarsi la mascella su un vecchio di settant'anni? Non c'è proporzione. Se volessimo rimanere su quei parametri, se la giornata in piscina con strimpellata di Apicella e cocomerata finale vale 2000 euro, per quell'altra cosa, secondo me, non ne basterebbero 4000.
Quindi, qualcuna mente e secondo me non è la escort. Tutte le altre barano. Le migliaia di euro non si regalano per aver fatto sbirciare un capezzolo, a meno che non si sia solo dei contemplativi. Anche in questo caso però, qualche pas des deux lesbico dove bisogna sudare un pò, viene normalmente richiesto.

Intanto l'utilizzatore finale, il cliente di Mavalà, il termovalorizzatore vivente di spazzatura da lui stesso accumulata, sta diventando un mix tra la Norma Desmond di Viale del Tramonto, la diva ormai totalmente fuori di melone che crede di essere ancora sulla breccia e il Citizen Kane di Orson Welles, quello che nel finale muore pronunciando il soprannome del "bottoncino di rosa", ovvero il clitoride, della sua amante.
Dispiace perfino accomunare siffatti miti cinematografici con un personaggio sempre più squallido ma è un modo per cercare di rendere la cosa meno penosa, di mascherare il tanfo che proviene da una reputazione ormai in avanzato stato di decomposizione.

E' stato molto interessante seguire il TG1 stasera. Sarà stato il silenzio pre-elettorale ma è stato come vivere in un mondo finalmente senza Berlusconi. Non lo hanno nominato neanche di striscio, non esisteva più. Mancava solo il monoscopio e la musica classica in sostituzione.

Una domandina finale a chi, come me e milioni di altri italiani, guadagna tra i 1000-1500 euro e perfino meno, dovendo sgobbare un mese intero. Non fa appena appena un pò schifo questo frullo di costosa passera di prima scelta da utilizzare, alla faccia di chi, appunto, i soldi se li guadagna con fatica, compresa la moldava da 20 euro a botta sulla Via Emilia?

Dire che l'Italia sta andando a escort invece che a puttane, non ci consola di certo. Il concetto è il medesimo.


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giovedì 18 giugno 2009

Il cliente di Mavalà

"Dieci ragazze per me, posson bastare. Dieci ragazze per me, voglio dimenticare. Capelli biondi da accarezzare e labbra rosse sulle quali morire, dieci ragazze così, che dicon solo di si." (Lucio Battisti, 1969, il profeta.)

«Certamente non ha bisogno che qualcuno gli porti le donne. Pensare che Berlusconi abbia biso­gno di pagare 2.000 euro una ragaz­za, perché vada con lui, mi sembra un po’ troppo. Penso che potrebbe averne grandi quantitativi, gratis. Eppoi, Berlusconi ha grande rispet­to per il mondo femminile e nessu­na attitudine a pagare una donna per avere rapporti con lui». (Avvocato Mavalà, 18 giugno 2009.)

Quattro frasi, quattro bugie. Nuovo record mondiale.

"Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità. Io non mi farò certo condizionare da queste aggressioni e continuerò a lavorare, come sempre, per il bene del Paese." (Il cliente di Mavalà.)

Quando l'essere puttanieri diventa un lavoro usurante e stressante, non sto scherzando.
Anche se, per la verità, circondarsi di venti, trenta, quaranta ragazze convocate organizzando pullman Kässbohrer e promettendo di soddisfare i loro capriccetti con 2000 euro di buoni-spesa pro capite, secondo me non ha più niente a che vedere con il sesso. Soprattutto se ci riferiamo a signori che non hanno più vent'anni e con l'uccello che tira più sul pollo che sull'aquila reale.

L'accumulazione compulsiva di capitale sotto forma di gnocca in quantità industriale assomiglia piuttosto al collezionismo maniacale che affligge i cacciatori che impagliano le loro prede e le appendono in salotto come trofei.
Anche qui niente di romantico. Mostrare i trofei induce i maschi sottomessi a pensare che il dominante se le sia trombate tutte, le gnocche impagliate, ma ovviamente non è così, si tratta di un'illusione.
Le donne non sono altro che un pretesto per il vecchissimo gioco intermaschile del "io ce l'ho più grosso del tuo, gné gné".
Da giovani si millantano più conquiste di Napoleone. Quando si comincia a far fatica a soddisfarne una, di donne, si rimedia con la quantità esposta in vetrina. Dieci, venti, trenta ragazze. Rigorosamente giovani ed inesperte, così non corri il rischio che ti ridano in faccia. E che ti chiamano Papi non per caso. In fondo il maschio vecchio regredisce ad uno stadio infantile dove si femminilizza e comincia a giocare con le bambole.

Ma è veramente piacevole per il collezionista questo obbligatorio dispiegamento di cacciagione in perizoma e tettine puntute ad uso e consumo dell'invidia dei sottomessi? In un vecchio film commedia anni 60 un ricco industriale dice al protagonista: "La vede questa barca? Io odio il mare, mi fa venire la nausea, eppure sono obbligato a toccare tutti i porti ogni estate. Se ne salto uno, ecco, tutti a dire: "Il Carugati è finito, ha tagliato le spese".

Le donne come le monete di Paperone, quindi. Magari dopo tanta gnocca qualcuno comincia ad avere la nausea ma non ci si può tirare indietro. Altrimenti qualcuno potrebbe pensare che sono gay.
La mentalità del tipico cliente di Mavalà è costruita sulla famosa barzelletta del campionato mondiale dei pornostar, che forse ricordate.
Ognuno dei concorrenti, tutti famosi divi del porno, viene condotto in una stanza dove sono sdraiate cento stupende ragazze. La gara consiste nel farsele tutte senza intoppi, tutte e cento in un'unica sessione.
Parte il primo concorrente: 1, 2, 3... 10, 11....28, 29, 30....40, 41...ahh, crolla. Secondo concorrente: 30...40...50...60...65, 66, 67....e crolla esausto. Terzo ed ultimo concorrente: parte spedito a velocità incredibile. In men che non si dice se ne fa 50, 60, 70, 80, 90. Alla 94a comincia a sudare, 95, 96...97....98....99, e cade morto. E il pubblico, spietato: " 'A frociooo!"

(Il film citato è "L'ombrellone" di Dino Risi, 1963.)

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mercoledì 17 giugno 2009

Arriva s'accabadora

Questo post inizia con una domanda.
Se voi foste il POTERE e doveste investire su un paese miliardi di dollari o semplicemente mantenere un buon terreno di coltura per i vostri affari (ragionate in termini macroeconomici, non si parla solo di vendere i tubi della Marcegaglia o gli stracci dei cinesi) oppure steste ridisegnando in senso globale alleanze, muovendo i vostri scacchi per piazzarli nelle aree dove risiedono le riserve energetiche; se steste lavorando a tutto ciò, domando, permettereste che una consultazione elettorale qualsiasi rovinasse i vostri piani? Vi ritirereste in buon ordine accettando il responso a voi contrario, derivante da un voto talvolta totalmente umorale ed irrazionale (basta vedere gli abruzzesi che continuano a votare Berlusconi)? Vi fidereste di elettori che al 90% votano alla cavolo di cane? Affidereste loro i vostri destini monetari e financo quelli del mondo? Io dico di no.

Mi sto convincendo sempre più che, tranne in qualche paese tutto sommato non determinante sullo scacchiere geopolitico, le elezioni che si sono svolte dal 2000 in poi nei paesi che contano ed in quelli strategici dal punto di vista energetico siano state tutte più o meno pesantemente truccate.

In linea generale, i regimi dittatoriali (quelli che ancora ricorrono alle elezioni) e quelli a deriva autoritaria brogliano per autoconfermarsi un consenso molto spesso inesistente. E' fisiologico. Nessuna meraviglia dunque se in Corea del Nord, nell'ipotesi di elezioni, vincesse Kim Il Sung a manbassa.
La novità, sul fronte dei paesi che brogliano, e che rappresenta una tendenza inquietante negli ultimi anni, sono le irregolarità che compaiono delle consultazioni elettorali dei paesi democratici.

Sono stati praticamente dimostrati i brogli in Florida nelle elezioni presidenziali americane del 2000, quelli in Ohio nel 2004, con entrambe le consultazioni terminate a colpi di Corte Suprema, riconteggi ed incomprensibili ritardi nella comunicazione dei risultati. Oltre che nell'elezione di un Presidente dummy che, proprio a causa delle pastette elettorali in casa del fratello governatore della Florida, fino al 12 settembre 2001 era chiamato affettuosamente "Resident", e percepito né più e né meno come un usurpatore.
Elezioni controverse si sono svolte negli ultimi anni in Messico e nelle Filippine.
Nella Russia di Putin, paese borderline tra democrazia e totalitarismo, dove il presidente karateka raccoglie percentuali sospette attorno al 64% dei consensi, sono stati documentati dall'OSCE nel 2007 pesanti brogli.

In Italia, nel 2006, nessuno può obiettivamente dire che tutto si sia svolto correttamente. Si sono registrate incomprensibili stranezze attorno alle schede bianche. Si è parlato di un ministro che avrebbe all'ultimo momento impedito il broglio andando contro la propria parte politica, di un'opposizione che gridava al "qui ci fregano le elezioni". Il grafico qui sopra, dal punto di vista statistico, è quasi una pistola fumante.
Come negli USA all'indomani dei misteri della Florida e dell'Ohio, chi ha perso le elezioni o le ha vinte per il rotto della cuffia ha rinunciato a rivalersi sui presunti brogliatori e questo sarebbe spunto per infinite discussioni sul fatto se le elezioni non siano ormai un gigantesco gioco delle parti recitato da attori che interpretano dei ruoli a loro assegnati.

Il caso italiano del 2006 supporterebbe la tesi secondo la quale il broglio perfetto, nei paesi non apertamente dittatoriali o addirittura considerati democratici, si compie quando c'è incertezza del risultato perchè vi è una sostanziale parità tra i due schieramenti. Parità che naturalmente è solo percepita e va costruita propagandisticamente prima del voto, non è reale. Infatti, una suddivisione dell'elettorato in due parti quasi uguali è un'eventualità assai poco probabile. Il mio insegnante di statistica ammoniva di non credere a quei sondaggi che suddividono il campione nelle percentuali 48-52%.
E' evidente che truccare percentuali attorno al 50% è decisamente più facile che attribuire un plebiscito a chi è palesemente sfavorito dalle previsioni di voto. Basta agire sulle cosiddette forchette. Parliamo di previsioni attendibili, ovviamente, non di sondaggi che vanno dove il cliente vuole e della costruzione propagandistica dell'incertezza.

Se la mia teoria venisse dimostrata e fosse vero che nessun elettore del nuovo millennio può più permettersi di disturbare i Manovratori, qualcuno potrebbe obiettare che allora anche le ultime elezioni che hanno visto il trionfo di Barack Obama dovrebbero essere state truccate.
Non lo sappiamo ma quando un candidato è in nettissimo vantaggio delle previsioni di voto, i brogli a suo danno non possono avvenire a meno di svelare apertamente il loro carattere di truffa.
Mi spiego. Il broglio, nel paese democratico, non si deve vedere, si deve appena appena percepire. L'indecisione, il bipartitismo, la suddivisione dell'elettorato in Guelfi e Ghibellini rendono il broglio perfettamente mimetizzato e tale da non suscitare scandalo se non in alcuni inguaribili malfidati.
Avere fatto vincere McCain, in sostanza, sarebbe stata veramente una cosa troppo sporca, da sangue che corre nelle strade.
In quel caso meglio lavorare per ingraziarsi il vincitore e cercare, se ci è potenzialmente ostile, di limitare il danno.

E l'Iran? A mio avviso i brogli governativi ci sono stati ma si è anche lavorato per sabotare dall'interno il regime di Ahmadinejad con una delle ormai solite "rivoluzioni colorate" che piacciono tanto ai Manovratori. Quando i paesi si vestono all'improvviso tutti di arancione o di verde e adottano il medesimo slogan, quando un'opposizione viene fuori dal nulla e si muove coordinata come una testuggine romana, c'è un'organizzazione sotto che spesso viene dal di fuori, non è roba autoctona.
Ho l'impressione che un sincero movimento di opposizione spontanea al regime di Teheran sia stato cinicamente manipolato dall'esterno al fine di dimostrare ancora una volta la perfidia del regime di Ahmadinejad, che deve essere mantenuto a scopo strumentale. Se Ahmadinejad cade, cade anche la necessità della Guerra al Terrorismo. In certi luoghi strategici è meglio tenerci un dittatore che un democratico o riformista. Mossadeq insegna.
Ad ogni modo è stato bello sentire le vergini croniste scandalizzarsi per i pestaggi della polizia iraniana sui manifestanti e per le irruzioni nelle scuole dove dormivano gli studenti. Oplà, non ci ricorda qualcosa?

Tornando all'argomento elezioni. Domenica prossima si rivota anche da noi, per i referenda. Un comitato promotore che crede, per un curioso fenomeno allucinatorio, di vivere in un paese normale e non in una manifestazione teratologica del potere mediatico e del conflitto di interessi, ha indetto una consultazione referendaria (rivolta a quei famosi elettori che votano alla belin di cane) per modificare la legge porcata di Calderoli. Con il risultato che, se la legge venisse modificata, Berlusconi avrebbe ancora più potere di oggi e il suo partito diventerebbe forse l'unico partito.
A meno di non pensare al famoso giuoco delle parti di chi sta lavorando per il re di Prussia, questo comitato mi pare investito del ruolo che in Gallura era quello di s'accabadora, la donna vestita di nero che entrava nella stanza del morente e gli assestava il colpo di grazia spezzandogli il collo o colpendolo con un mazzuolo.

Siccome non voglio partecipare alla definitiva eutanasia di questa democrazia moribonda io domenica e lunedì non andrò a votare, sperando che come me facciano a milioni. Scelgo l'astensione, almeno il mio voto non potrà certo cambiare giacchetta in corso d'opera.
Il referendum è una cosa bellissima ma non quando c'è s'accabadora* in giro.

*Il fatto che Mariotto Segni sia sardo è puramente casuale.

Update - Ho appena trovato questa segnalazione sul blog di Cinzia Sasso di un recente miracolo elettorale a Praga. La serva serve, diceva Totò. E anche il Topolanek.

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martedì 16 giugno 2009

Papi mit uns

Se fosse stato progettato da Papi, il Titanic non sarebbe mai affondato.

Se avesse seguito i consigli di Papi e non avesse voluto fare di testa propria, l'Uomo di Similaun non sarebbe uscito di casa con quel tempaccio, quel giorno.

Se Marconi non si fosse trovato un pomeriggio in un bar con Papi che gli parlava di televisioni, non avrebbe mai inventato la radio.

Leonardo Da Vinci era solo un creativo pagato per concretizzare le mirabolanti intuizioni di Papi.

Baggio sbagliò il rigore ai mondiali americani perchè volle fare di testa sua e non seguì i consigli di Papi. Come Gullitt, Van Basten, Sacchi, Ancelotti, Zaccheroni, Kakà, Maldini, Schevchenko, ecc. ecc. ecc....

Se Papi avesse messo una parola buona con Pilato, Gesù si sarebbe salvato.

Se Papi avesse creato il mondo avrebbe lavorato anche di domenica, Lui.

Brutti atei comunisti che non siete altro. Il "Papi worshipping" è la religione del futuro. Altro che Tom Cruise e Scientology. I credenti sono già tra noi a milionate. Fate una prova. Usate una delle precedenti affermazioni durante la conversazione con un papiminkia. Al novantanove per cento lui o lei risponderà annuendo vigorosamente come se aveste recitato i vecchi e logori comandamenti.

Vista l'aria che tira, scommetto che un giorno queste affermazioni diventeranno:
1) Notizie nella scaletta del TG1;
2) Capitoli della nuova storia del mondo riscritta dopo aver finalmente eliminato i testi scolastici comunisti.
3) Fatti e prove assolutamente vere ed incontrovertibili della natura divina di Papi.

Nel mondo reale, quello non raccontato dalla mezzobusta di fiducia, oggi Papi è stato a Washington e Barack gli ha detto: "Scusa coso, come ti chiami, ci avanzano tre alqaediani da un'unità locale in dismissione a Guantanamo. Li mettiamo nel tuo garage, ok?"


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lunedì 15 giugno 2009

Indagine su un fascista al di sopra di ogni sospetto


Ho scoperto per puro caso, fatemi usare la parola dotta: per serendipità, una cosa curiosa e direi clamorosa. Vi invito cortesemente a leggere prima il post e poi a visionare il filmato, che è un brano tratto dal capolavoro di Elio Petri "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", una delle interpretazioni più memorabili di quel gigantesco attore che fu Gianmaria Volontè. Il film, lo ricorderete, è una metafora sulla intangibilità del potere e su un esponente di questo potere, posto sul versante dell'apparato repressivo, che lancia la sfida ultima alla sua insospettabilità, uccidendo la sua amante e dimostrando che, pur seminando di prove a suo carico il percorso di indagine, lui resterà alla fine impunito.

Ora, che c'entra questo film degli anni settanta, pur per certi versi ancora di inquietante attualità, con le ronde e i nazisti della Val Brembana che si apprestano a diventare i volonterosi mazzolatori del duce di gamba corta?
C'entra perchè l'ispiratore della Guardia Nazionale Italiana nonché del Partito Nazionalista Italiano, Gaetano Saya, sul suo blog ha pubblicato un curioso proclama ripreso in un articolo di Peacereporter sulle ronde nere che ho trovato seguendo un backlink al mio post di ieri.
Curioso perchè, alle mie orecchie cinefile e che non perdonano, hanno ricordato il celebre monologo dell'insediamento del "dottore" all'ufficio politico nel film di Petri.
Mi sembrava strano ma, potere della rete,sono andata su YouTube e ho controllato.
Il brano copiato, perchè non si può che parlare di copiatura, è il seguente (potete far partire il filmato):
"Voi tutti sapete che fino ad ieri mi sono occupato di terroristi e con un certo successo. Non è senza significato che sia stato destinato proprio io in questo momento alla direzione di un partito storico, l’ultimo rimasto. ciò è stato deciso poichè il CAOS si sta impadronendo della Nazione.
Oggi tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni che tendono addirittura a scomparire, questo scrivetelo bene nella memoria: ”sotto ogni SOVVERSIVO può nascondersi un CRIMINALE, sotto ogni CRIMINALE può nascondersi un SOVVERSIVO”. Nella Nazione che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi RECIDERE. Che differenza passa tra una banda di stranieri che assaltano e rapinano un’abitazione e la SOVVERSIONE ISTITUZIONALIZZATA LEGALIZZATA ORGANIZZATA? Nessuna!
Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi e cioè al rovesciamento dell’attuale ORDINE SOCIALE. Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano , stuprano, uccidono. Un aumento dell’80% di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani SOVVERSIVI che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari.
Deputati e Senatori della Repubblica che istigano allʼINSURREZIONE ARMATA CONTRO I POTERI DELLO STATO, un Ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista.
Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltragiano e vilipendono i Ministri e il Governo.
Ma non è tutto. Ora ascoltate il sonoro del filmato e ditemi se il finale del proclama di Saya non è proprio copiato parola per parola:
"L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.
Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.
A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’."
Stupefacente, no? Soprattutto perchè coloro che scrissero queste parole, Ugo Pirro ed Elio Petri erano due comunisti.

Ci sarebbe da sorridere a pensare che i neofascisti (anzi, peggio, questi sono proprio neonazisti) hanno bisogno di ispirarsi alle loro rappresentazioni intellettuali e satiriche, oltretutto di sinistra, per crearsi un'identità se non che, visitando il sito del Partito Nazionalista Italiano, il cui simbolo è un sole nero (una svastica en travesti) e il cui motto è Nobiscum Deus (una latinizzazione del Gott Mitt Uns?) si viene colti da un sincero sconforto. Seguito subito dopo da un qualcosa che non è proprio nausea ma vomito a getto.

I cosiddetti moderati, i liberali, i cattolici, si rendono conto che Berlusconi si appoggia a gente che fa apologia di nazismo? Che cazzo aspettano gli amici ebrei a preoccuparsi seriamente di questa onda di piena di liquame nero di ritorno? L'Europa che dice?
Il nazismo cominciò dalla legalizzazione del razzismo. La Lega Nord è la cosa più vicina ad un partito razzista che si conosca in italia. Il sole svastichizzato del PNI va a braccetto con il simbolo della Lega ed insieme benedicono le ronde di camicie brune addestrate dai personaggi collusi con il vecchio fascismo e con il neofascismo atlantico dei gladiatori.
Come ha scritto Moni Ovadia: "Se foste esseri umani, esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo".
Io, non so voi ma, mi vergogno.

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domenica 14 giugno 2009

Complottismo papiminkia

Oggi, grazie a Sky del cospiratore Rupert Murdoch ho potuto ascoltare il Bossi Umberto che parlava dalla folkloristica Pontida di "liberazione" del popolo padano.

Se per caso ed in qualche modo fosse dimostrato che appartengo per sangue (ma non credo viste le mie provvidenziali radici toscane) al cosiddetto popolo padano, vi giungano immediate ed irrevocabili le mie dimissioni da cotale popolo farlocco e posticcio. Gradirei anche la concessione dell'asilo politico da parte di uno qualunque dei popoli extrapadani, preferibilmente del Sud.

Non solo ma proclamo con forza, in quanto italiana, il mio diritto alla liberazione dal giogo padano impropriamente imposto su tutto il territorio del nostro paese (isole comprese) dal regime dell'ex "mafioso e quinta colonna della mafia al Nord", come scriveva appena nel decennio scorso lo smemorato di Pontida, prima di battere la testa contro un lingotto d'oro ed essere colpito da amnesia retrograda.

Cari italiani senza distinzione di sottomarca sanguigna, siamo governati da questi cialtroni che in qualunque altro paese sarebbero stati imputati, loro si, di eversione per attentato all'unità nazionale, e che invece giocano ai perseguitati, agli oppressi, neanche fossero dei nordirlandesi all'indomani del Bloody Sunday o dei palestinesi in cerca di patria da sessant'anni. Che strano, dei nordisti che utilizzano il più tradizionale ed indisponente dei repertori meridionali: il chiagni e fotti.

Il loro popolo, la loro terra. Ma di che minchia parlano? E bravi quelli che li seguono. No davvero, non si possono sentire certe stronzate se non incolpandole agli effetti dell'inquinamento e della nube di Seveso.
Vogliono essere padroni in casa loro quando sono proprio gli imprenditori del nordest a chiamare manovalanza de paranza da ogni angolo della periferia del mondo, solo perchè costa poco e non rompe i coglioni con i sindacati.
Prima li si fa venire a rompersi la schiena nelle loro aziende, poi ci si meraviglia che non si adattino alla polenta e latte e alla cassoeula ma continuino a scolare vodka o a mangiare cuscus e allora si scatena il borghese piccolo piccolo, quello che se sente il vicino (padano) che sgozza la moglie non chiama la polizia ma vorrebbe l'esercito a presidiare il quartiere perchè nell'aria si sente puzza di curry.
Gli imprenditori del nordest, quelli che non avrebbero fatto un franco senza l'aiuto della partitocrazia con base a Roma che hanno rinnegato appena uno di loro è divenuto imperatore della Brianza e che ora giocano alla rivolta popolare giurando che pagherebbero volentieri le tasse federali dopo aver evaso per anni quelle nazionali. Alla rivoluzione in SUV.

La cessione del quinto della dignità al nano permette da anni alla Lega di vedere taciuti sulla stampa e sulle television gli effetti dei suoi malgoverni locali. Prendiamo Malpensa. Da quanti anni governano il centrodestra e la Lega in Lombardia? Nessuno che chieda conto del perchè il glorioso hub varesotto si sia ridotto ad una piantagione di ortica e cicoria? Non sarà che questi legaioli, tolto l'effetto magico dell'acqua del Po, sono come gli altri amministratori, dei magnamagna e dei quaquaraquà?

Si parlava di cospirazione. Orbene, il re duce reduce dall'accampamento beduino oggi se ne esce con il complotto eversivo contro di lui. Poteri forti, banche, rivali in affari (il perfido Murdoch), la moglie, vera capa della Spectre AntiSilvio e i comunisti ridotti allo 0,000001%, ovviamente. Che non siano quelli, però, i veri nemici?
Modestamente qui se n'era già accennato ma mi fa piacere che quelle inchieste ed approfondimenti sul fronte I Misteri di Papi, che avevo auspicato, stiano arrivando, come ad esempio in questo articolo della Voce delle Voci:
"Mentre scriviamo, alla Voce risulta invece che sono in corso indagini top secret alla Procura di Napoli proprio per accertare il possibile collegamento fra i Letizia di Secondigliano (Benedetto detto Elio, ma anche altri suoi stretti congiunti) e il clan Letizia affiliato ai Casalesi. Un legame che, se fosse accertato, nella vicenda Papi, spiegherebbe tutto. O quasi. Qualcuno, in Campania ed oltre, sa bene da tempo cosa significa pronunciare alcuni grossi nomi. E perche', se telefona uno con quel nome, se si spinge fino a chiedere a un leader politico di mostrarsi alla nazione intera, intervenendo ad una festa di paese, lui potrebbe essere costretto ad acconsentire. Ma in ossequio alla ragion di stato sarebbe obbligato a far credere - perfino alla moglie e ai figli - che si tratti d'una storia di corna e minorenni, piuttosto che rivelare al Paese e al mondo la verita'".
Non solo ma anche Repubblica ha parlato di indagini del Tribunale di Napoli volte a scoprire come mai un processo intentato al babbo di Noemi non sia inspiegabilmente mai stato celebrato. Veri e propri Papi 'X' Files che dovrebbero preoccuparci più delle migliaia di foto di Zuppetta, come lo chiama il fido Fede, con i finti jus primae noctis del feudatario sulle servette delle gleba. Quelle si sciocchezze al confronto di un premier ostaggio ricattabile della Piovra.

La domanda è semplice ed il dubbio atroce. Bisogna fare chiarezza il più presto possibile. Qualcuno dalle parti di Gomorra sta per caso ricattando Papi a causa di passati favori e sta presentando il conto? Qualcuno che sta allargandosi troppo come potere economico ha lanciato la sua sfida eversiva, quella si, al potere politico ed a tutti noi allo STATO? E' questo il complotto? Caro Papi, parlando di battute forse meglio è appartenere a Sodoma che a Gomorra.

Sono cose che credo abbiamo il diritto di sapere. Noi italiani. E anche i padani, và.

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giovedì 11 giugno 2009

Colonnello, non voglio guai

Macchè Papigirl, roba vecchia! Voglio fare l'amazzone di Gheddafi, con la mia bella divisa (ma quante ne hanno, e tutte diverse?) che strippa davanti e dietro sulle belle curvone da bella samaritana e l'espressione truce da caia-gregoria-guardiana-der-pretorio "mo' ti taglio in due con la mia scimitarra".

Ma chi era, a proposito, quello sceso dall'aereo con l'aria un po' alla Pete Doherty? Il colonnello libico o Michael Jackson? Mancavano solo il guanto di lamé ed il moonwalking.
Non vorrei che, visto il tono da avanspettacolo adottato ultimamente dal nostro paese, i leader mondiali stessero assumendo dei consulenti d'immagine incaricati di consigliarli sul look appropriato per la visita al Circo Italiano. "Sa, devo andare da Berlusconi. Mi si nota di più con il total-beduino o con un bel restyling contaminescion da rockstar in declino?"

Giusto rilievo è stato dato nel TG (non metto neanche il numero tanto, cambiando l'ordine degli addendi, il prodotto non cambia) alla foto appuntata dal capo libico sul petto: eroe anti-italiano, è stato definito Omar al-Mukhtar.
Non era meglio, giusto per amor di chiarezza storica, aggiungere anticolonialista ed antifascista, essendosi opposto al colonialismo italiano si ma soprattutto ai crimini di Graziani e compagnia e non certo per pregiudizio nei confronti di pizza e mandolini? Macchè, i papiboys & girls microfonomuniti al seguito della visita di stato nella tendopoli di lusso a Villa Pamphili, sono riusciti a parlare della tacchetta coloniale italo-libica senza mai pronunciare una sola volta la parola FASCISMO. I miei complimenti.

Omar al-Mukhtar fu giustiziato proprio dai fascisti come si vede nel film pluricensurato fino ai giorni nostri dal bigottume democristiano-atlantico: "Il leone del deserto". Un film che ha il difetto di dipingere gli italiani quali essi, in determinate occasioni, sono capaci di essere: una manica di stronzi. Assassini e stupratori come tutti gli altri.
Ebbene, Sky annuncia che in questi giorni manderà in onda finalmente proprio il film maledetto. In realtà su Sky il film è già passato mesi fa, su RaisatCinema. Poi Murdoch non vuole che si dica che ce l'ha con il neoducetto.

La sinistra (scusate la parolaccia) ha avuto una inaspettata manifestazione vitale nonostante il certificato necroscopico e ha protestato contro la visita di Jacko-Gheddafi. La sinistra tranne D'Alema, che forse spicca nel gruppone perchè è solo meno ipocrita degli altri.
Come cambia il mondo! Oggi è la destra che butta gli immigrati a mare che fa lingua in bocca con il dittatore libico mentre la sinistra fa ohibò ma Gheddafi una volta era un eroe del progressismo, fin da quando proclamò la rivoluzione, fece partecipare gli operai alla gestione delle aziende e si mise a spernacchiare gli italiani ex colonialisti e fascisti, oltre che gli USA ed Israele.

Con la Fiat e il socialismo craxiano furono sempre buoni affari (il che spiegherebbe l'affinità elettiva con Silvio).
Il buco nero dei rapporti libici con l'Italia post fascista risale al 1980 quando in una notte caddero un aereo di linea italiano capitato nel momento sbagliato nel punto sbagliato e un MIG libico che andò a terminare la sua corsa sulla Sila. L'aereo italiano cadde al largo di Ustica.
Ufficialmente è un enigma avvolto in un mistero ma alcune teorie fanno risalire il disastro ad uno scenario parecchio inquietante e dai risvolti imbarazzanti per il nostro paese.

Gheddafi allora, alla fine degli anni settanta, nell'economia dell'impero, rappresentava un po' il Bin Laden della situazione. Era ufficialmente riconosciuto il guru del terrorismo internazionale. Un bel giorno l'impero decide di farlo fuori intercettando il suo volo sul Mediterraneo con un missile, durante un'esercitazione NATO. Un paese dell'alleanza che confina con la Francia e comincia per I, grazie ai rapporti cordiali che intrattiene con la Libia di Bin Gheddafi, nonostante le magagne del passato coloniale, avverte il nostro del pericolo, tradendo il patto di segretezza con l'alleanza atlantica. Fatto sta che il missile che credeva di colpire il bersaglio prestabilito va invece a colpire un innocente aereo civile che era solo in ritardo rispetto al piano di volo.

Questo scenario spiegherebbe le bugie delle autorità militari italiane, il muro di gomma, e forse anche un episodio seguito a distanza di poco più di un mese, la strage di Bologna.
Sempre secondo la teoria del fallito attentato con annessa spiata alla vittima, la bomba alla stazione potrebbe essere stata una vendetta o di chi progettò l'attentato originale o di chi lo scampò, una specie di pizzino della serie "parlo a nuora perchè suocera intenda".
Chissà se un giorno potremo veramente sapere se queste teorie sono campate in aria oppure se dipingono la bieca realtà dei tornaconti politico economici che muovono il sole e le altre sfere?

Per oggi, grazie all'imborghesimento ed alla svolta filoimperiale dell'ex terrorista ci tocca montare la tenda in giardino e fare buon viso a cattivo gioco. Pagare il mutuo venticinquennale di 5 miliardi di dollari alla rockstar in divisa, consegnargli gommoni carichi di disgraziati che andranno sicuramente al macello ma l'importante è che non vadano a girare per Milano e sederci davanti alla paytv dove, a pagamento, un signore australiano ci ricorderà quanto eravamo stronzi quando eravamo fascisti. Eravamo o siamo ancora?
A Gheddafi non importa, l'importante è che i fascisti paghino.

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mercoledì 10 giugno 2009

Il Kakà che aveva detto agli amici

Omaggio al grande disegnatore satirico Attalo (1894-1986)

"Su Kaka' non e' stata presa ancora nessuna decisione. Io ero impegnato in campagna elettorale quindi ho chiesto che Kaka' e Galliani non assumessero nessuna decisione prima della possibilita' di stare con me a una cena, cosa che accadra' probabilmente lunedi' sera" (Silvio Berlusconi, 4 giugno 2009)

Kakà, lo stesso giorno, smentisce Berlusconi dal Brasile e annuncia: "Vado al Real. La trattativa e' quasi chiusa. So che andro' a Madrid e sono molto contento". (Quotidiano Net, 4 giugno)
Oggi il Corriere conferma che l'accordo di massima con il Real per la cessione di Kakà risale a maggio e rivela che anche la millantata telefonata di Papi a Kakà per pregarlo di restare era una bugia. Il Real Madrid ha ufficializzato proprio ieri l'acquisto dell'attaccante brasiliano.

Per carità, da che calcio è calcio sono i giocatori migliori che se ne vanno. Le società comprano e vendono i loro branzini come sul banco del pescivendolo prediligendo i centravanti dall'occhio brillante e i difensori dalle branchie rosse. La robetta di paranza fa solo varietà per il brodetto.

Questa storia fa rabbia a chi, come la sottoscritta, ha un lontano passato milanista, una trascorsa sincera ammirazione proprio per il Milan di Sacchi e Berlusconi e delle Coppe dei Campioni raccolte a mazzetti e che quindi può immedesimarsi nella delusione dei tifosi rossoneri. Questa storiaccia fa rabbia però anche e soprattutto per il contesto extracalcistico.

Cacchio, questi qui (Papi, Pierpapi, la Papessa con le tette finte e Galliani nel ruolo di sé stesso) vendono il giocatore più amato, Riccardino bello, fanno finta che sia solo una questione di grettezza ed avidità del Riccardo stesso, millantano cene e telefonate per implorarlo di restare, incolpano gli arabi, i comunisti, il maltempo e la congiunzione Urano-Saturno della cessione di Kakà e, non contenti, impongono ai media il silenzio, una sorta di silenzio calcistico-elettorale, per impedire che l'ira milanista si manifesti sulle schede elettorali? Ma dove siamo?
Nonostante ciò, due punti e mezzo percentuali in meno di preferenze sarebbe costata a Berlusconi la cessione di Kakà. Anzi, diciamo meglio, la continua ridda di menzogne sulla cessione.

In questi giorni si è visto materializzarsi ancora una volta il gap che esiste tra televisione e realtà. In televisione, lo si diceva prima, silenzio assoluto tra sabato e lunedì su un argomento da prima pagina di cronaca, seppure frivola come quella calcistica. Totale servilismo dei media alla volontà di Papi di parare il danno d'immagine negando la realtà.
Lunedì poi, come se niente fosse, e con la giusta espressione anale: "Ah si, giusto, il Milan ha ceduto Kakà al Real".

Chi invece ha seguito i forum milanisti e, in generale, il mondo della Rete, nei giorni scorsi, si è reso conto che tutti avevano capito tutto e si sentivano giustamente inferociti per come veniva gestita la cosa, trattando i tifosi come fossero dei bambini o peggio, degli imbecilli.
Credo che il colpo di grazia e la causa primaria di quel 2,5% teorico di perdita di voti non sia stato dovuto alla vendita di Kakà ma alla sporcizia assoluta del silenzio mediatico asservito al padrone. Una cosa da vomito che si è giustamente ritorta contro chi l'aveva ideata. Una schifezza che ha visto il Real tenere bordone fino in fondo al satrapetto italiano. Quello che oggi si lamenta degli ingaggi miliardari dei giocatori e ieri spendeva e spandeva come una casalinga frustrata sguinzagliata in un centro commerciale con la carta di credito illimitata.
Chi ha rovinato il calcio importando interi containers di stranieri e pagandoli a peso d'oro ora dà la colpa al petrolio che bolle sotto i piedi degli arabi cattivi.

Amici milanisti, non siate tristi. Meglio dieci sceicchi e quaranta ladroni che un Berlusconi presidente: Papi, Pierpapi o Pierpapessa.
E se non foste ancora convinti, sarà pure una leggenda metropolitana molto popolare nei forum interisti, ma pare che Papi sia dalla nascita interista e che, essendogli stata negata la possibilità di acquistare l'Inter, abbia ripiegato, come seconda scelta, sul Milan.
Dopo la cessione di Kakà, comincio a credere che non sia affatto una leggenda.


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