martedì 29 dicembre 2009

Ma i debunkers di ferro sognano bufale meccaniche?

Confesso che se dovessi scegliere chi buttar giù da una torre, se un complottista o un debunker, ovvero uno smascheratore di bufale, soprattutto uno di quelli che lo fanno per professione sentendosi in missione per conto di Occam e del suo rasoio, non avrei dubbi. Salverei il complottista perchè i complottisti sono dei creativi, sono più simpatici e, come le cattive ragazze, si divertono di più.

Non sopporto invece chi considera l'Autorità, a prescindere e per definizione, sempre attendibile in tutto ciò che racconta. Che siano le grandi Balle Imperiali sulla guerra al terrorismo o le piccole balle, le ballette del nostro nano di servizio, tipo che lui in tre secondi netti ti risana un bilancio statale e ti ricostruisce una città terremotata con l'imposizione delle mani.
In ogni caso, su larga o piccola scala, bastano due colpetti di propaganda ben assestati sui lobi frontali con il lobotomo televisivo e la certezza che nessun giornalista rompipalle andrà a controllare se i miracoli sono veri e non millantato credito e il gioco è fatto.

Se a qualcuno non tornano i conti o non si fa persuaso di ciò che gli viene ammannito dalla cosiddetta Informazione radiotelevisiva, a ristabilire l'Ordine ci pensa il debunker, il disinfestatore mediatico di bufale, colui che viene considerato dalla massa lobotomizzata alla stregua delle antiche Sibille e degli Oracoli.
Se il bambino si domanda come mai tutti ammirino gli abiti sciccosi dell'Imperatore, quando di luccicante c'è solo il bianco delle sue chiappe, il debunker, rapido ed infallibile come il sommergibile, dice che il bambino sbaglia ad avere dei dubbi. Quella che l'imperatore sia nudo è solo una bufala, un'illusione ottica facilmente spiegabile consultando "Popular Mechanics" e visitando il sito di Attivissimo. Nel vocabolario del debunker con il termine "bufala" si intende qualunque cosa che non venga ufficialmente approvata con il sacro sigillo dell'Autorità. Questo li rende ai miei occhi molto simili ai vecchi e gloriosi "servi del potere" ed altrettanto antipatici.

Ora, dal punto di vista psicologico, siccome la bugia esiste ed è caratteristica di ogni essere umano, siccome anche gli uomini di potere sono esseri umani, di conseguenza anch'essi possono mentire. Per i debunkers invece mentono solo i complottisti e perchè? Per fare un dispetto ai debunkers. Per paradosso, i debunkers non vedono altro che il grande complotto dei complottisti. Se noi complottisti abbiamo un grosso vissuto persecutorio, anche loro non scherzano.

Per spiegare l'incrollabile dabbenaggine (ma sarà vera idiozia?) che rende ciechi, sordi e muti i debunkers e i loro seguaci di fronte alle più colossali evidenze di frode e mendacio, si tira in ballo il Super-Io e la deferenza verso il Potere. Insomma l'essere un po' schiavi dentro e farsela sotto appena il nostro piccolo mondo fatto di casette di lego e certezze incontrovertibili, compresa l'esistenza di Babbo Natale, viene disturbato da un paradosso che apre una porticina verso un altro universo possibile. Anzi, a volte gli universi potrebbero essere infiniti. Meglio quindi serrare la porta e prendersela con il Relativismo che corrompe la gioventù. Meglio che solo uno abbia ragione, possibilmente il Duce.

In questi ultimi giorni siamo inondati da notizie che puzzano lontano un miglio di propaganda. Che sia in atto una campagna d'inverno vera e propria è molto probabile. Forse qualcosa di grosso bolle in pentola e forse c'entra l'Iran e un nuovo capitolo della Guerra al Terrorismo che, ultimamente, era stata un pò messa da parte con l'avvento di Obama e l'uscita di scena (forse) dei neocon. Sparita la Palestina dalle news - e forse anche dal Medio Oriente, chissà - con le guerre in Iraq ed in Afghanistan che languono in un immoto pantano, ci vuole una scossa. Rianimare Osama Bin Laden sarà difficile a meno di non trovare qualche Fran-ken-stin capace di farlo ma Al Qaeda è sempre pronta all'uso, come la polenta istantanea.
Non dimentichiamo che tutti parlano di una crisi ormai passata ma se ciò non fosse vero e si preparassero sconvolgimenti economici con conseguenti tumulti di popolo da sedare, una bella minaccia terroristica islamica da sventolare come spauracchio ormai collaudato sarebbe la scelta più logica da seguire, da parte del potere costituito.
Intanto si può costruire un clima non di odio ma di paura, di incertezza che spingerà il popolo a starsene acquattato in casa perchè le piazze possono essere pericolose.

Abbiamo avuto vari attentati ad un campione di importanti figure di potere ma attenzione, si è trattato di attentatucoli, di bagattelle, di un manipolo di pazzerelli bastErdi, di "personal psaicolabails" che girano il mondo tirando souvenir, placcando anziani in gonnella, nascondendosi provette di esplosivo nelle mutande - "vuoi far saltare l'aereo o sei contento di vedermi?" ed hanno pure babbi banchieri nigeriani, come quelli delle mail spam dove ti scrive il Principe del Burundi in persona.
Quando l'attentatore picchiatello e grande fruitore di "social network" (ci arrivo) si siede al suo posto sull'aereo che dovrà far esplodere chi si trova a fianco? Un regista olandese che, nel momento in cui scatta l'allarme, agisce con un sangue freddo ed una conoscenza delle regole di ingaggio da fare invidia ad un membro di un corpo speciale. E ovviamente, come nella mitologia dell'11 settembre, anche su questo aereo i passeggeri ti disarmano l'attentatore con quattro mosse di kung-fu.

Le notizie relative a questo rifiorire di Terrorismo sono strane e fatte di dettagli incongruenti ma, intanto, il solo nominare aerei ed esplosivo fa crescere il livello di paura generale. Casualmente vengono annunciate nuove restrizioni alle libertà personali; chi andrà in aeroporto sarà scannerizzato come in "Total Recall" ed immagino che chi costruisce gli impianti all'uopo sarà contento delle commesse miliardarie che gli arriveranno.
A Roma, nel nostro piccolo, si eliminano le fermate degli autobus perchè il nano si agita al pensiero che il prossimo souvenir, magari una miniatura del Colosseo, gli arrivi nel coppino da un attentatore giunto a Via del Plebiscito con il "64".
La libertà che più bisogna limitare, però, è quella di espressione non direttamente controllabile dal Potere, e cioè il mondo della controinformazione e del libero scambio di idee ed opinioni su Internet. Qui il Potere diventa schizofrenico. Facebook è un grande strumento in Iran perchè permette di mettere in luce la stronzaggine di Ahmadinejad, però in Italia Facebook è uno strumento eversivo perchè vi si inneggia a Tartaglia e alla Maiolo (la spintonatrice del Papa, non Tiziana).
Sarebbe sufficiente questa scissione ideologica per capire che il Potere non vuole cittadini liberi ma subordinati e che per ottenere lo scopo di creare paura e conseguente sottomissione ogni mezzo è lecito, sapendo di farla franca alla fine.

I complottisti sono paranoici, senz'altro, ma i paranoici veri come Philip K. Dick (nella foto) a volte riescono a vedere oltre e a prevedere la guerra preventiva, l'invasività del controllo del potere sul cittadino, gli scanner negli aeroporti, il potere dei media e della televisione in particolare. In fondo, quando sono profeti, hanno una funzione di pubblica utilità e sono come quel bambino che non ci stava a farsi prendere per il culo dal culo nudo dell'Imperatore.

domenica 27 dicembre 2009

Donne che odiano i nani

"Mi hanno sempre colpito questi congressi-convention con le hostess tutte uguali, carine, alte, col culetto impacchettato nella minigonna a tubo, le tettine acute, lo sguardo dolce. Oggi imparo che questa fauna si chiama ragazze immagine, accompagnatrici, hostess, alla peggio escort. L’importante è che abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la libido.
Ho sempre visto con quanto disprezzo, anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo." (Paolo Guzzanti)

"E' un sadico porco che odia le donne" (Lisbeth Salander)

L'estremo sadismo dell'egocentrico amatore di sé stesso ed odiatore del resto del mondo, perchè inadeguato a compararvisi, è tormentare la sua vittima affinchè il malcapitato o la malcapitata alla fine cedano e si sottomettano. Devi amarmi per forza. Io ti disprezzo perchè non mi ami, perciò tu devi amarmi. Ho il potere di farmi amare, anche a bastonate, se fosse necessario.

Pover'ometto, quale abisso di complesso di inferiorità cela tale smania di sopraffazione. Amore? Non scherziamo. Anche se penso che questa stronzata dell'"AMORE" e relativo partito gli sia stata suggerita da qualche suo prete baciaricchi oppure da quei creativi bolliti di cui si circonda, per fortuna si capisce subito che il suo amore, come tutto ciò che da egli emana, è falso come l'ottone.
Non a caso un sacco di gente non ci crede, al suo amore. Non tutti sono affetti dalla perversione complementare al sadismo, il masochismo e tantomeno desiderano sottomettersi a lui.

Eh si, scusate, ma anche se mi sforzo non mi esce nulla, nessun pensiero positivo, soprattutto pensando e ripensando a quello strano attentatucolo. Il souvenir pacchiano quasi quanto lui, quella specie di sacchetto nero della monnezza che, non si sa come, gli compare magicamente in mano subito dopo la botta prima che i suoi boys lo trascinino in camerino... oops, in auto, per il trucco prima dell'esposizione dell'uomo sindone.
Ha ragione Lidia Menapace a parlare di stigmate. Ecco cosa ricordava quello stranissimo sangue per niente simile a quello che sgorga copioso da ferite fresche e che lorda gli abiti (in questo caso rimasti intonsi!) ma spalmato sul volto, in certi punti quasi rappreso, da madunino che piange, da natuzzo evolo in estasi mistica. Chissà se è sangue vero o è l'ennesimo trucco dell'imbonitore da fiera in cerca di rilancio? Sono vere stigmate o c'è il trucco? Ah, se fosse ancora vivo Padre Agostino Gemelli!

Un'esposizione plateale in favor di telecamera, al di là di ogni logica di sicurezza e poi la scomparsa. Chi l'ha visto? "Tornerò dopo le feste." Vedremo. Scommettiamo che non si noterà nulla delle ferite? Un asso quel chirurgo, sembra che non gli sia successo nulla*. E scommettiamo che, se non gli concederanno l'impunità totale, ricomincerà a sanguinare?

* sempre pronta a ricredermi qualora dovesse ricomparire con il profilo da pugile di Owen Wilson e un delizioso quasi-leporino à la Joaquin Phoenix . Chissà, forse potrei perfino innamorami.

venerdì 25 dicembre 2009

Mai più senza: il personal psicolabile

Nel mondo dei vip serpeggia il panico. Diciamolo, se non hai subìto un attentato da parte di uno psicolabile nel mese di dicembre, non sei nessuno.

Prima Berlusconi in Piazza Duomo con il lancio del souvenir. Attentato pacchiano con una nota splatter e un finale sdolcinato sul quale reclamano i diritti d'autore Riccardo Schicchi, Cicciolina e Mauro Biuzzi nel nome della compianta Moana Pozzi.
Poi Michelle Obama che doveva essere uccisa da una squilibrata alle Hawaii. Attentato sventato a monte dai servizi segreti.
Ieri sera il Papa, aggredito da Ugly Betty in piena messa di Natale. Benedetto si è rialzato con una capriola all'indietro degna di Pai Mei. E' andata peggio al cardinale Etchegaray, che ci ha rimesso un femore nel placcaggio stile All Blacks.

D'Alema, per sedersi al tavolo delle riforme, si acconterebbe anche di un buffetto sulla guancia, di un nocchino sul capo, di una spintarella. Anche su commissione e per finta, disciamo.

mercoledì 23 dicembre 2009

La zingarata di Moretti

"Chi si deve mettere in viaggio per lunghe percorrenze, come dal Nord alla Sicilia o viceversa, farebbe bene a munirsi di panini e coperte, o almeno di un maglione in più nel caso in cui dovesse saltare la rete elettrica e quindi il treno fermarsi con la possibilità di una interruzione del riscaldamento all'interno del convoglio e di un accumulo di ritardi."
(Mauro Moretti, amministratore delegato FS)

Ho frequentato treni e stazioni da pendolare sulle tratte Faenza-Cesena e Faenza-Bologna ogni giorno per cinque anni, quando studiavo all'Università. Al mattino treno alle 7:40, come nella canzone di Battisti e alle 18:00 quello del ritorno. Faenza - Castel Bolognese - Imola - Castel S. Pietro - Varignana - Mirandola - Bologna. Tutte le santissime fermate.

Di quei tempi non ricordo particolari disagi, se non quelli endemici di un paese che non è più riuscito, dopo la dipartita del Duce, a far arrivare i treni in orario: ritardi e sovraffollamento.
Ogni lunedi, ad esempio, c'era il problema del rientro dei fuorisede dal weekend trascorso a casa. Ore 14:00, assalto tipo Freccia del Punjab. Un treno vecchio, di quello con gli scompartimenti stile Orient-Express. Ogni volta, immancabilmente, ti toccava fare il viaggio in piedi o seduta sui seggiolini a misura di sedere di puffo nel corridoio. Domanda di rito al controllore: "Perchè il lunedì, sapendo che il treno si riempie all'inverosimile di studenti, le FFSS non predispongono un paio di carrozze in più?" Risposta con alzata di spalle oppure con un laconico "perchè non ce ne sono".

Delle ferrovie ricordo inoltre la puzza che ti rimaneva addosso quando eri costretta, per mancanza di posti liberi altrove, ad infilarti nelle camere a gas per fumatori e ovviamente i già accennati biblici ritardi. "Informiamo i sigg. viaggiatori che l'interregionale proveniente da Lecce, atteso in stazione alle ore 18:15, per prolungato ritardo, viaggia con circa 80 minuti di ritardo."
Di disagi veri e propri ne ricordo, per fortuna, pochi.
Una volta si ruppe il treno in aperta campagna. Dovettero mandare un'altra motrice a trainarci misericordiosamente fino alla successiva stazione.
Un'altra volta, a causa di un'alluvione, si allagarono i binari a Forlimpopoli e quindi fummo trasportati via autobus da Cesena a Forlì e poi caricati su un treno successivo. Tre ore di ritardo sulla tabella di marcia. Tra parentesi, non c'erano ancora i telefonini e quindi non c'era modo di avvertire casa che si sarebbe fatto tardi. Decisamente altri tempi.
La mia seconda volta a Vienna viaggiai in modalità quasi fantozziana. Dieci ore in una poltroncina striminzita, senza poter allungare le gambe e con il riscaldamento spento. Tenendo conto che era il 1° gennaio, una goduria.

Tutto sommato sono stata fortunata se tutto il disagio della mia carriera di viaggiatrice delle FFSS si riduce a questi pochi episodi. In confronto a ciò che sta succedendo ultimamente nelle ferrovie sempre più apparenza e meno sostanza, privatizzate nel senso che le controlloresse hanno il bel foularino simil-hostess ma i sedili li puoi trovare imbottiti di cimici, la manutenzione è un costo da eliminare e su tutto aleggia un insopportabile classismo.
Siamo tornati, con le fanfaronate della Freccia Rossa ai treni per i signori di qua e i treni per i poveretti, quelli destinati ai pendolari, di là. Se il classismo è considerato un vecchio arnese ottocentesco, in ferrovia è ancora un must.
Due anni fa andai a Roma e vidi la differenza tra la sala d'attesa per i passeggeri di prima classe extralusso supervip e quella normale, per le seconde classi e le prime normali non vip. Perfino i bagni erano diversi dagli altri. In questi c'era perfino la carta. Ci infilammo per sbaglio nella saletta riservata e le signorine alla reception ci fecero notare che i nostri biglietti non s'intonavano con l'ambiente.

In questi giorni, per un po' di neve, si è visto quanto debole sia la capacità di Trenitalia di fronteggiare l'emergenza e quanto sia poggiata sulla managerialità-spettacolo la sua gestione di un servizio pubblico in concessione.
I disagi patiti dai viaggiatori non hanno scusanti. Non parlerò anch'io, per fare un impietoso paragone, delle ormai mitiche ferrovie finlandesi, visto che ne ha già parlato egregiamente il sempre ottimo Lorenzo Cairoli. Lascio piuttosto la parola ai ferrovieri, a coloro che vivono dal di dentro tutta la problematica del settore.
Lettera aperta ai viaggiatori:
“Quanto è successo non è addebitabile, se non in minima parte, al maltempo quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate.
Vogliamo chiedere pubblicamente scusa, a nome di tutti i ferrovieri, alle migliaia di pendolari e viaggiatori per i disagi e i disservizi subìti in questi giorni. Ma soprattutto vogliamo esprimere il nostro imbarazzo per l'atteggiamento poco rispettoso, al limite dell'offensivo, tenuto dai vertici aziendali.

Siamo vittime insieme a voi degli stessi disagi e spesso anche oggetto delle legittime proteste, perché accomunati a chi, contro ogni logica, ha presentato l'inverno e la neve nel nord Italia come "evento imprevedibile" e ha manifestato una indifferenza al limite dell'offensivo.
La causa principale non è addebitabile, se non in minima parte, alla "emergenza maltempo" quanto piuttosto a scelte tecniche e gestionali errate, oltre che alla scarsa considerazione per gli utenti. Per questo non ci pare giustificato il rifiuto dei rimborsi. La riduzione degli addetti in tutti i settori, la saturazione delle capacità di treni e linee (comprese le nuove tratte AV, costate tanto alla collettività, in termini economici, ambientali e di vite umane), la copiosa propaganda e la promessa di prestazioni inverosimili hanno generato aspettative che non possono ragionevolmente essere soddisfatte. Il mito del profitto ferroviario e di una ferrovia fatta di lustrini rossi si è impantanato in quattro dita di neve.

Siamo orgogliosi di lavorare in una azienda che si ammoderna ma ci dissociamo quando gli investimenti, pagati con i soldi di tutti, vengono concentrati solo su un settore a danno della generalità della popolazione. La pubblicità non basta a far marciare i treni, sicuri, puliti ed in orario.
Lavoriamo in un "gruppo" pieno di amministratori delegati, "manager" e dirigenti che hanno rinunciato al loro ruolo di iniziativa e controllo e che hanno scelto la strada più semplice: obbedire sempre, in silenzio, anche di fronte a scelte oggettivamente sbagliate e dannose. Noi ferrovieri "semplici" che pur con tutti i nostri limiti, garantiamo giorno e notte la regolarità del servizio ferroviario, siamo mortificati nel vedere sciupato il nostro lavoro e infangata in questo modo l'immagine della nostra azienda.

L'amministratore delegato Mauro Moretti, invece di chiedere scusa e prendere adeguati provvedimenti, non escludendo neanche le proprie dimissioni, ha attaccato tutti, viaggiatori, giornali, macchinisti, fino ad arrivare alla inverosimile richiesta di dotarsi di coperte e panini! Come ha detto il ministro Matteoli, forse si tratta di una persona sotto stress.
Auspichiamo che dopo quanto accaduto in questi giorni lo Stato riprenda le redini di questo importante servizio pubblico facendolo funzionare nell'interesse della collettività e non di creative scelte di mercato. (La rivista "ancora In Marcia!")
Se non bastasse la voce dei ferrovieri, per capire lo stato in cui versa il servizio ferroviario italiano ci sono poi gli ormai leggendari servizi di "Report". Soprattutto sullo smantellamento dell'infrastruttura che permetteva controlli regolari da parte di una manutenzione affidata non a terzi ma a personale ed officine interni. Smantellamento nel nome del Dio assoluto della privatizzazione: "tagliare i costi". Tagliare tutto tranne lo stipendio dei supermanager. Di coloro che, non contenti di non saper assolutamente affrontare un'emergenza, impegnati come sono a pensare solo agli utili, invece di migliorare il servizio, si travestono da buontemponi e vanno a schiaffeggiare i viaggiatori in partenza sul locale per Empoli. "Buon viaggio, signore!"

martedì 22 dicembre 2009

Posso dire che odio l'inverno?

Odio l'inverno che si porta dietro: nebbia, freddo, pioggia e neve. Lo odio ancor di più quando manda in giro per le strade il suo serial killer preferito, il ghiaccio.
Il ghiaccio infido come un serpente che ti fa sfida "stai in piedi se ci riesci" e ti fa dare uno slappone per terra quando meno te lo aspetti.
Il ghiaccio che costringe i nostri anziani prigionieri in casa per sfuggire alla sua bramosia di femori, braccia, spalle e nuche.

Il freddo, quello che ti attanaglia la testa, ti prende alla gola e fa fare bisboccia a tutta la maledettia genìa di virus influenzali.
Il freddo che uccide i senzatetto, che stringe in una morsa di dolore i cardiopatici, che fa tremare chi non ha una casa ben riscaldata e confortevole, come i terremotati ancora lontani dalla ricostruzione delle loro case (checché ne dicano i tg) e coloro che 600 euro di bolletta di gas, quest'anno, proprio non possono permettersela.

Se qualcuno mi dice che il Natale è bello con la neve...

lunedì 21 dicembre 2009

Mettiamo il lucchetto a Ponte Silvio

L'amore di cui sostiene farci oggetto il nostro presidente del consiglio è vero amore, quello che sostiene anche i sacrifici e le pene e sopravvive al passare del tempo o è l'amore sdolcinato bimbominkia, fatto di cuoricini, fatine luccicanti, cagnolini che sleccazzano lo schermo e frasi da baci perugina?
Ho paura si tratti della seconda che ho detto.

Che sia in preda ad una pericolosa deriva gerontoadolescenziale è evidente. Che Erasmo da Rotterdam stia per essere soppiantato da Federico Moccia e Machiavelli da Marco Carta è ormai inevitabile.
La sua trasformazione in un papibimbominkia brufoloso ha già raggiunto il punto di non ritorno. Non c'è niente di male ad avere settant'anni se però non se ne vogliono dimostrare sedici perchè si hanno amiche di diciotto. Ma i suoi medici, che dicono? Ah, giusto, sono tutte balle. Non è vero che frequenta diciottenni, che ha messo le bombe, che tocca i giudici corrompendoli, che tromba ancora e che è mafioso.
NON VI CI PROVATE A TOKKARE SILVIUCCIO KE SIETE SL DL MEERDE. LUI E' UNIKOOOO!!!

"L'amore vince sempre sull'odio e sull'invidia". Il male della banalità. Ci porteremo questa frase addosso per mesi. Non viene più via, come "tu sarai la forza mia". Bisognerebbe sverniciarsi il cervello per eliminare certe stronzate.

Ora che è Natale, figurati, giù melassa, letterine (nel senso di lettere) e videomessaggi del nostro Amore72, ma solo ai "letori" del "Giornale", ossìa a gente del proprio branco, agli iscritti al proprio fansclub. E' un po' patetico quando invita chi già lo vota e lo voterebbe anche se il contendente fosse Gesucristo, "con l'occasione" (!!!), a "regalarsi e regalare una tessera del PDL".
Amore si, ma interessato.
Però mi delude se ama vincere facile con dei fans che hanno già i calzoni calati.
Cosa succede al grande seduttore che non ci prova più con noi che siamo riluttanti? Non ha il coraggio di dichiararsi?
Ci messaggerà anche noi?

"Skusa splendore, ma ti voglio kandidare". Firmato Amo'72

"Skusa Amo'72 ma c' ho da fare. E nn insistere xchè ti appendo al gancio in mezzo al cielo".

domenica 20 dicembre 2009

La destra dentata

"Andrò avanti per il bene del Paese".
Tra le righe: "e per il mio interesse personale che è ciò di cui mi frega soprattutto".
Presidente ma... essere sincero una volta, una volta sola nella vita, no?
"Sono commosso e ringrazio Verona che ha per prima voluto organizzare questa manifestazione di solidarietà".
Non mi stupisco. La città dell'amore, di Giulietta. Da noi, sa, non avrebbe avuto lo stesso calore, quel bel calore veneto. Siamo romagnolacci magnaprit e ancora troppo bastardi rossi dentro. In questi giorni di dolore, ogni volta che appariva sullo schermo tv, lo vuole proprio sapere? erano sghinazzate, battutacce, risolini.
La cosa più gentile che ho sentito a commento delle sue immagini di convalescente incerottato proveniva da un tavolo di ristorante accanto al mio, da una tavolata nemmeno di black bloc e punkabbestia ma di signori dall'aspetto inequivocabilmente partita IVA giacca&cravatta. Guardi, mi fa male perfino ripeterlo ma hanno detto, rivolgendosi proprio a lei: "T'é da murì!" (non oso tradurre). Lo so che la farà lacrimare più della tronculare frontale ma un altro commensale ha ribattuto: "Col cazzo che lo rivoto!" No, mi sa che non erano proprio comunisti.
"L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio".
Dunque. Gesu Cristo, che dell'amore ne fece una bandiera, finì male. Non parlo del gran finale con la Resurrezione ma del sottofinale, sulla croce.
La storia d'amore del Titanic non è finita molto bene. I sopracitati Giulietta e Romeo hanno avuto un doppio funerale.
Anche con gli ayatollah, vede? Il Signore t'ha fatto morire quello buono, quello che si opponeva alla dittatura. Ma dico, non potevi far schiattare quello fetente?
Quindi, non faccia il Federico Moccia della politica e non finga di essere buono. Continui a stare dal lato oscuro della forza, che è più vantaggioso. Finchè la Forza la sostiene, è ovvio.

Ah, l'invidia. Ma davvero pensa che chi la odia lo faccia per invidia? Ci sono ottantenni con meno rughe di lei e che trombano ancora senza aiuti. Secondo me è lei che dovrebbe invidiare loro. E poi lo sa che i soldi vanno e vengono e con tanti soldi ci si fa anche tanti nemici? Quei vecchietti di nemici come i suoi non ne hanno.
"Sotto l'albero di Natale, regalate una tessera del Pdl".
Voleva dire una tessera di Mediaset Premium ma si è trattenuto.
Ah, vecchio bottegaio!

A proposito di denti. Stamattina sul blog dell'amico Tafanus ho letto questa chicca, tratta da un vecchio giornale del 2002: "Dentiere a 800mila anziani".
Leggetevi l'articolo ma, in soldoni, nel maggio del 2002 il nostro amato nano si spremette l'idea di munire, nel giro di due anni, 800 mila vecchietti sdentati di una nuova gioiosa macchina per masticare. Aggratis, è ovvio, con qualche clausola scritta in piccolo: solo a chi ha rimasto meno di cinque denti in bocca ed è in condizioni di estrema povertà, il famoso reddito capestro non superiore ai 6.713 euro o a 11.271 se coniugati. Compresi coloro che dichiarano 11mila euro ma poi girano in Hummer.

Da gran bastarda quale sono, ho subito controllato se questa iniziativa fosse poi andata a buon fine.

A novembre 2002 i primi problemi:
"Procede con una certa lentezza il progetto delle cosiddette «dentiere di Stato», personalmente voluto dal premier e destinato agli anziani ultrasessantacinquenni con la pensione minima. Fu annunciato con particolare enfasi molti mesi fa ma la sperimentazione non è ancora partita. Lazio e Piemonte dovrebbero essere le prime regioni a distribuire le dentiere. Successivamente sarà scelta anche una regione del Sud, per evitare discriminazioni. «Molti i nodi da sciogliere», leggiamo su «Il Secolo», quotidiano di An, partito di governo: «Non risulta ancora chiaro come i dentisti saranno remunerati per il loro lavoro, visto che nella legge finanziaria non è stato inserito un capitolo ad hoc». Già: un problema non da poco, perché, sia pur animati da spirito solidale, gli operatori del dente giustamente vogliono farsi pagare. La fase operativa dovrebbe comunque essere avviata a gennaio, dopo una serie di vertici tra i cosiddetti esperti."
Poi accadde un vero e proprio evento misteroso. Delle dentiere non se ne parlò più fino a maggio 2003, quando ricomparirono in prossimità di un turno elettorale. Ripresentate come una novità ma diminuite di numero. Non più 800mila ma, più realisticamente, 6mila:
"Dentiere gratis a favore di anziani indigenti con più di 65 anni di età. L' iniziativa è stata presentata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La cifra stanziata è di 20 miliardi di vecchie lire. Il progetto, ha spiegato il premier, partirà nel Lazio che sarà la regione pilota di questa sperimentazione: circa 6 mila, si stima, le persone che dovrebbero beneficiarne. Unici requisiti richiesti: avere una situazione gravemente compromessa (non più di 5 denti), nessuna protesi e un reddito non superiore ai 6.713 euro o a 11.271 se coniugati. Le prime visite, già lunedì prossimo".
Ma è la stessa fuffa dell'anno prima. Promessa elettorale e basta? Circonvenzione di sdentato? Che brutta parola, però gli assomiglia tanto.

A luglio 2004 cominciamo a saperne di più sull'esito dell'iniziativa "Un sorriso per gli anziani", che è fallimentare. Intanto non si trattava di una dentiera nuova gratis ma di un bonus di mille euro da utilizzare per l'acquisto di una protesi. Quindi, chi doveva campare con 6mila euro all'anno avrebbe dovuto sganciarne 3-4mila da aggiungere a quelli del bonus del nano.
"Ne avevano promesse settemila. Invece ne sono arrivate molte meno della metà. [...]
La regione prescelta per la sperimentazione, che sarebbe durata poco più di un anno (da maggio del 2003 fino al 30 giugno del 2004), è proprio il Lazio.
Gli anziani potevano rivolgersi sia a studi dentistici convenzionati che ad ambulatori odontoiatrici pubblici. Tra questi anche il policlinico di Tor Vergata, il Gemelli, l' Umberto I, il Fatebenefratelli, l' Eastman e il San Filippo Neri. Ma l' iniziativa non è mai decollata.
Delle sette mila dentiere messe a disposizione per gli anziani di tutta la regione, ne sono state richieste poco più della metà (in tutto 3.775, di cui quasi ottocento non sono state accordate) e distribuite solo 1.886, di cui 1.035 nella città di Roma".
Nel 2005 la "sperimentazione" coinvolgeva, secondo Sirchia, "tremila anziani".
Nel gennaio 2006 arrivano le prime notizie giudiziarie relative alla "Truffa delle dentiere gratuite".
"Quattrocento mila euro spariti nel nulla per protesi mai installate: la Procura ha aperto un' inchiesta su una maxi truffa commessa ai danni del ministero della Salute che nel 2003 aveva stanziato dieci milioni di euro per finanziare il primo programma di odontoiatria sociale a favore degli anziani. [...]
Il progetto era stato poi affidato all' Agenzia di sanità pubblica allora presieduta da Domenico Gramazio. [...]
L' indagine, coordinata dal pm Giorgio Orano, non coinvolge politici ma punterebbe su presunte irregolarità nella Clinica Odontoiatrica dell' Umberto I. [...] decine di interventi fatti risultare come già effettuati ma in realtà mai eseguiti e regolarmente pagati: 200 mila euro ad arcata. Gli inquirenti avrebbero appurato che l' elenco degli anziani destinatari delle protesi gratuite sarebbe stato falsificato. In pratica molti dei vecchietti indicati non esisterebbero o non hanno mai ricevuto alcuna dentiera. Per il momento la presunta truffa sfiora i 400 mila euro. Ma gli inquirenti vogliono capire se le protesi siano state rivendute".
Mi piacerebbe sapere come è finita la storia. Se è finita come la "Pensione Minima a Mille Euro", con gli aumenti concessi arbitrariamente e poi da restituire a cura degli eredi, come ho raccontato qui. Se è finita come la "Social Card": 520mila card assegnate delle quali 190 mila risultarono senza copertura, cioè senza dindini dentro. Insomma se è stata la solita presa in giro. Tra l'altro, se vi ricordate, la storia delle dentiere è stata sventolata anche in faccia ai poveri terremotati dell'Aquila.

Veda Cavaliere, non è che la odiamo. E' che a chi ci prende per il culo a volte ci scappa di rompergli i denti.

venerdì 18 dicembre 2009

Destra liberale e destra molliccia e marrone

"Egregio direttore, per festività 'serene' senza ossessioni e allucinazioni.
Firmato: Gianfranco Fini".
"Ci vada piano con il lambrusco, il rosso fa bene ma non bisogna esagerare. E lui ultimamente ha fatto parecchio uso di 'rosso', e non gli ha fatto bene." Vittorio Feltri
Questo scambio di battute tra il Presidente della Camera e un noto giornalista immagine, scaturito a seguito della continua campagna di stampa denigratoria contro Fini portata avanti dal "Giornale", è come uno sprazzo di luce in queste giornate gelide e nevose, perchè dimostra ormai inconfutabilmente l'esistenza di due destre in Italia. Una ancora acerba ma che impara presto e macina esami su esami per laurearsi destra veramente liberale e democratica e quell'altra, una cosa molliccia, marrone e maleodorante che si identifica nella compagine governativa guidata dal nanocontuso.

Chissà, forse la celebre frase di Indro Montanelli
"Gli italiani non sanno andare a destra senza finire nel manganello."
riferita a Berlusconi ed alla sua accozzaglia di vario fascistume assortito per opportunismo potrà essere un giorno smentita.
Addirittura, una destra finalmente guarita dall'infezione berlusconiana e guidata da questo Fini, potrebbe raggiungere livelli di consenso ancora maggiori di quelli che raccoglie ora. E' questo che infiamma le emorroidi dei papiminkia e preoccupa gli inetti piddini grigi: la consapevolezza che esisterà una destra senza Berlusconi. Che morto un papi se ne farà un altro, speriamo trovandolo tra le persone ragionevoli e non tra gli avventurieri egocentrici a tendenza tirannica.

La destra molliccia non ha ancora recepito l'esistenza dell'altra destra presentabile e ragionevole, capace di distinguere, tanto per dirne una, tra difesa del territorio e razzismo becero, tra Patria e diritto di asilo e cittadinanza per gli stranieri che scelgono di vivere nel nostro paese.
Il fascioberlusconismo che si crede insostituibile ed eterno scambia la destra liberale per sinistra. Come accusavano Montanelli di essere divenuto comunista (figuriamoci, lui!) e idem il suo pupillo Travaglio, ora Fini è un traditore che si è venduto al nemico. I Berlusconidi sono come i tori, il rosso li rende nervosi e lo vedono dappertutto. Talmente nervosi che non sentono le banderillas che gli si stanno conficcando nella gobba.

Per tornare ai sedativi che vengono recapitati nelle redazioni degli house organ che sbattono le mogli ribelli in prima pagina con le poppe di fuori, è da notare la differenza di stile tra i due interlocutori.
Fini ci stupisce con una battuta più british del principedigalles di Feltri. Cortese ma efficace come una rasoiata.
Feltri invece non ci stupisce affatto, regalandoci come al solito una ventata di volgarità in faccia. Più che un direttore, un petomane.
Tanto per restare in tema di destra molliccia e marrone.

giovedì 17 dicembre 2009

Meno male che Pisistrato c'è

(…) questo Pisistrato di cui si parla, il quale, approfittando che gli Ateniesi della costa erano in discordia con quelli della pianura (capo dei primi era Megacle, figlio di Alcmeone, e di quelli della pianura Licurgo, figlio di Aristolaide) e mirando al dominio assoluto, diede vita a un terzo partito: raccolti, quindi, dei partigiani e facendosi, a parole, capo degli uomini dei monti, ricorse a questo stratagemma: dopo essersi ferito da solo e aver ferito le mule, spinse il carro nella piazza del mercato, come se fosse sfuggito ai nemici che, mentre egli si recava nei campi, avrebbero voluto uccciderlo. Chiedeva, perciò, al popolo di ottenere un corpo di guardia, egli che, già prima, s’era particolarmente distinto nella campagna contro i Megaresi, avendovi conquistato Nisea e compiuto altre valorose imprese.
Il popolo di Atene, lasciatosi ingannare, gli concesse di scegliersi fra i cittadini 300 uomini che furono non già i portatori di lancia di Pisistrato ma, piuttosto, portatori di clava, poiché lo scortavano seguendolo armati di clave di legno. Costoro, sollevatisi insieme con Pisistrato, si impadronirono dell’ acropoli.
(Da: Erodoto, Storie, I, 59, Mondadori)

In seguito all'instaurazione del potere assoluto di Pisistrato vi fu una compattazione del fronte dell'opposizione: un'alleanza tra Licurgo e Megacle costrinse il tiranno all'esilio.*

Nota a margine:
Esistono le teorie del complotto, quasi sempre volutamente ridicole, per le quali tutto nasce da un complotto.
Esistono poi coloro che per principio
mettono in ridicolo le teorie del complotto sostenendo, allargando il discorso, che i complotti non esistono.
Mentre complottisti e debunkers si prendono reciprocamente per i capelli, i complotti hanno luogo indisturbati.

* (Ogni riferimento a fatti e persone attualmente esistenti è puramente sincronicistico.)

Su Pisistrato è stato girato nel 1992 anche un film: "Bob Roberts". Storia di un miliardario dell'ultradestra candidato al Senato americano che, quando rischia di venir incastrato dall'inchiesta di un giornalista su un traffico di droga, inscena un falso attentato per impietosire l'elettorato. E di fatti viene eletto...



mercoledì 16 dicembre 2009

La P2 è iscritta a Berlusconi (*)

La tentazione dell'incendio del Reichstag da accreditare falsamente agli oppositori è sempre irresistibile soprattutto tra i wannabe dictators e i dittatorelli ormai bolliti che sanno di avere politicamente un piede nella fossa.
Altro che "smorzare i toni" come ancora si illudono il Napolitano e Don Bersani.
Il nano ammaccato è alle strette e le sta studiando tutte, con i compagni di grembiule e compasso che hanno rispolverato "Il manuale del perfetto piduista" contenente il materiale eversivo necessario per 1) sviare l'attenzione dalle vicende giudiziarie che lo riguardano; 2) abbindolare il suo elettorato anencefalo; 3) cercare di impietosire perfino chi lo tiene accoccolato sui testicoli.

Tutto fa brodo per alzare l'audience e mettere in moto l'applausometro, compreso rispolverare gli armamentari della strategia della tensione proprio in concomitanza con il quarantennale dell'inizio di quell'altra strategia della tensione, quella di Piazza Fontana di matrice neofascista.
Un attentato quasi patetico (non tutti si meritano dei Von Stauffenberg come cospiratori), un secondo attentatore che tenta di intrufolarsi nell'ospedale di notte dove è ricoverato l'impaziente e che si porta dietro non un cuscino (come nel "Padrino") ma un set di mazze da hockey. Apperò!
Infine una bombetta "quasi affettuosa" rivendicata dai soliti anarchici tuttofare che si portano su tutto.

Sa benissimo, il tumefatto, che i suoi veri nemici, quelli interni e quelli esterni - i suoi creditori di favori passati e i poteri che contano veramente al mondo, quelli che non gradiscono certi suoi avventurismi in politica energetica e le sue relazioni pericolose in politica estera, se volessero arrivare a lui non userebbero certo una ridicola statuetta maneggiata da un paziente psichiatrico in carico al SERT.
Quindi, da mestatore di professione ed ex appartenente ad associazione a finalità eversiva - ricordiamolo a chi crede che la P2 fosse una specie di ONLUS - incarica i suoi maggiordomi di fabbricare un set completo di capri espiatori da mostrare eventualmente al popolaccio papiminkia, a quei merdosi sciuri e sciurette che urlavano di "culattoni" e "barboni" a chi gli contestava l'idoletto tascabile, domenica scorsa. L'eroe vendicatore smascherato dell'infinitamente piccola borghesia. Capri espiatori utili a non far capire da dove realmente giunge il pericolo. Un po' come a Beslan, dove un regolamento di conti tra mafiosi russi e Putin è passato come un atto terroristico dei soliti ceceni.

I capri espiatori utili al gran varietà del nano perseguitato si trovano facilmente in ogni supermercato: i pochi giornalisti che fanno giornalismo e si occupano dei fatti, come Travaglio; i due-tre giornali che non sono ancora stati acquisiti alla causa della salvezza del vecchio miliardario egocentrico; i comunisti - termine onnicomprensivo che nell'universo paranoideo papiminkia significa semplicemente Non-Berlusconiano; l'unico politico che resiste al fascino slavo di Berlusconi, Di Pietro (ma comme fa?); i soliti giudici e magistrati che hanno il vizio di volerlo processare e infine, perchè no, i creditori personali come De Benedetti, quello che reclama 750 milioncini di euro da Papi a titolo di risarcimento per lo scippo della Mondadori. Perchè alla fine sono proprio i piccioli che contano.
Che bello sentire i maggiordomi dare dei terroristi ai nemici personali del padrone. Pagati da noi, per farlo, a suon di migliaia di euro al mese, nel nostro povero Parlamento ridotto a dependance per la servitù. Con l'opposizione del Partito Bestemmia che invita a "smorzare i toni" e si precipita a portare i fiori e le pastarelle a forma di altra guancia al capezzale del lacerocontuso.

Questo popo' di clima di odio per il premier che, poareto, in questi giorni è una specie di Gesucristo strapazzato alla Mel Gibson che noi odiamo mentre lui invece ci lovva tutti giustifica, secondo i muratorini di ritorno, il ricorso a leggi speciali e liberticide. Tanto ci sono gli ultrapirla padani che gliele firmano senza discutere un tanto al chilo e un fronte democratico a difesa della Costituzione e della Libertà formato da Di Pietro da una parte e dall'altra da una congregazione di amebe che non opporranno resistenza e si rifugeranno in massa sull'Aventino appena gli incappucciati scioglieranno i cani. Ovvero gli yorkshire nani.

Visto come ci stanno marciando i maggiordomi e le sguattere piduiste sull'attentato di domenica, come se fosse capitato a fagiolo, è inevitabile che se ne stiano dicendo di tutti i colori. Perfino che potrebbe essere stata una messinscena, vista l'assurdità di un servizio d'ordine che non porta via immediatamente il soggetto colpito ma lo lascia salire sul predellino dell'auto per mostrarsi come un Ecce Nano in favore delle telecamere. Riguardarsi le immagini dell'attentato a Ronald Reagan, prego, per capire come si deve comportare un vero servizio di protezione di un presidente. Due secondi dopo gli spari di Hinckley, Reagan è già sparito dalla crime scene. Altro che passerella con dettagli splatter hardcore.

Messinscena? Non lo so. Lui, caratterialmente, come pseudologo fantastico, sarebbe capace di tutto. L'anima al Diavolo l'ha già probabilmente venduta da un pezzo. Forse anche Lucifero è tra i numerosi creditori.
Una cosa è certa. Siccome non era venuto benissimo, con quel trucco sfatto da Joker che ha preso una labbrata, da Gotham City sono sparite tutte le foto insanguinate. E' un vecchio premier ma è più vanitoso di una soubrette.
A chi si scandalizzasse per il sospetto della salsa di pomodoro o dell'effetto speciale alla Stivaletti, rispondo che anche il sangue della scuola Diaz fu definito "pummarola" dagli amorevoli giornali di Papi. Uno a uno e palla al centro.

Delle ecchimosi del vecchio però, a questo punto, non ce ne può fregare di meno. La cosa che preoccupa è questo discorso di limitare e filtrare Internet, limitare il diritto di protestare nelle piazze, intaccare la libertà di espressione, sancita come inviolabile nelle carte costituzionali dei paesi democratici e civili. Rendere reato, come dice Travaglio, odiare qualcuno, soprattutto il duce supremo. Roba da dittature da terzo mondo.
Ma stiamo scherzando? Ma dove sono gli europei, gli americani? Qui devono darci una mano sul serio.

(*) Il titolo è quello di un vecchio numero di "Cuore".

martedì 15 dicembre 2009

E dagliela!

Cia', sospendiamo per una sera il discorso sul nano tumefatto, prendiamoci un time-out. Torniamo a parlare di qualcosa di veramente importante. Di un fondamentale, oserei dire.

E' tornato. Incompreso, deluso e disgraziatamente ancora a pisello asciutto. Siccome però è diabolico e persevera, Paolo Barnard insiste nella mission impossible di far ingoiare il suo credo, la sua weltanschauung erotica a queste cretine con il cervello di gallina che, in fondo, non lo meritano e forse lo odiano. Sembra impossibile ma è tornato a suonarci il campanello di casa con la sua valigetta contenente il kit del sesso ludico. Ne ha una macchina piena e non riesce a venderli.
La tentazione di rispondere con un calderoliano "Ma và a ciapà di rat" è forte ma mi astengo e provo ad argomentare il perchè considero l'ennesima leopardiana perorazione di questo infelice un'inutile esercizio di autolesionismo.

Per fortuna questa volta ci fornisce la preziosa ricetta per il suo pasticcio in crosta di sveltine.
"Ricapitolo brevemente gli ingredienti della torta sesso ludico: piacersi fisicamente; aver voglia di scopare; avere il coraggio di approcciarsi anche fuori dai soliti luoghi designati; le donne prendano l'iniziativa come gli uomini; essere realisti e non aspettarsi i canti degli angeli; darsi oltre che prendere; offrire anche una coccola se l'altro dimostra di volerla; e molta leggerezza, cioè voglia di divertirsi senza secondi fini. Sesso-aperitivo, sesso-pasticcino o passeggiata, e poi via. Unico divieto: metterci il cervello, guarda un po', perché lì siamo tutti ammalati appestati, e sarebbe la rovina di ogni cosa."
Cominciamo dal
"piacersi fisicamente."
Meno male. Temevo dovessimo darla anche a chi ci fa l'effetto di un dito in gola. Piacersi significa piacersi reciprocamente, suppongo. Cosa succede se a me lui piace da urlare ma a lui non piaccio? Che faccio: mi impongo, lo violento contro il muro?
L'essere umano, nell'accoppiamento, è purtroppo selettivo. E' disposto il signor Barnard a mettere da parte i canoni estetici dominanti che inducono il maschio medio a preferire la strafiga diciottenne con la 42 scarsa alla bruttina stagionata con tutte le curve e pure i tornanti?
"Aver voglia di scopare".
Credo che quella ce l'abbiamo tutti, a parte quando soffriamo di coliche renali e quando attendiamo la visita del medico necroscopo.
"Approcciarsi anche fuori dai soliti luoghi designati".
Questa, sinceramente, non l'ho capita. Ogni luogo è già designato all'approccio, mi pare. Ovvero il desiderio nasce spontaneamente nei luoghi più impensati, da sempre. Non solo in discoteca o nei pub.
"Le donne prendano l'iniziativa come gli uomini".
Ma le donne lo fanno già, solo che ci vuole classe nel farlo. Avvicinare l'uomo che ci fa impazzire con un "Ehi bello, la vuoi?" non fa di solito una bella impressione. Si fidi. All'uomo piace il gioco della seduzione. Oggi te lo mangi con gli occhi, domani lo ignori. E lui ci perde la testa, acquistando interesse in te e curiosità.
Se Barnard si accontenta di un "la vuoi?" temo che ciò che fa per lui si trovi già bell'e pronto, ma a pagamento.
"Essere realisti e non aspettarsi i canti degli angeli".
Ovvero, "se durerà venti secondi, mia cara, sarà già un miracolo, dovrà bastarti per una decina di giorni e dovrai pure dirmi bravo".
"Darsi oltre che prendere"."Offrire anche una coccola se l'altro dimostra di volerla".
Qui, devo dirlo, stiamo scivolando pericolosamente su una china che porta dritto fondovalle a Moccia. Scusa ma ti strapazzo di coccole. Ohibò, e che è, un contentino? Un carnet di buoni tenerezza per la prossima scopata?
"Molta leggerezza, cioè voglia di divertirsi senza secondi fini. Sesso-aperitivo, sesso-pasticcino o passeggiata, e poi via".
Minchia, che delirio di autocontrollo! E' sicuro il signor Barnard che una sera, a furia di pasticcini o aperitivi non si accorga che "quella lì, quella lì" non vorrebbe più farla andar via ma se la condurrebbe direttamente in viaggio di nozze senza nemmeno presentarla a mammà? Insomma, cazzo, c'è sempre il rischio di innamorarsi, di attaccarsi, di scoprire che non si può più fare a meno di quella persona, dopo averla assaggiata con l'intenzione della "botta e via". Perchè a volte le scopate sono anche soddisfacenti. Molto soddisfacenti, non solo quelle sveltine squallide che sembrano rappresentare quasi un ideale. Quel soddisfare il bisogno di tamponare un buco al più presto possibile e poi via più veloce della luce.
"Unico divieto: metterci il cervello, guarda un po', perché lì siamo tutti ammalati appestati, e sarebbe la rovina di ogni cosa."
Già, visto che noi donne siamo patologiche di default nella sfera sessuale (grazie, eh?) perchè non praticarci una bella lobotomia prefrontale? Oppure, per far prima, perchè insistere con le donne di ciccia e non pensare ad un bel sex toy di silicone, che lì sotto sembra abbia proprio una figa vera e non hai bisogno nemmeno di chiedergliela?

Il sesso dev'essere qualcosa di spontaneo, di poco ragionato, ok. Se fosse una materia scolastica sarebbe Ginnastica, non Logica. Ricordo un bellissimo film di Tinto Brass, "Miranda", dove Serena Grandi la dà con estrema allegria e gioia a chiunque le paia appetibile. Peccato che Miranda, una che il sesso ludico lo pratica senza sé e senza ma, sia una fantasia.

Il paradosso di Barnard è che lui vorrebbe escludere il cervello ma la torta che ci serve assieme ai pasticcini ed al té è nient'altro, temo, che una sua fantasia erotica che lui vorrebbe disperatamente tradurre in realtà. Un mondo di Mirande tutte al suo servizio. La fantasia, purtroppo, è per definizione intraducibile in qualcosa di concreto. Ecco perchè non riesce ad ottenere ciò che vuole e non lo otterrà mai.

E' pericoloso non distinguere tra fantasia erotica e realtà. La fantasia è il carburante dell'erotismo ma non corrisponde necessariamente al nostro agito sessuale, è un accessorio. Fantastichiamo di girare film porno, di esibirci in pubblico, di farlo con un'intera squadra di calcio, di essere sodomizzati da un orso Grizzly, di essere sottomessi ad una domina in latex nero, di farlo con qualcuno del nostro stesso sesso anche se tendenzialmente siamo etero.
Farlo senza inibizioni e nei luoghi più imprevedibili, con uno sconosciuto/a che magari all'ultimo momento, quando il livello di eccitazione è all'apice, assume le sembianze di una persona che scopriamo in quel momento attirarci sessualmente (e non l'avremmo mai detto... noooo, è proprio l'impiegato delle Poste!) è la più banale e diffusa delle fantasie erotiche.
Una volta raggiunto l'orgasmo il fantasma sparisce e non ci chiede nulla, tantomeno ci infastidisce con il "quando mi telefoni?" o il "quando ci rivediamo?"
Non assomiglia all'ideale di Barnard?

Per riassumere. Si può decidere di darsi senza problemi a qualcuno che ci piace senza pensare al dopo. Ok. Peccato che prima o poi non solo il cervello, ma la maledetta emotività pretenderà qualcosa di più. Perchè la realtà non è raggiungere l'orgasmo e basta ma è comunicazione con altre persone portatrici di sentimenti, bisogni e affetti. Bisogna tenere in giusto conto l'imprevedibilità del caso.
Solo nelle fantasie erotiche riusciamo a disinnescare l'emotività e l'affettività. E' pura eccitazione sessuale che svanisce appena ci siamo ripuliti con il kleenex.

Ho l'impressione che dietro al cri de coeur di Paolo Barnard vi sia, oltre alla confusione tra fantasia e realtà, una banale ferita narcisistica del genere "perchè non mi amano?" In questo, si consoli, di questi tempi non è l'unico a soffrirne.

lunedì 14 dicembre 2009

E' stato Basaglia

Il noto premier recentemente aggredito si domanda, nel suo letto di dolore: "Perchè mi odiano?"
Le ferite inferte dal pazzo solitario guariranno presto. E' la ferita narcisistica che mi preoccupa, visto che lui non concepisce che non lo si ami nonostante le contumelie che riversa ogni giorno su giudici, comunisti, coglioni di sinistra e affini. Non sarà che lui è lui e gli altri... e che confonde l'amore con l'adulazione di cui sarà oggetto migliaia di volte al giorno? Chi è pazzamente innamorato di sé stesso commette sempre questo tragico errore di valutazione.

Solo un narcisista assoluto può meravigliarsi di avere, tra milioni di adoratori, qualcuno che lo odia o, più blandamente, non lo ha in simpatia. Eppure è un fatto puramente statistico. Non si può piacere a tutti e nel mondo c'è sicuramente qualcuno che ci odia. Vale per tutti.
Per noi comuni mortali normalmente si tratta di poche persone alle quali abbiamo pestato i piedi oppure che ci detestano per quella famosa ed irrazionale sensazione "di pelle".
Le rockstar, avendo milioni di fans, hanno anche statisticamente milioni di persone che non le sopportano.
Perfino la più grande rockstar di tutti i tempi, da lassù, ha chi lo loda e chi lo nomina invano senza pietà e con gli epiteti più crudi rivolti a Lui e Sacra Famiglia.
Per cui capirete che se perfino Dio subisce la stessa sorte degli umani, farsi venire un esaurimento ed una crisi depressiva perchè non siamo amati dal 100% delle forme di vita del pianeta, amebe comprese, è assurdo. Aggiungerei che è psichiatricamente patologico.

Vengo alla seconda psicopatologia in esame, quella dell'attentatore. E' difficile capire, trattandosi di persona notoriamente disturbata, se abbia agito per vero odio o per un raptus di autoesaltazione pseudoeroica, ovvero per un momento di follia che ti spinge a compiere un atto clamoroso che attirerà tutta l'attenzione su di te: l'attentato ad una figura quasi mitologica e percepita come intoccabile. La labbrata inferta al Dio Silvio con la statuetta in alabastro del duomo con Madunina è assimilabile al gesto di quell'esaltato che molti anni fa sfregiò la Pietà di Michelangelo e finì su tutti i giornali.
E' interessante però notare come Tartaglia abbia detto di aver deciso di colpire il noto premier per odio dopo averlo sentito parlare sul palco. Un ragionamento un po' troppo razionale per appartenere ad un pazzo. Nulla del tipo: "mi ha detto di farlo il mio cane".
Effettivamente il noto premier che ama tutti ed è così buono, come sua abitudine aveva appena finito di riversare sui suoi usuali nemici non rose profumate e altre guance ma un fiume di violenza verbale. In pratica, se urli come un ossesso il tuo odio contro i nemici politici, i giudici e chi ti contesta e di lì passa un picchiatello a cui scappa l'acting-out, diventa difficile proteggerti dall'imprevedibile. I freni inibitori ogni tanto saltano ma non avvertono prima di quando accadrà.

Infine, parlando dell'ultima psicopatologia, questa volta riferita al Potere. E' indubbio che su questo increscioso accadimento, come lo definirebbe un lord inglese, ci stanno marciando in tanti, a cominciare da chi, all'interno del Governo, sciacalleggia in libertà sul gesto di un folle isolato. "E' un folle isolato si, ma è colpa della Sinistra." Fin qui, conoscendo con chi abbiamo a che fare, non ci sarebbe da meravigliarsi. Ciò che è intollerabile è un'altro aspetto della vicenda.

In queste ore noi italiani, soprattutto gli immuni da papiminkiaggine, siamo tutti oggetto di un insopportabile e delirante ricatto psicologico. Non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ma pare che presto sarà da ritenersi obbligatorio non solo essere dispiaciuti per ciò che è accaduto e manifestare la solidarietà al noto premier ma diventerà obbligatorio amarlo.

Orbene, gli attori non hanno problemi, sono abituati a sintonizzarsi sulle varie manifestazioni dell'emotività. Piangono e ridono a comando. Sanno essere tristi o allegri, perfidi o in odore di santità.
Per chi non è attore metodo Stanislavski sono cavoli. Anche sforzandosi, mettendosi il cilicio attorno alla coscia e pensando alle cose più tristi del mondo, c'è chi non riesce proprio a dispiacersi. Sono da considerarsi tali soggetti come pericolosi sociopatici? Assolutamente no. Forse semplicemente non sono ipocriti. Eppure il governo, in puro stile stalinista, è pronto a bollare come sociopatico pericoloso colui/colei che non esprimeranno il loro cordoglio per la perdita dei sacri denti.
Prima vorranno oscurare i siti (guarda caso sempre solo la Rete ci va di mezzo) che non si prostrano in adorazione. In seguito, chi non lo ama sarà oscurato personalmente di persona. Ci faranno vedere le immagini dell'idolo insanguinato e se i pennini del poligrafo denoteranno una rettiliana insensibilità ci puniranno con scosse elettriche. Sarà ma tutto questo puzza di Khamenei lontano un miglio.

Riassumendo. E' normale che vi siano persone sinceramente dispiaciute per ciò che è accaduto, cioè un anziano leader scivolato nel bagno di folla.
E' normale anche condannare la violenza in qualsiasi forma.
E' normale non essere dispiaciuti affatto e non riuscire a fingere una solidarietà che non c'è e non si riesce a provare. Fidatevi, chi piange ai funerali anche dei parenti stretti è una minoranza.

Non è normale attaccarsi ad un singolo esecrabile episodio per attentare ancora una volta ai più basilari principi della Democrazia, come la libertà di espressione:
"E' scandaloso e moralmente inaccettabile ciò che stiamo leggendo in queste ore su internet e nei social network. Per questo chiederò al ministro dell'Interno di procedere all'oscuramento dei siti in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi".
(Andrea Ronchi, Ministro per le Politiche Europee)
(Giuro, come sia finita quell'immagine in questo post, proprio non lo so. Sarà stato il mio gatto.)

In sintonia assoluta con: Marco Travaglio e Gennaro Carotenuto.

domenica 13 dicembre 2009

Goccioloni

Ricordate quando il sergente maggiore Hartmann chiede al soldato Joker di fargli "una faccia da guerra"?
"Aaaaargh!"
"Manco per il cazzo, non fai paura a nessuno, voglio una faccia da guerra vera!"

Ecco, è praticamente l'effetto che fa Bersani quando la politica discute di un possibile doponano. Altro che Prodi "feeermo, immobile come un semaforo" o il Fassino del "ci arriveremo" riferendosi alla risoluzione del conflitto d'interessi. Questo è il segretario di un partito moscio come il pisello di un morto. E vi lascio volutamente nel dubbio se il pisello sia di Bersani o del partito.

Riporto un paio di paragrafi di un articolo di Pino Corrias che condivido nella maniera più assoluta, che mi ha ispirato la vignetta e che fotografa la situazione di un'opposizione che non c'è, come l'isola di Peter Pan:
"A Copenhagen purtroppo non se ne occupano, ma da queste parti pure il partito democratico si sta sciogliendo. Bersani sgocciola di giorno in giorno fino alla trasparenza. Si disfa soffiando e sbuffando parole incomprensibili. Niente che assomigli a un’idea creativa lo sfiora, a una indignazione vera, a una incazzatura sonante. E in questo tepore svaporano anche i suoi militanti. Compresi i più coraggiosi, quelli che non se la sono sentita di voltare del tutto le spalle alla manifestazione del No B. Day. Ma che si intravedevano, alla fine del mare di gente, come orsi polari alla deriva. E che in definitiva c’erano senza esserci.

Bersani si tiene alla larga da tutto, dalla finanziaria piena di buchi, dalla crisi che fulmina le aziende e i posti di lavoro, dallo scandalo planetario dello scudo fiscale, dalle polemiche sui collaboratori di giustizia, dalla corruzione di Mills che dovrebbe condurre a un corruttore, dall’indecenza delle escort candidate, dalla Rai con l’informazione azzerata, dai terremotati abbandonati all’inverno. Non ha niente da dire sui rifiuti ricomparsi in Campania e in Sicilia. Pigola sul processo breve. Non ha opinioni sul nuovo invio di truppe in Afghanistan. Né sui leghisti che ogni giorno incitano al razzismo e ai linciaggi.
Ma si può, vi domando, ancora avere uno straccio, un mocio vileda di simpatia per il partito bestemmia? Nella mia città ci sono le primarie per il sindaco e c'è pure chi scalpita per andare a scegliere tra un candidato A e un candidato B. Hanno speso un fracco di soldi per tappezzare la città di manifesti stile ammeregano con i candidati. Peccato non siano tre, perchè avremmo potuto omaggiare Mike: "Vuole la busta numero 1, la numero 2 o la numero 3?"
Per quanto mi riguarda, possono attendere un pezzo che mi smuova per andare a votare. Mi piacerebbe sapere prima, magari, che fine fanno i soldi che raccattano ogni volta con queste buffonate. Giusto per saperlo: una scuola in Africa intitolata a "Walter Veltroni, ex-segretario di un partito immaginario"? Un defribillatore portatile per risvegliare le coscienze di chi un giorno promise di fare opposizione al nano malefico?

Non è mica solo Bersani, per carità. E' tutta la maledetta Sinistra litigarella, inconcludente e senza attributi. Si critica Casini perchè cerca nuove alleanze. Oh, per carità con Cuffaro no. Con Lombardo nemmeno. Con Di Pietro manco morto. Con Rutelli non ci gioco più perchè è cattivo.
Fanculo tutti quanti. Stiamo affrontando un emergenza che, riassumendo per quelli con il ritardamento mentale, si esemplifica nella lotta tra Stato e Antistato. Berlusconi è l'Antistato. L'hanno capito a destra anche le pietre. A sinistra, per accumulato ritardo ci arriveranno forse tra 45 anni.
Non è il momento di stare a sottilizzare sul colore che non ci piace della seta del paracadute, dobbiamo lanciarci perchè l'aereo va a fuoco. Alla fine del fascismo fu messo a capo del governo Badoglio, un criminale di guerra. Quindi cosa vuoi che sia Pierferdy. E' pure belloccio.

Il problema del PD è che ha le sue magagnucce da nascondere e la verginità, anche quella posteriore, l'ha persa ormai da troppo tempo.
Non è che, per fare un esempio, ci si scandalizzi più tanto ormai del "abbiamo una banca" pronunciato al telefono da quello stoccafisso di Fassino. Gli intrallazzi con Consorte rimangono scolpiti sul muro della vergogna ma l'opposizione non si sogna di ricordarci: "ah, a proposito, allora sbagliammo a frequentare certa gentaglia". Se ne ha per male che siano stati intercettati, che si siano scoperti gli altarini. Pensa, erano convinti che promettendogli di non toccargli le televisioni li avrebbe lasciati fare i loro affarucci di contorno. Che S.O.B.!
Lo scandalo consiste quindi nel nastro della telefonata che inguaia l'opposizione, che sta slinguazzando con i furbetti, consegnato a Berlusconi. Tutto arriva a Berlusconi, tranquilli, ci arriverebbero anche le registrazioni dei vostri venti di culo se a lui servissero per fare affari e salvarsi da un processo.
Nel 1994, anno delle promesse di non belligeranza con il nano, il settimanale "Cuore" intitolava:
"La P2 era iscritta a Berlusconi"
Doveva essere una battuta paradossale ma era solo la fotografia della realtà. Scorrete le prime pagine di quel giornale satirico del periodo 1989-1996 e ci troverete più profezie che nella Bibbia.

Ora siamo allo scontro finale. E' capace di mettere a soqquadro un intero paese, premerebbe il bottone di un bombardamento nucleare se fosse necessario.
Bisognerebbe chiamarlo, farlo sedere su una poltrona e dirgli: "Senti, nano, hai scassato la minchia. Ti perdoniamo tutti i tuoi peccati, ti assolviamo a prescindere da tutti i reati commessi, ti promettiamo che non istituiremo mai più alcun processo a tuo carico. Vai puro come un angelo e non peccare più. Però, hai 24 ore di tempo per dimetterti dal tuo incarico, fare i bagagli e volare più lontano che puoi. Tu, i tuoi soldi e le tue baldracche, femmine e maschi. Se tenti di tornare le regole di ingaggio sono sparare a vista e rasoterra."

E' l'ipotesi Sant'Elena. Perchè non tentare? L'alternativa è darsi da fare per salvare un paese in ostaggio dei voleri di un uomo solo ma troppo potente.
Il PIDDI' sarebbe capace di farmi una faccia da guerra vera, posando il fuciletto a tappo?

sabato 12 dicembre 2009

Il bue Berlusconi dà del cornuto all'asino Murdoch...

Per continuare nella metafora animalesca, li si potrebbe immaginare come due grossi squali, lo squalo bianco e lo squalo nano, che si contendono la stessa pastura a colpi di ganasce. Nessuna particolare simpatia per lo squalo bianco se non la soddisfazione di vedere che al mondo c'è qualcuno che è in grado di rompere le palle, le famose palle, allo squalo nano.

La vicenda "Cielo" è il solito spaghetti (television) western, il solito pasticcio dove il caos delle frequenze e delle licenze è ormai la regola aurea ma con una differenza: il campione dell'abusivismo approfitta ancora una volta della posizione dominante ed abusiva per impedire l'esercizio normale della concorrenza.
Ricordiamoci sempre che quel signore lì si era presentato come il difensore del libero mercato. Citofonare Di Stefano per conferma.

Riassumo in breve la questione "Cielo" della quale, per carità, Benito Minzolini non si occupa. In previsione del famoso switch off, ovvero il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale terrestre, si è già cominciato, da parte dei maggiori networks, a contendersi ciascuno una fetta della torta.
Rai e Mediaset, ovvero il mostro bicefalo Raiset, sono già presenti sul digitale terrestre con canali free e a pagamento. Sky, il monopolista di fatto della tv satellitare - quella che viaggia su parabola e non sull'antenna classica a rastrello - per una sentenza dell'Antitrust dell'Unione europea risalente al marzo 2003, fino al 31 dicembre 2011 non potrebbe operare in Italia nell'ambito del digitale terrestre né come «operatore di rete» né come «operatore di servizi televisivi a pagamento al dettaglio». Ciò per evitare che il monopolista satellitare possa diventare monopolista anche sul DT. Tutto giusto, per carità.

News Corporation Stations Europe, per aprire il suo canale digitale terrestre "Cielo", visto che si appoggerà al palinsesto di Sky per la programmazione, affitta le frequenze da Rete A e il 2 novembre 2009 invia regolare richiesta di autorizzazione al Ministero delle Comunicazioni che avrà 60 giorni (più altri eventuali 30) per concedere l'autorizzazione a trasmettere. Autorizzazione che non è ancora giunta e che ha quindi obbligato il direttore di NCSE a rendere pubblica una lettera inviata al ministero nella quale si sollecita il ministro a rilasciare la concessione, le autorità europee non avendo sollevato alcuna eccezione all'apertura di "Cielo".

Come mai il ministro di un governo Berlusconi, cioè del monopolista abusivo del mercato radiotelevisivo italiano, fa ostruzionismo alla normale fisiologia del libero mercato radiotelevisivo impantanandosi in pastoie burocratiche? Un buon indizio sulle motivazioni ce lo fornisce "Il Giornale", che scrive di queste faccende di frequenze arrossendo come una vergine di fronte al full monty di John Holmes:
"Murdoch si è alleato con il gruppo Espresso di Carlo De Benedetti, affittando la frequenza di Rete A. Tecnicamente quindi Cielo non è Sky, ma da Sky prenderà i programmi.
Una genialata che però potrebbe avere dei contraccolpi non indifferenti sia per Mediaset che per la Rai."
Capito? Murdoch, l'odiato Murdoch che ha osato ribellarsi contro la bastardata dell'aumento berluscongovernativo dell'IVA per Sky, aumento che lo squalo bianco ha gettato sulle spalle degli abbonati, ovviamente, con conseguente ritocco verso l'alto del prezzo del canone di abbonamento alla tv satellitare.
Carlo De Benedetti, l'odiato Carlo De Benedetti, creditore del monopolista abusivo per una discreta mappata di milioni di euro, 750 per la precisione.
Il Gruppo L'Espresso, uno dei pochi che non si è prostrato a leccare le suole rialzate del nano.
Infine, il Giornale che si preoccupa non solo dei mancati guadagni di quella cazzo di Mediaset ma perfino del destino della RAI, segno che la RAI è già cosa nostra, anzi sua di Iddu.

Il dubbio nasce spontaneo. Il ministro sta per caso ostacolando la nascita di "Cielo" per impedire 1) l'esercizio della libera concorrenza; 2) che un paio di nemici personali del nano facciano affari; 3) che l'opposizione possa eventualmente avere qualche frequenza sulla quale esprimere le proprie opinioni?
Secondo me si ed in maniera sporca. Che titolo ha però chi ha avuto tutte le sue televisioni a colpi di leggi speciali ad personam, dalla Legge Mammì in giù, di fare la predica di correttezza agli altri? Ecco cosa c'entrano le corna.

venerdì 11 dicembre 2009

Anatomia patologica

Ah, magari fossimo un paese di merda solo perchè abbiamo condannato Corona a 3 anni e 8 mesi. Di che si lamenta? Un'estorsione è un'estorsione. Non si è fatto immortalare con l'uccello in mano e mentre conta le mazzette? L'hanno incastrato? Forse non doveva provarcisi a ricattare il premier con le foto di sua figlia, che ne dice?
Corona mi sta sul cazzo, che è la morte sua visto il nome, perchè è solo un egocentrico ipertrofico e magliaro che, sarà pure innocente come un neonato appena battezzato, ma va in giro vestito e tatuato da avanzo di galera. A Genova li chiamiamo "tipi da sbarco".

Berlusconi invece dice che ha le palle. Certo. Lui le ha di certo perchè le nostre ce le ha ormai polverizzate a livello di nanoparticelle. Rischiamo seriamente la salute se ne respiriamo le scorie.
Ma si rende conto questo fenomenale scassaminchia, questo vecchiaccio a cui sta crollando la faccia addosso che, se continua così, non se lo vorrà nemmeno il Diavolo all'Inferno e così dovranno riaprire in fretta e furia il Limbo? Limbo2, con i laghetti e le paperette.
Ce l'hanno tutti con lui - poer nano - ma non è forse vero che lui odia chi non lo ama, che è capace di odiare appassionatamente i suoi nemici?
Mi sento di ricambiarlo con tutto il cuore. Gli odi unilaterali sono così tristi, che bello giurarsi odio eterno ed odiarsi anima e corpo. Silvio, ti odio.

mercoledì 9 dicembre 2009

Un governo antimafioso

"In carcere, ammalato, fu invitato a parlare di Berlusconi e di me in maniera non positiva, non ha detto nulla, solo che eravamo due persone per bene, anche se gli era stato promesso di uscire."
(Marcello dell'Utri, novembre 2009)

Il governo che perora la causa di santità di un boss della mafia, lo stalliere Mangano, eroe perchè muto come un pesce, è quello che si vanta di aver fatto di più contro la mafia negli ultimi 150 anni. Per esempio arrestando vecchi boss bolliti spacciandoli per pezzi da novanta il giorno dopo la deposizione in aula del pentito Spatuzza, che apre gli armadi e fa prendere aria a vecchi scheletri di una gravità inaudita: connivenza con la mafia e terrorismo di coloro che sono i nostri attuali governanti.
Che dei boss vengano messi fuori dal gioco non ha mai significato nulla nella lotta alla criminalità organizzata. Da che mondo è mondo i nuovi scalzano i vecchi. Esistono le guerre di mafia. Le faide, le famiglie sconfitte e quelle emergenti.
Nel finale del Padrino chi sferra un colpo mortale alla Mafia, facendo fuori una mappata di capi, è proprio Michael Corleone, il boss emergente.
Sarà quindi come dice Maroni che il governo ha quasi sconfitto la Piovra - e quando lo dice, cosa grave, lo pensa veramente, il Bobo - ma così, a pelle, mi va di credere di più ad uno come Gioacchino Genchi che sostiene che l'arresto dei due boss Nicchi e Fidanzati sia servito soprattutto per gettare fumo negli occhi ai telespettatori incuriositi da cosa aveva testé rivelato uno che la mafia la conosce bene dall'interno. Un pentito non è automaticamente depositario della verità assoluta ma è imperativo che le sue rivelazioni vengano sottoposte a riscontri oggettivi e indagini, vista la gravità dei reati in gioco.

Questo è un governo che in altri tempi aveva avuto un atteggiamento più tollerante nei confronti della Piovra:
"Con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolva come vuole."
(Pietro Lunardi, ministro del governo Berlusconi, agosto 2001)
Accompagnato sempre da un certo fastidio per il problema in sé:
"Noi trasmettiamo sempre un messaggio negativo. Ad esempio, se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l'immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell'aeroporto... "
(Gianfranco Miccichè, presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana, ottobre 2007, riferendosi all'aeroporto "Falcone e Borsellino" di Palermo.)
Gli aeroporti intitolati a coloro che morirono per mano mafiosa proprio non vanno giù ai berlusconidi e quindi si vuole togliere l'intitolazione a Pio la Torre dell'aeroporto di Comiso. Se abbiamo fede, un giorno un aeroporto lo intitoleranno proprio a Vittorio Mangano. L'eroe "di quei che parlen no".

Chi comunque, pur combattendo la Piovra tentacolo per tentacolo come nemmeno Benito e il prefetto Mori, non riesce proprio a mandar giù l'antimafia è il sodale di Dell'Utri. Iddu in persona.
"Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo giuro che lo strozzo." (Silvio Berlusconi, 28 novembre 2009)
Lui non lo fa apposta ma sembrano proprio le parole di un mafioso.
Quella frase Freud l'avrebbe definita un atto mancato. Silvio dimentica che le serie della Piovra sono dieci e non nove e che l'ultima è particolarmente interessante perchè narra della fine di Tano Cariddi. Suicida all'interno del cratere di un vulcano dopo una serie infinita di malefatte, compreso l'uxoricidio, non coperto da alcun Lodo Alfano. Forse a Silvio piace solo il lieto fine - e vissero mafiosi e contenti - ed ha rimosso il Tano flambé.

Il governo più antimafioso di tutti che però è allergico all'antimafia è un'altra delle stranezze italiane. Il problema è che la mafia la combattono i giudici e il nemico del governo Berlusconi sono i giudici.
L'ultima trovata dei berlusconidi rettiliani sui magistrati è fresca come l'ovetto appena uscito dal culo della gallina. Angelino Alfano sostiene, rinvigorendo una nota leggenda metropolitana, che i magistrati non lavorino e passino il loro tempo, invece di indagare, a fare i tronisti in televisione.
Ricordiamo al guardasigilli che le procure chiudono alle 13,30 (lo so perchè ogni tanto mi capita di utilizzarle per lavoro) e così i tribunali, non per colpa dei magistrati ma di un sistema della Giustizia che non ha i soldi per pagare gli stipendi di uscieri ed altro personale di supporto per l'intera giornata. Diano più soldi alla Giustizia, alle forze dell'ordine, comprino i toner per le stampanti cosicchè un cittadino possa farsi stampare la denuncia e vedrà, caro Angiolino, che i magistrati saranno ben contenti di lavorare il pomeriggio in ufficio invece di doversi portare i faldoni a casa.

A proposito di magistrati fancazzisti. Ieri pomeriggio, giusto per far fare una cattiva figura al mio paese e fare un dispetto al Papi, che non guasta, ho visto un DVD pescato domenica in fiera tra i 3x10 euro: "Paolo Borsellino". Una fiction, nulla di più, un buon prodotto con ottimi interpreti come era stata "La Piovra" ma con una lezione storica da ricordare: negli anni '80-'90, chi combatteva la mafia facendo sul serio, andando ad indagare anche il sottobosco delle connivenze e delle collusioni - quello che oggi Silvio vorrebbe rendere un non-reato, il concorso esterno in associazione mafiosa, chi insomma ha fatto sul serio lavorando giorno e notte (capito Angeli'?) per scoprire gli intrecci tra criminalità e affari, ci ha lasciato la pelle. Giuseppe Montana, Ninni Cassarà, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tutti dello stesso gruppo di lavoro. Segno che avevano toccato il nervo scoperto.
Fatti fuori perchè forse non rivelassero quali sarebbero stati i nuovi referenti della mafia dopo il crollo della Prima Repubblica. E' così evidente come nemmeno uno scarafaggio su un tappeto bianco.

Eppure basta un Maroni che va in tv a millantare successi inesistenti - cosa sta facendo il governo, per esempio, contro i Casalesi, O Sistema, le 'ndrine e la Sacra Corona Unita? - per far credere ai buoi leghisti che l'unico loro problema sono i nègher.

Qualcuno sostiene che dietro le rivelazioni di Spatuzza contro Dell'Utri e Berlusconi, i compagni di frequenze, non vi sia una questione d'onore o di principio ma solo un messaggio mafioso che riguarda dei volgarissimi "piccioli". Un recupero crediti, insomma. Oppure è venuto il tempo di ricambiare qualche favore. In ogni caso è gente che non si accontenta di promesse elettorali. Quelli fanno offerte che non si possono rifiutare e che rispondono al principio: morto un papi se ne fa un altro.
Mi ha colpito una frase pronunciata da Gioacchino Genchi nel filmato: "La mafia sta presentando il conto a qualcuno che sta andandosene ma la preoccupazione nasce dal pensiero di chi lo sostituirà, visto che in Italia al peggio non v'è fine."
La mafia cerca nuovi referenti? Finiremo per rimpiangere Berlusconi? L'incubo continua.

martedì 8 dicembre 2009

C'è un brutto clima



Un mondo senza uomini. No, non è un delirio separatista iperfemminista o una sciagurata evenienza che ci priverebbe per sempre dei nostri amatissimi compagni di lavoro, amici, mariti ed amanti.
Qui ci riferiamo agli uomini come specie. All'Uomo, quindi.
Devono esserci rischi proprio gravi se si sono decisi a sedersi attorno ad un tavolo a discutere di ambiente, riscaldamento globale e cambiamenti climatici. Compresi coloro che hanno sempre svuotato i portacenere senza rispetto fuori dal finestrino, gli americani, e gli attuali maggiori inquinatori mondiali, sia per numero che per quantità di sostanze tossiche, i cinesi.
A proposito, mi piacerebbe sapere se c'è ancora e se non c'è più dove è finita quella famosa gigantesca nube tossica che aleggiava nel 2005 sul continente asiatico.

Se vi è sembrato scioccante - a me è parso solo una paraculata con uso furbetto di bambini - il corto presentato all'inaugurazione della conferenza di Copenhagen allora guardatevi questo bellissimo documentario di History Channel, "La terra dopo l'uomo", i cui argomenti sono trattati anche dal libro "Il mondo senza di noi", di Alan Weisman.
Cosa succederebbe al pianeta Terra nella malaugurata (per noi) evenienza che un cataclisma o un virus mortale - altro che suina, eradicasse la specie umana?

Il documentario illustra, su base scientifica e dati preesistenti su zone spopolate del pianeta, cosa accadrebbe 1 - 10 - 100 - 1000 e più anni dalla scomparsa dell'uomo.
Da un punto di vista antropocentrico sarebbe una catastrofe. Pressocché tutte le nostre opere architettoniche, tranne paradossalmente quelle in pietra dell'antichità come le piramidi egizie, verrebbero distrutte. La nostra cultura, affidata a supporti deperibili come la carta stampata, la pellicola cinematografica, i supporti magnetici, verrebbe perduta per sempre, anch'essa corrosa dagli agenti atmosferici. Anche in questo caso sopravviverebbero i geroglifici egizi e non i film di Kubrick. La nostra civiltà, dipendente quasi interamente dall'energia, non sopravviverebbe allo spegnimento delle centrali ed alla mancanza di manutenzione.

Per la natura sarebbe solo un riappropriarsi del suo spazio. La vegetazione coprirebbe le città, gli animali si riadatterebbero ad un ecosistema basato sul binomio preda-predatore e ripopolerebbero l'ambiente.
Gli animali domestici, dipendenti dall'uomo per il procacciamento del cibo, a parte il caso dei cani di taglia piccola che non sopravviverebbero, avrebbero modo di adattarsi ad un mondo human-free. I gatti, ad esempio, potrebbero tornare al loro antico status di predatori, cibandosi di topolini e uccelli. I cani di razza più simile al lupo non solo sopravviverebbero ma, incrociandosi con i lupi, riprenderebbero possesso dei territori di caccia di un tempo.
Il mare trarrebbe solo beneficio dalla scomparsa di navi, pescherecci e rifiuti umani. In pochi anni pullulerebbe di vita come non mai.

La conclusione angosciante che si trae dalla visione del documentario è che la scomparsa dell'uomo sarebbe una tragedia solo per noi. Il pianeta andrebbe avanti ed anzi, ne avrebbe vantaggio.
Forse aveva ragione l'agente Smith, il personaggio di Matrix, nel definire l'essere umano come virus. Una forma di vita dannosa che, se non troverà il modo di convivere con l'ambiente rispettandolo, verrà da esso distrutta e della quale, una volta sparita, non resterà nemmeno un brutto ricordo.

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