mercoledì 31 ottobre 2007

Il manuale del perfetto farmacista cattolico

Una decina di giorni fa il santopadre ha condannato severamente la precarietà nel lavoro, oggi ha detto che le tasse bisogna pagarle anche se obtorto collo. Nel mezzo c'è stata la sortita sui farmacisti e l'obiezione di coscienza. A suo modo anche il Papa ha scoperto il fascino del panino.
Due colpi al cerchio, su argomenti in fondo condivisibili anche dai laici e uno alla botte del fondamentalismo cattolico.

Vediamo allora come possiamo aiutare i farmacisti devoti ad espletare la loro funzione al meglio.

La grande preoccupazione del santopadre neocerchiobottista non è certamente il costo delle scarpine Chicco, superiore alle sue Prada, e vendute in farmacia assieme a pappe, clisteri, giocattoli, guanciali superergonomici, alimenti per celiaci miliardari, pomate emorroidarie, integratori, fiori di Bach e creme antirughe, è la tutela della vita e la lotta all'eutanasia.

E' noto a chiunque abbia masticato in vita sua un po' di medicina e biologia per trascorsi universitari, che la morte può essere procurata anche utilizzando farmaci apparentemente innocui, senza ricorrere ai kit della dolce morte. E' il principio dell'overdose, in molti casi fatale.
Un farmaco stimolante la tiroide come il Proloid può indurre arresto cardiaco in un soggetto ipertiroideo; la digitalis purpurea in dosi eccessive è mortale, una pera di insulina può indurre il coma e financo la morte. Non parliamo di anestetici potenti come i barbiturici, che anche se poco usati ormai rimangono prescritti per l'epilessia. Un bravo farmacista devoto dovrebbe eliminare questi farmaci dai suoi scaffali, per coerenza.

La necessità della tutela della vita mette automaticamente all'indice e candida al rogo i seguenti prodotti, da banco o meno: gondoni, guanti e Durex di ogni tipo; pillole anticoncezionali ad alto e basso dosaggio, comprese quelle che servono ad estirpare nell'era moderna il fenomeno della ragazzina barbuta. Attenzione però, anche una innocente peretta di gomma, se unita a sostanze opportunamente preparate artiginalmente, come il normale sapone da bucato, può servire a procurare l'aborto. Via anche quella quindi e gli stitici si arrangino.
Rimanendo in tema parti basse, che dire della pillola del demonio, il Viagra e della sua variante, il Cialis? Via, al macero, è il Signore in persona che vi espelle!

Anche il dolore dev'essere sopportato eroicamente dal buon cristiano. Via il Buscopan, il Moment con e senza ackht, la Cibalgina, l'Antispasmina colica, la preparazione H e il Toradol. Dolori mestruali, coliche renali ed epatiche, ascessi, pulpiti e trigemini, nervi sciatici, emorroidi a grappolo e colpi della strega, siate benedetti perchè ci ricordate la magnanima esistenza dell'ultraterreno.

Il buon cristiano deve praticare la modestia, quindi via i cosmetici, le creme depilatorie, gli anticellulite, le siringhe di botox; via dagli scaffali anche i costosissimi e i prodotti omeopatici, gli estratti di echinacea, la pappa reale e gli ayurveda. Roba da stregoni pagani.

Cosa rimane da vendere al timorato farmacista di Dio, per non dispiacere al suo Papa, ora che si è liberato di tutta la paccottiglia demoniaca? Forse l'aspirina, la soluzione Schoum, la tintura di iodio, i cerotti (non quelli per le vesciche perchè bisogna soffrire) e un'erba cattolicissima come l'iperico, nota per contrastare il potere anticoncezionale della "pillola". Non per niente si chiama anche erba di S. Giovanni.

martedì 30 ottobre 2007

I manganellati sentitamente ringraziano

La commissione d'inchiesta sul G8 di Genova non si farà, ne ora nè mai, perchè l'unico governo che avrebbe potuto istituirla era quello di centrosinistra e Prodi non rischierà la cadrega per questo, visto che i moderati della sua grosse koalition non la vogliono.
Ringraziamo nell'ordine: Mastella, Di Pietro e i Rosapugnettisti, questi ultimi nella parte di quelli che non c'erano e se c'erano dormivano, che hanno inciuciato lingua in bocca con il centrodestra per affossare la commissione. I fatti della Diaz, di Bolzaneto e i pestaggi indiscriminati per le strade di Genova del luglio 2001 andranno a costituire un pericoloso precedente, con la conseguenza che gli abusi potranno ripetersi in futuro, in assoluta impunità.

Sinceramente, a me non fa rabbia tanto l'on. Fini che oggi dice: "La commissione d'inchiesta sul G8 era unicamente una cambiale che si pagava agli amici dei black bloc: alla sinistra piu' radicale".
Bisogna capirlo, ieri era il 28 ottobre e certi manifesti in giro per Roma mettevano tanta nostalgia.
Non mi fa rabbia la destra, questa destra che rimane sempre la solita, che dopotutto ama ancora l'odore dell'olio di ricino la mattina.

A me fanno rabbia questi governanti travestiti da centrosinistra che se ne fregano delle promesse tanto sono qui solo per caso, con i partitucoli in piene prove tecniche di salto della quaglia che si mettono d'accordo sotto banco per sabotare (non mi viene altro termine) la nave sulla quale navigano loro stessi, forse perchè sotto la giacca hanno già il giubbotto di salvataggio.

Mi fa rabbia come non mai Mastella che ha il coraggio di affermare che la commissione di inchiesta sul G8 non era nel programma dell'unione (volutamente minuscolo). Per fortuna che da qualche parte avevo conservato il pdf del programma e anche il link. Andiamo a pagina 77:
La crescente domanda di sicurezza da parte della collettività, a fronte di vecchi e nuovi rischi e pericoli, richiede la messa in opera di un programma di riorganizzazione, coordinamento e modernizzazione che rafforzi il rispetto della legalità, il contrasto della criminalità. la prevenzione delle minacce terroristiche.
La politica del centrodestra al riguardo si è mostrata del tutto indifferente: a vuoti annunci si sono affiancate misure che contrastano con il rispetto della legalità, l’inerzia rispetto alla criminalità economica, un abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata, l’utilizzo delle forze di polizia per operazioni repressive del tutto ingiustificate; basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta.
I fatti di Genova di cui si parla, secondo Mastella cos'erano? La gara per il miglior pesto, il derby Sampdoria-Genoa o il sasso di Balilla?

Mi fa rabbia l'Italia dei Dolori di Di Pietro, che in questi pasticci c'entra sempre. "Volevano indagare solo sulla polizia, una giustizia a metà. Noi vogliamo una commissione che indaghi sia sui manifestanti che sugli abusi delle forze dell'ordine." No, non si voleva indagare solo sulle forze dell'ordine ma su quelle mele marce al loro interno dalle quali gli stessi tanti poliziotti onesti si sono sentiti offesi e disonorati. Per Di Pietro è normale avere una polizia al cui interno esistono elementi fortemente politicizzati che quando c'è l'occasione scendono in piazza per darle ai "rossi"? Ha ascoltato le registrazioni della poliziotta che si rallegra della morte di un manifestante? Secondo lui è normale, da paese civile?

Sono indignata, anche a nome di tanti cittadini stranieri che hanno assaggiato in quei giorni una fetta di Sudamerica anni 70 in pieno continente europeo. Indignata come genovese, perchè la mia città è stata stuprata e tra un pò diranno che se l'è cercata perchè girava in minigonna.

Non ultimo, anche se apparentemente non c'entra, mi fa rabbia il gianobifrontismo di Luke Skyuòlter che se deve parlare di nazifascismo, nei giorni della Marcia su Roma e del revanscismo sempre più sfacciato della destra estrema, sente il bisogno impellente di controbilanciare con gli orrori del comunismo, come un Ferrara qualsiasi.
Non è questione di equidistanza e obiettività, è paraculismo algebrico che azzera ogni tentativo di analisi storico-politica. Quelli dell'olio di ricino si sentono in fondo giustificati. Dovevano combattere un siffatto mostro, il Comunismo, poi la mano gli è un po' scappata, pazienza.
Il ragionamento, a ben guardare è sempre lo stesso. A Genova alcuni manifestanti hanno devastato, la polizia ha menato, 1 a 1 e palla al centro. I manganellati sentitamente ringraziano.

lunedì 29 ottobre 2007

Si, stanami tutta!

Nel giorno in cui Mastella annuncia che si immolerà gettandosi eroicamente nell'impastatrice di governo nel prossimo mese di gennaio, è giusto dare il doveroso rilievo ad una pulcherrima iniziativa democratica dell'On. Volontè dell'UDC. In un disegno di legge che sarà proposto domani mattina in Parlamento, il capogruppo del partito di Pierferdinando Casini in Caltagirone propone di introdurre il reato di apologia del comunismo e per far ciò vuole mettere mano alla Costituzione, nientepopodimeno.
Leggiamo da Repubblica il grido di dolore dell'onorevole:
"Siamo un Paese vergogna, è necessaria una operazione verità sui 100 milioni di morti irrisi dai comunisti al governo. Staneremo uno per uno i fedeli amici di Lenin e dei suoi gulag".
Lo so che siamo sotto Halloween tra dolcetti e scherzetti ma questo, signori, fa sul serio, è convinto di ciò che afferma.
Ed è anche un genio perchè diciamolo, l'idea di minacciare di essere stanati è sublime. Nemmeno dieci dei migliori creativi di Berlusconi chiusi in un conclave per tre giorni a pane e acqua avrebbero saputo partorire di meglio.

Stanare, che verbo ficcante! E' noto che i comunisti si rintanano, scavano gallerie, hanno le mani con i palmi girati all'esterno per scavare meglio, come le talpe. Cammini sul prato e ti senti affondare? Ci sarà sicuramente un circolo comunista, una sezione Nilde Iotti là sotto. Se poggi la guancia sull'erba puoi sentire risuonare "Polyushka Polye" o Kalinka. (clicca il triangolino per ascoltare)
A proposito di talpe: ma è vero, infatti mi sembrava di ricordare qualche vecchia lettura, come dimenticarla, la cara talpa che scava nella storia. Volontè è uno colto, ha letto anche Marx. Ma si, facciamoci stanare tutte.

Scommetto che l'onorevole non disdegnerebbe di stanare le due belle devotchke qui a fianco.
Occhio però, anche se appartengono al Partito Bolscevico Nazionale russo e indossano tanto di falce e martello, scavando in profondità - se no che talpe siamo?, abbiamo scoperto che il loro partito è in realtà di estrema destra filonazista. Per la serie "l'apparenza inganna." Per un attimo c'eravamo cascati anche noi. Del resto le talpe un pò cecate lo sono, anzi parecchio.

domenica 28 ottobre 2007

Vogliono chiuderci la bocca?

Sono rimasta profondamente turbata, questa settimana, da tre fatti, tre notizie che secondo me avrebbero dovuto farci riflettere molto più di quanto non abbiamo fatto finora.
Se ne è parlato si, ma troppo poco, nei circoli ristretti dei blog coinvolti e dei loro lettori aficionados, tra amici insomma, quando invece avrebbero dovuto scattare gli allarmi di coloro che ancora hanno a cuore la libertà, cioè potenzialmente di tutti.

Sparo una banalità, ma quando c’è di mezzo il concetto di libertà di espressione siamo tutti coinvolti, anche chi d’abitudine tiene la bocca chiusa per non avere rogne. Potrebbe esserci sempre qualcuno che, nonostante il nostro silenzio, per sicurezza, la bocca ce la venga proprio a cucire con ago e filo.

Comincio dall’odissea di Dacia, blogger ma soprattutto militante politica, caduta in un incubo kafkiano che l’ha sbattuta fuori di casa e gettata in mezzo ad una strada con i suoi figli. Anche se i suoi guai paiono aver origine da un pasticcio immobiliar-fraudolento che ha a che fare con una casa che non si sa a chi appartenga, appare strano che da quello si passi addirittura ad accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, scomodando principi del Foro e affini.
Leggendo il resoconto dei fatti si rimane basiti di come sia facile sbattere una famiglia fuori di casa, nonostante normalmente si pensi (o si speri) il contrario. Il dubbio che il ruolo di Dacia come militante possa aver contribuito ad aggravare le accuse nei suoi confronti è forte. Una ragione in più per seguire la faccenda e preoccuparsi affinché siano ristabilite giustizia e verità, per Dacia e per tutti coloro che potrebbero trovarsi nei suoi stessi guai, senza avere magari nemmeno un blog per farsi sentire.

Il secondo fatto inquietante riguarda ancora una blogger, Cloroalclero, che nei giorni scorsi è stata fatta oggetto di intimidazioni e minacce che l’hanno raggiunta addirittura sulla porta di casa, tanto da dover far intervenire la Digos. Cloro è spaventata, e ci credo, lo saremmo tutti nei suoi panni. Magari si tratta di dementi che non sanno come far sera, di qualcuno che non meriterebbe nemmeno il quarto d'ora di notorietà che ha avuto grazie ai post di Cloro che raccontavano delle intimidazioni, però bisogna vigilare ed impedire che l’intimidazione possa riuscire. Anche qui c’è il dubbio che la sua frequentazione recente di Dacia, la militanza e la voglia di dire sempre e comunque ciò che si pensa possa aver attizzato in qualcuno la voglia di farla tacere.

Il terzo ed ultimo fatto riguarda ancora una blogger, Anna di Critica dell’interfaccia, querelata, ebbene si, da un giornalista RAI per un post. Se lo leggete vi renderete conto che siamo tutti in pericolo, noi che scriviamo sui blog non di pugnette, cuoricini e “ma quanto mi ami” ma in qualche modo facciamo politica, dicendo ciò che secondo noi non va nella comunicazione, nella società e di riflesso nella nostra vita.
Basta un post come quello, ben scritto e ironico ma che in qualunque paese democratico sarebbe considerato assolutamente innocuo, per far scattare la censura. Oggi a lei, domani a chi?

Ragioniamo un attimo. Se uno di noi si becca una denuncia, una querela, per aver esagerato nel denudare l'Imperatore e aver mostrato il suo cazzetto piccolo, non avendo le spalle larghe dei giornalisti professionisti (che magari vengono difesi dalla corporazione dell’albo), dei politici, dei satiri e comici di professione cosa potrebbe fare? Sapendo quanto può venire a costare una causa a chi deve contare solo su una busta paga e non volendosi vendere le terga per sfamare gli avvocati, la risposta sarebbe chiudere il blog e tornare ad occuparsi di maglia e giardinaggio.
Questo il Potere, qualunque forma esso assuma, lo sa ed è per questo che si gingilla con i comma del cazzo invece di fare una legge che magari tuteli, visto che la Costituzione non basta, la libertà di espressione anche di noi bloggers.

Sarebbe bello che di questi fatti gravi si parlasse ancora, che si facesse solidarietà attiva, tenendo l’attenzione vigile su ogni episodio che possa far pensare al desiderio di qualcuno di limitare la libertà. Ricordiamo che è nelle dittature che i bloggers sono costretti a chiudere. Oggi è il 28 ottobre, casualmente. Se non ci difendiamo da soli non lo farà nessuno.

giovedì 25 ottobre 2007

Chiarificazione o supercazzola?

Voi vi siete tranquillizzati? Io una sega, perchè le cose non sono ancora per niente chiare.
Nel lancio ANSA pubblicato sul blog di WebLogin, leggo che il sottosegretario Levi ha proposto un comma aggiuntivo al famigerato DDL di riforma dell'editoria.
Il comma dice che sono esclusi dall'obbligo [di registrazione] i soggetti che accedono o operano su internet per prodotti o siti ad uso personale.
Sul fatto del sito personale, vuoi vedere che si introduce il concetto di modica quantità anche per il blogging? Va bene che qualcuno sostiene che bloggare può dare dipendenza ma...

"Sono esclusi
- spiega Levi - i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web".

Attenti perchè io l'ho dovuto leggere cinque o sei volte e ancora lo sento ambiguo. Se il testo non è chiaro qualcuno potrebbe sempre interpretarlo a suo modo e cioè in almeno questi due modi:
"Sono esclusi
i blog, che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web".
"Sono esclusi i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web". (Quindi c'è blog e blog e una virgola fa la differenza).

Concludendo, pacatamente, serenamente, non era meglio riscrivere il fottuto articolo con questa semplicissima aggiunta: "sono esclusi dalla presente legislazione i blog", punto? In linguistica si chiamerebbe disambiguazione. Altrimenti, sembra di sentir parlare il Conte Mascetti.

Ecco, siccome noi bloggers scribai con cofandina siamo in tanti, più che per tre quasi in duemila e, mi permetta, dato che la supercazzola prematurata da Grillo posterdati perfino Adinolfi temiamo che come per la sbiriguda che rischia di far chiudere il tarapia tapioco, noi non vorremmo che, se il governo fa il decreto sull'editoria, stuzzicando e prematurando, come fosse Antani, i nostri blog scappellassero a destra.

mercoledì 24 ottobre 2007

Dovremmo spegnere la tv?



E' bello quando un post nasce dai commenti dei lettori. Quello di ieri lamentava l'assoluto asservimento dei media ai politici, la loro rassegnazione al non fare domande, al non controbattere ai loro capricci, come quelli piuttosto costosi di chiamare noi poveri coglioni alle elezioni anticipate nonostante il disgusto imperante verso la politica degli italiani e la loro disillusione. Oltretutto ben sapendo di difendere solo lo status quo (Rumenta) di questo paese a monarchia alternata (Rocco Siffredi) e i loro privilegi di casta (se trenta milioni delle vecchie lire di stipendio al mese vi sembran pochi).

Berlusconi smania per tornare al potere perchè solo reggendo il timone è sicuro di fare i propri interessi (Indignato) ma questo governo si sta dimostrando incapace di impedire che ciò avvenga, elezioni anticipate o meno.
Del corposo programma elettorale c'era da mettere in pratica soprattutto la legge sul conflitto di interessi, che non nasce da esigenze antiberlusconiane fini a loro stesse o da questioni di pelle ma da precise regole di democrazia planetaria (come in tutti i paesi civili).
In seconda battuta c'era da realizzare la derattizzazione del servizio pubblico RAI dalla politica, per sperare di veder scomparire i panini, le bufale, il sangue a fiotti e le opinioni inutili e far ricomparire finalmente le Notizie.

Niente è stato fatto perchè lo status quo evidentemente fa comodo a tutti e non si è mai proprio in guerra con il proprio avversario ma si fa solo finta, tanto alla fine mangiamo tutti allo stesso ristorante.
Siamo in un clima di tira a campare, mentre la propaganda mediatica spaventa i cittadini puntando sui nervi scoperti della sicurezza personale e del pane che rincara. Non fraintendetemi, non sto dicendo che questi problemi non esistono ma mi pare sospetto che si parli solo di quello e che si instilli la sfiducia nei cittadini. I negozi si svuotano e l'economia langue e questo è un male per il Paese. Sembra tanto un "muoia Sansone e tutti i Filistei", un "tanto peggio tanto meglio".
Chi scommette con me che se torna Berlusconi (o chiunque altro in un dato momento sia gradito al Potere) spariscono i rumeni e gli stupri dal TG e il pane non sarà mai stato così a buon mercato?

Abbiate paura della propaganda, non fa mai il vostro interesse. Non dobbiamo mai sottovalutarla, è capace di farci credere qualunque cosa.
Avevate mai visto i panettieri esporre dei cartelli con scritto "non è vero che il pane è rincarato"?
Si faceva fatica a finire il mese anche negli anni scorsi perchè i problemi sono l'allargamento della forbice tra ricchezza e povertà e l'inadeguatezza delle buste paga al costo della vita ma ora, chissà perchè, dopo che si è tentato di arginare l'emorragia dell'evasione fiscale, ci mancherà il pane di bocca. Tu guarda la combinazione.

I media sono complici nella disinformazione, leggono dei fogli sui quali stanno scritte delle cose, recitate come fossero oro colato, verità rivelate. Quante notizie prima di essere date vengono verificate? Il pane è rincarato? Facciamo una bella inchiesta e vediamo se, dove e quando.
Dei morti per uranio impoverito non si deve parlare ma tra un po', se gli arriva la circolare dalle case farmaceutiche che producono i vaccini, ricominceranno a terrorizzarci con lo spettro di epidemie di influenze mortali.

Riverinflood ha fatto questa proposta: "all'ora dei TG, potremmo spegnere i televisori tutti insieme e spegnerli diffusamente: avremmo spento la voce del Potere o come si chiama adesso, della Casta".
Visto che siamo si esseri umani ma soprattutto consumatori, è vero, potremmo usare questo nostro piccolo potere per farci sentire. Spegnere il televisore o sintonizzarci su un canale locale, su TeleCastagnaSecca e astenerci dall'ascoltare la propaganda del regime.
A meno che chi fa questi TG non ricominci a fare il mestiere di informatore e ci racconti le cose come stanno veramente, senza guardare in faccia nessuno ma solo l'interesse del Paese.
Sarebbe un poco come ricominciare a parlare dopo un ictus ma ce la possono fare, se si sforzano.

Chi volesse postare il video sul proprio spazio, per spargere la voce, clicchi su View All Images e si aprirà la pagina contenente il codice.

martedì 23 ottobre 2007

La casta vuole le elezioni, alla faccia nostra

Hanno il coraggio di parlare di elezioni anticipate, dopo appena un anno dalle ultime consultazioni. Berlusconi per primo perché spera di risalire sul trono e ricominciare a fare il padrone d’Italia, che gli piace tanto.
Anche dall’altra parte però c’è chi si farebbe volentieri allettare dall’idea di un eventuale successo elettorale del nuovo partito democratico.
E’ uno schifo, una vergogna, una cosa assolutamente vomitevole, perché l’Italia ha bisogno di tutto meno che di elezioni anticipate.

Forse hanno ragione gli amici che mi consigliano di smetterla di guardare TG e leggere giornali ma io continuo sempre a sperare che da qualche parte, in questi mezzi di informazione fantoccio, vi sia qualcuno che prima o poi faccia notare a questi politici quanto stiano abusando della nostra pazienza e che magari ponga loro la fatidica domanda: “Onorevole, lei parla di elezioni anticipate, ma si rende conto di quanto costano e di quanto si potrebbe fare con la stessa cifra per cose più utili e che servano a noi e non al vostro culo?”

Per le elezioni politiche del 2006 lo Stato stanziò 393 milioni di euro, più altri 34,6 milioni per l’esperimento del voto elettronico. Totale 427 milioni di euro, quasi 827 miliardi del vecchio conio. E’ come se ognuno di noi elettori avesse sborsato 7 euro per votare.
Beh, per la democrazia sono soldi ben spesi, era un appuntamento elettorale previsto e normale ma che accadrebbe se questi 427 milioni di euro li dovessimo sborsare anche l’anno prossimo? E’ qualunquismo chiedersi cosa si potrebbe fare con quei soldi invece di mettere in piedi per l’ennesima volta il gran circo elettorale con le pagliacciate dei partiti e dei politicanti?

Invece i reggitori di microfono, spacciandosi per notisti politici, ogni sera ci trapanano le palle con le dichiarazioni puramente propagandistiche delle più infime nullità della politica, i portavoce, tanto più inutili in quanto devono solo dire ovvietà e cose trite e ritrite, come “questo governo deve dimettersi”. Mai che uno dei sedicenti intervistatori e reggimoccolo replichi: “va bene, ma voi in concreto cosa proponete, a parte la propaganda?” Invece di fare il controcanto e ribattere alle cazzate, da perfetti fiancheggiatori si limitano a girare silenziosamente le pagine al pianista.

L’anno scorso andammo a votare con la famigerata legge porcata di Calderoli, fatta scientificamente da Berlusconi per danneggiare il governo entrante, dato che secondo tutti i sondaggi, inclusi quelli seri, si sapeva che avrebbe vinto il centrosinistra. Dopo aver messo il sasso in mezzo alle rotaie ha continuato a ripetere dai suoi almeno cinque megafoni mediatici che questo governo era una porcheria e che bisognava ritornare a votare. Solo perchè lui non aveva vinto.
Dal canto suo il governo, invece di muoversi per cambiare subito la legge, costringendo anche l’opposizione a porre rimedio ad uno sfacelo legislativo, per il bene del paese, cazzo!, ha tergiversato fino a ritrovarsi con un Mastella che, dall’alto del suo partitello feudale, ogni giorno minaccia di far cadere il governo e chiede elezioni anticipate, un Dini che, riesumato non si sa da quale avello, parla come se avesse il 52% e una sinistra comunista che ovviamente, come da copione, si prende tutta la colpa dell’instabilità politica del governo Prodi.
In questi giorni che finalmente pare si decidano a mettere mano alla porcata, ci tocca sentire un Piercasinando Casini che dice “si alla riforma ma poi alle elezioni”. Cosa crede di ottenere, la maggioranza relativa?

Noi che ascoltiamo i telegiornali, a costo di passare per pazzi che parlano ad alta voce da soli ce le facciamo queste domande: “per chi parlano questi politici?”, “quale interesse fanno, il nostro o il loro?”, “non hanno paura di allontanare ancora di più la gente dalla politica?”
O forse è proprio questo ciò che vogliono?

domenica 21 ottobre 2007

E' nato "m" il mostro dei media

Generato dalle stesse menti perverse autrici di Pinzellacchere, Fulminato di Mercurio e Ciòciole, nasce il progetto tumblr minimi media. Come recita lo slogan: "sotto la media l'Italia arranca, con questi media l'Italia crepa".
Noi non vogliamo crepare e ai media gliela facciamo vedere (in senso figurato, ovviamente). Seguiteci anche lì e attenti al mostro. Vai a minimi media.


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sabato 20 ottobre 2007

Cavalcare la tigre finchè è calda

Sarà pure allarmismo ingiustificato, come continuiamo a sperare, ma quanto meno il tam tam che da ieri risuona nella blogosfera ha fatto uscire allo scoperto, con varie dichiarazioni, sia l'autore del DDL Levi, che i ministri che ne hanno firmato le pagine tutti assieme appassionatamente durante il CdM del 12 ottobre.
Cominciamo dal papà del discusso decreto, il sottosegretario Ricardo Franco Levi, che ha dichiarato, in una lettera a Beppe Grillo:
"Vogliamo creare le condizioni di un mercato libero, aperto ed organizzato in modo efficiente. Per questo, intendiamo, tra le altre cose, abolire la registrazione presso i Tribunali sino ad oggi obbligatoria per qualsiasi pubblicazione e sostituirla con l'unica e più semplice registrazione presso il Registro degli operatori della comunicazione (Roc) tenuto dall'Autorità garante per le comunicazioni (AgCom).
Quando prevediamo l'obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog. Pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con Internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, così un autentico operatore del mercato dell'editoria".
Tous va très bien allora? Guardi che la prendiamo in parola e ci mettiamo tranquilli a dormire. Con un occhio aperto come i gatti, però.

Meno consolanti le dichiarazioni di alcuni ministri perchè dalle loro parole si ha l'impressione che abbiano firmato qualcosa senza averlo letto.
Cominciamo da Di Pietro che, sul suo blog, tuona: ''La mia opinione è che vada immediatamente bloccato il disegno di legge che, nei fatti, metterebbe sotto tutela Internet in Italia e ne provocherebbe probabilmente la fine''.
Quando scenderà dalla tigre potrà tranquillizzarsi anche lui magari telefonando personalmente a Ricardo. Di Pietro precisa che il DDL non fu discusso in sede di consiglio dei ministri "perchè presentato come provvedimento di normale routine". La cosa è comunque paradossale perchè si dovrebbe sempre leggere ciò che si firma. Ve lo dice una che firmò inavvertitamente e ingenuamente una lettera di licenziamento predatata.

Gentiloni, il Ministro delle Comunicazioni, colui che dovrebbe ormai da un anno e mezzo impegnarsi esclusivamente per derattizzare la RAI dalla politica e risolvere il conflitto di interessi nel settore radiotelevisivo dichiara invece candidamente che si rammarica "per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri".
Ohi ohi, cioè ha firmato il DDL senza leggerlo? Lo ha fatto leggere ad altri e si è fidato? Fa così anche quando stipula un contratto assicurativo? E se ci fosse stato scritto: "cedo tutti i miei beni mobili ed immobili al canile municipale di Roma"?

A pioggia arriveranno nelle prossime ore i distinguo degli altri ministri che il giorno del Columbus Day si sono distratti ed hanno firmato delle carte a casaccio.
Diranno che il DDL non s'ha da fare, tireranno fuori un palmo di lingua per leccare la blogosfera e giuringiurellaranno che nessuno vuol toccare i blog. Speriamo che lo facciano prima che la tigre che cavalcano s'incazzi per il troppo peso e cominci a ruggire.

venerdì 19 ottobre 2007

Giornalista sarà lei!

Ci risiamo, altro che tormenton de Sesilia', qui ci riprovano con la legge sull'editoria che potrebbe (uso il condizionale a scopo scaramantico), obbligare i bloggers a registrarsi al ROC, Registro degli Operatori di Comunicazione, a farsi ingabbiare e perfino pagare ingiuste gabelle solo per poter continuare ad avvalersi di un diritto fondamentale e costituzionale: la libertà di espressione sotto ogni forma e mezzo.

Facciamo un passo indietro. Di questa storia, delle minacce di imbavagliare la libera iniziativa intellettuale su Internet, si parla fin dal 2001, quando fu varata la famigerata legge 62 del 7 marzo che, definendo il concetto di prodotto editoriale, recitava così:
1. Per «prodotto editoriale», ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici.
2. Non costituiscono prodotto editoriale i supporti che riproducono esclusivamente suoni e voci, le opere filmiche ed i prodotti destinati esclusivamente all’informazione aziendale sia ad uso interno sia presso il pubblico. Per «opera filmica» si intende lo spettacolo, con contenuto narrativo o documentaristico, realizzato su supporto di qualsiasi natura, purchè costituente opera dell’ingegno ai sensi della disciplina sul diritto d’autore, destinato originariamente, dal titolare dei diritti di utilizzazione economica, alla programmazione nelle sale cinematografiche ovvero alla diffusione al pubblico attraverso i mezzi audiovisivi.
3. Al prodotto editoriale si applicano le disposizioni di cui all’ articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Il prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata, costituente elemento identificativo del prodotto, è sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall’articolo 5 della medesima legge n. 47 del 1948. (Qui il testo completo della legge)
Vi furono discussioni a non finire anche allora sul fatto che i siti web non dovessero dotarsi di un paio di rotative, qualche proto, un correttore di bozze e una dozzina di giornalisti DOC con tanto di patente bollata.
Ricordiamo che la legge 62/2001 fu varata sotto il Governo Amato II di centrosinistra ma che, nonostante la raccolta di 54.000 firme di una petizione di Punto Informatico per la sua modifica, il successivo governo Berlusconi, in una di quelle improvvise ondate bipartisan che mettono tutti d'accordo, tramite il suo portavoce Bonaiuti difese la legge a spada tratta.

Fu l'Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella delibera n. 236 (adottata il 30 maggio 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 30 giugno 2001, supplemento ordinario n. 170) con la quale ha reso applicabile e operativa la legge 62/2001, a rassicurare i possessori di siti internet amatoriali preoccupati del loro futuro:
"In sintesi le testate giornalistiche on-line - definite "prodotto editoriale" - devono obbligatoriamente essere registrate nei tribunali e avere un direttore responsabile, un editore e uno stampatore, quando hanno una regolare periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale, etc), quando chiedono e ottengono il sostegno finanziario statale e anche quando in organico hanno redattori giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti." (da Punto Informatico).
Da quanto ne so non successe nulla di ciò che era paventato dal popolo della rete e ci si limitò ad inserire, per precauzione, sul proprio sito un disclaimer come questo: "Questo sito Web non contiene informazioni aggiornate con cadenza periodica regolare, non può quindi essere considerato "periodico" ai sensi della legge 62/2001. L'aggiornamento avviene secondo disponibilità e necessità, non quantificabili temporalmente e non scadenzabili".

Molto rumore per nulla? Veniamo ai giorni nostri. Il governo Prodi ha appena approvato un disegno di legge che riprova per l'ennesima volta a mettere ordine nel settore dell'editoria (qui il testo completo). La legge non è ancora definitiva, occorrerà che superi l'iter parlamentare ma fa già discutere parecchio, soprattutto perchè sembra peggiorare, anche se pare impossibile, la legge del 2001 (qui alcuni punti messi a confronto). Vediamo come stavolta viene definito il concetto di prodotto editoriale:
1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
Su Punto Informatico dicono che questo DDL è fatto troppo male e morirà di morte naturale. Lo speriamo e speriamo che loro, che sono esperti in materia, abbiano ragione.
Per carità, io non sono una leguleia ma un testo così scarno, effettivamente sembra fatto apposta per essere sottoposto a modifiche ed emendamenti di ogni tipo, aggiunte e ricuciture.
Se dico che è fatto con i piedi esagero?
E' una legge che, posta così, sembra dire tutto e il contrario di tutto. Chi è ferrato in legge può sicuramente dare il suo contributo alla discussione meglio di me e confermare questa impressione, se vera.

La legge sembra voler inquadrare chiunque scrive su un pezzo di carta o su una tastiera nella categoria del giornalismo. Perchè vogliono continuare ad assimilarci ai giornalisti, quando a noi non interessa per niente e rispetto a loro abbiamo la grande fortuna di essere gli editori di noi stessi e di non dover rispondere a nessun padrone? A chi dobbiamo rendere conto delle nostre idee? Solo a noi stessi e alla nostra coscienza. Saremo teste dure come il legno, ma non certo di legno di betulla.

Più avanti nelle 20 pagine della legge si dice che non conta se un prodotto editoriale (anche il blog, quindi) è realizzato per scopo di lucro o no. L'egualitarismo uscito dalla porta dei diritti dei lavoratori, rientra dalla finestra delle questioni di lana caprina. Ma siamo davvero tutti uguali se scriviamo su Internet?
A me pare vi sia una bella differenza tra chi fa il blogger da professionista, guadagnandoci delle palanche con i gadgets, i libri e i dvd, con magari stuoli di "negri" che gli scrivono gli articoli e noi migliaia di altri bloggers che non hanno neppure gli annunci di AdSense per tirar su un centesimo ma solo la voglia di scrivere, esprimere le proprie opinioni e magari fare un poco di controinformazione. E i politici che aprono i blog perchè averci un blog fa fico?
Forse quelli che strillano di più in queste ore sarebbero quelli meno danneggiati dal provvedimento rispetto a noi "signori e signore nessuno" che il culo ce lo rompiamo gratis per puro masochismo. Ad esempio Grillo dice che se passa il provvedimento chiude il 99% dei blog. Escluso il suo, vedete?

Seguiamo tutti assieme la vicenda, parliamone sui nostri blog, invitiamo chi è esperto di legge a chiarire le cose ed eventualmente a rassicurarci. Da parte mia posso dire solo che seguirò la vicenda e parteciperò alle iniziative per tentare di impedire che l'Italia assomigli sempre di più a Myanmar o alla Cina, se per disgrazia le cassandre dovessero avere ragione. Se la legge passerà si chieda un referendum abrogativo e allora si vedrà chi ha veramente a cuore la piena libertà dell'informazione.

P.S. Lo facciamo uno scherzaccio a Walter? Lui che è tanto buono e comprensivo per i problemi dell'informazione, gli rompiamo le scatole perchè si impegni, da neo leader del PD, a buttare alle ortiche 'sto cesso di DDL?

giovedì 18 ottobre 2007

Le tormenton de Sesilia' e Sarcosi'

Sui giornali francesi, da Le Monde a Le Figaro c'è la notizia in prima pagina: "Sarkozy e la moglie hanno divorziato". Vengono riportati commenti e reazioni, va bene, anche i cugini sono attratti dallo spettegulés ma la notizia più importante di oggi resta comunque il grande corteo dei sindacati a Parigi e lo sciopero dei lavoratori dei trasporti, indetto contro la riforma dei regimi speciali pensionistici voluta dal presidente. Prima le cose serie, quindi, poi il gossip.

Da noi invece una notizia come quella delle proteste in Francia o non viene proprio data oppure se ne accenna con fastidio in seconda battuta come a qualcosa che viene a disturbare il nostro allegro spettegolare sulle corna e miserie altrui.
Ogni giorno ormai dobbiamo sorbirici il "servizio da Parigi" dell'inviato sempre meno giornalista e sempre più portinaio, che ci narra per l'ennesima volta del divorzio di Sesilià e Sarcosì.
Fatevene una ragione, lei si è rotta le palle del bassetto. Prima o poi succederà anche ai francesi.

Lui da domani cercherà di sposare una giovane principessa austriaca e se avrà un figlio lo chiamerà Aquilotto. Sesilia' se ne troverà un altro (se non lo ha già fatto), magari più alto, così le passerà il mal di schiena. Forse Veltrony le offrirà un posto nel nuovo Partito Democratico.

Intanto i francesi se ne sbattono di Sesilià, ancor più di Sarcosì e si preoccupano per le loro pensioni. Hanno sfilato in corteo in 300.000 secondo la CGT, in 150.000 secondo la questura. Beh, almeno in questo, possiamo proprio dire che tutto il mondo è paese.

mercoledì 17 ottobre 2007

110 e un calcio in culo

Essendo anch'io un essere umano soggetto a carie dentaria, frequento ogni tanto i gabinetti dentistici e nei gabinetti si trova la carta, come è noto. Riviste di vario tipo, da Focus a Gente Motori fino ai newsmagazine come Tempi (!!) e Panorama. Proprio su quest'ultimo, sfogliando tra una borsa di Vuitton e una scarpa di Prada, cercando di distrarmi in attesa di una tronculare, ho letto un articolo che sinceramente non so proprio come definire. Ditemi la vostra.
Titolo: "Laureati con lode? No, grazie". Oddìo, non sarà il solito servizio sul moderno ruolo della laurea come carta da culo? Peggio. Finora l'inutilità del "pezzo di carta" al fine di trovare un buon posto di lavoro poteva essere idealmente fugata pensando che "però se uno si laurea con il massimo dei voti, checcazzo!"Invece pare sia proprio questo il problema.

L'occhiello dell'articolo diceva: "
«Le aziende cercano persone che portino a casa il compito in tempo, magari arrabattandosi, non dei perfezionisti che si perdono in presentazioni leccate».
«Chi si è abituato ad avere sempre il massimo all’università è poco abile nell’arte dell’arrangiarsi. Per i ruoli che comportano il confronto con gli altri, meglio chi qualche volta è caduto, ha affrontato una bocciatura e magari si è laureato con 103».
«Il 110 e lode non dice abbastanza, è una valutazione accademica che non necessariamente riflette quella aziendale. Un laureato con 105 potrebbe essere perfino più idoneo di chi ha meritato il massimo. È più interessante capire il modo in cui il giovane ha studiato e le attività da lui svolte nel frattempo».
Quelli di noi che si sono fatti il mazzo tanto per laurearsi a pieni voti e hanno già il dito sul grilletto della Colt puntata alla tempia si consolino: alla Lvmh, prima multinazionale nel settore del lusso, puntano comunque sui primi della classe. Meno male, se la fabbrichetta di cuscinetti a sfera della nostra città non ci assume potremo lavorare sguazzando nello champagne e occupandoci di profumi e boutique di lusso. Poi magari ci fregherà la "bella presenza". Lì se non sei minimo come la Kidman manco ti mettono a rispondere al telefono.

Insomma, non se ne azzecca mai una nella vita. Si studia, si studia, si cerca di dare il meglio anche per avere una piccola soddisfazione personale perchè da giovane ti hanno detto che solo i migliori avanzano, poi ti laurei e quattro stronzi che passano il tempo a dire "tu di qua e tu di là" come i nazisti, dicono che il merito, per definizione, non conta. Forse perchè non conta che uno sia bravo, ma che sia bravo ad eseguire gli ordini senza fare troppe domande, che non pianti grane sindacali, sia inquadrato e tutto sommato mediocre, come loro. Le aziende in futuro vorranno assumere gente colta... ma anche... ignorante. Perchè, alla Veltroni, pacatamente, non possiamo lasciare i somari alla concorrenza.

Basta, vado a dormire sperando di non sognare quella faccia da culo di Donald Trump che, con il parrucchino polendina a riporto mi urla in faccia " You're fired!* "
Ma vaffanculo, va!

* "Sei licenziato!"

martedì 16 ottobre 2007

Il prete di campagna e il prete di città

Volenti o nolenti è questa l'immagine delle nuova sinistra italiana e il bello è che questi due bei pretoni qualcuno continua ancora a vederli nella luce rossastra del comunismo, manco fossero due bolscevichi all'assalto del Palazzo d'Inverno.
Vedi, ad esempio, l'immediato due di picche arrivato con il FedEx oggi da Arcore. "Nessun dialogo con il PD", dice perentorio Berlusconi, "Prodi se ne deve andare", tié.

Ben vi sta, credevate che bastasse gettare alle ortiche le vecchie bandiere rosse e tanticchia di dignità per farvi accettare nei salotti buoni e per scendere ancora più a patti con il Demonio. Vi siete cosparsi il capo di cenere e loro ci hanno pure pisciato sopra. Tanta fatica, tanto sbattezzo per niente.
Perchè se disfare due partiti e mandare a puttane decenni di storia della sinistra non serve a rendere più governabile il paese la cosa sa di fenomenale presa per il culo.

Franca ieri mi faceva notare che Walter Veltrony è il segretario del partito che non c'è. E' vero. Pensa se, per un qualsiasi motivo dovesse saltare l'accordo tra Margherita e DS e ognuno rimanesse per i cavoli propri, come quei matrimoni che saltano all'ultimo momento, perchè lui è gay e finalmente ha avuto il coraggio di dirlo. Dopo Giovanni senza terra avremmo Walter senza partito.
Ite, partito democratico est.

lunedì 15 ottobre 2007

Io sono io e voi...

E’ finita come doveva finire. Alla “Io sono io e voi non siete un cazzo”.
Peccato, solo il 74% dei voti. Se arrivava almeno all’80% vinceva la raccolta completa dei CD del “Coro delle Voci Bulgare”.
Sapete quale candidato avrei voluto io per il PD, l’unico che mi avrebbe spinto ad andare a votare nonostante l’euro da pagare e quindi mi domando: se Uolter Veltrony ha ottenuto quelle percentuali, George cosa avrebbe fatto, sfracelli da 99,9 periodico?
Ecco perché Uolter, anzi Walter se no i piddisti si incazzano, si è circondato di candidati così avvenenti, dalla Bindi a Marione Adinolfi, fino al Letta cumpare nepote. Voleva rendere più piccante la sfida.
Per assonanza, Stanislao Gawronski si sarà complimentato con lui con un “Ebbene si, maledetto Walter, hai vinto ancora una volta!”

A parte gli scherzi, questo traguardo come leader del Partito Democratico è il degno coronamento di una carriera straordinaria, disciamo.
Sappiamo che da giovane studiava da presidente americano ma, un po’ per il passato comunista (anche se un giorno affermerà che stava nel PCI ma non era comunista) e perché gli Stati Uniti non sono ancora pronti non per un presidente italiano ma per uno buonista, dovette rinunciare.
Pensò allora di prendere i voti per diventare Papa Re ma, per il passato da ateo, anche se un giorno affermerà “credo di credere” e anche, disciamo, a causa della breccia di Porta Pia, dovette desistere.
E’ a causa di queste due delusioni che lo segnano profondamente nello spirito che negli ultimi anni, nonostante le soddisfazioni come sindaco di Roma non gli manchino, pensa di dedicarsi in segreto ad un’antica arte, l’alchimia.

Suggestionato da alcuni film di Mario Bava, dalla visione in videocassetta de “Il segno del comando” e da una gita a S. Leo sulle orme del Conte di Cagliostro, comincia a mescolare in un crogiolo vecchi pezzi di scudo crociato, foglie e bacche di biancofiore, incenso, mirra ed essenza di sagrestia con limatura di falce, manici di martello, chiodi di garofano, briciole di gnocco fritto ammuffite e una bella presa di pepe.
Nonostante l’odore nauseabondo dell’immonda poltiglia e le proteste dei vicini, Walter l’alchimista, in un’assolata domenica di ottobre, riesce finalmente a dare forma ed afflato di vita ad una specie di Golem, un ossimoro vivente di sinistra ma non troppo, ateo ma anche credente, democristiano ma riformista ed anche liberista poco poco ma abbastanza, sempre e comunque un po' di qua e un po' di là.
In omaggio al suo idolo John Fitzgerald Kennedy, il novello Principe di Sansevero chiama la sua creatura Partito Democratico e la presenta al pubblico nella giornata dedicata alla Sindrome di Down. Francamente, che statista!

domenica 14 ottobre 2007

E' l'unico mondo che abbiamo

A Firenze, un uomo da due giorni vive su un albero per protestare contro l’abbattimento delle piante necessario per la realizzazione di una tramvia. Sembra una notizia da niente ma mi ha colpito perché anch’io forse avrei fatto la stessa cosa. Tagliare un albero, cosa vuoi che sia?
Quante volte sentiamo i nostri vicini di casa che si lamentano perché le piante “portano via luce”, “fanno sporco e le foglie bisogna raccoglierle”.
Per me tagliare un albero è come uccidere un essere umano o un animale. Ci vuole forse una particolare sensibilità per rispettare un albero? Se però tutti imparassimo a considerarli esseri viventi, rispettare la Natura nel suo insieme sarebbe forse più facile. E’ che siamo così insopportabilmente antropocentrici. Il tram serve a noi per spostarci, fanculo gli alberi e i barbalberi.

Venerdì mattina, a Sesto in Val Pusteria, 60.000 metri cubi di roccia dolomitica si sono staccati dalla Cima Uno (2.598 metri), ricoprendo di polvere millenaria impalpabile la Val Fiscalina, creando una Ground Zero per fortuna senza vittime.
La mancanza di vittime umane ha fatto immediatamente uscire dalle prime pagine questo evento, che è solo l’ultimo di una lunga catena di crolli e dissesti avvenuti in quella zona del mondo negli ultimi quindici anni, come si legge in questo articolo di Paolo Rumiz:
“In quindici anni è venuto giù di tutto: la cresta dell'Hoernli sul Cervino, il ghiacciaio della Est del Rosa e del Mont Blanc de Tacul, mezzo Monte Nero sulla Presanella. Sulle Dolomiti sono crollati pezzi del Vajolett sul Catinaccio, del Pomagagnon e delle Cinque Torri sopra Cortina; è franata forcella Ciampei, e con lei lo strapiombo sopra il rifugio Tuckett nel gruppo del Brenta. E poi il Piccolo e il Grande Cir, la Cima Uomo sulla Marmolada, la Cima Dodici e la Cima di Canssles sulle Odle, regno di Reinhold Messner. Per non parlare della Est dell'Eiger, l'Orco malfamato delle Alpi Bernesi, che sta in bilico con due milioni di metri cubi di roccia. Trenta volte la Cima Una.”
Perché allora ci si affanna ad intervistare esperti che sostengono che “è un fenomeno normale e non c’è da preoccuparsi”? Normale forse nell’arco dei millenni ma non se le montagne cadono a pezzi nel giro di pochi anni.

L’estate scorsa ho visitato il Museo di Bolzano che ospita i resti dell’Uomo di Similaun. Quest’uomo è rimasto sepolto nel ghiaccio per 5000 anni. E’ una mummia umida, il che vuol dire che se si alzasse la temperatura dell’ambiente che lo ospita inizierebbe subito a decomporsi. Per questo riposa dentro un avveniristico frigorifero dotato di sistemi di allarme e di controllo del clima.
Mi chiedo, da allora, come è stato possibile che in 5000 anni il ghiaccio che lo ricopriva non si sia mai sciolto al punto da farlo marcire? Evidentemente l’ecoclima della zona è rimasto pressochè inalterato per tutto quel tempo, fino a quando è iniziato lo scongelamento che ha permesso il ritrovamento della mummia nel 1991.

Nel 2003, anno della più grande calura estiva degli ultimi decenni, durante le mie escursioni in montagna notavo dei cartelli che avvertivano di non toccare eventuali reperti bellici riaffiorati dai ghiacci disciolti. Molte salme di caduti della Prima Guerra Mondiale sono state ritrovate in quel periodo. Mi meraviglio che nessuno scrittore alla Stephen King abbia ancora avuto l'idea per un romanzo dove il virus dell’influenza Spagnola riaffiora dai morti del 1918 e causa una pandemia catastrofica.

Tra un due di picche Al Gore che vince il Premio Nobel per la Pace per un documentariuccio sull’ambiente e un’amministrazione americana che ogni volta che le si ricordano gli impegni di Kyoto fanculeggia il resto del mondo qual è la speranza per il futuro?
Ben poca se l’Impero non si assume l’unica responsabilità morale che gli competerebbe, la difesa ad oltranza dell’ambiente, dell’unico mondo che abbiamo.
Quanti segnali, quanti 11 settembre ambientali abbiamo visto verificarsi negli ultimi anni e quante volte abbiamo scelto di ignorarli? Sempre. La cosa tragica è che cadono nel dimenticatoio anche le catastrofi da migliaia di morti, non solo quelle a costo umano zero.

Chi parla più della colossale nube tossica che ricoprirebbe l’Asia, tendendo a spostarsi sempre più verso l’Europa? Si è dissolta oppure è sempre lì a minacciare la nostra salute? Ci ricordiamo più della bella New Orleans e della devastazione provocata dall'uragano Katrina o dello tsunami catastrofico che, sempre nel 2005, ci fece andare per traverso il panettone mentre migliaia di persone morivano?
Chi si interessa delle conseguenze a medio e lungo termine della sistematica contaminazione da uranio impoverito degli ultimi teatri di guerra, dai Balcani alla Mesopotamia? Solo qualche famigliare di militare colpito da cancro che ha la costanza di rompere i coglioni ai media ogni giorno per farsi ascoltare. I bambini nati con atroci deformità in Iraq non interessano a nessuno, figuriamoci a coloro che vorrebbero ripristinare il nucleare perché il business dei proiettili all’uranio impoverito non dobbiamo farcelo scappare.
Continuiamo a massacrare milioni di persone per accaparrarsi le ultime gocce di petrolio e l’unica alternativa che riusciamo a pensare è il nucleare, l'arma di Prometeo che ci piace tanto perché ci ha fatto simili a Dio con il fuoco distruggitore.

E’ un mondo di merda ma per colpa nostra, l'abbiamo cagata noi. Dovevamo rimanere i custodi di questo meraviglioso pianeta ma abbiamo cominciato a comportarci come se ne fossimo i padroni.
Continuiamo a credere in quella chimera che è la Crescita quando dovremmo impegnarci solo ed esclusivamente nella Decrescita. Il Titanic sta affondando ma i ricchi continuano a pensare che tanto per loro ci saranno le scialuppe di salvataggio e saranno solo quelli delle classi povere che affogheranno.
I segnali di una coscienza ambientalista ci sono ma mancano i suoi megafoni che, anzi, sono incaricati di minimizzare. Se un uomo si incatena ad un albero è un povero esaltato, le montagne crollano ma nessun turista è morto. Non è successo nulla.

Questo post è il mio contributo per il BlogActionDay 2007.

Fulminato di mercurio VI

Le certezze di Casini al TG1: "Il nucleare ormai è sicuro".
Che sia convinto che basti infilare un grosso preservativo sui reattori?

Mastella: "C'è una spinta anticlericale in Italia".
La soluzione c'é, caro ministro. Camminare rasente ai muri.

"I bimbi d'Italia si chiaman Brambilla".
La Rossa di Milanello partecipa alla manifestazione di AN, causandovi malumore, chissà perchè. Perchè è lei la successora di Berlusconi? Stiano tranquilli, è solo un prestacosce.

Cade un altro mito del TG1. Tiziana Ferrario intervista il segretario della CGIL Epifani e commenta la prevalenza dei NO al referendum sul welfare alla Ferrani di Maranello.
"Lei ha detto che la Ferrari è piena di trozkisti. Suvvia, alla Ferrari NON POSSONO ESSERCI trozkisti!"
Infatti alla Rolls Royce tutti gli operai hanno il maggiordomo.

Aprendo il TG2 di venerdì, il fine dicitore annuncia che "L'ex presidente americano Al Gore ha vinto il Nobel per la pace". Allora è vero che nel 2000 aveva vinto al posto di Bush.

sabato 13 ottobre 2007

Camerati di merende

Per la serie "senti chi parla", Francesco Storace accusa il presidente Napolitano di indegnità, faziosità e abusivismo di carica.
Già inquisito per spionaggio politico per fatti risalenti a quando era governatore del Lazio e per corruzione ai tempi del suo ruolo di Ministro della Sanità, nonchè noto come "Epurator" per la sua appassionata difesa del pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo, dopo essersi distinto nella campagna contro i libri di testo "marxisti" , il pugnace Storace si dedica ora ad un nuovo passatempo: la molestia aggravata e continuata ai danni degli anziani e una bella dose di ultraviolenza verbale molto carasciò.

Mercoledì scorso, spalleggiato da alcuni giovanitaliani del suo movimento l'Alex deLarge di Cassino se l'era presa con la senatrice Rita Levi Montalcini, accusata di essere la "stampella" del governo Prodi. "Mandiamole non pannoloni ma un bel paio di stampelle" era stata la frase più gentile rivolta dai suoi drughi ad una scienziata che, se avesse avuto a disposizione per i suoi esperimenti dei cervelli così non avrebbe mai potuto vincere il Nobel, per mancanza di neuroni.

Oggi, offeso perchè Napolitano non si è unito al coro di insulti ma ha preso le difese di una signora, nonchè senatrice della repubblica, il batrace in orbace ha rivolto la stessa sequela di insulti all'anziano presidente.

Impeccabile come al solito la copertura degli eventi fatta dal TG2, che ha fatto di tutto per non far capire che era stato Storace ad attaccare la Montalcini. Si sa che è l'aratro che traccia il solco ma è Mazza che lo difende.

Sull'Italia intanto incombe il silenzio assordante dei leader del centrodestra su questa indegna gazzarra ai danni di figure istituzionali. Nulla dal fine Fini, impegnato oggi nella marcetta su Roma e nemmeno una parola dal di-solito-galante-con-le-signore Berlusconi, non pervenuto.
Non un amen nemmeno dal compìto e pio Piercasino. Silenzio tombale segnalato nelle valli leghiste. Unica voce fuori dal coro, finora, Alemanno.
Evidentemente non hanno paura di essere considerati compagni di merende del verace Storace. Anzi, macchè compagni, camerati di merende.

venerdì 12 ottobre 2007

Non c'è più comunismo

La pubblicità è a pagina 27 di Pan-O-rama. Sotto la foto, la scritta: "Si viaggia per scoprire il mondo o per cambiarlo?" Muro di Berlino. Di ritorno da una conferenza.
Più sotto e in piccolo il preservativo l'ho-fatto-per-beneficenza: Mikhail Gorbachev e Louis Vuitton sostengono la Green Cross International.
Il testimonial è appunto Mikhail Gorbachev e il prodotto è la borsa Louis Vuitton. Temo quella vera, non una acquistata dal solito senegalese sulla spiaggia di Riccione. Se cliccate sul link vi potete scaricare questa immagine come sfondo del desktop in varie misure. (Non è satira).

Oggi ho proprio avuto la sensazione che il comunismo sia finito e che Loro abbiano vinto. Che questa campagna sia uscita nel mese di ottobre non può essere un caso.
Visto che dobbiamo prendercelo sempre di più in quel posto, che ne dite se ce la firmiamo anche noi la nostra saccoccia? Sai che figata! (Non è satira).

giovedì 11 ottobre 2007

Manifesto la mia incredulità

Visto che Fassino, a furor di popolo, non ci deve stare, mi ci metto io tra i grandi della sinistra. Come direbbe Dacia: gné gné gné, gné.

L'amico Ed mi ha informata che in data odierna "il Manifesto" ha citato il mio blog riguardo al post sulle figurine dei grandi personaggi della sinistra in un articolo di lancio dell'iniziativa (leggilo qui).

Sono stata simpaticamente bacchettata sul becco (ohi, ohi) perchè ho detto che le figu sono fatte dalla Panini. Che ne so che a Modena, oltre a Panini ci sono altri figurinai, abbiate pietà, io ho solo letto l'articulorum della Repubblica e mi sono confusa. Era ora di pranzo, Modena richiama il salame, il salame i panini. Ecco, stavo appunto mangiando un panino e leggendo la Repubblica.

La cosa divertente è che il mio blog viene citato come esempio di covo di comunisti integrali, ritenuti forse troppo critici nei confronti dell'iniziativa celo-manca. Evidentemente assieme ad un buon Activia Figa saremmo la cura definitiva per la stitichezza. Il blog di Lameduck, la tua naturale regolarità. (E' satira).
Vengono citati i commenti di Morticia, di Lupo sordo con la battuta sui pupazzetti nelle patatine e il mazzo di carte di Ed. A Franca, che lamentava la presenza di Fassino nella raccolta, viene ricordato che la "notizia è falsa e tendenziosa". Qui hanno ragione, era una mia zingarata ma ci sono cascati tutti. Suvvia, era solo satira. Magari fate una versione speciale dell'album con Piero nei panni del Feroce Saladino. (E' satira).

Una cosa non ho capito. Che ci azzecchiamo noi, la tenutaria e i gli ospiti di questo blog, con gli abitanti di Via Tomacelli 146, "ai quali non saremmo distanti". La prego cara Cinzia, oltre che ringraziarla per il quarto d'ora di notorietà, ce lo spieghi. Passare una notte con gli occhi pallati non è bello, alla nostra età. (E' satira).

mercoledì 10 ottobre 2007

Si è sempre gli zingari di qualcuno

Avrei voluto rispondere uno per uno ai tanti anonimi che hanno criticato il mio post precedente sui rom ma è impossibile colloquiare con chi non ha il coraggio di darsi nemmeno uno pseudonimo, tanto da potercisi riferire, ad esempio, come lei o lui.
Poi, cosa avrei potuto rispondere? Il mio pensiero l'ho già espresso nel post.
Come persona io sento il dovere di non essere razzista, perchè il razzismo ha portato ad immani tragedie dell'umanità e se non impariamo la lezione della storia siamo solo delle bestie. Se altri invece non sentono questa necessità non so che farci.

Sono stata molto indecisa su quale immagine assegnare a questo articolo. Nessuna sembrava funzionare.
Alla fine, per caso come al solito, ho trovato questa vignetta su un sito americano.
La signora bruna dice, rivolgendosi alla bionda:
"Gordon ha avuto un piccolo problema con la nuova famiglia italiana del numero ventitre, questa mattina".
Se la battuta non poggiasse su un ben consolidato stereotipo razzista la vignetta non sarebbe divertente.

Vedete, per molti milioni di persone nel mondo noi italiani siamo criminali mafiosi. Tutti, dalle Alpi a Lampedusa. Bisognerebbe non dimenticarlo mai e forse riusciremmo un po' a capire cosa possono provare gli stranieri che vengono da noi e forse perfino cosa provano gli zingari.

martedì 9 ottobre 2007

Vogliamo rispedirli ad Auschwitz?

Bambini rom ad Auschwitz-Birkenau


Quanti in Italia conoscono la parola Porrajmos ed il suo significato? Il Porrajmos, "divoramento", è la denominazione che sinti e rom, ovvero gli "zingari", danno del loro olocausto di non meno di 500.000 vittime, perpetrato dal nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale su motivazioni esclusivamente razziali. Quanti sanno che il famigerato dottor Mengele compiva i suoi "esperimenti" quasi esclusivamente su bambini rom, soprattutto accanendosi sui gemelli?

Se ne sa poco o nulla perchè, a parte la nostra endemica ignoranza storica e nonostante questi numeri sconvolgenti, questo genocidio non è stato elaborato, come la Shoah, in termini di senso di colpa collettivo. Noi europei possiamo e dobbiamo sentirci in colpa per ciò che abbiamo fatto agli ebrei, ma per ciò che abbiamo fatto ai rom ci hanno fatto lo sconto, nulla è dovuto.
A quanto mi risulta, esiste un unico film rievocativo della tragedia del Porrajmos, "E i violini cessarono di suonare" di produzione ungherese, visto una sola volta per puro caso sulla Rai all'ora dei vampiri.

Prima che qualcuno pensi che gli orrori del Porrajmos siano da attribuire esclusivamente alla crudeltà teutonico-nazista, anche il fascismo italiano perseguitò i rom, soprattutto quando filava d'amore e d'accordo con gli spietati Ustasha croati che detenevano rom, ebrei e serbi nel famigerato campo di sterminio di Jasenovac.

In seguito ad un'ordinanza del regime fascista del 1940, i rom di stanza in Italia dovevano essere arrestati e rinchiusi in carcere o in campo di concentramento. Nel nostro paese funzionarono, dal '41 al '43, diversi campi di concentramento e "rieducazione" apposta per gli zingari, uno dei quali si trovava ad Agnone, in Molise. Furono sicuramente detenuti prigionieri rom a Ferramonti in Calabria, in Sardegna, alle isole Tremiti, a Tossicia in Abruzzo, a Boiano e Vinchiaturo e in altri due campi del Molise.

Senza un'adeguata elaborazione di questo razzismo omicida, cosa è cambiato nella percezione dello "zingaro" ai nostri tempi? Esagero se dico: nulla?
Lo "zingaro" è il popolo con il quale ci è tranquillamente permesso essere razzisti, perfino in senso liquidatorio, in una sorta di porto franco mentale. Tutto ciò che non oseresti mai pensare dei neri, degli ebrei, degli omosessuali, lo scarichi sugli zingari senza sentirti in colpa, senza nessuno che ti accusi di essere anti-qualcuno. Una pacchia per il nostro lato oscuro.

Nella zona franca del razzismo a rutto libero, non si fa distinzione tra rom italiani e rom stranieri, diventano tutti rumeni. Spariscono le differenze tra i gruppi e tra gli individui e si dimentica che tra i rom vi sono persone sporche e persone pulite, persone oneste e disoneste, assassini e santi. Come nelle nostre belle casette di Playmobil dove ogni tanto una brava mamma o un bravo ragazzo sbarellano e il sangue macchia i mattoncini Lego.

Per i media che non si permetterebbero mai di sottolineare che una persona è disonesta perchè di colore, lo zingaro è sempre ladro, perfino di bambini e ora anche stupratore ed assassino.
Nella società che dà la massima importanza alla proprietà, al possesso delle cose, quale invasione ci minaccia, più spaventosa di quella degli ultracorpi, a sentire le campane da morto suonate dai giornali e telegiornali scandalettistici se non quella di orde di ladri che premono alle frontiere?
Badate bene, il pericolo non sono le Mafie internazionali con le mani ingioiellate e le narici corrose dalla cocaina. Non i venditori di bombe a grappolo, i guerrafondai e i trafficanti di esseri umani che gestiscono le ondate migratorie ai quali nessuno osa, per paura, torcere un capello, ma gli zingari. Parola di Beppe Grillo.

A proposito, l'ubriaco che ad Appignano ha ucciso investendoli quattro ragazzi non era ubriaco, era rom. Memorabili i servizi che il TG di Mazza ha dedicato al processo, con tanto di lode a Forza Nuova che "ha manifestato in solidarietà con le vittime".
Qualche tempo fa, per difendere degli stupratori italiani, il sindaco di Montalto di Castro aveva perfino prestato i soldi per la loro difesa. Per loro fortuna erano stupratori, non rom. Siamo un paese votato alla coerenza.

Io non nego che esista un problema immigrazione né che tra i rom vi siano persone dedite al furto e alla delinquenza, come in qualunque consorzio umano.
Io accuso questo razzismo a sfintere aperto che non si vergogna delle scorregge che lancia ogni giorno di più contro un popolo che non è né peggiore né migliore degli altri e che rischia ancora una volta di fungere da capro espiatorio, come nota anche Elisa. Accuso coloro che hanno il coraggio di prendersela con i rom, tanto ben pochi li difenderanno e quindi non rischiano la gogna dell'essere anti-qualcuno.

In fondo sarebbe sufficiente informarsi un po' meglio su di loro e la loro cultura. Se alla fine qualcuno continuasse a pensare che gli zingari gli stanno lo stesso sui coglioni, guardi la foto sopra e il video e rifletta sul fatto che i treni piombati sono sempre pronti a partire.

lunedì 8 ottobre 2007

A quarantaquattro anni luce dal Vajont



Queste immagini si riferiscono a due momenti precisi della nostra storia. La prima mostra Longarone, un paese di montagna in provincia di Belluno, sovrastato dall'allora modernissima diga del Vajont, il 9 ottobre 1963. La seconda immagine mostra sempre Longarone il giorno dopo, all'indomani che un pezzo del monte Toc, staccandosi e piombando sul bacino della diga aveva formato un onda che ricadendo sul paese lo aveva completamente distrutto.
Tra la prima e la seconda immagine ci sono 2000 morti di differenza e, a 44 anni di distanza, di indifferenza.

Dopo il grande clamore degli anni passati grazie al bellissimo spettacolo di Marco Paolini, l'interesse su quella che è stata la più grande tragedia che un'opera pubblica abbia mai provocato in Europa, rischia di scemare perfino in occasione della ricorrenza del 9 ottobre.
Il Comitato Sopravvissuti del Vajont rischia di chiudere per mancanza di fondi. Il grande archivio web che raccoglie i materiali sulla tragedia è stato sottoposto a "sequestro preventivo" il mese scorso da parte del Tribunale di Udine (se qualcuno sa il perchè mi piacerebbe saperlo).
Si parla di rimettere di nuovo l'acqua nell'invaso, in un'area traumatizzata da quello che non fu una fatalità ma un disastro colposo che non poteva non accadere ma nessuno evitò che accadesse. L'ultimo sfregio in ordine di tempo riguarda il cimitero delle vittime.

Nel 2003 furono appaltati i lavori per il rimodernamento del sacrario dove riposano coloro tra le vittime che poterono avere una degna sepoltura, mentre quasi 500 non furono mai più ritrovate. Gli arredi originali del vecchio cimitero furono rimossi e le lapidi accatastate o rotte, la collocazione delle salme stravolta.
Il risultato, inaugurato il 9 ottobre del 2004, e costato sei miliardi di lire è questo. Un'orrenda distesa di cippi che si guardano (cosa sono, monitor?) che ha oltraggiato i famigliari delle vittime , i quali non sono nemmeno stati consultati prima dei lavori.
Un cippo uguale per tutti meno che per il Vescovo Muccin, al quale è stata assegnata una tomba tradizionale e meno anonima. Il Comitato si è chiesto il perchè ed ha protestato per questo trattamento di favore per il prelato. 'A livella, evidentemente, non funziona a Longarone.
Per giunta i cippi non riportano nemmeno più la famigerata data del 9 ottobre 1963.
Se c'era una cosa che stringeva il cuore e dava l'idea della tragedia a chi, come me, ebbe modo di visitare il cimitero di Fortogna prima del suo stravolgimento, era leggere su tutte le lapidi, pur diverse tra loro, la stessa data di morte. Duemila nomi, volti, età, spazzati via nello stesso momento ma ognuno con la sua storia che era lì pronta per essere raccontata se avevi la pazienza di soffermarti ad ascoltarla.

Ora sembra un cimitero di guerra, con i cippi tutti uguali dove vedi solo dei nomi che non ti raccontano la storia di ogni soldato con la sua faccia di ragazzino andato via troppo presto. Come ti sembrerebbe più orrenda la guerra se potessi guardare in volto ogni soldato morto.
In questo modo, anche per gli innocenti del Vajont, vale questa versione stravolta e disumana della livella, dove le vittime sono uguali ma nel senso che diventano un numero, una statistica. Forse per fare meno impressione. E a parte il vescovo, ovviamente.




domenica 7 ottobre 2007

Il mistero dei circoli nella grana

Questo è un Fulminato di Mercurio speciale, monografico e messianico, come si addice al mistero dei cerchi nel grano. Anzi, visto che si parla di Silvio Berlusconi, dei Circoli nella grana.

Antefatto. Stanotte credo di aver visto due tra i peggiori film mai realizzati da mente malata umana: "Il macellaio" con Alba Parietti e "Hostel" di Eli Roth. Devo ancora stabilire, essendomi appena ripresa dal trauma, quale dei due fosse l'horror.
Nonostante l'ambientazione da bassa macelleria di entrambi non mi so decidere se fosse peggio la faccia del macellaio che si trombava la Parietti, la faccia della Parietti nel mentre il macellaio la trombava o l'occhio sforbiciato della giapponesina in quella specie di Abu Ghraib mitteleuropea spacciata per idea originale dal protegé di Tarantino (Quentin, questa me la paghi).

Stamattina, accendendo Radio Radicale dopo mesi, sento la voce gentile e melodiosa della Rossa di Milanello berciare come al mercato del pesce contro "questo governo". Poco dopo l'annuncio: ecco a voi Silvio Berlusconi. Era la diretta (registrata) della convention dei circoli della libertà.
Dopo aver visto lavorare di Black&Decker uno dei giovincelli di "Hostel", cosa vuoi che sia? Sentiamo cosa ha da dire Silvio.

Inizia raccontando di quando decise di scendere in campo. "I partiti erano scomparsi con Tangentopoli e il partito comunista rischiava di prendere l'84% dei seggi alle elezioni". "Ero preoccupato, non riuscivo a dormire la notte". Ti credo, aveva perso il suo faro nella nebbia, Bettino Craxi.
Sono le solite cazzate che spara sempre, il pericolo comunista nel 1992? Non gli badare, pensa al carrello dei bolliti che hai visto ieri sera.
"Ero indeciso sul da farsi e ci fu una riunione con i miei figli, mia madre, Confalonieri..."
Non avevamo dubbi che la decisione di scendere in campo fosse stata presa d'accordo con La Famiglia.
"Chi mi fece prendere la decisione definitiva fu però mia madre". Il pensiero ritorna alle manette e alle dita mozzate. Non c'è partita, quello che sto ascoltando è molto peggio di qualunque tortura.

Silvio prosegue raccontando a modo suo, cioè mentendo, come andò la notte dei Brogli. "A mezzanotte Pisanu venne da me dicendomi che avevamo vinto, poi i comunisti imbrogliarono con le schede bianche in Campania e Calabria e si appropriarono ingiustamente della vittoria elettorale."
E' un crescendo. Certo che Pinocchio a quest'uomo gli fa una sega.
Mentre sto pericolosamente rivalutando non solo le torture di "Hostel" ma perfino la Parietti che finge di fingere di trombare, Silvio mi dà la mazzata finale: "Non dobbiamo permettere che i nostri figli studino in scuole con insegnanti di sinistra che gli manipolerebbero le menti come hanno fatto con i loro figli. Occorrono scuole private dove si insegni la libertà".

Silvio è un mistero, come i cerchi nel grano, anzi nella grana. E' inesplicabile che la gente gli creda ciecamente, pur sapendo della probabile frode che c'è sotto. E' capace di ripetere le stesse stronzate da anni e c'è chi ancora gli dà credito. Hanno spiegato loro che il suo cerchio fu fatto nottetempo con corde e assi da amici compiacenti ma gli italiani continuano a pensare che sia un fenomeno soprannaturale.

E' stata una lezione istruttiva. L'orrore non ha fine è vero ma purtroppo non è quello che ci mostrano i film di terz'ordine.

sabato 6 ottobre 2007

Clementina fa le pentole e Clemente vuol metterci i coperchi

Eccolo qua, l'inciucio censorio. Divisi su tutto ma uniti come una testuggine romana contro quella cosa orribile, puzzolente e putrida che è l'informazione e contro quei giudici che osano scoperchiare le loro malefatte o supposte tali.

Ricacciano Santoro dalla RAI, questa volta per lesa Mastella? Tutti d'accordo che ha esagerato, tranne la solita "sinistra radicale"? Minacce di sfiduciare il CdA RAI, che tra parentesi è ancora quello di Berlusconi perchè tanto nessuno aveva interesse a ripristinare l'obiettività dell'informazione nel servizio pubblico?

Per Santoro, costantemente trattato da fazioso, è quasi un onore, una patente bollata di obiettività. Uno che si facesse cacciare sia da Berlusconi che da Prodi rappresenterebbe un record mondiale e allo stesso tempo la riprova che questa politica fatta di compari d'anello che davanti alle telecamere litigano e dietro le quinte si baciano in bocca perchè accomunati dagli stessi interessi di bottega, fa sempre più schifo.

Ho già detto, giusto un anno fa, perchè non possiamo fare a meno di Santoro, nonostante possa piacere o non piacere.
E' il principio che deve essere difeso. In tv il politico non va per essere leccato e per fare il pulcinella dietro le scrivanie ma per rispondere del suo operato a giornalisti che non fanno agguati, ma domande. Se un giudice nel corso di un'indagine scopre pentole dove ribollono cose schifose che riguardano i politici ha il diritto di scoperchiare ed indagare, anche se Mastella poi si offende. E' una cosa ovvia dal Canada al Ruanda Burundi. In Italia no.

venerdì 5 ottobre 2007

Le briosche di Mario Antonietto

Uno sgravio fiscale ai venti-trentenni che pagano l'affitto così si levano dalle palle dei genitori.
Povero Padoa Schioppa, devono avergli detto che sono i comici adesso che hanno successo in politica e lui ha tentato la battuta. Mal gliene incolse.
Quella dei bamboccioni proprio non gliela possiamo perdonare.
E' riuscito a scontentare tutti proprio il giorno del suo debutto sul palcoscenico e per giunta non ha riso nessuno.

Ha fatto incazzare i veri bamboccioni, quelli per vocazione e pigrizia, perchè se ti abitui a pisciare con uno che ti regge l'uccello, meglio se è la mamma, farlo da solo ti farà sempre fatica.
Ha fatto ancor più imbufalire quelli che bamboccioni lo sono per necessità e obtorto collo, visto che guadagnare abbastanza per permettersi un affitto e una casa per conto proprio, in parole povere rendersi indipendenti non è da tutti e non è questione di età perchè quelli messi peggio sono i 40-50enni.

E poi basta con questa retorica dei ggiovani. Non c'è un annuncio di lavoro che richieda qualcuno oltre i 40 anni. Provate a farvi assumere come commessa a 45 anni. Bisognerebbe pensare ai ventenni ma anche ai loro genitori di quaranta-cinquanta ma niente, questi vecchi parrucconi si comportano proprio come i nonni: impazziscono per i nipotini dopo aver tirato su a ceffoni e indifferenza i figli.

Come si vede che questi neoaristocratici in crinolina vivono in un loro mondo a parte e della vera società hanno solo le impressioni riportate dai loro parrucchieri e dai nani e ballerine che li sollazzano. Quella società che loro definiscono dei bamboccioni con i problemi del mutuo, della bolletta del gas del mese di marzo da 400 euro, del non sapere se a gennaio avrai ancora un lavoro e quindi come cazzo farai a pagare la bolletta di marzo.

Ogni tanto si affacciano dalla carrozza e ci lanciano benevolmente queste briosche. Poi si meravigliano anche se gliele tiriamo indietro.

Ad ogni modo, se vi lamentate di Padoa Schioppa, ricordatevi di Tremonti.

giovedì 4 ottobre 2007

Il Mastella rapito dagli alieni

Non sono l’unica, a quanto pare, ad essere depressa e sfiduciata dalla politica. La mestizia che vedo e sento in giro non è attribuibile solo all’imminente ricorrenza dei Morti.
Che Berlusconi berci in continuazione contro i comunisti ormai è rumore di fondo, ci abbiamo fatto l’abitudine, come alla faccia da polizia mortuaria di Schifani, le ovvietà di Bonaiuti, le autoreggenti al silicone e il capello rosso-ANAS della Brambilla. Sono cose che cominciano a fare perfino tenerezza. Il centrodestra, ora opposizione, è riconoscibile, scontato. E’ un classico come il loden, che non potrà mai essere che verde, tirolese e di lana pesante.
La cosa terribile è che rischia di risultare più rassicurante della sua controparte governativa che, continuamente squassata da diatribe, lacerazioni interne e scontri con la componente maggiormente di sinistra (non la definisco sinistra estrema perché mi verrebbe da ridere) e i cosiddetti moderati, trasmette un senso orribile di precarietà.
Già l’essere sul filo del rasoio esistenziale è condizione comune di quasi tutti noi ormai, quindi facciamo fatica a sentirci protetti da tale accozzaglia di condomini litigiosi. Il centrodestra se lo conosci lo eviti facilmente ma come la mettiamo con l’agitazione termica che ti provoca nella bocca dello stomaco e più in basso, nei coglioni, la continua manovra di disturbo portata da gente come, tanto per fare un esempio a caso, Mastella?

Questo disagio viscerale, paragonabile solo al gonfiore e cattivo umore della Marcuzzi prima di assumere Activia, non sembra avere mai fine.
Come combattere ad esempio, stremati come siamo, contro le continue trovate riformiste da supermarket, prendi tre candidati e paghi uno di Uolter “The Kid” Veltroni? Ora vuole intortare Veronica Lario e portarla nel PD. Io penso che se l’unico Berlusconi sulla faccia della terra si chiamasse Veronica saremmo molto fortunati ma l’idea mi sembra obiettivamente la cazzata del millennio e le cazzate stanno arrivando un po’ troppo di frequente negli ultimi tempi, rischiamo di non tenergli dietro e di rimanerne sommersi.
Non è per cattiveria ma, dato uno sguardo ai candidati del PD e rivolto un pensiero al futuro della sinistra, la tristezza ti attanaglia il cuore. Come pensano di riconquistare l’elettorato perduto? Non con le care e vecchie idee e iniziative dalla parte del popolo ma offrendo un posto da dirigente ad una ricchissima casalinga disperata, per giunta moglie del nemico pubblico numero uno. A furia di vedere buon cinema d’autore Veltroni sta sviluppando una pericolosa attrazione verso il genere trash. Si chiama effetto boomerang. La prossima volta Uolter, guai a te se fai una cosa di sinistra.

Come uscire da questa situazione dove cominci a chiederti dove stia veramente il peggio e dovendo scegliere tra i due hai la tentazione forte di tirare giù direttamente la torre?
Secondo me l’unica sarebbe una bella invasione aliena.
E’ il mio peggior incubo, che sogno anche la notte quando sono particolarmente stressata: piccoli e ostili omini grigi che arrivano dal cielo su macchine volanti per fare polpette surgelate, come quelle svedesi dell’IKEA, di noi terrestri. Tanto in fondo non ci meriteremmo altro.
Come sanno gli amici che come me hanno amato X-Files, l’appuntamento con la grande invasione è per il 2012 ma a questo punto, perché aspettare?

Il segnale d’inizio sarebbe la clamorosa sparizione da Ceppaloni di Clemente Mastella. Titoloni in prima pagina sulla misteriosa scomparsa in un raggio laser del leader dell’Udeur, preceduta da inquietanti luci notturne e avvistamenti UFO in tutta la Campania. Il TG2 attribuirebbe il rapimento agli zingari ma sugli UFO non saprebbe dare spiegazioni, visto che i rumeni non paiono avere una tecnologia tanto avanzata.
A seguire, la deportazione di Fini, Storace e La Russa su Marte. Berlusconi tenterebbe di rifugiarsi in qualche paradiso fiscale ma contro gli alieni che leggono il pensiero non c’è partita. Anche lui in un CPT a Cydonia.
La comparsa una sera, al posto di Porta a Porta, del monoscopio, sarebbe il segnale dell’inizio dell’invasione. Non rimarrebbe che chiuderci in cantina e sperare che gli alieni se la prendano solo con i politici.
Nell’infuriare della battaglia e privati dei preziosi mezzi di comunicazione di massa non potremmo venire a conoscenza della distruzione alla Independence Day dei palazzi della politica, dell’utilizzo di Bossi e della Bindi per orribili esperimenti di ibridazione aliena e infine della ritirata alla “si salvi chi può” degli extraterrestri.
Come racconteremo ai nostri nipoti, fu proprio una polpetta di Mastella a causare i primi disturbi in un povero alieno. Poi l’epidemia e la morìa. I politici italiani erano talmente indigesti che riuscirono involontariamente a salvare la Terra. Come i batteri de “La Guerra dei Mondi”.

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