martedì 6 gennaio 2015

Camicie bianche della controrivoluzione


Giochino festivo epifanico che tenta di rispondere alla domanda: "Cos'è questa moda degli uomini in ammollo della politica"?
Il look del leader moderno, ggiovane e s'intende progressista (ma si, se lo è Renzi può esserlo anche Cameron) sembra proprio essere la camicia per lo più bianca, con o senza cravatta ma preferibilmente senza e con le maniche informalmente arrotolate. Di tali leader qui sotto ce ne sono ben cinque in un colpo, immortalati a corredo di un editoriale della defunta Unità pubblicato in un inquietante 8 settembre e celebrativo di una recente merenda alla Festa del PD a Bologna. L'articolo si intitolava "Per vincere le camicie dovranno sporcarsi". Vedremo a breve di che cosa.


I compagni sono, da sinistra, il segretario del Partito Socialista tedesco Achim Post,  Diederik Samson, del Partito del Lavoro olandese, Pedro Sanchez, il leader del Partito Socialista Spagnolo, "quello lì" e il primo ministro francese Manuel Valls. Quanto sono belli.  Come gli altri otto che ho raccolto nel fotomontaggio, dove c'è perfino l'Imperatore d'Occidente, tanto caruccio. Tutti rigorosamente camiciati di bianco.


A parte Cameron, nella parte dell'eccezione che conferma la regola, la maggioranza di questi omini bianchi si identifica in un'area assai ampia che comprende tutte le cinquanta sfumature di rosso della sinistra e lo rivendica con orgoglio. Il frame li presenta come leader vicini al popolo, propugnatori dei diritti umani e soprattutto capaci di cambiare le cose, riformatori, insomma dei rivoluzionari ma in senso buono, di quelli che piacciono all'élite. 
I primi "scamiciati" della storia, equivalenti ai sansculottes della Rivoluzione francese, furono i descamisados, i liberali spagnoli difensori, durante la rivoluzione del 1820, della costituzione di Cadice del 1812. I più conosciuti però sono senz'altro quelli argentini, i sostenitori del giustizialismo populista di Juan ed Evita Peron. 
Qui però sorge un problema, una forte dissonanza cognitiva. I descamisados attuali, da Renzi a Tsipras, sono acerrimi nemici proprio dei populisti, che combattono ferocemente perché, secondo loro, essi minerebbero la coesione europeista. Populisti che non c'entrano neppure niente con Peron. Sentite cosa dice Tsipras:
"In Grecia l'attesa di un mutamento politico ha già cominciato, da sola, a cambiare le cose in Europa. Il 2015 non è il 2012.
SYRIZA non è l'orco, né la grande minaccia per l'Europa, quanto piuttosto la voce della ragione. È la sveglia che desterà l'Europa dal letargo e dal sonnambulismo. Ecco perché SYRIZA non viene più considerata un grave pericolo, come nel 2012, bensì come uno stimolo al cambiamento. Da tutti?
Non da tutti. Una piccola minoranza, che trova il suo centro nella leadership conservatrice del governo tedesco, e in una parte della stampa populista, insiste nel riciclare vecchie storielle e leggende sul Grexit.
Ma così come il signor Samaras in Grecia, non riescono a convincere più nessuno. Ora che i greci hanno esperito il suo governo, riescono a distinguere le menzogne dalla verità.
Ma il popolo greco così come quelli europei non avranno niente da temere. Perché SYRIZA non vuole il crollo bensì il salvataggio dell'euro. E per i suoi Stati Membri salvare l'euro sarà impossibile, finché il debito pubblico è fuori controllo."

Seconda dissonanza: le politiche che gli uomini in ammollo difendono con le unghie e con i denti - ed essere contro l'austerità e la Troika non significa, come si è visto con Tsipras, essere contro la sua causa, ovvero l'euro - di fatto stanno distruggendo quella classe media, quei lavoratori che indossano la camicia tutti i giorni al lavoro e con i quali i leader mejo fighi del bigoncio de sinistra sembrano volersi mimetizzare. Le camicie sono sempre più sporche si, ma del sangue di lavoratori ed imprenditori.

In conclusione, questi sono politici progressisti ma difendono un progetto ultrareazionario, fanno i descamisados ma in alcuni casi attentano alle Costituzioni e all'esistenza stessa delle classi  che dicono di difendere. La dissonanza è sempre più forte, fino a farci pensare, chissà perché, di camicia in colletto, ai reati dei colletti bianchi. 
Con il sospetto ultimo che una camicia con le maniche arrotolate non faccia un leader vicino al popolo, che l'élite lo sappia ma ve lo faccia credere. 


1976

3 commenti:

  1. Camicie bianche della rivoluzione...a noi !!!
    Erano nere, una volta, ma dopo mezzo secolo di ripetuti lavaggi sono divenute candide.
    Ma la sostanza è quella, capisciammè...
    Eja eja...

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  2. "The first law of all propaganda, simplicity."

    (Jospeh Goebbels, citato in "Goebbels. Mastermind of the Third Reich" di David Irving, pag. 78)

    Chinacat

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  3. classica eccezione che conferma la regola dell'abito che non fa il monaco in questo caso il cameriere

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