lunedì 31 marzo 2008

Salvavita Veltronelli

Qualche post fa avevo annunciato che avrei analizzato i programmi dei vari partiti per metterli a confronto sui princìpi e i proponimenti.
Accidenti a me che penso sempre di vivere in un un paese normale. Certo, sarebbe stata un'idea simpatica ma oggi che ho avuto un po' di tempo per rileggermeli con calma, sono giunta alla conclusione che è fatica sprecata e poi, chi ce lo fa fare di farci prendere per i fondelli?
Mi avete convinto, i programmi lasciano il tempo che trovano, sono solo promesse, accozzaglie di buoni propositi che due giorni dopo le elezioni saranno dimenticati. Inoltre, come giustamente mi avete fatto notare, dovrei prendere in considerazione non solo i programmi dei partiti maggiori "maanche" tutti gli altri.

Dico solo un paio di ultime cosette sui programmi, visto che più li leggo e più mi verrebbe voglia di prendere a sberle chi li ha scritti.

Prendiamo ad esempio il problema mafia (mafie) - criminalità organizzata.
Senza arrivare a Forza Nuova che chiede i commissariamenti, le leggi speciali e l'esercito dispiegato al Sud, la Sinistra Arcobaleno almeno recita la formula di rito: "la lotta contro la mafia, la camorra e la 'ndrangheta deve essere radicale; è necessario combattere senza alcuna indulgenza i rapporti perversi tra criminalità organizzata e politica, che coinvolgono in molte regioni del Mezzogiorno settori del centrodestra come del centrosinistra".

Però, se le ali estreme della politica riconoscono il problema, ognuna a modo suo e con tutti i distinguo del caso, per carità, perchè i due principali schieramenti accennano solo ad un generico "contrasto alla criminalità organizzata" (PDL), neanche fosse un problema di fotoritocco, oppure si impegnano ad essere genericamente "duri contro la criminalità" (PD)? Duri come, di comprendonio?
Comincio a capire perchè al Sud ci si senta sempre meno rappresentati dalla politica e ci si rifugi nell'astensionismo.

Né PDL né PD fanno un discorso approfondito sul problema mafie, traffici internazionali di droga, armi, riciclaggio di denaro sporco ed ogni altra attività illecita delle grandi bande internazionali.
Cosa dovremmo dedurne? Che la mafia non esiste? Che bisogna conviverci, come il colesterolo alto ed il diabete?

Poi magari è sconcertante come, di fronte ad un enorme problema di sicurezza dei cittadini, la genialata sia l'affidarsi alla banda larga, molto amata dagli estensori del programma del PD che la citano ben due volte:
"Diffondere la banda larga in tutti i comuni, con infrastrutture a basso impatto ambientale."
"Applicare la nuova tecnologia (anche la banda larga) per chiedere e ottenere aiuto - in casa o per strada - in tempi rapidissimi."

Dopo aver fatto del Mediterraneo un hub e investito nel social housing, una volta che avremo eseguito il benchmarking ed evitato gli spoils systems potremo anche pensare a fare qualcosa contro Mafia, Sistema e 'Ndrangheta. Come? Collegandoci ad Internet e premendo il pulsante del salvavita Beghelli-Veltronelli. Hai visto mai che ti arrivi in soccorso Shpalman?





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domenica 30 marzo 2008

L'analisi elettorale del lupo Mannheimer

Quanto manca, quindici giorni? Su, tra due settimane ci leviamo il dente. Intanto voglio fare il lupo Mannheimer e lanciarmi in un'analisi dotta e colta del momento elettorale.

Ogni analisi con i controcazzi parte sempre da un preambolo.
Abbiamo una legge elettorale di merda, fatta dal politico rubato all'odontoiatria e che ci dondola e fa male come una protesi mal messa, fatta appunto da un dentista cane. Una legge pensata dal GIB (Grande Imprenditore Brianzolo) per impedire a Prodi e al centrosinistra, dati per vincenti nel 2006, di governare. Infatti lo stratagemma è riuscito. Dopo neanche due anni si ritorna alle urne per disperazione e Prodi torna con sollievo all'insegnamento.
E' un mistero alla X-Files, tuttavia, il perchè Berlusconi, dato per vincente stavolta, non abbia voluto modificare la legge elettorale per poter finalmente darci quel ventennio di Età dell'oro che lui ci promette e che attendiamo con ansia.
A questo punto dobbiamo pensare che a non voler modificare la legge sia stato il centrosinistra, sapendo di perdere e volendo impedire a Berlusconi di governare.
Se fosse così il cavadenti padano avrebbe creato (involontariamente, per carità, per uno di quei fenomeni di serendipità come la scoperta della penicillina) il metodo perfetto per l'ingovernabilità e allora non resterebbero che i cari vecchi forcali e le sempre insostituibili picche per cambiare qualcosa. Ma non lanciamoci troppo in scenari futuri. Andiamo per gradi.

Nonostante vi siano interi container di partiti da votare e per tutti i gusti, perchè siamo comunque in un regime proporzionale, non possiamo permetterci di fare una scelta d'opinione o, perchè no, di onestà, affinità o simpatia, perchè il meccanismo elettorale premia il bipolarismo bipenne: o Uolter o il Nano.
I primi tra gli ultimi, Bertinotti e Casini, come presidenti, sono ipotesi possibili solo in universi paralleli e sono messi lì solo per bellezza, diciamolo. La Santanché e Boselli poi, sono puri atti di fede.
Più che votare per, quindi, si voterà contro il Nano o contro Uolter. E' forse l'unica cosa che, se la chiedessimo agli elettori, risulterebbe certa. Per chi NON voterai?

Nel grande insieme degli elettori vi sono prima di tutto i decisi: i berlusconiani e i piddini. Io li invidio molto. Passeranno queste due settimane senza arrovellarsi, in attesa solo di poter votare per i loro amati leader.
Ci sono poi i duri e puri e gli idealisti che voteranno per i piccoli partiti e anche quelli li invidio.
Poi ci sono quelli decisi a NON andare a votare: coloro che ormai hanno raggiunto la pace dei sensi democratica e non ci vanno più da anni e i neofiti dell'astensionismo, che si dividono in quelli con argomenti convincenti e quelli del "chemmefregatantosotuttiladri".

Poi ci sono gli indecisi, insieme estremamente eterogeneo. Quelli che potrebbero fare ambarabacicciccocco' con la matita tra PD e PDL tanto di politica non capiscono un cazzo e lo ammettono tranquillamente, anzi se ne vantano; quelli che si lasciano convincere all'ultimo momento in base a misteriosi meccanismi di suggestione mentale.
Altri sottoinsiemi comprendono quelli che saranno ritrovati cadavere nel seggio ancora con la copiativa in mano, stroncati dall'indecisione e quelli che appena votato si pentiranno della scelta fatta.
Tra gli indecisi si distinguono coloro che passeranno notti insonni in attesa di un insight rivelatore o illuminazione e coloro (dell'insieme che interseca quello del "chemmefrega") che decideranno effettivamente all'ultimo minuto, altrimenti detti quelli dell'effetto "colpo di scena". C'è una legge della statistica non scritta che dice che gli intervistati per gli exit-poll appartengano sempre al secondo gruppo. Ecco perchè i suddetti non ci prendono mai.

Se volessimo ulteriormente complicarci la vita dovremmo citare infine il caso di coloro che voteranno, approfittando delle due schede, per due partiti diversi. Non è un'opzione solo per gli indecisi e coloro che non vogliono fare torto a nessuno. A causa della legge porcata che prevede meccanismi perversi di attribuzione dei seggi vi è già chi teorizza che è possibile far perdere questo o quello schieramento votando in un certo modo alla Camera e in un altro al Senato. L'importante è portarsi dietro un foglietto con su scritte le istruzioni, per non fare casini, ed essere pronti a superare certe ripugnanze.

Ah, sempre che a qualcuno non venga in mente di truccare le elezioni. In tal caso avremmo a che fare con uno scenario di probabilità completamente alterato, la mia teoria andrebbe a farsi fottere e il lupo Mannheimer a questo punto vi manderebbe tutti cordialmente affanculo.

(Che c'entra il coniglione? Niente. Sto ancora cercando un modo per farlo rientrare logicamente nel post ma l'unica idea che mi viene, a parte l'associazione coglioni-coniglioni, è che il lupo Mannheimer potrebbe mangiarsi il conijone. Me cojoni!)

P.S. Per una versione molto simpatica e intelligente del dilemma sul voto, vi consiglio la lettura del post di Beppone.


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Sono capace di tutto

Oscar Wilde scrisse: "Diffida di una donna che dice la sua vera età, una donna così è capace di tutto." Esagerato! Però, in fondo, non aveva mica tutti i torti.

Oggi non c'è niente da leggere. Si festeggia una penna bianca in più per la papera e il fatto che si potrà scherzare sul "qui succede un 48".
Oggi non si muove un muscolo in casa, non si cucina (si pranza fuori) e si cerca di farsi festeggiare il più possibile, per rendere il giorno lieve.
Purtroppo, e questo è ormai il secondo, un compleanno senza mamma è come una rappresentazione che vada in scena senza il regista. E' una di quelle ricorrenze che si ammantano, da quel momento in poi, di malinconia, rendendoti il boccone della torta meno dolce.
E' una bella giornata per fortuna, finalmente primaverile, e andare in campagna in mezzo alla natura sarà un balsamo per l'anima.

Ora potete farmi gli auguri, se vi piace.


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venerdì 28 marzo 2008

Un(a) lameduck con i baffetti?

Che delusione! Francamente, dopo tanta attesa, mi aspettavo qualcosa di più di una versione meno fluente e più noiosa del solito Elie Wiesel da asporto.

Qualche giorno fa Rosalux si era sentita piccata dal mio post sulla vignetta antifiamma e ne era scaturita una piccola querelle, una querellina. Niente di grave, per carità, non desidero iscrivermi alla nuova moda del catfight.
Mi aveva promesso una risposta articolata ed ecco finalmente il suo post, al quale rispondo brevemente per non annoiare i lettori.

Suppongo che i "lameduck" ripetuti ossessivamente nel testo siano da intendere come gli antisemiti. La cosa è molto originale, non c'è che dire.
In conclusione, cosa dice Rosalux di nuovo? Nulla appunto, come ammette all'inizio; che chi critica Israele o gli ebrei in formazione sparsa e riporta le affermazioni dei self-hating jews è un antisemita. Cioè, lei può dire che la Nirenstein è melensa, se lo dico io sono antisemita.
Penso che per i rosalux funzioni come un mantra, quasi come una formula magica.

Cara Rosalux, tiri fuori come al solito la Germania nazista, i Protocolli, i pogrom; potevi aggiungere Suss l'Ebreo o Der Ewige Jude. Cose che io conosco bene non perchè dorma con il Mein Kampf sotto il cuscino ma perchè ho dedicato nove mesi della mia vita (come fare un figliolo) ad una tesi di laurea di 160 pagine sui crimini nazisti e la Shoah, pensa un po' che cogliona!

Salto alle tue conclusioni finali: la lobby ebraica non esiste perchè la guerra in Iraq è stata un fallimento. E' l'unico argomento che porti come confutazione della frase da me riportata di Silverstein:
"Sembra proprio che Israele, almeno una parte di esso, tema un'eventuale presidenza Obama. C'è ancora questa fobia ebraica e israeliana che un politico nero, specialmente uno che agli inizi di carriera era molto vicino ai palestinesi, possa voltare le spalle ad Israele.
L'idea è semplicemente ridicola perchè (sfortunatamente) nessuno può diventare Presidente degli Stati Uniti senza essere uno schiavo di Israele, volente o nolente. Gli ebrei mettono troppo denaro nella campagna elettorale e vi è troppo potere da parte dell'AIPAC e delle altre lobby ebraiche".
Un po' pochino.
Oh bella, forse che non sono mai esistiti progetti folli nella storia finiti con sconfitte militari? Forse perchè i rosalux non sbagliano mai e si incazzano se i lameduck gli fanno notare quando cascano dal pero?
Siamo noi che ci facciamo di acido oppure molti dei membri nel PNAC che non mi negherai occupino i posti principali dell'amministrazione Bush, hanno forti legami con il Likud? Per carità liberissimi di farlo ma perchè inalberarsi quando si chiamano le cose con il loro nome? Fare lobby non è mica una parolaccia, significa difendere certi interessi da parte di certi gruppi. Lobby dei camionisti si e lobby ebraica no?

E poi andiamo, la guerra sarà un fallimento (soprattutto per quei poveri 4000 soldati americani morti e le migliaia di civili Iracheni) ma Saddam è stato tolto di mezzo ed era uno che i coglioni ad Israele li rompeva alla grande. Qualche missile Scud arrivò ai tempi della prima guerra del Golfo.
In conclusione, cara Rosalux, cos'hai dimostrato? Hai forse spiegato a noi ignoranti cos'è l'AIPAC?
Il fatto che un potere sia stato enfatizzato nella storia significa che esso non sia mai esistito e che non possa organizzarsi qualche volta in lobby? Non esistono forse le lobby vaticane che difendono gli interessi della Chiesa?

Sai qual'è l'impressione che ci si fa leggendoti? Che non ci sia molta voglia di discussione ma solo di eiaculare sentenze e luoghi comuni. Per carità, legittimo, se proprio non ci si può trattenere e si hanno le palle gonfie, ma scarsamente proficuo ai fini della dialettica.
Anche quello di "ebrei contro il resto del mondo" non è un mito assai enfatizzato ed alimentato dai rosalux nella storia?

A questo punto, visto che ha fatto tanto scalpore la frasetta di Silverstein, pensa se ti raccontassi cosa ci siamo detti in un appassionante scambio di email, all'epoca della mia tesi, io e Norman Finkelstein.
Hai ragione, devo smetterla di frequentare intellettuali ebrei, con le loro idee antisemite.

Ah, l'hai nominato tu Disney, peggio per te. ;-)




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giovedì 27 marzo 2008

C'è da spostare un indeciso

Anch'io ho fatto il giochino del "voi siete qui" e, più che scoprire che sto a sinistra, cosa che sospettavo, mi ha interessato individuare il partito a me più lontano, che non è il PDL ma l'UDC di Pierfurby Casini. Scoprire dove si è collocati politicamente tuttavia non elimina il dilemma sul chi votare, che è appena meno grave del ben più dilaniante "voto o non voto?"

Per quanto mi riguarda, per capire chi eventualmente votare e soprattutto chi non votare, ho scelto alcuni argomenti chiave, che per me sono: lavoro, precarietà, pensioni, sanità, politica estera, diritti civili, laicità. Sono scelte egoistiche perchè riflettono, da una parte, le necessità della mia pancia e di quella dei miei cari, più alcuni principi che considero fondamentali per tutti.
Ho scaricato i programmi in pdf di PDL, PD e Sinistra Arcobaleno e me li sono letti. Poi, utilizzando lo strumento "cerca", ho inserito le parole chiave di cui sopra e ne ho tratto le mie conseguenze.
Lo so che i programmi dei partiti sono pieni di proponimenti difficili da mantenere e che in quanto a promesse da marinaio si potrebbero dare tutti la mano, anche se dobbiamo ammettere che Berlusconi, con le ultime sparate sui figli in cordata, potrebbe tranquillamente prendere il posto vacante del recentemente scomparso Capitan Findus. Con Veltroni forse nella parte del nostromo Spugna.
Però, dato che sono testona, nonostante le lusinghe e le bugie, voglio vedere se si può ancora far valere alcuni princìpi e se si può ancora dire che il tale partito o schieramento sta dalla mia parte ed è in grado di difendere i miei diritti o almeno ci prova.
Nei prossimi giorni illustrerò i risultati delle ricerche, per ogni argomento di cui sopra.

Intanto voglio dare un assaggio partendo da quello che forse sembra l'argomento a più bassa priorità: la politica estera. Cerchiamo le parole PACE e GUERRA nei programmi.
Nessun risultato nel PDL, a parte un accenno alla lotta al terrorismo interno ed internazionale, anche attraverso lo stretto controllo dei centri collegati alla predicazione fondamentalista.
La parola PACE compare nel programma del PD: L’Italia del PD sceglie il multilateralismo: per le missioni internazionali di pace, contro il riarmo convenzionale e nucleare; per i diritti umani, contro il riscaldamento globale. Missioni di pace... mmmh.

Nel programma della Sinistra Arcobaleno, che si differenzia dagli altri perchè è molto più articolato nelle argomentazioni a differenza delle miserine presentazioni in PowerPoint dei due principali schieramenti, la PACE viene posta tra i loro princìpi e anche l'Europa viene posta in grande rilievo, così come il rifiuto del concetto di terrorismo e guerra preventiva, definiti fenomeni che si alimentano e giustificano a vicenda. Quello della SA è l'unico programma dove si auspica una soluzione del problema palestinese, attraverso il principio del "due stati per due popoli".
Non si nominano Iraq e Afghanistan né da parte del PD che del PDL. Assente anche la parola DISARMO.

E' solo un assaggio, dicevo. Nei prossimi post ne sentiremo delle belle.


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mercoledì 26 marzo 2008

Marianna, come ti sei ridotta...

A me piace molto la Francia, anzi la amo. La considero il grande paese la cui titanica cultura ha contribuito di più alla mia formazione. Forse più dell'America, che è venuta cronologicamente dopo.
Sono cresciuta a film francesi e a libri e film di Maigret. Ho riso con "Mon oncle" di Tati, ho visto e rivisto i crudelissimi film di Henri-Georges Clouzot.
Le prime parole straniere che ho imparato erano quelle di un disco di canzoni popolari francesi che mi era stato regalato da mio padre.
Sono rimasta affascinata dalla Rivoluzione Francese da un lato e dai fasti di Versailles raccontati da mia madre che l'aveva visitata. Parigi per me rimarrà per sempre quella in bianco e nero di Belfagor che si aggira per il Louvre. E' un'insieme di idee, di immagini, di reverie, di interpretazioni che forse hanno poco a che fare con la vera Francia ma che a me è caro.

Per questo motivo, nonostante mi tenga costantemente informata su blog come quelli di Gabriele e Virginie, che riportano notizie di prima mano da quella parte di Europa, mi domando sempre più spesso se la Francia meriti veramente di non essere mai ricordata nelle news se non per le coglionate di Sarkozy.

Mi rifiuto di credere che non stia succedendo nulla oltralpe, oltre alle cortigianerie di palazzo.
Leggo che anche lì c'è una questione aperta sulla laicità, che a seguito del triste caso di Chantal Sebire che aveva chiesto di poter essere aiutata a morire per porre fine alle proprie sofferenze, si è riacceso il dibattito sul diritto all'eutanasia. Eppure mi tocca leggere anche questo:
Nel giorno in cui Chantal se n'è andata le associazioni che in Francia chiedono una legge sull'eutanasia si sono rivolte ieri a Carla Bruni, sperando che la "sua sensibilità di madre" le aiuti ad ottenere una legge. Un incontro sull'argomento col marito presidente Sarkozy chiesto in forza di 350mila firme a dicembre e rimasto senza neppure una risposta.
Davvero, ma cos'hanno fatto di male i francesi per avere un presidente-ometto sul quale Carla Bruni può appendere i suoi abiti da sfilata? Pare un paese tornato ai tempi della Pompadour, alla quale far arrivare i propri cahiers des doléances, sperando che le lusinghe di madame nel letto dell'ometto possano contare di più della forza delle opinioni?

Non posso credere che, tra un'occhiata e l'altra ad una scollatura, questo piccolo satiro non stia facendo nulla per il suo paese. Tempo fa udimmo l'idea di castrare i pedofili, poi una mezza idea di favorire la tv pubblica tassando le private, poi il nulla sotto vuoto spinto.
Secondo i nostri telecinegiornali Sarkozy è sempre in vacanza a pavoneggiarsi con il figone (stagionato, per altro) in passerella.
Qual'è il motivo che spinge il Grande Fratello mediatico mondiale a trasmettere della Francia un'immagine del genere? E' un modo per screditarla? Un presidente ometto nel senso di appendiabiti, pare messo lì per non far nulla, se non il servo muto e che deve distrarre continuamente il pubblico con le vicende d'alcova per non dover parlare di cose serie.
Per esempio di cosa sta succedendo nelle banlieues, com'è la situazione economica, se i francesi soffrono dei nostri stessi problemi o sono messi meglio?
Mah, qualcuno mi spieghi, perchè la cosa sta diventando angosciante.


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martedì 25 marzo 2008

Conversioni a U

Io non capisco le conversioni religiose, l'ho detto anche nel post pasquale. Non capisco ma mi adeguo.
Magdi Cristiano Allam si è fatto cristiano. Embé? Una vera notizia sarebbe stata che Calderoli si fosse fatto musulmano. Roberto Mohammed Calderoli. Oppure che Emilio Fede fosse passato al PD. Emilio Uolter Fede.

Era dai tempi della conversione all'Islam di Cassius Clay (divenuto Mohammed Alì) e del Melandri (vedi sotto) che non si parlava di cambi di casacca di fede con altrettanto clamore.
Tuttavia, a parte Hamas che dice sempre ciò che i nemici di Hamas si aspettano che dica, le autorità islamiche chiamate a commentare la (non) notizia hanno detto che la scelta di Allam è e rimane un fatto privato (infatti). Molto rumore per nulla.

Piuttosto mi chiedo: quanto gli sarà costato il tutto, tra prenotazione obbligatoria, affitto di San Pietro, disturbo del Santo Padre e obolo per i pii orfanelli?




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lunedì 24 marzo 2008

Il relativismo economico e la mia zia ricca

Secondo voi, se la immaginiamo come un insieme di cose concrete, di beni, la Ricchezza è limitata o illimitata? E' davvero alla portata di tutti, tanto che basta allungare la mano per avere la nostra parte, o no? E' solo questione di incapacità e sfigataggine se uno rimane povero?
A dare una rapida occhiata al globo terracqueo verrebbe da dire che la ricchezza è limitata e ben difesa da chi già la possiede, visto che si concentra in poche mani e il resto dell'umanità muore di fame o quasi.

Le risorse, anch'esse, parrebbero limitate, visto che tutti si affannano ad accaparrarsi le ultime (dicono) gocce di petrolio. Il denaro sembra anch'esso una grandezza finita, visto che quando di parla di aumentare gli stipendi di chi non è ricco, i soldi misteriosamente finiscono, non ce ne sono, per carità, dobbiamo (dovete) tirare la cinghia.

A me verrebbe da pensare che la ricchezza si crea solo dallo spostamento della proprietà di un bene da una mano ad un'altra e che i beni a disposizione, le risorse, il denaro, non sono inesauribili ma dati e finiti.
E' un togliere da una parte per aggiungere dall'altra e la parte che rimane vuota non si riempie di nuovo per miracolo. Chi si appropria della propria parte inevitabilmente priva gli altri della loro. E' come fare a fette una torta. Una volta fatte le parti la torta non c'è più, c'est fini.

Invece cosa vi vogliono far credere gli economisti liberisti? Che finita la torta che si sono mangiati i ricchi e i loro amici, magicamente la torta continuerà a dare fette e a darne all'infinito, basta dar loro il vostro voto e permettere che i loro amici si arricchiscano ancora di più.
E' come la storia dell'albero degli zecchini di Pinocchio. Se pianti i tuoi cinque zecchini, domani ne potrai raccogliere mille, duemila. Loro, per altro, sono come il Gatto e la Volpe: "noi non lavoriamo per il vile interesse ma unicamente per arricchire gli altri".

Che c'entra mia zia ricca con questo discorso? C'entra perchè mi viene in mente un suo tipico ragionamento. Sto parlando del mio stipendio di 800 euro, più o meno quello che lei spende in tre giorni di vacanza in albergo, e lei fa questa osservazione: "Eh, ma PER TE è una bella cifra."
No, non pensate che mia zia sia stupida, il suo ragionamento è corretto, è un concetto di alta finanza. E' relativismo economico.
Nel mondo dei ricchi, il povero (sempre banalizzando i termini) o il non-ricco, DEVE ACCONTENTARSI. Implicitamente viene enunciato il prinicipio che il povero non ha bisogni se non quelli più elementari: respirare, bere, mangiare, cagare. Per cui a lui bastano pochi schei. Per lui 800 euro devono bastare e avanzare. Se non gli bastano è perchè vorrebbe le stesse cose che hanno i ricchi e non si può.

Non siete convinti? Pensate che siano i vecchi discorsi sulla lotta di classe?
Un altro esempio. Avete presente il ragionamento sulla precarietà, e qui torniamo ai nostri economisti? Li avrete senz'altro sentiti dire:
"E' meglio avere un lavoro da 200 euro al mese che niente".
Questo ragionamento presuppone che esista una parte di popolazione che possa campare con duecento euro al mese, gli stessi duecento euro che, per uno strano fenomeno, ad un'altra parte di popolazione servono per una cenetta per due.
Tenete presente che quella frase non si adatterebbe né ai loro figli né agli amici degli amici, né a loro stessi, per carità.
E' come il concetto di posto fisso. "Bisogna mettersi in testa che il posto fisso è finito".
Per noi, perchè serve a loro e ai loro figli.

Ecco, sono ritornata a fare la comunista. Tanto per non parlare di ricchi, cammelli, crune degli aghi e Regni dei Cieli.


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domenica 23 marzo 2008

La Pasqua e il sangue

Esaurite le menate tipo uova di cioccolato, teneri agnellini, gite fuoriporta e milioni di italiani in viaggio sulle strade con la benzina alle stelle, (gli stessi che due giorni fa non arrivavano a fine mese, sempre secondo i gazzettieri), si può finalmente tornare a parlare di cosa è veramente la Pasqua. Pagato il pegno ai mercanti si può rioccupare il tempio per un momento di spiritualità.

Premetto che io mangio preti regolarmente a pranzo e cena e, trovandomi di fronte al dolore delle persone ogni giorno, Dio lo nomino spesso e volentieri invano ma Gesù è un mio punto fermo culturale oltrechè un faro nella nebbia per i momenti di buio.
Con il massimo rispetto dovuto alle altre religioni, non potrei immaginarmi altro che cristiana.
Si può essere agnostici quindi (io non sono un cazzo e non posso sapere se Dio esiste o non esiste per cui non ho certezze) e amare profondamente l'idea di Gesù.
La chiesa cattolica non c'entra, non c'entra la religione, non c'entra Dio, sto facendo un discorso irrazionale, lo so, ma in questo momento lascio prevalere il cervello emotivo, non la stronzissima corteccia che vuole dare una spiegazione logica a tutto fino a perdere la ragione. Cristo non si spiega e non ci si ragiona sopra. Si accetta e basta. Si segue senza fare domande.

Badate, è irrilevante che Gesù sia esistito o meno, che fosse Dio o meno, quello che conta ed è fondamentale è l'idea del cristianesimo, l'idea del Perdono, del rompere la catena dell'odio, della tolleranza, di un Dio che non è più il feroce tiranno che spiana le città ma che è pronto ad accoglierti senza condizioni, a guarirti dalla malattia, dalla cecità, perfino dalla morte. E' questa idea RIVOLUZIONARIA, che implica la possibilità di un altro mondo possibile, di un cambiamento dal prima al dopo, e che inequivocabilmente ESISTE nella nostra cultura, che a me piace e che mi dà la fiducia in un domani.

Proprio per questo non sopporto, e lo dico sinceramente, l'attuale revisionismo da baraccone attorno a Gesù. Revisionismo che, tra l'altro, a differenza di altri, non suscita altrettanta indignazione.
Non è esistito, non è morto ma è andato in esilio, hanno inscenato una falsa crocifissione, è morto ma non crocifisso (e di che cosa, di freddo?), nessuno in pratica è responsabile della sua morte.
La religione precristiana era timore di Dio e voglia di ribellarsi ad un Padrone crudele, un mondo di prometei incatenati. Cristo offre una speranza oltre al Dio Padrone, che vi possa essere una pace lontana, che si possa perdonare, che Dio possa scendere allo stesso piano dell'uomo e abbracciarlo con amore. Che siamo tutti uguali di fronte alla morte e tutti fratelli.
Togliete Cristo al mondo, l'idea rivoluzionaria del cristianesimo, l'essenza del Cristo e rimarrà solo aridità e follia e di nuovo tornerà a regnare un Dio Padrone senza cuore, contro il quale si può solo diventare atei. E' quello il Dio che "è morto".
E' curioso tra l'altro che, in questo stesso momento storico, tanti si definiscano cristiani rinati mentre vanno in giro a massacrare altri uomini per guerre basate su menzogne e false guerre di religione.

La Pasqua quindi è la Passione e la Passione cos'é? E' il momento in cui tutto il dolore dell'Uomo si concentra simbolicamente su uno e ci fa capire cos'è la sofferenza.
Il Cristo flagellato rappresenta tutti i poveri cristi del prima e del poi. Tutte le vittime della tortura, della persecuzione. E' un Dio che muore immedesimandosi negli uomini che muoiono e soffrono, è EMPATIA. Ogniqualvolta vediamo qualcuno che soffre e sentiamo dentro quel dolore sordo e straziante che ci fa sentire simili a lui, ci muove più velocemente il cuore e fa sgorgare le lacrime, è il ricordo di quella lontana crocifissione.

Non ho scelto a caso l'immagine del Cristo flagellato dal film "La Passione di Cristo" di Mel Gibson. Questo film considerato truculento, reazionario, preconciliare e ovviamente tacciato di antisemitismo.
Personalmente la ricostruzione cinematografica della Passione che preferisco è quella, non meno feroce, di Scorsese de "L'ultima tentazione", della quale ricordo soprattutto l'immagine del demonio che sfila i chiodi a Gesù e l'idea finale dell'uomo che sceglie comunque il suo destino di farsi Dio.
Il film di Gibson, però, è quello che maggiormente sconvolge dal punto di vista più intimo e il più moderno, paradossalmente.
Forse perchè solo il tono iperrealista da snuff-movie può rendere oggi l'idea di cosa sia un sacrificio umano. Troppo sangue, troppo compiacimento? Come se di tale compiacimento sadico non vedessimo i frutti ogni giorno appena un carnefice e una vittima si trovano nella stessa stanza.
Il film è un buon test, anche se un po' sadico, forse. Se, rimanendo sconvolti da quel martirio, riusciamo ancora a provare pietà per chi soffre, è torturato e muore solo, se ci ricordiamo improvvisamente del messaggio originario del cristianesimo dell'empatia, tutto ciò è un buon segno, vuol dire semplicemente che siamo ancora vivi.


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L'uovo Pasquale vi augura buona Pasqua

In questo blog, per le festività, si fanno le cose in grande e quindi anche l'uovo (che si chiama Pasquale, per la cronaca), viene di conseguenza.
Nel farvi i miei più affettuosi auguri di Buona Pasqua, mi piace aggiungere questo omaggio.

Nell'ovone, tutto di goduriosa cioccolata della migliore qualità possibile, che virtualmente regalo ad ognuno di voi affinchè tutti possiate abbuffarvici (attenti però perchè si ingrassa anche solo immaginando di mangiare), c'è ovviamente la sorpresa.

Il bello qui è che ognuno può immaginare di trovarci quello che desidera, senza limiti alla fantasia e senza brutte sorprese.
Niente portachiavi, giochini di plastica da montare, braccialettini, collanine, anellini d'argento e quell'espressione inequivocabile di delusione che assume chi ha appena scoperto che la sorpresa era una sorpresa del piffero. Delusione che necessita di essere consolata con un'overdose di cioccolato: fondente, bianco, al latte, nocciolato o al peperoncino.
Ecco spiegato il motivo della bruttezza della sorpresa: più brutta è, più cioccolata si mangia, più uova si comprano sperando che almeno in una la sorpresa sia decente. Un'abile strategia di marketing nascosta dietro a quella che voi credevate essere solo l'avarizia dei fabbricanti di uova.

Pasquale l'ovone, invece, viene accessoriato con il meglio del meglio delle sorprese. Dentro c'è quanto di più bello possiate desiderare. Fate questo gioco di fantasia e vedrete che dopo la cioccolata non la guarderete neppure.

Cosa vorrei trovarci io oggi, dentro ad un uovo così grande? Una cosa piccola piccola, una bottiglia di ammorbidente. Adesso che ci penso, anche una confezione di anticalcare.
Entrambi di un tipo particolare, in grado di sciogliere le incrostazioni mentali e ammorbidire le posizioni ideologiche e che restituissero a tutti i cervelli un meraviglioso senso di relativismo, empatia e capacità di immedesimazione delle posizioni dell'altro.
Da usare a litri su me stessa per prima, per dare il buon esempio, e poi da consigliare a coloro con i quali mi trovo in questi giorni a discutere su argomenti tipo politica ed elezioni, diritti civili e il-solito-antisemitismo-mascherato-da-antisionismo.
Ammorbidire e disincrostare. Potrebbe essere un'idea, non solo per un bucato più morbido e una lavatrice che vive di più.

P.S. A proposito di elezioni. Vota ElfoBruno per Kilombo.


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venerdì 21 marzo 2008

Forza l'Italia

Quest'uomo è disposto a tutto, pur di vincere le elezioni. Pensa se riuscisse a diventare il salvatore di Malpensa, l'Uomo della Provvidenza Lombarda, il neo Garibaldi del "Qui si fa l'Alitalia o si muore".

Comprereste un aereo usato da quest'uomo che è disposto perfino a mettere in gioco le sudate paghette dei propri figli? Già una volta giurò sulle loro teste senza alcun ritegno ora vuole andare di soppiatto a romper loro i maialini di terracotta per arraffare l'ennesimo conflitto di interessi.
Dopo le televisioni e le Poste, anche le linee aeree nazionali?

E' disposto a tutto e chiede un prestito (!!) al governo italiano, cioè a noi, per formare una cordata che, se l'affare va male, potrebbe avvolgersi attorno al collo degli imprenditori coinvolti.
Si sente un gran puzzo di tavolo da poker e di bluff. Ricorda Le Chiffre, il cattivone dell'ultimo film di James Bond. O Berlusconi ha una scala reale in mano o solo scartine.
In ogni caso se andasse male direbbe che è stato frainteso, che lui non aveva mai detto di voler comperare l'Alitalia.


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giovedì 20 marzo 2008

Io bevo Roccella


Un consiglio: per un effetto ancora più dirompente, guardate il filmato dopo aver letto il post.

Comincio con una affermazione che si basa su un'esperienza personale. Diffido della bioetica e di coloro che se ne adornano come fosse una medaglia di perbenismo. Ne diffido da quando partecipai ad un convegno, appunto sulla Bioetica, dove l'ospite d'onore era Mons. Pio Laghi, colui che andava a giocare a tennis con l'ammiraglio Massera durante la Guerra Sucia in Argentina, mentre le vite indegne di essere vissute degli oppositori politici volavano in mare aperto, malamente anestetizzate ma ancora atrocemente vive. Lo stesso monsignore che, appena pochi giorni dopo il golpe, affermava:
«Il Paese ha un'ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali."
Oh certo, una persona squisita, ricordo, strinse la mano a tutte le signore e disse cose molto toccanti sulla difesa della vita. Peccato per quei serve&volley con il Diavolo.

Diffido ancora di più dei convertiti alla difesa della vita come concetto astratto, perchè come tutti i convertiti difettano assolutamente di obiettività e sembrano aver fatto della deprivazione della libertà altrui la propria missione nella vita.
Oggi, giusto per farmi un po' il sangue marcio, ho letto di quest'altra candidata del PDL, ex radicale convertita al verbo teocon.
Scrive l'Unità:
Educazione sessuale? Mai e poi mai. A scuola meglio parlare di cavoli e cicogne. La cognizione del sesso «creerebbe problemi all'interno delle famiglie, le sole ad avere la titolarità del diritto a educare». E la contraccezione? No a politiche che incentivino l’uso del preservativo. «In Francia come in Gran Bretagna con politiche simili gli aborti sono aumentati, in Italia invece dove la contraccezione chimica è poco diffusa gli aborti sono in diminuzione». Parola di Eugenia Roccella, portavoce del family day e candidata del Popolo delle Libertà. La chiama «una visione antropologica», ed insieme a colleghi come l’ex soubrette Mara Carfagna e Alfredo Mantovano di An laspiegherà agli elettori in un tour in giro per l’Italia.
La famiglia. Certo, a volte in famiglia i bambini ricevono una sana educazione sessuale, comprese le prove pratiche finali con lo zio o l'amico di famiglia. Se sono più fortunati, i genitori gli riversano addosso tutte le personali frustrazioni, ubbìe e complessi. Solo pochi hanno mamme e babbi in grado di dar loro un'immagine positiva e sana del sesso.
Il preservativo. Casualmente esso protegge anche dalle malattie sessualmente trasmissibili. Senza pensare all'AIDS, è sufficiente per evitare lo scolo.
Tra parentesi: come faccia il preservativo a far aumentare gli aborti, a meno che non si rompa, e il non prendere la pillola a far diminuire gli aborti, lo sa solo la Roccella.

Siamo uno dei paesi più ignoranti in fatto di sesso. Gli adolescenti sguazzano nell'analfabetismo genitale più assoluto. Offrire almeno un ora di educazione sessuale nelle scuole, da parte di personale specializzato: psicologi e sessuologi, non sarebbe solo piccolo passo verso la civiltà ma un dovere morale.
Tra l'altro un bambino o ragazzino cosciente dei fatti sessuali è anche più in grado di difendersi dalla pedofilia, sia quella domestica che quella magari da sacrestia.

Questo invece è il neo-oscurantismo clericale che si appresta a rappresentare alle prossime elezioni il centrodestra.
La patetica conta degli embrioni, la gogna medievale per le donne che abortiscono, la colonna infame per i medici che le aiutano ad usufruire di una legge dello Stato, tra mille ipocrite obiezioni di incoscienza. Le visioni antropologicamente insensate di gente che forse ha solo la colpa di non trombare a sufficienza e non sopporta che lo facciano bene e spesso gli altri.
Per non parlare di altre amenità che ci saranno sicuramente riservate nei prossimi giorni nei confronti di gay, coppie di fatto e varie ed eventuali diversità.

E ora godetevi Lorena Berdùn da Crozza (qui la seconda parte del filmato). Immaginate di essere in un paese civile e di saperla insegnare a scuola ai vostri figli ad essere attori sessuali responsabili e a padroneggiare il muscolo pubo-coccigeo. Guardatevi attorno. Non siete sicuramente in Italia. Probabilmente in Spagna.
Intanto io bevo Roccella e faccio plin-plin.


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mercoledì 19 marzo 2008

Chi è senza peccato scagli la prima vignetta

In qualunque paese che non sia retto da una dittatura e che non sia governato da un'ideologia al tramonto e quindi insicura di sè, la satira dovrebbe sempre essere libera di esprimersi e cioè di sbeffeggiare coloro che ricoprono posizioni di potere, anche nel loro piccolo o medio.
Invece, nei giorni scorsi, si è parlato fin troppo e con toni da tragicommedia greca, di una vignetta di Vauro, pubblicata sul Manifesto, sulla giornalista Fiamma Nirenstein, raffigurata come un Prometeo moderno indeciso tra l'ebraismo, il fascismo e Berlusconi. Forse indecisa anche tra Israele e Italia, visto che si candida con tutto il cucuzzaro (anche fascista) della libertà per un posto nel parlamento italiano ma a quanto pare solo per difendere Israele e gli Stati Uniti
"Mi risulta che quella parte sia l'unica che ha difeso Israele e l'alleanza italiana con gli USA di fronte a un'ondata pazzesca di antisemitismo e antiamericanismo di sinistra." Dice orgogliosa sul suo sito.
Siccome non è fine ricordare l'antisemitismo che ancora alligna bello vegeto a destra, perchè la serva serve e pecunia non olet, meglio riservare la propria riserva di veleno contro la sinistra. Da ex comunista è un fenomeno fisiologico, comunque.

Orbene, Vauro è un toscanaccio e come tale dotato di una certa cattiveria che si esalta, come in tutti i toscani, me compresa, grazie alle mie origini materne, nel sarcasmo al vetriolo. I toscani sono coloro che all'indomani del ritrovamento dei corpi sbudellati delle vittime del Mostro di Firenze coniarono il soprannome "Cicci il mostro di Scandicci" per riderci sopra. La Fiammina, che ha radici toscane anche lei, dovrebbe saperlo bene, visto che oltretutto ammira tanto un'altra toscanaccia dalla boccaccia sputacattiverie come l'Oriana, rest in peace.

Se Vauro avesse fatto una vignetta su un'araba in burka disegnandola con le gambe storte, la Fiamma che s'infiamma scommettiamo che non avrebbe avuto da ridire, visto che, diciamolo, gli arabi e soprattutto i palestinesi le stanno parecchio sui coglioni?
Inoltre non risulta che esista e sia continuamente stigmatizzato un antisemitismo che prenda di mira gli arabi, pure essi semiti. Cioè gli arabi li puoi offendere come ti pare, nessuno ti ricorderà olocausti o ti farà venire sensi di colpa.

Il giornale danese che ha pubblicato le vignette contro l'Islam è molto vicino ai neocon americani, a loro volta molto vicini alla Fiamma ma ricordate cosa si disse? Che non si potevano censurare perchè ohibò, era censura, era minacciata la libertà di stampa. Con la differenza che lì si offendeva il Profeta, qui si fa dell'ironia su una signora molto estremista nelle sue posizioni sioniste e che quindi un pochino se le va a cercare. Come quello che andava nel Bronx a urlare "sporchi negri".

A proposito di negri. La vignetta all'inizio del post è stata pubblicata sul giornale israeliano Maariv e raffigura un Barack Obama intento a dipingere di nero la Casa Bianca. La didascalia della vignetta diceva: "La casa è ancora bianca ma non per molto".
Il sionista progressista Richard Silverstein, che ha definito razzista la vignetta, dice in un articolo a commento:
Sembra proprio che Israele, almeno una parte di esso, tema un'eventuale presidenza Obama. C'è ancora questa fobia ebraica e israeliana che un politico nero, specialmente uno che agli inizi di carriera era molto vicino ai palestinesi, possa voltare le spalle ad Israele.
L'idea è semplicemente ridicola perchè (sfortunatamente) nessuno può diventare Presidente degli Stati Uniti senza essere uno schiavo di Israele, volente o nolente. Gli ebrei mettono troppo denaro nella campagna elettorale e vi è troppo potere da parte dell'AIPAC e delle altre lobby ebraiche.
Incredibile, secondo la Fiamma sarebbero i discorsi di un antisemita, roba da "Der Sturmer".
Invece è IsraelNews. Silverstein fa parte di quegli ebrei ed israeliani che riescono a vedere anche il razzismo che c'è tra loro e che vengono definiti senza tanti complimenti dai siti tipo InformazioneCorretta, degli infami, dei traditori, dei self-hating jews.
Accomunati, nell'odio estremista sionista, agli arabi, raffigurati su Masada2000, il sito del movimento del rabbino razzista Meir Kahane, il Kach, per fortuna fuorilegge in Israele, avvolti nella pancetta di maiale.
Oppure dileggiati come Rachel Corrie, la pacifista americana (ma di sinistra e filopalestinese, quindi in quel caso si può essere antiamericani), finita sotto un caterpillar israeliano mentre presidiava un'abitazione palestinese, alla quale è stato dedicato un sito apposito, con tanto di foto dove gli viene fatta indossare una maglietta con la C di Caterpillar. Non metto il link a Masada2000 perchè è un sito di merda come tutti i siti razzisti.

Ecco, mi piacerebbe sapere se è peggio la vignetta del toscanaccio Vauro su un'accesa sionista o l'offesa ad una ragazza morta comunque per un ideale, della quale non si deve ricordare l'anniversario della morte, 16 marzo 2003, perchè, secondo il sito http://www.rachelgolem.com/corrie.htm dei suoi detrattori post-mortem sionisti, "tanto, lei e i suoi compagni sono irrilevanti."


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martedì 18 marzo 2008

Casa di bambolo

Guardate bene il tizio qui sopra. Non è rimasto secco guardando una puntata di "Porta a Porta", non è una di quelle simpatiche statue viventi che stanno per ore ferme e immobili come un semaforo per raccogliere qualche spicciolo, è proprio finto, di puro silicone, un bambolone.

Purtroppo è proprio una sex doll, ovvero l'alternativa di lusso a quegli orrendi affari gonfiabili con il coso che frulla e la bocca a culo di gallina, e che dovrebbe servire per farci tutto quello che si fa con un uomo. In teoria.
Si chiama Charlie ed è l'unico, vedremo poi perchè, bambolo maschio in vendita, al modico prezzo di $ 5000,00 nel sito RealDoll.com, pieno invece di bambole femmine per tutti i gusti, di tutti i colori e misure.

Loro, le femmine, sono bellissime, delle Barbione gigantesche con in più quella cosina che ti chiedevi sempre come mai nella Barbie non ci fosse. Noi che siamo cresciute smanacciando le tette e il culo della Barbie per anni, appunto, ritorniamo in fondo bambine. Ammirate e anche invidiose di tanta perfezione, come lo eravamo di quella stronza dal culo ritto, creata per inculcarci l'idea che bisogna essere perfette, fino a sembrare di plastica. Queste bambolone almeno, in confronto a certe "rifatte" che girano, sembrano perfino più naturali.

Parlando con un amico stamattina egli notava come, a fronte dell'ingente investimento iniziale, ci si ritroverebbe con una che non mangia, non beve, non parla (soprattutto), non spende soldi e, soprattutto, non straccia i maroni. Ecco, questa è la triste realtà per la quale il maschio potrebbe anche, al limite, concepire il trip della bambolona.

Ma Charlie, il bambolone, che effetto fa sulle ragazze? Sinceramente, anche se rispetto a Ken non gli manca proprio nulla e viene accessoriato addirittura in sei misure diverse ( ellapéppa!), a me fa vomitare.
Già il modo in cui viene presentato: stravaccato sul divano, con una birra in mano. Grazie, ci bastano quelli che respirano. Si, ma lui resta lì buono e non ti strappa il telecomando facendoti perdere il finale del thriller perchè comincia la Domenica Sportiva. Non lascia i calzini in giro, non lascia alzata la tavoletta del water e nemmeno ti fa fretta perchè ha fame e non hai ancora cucinato. Pensaci bene.
Niente da fare, ha l'espressione da deficiente. Peggio, sembra che gli abbiano tagliato la testa e poi riattaccata. Che orrore!

L'uomo, anche se a volte è molesto come una mosca cavallina, non è fatto per essere passivo e a noi non piacerebbe nemmeno. Pensa, stare tutta una sera accanto sul divano e lui che non allunga nemmeno una mano. E soprattutto che a letto non russa, lasciandoti senza quel dolce muggire pallido e assorto che ti concilia il sonno. La terza sera lo sbatteresti giù dalla finestra.

A noi piacciono vivi, e soprattutto imperfetti. Ecco perchè Charlie, nonostante la generosa attrezzeria, sul mercato non tira.

Perchè questa deriva pornografica stasera? Perchè dopo tanta politica avevo bisogno di qualcosa di serio. E poi, dopo aver visto il conducator del TG1 vestito in gessato come uno dei "Bravi ragazzi" presentare un servizio del TG4 in onda sul TG1 con un Berlusconi di silicone che, grazie ad un abile gioco di montaggio e di sponda della giornalista, diceva che la crisi americana è colpa di Prodi, con il naso che gli si allungava fino alla sesta misura, dopo tutto questo, non rimane che un po' di sana pornografia.


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domenica 16 marzo 2008

Trent'anni di cancrena italiana e sentirli tutti

Questa notte ho visto su Sky, canale RaiSatExtra, il fantasma di Aldo Moro. L'ho sentito parlare da un altro mondo, dal mondo di una politica che non c'è più e che ci scappa a volte di rimpiangere.
Non credo di aver mai avuto prima d'ora l'occasione di ascoltare per intero i suoi discorsi. Parlava un politichese bizantino, dicevano. A me è parso più chiaro di tanti politici di oggi. In confronto a Casini e Mastella sembrava di sentire parlare Dio dal cespuglio in fiamme.

Ho sentito un uomo parlare di cosa aveva fatto un governo appena caduto, con calma, senza insultare gli avversari, senza fare gestacci, strappare fogli, vomitare banalità propagandistiche e volgarità. Ho sentito parlare, al di là dell'essere pro o contro la sua weltanschauung politica, un vero statista.
Con una signorilità (non riesco a trovare un altro termine più adatto) ed educazione che sembra impossibile trovare oggi nella classe dirigente politica. Come se fossimo passati da un normale colloquiare tra persone civili alle intemperanze di un gruppo di indemoniati che ruttano, vomitano e scorreggiano senza ritegno e che purtroppo ci governano.

Oggi ricorrono trent'anni dall'agguato paramilitare a Via Fani a Roma, al quale parteciparono anche le Brigate Rosse, che massacrò i cinque uomini della scorta: Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino e permise il sequestro di Aldo Moro. Nel link, questi uomini ormai dimenticati dalle istituzioni se non nelle ipocrite rievocazioni di rito, vengono ricordati in un bell'articolo dal Tafanus.

Del caso Moro ho già scritto nei giorni scorsi: qui e qui. Questo sito ne offre un ottimo riassunto e Gabriele ha raccolto la storia dei difficili, per usare un eufemismo, rapporti tra Aldo Moro e le gerarchie atlantiche. L'archivio Flamigni è uno dei più ricchi di materiali di studio sul caso ed i suoi misteri per chi volesse altre informazioni.

Il contributo del cinema alla ricostruzione del fatto storico è stato multiforme.
Giuseppe Ferrara, nel 1986, ha realizzato "Il caso Moro", con un grandissimo Gianmaria Volontè (Moro) e un ottimo Mattia Sbragia nella parte di Moretti, tratto dal libro del giornalista americano Robert Katz "I giorni dell'Ira". Una ricostruzione ancora oggi tra le più fedeli e plausibili degli avvenimenti di quei giorni. E' anche un bel film da rivedere, con l'ambientazione e il ritmo dei poliziotteschi anni settanta.

Il più recente "Piazza delle cinque lune" di Renzo Martinelli offre spunti interessanti ma, scopiazzando palesemente "JFK" di Oliver Stone e mettendo l'X di Donald Sutherland dall'altra parte della barricata, non riesce a volte ad evitare un senso di involontario ridicolo.

La stampa mainstream online oggi dedica all'anniversario dell'eccidio di Via Fani o il quasi nulla delle gazzette del centrodestra Libero, Giornale e Foglio, quest'ultimo impegnato a contare fino ad un miliardo gli embrioni, o qualche paginetta sottovuoto spinto degli altri giornali, oppure grandi speciali che non aggiungono una virgola al già noto e stranoto come, in versione cartacea, il librone di Repubblica, tutto illustrato e patinato come Playboy.
Più interessante il libro allegato in edicola all'Unità, "Il golpe di Via Fani" di Giuseppe De Lutiis, che ricostruisce lo scenario internazionale del delitto attribuendo un ruolo non secondario agli interessi di Stati Uniti, Unione Sovietica ed Israele nella fine tragica di Moro, filoarabo e troppo incline al dialogo e alla mediazione tra le parti.

Il Corrierone online, affida ad un giornalista il compito di fugare i dubbi di coloro che mandano email maliziose e di spargere anestetico all'amobarbital con la pompa per il ramato:
"Perchè la Cia si è infiltrata nelle BR e ha ucciso Moro? Per via del "compromesso storico"? Andrea Bari
R. Io non so (e sinceramente non credo) che la Cia si sia infiltrata nelle Br, quindi…

"L'attenzione di Moro nei confronti del Pci creava problemi sia a destra che a sinistra, rompeva gli schemi nell'Alleanza Atlantica e nel Patto di Varsavia. La fine di Aldo Moro fu quindi inevitabile: "Una morte annunciata", come scrisse più tardi il fratello Carlo Alfredo Moro?" Francesco Fondelli - Firenze

R. Certamente la politica di Moro veniva seguita a livello internazionale, e certamente anche le superpotenze dell’epoca, Usa e Urss, erano interessate agli sviluppi della politica italiana così come Moro – insieme ad altri – la stava conducendo.. Ma di qui a immaginare un ruolo delle forze straniere nella decisione delle Br di uccidere l’ostaggio ce ne corre. Non foss’altro perché con le ipotesi senza prove (e in questo caso le prove mancano) non si può fare la storia. E’ comunque più verosimile – semmai – un condizionamento esterno degli eventi che possa aver indotto i brigatisti a uccidere Moro che non un intervento diretto sulle loro scelte.
Dietrologie, solo dietrologie... Ora girati dall'altra parte, fai una scorreggetta e dormi.

P.S. Il titolo allude a "Io se fossi Dio" di Giorgio Gaber, lungo rant contro la politica, censurato e ritirato dal mercato allora, 1978, per le frasi dedicate a Moro, definito "il responsabile maggiore di vent'anni di cancrena italiana".
Peccato che Gaber, nel dipingere un affresco iperrealistico delle brutture politiche di allora, dove c'erano tutti: giornalisti, radicali, socialisti, democristiani, sia caduto nel tranello di sposare le tesi brigatiste che, col rapire Moro, credevano di attaccare il cuore dello Stato e invece fecero solo un favore ai nemici dello statista democristiano.



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sabato 15 marzo 2008

Precarie gonfiabili

Noi dovremmo credere che la signorina precaria invitata a fare da spalla comica al cavaliere di plastica, tanto vero da sembrare finto, era una vera precaria qualunque che, folgorata sulla via di Arcore, ha deciso non solo di votare per il PDL ma di candidarsi, lì sul tamburo, per il medesimo partito. Loro prendono una qualunque per fare del qualunquismo, insomma.
Dovremmo credere all'assoluta casualità degli eventi, che gli attori della commedia non si erano mai visti prima.

Invece è molto probabile si sia trattato di una farsa, come si addice ad un partito da avanspettacolo.
La signorina risulta vicina ad AN e in grado di portare i voti della comunità ebraica romana (a volte ancora pericolosamente spostata a sinistra, quindi meglio ungere le ruote). Il sospetto che si sia trattato di una combine è forte.
Un po' come quegli illusionisti che pescano "casualmente" tra il pubblico il compare di turno. "Si, venga lei, signorina, con quel bel sorriso".

Come inizio di campagna elettorale non è male. Grazie ai mezzi di informazione, in questo caso il TG2 che ha retto il sacco, il cavalier Houdini ha potuto eseguire il numero del precario che sta dalla parte di Berlusconi. Una truffa a mezzo televisivo che, nel semplicismo che caratterizza i creativi e consigliori d'immagine del mago di Arcore, voleva significare: "facciamo vedere che il problema dei precari non esiste, che Silvio lo risolve magicamente, addirittura offrendo la mano di suo figlio in segno di magnifica munificenza". Talmente vero da sembrare finto.
Al punto che ora la precaria si sgonfia e dice che non si candida più. Doveva correre per le comunali di Roma, al fianco di Alemanno, ma dice che ci ha ripensato.

Non ci resta che attendere i prossimi elettrizzanti numeri. La sparizione del debito pubblico, la levitazione degli stipendi degli operai, Tremonti che attraversa la muraglia cinese da parte a parte e Silvio Copperfield che tira giù un telone gigantesco a Villa San Giovanni e magicamente vi appare dietro il Ponte sullo Stretto.
Ci attende una campagna elettorale magica.

Nella foto: sex doll in silicone (non chiamatela bambola gonfiabile che si offende), tanto finta da sembrare vera, gentilmente offerta da Real Doll.


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venerdì 14 marzo 2008

Vota Principesso Azzurro

Prima tanta solfa per tornare in Italia, ora si candida ma solo all'estero per una formazione dal titolo vagamente borsistico: "Valori e futuro" (o future?), in onore credo ai tanti traffici di papi.
Il principesso azzurro di Savoia, Emanuele Filiberto, del quale per altro si ignora il programma elettorale, ci rassicura su un punto. Rinuncia al pocket-fucking, insomma non metterà le mani nelle nostre tasche per richiedere risarcimenti miliardari per la sua triste infanzia di esiliato. Ha capito che quella è stata un'uscita infelice. Il principe infelice.

Riepiloghiamo: si candida all'estero ma se sarà eletto siederà in Parlamento, senza pretese di corona. I monarchici si rassegnino.
"Quando avro' un valore aggiunto cambiero' residenza e mi candidero' in Italia". Una promessa o una minaccia? Valore aggiunto a che cosa poi, non si sa.

Se sarà eletto da che parte si schiererà? "Nel 2006 ho votato centro destra ed e' lo schieramento che appoggero' se saro' eletto". Il principe Azzurro, appunto, ed anche un po' principe civetta. Del resto non è mai stato un'aquila.

Ah, precarie, giù le zampe: è già sposato e babbo.


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giovedì 13 marzo 2008

Ridendo e scherzando

Ieri, nella mia città, un ragazzo ha cercato di gettarsi da un cavalcavia perchè non gli avevano confermato il contratto di lavoro precario.
Un altro lavoratore, Luigi Roca, operaio interinale alla "Berco" di Busano, del gruppo ThyssenKrupp, quelli degli estintori scarichi in fonderia, si è impiccato ad un albero perchè l'azienda lo aveva lasciato a casa. "Senza lavoro ho perso la mia dignità", ha lasciato scritto. Aveva 39 anni, quell'età in cui chi perde il lavoro capita che non lo trovi più.

Non avere uno stipendio, anche misero, da 1000 euro o meno al mese (il prezzo di una trombata con una mignotta di lusso), vuol dire non poter più vivere. Perchè tutta la nostra vita è condizionata dal denaro: senza non ci paghi l'affitto di una casa, non mangi, non paghi le bollette. Non puoi nemmeno crepare perchè poi lasci da pagare ai parenti il funerale, con le banche che bloccano loro il conto.
E' un sistema di merda e ci sono stronzi che in questa merda galleggiano beati. E ci fanno pure le battute.

Vuoi ridere? Allora senti questa. Piuttosto che il figlio di Berlusconi si trombi una precaria, preferiamo e ci auguriamo che milioni di precari trombino Berlusconi alle prossime elezioni.

L'unica consolazione è questa. Coraggio, quando sono alle brioches, sono quasi alla fine.

"Qu’ils mangent de la brioche."


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mercoledì 12 marzo 2008

C'era un embrione in coma

La vita va difesa. Sempre. Anche quella dei ginecologi che pure sono stati embrioni in gioventù. Negli Stati Uniti i movimenti embrionofili amano di tanto in tanto accoppare qualche medico "abortista" con qualche colpo di 44 Magnum, perchè la vita di un essere umano adulto è sempre meno importante per loro della morula senziente.

In Italia, un ginecologo, Ermanno Rossi, che lavorava per l'Istituto Gaslini di Genova è morto lanciandosi dall'undicesimo piano di un palazzo di Rapallo. Era indagato per violazione della legge 194, la legge che regolamenta l'aborto. Pare che dalle perquisizioni effettuate nei suoi studi non fosse emerso nulla di penalmente rilevante ma tant'è, lui si è ucciso.
E' possibile che il clima di caccia alle streghe contro chi difende la legge 194 abbia avuto parte in questa tragedia, magari come classica goccia che fa traboccare un vaso già depresso?

Attorno a questo caso è scesa subito una cortina di riserbo e non si tratta solo della tradizionale riservatezza genovese.
Il Gaslini, che fa da sfondo al triste fatto di cronaca, è un ospedale molto particolare, come ci spiegano in questo articolo: il presidente della Fondazione che gestisce l'Ospedale, nonchè presidente della CEI è il Cardinale Bagnasco. Prima di lui era stato presidente il segretario di stato (vaticano) Bertone, quello che nell'agosto scorso affermava: «Bisogna salvare la vita anche se è frutto di stupro».

Sempre nell'articolo si racconta che dall'inizio del 2007 al Gaslini non si eseguono più aborti. Vi furono proteste in città e una dura presa di posizione del sindaco Vincenzi contro la decisione di una struttura pubblica di interrompere un pubblico servizio. Già, perchè il Gaslini riceve soldi pubblici, compresa una recente donazione (diciamo così) dal governo Prodi di 40 milioni di euro dall'ultima finanziaria. Generosa elargizione o pizzone pagato alla CEI? Lo Stato italiano paga una struttura che poi rifiuta di applicare le leggi dello Stato. Io trovo questa cosa enorme.

Per coerenza bisognerebbe che chiunque si presenta come obiettore di coscienza, medico o struttura sanitaria, per amore dell'embrione, rinunciasse immediatamente allo stipendio statale ed esercitasse solo nella sanità privata, tra preti e monache magari, senza scassare i cabbasisi a chi non vuole intromissioni religiose nella propria vita.

Questa non è l'unica notizia preoccupante sul fronte attacco al cuore della laicità da parte delle gerarchie vaticane.
Il 7 marzo a Bologna, un gruppo di attivisti del TPO aveva inscenato una manifestazione (a base di striscioni e lancio di palline di polistirolo) contro le farmacie che rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo. Sono stati denunciati in 17 per manifestazione non autorizzata e la curia bolognese ha parlato di terrorismo, di manovra intimidatoria contro i poveri farmacisti obiettori. Dimenticando che anche in quel caso si parla di un reato: interruzione di pubblico servizio. Ancora una volta ci si fa beffe di leggi dello stato italiano.

Mi sorge un dubbio, che dietro a questa astratta difesa della vita (astratta perchè piuttosto dovrebbero urlare dalla mattina alla sera non per gli embrioni ma per i bambini e gli adulti sterminati dalle guerre) vi sia, oltre alla volontà di opprimere le persone, tipico di chi non sa vivere una sua vita pienamente soddisfacente, una fottutissima paura della morte. Sorprendente, oltretutto, da parte di chi dovrebbe essere ben lieto di andare al più presto nella Luce a vedere Dio con tanto di effetti speciali.
Hanno talmente paura della morte che arrivano ad idealizzare la vita anche quando non è vita, come lo stato di vegetale di una persona che ha perso ogni sua dignità a causa della malattia.
L'eutanasia, o meglio il suicidio assistito, può essere allora un atto di amore estremo ma loro non lo capiscono. Temo che ciò che terrorizza gli uomini di Chiesa sia il timore di ritrovarsi nel buio e al freddo, con un Pietro senza aureola e incazzato che gli risponde: "Dio chi?"

"In coma o embrione, l'uomo è sempre uomo" (Joseph Ratzinger)


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martedì 11 marzo 2008

Ci ha un rigurgito antifascista

Povero Gianfranco. Ha penato tanto per allontanarsi dalle antiche cattive compagnie e farsi dei nuovi amici. Ora gli tocca sentire un cavaliere qualsiasi che, con disarmante sincerità, una volta tanto, gli dice che "Ciarrapico serve". La serva serve, diceva Totò.

Stare nel centrodestra non dev'essere facile per un antifascista come Fini.
Berlusconi, che sembra soffrire di una compulsione che lo spinge a mettere l'alleato in difficoltà, gliene fa di tutti i colori. Ora ha pure caricato sul torpedone della Libertà il fascistone mai rinnegato perchè è uno che ci ha i giornali. Se ha bisogno dei giornali di Ciarrapico mi sa che è messo male, comunque.

Nonostante debba lavorare ancora molto sull'immagine e lasciar perdere l'impermeabile con il bavero alzato alla ispettore Derrick perchè gli dà un'aria troppo da pulotto della sezione politica, Fini potrebbe benissimo essere il leader ideale del centrodestra.
Purtroppo Berlusconi è un ingrato. Eppure dovrebbe capire, lui che si è rifatto i capelli, cosa deve aver passato uno che si è rifatto una verginità.


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lunedì 10 marzo 2008

Se il gatto è troppo nero

Viva la sincerità. Finalmente uno che in Italia si dichiara orgogliosamente fascista e che alle polemiche seguite alla sua candidatura per il PDL risponde con un inequivocabile "me ne frego". Meno male, stavamo in pensiero, pareva che, tra un tonfa e l'altro, di fascisti non ve ne fossero più in giro, che fossero stati tutti eradicati come l'erba cattiva con l'acqua benedetta di Fiuggi.

Sulla candidatura di Ciarrapico con il PDL posso dire che me ne frego anch'io, tanto, dopo Fiore e Tilgher si era capito che il cavaliere non guarda tanto per il sottile quando si tratta di ravanare alla destra di se stesso per raccogliere consensi. Purchè siano anticomunisti non importa di che colore siano, purchè prendano il topo elettore.
Io credo che Berlusconi alcune volte offra candidature proprio alla cavolo di cane e altre perchè costretto da troppi debiti di riconoscenza maturati negli anni. Ciarrapico c'entra con il Lodo Mondadori, fece da mediatore tra Berlusconi e De Benedetti. Oppure si tratta di solidarietà tra presidenti di squadre di calcio. Che ne so.

Berlusconi che candida un fascista orgogliosamente tale (e tra tanti fascisti mascherati uno autentico fa quasi piacere, almeno è riconoscibile), non è una notizia.
La notizia è l'ipocrisia dello scandalo nato dalla presunta incompatibilità tra la candidatura di Ciarrapico e quella di Fiamma Nirenstein, colei che è talmente impegnata a sputare veleno sulla sinistra e tutti coloro che non sono affetti da amore cieco nei confronti di Israele, da non vedere che attorno a lei stanno ritirando fuori le giacche d'orbace e i fez.
Per non "andare a letto con il nemico" io, da antifascista e fossi stata in lei, con un Berlusconi che va in giro in camicia nera (o blu scuro ma l'effetto, forse volutamente subliminale è quello) e con le destre non mi ci sarei proprio candidata.

Il problema è che il sionismo morente, ultima ideologia ottocentesca che ancora rimane attaccata ad un respiratore che la tiene artificialmente in vita ed il cui simbolo è il vegetale Ariel Sharon, accetta di andare con chiunque sia disposto ancora a fargli credito per portare avanti il suo obsoleto e assurdo sogno di espansionismo in Medio Oriente. Non importa di che colore è il gatto, l'importante è che prenda il topo. E non importa che in Israele siano tanti a non credere più nel sionismo.
Se tutte le destre mondiali vanno in Israele entusiaste a stringere alleanze non è perchè la destra europea ha messo giudizio, anche riguardo all'antisemitismo ma perchè l'Israele tardosionista si è spostata sempre di più a destra nel corso degli anni. Come la Nirenstein appunto, che ne è l'emblema, dal comunismo al petting con le destre neofasciste.

E' il sionismo morente che non si vergogna più di adottare alcuni fondamentali e metodi della destra estrema o che forse non se ne accorge nemmeno più: che innalza muri, che cerca di negare l'esistenza dell'altro da sé, che si avvolge in un bozzolo di gretto nazionalismo e che opprime un altro popolo con metodi e comportamenti che assomigliano troppo alla freudiana identificazione con l'aggressore. Che, come sostengono molti intellettuali israeliani e della diaspora, alimenta l'antisemitismo mondiale con il suo comportamento nei confronti dei palestinesi.
Un sionismo militante e sempre più estremista che crea liste di proscrizione, o "shit-list" dove finiscono gli ebrei che osano criticare la suprema ideologia: che crea la ADL ma guai a definirla lobby. Che manovra consciamente o inconsciamente tutta la politica neocon di avventurismo imperialista degli ultimi anni. In questo senso credo che non vi sia alcuna destra occidentalista che abbia messo Israele con le spalle al muro, come scrive oggi Gennaro Carotenuto. Mi pare che sia vero piuttosto il contrario.

Siccome era stato il nazifascismo con il suo fondamentale razzista a realizzare la Shoah, quando ero giovane ero convinta che non potesse esistere al mondo l'ossimoro dell'ebreo fascista, per evidente incompatibilità logica.
Per la verità erano esistiti ebrei italiani che aderirono entusiasticamente al fascismo, dagli albori del sansepolcrismo fino alle leggi razziali del '38. Addirittura in Germania vi furono ampie trattative tra i sionisti e i nazisti per favorire l'emigrazione verso la Palestina degli ebrei tedeschi.
In Israele e dopo la catastrofe della Shoah, tuttavia, non poteva esistere un'adesione a qualcosa che fosse anche lontanamente simile al fascismo.
Poi qualcosa è cambiato. Il sionismo, nel suo ottuso opporsi a qualunque riconoscimento del principio "due popoli due stati", si è buttato a destra, sempre più a destra e ha ripudiato la sinistra, non il contrario.
Io sarò all'antica ma mi fa effetto che esistano neonazisti in Israele, che sia esistito un gran fascistone come il rabbino Meir Kahane, fondatore dell'ADL e del partito estremista Kach. Che i ragionamenti di alcuni coloni sui palestinesi facciano letteralmente rabbrividire.

Il guaio è che questo estremismo di destra si fonde con un neostalinismo ideologico che si dedica alla caccia spietata di chiunque non sia d'accordo con i sacri principi del sionismo, attraverso il sistematico disprezzo dei self-hating jews e della sinistra, accusata di antisemitismo. E' un gioco pericoloso perchè a furia di accusare qualcuno ingiustamente di antisemitismo si rischia di farcelo diventare veramente.
Mi piacerebbe che venisse un mondo dove si potesse dire all'amico ebreo che ha sbagliato e che magari è pure stronzo, senza che Madame Nirenstein sleghi i cani contro gli antisemiti.
Un mondo dove non fosse più proibito dire le cose come stanno, per esempio che anche la grande ideologia sionista può avere toppato, oops! come il capitalismo e il comunismo.

E infine che se si pensa che non è importante il colore del gatto ma che prenda i topi non bisogna lamentarsi se a volte il gatto è nero. Troppo nero.


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domenica 9 marzo 2008

Sonata per contrappasso

Perchè Dante? Perchè il sommo poeta, nel descrivere le pene comminate ai dannati dell'Inferno, usa la legge del contrappasso, che mi piace molto. Come dice Wikipedia, analizzando la struttura del contrappasso:

* Se per analogia la pena è uguale al peccato, per esempio ipotetico gli alcolizzati sarebbero condannati a bere per l'eternità fino a scoppiare.

* Se per antitesi, la pena è diversa dal peccato, per esempio gli alcolizzati non potrebbero assaggiare neanche un po' il vino però magari ne sentirebbero l'odore per l'eternità.

Divertiamoci allora ad immaginare alcuni personaggi della cronaca di questi giorni ipoteticamente condannati per contrappasso a scontare il fio della loro colpa.

Per esempio Montezemolo potrebbe essere costretto a vivere una vita eterna da precario da 600 euro al mese o passare l'eternità in fonderia con un padrone che tiene gli estintori scarichi e ogni giorno si sviluppa un incendio dove lui rimane bruciato. Giusto per fargli capire che una sanzione colpisce solo chi non è in regola quindi che paura hanno i suoi compagnucci di portafoglio?

Per quelli che dicono che le donne abortiscono come bevessero un bicchier d'acqua, la pena di un eterno travaglio, non Marco ma proprio quello con le doglie e tutto il resto.

Quel demente che, avendo terminato gli iracheni da vessare e per la serie "qui ci si annoia da morire", si dedica con passione al lancio del cane nel burrone, potrebbe rinascere cane oppure cavia in qualche laboratorio di ricerca, giusto per assaporare la vita da animale vero e non con l'M16 in spalla.

Per il nano che vuole che noi di sinistra gli si dia del Lei e che, avendo finito i nostri maroni da stracciare è passato alla carta, un contrappasso per analogia. Condannato in eterno a guardare la pubblicità sui suoi canali, legato su una sedia e con i divaricatori per le palpebre come Alex de Large.

Al paparatzi che, con il piedino inguainato in Prada e la collezione di cappelli civettuoli, accusa gli altri di edonismo, un futuro eterno come rappresentante all'Inferno del mondo della moda in cerca perenne ed ossessiva di clienti. Embé, che pena è? Lo sanno tutti che il Diavolo non veste Prada.


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