mercoledì 30 settembre 2009

Servizietto pubblico

I due giornali di proprietà del presdelcons, "Libero" e "il Giornale", hanno lanciato una campagna per boicottare il pagamento del cosiddetto canone RAI. Non certo per strangolare Raitre e gli ultimi avamposti della sinistra in TV, visto che il provvidenziale Bonaiuti ha detto stasera al TG1 che non esiste censura, che nessuno vuole zittire nessuno, che "basta accendere la TV per sentire una decina di campane diverse" (forse lui parla della TV svizzera). Non sicuramente per azzerare Santoro, la Gabanelli, la Dandini e Fazio.

Allora, se Bonaiuti non dice le bugie come Pinocchio, perchè i giornaletti di cui sopra dicono, e qui si fa veramente fatica a restare seri, che bisogna boicottare la RAI perchè Santoro è fazioso e perchè ci sono tutti quei brutti programmi contro il presdelcons?
Mi scuso con i lettori ma devo proprio citare Vittorio Feltri, mettete a letto i bambini:
"Per quale arcano motivo devo passare del denaro agli imbonitori della sinistra che insultano coloro i quali non la pensano come loro, li diffamano e li descrivono quali nemici della democrazia? Già l’idea in sé di un abbonamento imposto ai telespettatori è assurda in un mercato basato sulla concorrenza; se poi quell’abbonamento non è legato a una scelta - come è il caso di Premium o di Sky - bensì alla sola proprietà di un televisore, non ci sto. Non ci sto perché ci sono programmi che non voglio vedere né giustificarne la messa in onda contribuendo a finanziarli."
Lo so che il relativismo è una cosa brütta-brütta che fa tanto soffrire il santo padre, ma vorrei dire ai boicottatori a pelo folto che lavorano per il re di Arcore-Prussia, che il discorso si potrebbe facilmente rovesciare. Io non pagherei più il canone perchè non sopporto il TG1 e considero Minzolini, Vespa e relative compagnie di giro dei faziosi e mi scoccia assai dover pagare i cento euri per loro, guarda un po'!

Caro (visto lo stipendio) Feltri, l'arcano motivo di cui parla si chiama democrazia. Io, per esempio, non sopporto Italia1, Retequattro e Canale5.
Ebbene, mi basta evitare accuratamente di guardarli, punto. Non mi fa piacere che milioni di italiani si spappolino i neuroni guardando ore e ore di pubblicità inframmezzata da culi-tette-culi-tette-tette-culi-maria de filippi, ma la democrazia impone che non si possa impedire ai suddetti di farlo.
Però, perlamatrioska, se io non chiedo la chiusura di "Lucignolo" per manifesta indegnità, perchè si dovrebbero chiudere i programmi di Santoro, Fazio, Gabanelli, Dandini ecc.?
Perchè sono contro il governo? Ma dove siamo, nel paese dei figli di Putin?
Per dirla tutta, non guardo nemmeno quei programmi perchè Santoro lo trovo noioso, Fazio paraculo (amo solo la Littizzetto), la Dandini mi sta sui maroni per la voce e perchè se la tira da intellettuale, e di tutti salvo solo la Gabanelli perchè è l'unica che fa le inchieste come "60Minutes".

Caro (nel senso di costoso) Feltri, la sua richiesta di rimozione del canone RAI è più pelosa di un visone di Fendi.
Innanzitutto lei gioca sull'equivoco perchè i cento euro che paghiamo all'anno non sono l'abbonamento alla RAI, come i 50 e rotti al mese per Sky, ma appunto quell'ottocentesca gabella che tassa il possesso dell'apparecchio televisivo e che, sono d'accordo con lei, non si è mai vista nemmeno nell'ultima delle Repubbliche Sovietiche. Se io acquisto un televisore perchè poi dovrei pagarne l'utilizzo? Allora perchè non succede lo stesso con il frigorifero?
Detto che è un'iniqua gabella che paghiamo anche, paradossalmente, per tenere acceso il televisore su "Studio Aperto", visto che è una tassa sul possesso dell'apparecchio, che c'entra questo con il fatto che non si deve più pagare per non dare soldi alla sinistra ed ai suoi imbonitori, come li definisce? Ribadisco, non si dovrebbe dover pagare nemmeno per Vespa, Minzolini e la Claretta Petruni, allora.
Non le piace un programma e non le basta girare canale o spegnere, come faccio io quando vedo la Parodi e le pentole di Mastrota. No, lei vuole proprio eliminare il programma ed il conduttore. Impedirgli di lavorare e guadagnarsi da vivere. Complimenti per il liberalismo.

Vogliamo dire la verità? I soldi che arrivano alla RAI dal canone sono solo una parte dei suoi introiti, visto che l'evasione dello stesso è una piaga secolare. Per il resto c'è la pubblicità. Togliendo il canone, la RAI ne avrebbe un grave danno economico, dovrebbe ridurre le spese, fare programmi più scadenti e la pubblicità, di conseguenza, si sposterebbe sulle reti Mediaset, ovvero sulle televisioni di proprietà del suo datore di lavoro, caro (ovvero oneroso) Feltri.
Il quale, già padrone del digitale terrestre grazie ad un provvedimento ad hoc che ha rifilato i decoder del fratellino nelle case degli italiani praticamente a gratis ma sui quali già ci vuole la tessera a pagamento, si appresterebbe forse a diventare l'unico padrone della TV (a parte l'avamposto degli uomini perduti La7 e la Sky di Murdoch).

Gli italiani beoti abboccano al trappolone dell'ingiusta gabella e accorrono al richiamo dell'evasione della tassa. Quale dolce musica per gente che già considera un furto il bollo auto e quando trova la multa sul parabrezza la getta nel cestino dei rifiuti. E' questo l'italiano modello che piace ai giornali infeltriti ed ai loro padroni.
Non sanno gli italioti che il futuro della TV generalista è segnato e che un domani sarà tutto a pagamento, anche Beautiful e il Grande Fratello.

Vi siete chiesti perchè la tv a gratis fa così schifo? Perchè è più dannosa dell'ecstasy per i cervellini che la guardano?
Perchè lo scopo è rendere appetibile il sistema a pagamento. Ma, ecco il colpo di scena, visto che anche sul DT e sul satellitare ormai c'è più pubblicità che sulla tv a gratis, si andrà a finire che, un domani, gli italiani ormai assuefatti alla loro dose giornaliera di stronzate inframmezzate da pubblicità, dovranno pagare per averla. Non più allo Stato ma ad un privato, il loro amato Berlusconi, diventato pusher unico di ecstasy televisiva tagliata male.

Un giornale serio avrebbe chiesto non di eliminare il pluralismo dalla RAI, ma di eliminarne la lottizzazione politica, come da tempo si auspica.
Perchè non si chiede di eliminare la pubblicità dalla RAI e farla diventare veramente un servizio pubblico come la BBC, dove la gestione dell'azienda è fatta non da dirigenti guastatori provenienti dalla concorrenza ma da professionisti dello spettacolo e basta?
In Spagna hanno tolto la pubblicità dalle reti pubbliche e gli ascolti sono aumentati. Lo ha fatto anche Sarkozy in Francia. La gente apprezza una televisione meno mercificata e più informativa. Sembra impossibile ma disintossicarsi dal film interrotto ogni dieci minuti da dieci minuti di pubblicità si può. Ci si potrebbe e anche disintossicare dall'ossessione della par condicio, dal dibattito con obbligo di Mavalà e Gasparri, dalla scemenza che "un servizio pubblico non può parlare male del governo".

Il problema è che forse una televisione più seria, veramente depoliticizzata ma in grado di offrire le più varie opinioni confidando solo nella maturità dello spettatore nel giudicarle, senza tette e culi gratuiti e insopportabile pubblicità, danneggerebbe gli interessi in conflitto del presidente del consiglio?

Un anno fa su questo blog: "Voglio la testa del CEO"

lunedì 28 settembre 2009

Operazioni di polizia mortuaria

Berlusconi è uno che sale sul palchetto, nel 2009, a vent'anni dal crollo del muro di Berlino e del Comunismo e sbraita contro i comunisti, cioè contro qualcosa che non esiste più ed è morto e sepolto da vent'anni.
L'età, certo. I vecchi si fissano facilmente e tendono a ricordare più le cose del passato di quelle presenti.
Invece di sorridere e prendere la battuta "vi ho salvato dal comunismo" come appunto una battuta, come la solita sbroccata del vecchio fascistone anticomunista certificato ISO, i papiminkia pensano dica la verità, ci credono. Ossia entrano nel delirio di uno che, se vogliamo essere magnanimi, fa girare il disco rotto delle sue ossessioni e, se vogliamo essere cattivi, sulla storiella dei comunisti ci marcia da appunto vent'anni, per fare quattrini e soddisfare la sete di potere, unicamente grazie al contributo della congenita ignoranza storico-politica degli italiani.

Ieri leggevo questo versetto whatif papiminkia, postato su un social network:

"Berlusconi non sarà un santo ma il paese gli deve molto. La sua ascesa in politica ci ha salvato da un ventennio "rosso" che sarebbe stato inevitabile vista la scomparsa della DC e la debolezza dell'allora partito di Fini. Grazie Berlusconi. "

Ribadiamolo. Il comunismo muore ufficialmente nel 1989. Vent'anni fa giusti giusti. Papi entrò in politica nel 1994, in un periodo di transizione tra il crollo della Prima Repubblica dove lui c'entrava con entrambe le scarpe, come amico pelosamente opportunista di Craxi il socialista, il quale favorì la sua ascesa indisturbata nell'Olimpo dell'imprenditoria televisiva e gli confezionò su misura la Legge Mammì, la madre di tutti i conflitti di interessi.
Il crollo di Craxi metteva in pericolo il privilegio acquisito da Berlusconi in società. Così Berlusconi, in un momento storico dove le bombe della strategia della tensione ricominciavano a scoppiare, questa volta per mano mafiosa, una Mafia che stava cercando disperatamente nuovi referenti politici per ampliare i suoi interessi economici, deve inventarsi qualcosa per restare a galla.
Riesuma quindi il pericolo del comunismo ufficialmente MORTO da cinque anni e, mettendo le mani nel fascistume vecchio e nuovo più becero e populista e ravanando nei liquami maleodoranti della vecchia politica, crea il miracolo italiano di un partito nuovo che puzza di vecchio. Anzi di cadavere. Grazie ai lustrini, alla profusione di figa mediatica, alle tette gonfiate a 2.8 delle ragazze del Drive In, gli italiani non hanno modo di accorgersi che lui li sta spaventando agitando un cadavere e non ne sentono nemmeno il fetore.

Sono vent'anni che Berlusconi gira le fiere di paese mostrando il cadavere del comunismo mummificato ad una platea che crede che il fantoccio sia ancora vivo e vegeto e in grado di nuocere. Ci sarebbe da studiare il fenomeno a fondo perchè qui non si tratta più di politica e di pura ignoranza ma di prestidigitazione, di illusionismo, di ipnosi collettiva.

Non importa se perfino gli ultimi brandelli di sinistra si sono autodistrutti come le astronavi nei film di fantascienza e non esistono più nemmeno come tracce albuminiche in Parlamento. Sono spariti perchè era inevitabile, essendo il Comunismo MORTO da vent'anni ed essendo la Sinistra congenitamente autolesionista e affetta da tendenze suicide. Bastava sedersi sulla riva del fiume e aspettare.
Per i papiminkioni invece è merito di Berlusconi. Si sa, se Silvio avesse parlato cinque minuti con Pilato, Gesù Cristo si sarebbe salvato e avrebbe aperto un circolo di Forza Nazareth. Il Berlusconismo è una perversione del pensiero what if (cosa sarebbe successo se).
"Ci ha salvati dal comunismo". Proprio lui, uno che, se fosse venuto veramente il comunismo, per i suoi interessi avrebbe imparato a memoria il libretto rosso di Mao, avrebbe chiamato il figlio Yuri ed avrebbe rinominato il Milan "Stella Rossa Milano".

domenica 27 settembre 2009

A-a-bbronzatissima

"Vi porto i saluti di un signore, di un signore abbronzato. Barack Obama. Non ci crederete ma è vero". E vi posso dire che hanno preso il sole in due, perché anche la moglie è abbronzata".
(Italian Joker, settembre 2009)

Se gli piacciono abbronzate, le ministre dovranno adeguarsi.

Fotoritocco creato con Face of the Future.

Un anno fa su questo blog: "Fascio-à-porter".

sabato 26 settembre 2009

Alzozero

"Marco Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza." (Claudio Scajola, 2002)

Nel giorno in cui la MadonnaSilvio è improvvisamente apparsa al Papa in aeroporto, riuscendo a molestarlo per ben due minuti interi quasi in Paolini mode, "Ehi, Santità? Santitaaaaà, senta, ehi, iuhuuu!", praticamente placcandolo al check-in, Minzolini è riuscito a far diventare questo patetico tentativo di farsi riaccreditare presso la Santa Sede dopo l'Escortgate, come un grande momento nella grande giornata del nostro grande pornoduce. Così si parlerà di lui e non del Papa che parte per un viaggio pastorale a Praga. Che menti, che strateghi, che creativi!
Si sa, quello non è più un telegiornale, è un Telegiornale Duce con tanto di aquilotto ma è come Silvio e i suoi volonterosi scherani vorrebbero che fosse l'informazione in Italia: un unico inno alla grandezza del piccoletto.

Così, quando sento il direttore generale della RAI dire questa enormità che andrebbe scolpita sulla lapide posta sulla tomba della pluralità di informazione: "
"Occorre una riflessione sul servizio pubblico, che deve essere plurale. Ma nella mia carriera che mi ha portato a girare molti paesi del mondo non ho mai visto programmi anti-politici. Non ho mai visto all'estero reti di servizio pubblico che facciano programmi apoditticamente contro''.
mi tocca ribadire che non possiamo fare a meno di Santoro, nonostante faccia trasmissioni francamente pallose ed abbia perso lo smalto di "Samarcanda".
Non esiste proprio che qualcuno debba decidere cosa io posso o non posso guardare.
Non vi piace "Annozero", vi sta sul culo Travaglio, strangolereste Santoro con una calza di seta? E allora? Guardatevi Chuck Norris, leggetevi un manga, gettatevi da una rupe ma non rompete con la storia del Servizio Pubblico. Anche un telegiornale come il TG1 non dovrebbe comparire sul Servizio Pubblico perchè è insopportabilmente e odiosamente fazioso in senso ceauseschiano. Io non guardo "Annozero" perchè non mi va di sorbirmi i dibattiti con obbligo di Facci, Belpietro e Ghedini, ma se una sera putacaso mi andasse di guardarne una puntata, per i cento euro che verso a Masi ogni anno, esigo di vederlo. Anzi, dirò di più. Esigo di vederlo senza la presenza degli insopportabili parcondicisti che, mentre si tenta di fare un ragionamento, urlano "Mavalà, mavalà, mavalà, mavalà!" coprendosi le orecchie.

Parlando di programmi antipolitici (un eufemismo che significa antiBerlusconi, perchè se fossero antiDiPietro sarebbero benedetti e vincerebbero i telegatti), non so quali paesi abbia visitato Masi ma negli Stati Uniti, ad esempio, ci sono due conduttori di talk show, Jay Leno e David Letterman, che persino durante la guerra in Iraq hanno continuato a dirne da forca e da galera su G. W. Bush.
Gli sembrerà strano ma sono ancora lì a collezionare ascolti da paura, ed il fatto che ci sia Obama alla Casa Bianca non impedisce loro di continuare a fare satira sul potere.
Ah, ovviamente, nonostante gli dessero del cretino praticamente ogni sera, con il pubblico che si sganasciava dalle risate, Bush non si è mai sognato di accusarli di fare un uso criminoso della televisione perchè di lì a poco avrebbe visto arrivare l'ambulanza e gli infermieri a portarlo via.
Quando Clinton fu messo alla gogna per il caso Lewinsky nessuno si sognò di pretendere di oscurare pudicamente l'inchiesta e di definirlo gossip. I vestitini blu con le macchie di DNA presidenziale finirono su tutti i media e il presidente rischiò la cadrega.
Se Masi si riferisce alla Russia di Putin invece, mi sento quasi di dargli ragione. Là i giornalisti scomodi e che fanno domande vengono addirittura liquidati fisicamente.

Gli zelanti che se la fanno addosso dal terrore di dispiacere al duce si occupano ormai in pianta stabile del lavoro sporco di additare e condannare chi osa dare del nano al nano.
Ormai lui infatti gli editti bulgari non si scomoda più ad emanarli. Ci sono gli appositi araldi e le sue numerose badanti, per questo.
Il nano-ministro-curie Scajola, quello del rompicoglioni a Marco Biagi, non sopporta che cinque milioni di telespettatori abbiano finalmente conosciuto la signora D'Addario, della quale i telegiornali avevano accuratamente nascosto l'esistenza finora, mentre chi frequenta Internet ne conosce anche la taglia di reggiseno.
Così vuole un'inchiesta non su ciò che ha rivelato la escort ma su chi ha osato intervistarla.

L'unica cosa che dovrebbe interessare gli italiani è se questa signora dice la verità o mente (ed in questo caso perchè) e se dietro al conclamato frullo di passere a pagamento nelle residenze del premier non vi fosse dell'altro. Droga, per esempio, visto che i pappa indagati sono anche indagati per spaccio.
La magistratura indaga ma la stampa ha il diritto di informare il popolo di ciò che accade nelle stanze del potere. Comprese quelle ovali e da letto.


venerdì 25 settembre 2009

Sistemi di puntamento avanzati


A proposito di migliori leader degli ultimi 150 anni. Riuscite ad immaginare un Alcide De Gasperi che non riesce a distogliere lo sguardo modello "ellapeppa!!" dalla passerina della moglie del Presidente degli Stati Uniti d'America?
Da autotrivellarsi dalla vergogna fino a scoprire un nuovo giacimento di petrolio.

Signo', San Genna', Gesù, Giuseppe, Sant'Anna e Maria, facitece 'a grazia!


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Un anno fa su questo blog: "Ed ora le punizioni corporali".

giovedì 24 settembre 2009

Prima che il gallo canti

"Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire". (Stanisław Jerzy Lec)

"Povero Silvio!!!" (Antonio Cornacchione)

Si parla di potere pericolante con rischio di crollo imminente, di topi che iniziano già ad abbandonare la nave. Avviandosi verso la scialuppa di salvataggio, il topone Guzzantamus predice addirittura, nella sua ultima centuria, la fine del pornoduce entro la fine dell'anno.

Di falle nel Titaninvest se ne sono aperte molte e pare che ogni giorno che passa se ne aggiungano delle nuove. Resta solo da assegnare la parte dell'Iceberg.
L'incognita sul Lodo Alfano, con la Consulta che potrebbe (in un paese normale dovrebbe) dichiararlo incostituzionale il prossimo 6 ottobre; le nuove inchieste giudiziarie che indagano sull'appropriazione indebita di diritti televisivi, ingiusti profitti ed espatrio di capitali nei paradisi fiscali come le Bahamas, con i rinvii a giudizio già pronti e il sospetto che il socio occulto di Frank Agrama, l'intermediario degli intrallazzi, fosse proprio Berlusconi.
Poi, l'insofferenza se non la palese inimicizia che va raccogliendo dei paesi stranieri e soprattutto l'irritazione imperiale per i petting con Putin, nel lettone e fuori e la mania di impicciarsi di cose delicate come gli equilibri energetici.
Il Vaticano, infine, non ce la fa più a reggere il sacco ad uno che ha fatto strame dei concetti di sobrietà e pudicizia.
Gli stessi alleati sono insofferenti, insomma c'è un'aria da ultimo bunker.

Non solo gli uccelli del malaugurio sostengono che Berlusconi è un dead man walking, un morto che cammina. Non solo per l'aspetto che diventa ogni giorno più inquietante ed obitoriale a causa del progressivo smottamento dei vari lifting. Chi l'ha visto da vicino dice che è impressionante. Un mascherone saponificato dove un chirurgo pazzo ha riassemblato post-mortem gli occhi di Mao, il sorriso di Stregatto, i capelli di Zed e le orecchie di Mister Spock.

Quando parla sembra faccia fatica a trovare le parole ed hai l'impressione che lui stesso si affidi al generatore automatico di proclami di Berlusconi. Il recente flop del monologo a "Porta a porta" ha confermato che perfino come seduttore televisivo è alla frutta.

Questo nonostante i volonterosi Petruni e Minzolini compiano sforzi sovrumani per farlo apparire ogni sera al TG1 un duce di livello mondiale (siamo ormai alla falsificazione totale ) e un governante che pensa al bene del paese invece di fare i condoni fiscali su misura sapendo che tra un po' gli arriverà la tranvata dei diritti televisivi.

Detto questo, e proprio riflettendo sui suoi pretoriani e pretoriane, sui suoi numerosi fedelissimi e milioni di fans mi è venuta da pensare una cosa alquanto perfida.
La domanda che mi pongo è: ma se dovesse veramente cadere, scomparire, andare in esilio, passare a miglior vita durante il riposo del guerriero o qualunque altra opzione, quanti berlusconiani rimarrebbero in Italia?

Io scommetto quello che volete che, prima che il gallo canti, nessuno avrà mai votato Berlusconi (già adesso non ne trovate uno che lo ammetta apertamente in pubblico). Non è questione di rinnegarlo. Nessuno lo avrà mai conosciuto. "Berlusconi chi?"
Le sue protette ed i suoi leccaculi correranno a fare gli sciacqui per paura che con il tampone il RIS trovi loro ancora addosso il suo DNA. I giornalisti che ora gli fanno da drughi faranno a gara per finirlo a calci e sputi. Forse Bossi ricomincerà a dire che in fondo era un mafioso milanese e, dopo che i suoi eredi si saranno annichiliti a vicenda per quella sporca dozzina di milioni di miliardi, tra qualche anno nessuno più parlerà di lui se non con fastidio e cercando di cambiare discorso prima possibile.
Non è implausibile. E' sempre successo, con duci, ducioni e ducetti.

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Un anno fa su questo blog: "Agnosticismo democratico".

martedì 22 settembre 2009

La passione di Liz

Capita a volte di vedere un film e di domandarsi: "Come diavolo ho fatto a perdermelo fino ad oggi?" A cui segue la logica risposta: "Ma certo, non è mai passato in televisione in prime time. Lo hanno sempre censurato, era un film scandalo. Al suo posto hanno dato 87 volte "Pretty Woman".
E' raro anche guardare un film ed innamorarsi perdutamente, fotogramma dopo fotogramma, dell'interprete, impegnato in una di quelle straordinarie performances che si avverano una sola volta nella carriera di un attore. Penso all'Alex di Malcolm McDowell in "Arancia Meccanica", al Nikolai di Viggo Mortensen ne "La promessa dell'assassino" ed alla prostituta Liz di Theresa Russell in questo "Whore - puttana" di Ken Russell.

Il film è del 1991 ma l'ho scoperto solo sabato pomeriggio grazie ad un DVD. Ho citato "Pretty Woman" non a caso. Il geniale regista inglese (recuperate lo straordinario "I Diavoli", se potete), lo girò proprio come risposta alla smielata falsità di un mondo dove fai la puttana e il peggiore cliente che ti tocca è Richard Gere. Un mondo dove incontri il cliente azzurro che ti sposa e ti fa pure diventare una signora dalla carta di credito illimitata.

Quella che seguiamo in "Whore" invece, narrata in prima persona dalla protagonista, è la passione cristologica di una prostituta da strada, la cronaca di un'esistenza segnata dal sacrificio che, per un puro miracolo e grazie ad un atto di amicizia, non diviene estremo.
Un film dove gli uomini in quanto clienti sono ovviamente raccontati come sono nella realtà. Alcuni buoni altri cattivi. E' tutto sommato commovente il vecchietto masochista che si fa raggiungere persino all'ospizio dal frustino di Liz. Assolutamente detestabile nella sua sadica crudeltà il pappone, interpretato da un attore dalla faccia appositamente odiosa.
Sia quando sono cattivi, sia quando sono tutto sommato solo vittime delle proprie perversioni, gli uomini non escono bene da questo ritratto di prostituta con clienti ma soprattutto quando scatenano una violenza cieca, disumana su una donna che non è più una donna ma un oggetto, un qualcosa da umiliare, picchiare, violentare, accoltellare. Sempre e comunque un qualcosa da disprezzare. La cosa peggiore della prostituzione è proprio quella: il disprezzo che ti arriva da parte di chi invece dovrebbe solo venerarti come una divinità dispensatrice di grazia.

Ciò che vediamo è reale. La vita della prostituta Liz è una vita di merda. Sposata con un gran pezzo di figo che però, troppo ubriaco, gli vomita nell'insalata preparata con amore. Un manesco che la costringe a fuggire di casa con un figlio che sarà costretta ad abbandonare. Non c'è sentimentalismo alla Matarazzo, alla "figli della colpa". Casomai quel rispetto verso la santità femminile che anche Lars Von Trier è capace di raccontare attraverso le sue tragiche femmine martiri.

Liz racconta, sempre in prima persona e guardando dritta in camera, come è finita sul marciapiede, quando ha accettato di fare sesso perchè quell'uomo le aveva offerto trenta dollari, più di quello che stava guadagnando al mese facendo la cameriera. Ecco, non è tanto la difficoltà di concepire il sesso come qualcosa di ludico ma più banalmente lo sfruttamento e le paghe da fame che ti traviano, nella nostra società.
Liz racconta dello stupro di gruppo subìto a tradimento, caricata su un furgone e poi rigettata sulla strada come un cane torturato e morente, per poi essere soccorsa da un uomo buono, capace di offrirle il suo aiuto senza chiedere nulla in cambio.
Nel suo rievocare "quanti me ne sono presi" ci ricorda qualcosa che sospettavamo, che i clienti sono convinti di riuscire a farti sempre godere ma in realtà tu non provi più niente. "Una volta mi piaceva il sesso", dice Liz.

La parte più agghiacciante del film è il racconto, anch'esso in prima persona, del pappone, della sua visione "imprenditoriale" del gestire il suo parco di ragazze. "Io mando avanti l'azienda" dice, restando serio. La scena del ristorante è quasi intollerabile per sadismo e raggiunge il surreale quando lui fa suonare la marcia nuziale per festeggiare "il primo anno che ti proteggo".



Ken Russell però, nonostante la torturi per un'ora e mezza, sta dalla parte di Theresa Russell e le regala un finale liberatorio e incredibilmente lieto, con un futuro forse finalmente di libertà.

E' ammirevole che un film come questo, di spietato realismo e sincero come una labbrata data di manrovescio, che fa l'autopsia alla prostituzione low cost - quella che gli utilizzatori finali e le loro pompadour vorrebbero nascondere per far credere che al mondo esistano solo le "ragazze immagine (che-per-carità-non-sono-mica-una-escort)", un film che si schiera apertamente dalla parte delle donne, sia stato diretto da un uomo.
Oltretutto Ken Russell che non ci stressa neppure con la faccenda del sesso ludico che ci libererebbe dalla piaga della prostituzione. Cosa volete di più?

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lunedì 21 settembre 2009

Cento scalpi di troll

Al di là della polemica su Comedonchisciotte, antisemitismo, educazione e gelminate scolastiche in ordine sparso, che qui non mi interessa di argomentare essendo già stato fatto altrove, traggo spunto da quella discussione per dire che trovo ingiusto accusare Giorgio Israel di censura se decide di selezionare i commenti che vengono lasciati sul suo blog.
Dirò di più. Sono pienamente d'accordo con lui quando dice: "Chi non è d'accordo può sempre aprirsi un blog per conto suo".

Chi parla di censura e si scandalizza perchè i bloggers moderano i commenti, parte da un equivoco di fondo e non vede il problema di principio che sottende al concetto di libertà di espressione.
L'equivoco consiste nel considerare il blog un luogo pubblico dove il blogger deve accettare qualunque tipo di reazione al suo scritto. In pratica il blogger, se seguiamo questa logica deformata, dovrebbe stare lì a prendersi gli insulti, anche i più personali e sessisti, se no è censura. Ci torneremo.
Il blog non è una gogna e neppure un luogo di tutti solo perchè è liberamente accessibile su una piattaforma che viene utilizzata a titolo gratuito. Il blog è un luogo pubblico fino ad un certo punto. Potremmo paragonarlo ad un bar dove, se entri e inizi ad insultare i clienti, a rovesciare i tavoli e a molestare le donne, vieni accompagnato all'uscita quando va bene, denunciato ai carabinieri quando le cose degenerano.
Il gestore del bar è titolare di una licenza di pubblico servizio, ti offre i tavoli, le consumazioni e la ricreazione del biliardo e delle macchinette ma ciò non significa che nel bar si possa fare tutto ciò che ci pare, compreso pisciare sui tavoli da biliardo. Se entri in un bar, come in qualunque altro luogo, devi osservare delle regole. Il gestore del bar è, dopotutto, padrone in casa propria.

La questione di principio, invece, riguarda il concetto di libertà. Libertà è non invadere l'altrui territorio, la libertà mia finisce dove comincia la tua. Poi possiamo arrivare al Giappone dove considerano sconveniente ridere in pubblico se si è in presenza di sconosciuti, perchè la nostra gioia potrebbe ferire qualcuno che è, per esempio, in lutto. Raffinatezze orientali. Troppo lontane dal nostro becerume e dalla nostra genetica maleducazione.
In Italia abbiamo un concetto molto particolare di libertà. Una libertà condizionata, più che una libertà piena. Siamo convinti che si difendano meglio le proprie idee insultando chi la pensa diversamente e se si mette mano al manganello, è meglio. Per questo continuiamo ad essere un paese profondamente incivile e lontano dalla democrazia. Non concepiamo altro che la rissa, lo scontro tra fazioni e se qualcuno tenta di ricondurci a più civili forme di dialettica gridiamo alla censura.

Se amiamo la libertà in senso totale, perchè allora non dovremmo lasciar libero un blogger di decidere se far commentare i suoi scritti senza rete da cani e porci, se applicare dei filtri o annullare del tutto la possibilità di commentare?
Come il bar ha un proprietario, anche il blogger possiede il suo blog e dovrebbe essere libero di gestirlo come gli pare, allontanando gli ubriachi molesti, se necessario.
Io non mi scandalizzo affatto se càpito su un blog dove c'è la moderazione. Non me ne ho a male se non sono accettati i commenti. Molti blogger-giornalisti fanno questa scelta. Del resto li capisco. Non sono abituati a leggere in calce ai loro articoli commenti tipo "Ma che cazzo dici, imbecille!?" come capita ogni giorno ai noi bloggers.

Sempre riguardo alla questione libertà di espressione, vorrei fare un paragone.
Il blog è la versione elettronica del Hyde Park's Corner, quel luogo di Londra dove chiunque può esprimere liberamente la propria opinione su qualsiasi argomento. La regola democratica vuole che chi parla possa dire ciò che vuole senza che chi dissente si ritenga in diritto di lanciargli addosso epiteti o uova marce. La democrazia non sta tanto nel dare la possibilità a qualcuno di parlare, quanto nel far si che chi ascolta rispetti le opinioni con le quali non è d'accordo. Sembrerà brutto citare sempre Voltaire e il suo "me possino ceca' se non rispetterò le tue opinioni" ma il succo è proprio quello.
Se qualcuno dissente da ciò che ha appena sentito, chiederà di intervenire a sua volta salendo sul palchetto e dire la sua. In serenità oppure in animata discussione ma ad armi pari. E' l"'aprirsi un blog per conto proprio" che suggerisce Israel.
Se però Mister Smith andasse ad Hyde Park e trovasse ogni giorno due energumeni che fanno buu-buu e gli gridano "idiota figlio di puttana" appena apre bocca, per principio, credete che chi li allontanasse commetterebbe una forma di censura? Non credo proprio.

Quando i miei post venivano pubblicati su LiberoBlog (non ho mai capito da chi, visto che non ero io a proporli), essendo quello un luogo ad alta concentrazione di quelli che io chiamo affettuosamente papiminkia, mi beccavo regolarmente gli insulti più pesanti, le minacce di morte anche a mezzo email e altre delicatessen. Visto l'ambientino lo trovavo normale. Non mi faceva piacere sentirmi dire certe cose ma ero io che scendevo nell'arena con i leoni. Ero io ospite in casa d'altri.
Diverso è quando, sul mio blog, apro la pagina dei commenti e vi trovo gli sfoghi di gente che al 90% non ha alcuna voglia di discutere sugli argomenti dei post ma solo di litigare. I famigerati troll, come vengono definiti in gergo.

Si fa presto a dire "devi dare la parola a tutti". Avere commentatori che regolarmente si presentano ogni giorno sotto un nick diverso, che non rispettano la semplice consegna di non restare anonimi ma di firmarsi con un nome qualsiasi e che si comportano come maniaci frustrati se non come i classici stalkers, credetemi, è snervante come avere la casa infestata dagli scarafaggi e il minimo che si possa fare, per legittima difesa, è tagliarli fuori dalla possibilità di commentare.

Io non avevo la moderazione dei commenti fino a poco tempo fa. L'ho introdotta per cercare di liberarmi di alcuni individui, due dei quali si sono identificati ormai come ospiti fissi; uno migrato dal blog di Chiaradinotte e l'altro venuto fuori chissà da quale abisso di solitudine, ai quali non interessa affatto ciò che scrivo o penso, nè tantomeno gli argomenti che tratto. A loro interessa solo la mia persona, con un tipo di approccio che un collega psichiatra potrebbe meglio descrivere in termini di psicopatologia.
Ho tenuto da parte un florilegio dei loro scritti, che vi propongo con lo spirito dell'entomologo. Ecco la mia collezione di scarrafoni.
Perché Ti hanno cacciato da MC?
Scivevi troppe stronzate con tanti errori grammaticali?
No, Ti ha fregato la Tua arrogante saccenza e la Tua ignoranza presuntuosa: un po' di umiltà, no?
Ma tanto parlar con gli asini è inutile... intanto continua a 'bannarmi', forse raggiungi un minimo di piacere...
Troppo onanismo intellettuale Ti fa male: cerca di guarire!
e ancora (l'insistenza su MC fa pensare che il troll abbia a che fare in qualche modo con il suddetto blog, chissà):
Lame sempre elegante... quale osteria frequenti?
Hanno fatto bene a cacciarti a calci in culo da MC.
Invidia o rancore per il successo altrui?
No semplice stupidità isterica!
C'è anche un signore, particolarmente galante, che si firma squalobianco e che è molto probabilmente il tenutario di un blog di estrema destra. Passa ogni tanto come le comete e si riconosce dalla predilezione per l'insulto "donna stupida", quasi una firma:
Solo ad una donna stupida poteva venire in mente di occuparsi di simili stronzate. Evidentemente non ha nulla da fare e non ha problemi esistenziali perchè se li avesse si occuperebbe di cose serie. Probabilmente soffre anche di prurito proprio alla fi...
Scommetto che verrò censurato.
Squalobianco.
Poi ci sono gli anomini, che sono sempre gli stessi due maniaci quando non si firmano filippo, manuela, patrizia, anna, giovanni, francesco ecc. oppure sono le comete di passaggio:
Cara Signora Lame Duck, Lei è l'eccezione che conferma la regola e cioè che è "Una delle tantissime donne stupide che cercano, inutilmente, di portare acqua al mulino dei comunistoidi". Se lo scordi: Agli italiani piace morire di fame ed essere privi delle più elementari forme di libertà mentre, invece, potrebbero stare bene come in Cina, in Korea del Nord, a Cuba o se, vuole, nello Yemen del Sud. Infatti in questi Paesi, lo vediamo in televisione, c'è tanto di quel benessere e tanta di quella libertà che, quasi quasi, mi verrebbe voglia di andarmene da quest'Italietta che, standosene ancorata all'occidente, ha saputo solo produrre fame e miseria. Già moltissimi italiani sono stati costretti ad espatriare in Romania,in Albania e, in genere, in tutti gli ex stati MARXISTI-STALINISTI-LENINISTI dove ci sono code chilometriche in autostrada, ipermercati, cinema,teatri, stadi ed ogni sorta di benessere e libertà. Gli italiani, peraltro, si sono fatti riconoscere subito per atti di delinquenza inqualificabile, crimini efferati, brutalità disumana (neanche la mafia Rumena era stata così violenta) e quindi, credo che sarà difficile andare in questi paradisi terrestri. Però penso che per Lei la possibilità di andarci e restarci per sempre c'è perchè a loro piacciono le zoccole come Lei.
Quando li seghi si incazzano e gli cade definitivamente la maschera:
Luridume, dov'è andato a finire il commento delle 8.32? Zoccola.
Lurida schifosa infame e puttanella da 4 soldi, ripubblica il commento delle 8.32.
e, per ultimo:
so che non “andrò in onda”, ma non importa.
Ti pare di essere una persona corretta a insultare in questo modo?
Ho molto da fare in questo periodo. Non ultimo dell'ottimo vino da 16 gradi.
Cmq ci risentiremo più avanti. Da un punto di vista etico, non dovresti censurare quelli che commentano con pensieri diversi dal tuo. E per libertà di espressione, e perchè utilizzi una rete non tua, bensì pubblica.
Sarà perchè nella realtà di corteggiatori ne hai avuti molto pochi, forse nessuno. Per questo ami circondarti di soli adoratori virtuali. Si è vero, sono fatti tuoi. Ma la tua insolenza meriterebbe ben altre risposte.
Che ne dite? E' censura o legittima difesa?
UPDATE: Abbiamo stanato gli scarrafoni! Evvai! Ecco lo scarrafone-madre, luciano61:
E brava! Ora nel Tuo calderone metti tutti: quelli con espressioni volgari come le tue e quelli educati e dissenzienti come me!E in più fai anche la vittima offesa! Su, moderaTi! E se non mi pubblichi, io sono ugualmente contento, perché non soffro di protagonismo castrato dagli altri e da MC come Te.
E una certa Mariella, che è luciano61 en travesti oppure il contadino romagnolo. A pensarci bene, visto l'uso della parola stupidità, potrebbe essere anche il fascistone carcharodon carcharias. Chissà?
Senza i troll avresti già chiuso da un pezzo con le tue trite e ritrite banalità. Ringraziali, che ti danno ancora pretesto per esternare stupidità!
Come diceva Andy Warhol, un quarto d'ora di celebrità non si nega a nessuno.
A proposito, luciano, ma cosa ti è successo? Nei tuoi primi commenti su questo blog parevi una persona normale, addirittura mi davi ragione contro MC.

Che dire... è un atto che (s)qualifica ulteriormente MC: era già capitato anche
a me...Almeno Tu dimostri maggior intelligenza ed equilibrio; meglio andare
avanti e avere sempre onestà intellettuale e coerenza.

Ciao Luciano Bubbola (un bannato doc)

Che è successo, era il tuo fratello gemello sano di mente oppure nel frattempo hai sbattuto la testa?

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sabato 19 settembre 2009

Tengo famiglia

Non abbiamo dato sufficiente spazio alla notizia più triste e clamorosa della settimana, riassunta nell'incipit dell'articolo del "Giornale" sulle dimissioni di Flavio Briatore dalla Renault. Però prima tenetevi le pance e accavallate le gambe se soffrite di incontinenza urinaria. Vado? Ok.

"Un futuro padre, disoccupato."

Basterebbe questo per il Pulitzer ma il pezzo continua con un peana sullo "squalo per bene", una specie di ossimoro vivente che si sacrifica per il bene del mondo della Formula 1, divenuto per altro ultimamente uno degli ambientini più loschi che si conoscano. Peggio dei peggiori bar di Caracas.
Non sono solo i piloti che si pigliano a sportellate e borsettate, c'è lo spionaggio industriale, le combine, le rivalità tra galletti nel pollaio, e addirittura, pare, il finto incidente di cui tutti sapevano, denunciato dai Piquet, padre e figlio, nel quale c'entrerebbe appunto Briatore.

L'articolessa in difesa di quest'altro eroe dei nostri tempi, del padre di famiglia gettato sul lastrico (non guardate i giudici, stavolta pare non c'entrino) parla come al solito, quando si tratta di ricchi caduti in disgrazia e come causa di quest'ultima, di invidia da parte dei nemici.
Mai che questi amanti dell'azzardo e del gioco sul filo del rasoio restino vittime dei loro comportamenti. No, è sempre colpa degli altri.

Si tranquillizzi, caro articolesso in ansia per la sorte del puerpero minacciato da una vita di stenti: Briatore di soldi ne ha a strafottere. Si troverà presto un altro impiego, nonostante l'età.
Male che vada gli restano i Billionaire. Magari qualche cinese che gli compera il ristorante in contanti lo trova.

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venerdì 18 settembre 2009

Le tarantinate

"Tendenzialmente la stessa non è una professionista del sesso ma all'occorrenza non disdegna di essere retribuita."
(dagli interrogatori di Giampi Tarantini, settembre 2009)


Ho visto un Giampi letteralmente terrorizzato durante l'intervista-autodafé fattagli dal Bollettino degli Imputati che va in onda ogni sera in prime time al posto del telegiornale. Per la serie: quanto sono carogne i giudici che perseguitano gli innocenti. Ovviamente si dà la parola agli inquisiti senza il contraddittorio con gli inquirenti. Quel contraddittorio sempre reclamato quando, ad esempio, parla Travaglio in televisione e che fa sempre salivare copiosamente l'apposito Gasparri, l'addetto ufficiale all'Invocazione della Par Condicio.

Avevano intervistato Giampi prima dell'odierno arresto da parte delle Yellow Flames, chiamandolo sempre rigorosamente "imprenditore" e non procaccia o mediatore di passere prezzolate o spacciatore, visto il giro che manteneva e per il quale è inquisito. Innocente fino a prova contraria, per carità.

Terrorizzato, dicevo. Ha risposto alle domande guardandosi continuamente attorno, come se da un momento all'altro dovesse arrivargli addosso una scarica di lupara o come se qualcuno gli tenesse una 7,65 puntata sui gioielli di famigghia. Ha parlato di paura per i suoi cari.
Ha detto che lui non ha mai chiesto né ottenuto nulla da Berlusconi. Che è pentito di avergli nuociuto con i suoi "atteggiamenti" e che, ci tiene a dirlo, "Berlusconi era assolutamente all'oscuro di tutto". E te pareva. Come riescano sempre a fargliela sotto il naso, a quel povero Silvio, dalla corruzione dei giudici al riempirgli a tradimento la casa di manze da monta, è un mistero.

Gli spettatori dell'intervista, tenuti loro si veramente all'oscuro da sempre dei fatti di Palazzo Grazioli, delle tre festicciole a settimana a base di stormi di passere trasportate in auto dai vetri oscurati fino ai privé istituzionali, feste che sostituivano impegni ufficiali interni ed internazionali, non hanno naturalmente capito un tubo della faccenda.
Non hanno capito perchè questo giovine tremava come una foglia solo a nominare Iddu, e perchè alla fine, con un vecchissimo trucco della propaganda, già noto al Neanderthal antenato di Goebbels, sfruttando l'effetto recenza (quello per il quale si ricorda sempre l'informazione fornita per ultima), l'intervista si è conclusa con la domanda birichina: "C'era anche D'Alema?"

D'Alema è stato citato da Tarantini come uno dei politici che lui avrebbe avvicinato durante i suoi "atteggiamenti imprenditoriali". D'Alema ha smentito la conoscenza con il Giampi & le sue Tarantinate. I giudici indagheranno. I filoni sono diversi e c'è anche un bel pentolone sulla sanità pugliese da scoperchiare.
Resta il fatto che il telespettatore, alla fine dell'intervista a Giampi, è rimasto con l'impressione che Berlusconi in questa faccenda di tendenzialmente mignotte tarantinate fosse solo la comparsa e D'Alema (che non c'entra nulla con l'affaire Grazioli) il protagonista.
Come Minzolini ti rivolta la frittata con un unico abile gesto di polso da chef consumato.

"Comunque ora scusi ma sono stanca. Mi sto facendo un sedere così per di­ventare attrice e non ci sto a passare per una cattiva ragazza."
( Anonima papigirl )


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giovedì 17 settembre 2009

Morire per il supermodel Karzai?

E così dovremmo continuare a morire per gli interessi della Unocal e del suo burattino-presidente-supermodel, eletto con i brogli (si parla di almeno 1.500.000 voti dubbi) e talmente arrogante da dichiarare che gli osservatori europei dovrebbero farsi i cazzi propri invece di denunciare irregolarità nello scutinio dei voti, in quelle che in teoria avrebbero dovuto essere elezioni democratiche. Bellino lui, con il berrettino di astrakhan e il paltoncino d'alta sartoria.

Dovremmo continuare a morire per difendere uno strapuntino in balconata gentilmente concessoci dal Potere Petrolifero Mondiale nel paese dove la guerra sarebbe arrivata comunque, anche senza 11 settembre, perchè era già deciso da ben prima il 2001 che là si dovessero riaprire i due rubinetti principali dello sfruttamento del popolo afghano per il bene delle multinazionali, petrolio ed oppio, chiusi a tradimento dai poco malleabili talebani, vere e proprie bisce che si rivoltarono ai loro antichi ciarlatani.

La storia vera della guerra in Afghanistan è nota per chi la vuole conoscere. La democrazia non c'entra nulla, non siamo là a portare la democrazia ma a compiere una missione affidataci dai nostri superiori imperiali.
E' una guerra di merda fatta per conquistare posizioni strategiche nello scacchiere della competizione energetica e noi facciamo le comparse, sperando di ottenere le briciole, con il rischio di morte, però.
Perchè, anche se i media ce la raccontano come una scampagnata dei soliti italiani brava ggente che vogliono tanto bene ai bambini colorati, là c'è la guerra. Si spara, si imbottiscono le auto di C4 e ci si va a far saltare addosso agli italiani che, dal loro punto di vista, non sono altro che invasori.
I militari che sono là lo sanno ma qui si fa finta di nulla, sperando che non capiti mai ciò che è capitato oggi: sei giovani uomini morti, dilaniati dall'esplosivo.
Si vive alla giornata, confidando nel solito culo italiano che ci protegge sempre. Invece no. La guerra non guarda in faccia nessuno e oggi contiamo anche noi i nostri morti.

Si è detto: ma allora che dovremmo dire delle popolazioni bombardate delle quali non frega niente a nessuno e i cui morti nessuno più conta. Giustissimo. Il problema non sono i civili e i soldati, entrambi vittime della porca guerra, il problema è la rappresentazione fasulla e fraudolenta che si fa della guerra nei nostri paesi, per coprirne le vere motivazioni. E' un problema di comunicazione e propaganda, con i giornalisti che reggono il sacco macchiandosi di complicità con i mandanti delle guerre d'interesse.
Perchè ci meravigliamo che ci abbiano sparato addosso e che ci abbiano uccisi?
Perchè il potere, attraverso i contabubbole dei telegiornali, ci avevano raccontato una storia totalmente diversa e i conti non ci tornano. Nemmeno quelli che dovrebbero misurare l'orrore della perdita di migliaia di vite umane.

Detto che troverò vomitevole qualsiasi condanna e manifestazione di cordoglio da parte di chi non ha impedito ma anzi ha avallato questa guerra e continua a difenderne le ragioni, mandando la gente a morire e ad uccidere, da Napolitano a Berlusconi; che, come al solito, troverò insopportabile la retorica dei "nostri ragazzi", ci sono cose che non vorrei sentire stasera.

Per esempio che non ce ne frega nulla di quelli che sono morti perchè muoiono anche gli operai di lavoro.
Ebbene, quelli che sono morti, non essendo fantaccini coscritti ma professionisti stipendiati delle Forze Armate, sono da considerarsi morti sul lavoro a tutti gli effetti, meritevoli del rispetto che si deve a dei lavoratori. Non vorrei sentire che sono fascisti e roba del genere.
Non vorrei sentire che vengono pagati profumatamente per andare a Kabul e quindi cazzi loro.
Lo stipendio più alto, quello di un generale, è di 7000 euro e rotti al mese netti. Infinitamente meno di un qualsiasi calciatore trombaveline che al massimo rischia il legamento crociato e non la pelle. Per non parlare dei 13.000 euro al mese che guadagnerà Renzino Bossi come "consulente" all'Expo di Milano o gli stipendi dei parlamentari. Quelli sono i veri scandali.

Non voglio sentire gli opportunismi di chi fino a ieri era a favore della guerra e stasera no perchè ci sono le mamme che piangono. Mi riferisco ai leaders politici. Se la perdita di sei nostri soldati è veramente insostenibile si prenda la decisione di ritirarsi dall'Afghanistan per evitare ulteriori disgrazie. Altrimenti si taccia. Se non per rispetto, almeno per pudore.

P.S. Detto tutto questo, trovo incomprensibile la disdetta della manifestazione di sabato a favore della libertà di stampa. E' proprio a causa della mancanza di obiettività informativa che i popoli accettano passivamente che si combattano le guerre nelle quali vanno a morire anche i loro figli.
Andavano piuttosto sospesi il campionato di serie A o la Champions League, non una manifestazione in difesa della libertà. Ma si, figùrati...


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mercoledì 16 settembre 2009

Gallo vecchio

Ore di immani sforzi con l'ausilio dell'imenottero di fiducia a provarle tutte per eccitarlo e lo share che, ahimé, non si alza. Dev'essere una maledizione, ultimamente.

Non è la prima volta che succede nel suo personale boudoir su RAIUNO. Era già capitato in occasione di un altro suo attacco di logorrea maniacale-ossessiva durante l'ultima campagna elettorale. Puntatone monografico e monologico con lui che trita e ritrita le solite robe masticate e rivomitate, con la stessa gestualità delle mani che misurano nervosamente l'aria a blocchetti, mentre Vespa fa "si, si" come il cagnolino sul parabrezza della NSU Prinz e, come risultato, ascolti da monoscopio.
"Porta a Porta" con Berlusconi mattatore non riesce a fare gli ascolti che faceva la 2.158a puntata della saga di Cogne con il professor Bruno, la Palombelli che "signora mia che pena l'infanticidio" e il plastico di casa Franzoni con le macchie di sangue a punto esclamativo sul muro.
Perfino la Leosini che intervista i serial killer in tarda serata su Raitre fa più share.

Escludendo i telespettatori juventini, milanisti, in lutto per Patrick Swayze, quelli che hanno i televisori inchiodati sulle reti Mediaset e non cambierebbero sulla RAI neanche sotto minaccia di tortura, quelli che dormivano ed altri che trombavano o erano fuori casa, chi ha guardato "Porta a Porta" ieri sera sembra proprio appartenere ad un'esigua minoranza. Strano per un premier che sarebbe amato dal 70+% degli italiani (o più realisticamente da quel 38% misurato da sondaggisti stranieri).

Ciò che è più grave è che il flop negli ascolti giunge nella serata del presunto trionfo ad Onna con la consegna delle casette in legno che, come ci ricordano quei farabutti del noto quotidiano comunista "Il Sole 24 Ore", sono:
"Quindici casette finanziate dall'operazione "24 ore per l'Abruzzo" del Gruppo 24 Ore. Il piccolo borgo di Onna, costato 5 milioni di euro, finanziato dalla Croce rossa e realizzato dalla Provincia autonoma di Trento, è costituito da 47 casette bifamiliari, per un totale di 94 appartamenti da 44 a 77 metri quadrati.

Quindici di queste opere sono state finanziate con i fondi raccolti con l'operazione «24 Ore per l'Abruzzo», nella quale il Gruppo 24 Ore, in collaborazione con la Croce rossa italiana, ha raccolto la somma di 603mila euro.

Si tratta di donazioni dei lettori, dei dipendenti, degli investimenti pubblicitari effettuati dalle aziende sul Sole 24 Ore il 25 aprile, del contributo del Gruppo 24 Ore."
Un'iniziativa privata, nata dalla collaborazione degli aquilani con i trentini che, con un'orrenda terminologia comunista, una volta avremmo definito autogestione, con la quale il premier non c'entra un beneamato.

"Farsi bello con il sol di luglio", recita un proverbio toscano. Millantato credito, direbbe il leguleio. Berlusconi raccoglie il merito di una realizzazione che spetta solo ed unicamente alla generosità delle scarselle italiane ed all'efficienza della regione più tedesca e meno italiana di tutte e non ringrazia neppure i trentini per l'assist che gli ha permesso di poter fingere di aver mantenuto la promessa di consegnare le case (aveva detto le C.A.S.E., non le casette) per il 15 di settembre.

Ad Onna lo sapevano che era una passerella mediatica a culo scoperto e senza vergogna come al solito, e per questo hanno cercato di ricordare al venditore porta a porta di patacche le altre promesse da mantenere, quelle che toccano a lui e che non ci sarà alcuna regione autonoma disposta ad accollarsi. Quelle ad esempio di ospitare i terremotati in casa propria, di non deportare gli aquilani a centinaia di chilometri di distanza dal loro territorio e di ricostruire i centri storici com'erano.

Nessuno dei telegiornali supposti antigovernativi però dirà mai che i terremotati hanno contestato Berlusconi a l'Aquila e ad Onna. E nessuno avrà mai il coraggio, in un "Porta a Porta" qualsiasi, di rispondergli, quando dice generalizzando che "la RAI è contro il governo " intendendo invece solo Raitre: "Ma che cazzo sta dicendo, è matto? E Minzolini, Romita, la Petruni, Vespa, non lavorano in RAI, per caso?"
Lo so, si parla sempre troppo male del TG1. Non è giusto. Parliamo anche della carta stampata. Sul "Resto del Carlino" di oggi c'è un grande titolo in prima pagina: "Chiavi in mano" e servizi in stile "Rude Pravo" con il pornoconducator che consegna le chiavi a famigliole felici, con tanto di babykissing di rito.
In un trafiletto, la cronaca dell'incontro con un aquilano che gli ha gridato: "Grazie Silvio per ciò che hai fatto, io sono anni che combatto il comunismo!"
Questa è la carta stampata dei farabutti che ce l'avrebbero con lui. Il giornale più letto nella "rossa" Emilia Romagna. E la "Voce di Romagna" è anche peggio.

Eppure, nonostante il possesso dei mezzi di comunicazione e lo zelo dei suoi lecchini, la gente non è disposta ad ascoltarlo una intera serata, come le sue abituali 30ragazze30.
Il caso di cilecca mediatica di ieri sera dovrebbe suonare come un allarme antincendio negli uffici dei curatori dell'immagine del premier ma dubito che essi vi pongano rimedio o che siano in grado di evitare che lui si esponga così alla pubblica indifferenza. Come disse sua moglie, chi gli sta vicino prova a consigliarlo ma invano.

Un esperto in comunicazione che volesse essere spietato potrebbe elencare i motivi per i quali la gente ormai cambia canale appena lo vede. Il look, innanzitutto. Inutile farla lunga sui fondotinta, i capelli finti stile Zed e l'espressione botulinizzata da dead man walking. Basta guardarlo. E' inguardabile. Un essere finto. E vecchio, irrimediabilmente vecchio, con il terrore di invecchiare. Un caso di carampanismo maschile acuto.
Un altro suo limite è la prolissità. Nel tempo che lui esprime il concetto del "disastro che abbiamo ereditato dai signori della sinistra", toccandosi la cravatta, agitando la penna come una bacchetta che abbia esaurito la sua carica di magia, David Letterman ci fa tre puntate del suo show.
La gente si rompe i coglioni a sentire uno che parla per più di tre minuti. Per giunta sempre delle stesse cose. Qualcuno glielo ricordi, se passa dal bunker.

E' anche una specie di nemesi. Il grande comunicatore viene battuto, propria sulla sua amata televisione dove una volta faceva sfracelli, a causa dell'abitudine a lui data agli italiani di preferire la spensieratezza alle cose serie. 'O telespettatore nun vo' penzieri.
Ed infine, per colmo di sventura, al vecchio gallo, per una sera sprovvisto di galline d'accompagnamento, le casalinghe, di Voghera e non, hanno preferito Gabriel Garko, ovvero uno più giovane e più bello di lui. Ditegli anche questo, ma con delicatezza.

(N.d.A. Il titolo è un omaggio alla bellissima commedia fiorentina "Gallina Vecchia" di Augusto Novelli, storia di una ricca ed anziana donna con l'ossessione di invecchiare e la passione per i giovanotti.)

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lunedì 14 settembre 2009

Al Qassoeula

Tra i tanti record negativi e le assurdità che caratterizzano il nostro paese, c'è anche quella di avere al governo nazionale, e sottolineo nazionale, un partito che predica la Secessione dal territorio patrio, addirittura minacciando di far ricorso ai fucili. In qualunque altro paese europeo e credo perfino nel Burkina Faso, una cosa simile sarebbe bollata come eversione terroristica e i responsabili del delirio separatista associati alle patrie galere o a qualche casa famiglia per disturbati mentali.

Da noi invece no. I secessionisti di Al Qassoeula governano. Siedono come pascià a Roma e vi banchettano abbondantemente, guadagnando gli oltre 30 milioncini di lire al mese che la Ladrona elargisce generosamente alla mandria di governanti in transumanza dalle praterie nordiche.
Governano ma soprattuto Ci governano, anche noi che Dio Grande e Misericordioso ti ringrazio per questo, non siamo nati padani e non abbiamo alcuna intenzione di diventarlo.
Questi gioppini non hanno capito che chi dovrebbe imbracciare i fucili per liberarsi dalla loro influenza maligna siamo noi che ci siamo sempre orgogliosamente chiamati ITALIANI dalle Alpi a Lampedusa e che non abbiamo nulla a che fare con le loro cassoeule e le stronzate del Diopo'. Il buon vecchio Metternich, che ben li conosceva, avrebbe anche oggi una bella definizione per la Padania: "un'espressione geografica". Anzi no, nemmeno geografica ma virtuale, un delirio lisergico da funghi allucinogeni andati a male.

Si sentono oppressi, poverini. Hanno le fabbriche piene di marocchini che fanno il lavoro sporco al posto loro ma vorrebbero ammazzarli tutti perchè gli danno fastidio e vorrebbero guadagnare più di noi italiani terroni solo perchè loro sono padani. Invece di far pagare le tasse a chi non le paga, per esempio ad alcuni loro bottegai che hanno studiato in Transilvania dal Conte Dracula, vogliono l'aumento di stipendio, così i bottegai alzeranno ancora di più i prezzi e si creerà un loop senza fine di inflazione.

Facciamo così. Piantamola lì e diamogliela questa cappero di libertà. Via dai coglioni italiani. Foeura di bal. Leviamogli però tutte le basi militari italiane, comprese quelle ammeregane della NATO. Via Aviano e compagnia bella. Se i nostri soldatini marchigiani o del frusinate gli fanno ribrezzo glieli togliamo volentieri.
Se vogliono difendersi dalle orde islamiche ed irpine e non vogliono spendere, o rimediano con i loro fuciletti a tappo e le ronde armate di fionde, oppure mettono mano al portafoglio e sganciano i loro adorati schei per una bella dotazione bellica da paese serio e non da reame da operetta.
Qualche bel carrarmato (cosa vuoi che costino mai una trentina di M1 Abrams?), una quindicina di cacciabombardieri F15/E e Stealth (vogliamo metterci anche qualche drone?), una cinquantina di elicotteri MH53 Pave Low ed Apache. Giusto per difendere Ponte di Legno e la gloriosa Ponteranica, terra di tante glorie padane alle quali dedicare le targhe in piazza: Brighella, Gioppino, Vittorio Feltri.

Vediamo se, toltagli la copertura delle forze armate italiane, visto che vogliono fare da soli, gli resterà tanto da ridere, con tutti i terroristi islamici che girano.
A proposito. Avete visto come i loro leaders, così orgogliosi delle loro radici nordico-celtiche, con appena un turbante ed una kefiah addosso assumono subito un aspetto inequivocabilmente mediorientale?
L'apparenza inganna. W l'Italia.


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sabato 12 settembre 2009

La nostra naturale volgarità

"Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore.
Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".
(Pier Paolo Pasolini, 9 dicembre 1973)

L'orrido sketch della Marcuzzi con il wurstel non è solo l'ennesimo esempio di utilizzo finale degradante della donna in televisione. Non è nemmeno un problema di violazione della fascia protetta, visto che è andato in onda non a caso sulla laida Italia1, vero e proprio canale pornografico istituzionalizzato nell'ambito di una televisione ormai intrinsecamente oscena 24h24.
La scenetta è brutta di per sé, fa un uso pornografico della pornografia. E soprattutto è un insulto all'arte della rappresentazione della fellatio.

La simulazione di qualunque atto sessuale, la sua rappresentazione mimica o parodistica ci perturba molto di più della visione di tutti i primi piani del caso e dell'assoluta veridicità dell'atto, come avviene nel cinema hard.
Moltissime persone e, non meravigliatevi, moltissimi uomini trovano ad esempio osceni gli spot dei gelati, così pieni di allusioni orali.
Il motivo è che nella simulazione non c'è verità né naturalezza né vera disinibizione e, quel che è peggio, gli attori sono sempre consci di commettere qualcosa di proibito, di sporco, di disgustoso. Sono tremendamente imbarazzati, e si vede. L'imbarazzo è contagioso. Anche noi ci troviamo a disagio, ad un certo punto.
Nel porno, invece, gli attori fanno qualunque cosa con estrema naturalezza, dando l'idea di gradire molto ciò che stanno facendo. I migliori attori e attrici hardcore sono sempre stati quelli che trasmettevano allo spettatore l'idea di godere come porci facendo quelle cose.

Il modo in cui la Marcuzzi approccia il simil-fallo è disgustoso perchè è totalmente assurdo e innaturale. Sembra, poveretta, che debba accostarsi al pistolino di un morto, o di un animale o a qualcosa di appena amputato. Altro che gola profonda e clitoride delocalizzato. Gli fa schifo e si vede e ciò spegne automaticamente qualunque segnale erotico dovesse accendersi nello spettatore. Forse, ormai abituata a parlare solo di fase anale ed evacuativa a causa della "regolarità", ha dimenticato la gioiosa golosità e spontaneità della fase orale.
Insomma, se vi fosse l'Oscar per il pompino più brutto di tutti i tempi, per il modo più offensivo di accostarsi alla sacralità e bellezza del fallo, il premio sarebbe il suo.

Quando la rappresentazione del sesso non riesce ad eccitare, vuol dire che siamo solo di fronte alla volgarità. La volgarità disturba e spaventa, ricaccia l'eccitazione nel profondo impedendogli di sfogarsi con i fuochi artificiali.
Il porno è sgradito al potere perchè è liberatorio. La volgarità invece viene incoraggiata e spalmata ovunque come una melma maleodorante, soprattutto in televisione, affinchè non ci accorgiamo che il vero marciume viene proprio da chi utilizza la volgarità come arma di distrazione di massa.

Come aveva preconizzato Pasolini trent'anni fa, la televisione ha oggi il compito di volgarizzare tutto, di violarci l'anima rendendoci immuni all'indignazione, alla riprovazione non nei confronti del sesso ma della corruzione morale del potere. Un potere che ci considera solo puttane da utilizzare finalmente e da far cagare a comando con l'apposito yogurt.

L'unico dubbio che rimane è questo: è più oscena la Marcuzzi che spompineggia maldestramente un povero ed innocente insaccato in fascia protetta o il TG1 che pratica ogni sera per mezz'ora l'anilictus al padrone della televisione?

P.S. Il commento di Area: "Pensate sempre a male. E' un po' imbranata e non sa mangiare i Wurstel", mi ha fatto venire in mente un episodio divertente a cui ho assistito quest'estate su in montagna, a pranzo in un rifugio in Val Pusteria.
C'era questa donna, al tavolo con marito e due pischelli, alle prese con un wurstel formato gigante come si conviene in terra teutonica.
Lo teneva con due dita, pollice e indice, e con l'altra ha iniziato a spellarlo. Si, proprio così. Dopo aver praticato una rudimentale circoncisione e mantenendo nel corso dell'intera operazione l'espressione disgustata di chi sta compiendo un lavoro infame, ha usato un'orrenda violenza al povero wurstel, la cui pelle veniva strappata via a brandelli e gettata con disgusto nel piatto.
Credetemi, una scena orripilante da far arricciare le dita dei piedi.

Quando studiavo psicologia mi hanno insegnato che osservando le persone a tavola si possono capire molte cose sulla loro vita sessuale. Addirittura si consiglia di osservare attentamente la persona con la quale stiamo cenando la prima volta per capire come sarà a letto. Difficilmente ci si sbaglia. In soldoni, l'amante ideale a tavola mangia lentamente, gustando il cibo con appetito, masticandolo vigorosamente e a grossi bocconi. Non scarta che il minimo indispensabile e ama i sapori nuovi e creativi.
Guardatevi da chi trangugia mezz'etto di spaghetti in tre secondi netti, si mette a sezionare il prosciutto per preparare un vetrino con il grasso, mangia poco condito, beve acqua non gasata e fuori frigo e tocca il cibo con diffidenza.

Per tornare alla spellatrix della Val Pusteria, quale approccio potrà mai avere a letto una così con il membro maschile? Io, fossi il marito, non glielo affiderei.


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giovedì 10 settembre 2009

C'est Fini

"Caro Dio, quando nelle preghiere ti chiedevo di far morire quella persona anziana, che ha portato la televisione commerciale nelle case degli italiani e che fa sempre un sacco di gaffe non intendevo Mike Bongiorno". (mozart2006, 8 settembre 2009).

Ho trovato interessanti i commenti al post precedente, a parte i soliti papiminkia che non riescono proprio a concepire un mondo senza di Lui e temo credano veramente alla bufala dei 120 anni.
Dal che si evince che, come ha osservato qualcuno, quel giorno fatale che Lui verrà a mancare si suicideranno in massa come le "vedove" di Rodolfo Valentino o i più comuni lemmings.

La mia proposta di un triumvirato Fi - Fra - Ca non convince i lettori soprattutto sul versante Casini. Beh, si, c'è la liaison dangereuse con Caltagirone ma, come ho premesso, non si può sottilizzare troppo sui personaggi da buttare in campo in regime di emergenza. Sinceramente non credo che, raschiando il barile della politica italiana, il peggio si chiami Pierferdinando.
Ma l'UDC è troppo in odore di mafia, mi avete detto. Benedetta ingenuità, come se in Italia si potesse sinceramente fare a meno della mafia. E' facile scoprire chi, tra politici, magistrati, giudici e gente comune ci ha provato sul serio. Stanno tutti al cimitero.

Questa proposta bisogna prenderla come una specie di versione moderna del governo Badoglio (notate che il post l'ho scritto non a caso l'8 settembre).
In quel caso il generale era perfino un criminale di guerra, responsabile di orrori commessi sulle popolazioni civili durante le campagne d'Africa, a base di gas venefici e massacri perfino di religiosi, eppure gli fu affidata la transizione dal fascismo alla democrazia. Lasciate perdere che qualcuno oltreatlantico avesse interesse a mantenere un certo livello di fascismo attenuato per impedire l'avanzata comunista e a tal scopo certi personaggi sicuramente anticomunisti dovessero essere lasciati nei punti strategici, però non per questo l'Italia non ottenne la democrazia ed il ritorno ad uno status di nazione civile. Se qualcuno allora avesse detto: "No, Badoglio no, ci vuole una persona integerrima", a quest'ora saremmo ancora con i G.I. in giro.

Qualcuno mi consiglia di lasciar perdere Fi-Fra-Ca e cercare nell'utopia (ohibò) oppure altrove, come se a sinistra, giusto per parlare a caso, ci fosse un'alternativa. A sinistra non c'è nulla, solo Franceschini o uno degli altri galli del pollaio che però non sposterà di una virgola l'asse di un PD più immobile di un blocco di cemento.
Andiamo a pescare allora nella società civile? Chi, Grillo? Oppure riesumiamo i girotondi?
No, davvero, non c'è per ora alcuna alternativa praticabile ad una selezione tra il meno peggio che può offrire la destra.

L'apertura di Fini nei confronti dei diritti degli immigrati e in difesa della laicità mi pare notevolissima, visto che proviene dal medesimo schieramento politico di chi porta i maiali a grufolare sui luoghi dove sorgeranno le moschee. Qualcuno non si rende conto che, se è vero che Fini è stato fascista, ai suoi tempi, oggi in confronto ad un Borghezio, sembra un no global.
Berlusconi giustamente, dal suo punto di vista, ha la schiuma alla bocca. Lo sa benissimo che Fini sarebbe un'alternativa che non incontrerebbe ostacoli all'estero anzi, farebbe tirare un sospiro di sollievo a coloro che ormai vivono come una tortura dover avere a che fare con il joker italiano.
In pieno delirio di onnipotenza, straparla di "migliore leader degli ultimi 150 anni" e di sua insostituibilità. Chissà cosa ne pensano al Dipartimento di Stato.


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martedì 8 settembre 2009

Vai col triumvirato

Qui il discorso è molto semplice. C'è da ricostruire la reputazione dell'Italia, devastata da un virus di influenza porcina che rischia di rendere inutili tutti i vaccini di cui parlava il povero ed illuso Montanelli. C'è da ridare credibilità all'estero al nostro paese, divenuto un'Osteria numero venti che perfino gli egizi dileggiano con canzonette sconce. C'è da ricomporsi, rivestirsi, rimuovere i cadaveri della dignità nazionale e della carità di patria e pregare che in meno di un quarto di secolo si dimentichino che ci siamo fatti governare dal pornoduce per quanto, un quindicennio?

Certo che se aspettiamo il PD, che di tre candidati rischia di non riuscire a fare un leader, diventiamo tutti pronti per la badante, quindi buttiamoci sull'unica alternativa plausibile all'Innominabile, rappresentata da un bel triumvirato: Fini, Casini, Franceschini.
Su, su, non si può andare troppo per il sottile di questi tempi. In mancanza di pollo e coniglio va bene anche il gatto.
A parte che almeno due su tre sono più a sinistra di Cicciobello, i nostri Fi - Fra - Ca sono tutti e tre emiliani: due bolognesi e un ferrarese. Attenzione, è un'occasione irripetibile. Rischierebbero seriamente di trovarsi d'accordo su come governare l'Italia attorno ad una bella braciolata di costine, salsiccia, castrato e fiorentine.

Il triumvirato della crescentina? Può darsi ma io ci metterei la firma, se questo fosse il volto di un governo di unità nazionale a venire con un centrodestra più che presentabile (Fini e Casini) e un centrosinistra ancora imperfetto ma con qualche virtù in pectore.
Se domani sparisse Berlusconi risucchiato da un universo tangente, inghiottito da un buco nero, rapito dagli alieni o da un'aquila reale, potremmo sperare di ricostruirci una dignità proprio con un'alternativa come questa. Perfino già bell'e pronta, se ci pensiamo. Io ci spero.

(Satire mode off)

Infine due tristi notizie di giornata. E' morto Mike Bongiorno. L'altra si ricava per inferenza.
(Aiutino: sono sempre i peggiori che rimangono).

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lunedì 7 settembre 2009

Simonie in corpo 11


Come avrebbe detto il mitico Gigi Garzya, difensore del Lecce, "sono completamente d'accordo a metà con il Mister". Nel mio caso, il mister è Paolo Barnard.
Non mi riferisco alla ormai appiccicaticcia discussione sul mostro palentario della gnocca commercial-mediatica, che ha spappolato i coglioni, ma a questo articolo (grazie Area), dove Barnard ci fa notare, giustamente, come le dimissioni di Dino Boffo, mazzolato a sangue da Alex De Feltri ed i suoi drughi, non siano state affatto rifiutate dalle gerarchie vaticane ma subito accettate senza indugio e, parrebbe, quasi con sollievo.

Effettivamente è strano che chi è stato definito coram populo e da tutti i pulpiti domenicali vittima di un proditorio attacco alla propria integrità morale non venga difeso dai suoi superiori nella conservazione del posto di lavoro ma venga accalappiato e abbandonato in autostrada. Ha ragione Barnard quando dice che avrebbero dovuto dire a Boffo, una volta ricevute le dimissioni: "No, stai scherzando? Non se ne parla nemmeno, tu resti al tuo posto e basta".
Invece no. Oh che brava persona, oh che bravo giornalista, oh che stellìn ma non vogliamo noie nel nostro locale.

Questo comportamento è tipico nell'ipocrisia pretaiola. Difatti, di cosa si ha paura in ambito ecclesiastico? Non del peccato o del peccatore, per il quale c'è sempre il perdono o il Crimen Sollicitationis ma dello scandalo che deriva dal disvelamento del peccato.
Ovvero, giusto per fare un esempio estremo ma che rende l'idea, fintantoché i bambini stanno zitti e non inguaiano il parroco che li manipola abusivamente, il reato non sussiste. Si chiudono entrambi gli occhi ed anzi, si invita tutti ad un omertoso silenzio.
Se qualche mamma però esplode e va in Curia a fare casino, allora zitti zitti si prende il parroco amante dei bambini e lo si trasferisce in altra provincia o in cima ad un cucuzzolo, al riparo dallo scandalo e magari permettendogli di ricominciare indisturbato a palpeggiare chierichetti di montagna.

Nel caso di Boffo, accettare le dimissioni sembra quasi voler dire: "Beh, ora che tutti ormai sanno che sei omosessuale è il caso di continuare a fingere che in Vaticano il vizietto non esista".
(Bocca mia taci e non dir più nulla). Non importa che, accettando le dimissioni di Boffo, i gerarchi vaticani abbiano implicitamente assegnato dieci punti al serpeverde Feltri e fatto trionfare l'ingiustizia.

Sono d'accordo con Barnard quando egli interpreta il comportamento della Chiesa come parte di un do ut des più scandaloso di qualsiasi perversione sessuale.
In sostanza si perdonerebbe al vecchio pornoduce di aver tradito la moglie con ragazze a pagamento, di aver tenuto una condotta scandalosa (si teme anche con ragazze minorenni, perciò "la Repubblica" continua a chiedergli spiegazioni), di aver scambiato le figurine dei ministeri con le sue favorite, per non parlare di altre porcate da almeno 10.000 avemarie e 4.560 paternoster di penitenza.
Tutto ciò, in cambio di leggi, decreti e leggine contro i diritti civili laici come il matrimonio gay, il testamento biologico, i diritti dei conviventi, l'aborto, la RU486, ecc. Forse perfino il divorzio, una volta che lui l'avesse ottenuto.
Un odioso mercimonio che mostra tutta l'ipocrisia di chi vorrebbe ergersi a difesa del sacro e invece vende ogni giorno l'anima al diavolo rossonero.

Una volta, la vendita delle indulgenze ed il perdono dei peggiori peccatori a suon di dobloni e un tanto al chilo si chiamava peccato di simonia.
Ormai siamo al 3x2, allo svuoto tutto, alla liquidazione totale, al saldo delle indulgenze. La perdonanza, sai, è come il vento.

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