venerdì 30 novembre 2007

Jeeg Vartere d'acciaio contro li tassinari

No, nun se po' paralizza' na città pecchè quei zozzoni de li tassinari nun vonno quell'artri cinquecento co li taxi nuovi fiammeggianti già pronti a gira' pe Roma.
A Vartere, guai a te se cedi. Guai a te se te fai convince a rinuncià alla bellezza der mercato e de la concorenza. Noi semo tutti ammericani e volemo er mercato libbero. Sti fregnoni li devi da fermà.
Mandaje un po' de lame rotanti e arabarde spazziali. Vola Vartere lassù, vola tra lampi de bblu, trasformate nun razzo missile co' circuiti de mille varvole, trasformate nun Waltermite dâ tera der foco, in un Gigghe Vartere d'acciaio e sdrùmali!
Aumentà le tariffe der dieciotto per cento? Aho, ma questi so' proprio matti!



giovedì 29 novembre 2007

Napo, 'orco capo!

Sappiamo tutti quale problema siano gli infortuni sul lavoro in Italia e quale tributo umano si paghi annualmente in termini di morti, ammalati e invalidi.
Qualche cifra relativa al 2006:
927.998 infortuni denunciati all'INAIL (e pensiamo che se l'incidente avviene in condizioni di lavoro nero ben difficilmente sarà denunciato);
1.302 morti per incidenti o conseguenze di infortunio.
Il settore in assoluto più pericoloso per i lavoratori è quello delle costruzioni, seguito dall'industria meccanica e dalla lavorazione dei metalli. Le donne pagano il tributo più alto nel settore dell'industria alimentare.

Mi è capitato di recente di dover frequentare, per la seconda volta in vita mia, il corso di formazione per neoassunti sulla legge 626, ovvero la legge che regolamenta la sicurezza sul lavoro.
Per chi non lo sapesse, sia che si lavori in un ufficio, al chiosco delle piadine o in fonderia, appena assunti il datore di lavoro ha l'obbligo (pena sanzioni amministrative) di iscrivere il neoassunto dipendente a questo corso, che poi è una full-immersion di quattro ore filate in un giorno che viene stabilito dall'associazione di categoria che la organizza, di solito in un'aula nella sede della medesima.

Chissà perchè quando capita di frequentare il corso i colleghi ti avvertono che saranno "due palle". Tu ti immagini che l'ingegnere ti svelerà il segreto per non farti mai male, ti leggerà i tuoi diritti e ti insegnerà a farli rispettare: sempre i colleghi ti dicono "è solo una perdita di tempo". Per la verità anch'io dopo la prima esperienza avevo avuto la stessa impressione.
Vediamo, cosa mi ricordavo del primo corso? Che le scale devono avere quell'affare di traverso per impedire che si aprano, che in ogni azienda ci vuole una persona addetta alla sicurezza e che se togli le protezioni dai macchinari, sono cazzi tuoi, anzi dell'addetto che doveva sorvegliare che tu non le togliessi.

Questa volta siamo una ventina in tutto, provenienti da vari settori: fabbrica, artigianato, commercio. Ci sono parecchi stranieri.
Si comincia con una specie di appello. Ognuno deve dichiarare la propria mansione sul lavoro e i fattori di rischio che secondo lui comporta. Schiacciamento, ustioni, cadute, tagli sono le risposte più ovvie. Chi lavora in un ufficio si sente un pò inferiore. Ci si prova a dire che cambiare un toner alla stampante laser può essere un rischio "sa, le polveri sottili..." ma se ne ricava solo un "no no stia tranquilla, gli inchiostri non sono tossici." Sarà. In compenso scopri che non dovresti mai fare due ore di fila davanti al computer ma hai diritto ad un quarto d'ora di pausa ogni due ore appunto.

Il corso vero e proprio consiste nel leggere qua e là una dispensa illustrata che racchiude i principali argomenti trattati dalla legge 626.
Praticamente è la copia carbone del corso dell'altra volta. La scala deve avere la sicurezza, il responsabile della sicurezza si chiama... ogni azienda deve avere una cassetta del pronto soccorso (ma davvero? e la nostra dov'è?). Davvero, la cosa che emerge con maggiore evidenza è che le parole sono un conto, la realtà è diversa. Scarpe antinfortunistiche? Se ti cala la vista il datore di lavoro deve pagarti gli occhiali. Ma quando mai?
Ci viene annunciato che ad una cert'ora arriveranno i rappresentanti sindacali, ai quali potremo fare domande e fare riferimento in futuro se, toccando ferro, dovessimo avere un incidente sul lavoro. Se non ricordo male anche l'altra volta dovevano venire i sindacati ma non si fecero vedere.

Quattro ore sono lunghe da passare, specialmente se l'ingegnere non ha il carisma e la dialettica di un trascinatore di folle. Gli tocca compensare con l'audiovisivo.
Un quarto d'ora se ne va per scoprire come cappero funziona l'impianto di videoproiezione poi parte la cassetta con le avventure di Napo. Trattasi di una serie di, come definirli, cartoni animati è una parola forte. A me ricordano quelle animazioni cecoslovacche degli anni sessanta, di una tristezza infinita, con i pupazzetti di pongo mossi a scatti.
Tenendo conto che siamo in periodo post-prandiale e parecchi di noi hanno già quattro ore di lavoro sul groppone, l'effetto è soporifero.
Napo, lavoratore tipo, è un perfetto deficiente che è un miracolo sia ancora vivo, visto che gliene capitano di tutti i colori a causa della sua dabbenaggine. In compenso ha un capo coscienzioso, che gli ricorda di mettersi il casco, di non salire sulla scala senza protezioni, di mettersi i guanti, ecc. La cosa più terrificante di questi cartoni è che i personaggi non parlano, mugolano come fossero imbavagliati "mhmm, mhmm". Visto che sono usati dalle INAIL di tutta Europa si è trattato di un bieco trucco per risparmiare nei vari doppiaggi.
Qualcuno ci prova, dopo la seconda cassetta di fila, a mormorare "no, un altro Napo nooo", ma coraggio, sono quasi le quattro, i fumatori sono autorizzati ad uscire dieci minuti.

Il gran finale è il test di verifica a quiz che dovrebbe dimostrare che da questo corso hai capito qualcosa e da domani starai ben attento a non farti male, ben conscio poi dei tuoi diritti di metterti il casco, le cuffie se lavori in ambiente rumoroso, ecc.
Sarà stata la voce soporifera dell'ingegnere, l'effetto nefasto di Napo, o il pensiero che se vai dal capo a chiedere le cuffie quello ti ci manda, ma il punteggio finale è desolante. Per fortuna non si viene bocciati, l'attestato te lo danno lo stesso e si potrà sempre leggere la dispensa a casa.

Per la cronaca, anche questa volta i sindacati non si sono fatti vedere.




mercoledì 28 novembre 2007

Clementina e gli intoccabili


Non ho capito di che cosa abbiano paura i politici intercettati telefonicamente, se quelle conversazioni riguardavano il tempo, il giardinaggio, i risultati sportivi o al massimo qualche barzelletta sconcia.
Le intercettazioni che riguardano i parlamentari, grazie alla legge Boato, non possono essere usate dai magistrati se non dopo che il Parlamento ne ha autorizzato espressamente l'utilizzo. E' quasi matematico che la richiesta sarà respinta perchè in queste cose una mano di onorevole lava l'altra, tutti diventano sodali, quindi dov'è il problema, a parte l'arroganza di un Potere che non vuole essere nemmeno sospettato ma essere assolto per principio?
Se D'Alema, Fassino, La Torre da una parte, Grillo, Cicu e Comincioli dall'altra non hanno nulla da nascondere, lascino pure che le intercettazioni siano acquisite e magari pubblicate, così diremo tutti assieme in coro come un solo italiano "vedi che non dicevano nulla di male, grazie Signore grazie."

Una cosa l'ho capita invece. Clementina Forleo non è una che le cose le manda a dire e per questo si è fatta tanti nemici, dai carabinieri ai politici che si è trovata ad indagare.
Non stiamo a discutere se come magistrato è un po' fanatica ed eccessivamente zelante. Coloro che lei si trova ad indagare hanno più di un salvavita da far scattare all'occorrenza. Ripeto, di che cosa hanno paura se sono innocenti?

Siamo in un paese che ascolta cos'hanno da dire i giudici solo dopo che imputati e difensori parlano a reti unificate ed hanno sempre l'ultima parola; che sempre di più considera i giudici che vanno a scoprire certi verminai politico-finanzari solo chiacchiere e distintivo.
Vediamo pure se Clementina ha esagerato ma chiediamo anche ai politici coinvolti di toglierci questo brutto sospetto: che vogliano toglierla di mezzo, in senso metaforico per carità, perchè tra i vermi c'era qualche faccia troppo conosciuta.

martedì 27 novembre 2007

Non violentate Filiberto

Per la serie "siamo uomini, anzi principi, o peracottari?" ieri sera è andata in onda una puntata memorabile di "Vespa a Vespa" con protagonista il principe degli aperitivi, nonchè latore assieme al babbo, un certo Vittorio Emanuele, di una richiesta a noi italiani repubblicani di un indennizzo di euro 260.000.000,00. Indennizzo per supposte lesioni della loro libertà, dei diritti della persona e patapim patapam.

Emanuele Filiforme, che quando parla sembra appena uscito dall'anestesia e a volte si perde nei meandri della sintassi ma poverino, con le tate svizzero-tedesche non poteva esercitarsi in italiano più di tanto, era lì nell'alveare di RaiUno per rivendicare il suo diritto ad essere risarcito per il fatto di aver dovuto passare le proprie vacanze nel cantone dell'Appenzello invece che a Fregene. Peccato che per farlo abbia aperto bocca.

Rispondendo alla domanda di Vespa sul perchè mai gli italiani dovrebbero risarcirli con cotale somma il principesso, dimenticandosi di inserire il lobo frontale inanellava una serie letale di corbellerie: "Beh, lo stato ha già tante altre spese inutili...."
Alla domanda sul perchè lui e la sua famiglia si fossero rivolti per lettera al Presidente Pertini con l'appellativo non di presidente ma di senatore, lo sciagurato rispondeva "Beh, sarà stata una dimenticanza." Abbiamo sobbalzato anche quando ha ribadito che "lui ha già condannato gli errori del suo bisnonno". Chiamare errori le leggi razziali che portarono alla emarginazione e quindi alla deportazione dei cittadini ebrei italiani verso i campi di sterminio dimostra che il ragazzo forse non ci fa ma ci è proprio.

Per fortuna, visto che perfino Vespa sembrava provare qualcosa di simile all'indignazione, è arrivato il settimo cavalleggeri, rappresentato dal Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, il quale ha rivelato che ciò di cui è stato vittima Filibertuccio si configura come violenza sui minori e l'ha ripetuto più volte.
Oplà, in un attimo siamo diventati una nazione di pedofili che per trent'anni ha abusato ignobilmente di un povero bambino ricco, per giunta di nobili origini. Non si sevizia un principino.
Ci siamo commossi, non pensavamo che dietro a 260.000.000 di euro vi fossero tali nobili, è proprio il caso di dirlo, propositi. Ecco perchè è così, anni e anni di violenze non possono che lasciare tracce.

Di fronte a tali esempi di case regnanti, come se la sono cavata i fautori della repubblica? Alla trasmissione partecipava Cossiga e l'emerito, parlando dei costi della ex reggia del Quirinale, tra i beni rivendicati tra l'altro dai nobili estortori, se n'è uscito con la proposta di vendere il palazzo a Briatore "che ne farebbe un hotel a cinque stelle". Chissà se vendessimo il Colosseo a McDonald's che mega fast-food ci verrebbe fuori.

A questo punto monarchia o repubblica? E' una gara dura.

lunedì 26 novembre 2007

Bobbitt uncut

Rispondo alla risposta che Cloro ha voluto dare al mio post di ieri sulla manifestazione contro la violenza sulle donne.
Rispondo anche ovviamente a coloro che non si sono trovati d'accordo con il post e hanno esposto le loro critiche, e ci mancherebbe altro, buoni si ma buonisti mai. Se avessi sempre ragione mi chiamerei Walter.
Noto solo che il post è piaciuto agli uomini e le critiche sono arrivate all'80% dalle donne, segno che, o io a furia di frequentare solo maschi comincio a pensare come loro e sto diventando una schifosa maschilista oppure è un po' vero che facciamo fatica a comunicare tra di noi signorine.

Per rispondere direttamente a Cloro: sulle contestazioni alle politichesse io ho solo fatto dell'ironia, non volevo mica che fossero prese in considerazione, tantomeno che si andasse tutti insieme incontro al sol dell'avvenire di sapore veltroniano.
Siamo d'accordo che avrebbero fatto meglio a non cercare la passerella in un contesto che non era proprio per signorine (sto sempre ironizzando, il post di ieri l'ho scritto ispirata dal Sergente Hartman di Full Metal Jacket, si saranno notate le belle mutandine rosa).
Alle due opzioni che, suggerisce Cloro, avrebbero potuto gestire l'invasione delle carfagne, io ne aggiungerei una terza: andavano ignorate o costrette a gridare in coro " l'utero è mio e lo gestisco io. Ripeto, dar loro delle fasciste è stato un errore strategico, una mossa uterina.

Non perdono alle compagne femministe di averci causato oggi la tortura della lettura del pianto greco della Prestidigitigiacoma su Libero, dal titolo: "Noi del Polo picchiate dalle femministe". Picchiate, proprio così. Non è vero ma chi legge Feltri non lo metterà in dubbio e immaginerà le virago polpottiste intente a spettinare le costose chiome biondo-saracene della bella forzitaliota e l'ira funesta delle bokassiane in menopausa che randellano l'eroica Carfagna scesa in campo per il suo nano con il collettino di pelliccia.
Io capisco che faccia rabbia vedere che livello di rappresentanti politiche abbiamo ma fare finta che fossero state trasparenti sarebbe stata la cosa migliore.

Sulla necessità di mantenere la separazione tra i generi non sono assolutamente d'accordo ma per un mio limite mentale. Considero l'essere nata femmina un fatto causale e non un merito nè tantomeno un demerito. E' andata così e basta. Non capisco proprio, ma sono io che sono di coccio, cosa dovrebbe essere l'identità di genere e quale valore dovrebbe avere. Non siamo a volte proprio prigionieri dei generi? Dividere gli esseri umani in base al genere non è un modo per creare discriminazioni?
Non mi sono sentita mai tanto umiliata come quando in diverse occasioni religiose di altre fedi mi sono trovata in un separè divisa dai maschi.

Non capisco poi come potrebbe migliorare la comunicazione e l'interazione tra i sessi starsene ognuno per i cazzi propri. Io con gli uomini ci voglio comunicare ed interagire perchè mi piacciono e mi interessano.
A volte mi mangerei il loro fegato con un piatto di fave quando io dico che sono stanca per il lavoro e loro "eh, sapessi io." Come dire che lo spaccarsi il culo tra lavoro e casa, per loro non conta niente. Ecco, per questo sono delle gran teste di cazzo ma poi penso che sono così perchè le loro mammine non hanno fatto niente per educarli a rispettare il loro lavoro. E allora fanculo mammine!
Nonostante ciò continuo a preferire la compagnia dei maschi, anche se prima o poi ci provano e hanno solo quella cosa in testa. Preferisco loro perchè le pugnalate alle spalle io le ho sempre prese solo dalle donne. Allora è un fatto personale, dici? Può darsi.

Per il resto, se i maschi amano ritrovarsi tra di loro a giocare a biliardo senza femmine tra le palle, ben venga, anche noi a volte abbiamo bisogno di un po' di privacy. Hai presente quando abbiamo i nostri discorsi da signorine da fare e si affaccia un maschio che vuole intromettersi?
La frase più gentile che mi viene di solito in quei casi è "oh, ma che cazzo vuoi?"
Ognuno a casa sua si, ma solo se si parla di "spazi" personali, di ruoli da indossare e cambiare.

Su una cosa grave come la violenza sulle donne, fatta in maggior parte dagli uomini, escludere gli uomini è assurdo invece, secondo me. Stamattina leggevo altri post che criticavano certi comportamenti della manifestazione di sabato. Per fortuna non sono solo io ad avere avuto delle perplessità.
La mia para-psicanalisi della voglia di separatismo è stata condotta in maniera sboccata e volgare, lo ammetto, ma quando poi leggi che sono apparse scritte come "l'unico maschio che non stupra è il maschio morto", mi viene da pensare che qualcuno dei problemi ce li ha davvero.

Mi hanno detto: "tu non c'eri", come dire forse "che cazzo vuoi saperne"? Io conosco la violenza, sia fisica che psicologica perchè l'ho provata sulla mia pelle e nel momento peggiore della vita, da bambina; ho sofferto come un cane quando ero giovane per la rabbia repressa delle ingiustizie che avevo subìto.
Ho 47 anni quindi il femminismo l'ho vissuto, indirettamente, ma l'ho vissuto. Non mi ha mai convinto per l'idea che mi dava di predicare bene e razzolare male (nessuno pensi alle galline o sarà fucilato).

In sostanza: compagne, amiche, sorelle, facciamo una bella autocritica sul nostro sbavare per i peggiori pezzi di merda che fanno parte del genere maschile, sull'accettare da loro ogni genere di umiliazione, sul fatto che i nostri figlietti li cresciamo ad immagine e rassomiglianza dei figli di puttana di cui sopra e poi discutiamo. E' una generalizzazione, lo ammetto, ma se non è la realtà è una buona imitazione.

domenica 25 novembre 2007

10,100,1000 John Bobbitt

Gravissimo errore, compagne femministe dure e pure, cacciare le figliole prodighe e i maschi equi e solidali dal corteo di ieri contro la violenza. Ciò ha permesso ai media di dipingere il medesimo come il solito raduno di forsennati(e) noglobal-comunisti-polpottisti-facceferoci e di accomunarvi ai bruciatori di bandiere alleate e ai soliti 10-100-milleisti, così amati dai portatori sani di notizie perché permettono di fare di tutta un’erba un fascio e ribadire che protestare, nel nostro meraviglioso mondo imperiale, è sempre male. Diciamo che siete cadute nella rete come fringuelle..

Rispondere alla violenza con la violenza poi, orsù non è carino. Prendersela proprio con la7, l’unica televisione che tenta di essere indipendente, nonostante il macigno Telecom che la sovrasta, che ci ha ridato Luttazzi, che ci fa ridere con Crozza e la satira de sinistra è un po’ come sparare su un uomo che caga, troppo facile.
Cacciare delle figliole che tutto sommato si sbattono parecchio in politica per noi donne, con il filo di perle e le belle mutandine rosa, non è bello. La Carfagna e la Prestigiacoma delle fasciste? Minchia, se venivano la Santadeché e la ducessa Mussolini che facevate, le eviravate lì sul posto?
La Pollastrina e la Melandrina, così de sinistra, ma che vi hanno fatto? I maschi cazzuti dei giornali fascistoni penseranno e scriveranno che siete solo invidiose perché voi siete delle vecchie befane e loro così carine con i tailleur borghesucci e il vuoto pneumatico che tiene assieme i neuroni addetti al pensiero politico. Sento già i ditini di Feltri e Belpietro battere forsennati sulla tastiera.

Chiunque si fosse affacciato al corteo, di destra o di sinistra, uomo o donna o non so, perfino Rocco Siffredi, andava abbracciato e osannato.
Avete cacciato pure dei poveri senegalesi con i tamburi, che erano venuti a porvi la loro solidarietà. Proprio coloro che magari stanno cercando di andare mentalmente oltre antichi pregiudizi e rituali come la mutilazione genitale femminile. Qui non solo si spara sull’uomo che caga ma lo si prende pure a bastonate.

La motivazione della cacciata degli uomini dal corteo è stata : “Non vogliamo maschi”, “siamo per il separatismo”.
E no, qui non ci siamo. Il fica only non serve per combattere la violenza, serve per far credere agli uomini che la donna è una minoranza. Il pover’uomo sul cesso ora lo si vorrebbe addirittura castrare.

Ecco, la trappola è scattata perché invece di fare un fronte comune con tutti gli esseri di buona volontà al di là di quella sciocchezza che è il sesso di appartenenza, contro la violenza, tutta la violenza che è soprattutto questa cultura dominante che ne è impregnata, avete tirato fuori le vecchie paranoie contro i cazzomuniti, odiati perché in fondo avete dei problemi con l’arnese, se mi concedete la volgarità di uno spunto freudiano.
I media, senza farselo dire due volte, hanno scremato e parlato solo di quello, come succede con i 10-100-1000 Nassiriya.

La violenza, bimbe belle, colpisce tutti, basta guardare le guerre. La guerra stupra le donne ma sconcia gli uomini, li fa a pezzi, gli strappa braccia e gambe, li riduce dei mezzi uomini. Poi magari gli tocca anche farsi baciare da un presidente del cazzo che gli ha combinato la guerra che li ha ridotti così.

Urliamo tanto perché siamo meglio degli uomini in quanto meno violente? Non diciamo cazzate. Solo qualche esempio di come le donne possono essere cattive, tanto per essere banali.
I figli li scanniamo senza pietà e poi facciamo il piantino per farci compatire in tv, con la messa in piega di fresco.
Non stupriamo ma forse solo perché ci manca l’arnese. Possiamo essere sadiche assassine e torturatrici. Vediamo abusare i nostri figli dai mariti e compagni ma stiamo zitte come le peggiori delle complici perché anche la fica nun vo’ penzieri.
Riusciamo ad essere vere amiche delle altre donne solo se non vi sono uomini di mezzo e interessi vari e proprio forse per miracolo. Troppo cinica?
Sul lavoro ho visto donne tentare di distruggerne altre solo perché più brave di loro e per pura invidia con una delicatezza da bombardiere B52. Esagerata?
Critichiamo i difetti degli uomini e siamo noi che li facciamo così. Perché, diciamolo, non c’è donna peggiore della madre del figlio maschio. Seconda solo alla madre della figlia femmina. Un po' forte, lo ammetto.
Anche qui ho visto femministe rimangiarsi anni di lotte e inni alla sorellanza di fronte ad un piccolo pascià che si porta a casa una sfilzetta che non ci va a genio.
Ne volete ancora? Non ve lo dicono le cronache ma la violenza domestica colpisce anche gli uomini, quelli che la violenza la subiscono dalle donne, sia attraverso le botte (perché le donne menano, menano brutto fidatevi), sia con i ricatti e gli assegni di mantenimento, la sottrazione dei figli, o le menzogne di abusi sui figli inventati per ricattare il coniuge.

Non mi piace il vittimismo e tanto meno quello da minoranza, che diventa ridicolo quando è sbandierato dalla maggioranza numerica della popolazione. La lotta alla violenza comincia con l’autocritica e con la collaborazione con tutti gli individui di buona volontà, al di là del sesso di appartenenza e senza atteggiamenti fobici, per cambiare davvero una società che la violenza ce l'ha come principio. Forse la violenza si combatte perfino con quella cosa che si chiama non-violenza.

***
Per chi non ricorda chi era John Bobbitt.

sabato 24 novembre 2007

Le lamentazioni di Lameducche

Guarda, a me 'sta storia der blogghe m'ha già spappolato li cojoni. Lameduck m'ha detto: "hai voluto la bicicletta, ora pedala", ner senso che se ho voluto fà a paracula la settimana scorsa e finge d'esse na bloggheressa ora devo mantenè l'impegno coi lettori, dice. Er blogghe è come na missione, o devi tenè sempre aggiornato. Ma che cazzo stà a dì, io ciò da fà: stirà, lavà, coce a cicoria, lavà pe tera, cavà a monnezza sua e quella der bello suo, queste so cose pe chi nun cià 'n cazzo da fà.
Fosse pe me io v'avrebbe dato buca e avrebbe fatto sciopero come li francesi cor tramme, anche perchè pe divve la verità non so che cazzo dì, ma poi siccome che er signor Gabbriele da Pariggi appunto è stato tanto caruccio da ricoddasse de me, beh, me so commossa e nun je vojo fà no sgarbo.

Me sarebbe piaciuto fà na bella analisi loggica dâ settimana politica ma che ve debbo dì? Lameduck cià fatto du palle così co' Berlusconi sta settimana e che me ce devo mette pur'io? Io me li so guardati i tiggì tanto che stiravo ma primo me fanno venì er nervoso e poi nun ciò propio l'ispirazzione.
Stanno ancora a discute de erezzioni, de Vartere che se deve da incontrà co er succiacapre pe fa n'inciucione cor botto, er nano e l'artri dua se so' pijati a sganassoni e se so mannati cordiarmente affanculo. Poi Vartere ha presentato er loggo der Piddì, un coso bianco rosso e verde che è proprio uguale paro paro a n'artro loggo tedesco de nun so checchosa. L'ha scoperto sto blogger qua. Ammazzali sti bloggeristi, aho ma nun je sfugge propio gnente!

Vabbè va, visto che nun so che ddì, come fanno li bloggheristi ggiusti, ve lascio co 'sto firmato de Crozza che ho trovato nun certo tubbo che se scrive crozza e te vengono ggù 'n sacco de firmati che poi copi er codice e l'appiccichi sur blogghe. Nun te costa gnente e fai na bella figura.
Crozza me piace perchè me fa ride 'n sacco e fa a satira de sinistra ma solo sulla sette pecchè sull'altre televisioni ce comanna ancora er nano.

Però so' preoccupata. E' successo n'artro fatto strano.
Ammè er Piddì nun me convince, pe famme mannà giù Vartere co i suoi discorsi da paraculo me ce vò na cucchiaiata de magnesio normalmente.
Beh, dopo d'avè visto sto firmato, e sentito sta voce de velluto, da prete ner confessionale che te dà l'assoruzzione pure pè avè strangolato a nonna, de papà bbello che te dà er bacetto 'n fronte prima de dormì, stà voce sinusoide da majardo... nun so, me stavo quasi per andamme a iscrive ar Partito Dermocratico. Aho me stavo a innammorà de Vartere! 'Tacci sua.
Statece attenti, io vò avvertiti. Guardate co' prudenza.




venerdì 23 novembre 2007

El chupacabrones

Come padre di tutti i misteri e gli x-files del cosmo, Silvio Berlusconi si incarna a volte nella più temibile delle creature fantastiche: il chupacabrones.

Parente stretto del chupacabra, che addenta le proprie vittime: capre, vacche e altri animali, succhiando loro il sangue fino a prosciugarle e lasciandole a pezzi sul terreno, il chupacabrones preferisce gli avversari politici, anche se ultimamente è stato segnalato attaccare anche gli alleati.

«Dalle fogne li ho fatti uscire e nelle fogne li faccio tornare» avrebbe detto, dopo aver sollvato la bocca dal fiero pasto di Fini e colleghi.
Lui ha smentito come sempre. Si sa che il chupacabrones è un mito, una leggenda rurale, una bufala per il popolino credulone e creata ad arte per spaventarlo e soggiogarlo.

Stiano attenti gli ex avversari politici che potrebbero diventare neo amici ed alleati. Il suo morso è dorce e nun se sente. Te fa crede che t'è amico e poi te spolpa.
Poi uno passa e dice: "Ma che è quella pecorella così tenera ridotta così? Aho, e assomija pure a Walter."

giovedì 22 novembre 2007

Vedo iene in azione


Mr. Blonde: Ehi, Joe, vuoi che gli spari?
Mr. White: Cazzo, se mi spari solo in sogno è meglio che ti svegli e mi chiedi scusa!"
Come avrebbe detto il glorioso "Almanacco del giorno dopo", oggi 22 novembre si festeggia la scoperta dell'acqua calda. I giornali commentano a suon di titoloni, come fosse una rivelazione epocale la seguente ovvietà: durante il quinquennio berlusconiano la dirigenza RAI era in combutta con quella di Mediaset per favorire la seconda e il piccolo grande statista che così poteva contare su un monopolio galattico-mediatico da fare invidia all'imperatore Palpatine.
Dall'Italia si solleva un meravigliato: "ma va?!" Per accumulato ritardo la notizia viaggia con circa cinque anni di ritardo.
I giornalisti RAI sono furiosi, ci ha detto ieri sera il tiggì.
Pensa, i mestatori erano lì da anni e non si sono accorti di nulla.

Berlusconi, con la solita faccia di bronzo, non vede la gente morta ma iene e sciacalli in azione. Sempre così quando lo beccano con le mani nella marmellata, seppure a scoppio ritardato, parte il nastro preregistrato delll'autocommiserazione.

Comunque la citazione delle iene non è mica così campata in aria. La rapina c'è stata, eccome. Nella fattispecie è stata sottratta la libertà di espressione e l'obiettività del servizio pubblico radiotelevisivo e i cani da rapina li conosciamo bene.
A quei tempi, ci raccontano le intercettazioni, avvenivano surreali conversazioni, perfino attorno alla salma del Santo Padre, il cui fine ultimo era fare di tutto per nascondere le notizie sgradite al padrone, che proprio in quei giorni veniva sonoramente bastonato dagli elettori italiani. Altro che la fava di Madonna.
Mr. Pink si metteva d'accordo con Mr. Brown affinchè Mr. Blue nella sua trasmissione favorisse in ogni modo il grande capo e nascondesse lo sporco sotto il tappeto.
Sappiamo che sotto il rasoio di Mr. Blonde sono caduti Enzo Biagi, Michele Santoro, Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi. La cosa peggiore è che non c'era bisogno necessariamente dell'editto bulgaro ufficiale per scatenare lo psicopatico. Una battuta fuori posto, un "fanculo Charlie Chan" di troppo e zac!, via l'orecchio con lo strappo.

C'era perfino l'infiltrato, il Mr. Orange messo lì dal centrosinistra per farsi fottere meglio e che oggi è il più meravigliato di tutti.

mercoledì 21 novembre 2007

Sudditanza psicologica

Avete presente quando qualcuno fa il prepotente, insulta, spara cazzate e menzogne e nessuno ha il coraggio di ribattere come si dovrebbe solo perchè si sta cagando addosso, con il risultato che il prepotente la vince e magari le falsità enunciate diventano delle verità?

Ieri sera, dopo essermi dormita un bellissimo film in DVD, ho riaperto gli occhi per un ultimo zapping e sono capitata sull’inesorabile “Porta a Porta”.
C’era un Fini con la bava alla bocca che parlava di espulsioni di cittadini stranieri e si scagliava contro il centrosinistra, accusandolo di aver emanato un provvedimento inutile nei giorni scorsi perché le espulsioni sono state pochissime a fronte di quelle necessarie. “Bisogna mandar via anche coloro che non hanno fonte di sostentamento”, ripeteva il segretario di Arroganza Nazionale, bacchettando sonoramente gli avversari.
Nessuno dei presenti, tra i quali mi pare vi fosse il vice-uolter Franceschini ha osato ribattere a Fini che i provvedimenti di espulsione nei confronti dei cittadini comunitari (come nel caso dei romeni) sono stati fortemente limitati dai regolamenti CEE che per esempio stabiliscono che non si può espellere un cittadino dell’unione europea solo per motivi economici. Perché povero, insomma.
Giusto o sbagliato che sia questo principio, perché nessuno del centrosinistra ha ribattuto a Fini che doveva prendersela non con il governo italiano ma piuttosto con l’Europa e i suoi principi di uguaglianza tra i membri dell'unione? Perché si lascia che Fini interpreti il personaggio di colui che se potesse brucerebbe tutti i campi nomadi, anche se sappiamo che non potrebbe farlo? In altre parole, perché questa sottomissione dei politici di centrosinistra nei confronti di chi a destra fa la faccia feroce, sudditanza psicologica che fa un paio di baffi a quella degli arbitri dell’era Moggi nei confronti della Juventus?

Seconda considerazione ed ennesimo esempio di sudditanza psicologica, questa volta del giornalista nei confronti del potente, del politico. Si parla di riforma elettorale.
Gli esponenti del centrodestra ripetono ogni giorno nelle interviste televisive prima e dopo i pasti che bisogna riformare la legge elettorale, che questa non va e che è superata. Ma porca di una paletta, ma chi l’ha fatta ‘sta legge di merda, che perfino il suo estensore, l’odontoiatra Calderoli definì una porcata? Il centrodestra, perdinci e pure per bacco. Possibile che nessun intervistatore sia in grado di dire: “ma scusate, non potevate evitare, voi di centrodestra, di fare ‘sta stronzata?”

Terzo e più eclatante esempio di sudditanza, questa volta da parte di un popolo intero e della sua classe politica repubblicana nei confronti di una famiglia di reali di cartapesta, il cui principale esponente è passato alla storia come imputato per omicidio ed è stato implicato in traffici di armi, gioco d’azzardo e puttane. Costui osa chiedere ai cittadini italiani ben 260 milioni di euro come risarcimento per supposti danni morali a causa del suo esilio nelle paludi malsane dell'Appenzello e nelle favelas svizzere.
Nessuno che abbia il coraggio di ricordare al signor Savoia le leggi razziali firmate da suo nonno, che gli ricordi le sue telefonate dove si augurava di inchiappettare delle bambine e concluda la citazione con un sonoro pernacchio alla Eduardo. Magari incorniciato con un padaneggiante "va a laurà".
Anni fa si diceva con cattiveria che i Savoia potevano benissimo tornare ma al Pantheon. Oggi più appropriatamente consiglierei loro una diversa sistemazione. In miniera.

martedì 20 novembre 2007

M'è caduto un meme nel piatto

Come si fa a dire di no a Giuseppe? Non si può ed eccovi quindi la papera trascinata nel meme del momento: "come sei diventata blogger". Lameducche risponderebbe "nun ce ne potrebbe fregà de meno" ma dato che l'ho imbavagliata fino al prossimo fine settimana, faccio finta di essere seria e rispondo alle domande.

1. Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog? L'ho già spiegato altrove ma per coloro che si fossero persi il momento topico: sono diventata blogger nei giorni in cui avevo appena smesso di fumare, un pò per curiosità e molto perchè dovevo farmi passare la scimmia dei primi giorni senza nicotina.

2. Il tuo primo post? Questo, dedicato a Berlusconi, che però definire post è una parola forte.

3. Il post di cui ti vergogni di più? C'è Lameducche che ride attraverso il bavaglio e fa gestacci. Glielo dico, glielo dico, stai tranquilla. Mi vergogno di questo post. In assoluto il punto più basso. Una caduta di aplomb terrificante. Chissà cosa m'era preso in quel periodo, la primavera...

4. Il post di cui sei più fiera? Tutti quelli che hanno provocato discussione e che hanno fatto controinformazione, soprattutto questo e questo.

5. E tu? Come sei diventato blogger? Facciamo così. Prendo Lameducche e ve la tiro all'indietro a mo' di bouquet della sposa: chi la piglia la piglia e raccoglie la sfida del meme. Oh, non fatela cadere però. E' una paperaccia sboccata e irriverente ma in fondo ci sono affezionata.


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lunedì 19 novembre 2007

Non compriamo aspirapolveri

Visto che il partito stava invecchiando, Silvio Berlusconi deve aver pensato: dopo essermi fatto liftare il liftabile in faccia, un ritocchino anche lì ci vuole.
Via le maniglie dell’amore di Bondi, le zampe di gallina di Cicchitto e una tiratina dietro alle orecchie di Bonaiuti. Una rinfoltita anche alla chioma di Schifani, una liposuzione alla Bertolini, una ripresa al rosso trota della Brambilla e i segni del tempo spariranno per magia. Per qualche giorno vedremo un partito girare con la bandana per nascondere le cicatrici ma cosa vuoi che sia. Per esser belli bisogna pur soffrire.

Si cambia anche il nome e qui sono contenta perché "Partito del popolo italiano delle libertà" che inevitabilmente dovrà essere accorciato in qualcosa di più tascabile altrimenti come PDPIDL diventerà impronunciabile, è sicuramente meglio di quell’orrendo “Forza Italia” che se scomparirà per sempre sarà solo un bene per l’umanità. E’ vero, potrebbero ancora chiamarlo “Forza Popolo” ma speriamo che questa volta Dell’Utri non dia consigli ai creativi.

L’annuncio del nuovo, si fa per dire, partito l’ha dato lui in persona, dai gazebo della libertà dove sono state raccolte le firme per “mandare a casa Prodi”. Più che una raccolta firme sembrava Telethon, con il contatore che girava forsennatamente, o il miracolo della moltiplicazione dei pani e delle firme. Sette milioni di firme e sette milioni di euro, come minimo, raccolti dalle scarselle dei forzitaliani. Mica male per un fine settimana.
Attendiamo con ansia il coro degli scandalizzati di centrodestra che già si esibirono gridando al furto dalle italiche tasche quando l’Unione raccolse un euro da ogni votante per le primarie.

Non ci illudiamo di sentire da TeleRiotta o TeleMazza sollevare qualche dubbio sulla regolarità della raccolta e il vero numero di firme, come fanno i giornali stamattina e non crediamo che qualcuno farà notare, dagli schermi LCD o dai tubi catodici, come gli italiani siano più di 57 milioni e chi ha firmato sia dopotutto una minoranza. Lui, il grande piazzista illusionista forzista riuscirà a farci credere che 3 o 7 o 10 milioni siano la maggioranza degli italiani. La sua forza è l’abilità con la quale mente e la creatività con la quale scardina le certezze matematiche.

Il restyling della libertà però non ha convinto Gianfranco Fini e lo capisco. Non ha convinto nemmeno Casini e Bossi, per la verità, ma sono dettagli. Fini studia da leader del centrodestra da troppo tempo, e ora che si è fatto una nuova famiglia ed è in vena di novità a tutto campo non può che sentirsi stizzito da questo fastidioso riciclaggio di partito dove la scatola è nuova ma il contenuto sempre lo stesso.
Berlusconi non vuole levarsi di torno, insiste nella sindrome del “faso tuto mi”, fa e disfa come se fosse l’unico padrone del centrodestra, ha ridotto i suoi discorsi ad un disco rotto di propaganda da quattro soldi. Sa benissimo che Fini avrebbe più successo di lui come leader del centrodestra e in fondo cerca di fargli le scarpe, andando ad ammucchiarsi con Storace e compagnia bella. E’ un bel pasticcio, perché Fini potrebbe benissimo fare un partito unico con gli altri moderati di centrodestra, avendo un gran successo, ma con Forza Popolo contro come si fa? Berlusconi è un doganiere che ti sdogana, si ma poi si piazza in casa tua, mangia alla tua tavola, dorme nel tuo letto e ti scopa la moglie. Non te ne liberi più.

Convinto com’è di fare la cosa giusta e condannato a tenersi a galla aggrappandosi al salvagente del potere, Berlusconi torna alle origini e tenta di venderci un nuovo aspirapolvere ma, non contento, riuscirà a far stipulare anche qualche polizza capestro agli alleati. Qualcosa si inventerà per piazzare ancora le sue spazzole rotanti e il levapelucchi in omaggio. Avete dei dubbi?

domenica 18 novembre 2007

Er miracolo dâ frittata communista

Allora gnente, siccome che Lameduck oggi s’è levata dai cojoni cor bello suo de core, io che ho ‘mparato de nascosto come s’appiccia sto Piccì approfitto per sentimme un po’ bloggheressa pur’io e ve racconto 'n fatto strano, ma veramente strano che m’è capitato oggi mentre che sbirciavo er piccì dâ stronza 'ntanto che me riposavo da stirà. Perché me tocca tutto a me, cucinà, lavà, stirà, lei nun fa un cazzo. Vabbé gnente, nun ve ne po’ fregà de meno.

Allora, stammatina mentre che guardavo su Internette li blogghe che lei cià sarvati nel piccì no, me so imbattuta ne na notizia proprio strana. Un tizio che faceva na frittata cià visto du figure che je so’ sembrate proprio cristo e la madonna. Che ha fatto sto fijo de nâ mignotta, st'infamone, ‘nvece de mettesse ‘n ginocchio e pregà pell’anima de li mortacci sua? Ha pijato a frittata, l’ha impacchettata e se l’è venduta sui bbei. Aho’, pare che ha tirato su trecento cocuzze, ‘sto paravento.

Mo’, io ho visto a foto dâ frittata e cristo e la madonna proprio nun ce li vedo, magari proprio sforzandome, due de li re maggici, non lo so.
Poi però guardando mejo, forse pecchè nun so communista così ma communista cosiiì, co ddu pugni chiusi, come diceva quer sant'omo de Mario Brega, bello de mamma, io ce vedo er Sor Marx colla Sora Genni, porelli. Oddìo, è vero che ognuno ce può vede quello che vole pure nella schiuma der cesso, speciarmente cor Vicinnet, però a me me pare strana sta cosa, no? Nun sarà 'n miracolo de Marx dall'aldilà che ce vo' ammonì de nun dà retta a Vartere che vo' rovinà der tutto er communismo?

P.S. Aho’, già che so qui approfitto per risponderve ar poste de ieri, prima che Lameduck me faccia ‘n culo così e me lo cancelli. Allora, lei è na gran cinofila no, peggio de Vartere.
Je piace tanto Tarantino e quei firme dove se sdrumano colle spade da samurai. Però ccià un lato debbole.
Via cor vento se l'è letto da regazzina e er firme l'avrà visto na decina de vorte. Ha pianto pure co Titanic ma solo pecchè è de sinistra e je dispiaceva de li poveracci che mojono nelle stife affogati. Poi piagne regolarmente co Etti' de Spirberg, e pure co quella fregnaccia dell'onde der destino de Fontriir. Se nun fosse che Vartere je sta' sui cojoni sarebbe proprio 'na cinofila peggio de lui.Cciao!

sabato 17 novembre 2007

Er blogghe de lameducche

Ecchime qua, prontissima a levamme quarche sassetto dalle scarpe, (belle 'ste scarpette rosse eh?), su sta stronza che s'è permessa de sfruttà noi papere e la nostra riputazzione per facce 'n blogghe de successo, dice lei. Er blogghe de Lameducche se chiama. Lameduck se fa chiamà. Ma chevvordì? E nun poteva sceglierse un nome normale 'sta paracula?
E come cazzo se pronuncia? Leimdac, dice. Ma vedi d'annattene! Io la chiamo lamedùcche perchè so' ignorante e me ne vanto. Lei sa l'inglese come na seconda madre e lo fa pure pesà. Io a malapena parlo l'itagliano, nun te dico altro. Io stu blogghe manco lo leggo, tanto nun ce stò a capì 'n cazzo. Sò ignorante e pure coatta e se me ce metto pure na gran mignotta.

Così ve vojo racconta' quarche aneddoto su 'sta bloggheressa che va in giro a sparla' de politica e dice che vuole fare la satiressa. Mo je faccio male.

Lei nun lo ammetterà manco co la tortura ma io lo so perchè sò una delle papere che lei se tiene in casa un po' dappertutto e ve lo dico, ve svelo sto segreto, pecchè me sò rotta li cojoni.
St'intellettuale, sta persona seria e 'n punta de forchetta, sta pissicologa dei mei cojoni, quando è a casa pe pranzo, nun se perde 'na puntata de Biutiful.
Er blogghe lo ha chiamato orizzonte degli aventi, o degli eventi. Boh? Dice che è robba de fisica, de pianeti e de bbuchi neri. Sempre pe ffà a saputona. Gia' ma intanto se sta' a intronà colle fregnacce de Brucche e Rigge.

Volete 'n artro segreto? Io lo so perchè se fa chiama' papera: mica perché è zoppa, perchè cià er culo grosso e così subblima. Vorrebbe fa' a dieta ma finchè se strafoga de dorci, ciao core!
Leggerà sta robba? E chemme frega? Era tanto che je lo volevo dì. 'A Lameducche, te vojono ar telefono!



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venerdì 16 novembre 2007

Chi ha paura di Spartacus Quirinus blog®© ?

Tempo fa cominciarono ad apparire su vari blog, compreso il mio, dei commenti in romanesco smaccatamente maccheronico a firma Spartacus Quirinus®©, un nome che voleva chiaramente fare il verso ad un altro noto blog, omonimo se non per la differenza dei marchi “registered” e “copyright”, Spartacus Quirinus, ben conosciuto nella comunità di Kilombo.

Il primo e originale Spartacus si sentì offeso da questa che sembrava una presa in giro e pregò i bloggers impestati dal falso Spartacus di bannare i suoi commenti. Io gli suggerii di non dare peso alla cosa, di farsi una risata e di aspettare che la cosa finisse da sola.

Purtroppo non si trattava di un troll qualsiasi che per qualche motivo aveva preso in uggia Spartacus the original e si divertiva a parodiarne la fede veltroniana in modi talmente iperbolici da rasentare il futurismo.
La cosa era ben più grave. Dietro lo Spartacus farlocco si celava un vero e proprio progetto eversivo che si è poi concretizzato in un blog, aggiornato continuamente e ricchissimo di contenuti al quale partecipano diverse menti celate da pseudonimo, tra i quali tali Spartaco Razzoni, zinnarosa, Marozia Pia de' Leonzi Stroppaghetti e altri.

Ho visitato il blog e letto diversi post. Alcuni sono divertenti, altri pesantucci. Non so come reagirei se qualcuno si ispirasse al mio blog e ne facesse un fake intitolato “er blogghe de lameducche”. Qualcuno potrebbe perfino definirlo il blog de ‘na papera zoppa, brutta e pure cecata, per nun di’ stronza e paracula. Forse mi incazzerei o forse no. Visto che sono dotata di ego notevole mi sentirei soprattutto nel bel mezzo del mio personale quarto d'ora di successo e gongolerei.
Forse non me la prenderei più di tanto ma farei buon viso a cattivo gioco, oppure mi sentirei ferita, non so. Finirei per pensare magari che tenere su una baracca così costa fatica e prima o poi la cosa si sgonfia da sé.
Ecco io, fossi nello Spartacus che vanta attualmente il maggior numero di tentativi di imitazione, a questo punto mi sentirei anche perfino orgoglioso di questo successo riflesso. In fondo sarà pubblicità molesta come i tafani agostani, sarà satira feroce che morde ma è pur sempre pubblicità.

Il falso Spartacus ha scatenato la mia notoria curiosità per i fenomeni mediatici e mi pare un qualcosa di originale. Volendo parlare fino e in punta di forchetta potrebbe essere definito un esempio di metablogging, di blog sul blog, la blogosfera che si auto-osserva e sceglie lo strumento della satira per ragionare su se stessa. Non sembra una pagina di Eco? Una di quelle supercazzole prematurate posterdati che si leggono nei trattati di scienza della comunicazione?
Comunque, a parte gli scherzi, ci sarebbe da discutere se si tratti di sberleffo o di satira. Lo sterleffo colpisce gli umili, è il ragazzaccio che ride se la vecchietta inciampa e cade. Lo sberleffo può essere cattivo. La satira invece colpisce i potenti, i famosi e visto che nello Spartacus taroccato il vero oggetto del dileggio alla fine è Vartere io direi che si tratta tutto sommato di satira. Il dibattito è aperto.

Leggo piuttosto da Cloro che questo Spartacus Quirinus®© senza la certificazione CE ha richiesto l’iscrizione a Kilombo e questa gli è stata negata, con il pretesto che è un blog troppo recente per poterne farne parte. Qualcuno forse si confonde con il regolamento di BlogBabel.
Peggio ancora, alcuni metapost pubblicati dagli autori del blog sono stati cancellati dalla homepage di Kilombo da alcuni volonterosi manovratori. Sempre gli stessi, per altro.

Ora, per carità, sparare su Kilombo è troppo facile di questi tempi visto che è un bersaglio già fin troppo impallinato, ma a me pare che la cosa sia abbastanza ridicola. Si censura cosa e in base a quale principio? Si può sempre mettere ai voti, visto che la meniamo con la storia del collettivo ma noi membri siamo sempre gli ultimi a sapere cosa succede dietro le quinte del politburo. Se è il vero Spartacus a sentirsi offeso dalla satira del suo irriverente doppelganger potrebbe esprimere pubblicamente il suo pensiero, anche se continuo a credere che una risata sia più tagliente della spada della censura.

Non capisco perché ogni volta che ci fa la satira addosso tra bloggers, prendendoci anche per il culo ma in fondo spompinandoci a vicenda alla grande, qualcuno deve fare il Catone il censore con le forbicione in mano per conto terzi. Eccheccazzo, un po’ di autoironia. Che sinistra triste, quella che non sa ridere su se stessa, sembra quasi la destra.


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giovedì 15 novembre 2007

Eialala', nuntereggaepiù

L’altro giorno è apparsa sui giornali una notizia tagliata a metà, come la Dalia Nera, nel senso che veniva riportata una piccata risposta di Silvio Berlusconi a non si capiva chi e che cosa, mancando completamente la testa e tutta la prima parte della storia:
"Non consento a nessuno, proprio a nessuno, di dubitare del mio sostegno totale e incondizionato al popolo ebraico e allo Stato di Israele, testimoniato da cinque anni di governo e da tutta la mia attivita' politica internazionale."
Non era mica una cosa da poco: oplà, un’accusa di antisemitismo al capo dell’opposizione, che ingrati.
Non è facile in tempi in cui una voglia di censura paradossalmente simil-sovietica spinge "il Giornale" a ritoccare le foto degli ultras per far scomparire la scritta Milano o Milan dalle maglie, risalire alle magagne che affliggono i politici di centrodestra ma con un po’ di sputo, di fatica e concentrazione si riescono a mettere assieme i pezzi.
Leggendo l’articolo di Furio Colombo ripreso dall’amico RinascitaNazionale sul suo blog stamattina forse ho capito cos’era successo, o forse no.

Tutto nasce con la scissione dell’atomo aennino da cui origina “La Destra” di Storace, che ha visto giungere transfuga anch’essa da Alleanza Nazionale nientepopodimenoché la Santanché, e la festosa assemblea costituente del movimento, celebrata il 10 novembre scorso. A quella sagra dell’orbace e di un rinnovato fascist pride ha presenziato allegramente tutti abbracciando uno sciagurato Berlusconi. Sciagurato perché la sua presenza significava indubbiamente l’avallo ad un movimento che non fa mistero delle sue nostalgie, anche le più innominabili. O che, quanto meno, ha il coraggio di dichiararsi per ciò che è.

La tesi di Colombo, per la verità un po' troppo israelocentrica, è che la scissione in AN sia originata in un momento preciso, come rivolta al ripudio del fascismo come male assoluto fatto da Fini in occasione della sua visita in Israele di anni fa:
“… fu il giorno in cui Gianfranco Fini, sulla soglia del Museo della Shoah, a Gerusalemme, ha dovuto scegliere tra fascismo e Israele. E ha scelto Israele. Ha definito il fascismo «male assoluto» a causa delle leggi razziali e della loro meticolosa esecuzione in Italia. E ha accettato di rendersi conto in pubblico dell’orrore di quelle leggi”.
Ora, non vorrei sembrare cinica oltre misura, ma è sicuro Colombo che in quell’occasione fosse Fini ad essersi avvicinato ad Israele e non piuttosto il contrario, visto il corteggiamento sempre più esplicito tra le autorità israeliane e ogni tipo di destra mondiale, unica rimasta a sostenere acriticamente un sionismo spostato sempre più anch'esso all’estrema destra? Gli estremi, le destre in questo caso, si attraggono sempre.

Berlusconi e la destra che monopolizza e rappresenta da molti anni senza rivali (non dimentichiamo che sdoganò Fini e tutto il cucuzzaro, Storace compreso, ben prima dei pentimenti e delle kippà orgogliosamente indossate) è sempre stata uguale a se stessa, mi pare.
Un monolito coeso dal più violento anticomunismo dai tempi di MacCarthy, tenuto ben ritto dalla fregola della guerra al terrorismo dell'amico Bush e dei neocon, nel quale fanno combutta i bacchettoni più retrogradi del cattolicesimo, quello che santifica perfino i volonterosi carnefici di serbi, ebrei e rom come Monsignor Stepinac, i razzisti del Nord votati al culto del diopo’ che odiano negri, terroni e immigrati, le nipotine del Duce e i forzanovisti con i quali fare l'ammucchiata alle elezioni. Perfino le dannunzie che volevano assoldare gli anarchici per far saltare i minareti.

C'è anche dell'altro nel centrodestra, perfino un sincero liberalismo, non si può fare di tutta un'erba un fascio, ma è indubbio che questi elementi disturbanti vi siano, vi siano sempre stati e siano ben tollerati.
Del resto voglio credere che Fini si sia sentito sinceramente commosso allo Yad Vashem ma mi preoccupo quando poi afferma “i campi rom non si ripuliscono ma si spianano”. Campo e spianare nella stessa frase fanno venire in mente brutti ricordi. Oppure quando si trovò così a suo agio in questura a Genova nei giorni della Sagra del Manganello. Come a dire che forse una kippà non fa primavera.

I personaggi che oggi scandalizzano Colombo facevano parte del centrodestra anche quando Berlusconi governava. Storace fu addirittura ministro, se non mi sbaglio.
Se Israele si sente rappresentato e protetto solo dalle destre mondiali dopo aver ripudiato la sinistra come si fa con quegli amici che invece di leccarti il culo hanno il coraggio di dirti la verità, per esempio che non si seviziano i palestinesi, bisogna poi pagarne le conseguenze.
Se si parte dal principio che la sinistra non è amica di Israele perchè è amica degli arabi, si finisce per buttarsi in braccio alla destra, compresa quella estrema che ci ripugna perchè antisemita.
Pensare che Berlusconi sia amico di Israele va bene, ma pensare che Israele sia l'unico dei suoi pensieri mi sembra un po' troppo. Berlusconi fa quello che gli riesce meglio, fare i propri interessi. In un certo senso è perfino un maoista, visto che per lui “non importa di che colore è il gatto, l’importante è che prenda i topi”.

martedì 13 novembre 2007

L'insostenibile leggerezza dell'informazione

I fatti di domenica non hanno fatto altro che riproporre, in rapida sequenza e a prezzo di un atroce sacrificio umano, alcuni annosi ed irrisolti problemi del nostro paese: la facilità con la quale si spara in strada per neutralizzare dei presunti malviventi, il modo in cui si divulgano le notizie da parte della stampa, la difficoltà da parte delle autorità ad ammettere gli errori e la piaga degli ultras.

Faccio ancora fatica a pensare che l’agente Spaccarotella, nonostante il nome, possa aver sparato volontariamente impugnando la Beretta 92FS armata con proiettili “full metal racket” con entrambe le mani dall’altra corsia dell’autostrada su non si sa chi e per quale motivo, con il rischio di colpire uno qualsiasi degli automobilisti di passaggio.
Ammesso che il testimone che afferma di averlo visto mirare ad altezza d’uomo alla ispettore Callaghan sia attendibile, se non interverranno elementi nuovi, come per esempio la presenza di armi impugnate da qualcuno nel gruppo dei ragazzi della rissa, che potrebbe aver fatto credere all’agente di essere sotto tiro, questo fatto tragico si configurerebbe come un momento di pura follia, un blackout della ragione. Oltre che l’ennesima manifestazione del famigerato “effetto arma”, il fenomeno che spinge un individuo che impugna un’arma ad usarla, anche a sproposito.

Se ci fermassimo ad analizzare solo i fatti dell’autogrill potremmo notare che non è la prima volta che qualcuno viene colpito a morte da un agente delle forze dell’ordine a causa di un uso sconsiderato delle armi o per eccesso di legittima difesa e dovremmo chiederci quindi perché non vi sia la volontà, da parte delle autorità, di evitare il ripetersi costante di tali tragedie. Solo pochi giorni fa un ragazzo colpito e ucciso a Napoli perché fuggito ad un posto di blocco. L’ennesimo di una lunghissima fila.

Non possiamo dimenticare però che, a seguito della notizia della morte di Gabriele Sandri, domenica scorsa si è scatenato l’inferno di una guerriglia urbana che ha messo a soqquadro il paese. Merito anche di come è stata data la notizia.
Si è detto subito che il ragazzo stava andando a Milano a vedere la partita della sua squadra. Le prime notizie lo hanno identificato come tifoso laziale morto in seguito ad una rissa con altri tifosi juventini (per altro svaniti nel nulla).
Se, per paradosso, nessuno avesse identificato Gabriele come tifoso ma solo come DJ la cosa sarebbe finita lì e nessuno avrebbe, per dire, chiesto la chiusura delle discoteche d’Italia.

La pura fatalità e la leggerezza del dare la notizia colorandola di significato calcisticamente rilevante ha permesso che i gruppi di ultras violenti che cercano lo scontro con la polizia prendendo il calcio come pretesto si scatenassero in saccheggi e violenze, proprio il giorno in cui un poliziotto aveva colpito a morte un tifoso. E’ un miracolo che non sia morto nessun altro.
Si è data la notizia con una leggerezza sorprendente e senza pensare alle conseguenze, visto che si era di domenica e migliaia di persone, tra le quali migliaia di violenti, stavano per andare allo stadio. Non si è pensato prima di agire.

Altra gravissima responsabilità, questa volta da parte della polizia: si è provato a riutilizzare lo schema del sasso che devia sfortunatamente il colpo sparato in aria, come per Genova, senza pensare che la cosa sarebbe stata interpretata come provocazione da chi non aspetta altro che il pretesto per menare le mani. La cosa tra l'altro ha messo a repentaglio l'incolumità dei tanti colleghi che si trovavano nei commissariati assaltati.

Il ministro degli Interni da parte sua ha pasticciato parlando di trasparenza nell’accertare i fatti come se in altri casi non vi fosse stata, e i soloni che appestano i media non hanno trovato di meglio che dire le solite stronzate sul campionato da sospendere, i club da sciogliere ed altre assurdità. Chi dice che il campionato sarebbe da sospendere sa benissimo che ciò non potrebbe mai succedere, se non altro perché non fu sospeso dopo la morte dell’agente Raciti, appena nel febbraio scorso e nemmeno quando a morire furono a decine, all’Heysel. Troppi soldi in ballo, ma vogliamo scherzare? Anche le autorità del calcio hanno gettato benzina sul fuoco, tergiversando e rinviando partite con le belve scatenate già sguinzagliate per le strade a far danno. Una caporetto su tutta la linea.

Una vecchia lezione di psicologia sociale dei miei tempi universitari fu dedicata al ruolo del calcio come succedaneo della guerra. E’ un classico, come il complesso di Edipo.
In tempi in cui le guerre non sono più frequenti come una volta sul proprio territorio, un gioco ad alto significato rituale come il calcio funge da valvola di sfogo per tensioni che normalmente sono liberate nel combattimento. In un certo senso, se l’uomo sfogasse la propria frustrazione come tifoso allo stadio immedesimandosi nei colori del proprio “esercito” poi eviterebbe di praticare la violenza in altro luogo.

Il problema è che in Italia oltre al tifo allo stadio entra anche la politica. La stragrande maggioranza del tifo organizzato, i cosiddetti ultras, è connotata politicamente alla destra estrema. Una parte più piccola all’estrema sinistra. Sono dati ufficiali delle forze dell’ordine. Questi gruppi non vanno a giocare alla guerra allo stadio, portano la guerra allo stadio. Portano la violenza dal di fuori, la violenza dello scontro con gli sbirri per motivi che nulla hanno a che fare con lo sport. Questa violenza esterna, politica, si fonde con la violenza catalizzata dal gioco del calcio ed il cocktail diventa micidiale come le molotov.
Ciò che io trovo criminale è che i club non solo tollerino ma incoraggino e finanzino questi gruppi. Se i tifosi violenti sono terroristi allora i club sono fiancheggiatori del terrorismo.
Aggiungo che esiste un altro elemento intollerabile che aggiunge pericolo a pericolo: la politicizzazione di alcune frange della polizia, per cui manganellare certi gruppi di tifosi diventa manganellare gli avversari politici. Mi capitò una volta, in treno, di ascoltare i discorsi di due poliziotti, ragazzi giovani, come quelli che avrebbero affrontato allo stadio: “vai a Livorno domenica?” Si, e ci sarà da menare un bel po’ di rossi”.

Illudiamoci che la morte di Gabriele, ragazzo popolare e ammirato che ha dovuto pagare il conto della vita tutto in una volta una domenica mattina, possa servire a raddrizzare le storture che ho descritto, anche se personalmente non ci credo. Ieri, non so dove, forse proprio sul blog di Gabbo DJ, nel turbine della navigazione, ho trovato uan frase di questo tipo, agghiacciante: “Resterai sempre nel ricordo di quanti ti vollero bene, più o meno fino a mercoledì mattina”.

lunedì 12 novembre 2007

Non c'è PACS nemmeno dopo la morte

Tempo fa leggevo un’interessante intervista con una giovane statista emergente la quale, interrogata sui diritti da concedere per legge alle persone conviventi, gay ed etero, così rispondeva:
"I diritti individuali sono già garantiti. L'unica cosa che i Dico avrebbero portato sarebbe stata la pensione di reversibilità per i conviventi, che d'altra parte il sistema pensionistico nazionale non sarebbe stato in grado di sostenere. I figli, il diritto alla visita in ospedale: tutto questo già c'è e quel che non c'è si può correggere caso per caso. Esistono le scritture private. Stiamo parlando di una questione che riguarda una minoranza del paese, non sono queste le priorità di un governo".
Dev’essere stata l’emozione della ribalta ma la signora, che tra l’altro si onora ella stessa di far parte della categoria dei conviventi, è riuscita ad inanellare una sequela invidiabile di corbellerie, smontabili una per una con una facilità da mobiletto dell’IKEA.

La prima affermazione è falsa: se i diritti individuali fossero già garantiti non staremmo qui a chiedere i Dico e i Pacs. Sulla pensione di reversibilità: visto che si tratta di una minoranza del paese trovo difficile credere che le casse dell’INPS andrebbero in rosso a causa di qualche pensione in più. I figli: se i figli vogliono sono in grado di cacciare di casa dall’oggi al domani la convivente del genitore appena deceduto che magari, vedovo, si era rifatto una vita con una compagna. Accade ogni giorno e si tratta di figli che bramano di entrare in possesso dell’appartamento in eredità e non sono certo mossi da chissà quali nobili propositi. Occorrebbe una legge per difendere i conviventi dai figli, non il contrario.
Le visite in ospedale. Certo, come compagna/o di un ricoverato sarà difficile che qualcuno mi impedisca di accudirlo ma se per caso vi sono dei figli che vogliono opporvisi, ancora una volta potranno farlo. Per non parlare del fatto che se il malato è in coma o comunque non in grado di comunicare, il convivente potrebbe avere gravi difficoltà ad accedere ai dati personali e alle notizie sul suo stato, come un coniuge legittimo. Bisogna pregare di non trovare un medico bacchettone.
Veniamo infine alle scritture private. Ah, qui la volevo, la statista. Scrittura privata significa soldi da versare a notai e altri azzeccagarbugli.
Farò un esempio decisamente macabro ma che secondo me serve egregiamente per far capire come sia necessario regolamentare i diritti civili tra le persone conviventi. Diritti che, secondo il mio modesto parere, sono sempre tra le priorità di qualunque governo.

Sempre più spesso ormai si ricorre alla cremazione e, grazie ad una nuova legge, è possibile ottenere in affidamento domestico le ceneri dei propri cari defunti.
Si fa una semplice domanda di affidamento in Comune con un paio di marche da bollo e ci si porta l’urna a casa. L’affidamento delle ceneri può essere richiesto da un parente stretto: genitori, figli, coniugi, fratelli, insomma consanguinei.
Che succede se, ad esempio, un convivente desidera portarsi a casa le ceneri della propria compagna o del proprio compagno? Le cose si complicano assai.

Ricordo che fino a pochi anni fa, per farsi cremare occorreva iscriversi ad un’apposita associazione che forniva i documenti necessari. Oggi è tutto semplicissimo.
Organizzando un funerale, se la famiglia opta per la cremazione è sufficiente che il coniuge o i figli o altri parenti firmino un’autocertificazione dove è scritto che “il defunto aveva espresso il desiderio di essere cremato”. Può decidere anche solo il coniuge. Se non vi è un coniuge decide il figlio. Solo se i figli sono più di uno è necessario che la decisione sia unanime. Magari non è neanche vero che il poveretto voleva farsi bruciare ma in pratica la famiglia ha il diritto di disporre come vuole del cadavere del proprio caro.

Se invece non vi sono coniugi legittimi ma solo conviventi, almeno secondo la direttiva dell'Emilia Romagna, occorre che la volontà del defunto di affidare le proprie ceneri al convivente sia stata espressa in un regolare testamento, depositato presso un notaio e pubblicato! Sempre che poi non salti su un figlio che decida che la cremazione non si fa più.
Tenendo conto dei tempi e dei costi di una tale trafila, mi sembra che si voglia creare una vera e propria discriminazione nei confronti dei conviventi, e per giunta in contrasto con la normativa molto più elastica che riguarda normalmente la cremazione.

La signora dell’intervista direbbe sicuramente che il problema non esiste perché basta andare dal notaio a fare testamento e mettere una bella firmetta su una scritturina privata per sicurezza. Non so quanto potrebbe costare il tutto ma, tenendo presente l’esosità dei notai e il costo, ad esempio, di 400 euro per la compilazione di un atto notorio per pratiche di successione, posso immaginare che si tratterebbe di una bella cifra. Un’inezia forse per chi ha i dané ma tanto per una famiglia di operai.
E’ giusto discriminare i cittadini sulla base del censo? E’ giusto che uno, solo perché è mio parente, possa avere tutti i diritti, compresi quelli di infilarmi in un forno anche se non volevo e il mio compagno non possa invece avere le mie ceneri?
Perché un convivente non può fare una domanda di affidamento in carta semplice anche quando i consanguinei sono d’accordo, perfino i figli? Io ho fatto l'esempio senza specificare se la coppia di conviventi è etero o gay ma è facile immaginare che nel caso di persone omosessuali le difficoltà sarebbero moltiplicate per mille. Una discriminazione nella discriminazione.

Ho fatto solo un esempio che rimanda magari a cose alle quali non vorremmo mai dover pensare ma che serve per riflettere e per capire che i Dico, i Pacs, o come diavolo vogliamo chiamarli, servono per la gente comune che non ha i soldi per pagarsi le sacre ruote da ungere. Sono necessari per impedire abusi ed ingiustizie e affinchè tutti i cittadini diventino veramente uguali di fronte allo Stato. Tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale.

Ah, se siete curiosi, la statista emergente era la Rossa di Milanello.

domenica 11 novembre 2007

Excusatio non petita

Io non credo si sia trattato di omicidio volontario come hanno affermato, comprensibilmente sconvolti dal dolore, il fratello del ragazzo ucciso e il suo legale. Però, nemmeno conosciamo ancora esattamente la dinamica della sparatoria e già si afferma ufficialmente che l'agente ha sparato in aria. Quando il ragazzo Sandri invece è morto colpito alla nuca mentre stava seduto in macchina e non sospeso per aria.

Sicuramente è stato un tragico errore ma non sarebbe il caso di attendere le perizie, la visione delle immagini delle telecamere di sorveglianza e conoscere come si sono svolti i fatti, serenamente, senza dare l'impressione di mettere le mani avanti? Speriamo che non saltino fuori sassi volanti che deviano i proiettili e proiettili magici che arrivano da chissà dove. Del resto se un ministro dell'Interno afferma: "Si sta ancora verificando l'esatta dinamica dei fatti, ma le responsabilità saranno accertate senza reticenze", si vede che altre volte le reticenze forse ci sono state. O no? Non sembra una excusatio non petita?

E' necessario come non mai che la verità sia stabilita per evitare di fornire ai violenti di professione che infettano il calcio protetti e allattati dai club la giustificazione per saccheggi, assalti ai commissariati ed altre nefandezze. Altrimenti questi si sentono precettati per andare in guerra contro la polizia e ogni domenica sarà peggio.

sabato 10 novembre 2007

I santarellini

Il povero Lombroso, nell’aldilà, si starà grattando perplesso il barbetto. Dove sono finiti i suoi ceffi da galera, gli assassini dal cranio a capocchia di spillo e attaccatura bassa di capelli, geneticamente propensi al crimine?
Fermo restando il principio che un imputato è innocente fino a prova contraria, a guardare i volti dei protagonisti degli ultimi fatti di cronaca nera, da Garlasco a Perugia, dobbiamo concludere che le più pericolose sono proprio le cosiddette facce d’angelo. Biondini e biondine slavati, con gli occhialini da maghetto studioso, i classici ex-chierichetti anemici ma dalla forza insospettata. Quelli che le mamme catalogano subito come “bravi ragazzi”, sia i maschi che le loro controparti femmine, le santarelline, le acque chete che rovinano i ponti e i chierichetti.

A Garlasco si cincischia da mesi ormai attorno alla possibilità che Valentino, perduta la pazienza, abbia fracassato la testa di Valentina, magari per motivi inconfessabili. A Perugia si teme che un trio diabolicamente normale abbia fatto degenerare un’orgia casalinga in tragedia.

Sono cose che càpitano ma quello che colpisce è che i media sembrano parecchio in crisi nel dover spiegare come mai un così bravo ragazzo e una così brava ragazza possano essersi ritrovati in situazioni che non si addicono di solito ai santarellini. I giornalisti che raccontano questi fatti fanno venire in mente quegli insetti che, rivoltati a schiena in giù, dimenano disperatamente le zampette. Il loro imbarazzo è totale e i fatti gli sembrano impossibili perché è l’ordine delle cose borghesemente costituito che fa a farsi fottere in quei casi, anche se non dovrebbe, perché il delitto non è appannaggio solo dei criminali di carriera che ce l’hanno scritto in faccia e nel DNA.

Li capisco. E' più facile raccontare i fatti di sangue quando abbiamo degli assassini dalla faccia lombrosiana da assassino come il rom di Tor di Quinto, ma di fronte a tipi come l’Alberto di Garlasco e i fidanzatini-peynet di Perugia, seppure con l’uomo nero come terzo incomodo e il coltello a serramanico in saccoccia, i pregiudizi vacillano.
I bravi ragazzi non fanno orge, non dovrebbero neppure trombare in teoria, eppure sembra proprio che qualche volta si esageri con sesso e droga. Anche il voler dipingere le vittime, di solito ragazze, come disperatamente perbene, caste e pure, delle mariegoretti cadute in balia di mostri assatanati, è un modo per non voler guardare in faccia la realtà.

Su Garlasco se ne sono sentite di tutti i colori, dai vibratori ad altri ammennicoli da sex shop scambiati come regali al posto dei pupazzetti. Se non ci fosse stato il delitto di mezzo sarebbe il ritratto di tante situazioni di coppia assolutamente banali.
Come gli adulti i ragazzi praticano la varietà sessuale e financo la perversione. Sono i genitori che si illudono che i loro figli siano degli asessuati. Melissa P. non è mica venuta giù da Marte, è una realtà romanzesca ma mica tanto. Le ragazze la danno e i ragazzi sono felici di prenderla.
Sono i media che fanno le meraviglie come se fossimo ancora nell’Italietta negli anni cinquanta e dei balletti rosa. Sono vecchie incrostazioni democristiane che non vengono via nemmeno con il viakal.

Un altro discorso si può fare sui delitti per i quali si suppone un ruolo determinante della droga. Più che della vacilità di trombata, io mi preoccuperei del fatto che i ragazzi si drogano con una facilità spaventosa e con una varietà di droghe a disposizione che fa paura e che in certe situazioni alcool e droga possono appunto disinibire al punto di far perdere il controllo.
Trent’anni fa bisognava ancora entrare in brutti giri per ottenere la roba, oggi basta entrare in discoteca e, per quanto riguarda l’alcool, al supermercato. Sento ragazzine di quindici anni fare discorsi come questi: “la discoteca X? Fa cagare, se non ti impasticchi non ti diverti”.
Girano le metanfetamine, gli acidi, più di cento tipi di ecstasy tutti in grado di ridurre un cervello a formaggio svizzero e soprattutto la cocaina, che ha effetti psicologici devastanti.

I telegiornali invece non vedono che spinelli, spinelli ovunque. Ti fanno vedere l’americanina visibilmente sciroccata e parlano di cannabis. Se vi fosse vero interesse ad informare sui danni della droga si direbbe, per esempio, che è la cocaina che gira a tonnellate in Italia che può dare la forza ad uno sfigato di brandire un arma contro un’altra persona, magari perché è stato ancora una volta deriso. Uno sfigato qualsiasi, uguale a mille altri, che Lombroso avrebbe classificato come persona assolutamente innocua, reso onnipotente da un po’ di polvere bianca.

venerdì 9 novembre 2007

Confesso la mia innocenza


Un ricordo di Elio Petri nell'anniversario della morte, avvenuta il 10 novembre 1982, con il finale del suo capolavoro "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", con un immenso Gianmaria Volontè.
Il film è del 1970, gli impuniti di oggi sono sempre uguali a quelli di ieri.


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giovedì 8 novembre 2007

Un genio in mostra

Uno dei motivi per visitare Roma in questo periodo è la grande mostra dedicata a Stanley Kubrick al Palazzo delle Esposizioni, visitabile fino al 6 gennaio 2008.
Realizzata dal Deutsches Filmmuseum e dal Deutsches Architektur Museum di Francoforte in collaborazione con la vedova Christiane Kubrick e Jan Harlan, la mostra raccoglie un gran numero di materiali significativi del maestro, sia per quanto riguarda la sua produzione filmica, con costumi, oggetti di scena e apparecchiature tecniche sia di carattere archivistico, con copioni, note e piani di produzione, carteggi e documenti vari. Non mancano alcuni oggetti personali, come i suoi amati scacchi e alcuni quadri della moglie Christiane, apparsi anche in "Eyes Wide Shut", dove decoravano l'appartamento del protagonista.

Anche se il rilievo maggiore viene dato ai film più noti, con uno speciale dedicato a "2001 Odissea nello Spazio", non manca un'interessante sezione sui primi film in bianco e nero degli anni cinquanta, compreso il rinnegato "Fear and desire". Ogni film è accompagnato da rare foto di scena e documenti di produzione.
I ricorrenti guai di Kubrick con la censura sono testimoniati soprattutto dalle lettere di protesta inviategli da un'associazione per la difesa del buon costume preoccupata dalla notizia del suo interessamento per lo scandaloso romanzo Lolita, dall'ostracismo riservato al ferocemente antimilitarista "Orizzonti di gloria", proibito in Francia fino al 1975 ma osteggiato anche in Israele e dai numerosi ritagli di giornale che documentano lo scandalo di "Arancia Meccanica".

Bella la sala dedicata a "Dr. Stranamore", con il plastico della sala comando e le foto del finale tagliato delle torte in faccia, eliminato da Kubrick per timore che il film degenerasse in farsa.
La sala successiva è dedicata ad "Arancia Meccanica" uno dei film più amati dai kubrickiani, dove spiccano le riproduzioni di due statue femminili del Korova Milk Bar, della divisa di Alex e del suo giradischi, oggetto realmente in produzione all'epoca e costosissimo.
Dai costumi di "Barry Lyndon" si passa al grande progetto incompiuto del "Napoleone", per il quale Kubrick aveva raccolto decine di volumi di documentazione.
Altro progetto mai realizzato quello di un film sulla Shoah, bruciato dall'uscita contemporanea di "Schindler's List" di Spielberg. Con tutto il rispetto per Steven, penso che quello che sarebbe riuscito a dire Kubrick sull'argomento sarebbe stato ben più definitivo. Proprio Spielberg realizzerà, dopo la morte del maestro, un altro progetto incompiuto, "A.I. intelligenza artificiale", secondo alcuni, me compresa, viziato da un eccessivo sentimentalismo e da un'autoreferenzialità (i tanti rimandi ad E.T.) e un assenza di ironia che Kubrick avrebbe sicuramente evitato. Evidentemente a Spielberg è toccato il destino che toccò al compositore che portò a termine il "Requiem" di W.A. Mozart. Riprodurre il genio è praticamente impossibile.

Di "Shining" ammiriamo due delle famose asce brandite da Jack Nicholson contro la povera Shelley Duvall e i costumi delle gemelline fantasma, ispirati a Kubrick da una celebre fotografia di Diane Arbus. Altri materiali si scena da "Full Metal Jacket" ed "Eyes Wide Shut" come le celebri maschere dell'orgia di quest'ultimo e infine arriviamo a "2001", la sezione più ricca di oggetti di culto e memorabilia, compreso il bambino delle stelle, il costume della scimmia e la tuta di Dave. Una riproduzione dell'interno di Hal9000 e il modellino della "centrifuga" si accompagnano ad un vero e proprio set che riproduce la tecnica della front projection, ideata da Kubrick per le scene del prologo con le scimmie. Vi è perfino, come curiosità, un rapporto ufficiale su un presunto avvistamento UFO segnalato da Kubrick, rivelatosi poi un comune satellite.

Una saletta separata raccoglie macchine da presa, macchine per il taglio del negativo e tanti obiettivi e lenti, comprese le famose Zeiss utilizzate per le riprese al lume di candela in "Barry Lyndon". In ogni sala vi sono schermi che proiettano spezzoni di film e di documentari su Kubrick con testimonianze di collaboratori ed attori.

E' una mostra emozionante, che richiede come minimo un paio d'ore per essere goduta. A margine vi è la rassegna dei film nella sala cinema del Palazzo delle Esposizioni, proiettati la sera alle 20,30. Noi abbiamo visto "Barry Lyndon" ma la copia è apparsa non in ottime condizioni e abbastanza sfuocata. Per giunta l'impianto di condizionamento era molto rumoroso.
Altra pecca: nel bookshop mi aspettavo la possibilità di acquistare i DVD dei film ma erano disponibili sono due o tre titoli a prezzi proibitivi. Interessante il catalogo, anche se un pò caruccio: 35 euro.
Chi vuole visitare la mostra venendo da fuori Roma e vuole evitare file può anche acquistare i biglietti online.

Nell'ultima sala della mostra, quella dello "spazio fontana", si proietta un interessante documentario biografico che racconta anche gli inizi come fotografo di Kubrick. Accanto, la sua macchina fotografica e i suoi scacchi.
Una cosa colpisce chi ha goduto fino a quel momento della maestosità creativa di un tale genio attraverso tutti gli oggetti della mostra, quelle due date 1928-1999. Il genio è morto ed è morto troppo presto. Il pensiero va inevitabilmente a ciò che avrebbe potuto ancora donarci e a quei progetti incompiuti, dei quali avrebbe saputo trarre sicuramente dei capolavori.

mercoledì 7 novembre 2007

Quanto sei bella Roma

No, non l’ho fatto davvero, altrimenti mi avreste visto al TG ma solo virtualmente, seguendo il consiglio di justfrank e nonnapapera. Ho riempito questa meravigliosa fontana con tante paperelle gialle e gommose. Come atto d’amore più che per protesta perché la fontana è una cosa meravigliosa. Non è il solito posto per turisti. C’è davvero qualcosa di magico.

Ho girato come una matta per due giorni, con il risultato che le mie povere zampe palmate di papera zoppa sono distrutte. E’ il solito problema delle città d’arte. Mannaggia i sampietrini! Ma, dico, nell’antichità non soffrivano di mal di piedi?
Ho voluto vedere il più possibile perché, sembrerà strano, alla mia veneranda età ero stata a Roma in precedenza solo una volta per una fuggevole scappata nella quale ero riuscita a vedere solo il Colosseo (che questa volta mi sono goduta by night). Quarantasette anni senza conoscere Roma sono tanti, troppi e la lacuna andava colmata almeno per un’anticchia.
Il mio Gregory Peck voleva vedere la mostra di Kubrick, alla quale abbiamo dedicato il pomeriggio di sabato. Una cosa fantastica e assolutamente da vedere della quale vi relazionerò.
A proposito di Peck, non è strana la serendipità? Manco a farlo apposta, appena giunta a Roma ho visto una profusione di calendari su “Vacanze Romane”.

Domenica quindi, terminata la full-immersion kubrickiana molto molto carasciò, ci siamo dedicati ad un giro veloce, vorticoso ma estremamente mirato di tutto ciò che avreste voluto vedere di Roma ma non avete mai potuto.
Roma si gira benissimo tra autobus e soprattutto metro. Ho visto una città, almeno per quanto riguarda il centro, molto viva, anche a tarda sera, affollatissima ma con la sensazione che vi fosse spazio per tutti. Un formicaio tutto sommato ordinato e cosmopolita e una sensazione di avvolgente e materno calore. Mamma Roma, insomma.

Abbiamo visto San Pietro di sopra, di dentro e di sotto e si poteva andar via proprio nel momento in cui nella piazza è echeggiato un “kari frateli, kare sorelle”? No, una benedizione dal Papa in persona non si butta via, e quando ti ricapita tra piadine e pedalò?
L’altare della Patria, che in foto e in tv sembra orrendo ma che è invece perfetto in quel contesto, compresi i gladiatori in costume che al tuo passaggio ti salutano con le spade di latta. Poi il Tevere e i ponti, la zona del ghetto, le chiese, il Colosseo e quell’immenso spiazzo che era il Circo Massimo. Una città dove la storia ti insegue in ogni strada. Piazza Venezia e il balcone, i cristiani e i leoni, Via Caetani e la tragedia di Moro, la tomba di Papa Luciani, il corpo piccolo e santo di Papa Giovanni. Perfino la Tosca che si fionda giù dal Castel Sant'Angelo.
Si sa che ognuno interpreta una città secondo il proprio personale immaginario.
L’unica cosa che mi ha deluso, si fa per dire, di Roma nel mio weekend, è stata piazza di Spagna. Nella mia ottusa mente di turista mi aspettavo i fiori rossi e la scalinata vista dall’alto.
Non mi ha meravigliato invece il calore della gente e la pazienza con la quale inesorabilmente si impegna a scardinare la nostra ritrosia di nordisti. Con quella faccia un po' così che abbiamo noi quando vediamo Roma.

Dico infine che la fortuna ci ha baciati con un cielo di un azzurro quasi offensivo ed una temperatura sfacciatamente primaverile. Certo sarà bella la nebbia agli irti colli che piovviginando sale in questa brumosa Padania ma vuoi mettere dormire il 3 di novembre con la finestra aperta?

Grazie Roma per avermi stregata.

martedì 6 novembre 2007

I coccodrilli lacrimano ipocriti


" Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta. (Silvio Berlusconi, 29 marzo 1994)"

"L'uso che Biagi, Santoro, ... come si chiama quell'altro ... Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. "

(Silvio Berlusconi, 18 aprile 2002)

Di solito non amo la retorica secondo la quale se uno muore bisogna per forza parlarne bene e ciò vale soprattutto quando è un personaggio pubblico ad andarsene ma oggi per Enzo Biagi ho pianto. Mi sono commossa perchè la morte di un giornalista vero, che fino all'ultimo è restato fedele a se stesso, non può che essere una perdita per tutti, in un paese dove i giornalisti con la g maiuscola stanno andando ad estinzione. Mi sono resa conto che Biagi ha fatto parte della mia vita più di quanto non pensassi, attraverso la sua figura televisiva, i suoi libri, i reportages dalla Cina e dall'America e i ritratti di personaggi famosi, come le interviste ai figli dei gerarchi nazisti e la biografia su Enzo Ferrari. Una prosa onesta, popolare, straordinariamente semplice, schierata ma mai faziosa, anche quando avrebbe avuto tutto il diritto di diventarla.

Dopo il pianto è subentrata l'indignazione e la rabbia per il modo in cui è stato rievocato l'ultimo triste capitolo della carriera di Enzo Biagi e cioè la sua cacciata dalla RAI suggerita a solerti lacchè dal presidente del consiglio in persona di allora, Silvio Berlusconi, durante il famigerato "editto" bulgaro.

Grazie ad un vorticoso e vergognoso giro di valzer retorico, il TG1 delle 13,30 è arrivato a dire che Biagi "se ne andò dalla RAI dopo una lunga vertenza". Come se non si fossero messi d'accordo sulle gardenie sempre fresche in camerino o si fosse trattato di null'altro che della sclerata di un vecchio rompipalle. E' la teoria di coloro che l'hanno cacciato, del resto.
E' la solita storia. Se dici che hai licenziato un dipendente è brutto ma se riesci a far credere che è lui che se n'è andato perchè pretendeva troppo, il gioco è fatto e la faccia è salva. Anche se è una faccia di merda.
Il resto dei commenti di queste ore è tutto un pianto greco di coccodrilli che ricordano il "grande Enzo" e soffrono solo di quella piccola amnesia relativa al modo vergognoso in cui fu trattato. Non manca il Grande Coccodrillo, che ha affermato "dopotutto lo ammiravo". Meno male, chissà se lo avesse disprezzato.

Ricordiamo agli smemorati di Collegno e zone limitrofe le frasi di Berlusconi citate all'inizio. Fa uno strano effetto riascoltarle proprio oggi ma non si può fare a meno di ricordare come andarono veramente le cose, almeno noi che amiamo la giustizia.

Ciao Enzo, e grazie di tutto.


lunedì 5 novembre 2007

Amo questo ratto

Il mio viaggio a Roma è stato stupendo ma sono ancora troppo presa dalla nostalgia per le cose che ho visto, annusato e mangiato con gli occhi e con la bocca; sono ancora troppo imbevuta di saudade per una città che mi ha completamente stregato e quindi rimando a domani ogni altro resoconto.
Questa sera parlerò del più grande antidoto alla tristezza e alla depressione, per qualunque motivo si possa essere giù di morale: l'epicureismo.

Quest'estate, non mi ricordo in quale DVD a noleggio, vidi il teaser di un film e decisi subito che la storia di un ratto, una pantegana, che vuole essere uno chef era storia mia, da vedere assolutamente. Primo perchè adoro topi, ratti e affini; secondo perchè considero il piacere del cibo uno dei più intensi e soddisfacenti e terzo perchè i film d'animazione della Pixar sono dei veri capolavori di arte moderna.

"Ratatouille" non ha deluso le mie aspettative, anzi è risultato ancora più bello di quanto mi potessi aspettare. E' un film delizioso, rivoluzionario e prelibato come il piatto cucinato dal piccolo Remy, il ratto buongustaio, per il lugubre e lunare critico nella scena chiave del film, un momento assolutamente geniale dove un piatto povero, una ratatouille di verdure, grazie alla passione che il suo cuoco gli ha infuso cucinandolo, diventa un momento di sublime poesia.

Mentre ieri sera cenavamo alla stazione Termini da McDonalds (!!) in attesa del nostro treno, con un insulso e insapore McChicken, le famose patatine mummificate e la coca annacquata, ripensavo ai bucatini all'amatriciana, all'abbacchietto a scottadito che mi hanno praticamente obbligato a mangiare con le mani (ah, com'è più gustoso, in effetti!), al piatto di carciofi alla romana che mi sono vista portare in silenzio perchè, non so come, avevano indovinato che li avrei graditi, al connubio tra la ricotta e il pecorino e le pere cotte nel vino rosso.
Ripensavo anche al mio dietologo, alla tristezza di doversi controllare e controllare le calorie, alla schiavitù di una vita dove per entrare in una taglia inferiore devi rinunciare a vivere e ti riduci ad organizzare una serata nel posto più infame culinariamente parlando, il fast-food, per il gusto della pura trasgressione. Altro che scambio di coppia!

Un piccolo topo che ci insegna il piacere di tornare a cucinare, come atto d'amore per noi e gli altri, visto in una sala zeppa di bambini il pomeriggio di Ognissanti, è stato l'antipasto ed il prologo perfetto per un weekend di sapori romani indimenticabili.

Se non avete visto "Ratatouille" fatelo e, se potete, portateci anche il vostro dietologo.



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